Incoronazione di Napoleone Re d'Italia

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Napoleone Re d'Italia, scultura di Gaetano Monti, originariamente posta sull'Arco della Pace poi rimossa e attualmente in Palazzo Brera a Milano.

L'incoronazione di Napoleone Bonaparte Re d'Italia è stata la cerimonia con cui Napoleone Bonaparte fu incoronato Re d'Italia con la Corona Ferrea a Milano.

L'incoronazione era fissata per il 26 maggio 1805; quattro giorni prima tre carrozze di corte furono mandate a Monza a prendere la Corona Ferrea che, portata a Milano, fu deposta sull'altare maggiore del Duomo di Milano e custodita giorno e notte da giovani monzesi.

L'incoronazione a Milano fu fastosa, la mattina del giorno stabilito, sotto un sole splendido, la folla affollava piazza Duomo di Milano durante l'attesa del corteo; tutte le campane della città suonarono a festa e le artiglierie spararono a salve. Alle undici e mezzo giunsero Giuseppina di Beauharnais ed Elisa Bonaparte Baciocchi in ricchissime vesti, che andarono ad occupare posto nella tribuna dorata per godersi lo spettacolo. Poco dopo cominciò a sfilare il corteo, aperto da rappresentanti delle guardie francese e italiane,seguiti da araldi, paggi, maggiordomi, uscieri e aiutanti.

Venivano poi gli Onori di Carlo Magno: il cardinale Carlo Bellisomi portava la corona, Giuseppe Fenaroli Avogadro lo scettro, il principe Felice Baciocchi la mano della giustizia, il maresciallo Jean-Baptiste Jourdan la spada.

Gli onori di Carlo Magno utilizzati durante la cerimonia portati da Bellisomi, Fenaroli e Baciocchi conservati al Museo del Risorgimento (Milano).

Tenevano dietro gli Onori d'Italia la corona portata da Francesco Melzi d'Eril, lo scettro da Antonio Aldini, la mano della giustizia dall'Anzian, l'anello dal Bovara, la spada dal principe Eugenio di Beauharnais.

Bonaparte in Gran costume da Re d'Italia.

Seguiva infine Napoleone: con la mano reggeva lo scettro e la mano della giustizia, sul capo aveva la corona imperiale, sulle spalle il manto regio di velluto verde, il cui strascico era sorretto dal Louis Alexandre Berthier e dopo di lui una folla di grandi ufficiali civili e militari dell'Impero e del Regno. Alla porta del Duomo ad attenderlo stava il Cardinale Giovanni Battista Caprara Montecuccoli con sedici vescovi e dieci vicari delle sedi vacanti.

Napoleone, sotto un baldacchino sorretto da canonici, fu accompagnato al trono e cominciò la cerimonia rallegrata da marce e cori trionfali, eseguiti da oltre duecentocinquanta strumentisti guidati dai maestri Pollini e Minoia. Cessati i cori, le marce e le preghiere, i grandi ufficiali del regno deposero sull'altare gli onori; il cardinale consegnò questi oggetti all'imperatore, che porse la spada al principe Eugenio, suo futuro viceré; quindi Napoleone accostatosi all'altare, prese la corona ferrea, se la mise in capo su quella imperiale e pronunciò le famose parole: "Dio me l'ha data, guai a chi la tocca".[1]

Stampa raffigurante l'incoronazione eseguita da Andrea Appiani e Francesco Rosaspina

Dopo l'incoronazione fu celebrata la Messa, finita la quale il sovrano pronunciò sul vangelo la formula del giuramento. Allora il capo degli araldi proclamò: "Il gloriosissimo ed augustissimo imperatore e re Napoleone è incoronato e intronizzato. Viva l'imperatore e re!" e il popolo gli fece eco: "Viva l'imperatore e re!". Dopo l'incoronazione fu celebrata la Messa e successivamente il "Te Deum", quindi il corteo ritornò alla reggia, dove fu servito il pranzo di gala. Nel pomeriggio Napoleone si recò a S. Ambrogio, dove fu cantato il secondo "Te Deum". Corse di fantini, balli, voli di palloni aerostatici, illuminazione della città chiusero la storica giornata.


Napoleone Bonaparte sarà l'ultimo dei sovrani italiani ad essere cinto con la Corona Ferrea, tradizione che durava fin dal periodo longobardo.[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ A. Pillepich, Napoleone e gli Italiani, I, 2005, p. 240, ISBN 88-151-0489-5.
  2. ^ Fausto Ruggeri, La solenne incoronazione di Napoleone Bonaparte, in Terra Ambrosiana, 2005.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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