Armando Lucifero

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Armando Maria Lucifero

Il marchese Armando Maria Lucifero di Aprigliano (Crotone, 18 settembre 1855Roma, 27 dicembre 1933) è stato un nobile, poeta, scrittore, storico, numismatico, archeologo e naturalista italiano[1].

Stemma della famiglia Lucifero
Coat of arms of the House of Lucifero.png
Lucifero
Blasonatura
Troncato d’azzurro e rosso divisa d’argento al capo di due stelle d’oro ad una luna crescente d’argento.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Busto di Armando Lucifero realizzato da Francesco Jerace.

Nacque a Crotone il 18 settembre del 1855 dal marchese e sindaco crotonese Antonio Lucifero e da Teresa Capocchiano, facenti parte di una delle più antiche famiglie patrizie della città.

Fratello di Alfonso, deputato del Regno, e di Alfredo, capitano di vascello, fu il padre di Falcone Lucifero, ministro della Real Casa sotto Umberto II di Savoia.

Educato secondo i severi criteri di allora, si dedicò con profitto allo studio di svariate discipline, dalle lettere alla storia, dalla scienza all'archeologia.

Piuttosto che lasciare la sua città natale, come molti studiosi dell'epoca usavano fare, visse sempre a Crotone affiancando il padre nella cura delle proprietà di famiglia. Distaccandosi dal modus operandi di una nobiltà che, in quegli anni, nel Marchesato Crotonese viveva nella "più completa apatia" (Tonna, Falcone Lucifero, 1993) affidando ad affittuari la cura degli estesi latifondi che ancora disegnavano il Meridione, Armando Lucifero seppe anticipare i tempi, applicando sistemi vicini alle moderne modalità imprenditoriali nella gestione delle terre ed in particolare nel rapporto con i braccianti.

In Mammalia Calabra, serie di articoli pubblicati sulla Rivista di Scienze Naturali di Siena, riuniti in volume nel 1909, lascia un'interessante prova della sua sensibilità ai mali che affliggono le classi più umili, proponendo più di un'alternativa alla condizione agraria del crotonese. Egli considerava che i contratti agrari in uso in quel tempo, troppo esosi e gravosi per i contadini, provocassero in alcuni casi l'abbandono delle terre. Da ciò ne derivava un danno anche per il latifondista che, in mancanza di forza lavoro, era indotto ad un minor sfruttamento delle proprietà. Tra le proposte del marchese, quella di imporre per legge un limite massimo di ore lavorative e minimo di lavoro giornaliero e la compartecipazione delle classi operaie agli utili in tutte le società e le fabbriche sulla scia di quanto già avveniva in alcuni paesi dell'Europa.

Armando Lucifero, al riguardo, scrisse:

«Questa mutua corrispondenza di doveri e di diritti armonizzerebbe gli interessi di tutti tra loro,
ed invece di proclamare lo sfruttamento scambievole tra le diverse condizioni sociali,
proclamerebbe lo sfruttamento della terra in proporzioni eque e giuste a favore di ciascuno»

(Mammalia calabra, Siena, 1909, pag. 85)

Queste idee, ispirate a principi vicini al socialismo, erano anche presenti nelle Società Operaie di Mutuo Soccorso, nate sul finire dell'Ottocento proprio per sopperire alla mancanza di forme di previdenza sociale, di assistenza sanitaria e di lavoro. La vasta cultura e l'umana sensibilità di Armando Lucifero lo fecero distinguere, dunque, da quel patriziato locale, ignorante ed esageratamente ricco, che il figlio Falcone ha ben descritto nel suo libro Tonna.

Busto di Armando Lucifero a Crotone.

Nonostante gli impegni lavorativi, egli "trovò il tempo ed il modo di dedicarsi con alto intelletto a ricerche naturalistiche, a speculazioni intellettuali storiche e agli studi archeologici"[2].

Pubblicò i risultati dei suoi studi in più opere, sempre apprezzate dal mondo della cultura. Tra quelle di carattere storico, dedicate soprattutto alle vicende della città di Crotone, ricordiamo: Quarantacinque giorni di Repubblica in Crotone (1901); Il 1799 nel Regno di Napoli (1909), che narra la sfortunata avventura della Repubblica Partenopea a Crotone; Cotrone dal 1800 al 1808 (1922-1924), voluminosa cronaca degli eventi cittadini di quegli anni; La Magna Grecia (1931-1935), traduzione della famosa opera di François Lenormant, cui il Lucifero dedicò gli ultimi anni della sua vita.

Tre le opere scientifiche, ancora oggi sicuramente interessanti e che documentano l'attenzione posta dallo studioso nell'analisi dell'avifauna calabrese. Avifauna Calabra è, infatti, il titolo di una di esse, apparsa prima sotto forma di articoli, pubblicati sulla rivista ornitologica «Avicula» e poi edita a Siena nel 1901. Oggetto di ammirazione da parte di celebri sismologi fu anche Del terremoto in Calabria degli 8 settembre 1905 e dei terremoti in generale (1906).

Espresse il lirismo della sua anima in varie opere poetiche: Tiberio (1927), poema drammatico in 7 atti; Versi (1929), contenente anche una cantica ispirata all'eroe magiaro Alessandro Petofi; Siberiade (1931), scritta negli ultimi anni, narrante in 12 canti della guerra tra Crotone e Sibari.

Costante fu il suo impegno per la salvaguardia paesaggistica e per la scoperta archeologica. Raccolse "con cura, con diligenza, con sapere, ogni elemento: monete, terrecotte, bronzi, vetri, tutto quello che affiora, tutto quello che si rinviene [...]. In tal modo esplicò le funzioni di Regio Ispettore Onorario degli Scavi e Monumenti. Può dirsi l'antesignano delle esplorazioni paletnologiche e paleontologiche in Calabria: ed è fatica ed onore a Lui, se il Civico Museo si adorni del prezioso cranio neolitico di Carìa [...]"[2], rinvenuto nel comune di Girifalco in due tombe di età neolitica e conservato presso il Museo di Crotone.

Propiziò l'istituzione del Museo archeologico nazionale di Crotone, istituito nel 1910, assieme a Eugenio Filippo Albani e Nicola Sculco. Allo Stato fece dono anche di una ricca collezione di monete. Fu tra le altre cose, più volte Consigliere, Assessore al Comune e Delegato Scolastico per molti anni. Lasciò in dono al Liceo Ginnasio "Pitagora" la sua collezione di oltre trecento uccelli imbalsamati. Quella di fossili e conchiglie, donata alla Regia Scuola Industriale, risulta purtroppo oggi perduta.

Morì a Roma il 27 dicembre 1933.

Opera[modifica | modifica wikitesto]

Era profondamente innamorato della sua terra natale, la Calabria. Numerose sono le collezioni ornitologiche, numismatiche e di fossili donate alla Calabria. Da ricordare è ancora la sua opera di curatore della versione dal francese dell'opera La Grande Grèce dell'archeologo e assiriologo parigino François Lenormant (1837-1883)[3].

Premi e riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1983, in occasione del cinquantesimo anniversario della sua morte, il figlio Falcone si fece promotore di un Premio nazionale "Armando Lucifero" rivolto soprattutto ai giovani studiosi, dedicato alla memoria del padre e riservato ad opere storiche sulla Calabria, dalla preistoria all'età contemporanea, pubblicate negli ultimi tre anni o inedite. I premi assegnati avrebbero dovuto essere due, rispettivamente di 3 e 2 milioni di lire, offerti da Falcone Lucifero. Già nel 1936 era stato bandito un concorso per un'opera storica, vinto dalla studiosa calabrese Teresa La Cava.

Sempre in occasione della celebrazione del cinquantenario sono state ristampate due delle opere di Armando Lucifero, Mammalia Calabra e Il 1799 nel regno di Napoli, mentre una ristampa de La Magna Grecia si era avuta nel 1976.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Biografia di Armando Lucifero sul sito del Comune di Crotone, su comune.crotone.it.
  2. ^ a b Archivio storico del Comune di Crotone, Delibera di Giunta n°. 289 del 26 maggio 1934
  3. ^ Armando Lucifero sul sito della Biblioteca di Crotone [collegamento interrotto], su bibliotecadicrotone.it.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN88933337 · ISNI (EN0000 0000 6203 3845 · LCCN (ENn86094987 · WorldCat Identities (ENn86-094987