Luigi Crisconio

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search

Luigi Crisconio (Napoli, 25 agosto 1893Portici, 28 gennaio 1946) è stato un pittore italiano, considerato uno dei protagonisti della pittura napoletana del primo Novecento.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Luigi Crisconio nacque a Napoli il 25 agosto del 1893, da Francesco e Annamaria Calise. Nel 1911 perse il padre e gli subentrò nella conduzione della cartoleria di cui era proprietario. Ma la sua vocazione era la pittura: arrivava ad allontanare i clienti che lo interrompevano mentre dipingeva. Così la madre si rassegnò a vendere il negozio.

Sebbene non ben disposto nei confronti della pittura ufficiale, si iscrisse nel 1913 all'Accademia di Belle Arti di Napoli, spinto dalla madre, che si era rivolta per questo a Vincenzo Serpone, commerciante di arredi sacri e pittore dilettante, il quale a sua volta aveva presentato Luigi a Enrico De Marinis, allora Ministro della Pubblica Istruzione, il quale lo aveva esortato allo studio.

L'avversione all'insegnamento accademico fu mitigata dall'ammirazione verso Michele Cammarano, titolare della cattedra di pittura di paesaggio, il cui insegnamento fu determinante nella sua formazione. Nel 1919 si diplomò all'Accademia e "pur muovendo i primi passi nel solco della grande civiltà pittorica meridionale, affine al vedutismo di tradizione, egli si distaccò dai contenuti ad essi collegati per conquistare un linguaggio autonomo e schiettamente contemporaneo".[1]

Nel 1927 l'artista conobbe Elisabetta Amato, di cui si innamorò: divenne la sua modella, riprodotta in una lunga serie di opere, alternate a numerosi autoritratti, paesaggi e nature morte; nella pittura di Crisconio si può notare un'affinità con l'ultimo Cézanne.[1]

Dopo essersi trasferito con la madre a Portici nel 1934, due anni più tardi sposò Elisabetta: fu l'inizio di una difficile coabitazione nella casa materna, che esasperò le tensioni preesistenti. Se l'arte di Crisconio non fu bene accetta dal mercato collezionistico napoletano, marcatamente tradizionalista, trovò invece amatori presso la media borghesia, ai quali cedeva a poco prezzo le sue opere.

Il 27 gennaio 1946 morì prematuramente a Portici, a causa di una congestione cerebrale. Dopo la sua morte ricevette da parte della critica quell'attenzione che non aveva ricevuto in vita. Dopo un ulteriore periodo di oblio, negli ultimi decenni è in atto una rivalutazione dell'artista, che è stato considerato da alcuni come il più grande pittore napoletano del XX secolo.[1]

Un giudizio critico[modifica | modifica wikitesto]

"Crisconio è una voce di cui va dato conto nella pittura dei primi quarant'anni di questo secolo, una voce più forte di altre, più pura e più vera, anche se non fu futurista, metafisico o altro, ma solo un vero pittore, legato agli uomini che conosceva, alla terra, alle cose, al paesaggio che conosceva."(Renato Guttuso)[2]

Alcune mostre[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Rosario Caputo, Omaggio a Luigi Crisconio, Napoli, 2008
  2. ^ Copia archiviata, su crisconio.it. URL consultato il 30 agosto 2008 (archiviato dall'url originale il 13 giugno 2009). Sito dedicato

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Raffaello Causa, Crisconio e la pittura napoletana del suo tempo, Il fuidoro, Napoli, 1957
  • Rinascita Artistica, Il sentimento sociale di Luigi Crisconio, Napoli, 1969
  • Paolo Ricci, Arte e artisti a Napoli (1800-1943), Edizioni Banco di Napoli / Guida Editore, Napoli, 1981
  • Giorgio Falossi, La scuola napoletana, Ed. Il Quadrato, Milano, 1983
  • Nino D'Antonio, Pittura e costume a Napoli fra 800 e 900 (incontri con T. Giosi), Fiorentino edizioni, Napoli, 1995
  • Nello e Saverio Ammendola, Ottocento-Novecento, due secoli di pittura a Napoli, con introduzione e intervista di M. Picone Petrusa, Electa Napoli, Napoli 1999.
  • Rosario Pinto, La pittura napoletana del Novecento, Istituto grafico editoriale italiano, Napoli, 2002
  • L.Signorelli, Luigi Crisconio. Il pittore sincero, Catalogo dell'arte Italiana dell'Ottocento, Milano, 2005
  • Maria Antonietta Picone Petrusa, La Pittura napoletana del 900, Franco di Mauro Editore, Napoli, 2005
  • Adolfo Mutarelli - Corriere del Vomero - 31 dic 1977
  • Adolfo Mutarelli in napoliontheroad.it, gennaio 2011
  • Federica De Rosa, Il sistema delle arti a Napoli durante il ventennio fascista.Stato e territorio, Istituto Italiano per gli Studi Filosofici Press

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN21772104 · ISNI (EN0000 0000 6704 6311 · LCCN (ENno99007243 · ULAN (EN500094911