Esposizione Nazionale

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L'Esposizione Nazionale fu un'esposizione italiana nata nel 1861, inizialmente a cadenza decennale, durante il Regno d'Italia, con il compito di far incontrare gli italiani, in primo luogo imprenditori e intellettuali, ma anche artigiani, operai e pubblici funzionari, per costruire e rafforzare uno spirito nazionale e mettere in mostra le più avanzate produzioni in quei campi. Alle aziende venivano conferiti riconoscimenti come diplomi, medaglie d'oro o d'argento.

Queste esposizioni hanno avuto un ruolo importante nella storia dell'economia italiana, della produzione industriale e delle innovazioni tecnologiche dell'Italia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La prima esposizione in assoluto realizzata in Italia fu quella di Torino dell'aprile del 1805, nell'ambito dei festeggiamenti per il passaggio di Napoleone, diretto a Milano per l'incoronazione. Venne organizzata dalla locale Camera di commercio e vide la partecipazione di 80 artefici e 33 artisti. Nel 1811 e nel 1812 si tennero a Torino altre due rassegne simili.

Stampa dell'Esposizione di Firenze del 1861

Il Regno di Sardegna istituì poi le "esposizioni triennali", la prima delle quali si tenne nel 1829 presso il Castello del Valentino[1].

1861: Firenze[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1861, con il Regno d'Italia nacque la prima "Esposizione Nazionale", voluta da Quintino Sella, che si tenne a Firenze, alla Stazione Leopolda su progetto dall'architetto Giuseppe Martelli. Venne inaugurata dal re Vittorio Emanuele II il 15 settembre 1861 e rimase aperta fino all'8 dicembre. Era suddivisa in 24 classi e con cinque chilometri di percorso, e vi parteciparono 8.533 espositori nei più disparati campi delle arti, delle scienze, dell'agricoltura e delle industrie italiane.[2]

1871: Milano[modifica | modifica wikitesto]

Solo dieci anni dopo, nel 1871, si organizzò una rassegna dalle ambizioni nazionali, l'Esposizione industriale italiana a Milano, dedicata in particolare a prodotti tessili e alimentari, e ad alcune delle più avanzate produzioni in campo edilizio e meccanico. Qui vi furono 1.190 espositori e circa 90 mila visitatori.

1881: Milano[modifica | modifica wikitesto]

Veduta dell'Esposizione, 1881

La successiva Esposizione nazionale fu aperta ancora a Milano dal 6 maggio al primo novembre 1881 nei giardini pubblici di Porta Venezia, anche se in un primo tempo si era pensato di tenerla in piazza del Castello; con 7.139 espositori, di cui 314 anche dalla Sicilia, assunse per la prima volta carattere effettivamente nazionale. Ebbe oltre un milione di visitatori e confermò Milano come capitale dell'industria italiana[3]

Seguì la prima Esposizione generale italiana di Torino del 1884.

1891: Palermo[modifica | modifica wikitesto]

L'Esposizione nazionale di Palermo, incisione

Il 1891 vide l'inaugurazione della "IV Esposizione Nazionale Italiana" di Palermo, la prima nel sud Italia, organizzata con il sostegno di Francesco Crispi. La mostra, i cui padiglioni furono progettati dall'architetto Ernesto Basile, venne inaugurata dal 15 novembre di quell'anno e restò aperta fino al 5 giugno 1892. Fu inaugurata dal re Umberto I e dal presidente del consiglio, il siciliano Antonio Starabba, marchese di Rudinì che aveva da qualche mese sostituito il conterraneo Crispi. Fu articolata in dodici divisioni, su un'area di 130 mila mq, di cui 70 mila coperti, ebbe 7.000 espositori, e furono emessi 1.205.000 biglietti. Furono previsti anche una galleria delle belle arti, una mostra etnografica siciliana e una mostra eritrea[4]. Fu realizzata anche una mostra speciale di elettricità alla quale intervennero 73 espositori, di cui 35 nazionali, 33 francesi e 5 tedeschi.

L'esposizione del 1898 e l'Expo del 1906[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1898 vi fu un'altra Esposizione generale italiana a Torino, al cui interno vi fu anche la Mostra internazionale di elettricità.

Nel 1906 è la volta della grande Esposizione internazionale di Milano, la prima in Italia, con la partecipazione di Inghilterra, Francia, Germania, Belgio, Paesi Bassi, Svizzera, Austria, ma anche le rappresentanze di Canada, Repubbliche sudamericane, Russia, Cina, Giappone.

Manifesto dell'esposizione di Torino del 1911

1911: Torino, Roma, Firenze[modifica | modifica wikitesto]

Le ultime mostre che si possono definire esposizioni nazionali si tennero nel 1911 per il 50° dell'unità d'Italia, quando vi furono tre esposizioni, nelle tre antiche capitali del regno:

  • Torino, con l'"Esposizione internazionale delle industrie e del lavoro"[5]. L'esposizione torinese, su 380.000 mq, venne divisa in 26 gruppi a loro volta ripartiti in 167 classi. La produzione nazionale era posta accanto a quella di 22 Paesi stranieri. Ebbe oltre sette milioni di visitatori.
  • Roma, con la mostra internazionale di belle arti a Valle Giulia, quella del Risorgimento al Vittoriano, quella archeologica alle terme di Diocleziano e la Mostra regionale ed etnografica.
  • Firenze con la mostra del ritratto italiano a Palazzo Vecchio e l'Esposizione internazionale di floricoltura.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Le esposizioni di arti e industrie, in Il contributo italiano alla storia del pensiero: Tecnica, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2013.
  2. ^ La prima Esposizione Italiana: Firenze, 1861, Accademia dei Georgofili.
  3. ^ L’expo di Milano del 1881 – Nasce l’Italia industriale | INNOVARE
  4. ^ Francesco Brancato, Palermo e l'Esposizione Nazionale, Palermo, Edizioni Grifo, 1985, p. 22.
  5. ^ Esposizioni (PDF), Comune di Torino.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Dall'artigianato all'industria. L'esposizione nazionale di Palermo del 1891-1892, Palermo, Società di Storia Patria, 1994.
  • Le esposizioni torinesi 1805-1911. Specchio del progresso e macchina del consenso, Torino, Stamperia Artistica Nazionale, 2003.
  • Ilaria Barzaghi, Milano 1881: tanto lusso e tanta folla. Rappresentazione della modernità e modernizzazione popolare, Cinisello Balsamo, Silvana, 2009.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]