Francesco Jerace

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« Patisco d'amor patrio, soffro di sentimentalità per il glorioso nostro passato, mi cruccio dell'abbandono in cui siamo caduti e tenuti… e specialmente cerco di far apparire nobile, grande e bella la nostra Calabria, anche quando è giustamente accusata. »
(Francesco Jerace, 1909)
Jerace ritratto da Alfonso Frangipane

Francesco Jerace (Polistena, 26 luglio 1853Napoli, 18 gennaio 1937) è stato un pittore e scultore italiano, esponente della scuola napoletana a cavallo del 1900.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Polistena nel 1853,[1][2] Francesco Jerace era fratello di Gaetano (Polistena 1860 - Napoli 1940) , pittore, e Vincenzo (Polistena 1862 - Roma 1947),[3] pittore e scultore. Suo padre Fortunato era un disegnatore e costruttore di opere murarie, di ponti e di facciate di chiese (importante la chiesa della Santissima Trinità di Polistena dove fece innalzare tutte le colonne granitiche della facciata). Suo cognato era Raffaele Longo in quanto aveva sposato una sorella dello scultore.[4]

Lasciò la provincia di Reggio Calabria nel 1869, dov'era un seminarista, per trasferirsi a Napoli dallo zio Vincenzo Morani[5] (figlio di Fortunato[6]), il padre e lo zio non approvarono. Successivamente entrò all'Accademia di belle arti di Napoli, dove fu allievo di Stanislao Lista, e iniziò la sua carriera di pittore e scultore.[7]

Occasionalmente pittore, esordì alla Promotrice napoletana del 1871 con due opere il ritratto di Girolamo Marafioti e la Nidia cieca.[8]

Il suo primo lavoro fu un bassorilievo di gesso con una testa barbuta conservata tuttora nel Municipio di Polistena. Il primo importante lavoro è del 1873, un monumento funerario per la famiglia di Mary Somerville;[9] vengono poi le decorazioni della villa Meuricoffre, la partecipazione alla mostra nazionale di Torino (1880). E poi viene il successo ampio e corale, dove Jerace acquista un tono europeo. Opere sue sono a Londra, Varsavia, Berlino, Dublino, Vienna e, naturalmente, nelle città italiane ha lasciato il segno con le sue opere d'arte: oltre cinquanta monumenti, opere di argenteria e di decorazione, una ventina di busti.[10] Nel 1880 a Torino scolpì Victa. Con Victa, Marion e i Legionari di Germanico, Francesco Jerace partecipò con successo al triplice concorso dell'Esposizione Nazionale di Torino. Nella Villa La Fiorita, Francesco con le sue opere, impreziosì i giardini e i grandi saloni.[11]

Scolpì teste possenti come Giosuè Carducci, Francesco Crispi, Finali. Modellò busti di Fiorentino, Teresa Ravaschieri, Andrea Cefaly, Di Rudinì, Rattazzi, e più recentemente Gioacchino Toma e Rubens Santoro.

Tra i monumenti da lui scolpiti si ricordano: quello al compositore e pianista Martucci a Capua, quello al politico ed avvocato Pietro Rosano ad Aversa (1907), quello al musicista Domenico Cimarosa e quello ai Caduti della prima guerra mondiale, sempre ad Aversa, quello al Cefaly nella villa catanzarese; quello a Umberto I di Savoia, a Pizzo Calabro, a Gabriele Pepe a Campobasso, (1913), e infine all'austero ricordo dell'Arcoleo (1918) e i monumenti di guerra e d'arte sacra recentissimi a Reggio Calabria,[12] a Sorrento, a Stefanaconi e a Polistena.[13][14]

Jerace scolpì numerosi monumenti e sculture a Reggio Calabria, tra cui il Monumento ai caduti di tutte le guerre, il pulpito marmoreo con le palme e le sculture di San Paolo e Santo Stefano di Nicea presso il Duomo, il Monumento a Giuseppe De Nava dove è eternato il padre con lo squadro in mano nell'altorilievo frontale.

Scolpì due episodi storico-religiosi nel Duomo di Napoli; due bassorilievi in cui in uno è raffigurato il Martirio di San Gennaro, nell'altro è raffigurato l'episodio del Miracolo delle Reliquie durante una eruzione del Vesuvio. Sempre a Napoli, scolpì presso il Palazzo Reale di Napoli la statua di Vittorio Emanuele II di Savoia, e nel 1895, per il Conservatorio di San Pietro a Majella, la statua di Ludwig van Beethoven. Suo è il monumento funebre a Mary Somerville, all'interno del cimitero acattolico di Santa Maria della Fede. Sue sono alcune statue sparse per la città, come quella del sindaco di Napoli Nicola Amore.

Jerace si espresse maggiormente nell'arte sacra e nell'arte allegorica, iniziò come scultore con monumenti di arte funebre, ma l'opera più nota dell'artista è certamente la scultura presente al Vittoriano di Roma: L'azione.

Fu un artista di dimensione internazionale, sue opere sono presenti all'estero in parecchie città. In Europa a Madrid, Londra, Monaco di Baviera, Atene, Odessa, Berlino, Varsavia, L'Aia e l'Irlanda e fuori Europa a Bombay.

A Francesco Jerace è dedicato il museo civico di Polistena, contenente tra le altre, sue opere e degli artisti della famiglia.

La casa dei Jerace[modifica | modifica wikitesto]

Casa dei Jerace.

Fortunato Jerace si è sposato con Maria Rosa Morani, figlia di Francesco nato nel 1804 a Polistena, padre dei più conosciuti Francesco,[4] Vincenzo e Gaetano, altri figli sono: Marino e Michelangelo. Marino deputato al parlamento visse a Roma e poi ad Arcidosso (Grosseto) Michelangelo Professore di scherma ginnastica istituì la Educazione fisica nelle scuole della Capitale oltre le sorelle Anna e Maria Stella la sua casa si trova sulla via Domenicani, a poca distanza della casa di Francesco Morani Scultore e professore di stucchi e di architettura primo genito e fratello terzo genito pittore prima a Napoli e poi a Roma[15][16][17][18] A tale geniale prole è legata gran parte della storia artistica e culturale calabrese della metà dell'Ottocento, la figlia di Fortunato, Maria Stella sposa Raffaele Longo di San Giorgio Morgeto, diede alla luce: Felice (musicista), e Fortunato (scultore)[13].

Francesco e Vincenzo Jerace, possono essere considerati tra i massimi esponenti della scultura napoletana, si formarono nell'Accademia di Belle Arti di Napoli. Gaetano, che studiò pittura sotto la guida di Francesco Lojacono, ebbe un discreto successo soprattutto all'estero. A Michelangelo (quinto fratello), sono legati tantissimi studi e pubblicazioni sulla ginnastica e l'educazione fisica.

Il 18 gennaio 1937, scomparso Francesco Jerace all'eta di 74 anni, nel suo testamento del 21 giugno 1926, non dimentica la casa paterna di Polistena: che la lascia a sua sorella Anna (Francesco aveva due sorelle Anna e Maria Stella) finché avrà vita poi giudicherà opportuno Mariarosa (figlia dello stesso Francesco).[19]

« La casa di Polistena resta a mia sorella Anna finché avrà vita poi giudicherà opportuno Mariarosa (figlia dello stesso Francesco) di disporre o dandola come appendice dell'Ospedale di S. Maria degli Ungheresi o al Comune per scuola facendola adibire all'insegnamento del cucito. Le mie 87 azioni della Banca Popolare servirebbero pure a tale scopo… »
(Francesco Jerace, testamento 18 gennaio 1937)

Mariarosa Jerace, Il 19 ottobre del 1964, scrive una lettera al sindaco dell'epoca, dicendo che dona la casa natale di Francesco Jerace. Il sindaco rispose disponibile all'accettazione che, però, rinviò o addirittura dimenticò, tanto che, due anni dopo, e precisamente nel 1966, Maria Rosa, con atto notarile, donò all'amministrazione provinciale di Catanzaro, n. 34 opere ed alcuni attrezzi di lavoro del padre Francesco.Nel trigesimo della morte di Francesco Jerace, allorquando Polistena gli tributò solenni e commosse onoranze, sulla facciata della casa natale di via Domenicani, fu sistemata la lapide marmorea, tuttora visibile ed in precarie condizioni, dettata dal Commendatore Raffaele Valensise:

« In questa casa il XXVI luglio MDCCCLIII nacque Francesco Jerace scultore insigne morto a Napoli il XVIII gennaio MCMXXXVII a perenne memoria del grande polistenese il cui nome varco' i confini d'Italia i suoi concittadini questo marmo posero XX febbraio MCMXXXVII – XV »

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Il monumento ai caduti di Polistena[modifica | modifica wikitesto]

Monumento ai caduti di Polistena, in piazza del Popolo. Francesco Jerace
Monumento ai caduti di Polistena, la Bellona alata bronzea sul cannone

Il monumento ai caduti della prima guerra mondiale, si trova al centro della Piazza del Popolo. La Bellona, una vittoria alata bronzea su un cannone, posta su la roccia di pietra che fa da base, su delle lastre di marmo bianco, sono incisi i nomi dei 181 caduti nella prima guerra mondiale del 1915-1918.[13][20]

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

A Francesco Jerace, è stata intitolati l'Istituto Comprensivo di Polistena,[21] il museo civico di Polistena e la via Francesco Jerace.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Francesco Jerace di Alfonso Frangipane
  2. ^ Francesco Jerace in Dizionario Biografico – Treccani
  3. ^ Calabresi illustri Giovanni Russo
  4. ^ a b La Scultura Italiana - Francesco Jerace
  5. ^ Vincenzo Morani
  6. ^ Fortunato Morano (Caridà 1773 - Polistena 1836), apparteneva a una famiglia di decoratori del Catanzarese attiva già nel corso del XVIII secolo, trasferì la sua bottega a Polistena ove fu partecipe del clima di rinnovamento culturale e artistico che caratterizzò il contesto vibonese dopo il terremoto del 1783 e che animò la cerchia di artisti riunitasi intorno all'archeologo ed erudito Vito Capialbi. Tra le sue opere si ricorda il ciclo di stucchi nella chiesa di S. Leoluca a Monteleone realizzati attorno al 1818 su disegni di Emanuele Paparo, in cui sono evidenti i riferimenti alla scultura di Antonio Canova e Bertel Thorvaldsen e, in particolare, ai bassorilievi eseguiti dall'artista danese fra il 1805 e il 1807 per il fonte battesimale dell'abbazia di Brahetrolleborg.
  7. ^ Francesco Jerace, Polistena storia e arte
  8. ^ 800 Calabrese - Galleria Il Triangolo
  9. ^ Arte Calabrese, Francesco Jerace a Napoli
  10. ^ Francesco Jerace, Polistena storia e arte
  11. ^ Opere dello scultore Francesco Jerace
  12. ^ Reggio Calabria Jerace
  13. ^ a b c Monumento ai caduti
  14. ^ La Scultura Italiana - Jerace Francesco
  15. ^ Francesco era il fratello più grande della famiglia Morani, proseguì l'attività della bottega paterna (di Fortunato), avviando una vasta produzione di opere devozionali, sculture e decorazioni in stucco e legno per le chiese del Reggino (Polistena, chiesa di S. Francesco di Paola, chiesa del SS. Rosario). Alla scuola di Francesco si formarono, fra gli altri, il nipote Francesco Jerace e Giuseppe Renda. Morì a Polistena nel 1878. Il terzogenito di Fortunato, Domenico, nacque a Polistena nel 1824, si trasferì a Roma dal fratello di Vincenzo; fu allievo di Canova e Pietro Tenerani e si specializzò nella produzione di sculture sia in gesso sia in marmo di impronta purista. Nel 1843 eseguì per il teatro della villa Torlonia due sculture raffiguranti rispettivamente Menandro e Hendel. Nella chiesa dei Ss. Apostolì si conservano due Angeli in marmo 1859. Nel 1861 a Firenze espose la statua Silvia l'amante di Aminta. A Napoli (Conservatorio di S. Pietro a Maiella) si conserva un suo Busto di Vincenzo Bellini, morì a Roma nel 1870.
  16. ^ Chiesa di San Francesco di Paola di Polistena, stucchi di tutta la chiesa dei Morani come contratto del 6 settembre 1855 che si conserva ancora.
  17. ^ Galatro, la chiesa della Madonna della Montagna, la statua lignea, in stucchi fu esegnuito da Francesco Morani nel 1841. La scultura della Madonna si conserva il bozzetto e metà della statua in creta bianca e da dire inoltre che la madonna di Galatro rispecchia quella della Montagna di Taurianova scolpita dal figlio Fortunato Morani.
  18. ^ Santuario di Maria Santissima del Rosario
  19. ^ Giovanni Russo, la casa dei Jerace
  20. ^ I caduti di Polistena durante la prima guerra mondiale
  21. ^ Istituto Comprensivo "Francesco Jerace" Polistena

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Carolina Brook, JERACE, Francesco, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 62, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2004. URL consultato il 26 giugno 2014.
  • Giovanni Russo (a cura di), Francesco Jerace scultore (1853-1937), Roma, E.d.E., 2002, SBN IT\ICCU\NAP\0268955.
  • Polistena per lo scultore Francesco Jerace nel trigesimo della morte, Pascale, 1937, SBN IT\ICCU\RCA\0060171.
  • Enzo Le Pera, Enciclopedia dell'arte di Calabria, Ottocento e Novecento, Rubbettino editore, 2008

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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