Michele Cammarano

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Michele Cammarano (Napoli, 23 febbraio 1835Napoli, 21 settembre 1920) è stato un pittore e docente italiano.

Autoritratto (1887)
Cammarano, Battaglia di Dogali, 1896
Una partita a briscola (1886) - Galleria dell'Accademia di Napoli

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Salvatore, drammaturgo e librettista, e nipote di Giuseppe, scenografo, mosse i primi passi all'Accademia delle Belle Arti di Napoli, per poi studiare sotto Gabriele Smargiassi, Filippo e Giuseppe Palizzi alla scuola naturalistica di Posillipo.

Nel 1860, affascinato dalla figura di Giuseppe Garibaldi, si arruolò nella Guardia Nazionale Italiana per combattere il brigantaggio. Questa esperienza fu molto importante per la sua carriera artistica: tratti e soggetti militari divennero oggetto fondamentale e distintivo di molte sue opere.

Nel 1865 si trasferì a Roma. Di questo periodo vanno ricordati Il Campidoglio, Una partita a briscola e Una rissa a Trastevere.

Nel 1867 iniziò il suo soggiorno a Venezia, dove rimase tre anni. Celebre è il suo dipinto Piazza San Marco, ora alla Galleria nazionale d'arte moderna e contemporanea), realizzato con uno stile che ricalca quello di uno dei suoi modelli - Gustave Courbet - e che anticipa per molti versi il Bal au moulin de la Galette di Renoir, di sette anni più tardo.

Nel 1870 si recò a Parigi, deciso ad incontrare proprio l'artista francese, e in quell'ambiente rimase impressionato anche da altri pittori del tempo, quali Théodore Rousseau e Delacroix. In casa di Giuseppe Palizzi ebbe modo di ammirare le opere del fratello, Filippo Palizzi, che divennero per lui oggetto di ispirazione. Strinse amicizia con Bernardo Celentano ed ebbe un breve contatto con i Macchiaioli fiorentini (1861).

Sviluppò uno stile molto legato al realismo sociale, come si vede nel suo Ozio e lavoro, del 1863 (oggi conservato presso la Galleria di Capodimonte), nelle Risorse della povera gente e nell'Incoraggiamento al vizio del 1867. Grazie ad un temperamento focoso e drammatico, Cammarano tese verso un'arte di racconto e di forte suggestione teatrale, confermando la vocazione familiare alla pittura, ma anche quella specifica paterna alla scrittura (il padre Salvatore era stato infatti librettista di Giuseppe Verdi). Lo stile che elaborò Cammarano si rivelò quindi piuttosto personale, improntato da una pennellata sicura e larga e da un marcato effetto di chiaroscuro.[1]

Nel 1867 i suoi lavori subirono una svolta militaresca, come La carica dei bersaglieri alle mura di Roma (1871, Napoli, Museo di Capodimonte); tale svolta è ben ammirabile anche in uno dei suoi dipinti più famosi, la Battaglia di Dogali, del 1887, opera che gli venne commissionata dal governo italiano e per realizzare la quale gli fu necessario un sopralluogo sul posto: concluse il dipinto nel 1896, dopo un soggiorno di cinque anni.

Nel 1900 divenne professore presso l'Accademia di Belle Arti a Napoli, dove sarebbe morto 21 anni più tardi. Fra i molti suoi allievi, sia di corsi privati, sia dell'Accademia, si annoverano Luigi Franciosa, Vincenzo Bruzzese, Luigi Crisconio, Angelo Maria Mazzia e Roberto Carignani.

Opere di Michele Cammarano[modifica | modifica wikitesto]

  • Michele Cammarano, Presa di Porta Pia, olio su tela, 314x228 cm, collezione privata

Opere alla Galleria dell'Accademia di belle arti di Napoli[modifica | modifica wikitesto]

  • Paesaggio, olio su tela, 26,5x21,5 cm, schizzo per il concorso al pensionato, 1859 [2]
  • Paesaggio con anacoreta, olio su tela, 116x90 cm, sviluppo del bozzetto per il concorso al pensionato, 1859
  • Paesaggio invernale o Giornata triste, olio su tela, 78x64 cm, saggio di scuola, 1861
  • Una partita a briscola o Una rissa a Trastevere, olio su tela, 464x294 cm, (dono, 1935)
  • Una poeta, olio su tela, 335x255 cm, 1905 (acquisto, 1906)
  • Autoritratto, disegno a carboncino, 40x57,8 cm, 1877 (acquisto, 1934)
  • Ritratto di donna, disegno a carboncino, 29,9x44,4 cm, (dono, 1935)

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "Le Muse", Vol. III, Novara, De Agostini, Novara, 1964, p. 13.
  2. ^ Galleria dell'Accademia,  p. 103.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • E. Giannelli, Artisti napoletani viventi, Napoli, 1911.
  • E. Cecchi, Pittura italiana dell'800, Roma –Milano, 1926.
  • Ugo Ojetti, La pittura italiana dell'Ottocento, Milano-Roma, 1927.
  • F. Girosi, Cammarano, Napoli, 1934.
  • C. Maltese, Storia dell'arte in Italia, 1785-1943
  • M. Biancale, Cammarano, Arti Grafiche Bertarelli, Roma, 1936.
  • C. Lorenzetti, L'Accademia di Belle Arti di Napoli, Firenze, 1952,
  • R. Causa, Pittura napoletana dal XV al XIX secolo, Bergamo, 1957.
  • Paolo Ricci, Michele Cammarano, Catalogo mostra Società promotrice di Belle Arti Salvator Rosa, Napoli, 1959,
  • A. Schettini, La Pittura napoletana dell'Ottocento, E.D.A.R.T., Napoli, 1967.
  • F. Bellonzi, La pittura di storia dell'800 italiano, Milano, 1968.
  • Achille Mario Comanducci, Dizionario illustrato dei Pittori, Disegnatori e Incisori Italiani Moderni e Contemporanei, Milano, 1970,
  • Anna Caputi, Raffaello Causa, Raffaele Mormone (a cura di), La Galleria dell'Accademia di Belle Arti in Napoli, Napoli, Banco di Napoli, 1971, SBN IT\ICCU\NAP\0178087.
  • Bolaffi, Dizionario Enciclopedico dei Pittori e degli Incisori Italiani dall'XI al XX secolo, Torino, 1972.
  • M. A. Pavone, Napoli scomparsa nei dipinti di fine Ottocento, Newton Compton Editori, Roma, 1987.
  • AA. VV. Il secondo ‘800 italiano, Le poetiche dal vero, Mazzotta, Milano, 1988.
  • AA. VV. Civiltà dell'Ottocento, Electa Napoli, Napoli, 1997,
  • AA. VV. Capolavori dell'800 Napoletano, dal romanticismo al verismo, Mazzotta, Milano, 1997.
  • Nello e Saverio Ammendola, Ottocento e Novecento, due secoli di pittura a Napoli, prefazione di M. Picone Petrusa, Electa Napoli, Napoli, 1999,

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