Chiesa di Santa Maria Donnaregina Vecchia

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Coordinate: 40°51′16.31″N 14°15′30.43″E / 40.85453°N 14.258454°E40.85453; 14.258454

Chiesa di Santa Maria Donnaregina Vecchia
DonnareginaVecchia.jpg
Facciata dal chiostro piccolo
Stato Italia Italia
Regione Campania Campania
Località Napoli
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Maria
Ordine Monache clarisse
Diocesi Arcidiocesi di Napoli
Fondatore Maria d'Ungheria
Stile architettonico Gotico
Inizio costruzione XIV secolo

La chiesa di Santa Maria Donnaregina Vecchia è una chiesa monumentale di Napoli costruita agli inizi del XIV secolo per le monache clarisse del convento omonimo.

La chiesa si trova alle spalle di Santa Maria Donnaregina Nuova, quest'ultima costruita nel Seicento con lo scopo di rimpiazzare quella Vecchia, con la quale dal 2007 costituisce il circuito del museo diocesano di Napoli.

Al suo interno è conservato il più grande ed uno dei più importanti cicli di affreschi del XIV secolo a Napoli.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il complesso originario occupava un'insula doppia della città greco-romana ed è attestato a partire dal 780 come "convento di San Pietro del Monte di Donna Regina"[2], appartenente alle monache basiliane. Il convento era dotato di una porta difesa da una torre. Nel IX secolo passò alle monache benedettine, che lo intitolarono a Santa Maria. Nel corso del XIII secolo passò alla regola delle clarisse.

Sotto Carlo I d'Angiò, il monastero fu adibito a prigione per i nobili avversari della casa regnante. Il convento fu danneggiato da un terremoto del 1293, e venne ricostruito dalle fondazioni grazie alle donazioni della regina di Napoli Maria d'Ungheria. La nuova chiesa, aperta al culto nel 1316 venne consacrata nel 1320 e la regina vi venne sepolta in una tomba monumentale, opera di Tino di Camaino completata nel 1326.

Navata verso la controfacciata ed il coro delle monache

Nel 1390 il tetto della chiesa fu danneggiato da un violento incendio scaturito da un fulmine[1] e i lavori di restauro furono commissionati dalla regina Giovanna II d'Angiò, come gli ulteriori restauri dovuti ai terremoti che si susseguirono nel XV secolo.

Nel XVI secolo fu aggiunto al complesso un nuovo chiostro e nel XVII secolo venne costruita una seconda chiesa, Donnaregina Nuova, in origine direttamente accessibile da quella più antica tramite ambienti nei piani superiori degli spazi absidali, riservata anch'essa alle monache.

L'ampliamento di via Duomo decretato nel 1860 richiese l'abbattimento di una parte del complesso conventuale. Il convento venne soppresso nel febbraio del 1861 e la chiesa vecchia passò al comune di Napoli. Suddivisa in vari ambienti, divenne sede di uffici delle guardie municipali nel 1864, di una scuola froebeliana nel 1865, di abitazioni provvisorie per i poveri dal 1866 al 1872; ospitò in seguito la Corte d'assise e dal 1878 la commissione municipale per la conservazione dei monumenti. In seguito a una decisione del consiglio municipale vi fu aperto tra il 1892 e il 1902 il "Museo della città" e dal 1899 ospitò la sede dell'Accademia Pontaniana.

Le due chiese furono separate nel 1928-1934, in occasione dei lavori di Gino Chierici che eliminarono le suddivisioni interne della chiesa vecchia per rendere visibili le strutture gotiche dell'abside della chiesa più antica, che si poté ricostruire grazie all'accorciamento e la parziale demolizione del coro delle monache di quella più recente. Il sepolcro di Maria d'Ungheria, che era stato spostato nella nuova chiesa nella sala del comunichino delle monache assieme ad altri monumenti sepolcrali cinquecenteschi nel 1727, fu di nuovo trasferito nella chiesa vecchia, in corrispondenza della navata sinistra che comunque non costituisce la sua collozazione originale, le sculture rinascimentali invece sono rimaste nella sala della chiesa Nuova.

Attualmente ciò che resta del convento di Donnaregina è sede della "Scuola di perfezionamento di restauro" dell'università di Napoli.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Navata verso l'abside

La chiesa presenta una facciata semplice e stretta con due monofore ed un ovale sopra i quali è raffigurato lo stemma della regina Maria d'Ungheria che volle l'edificazione del convento; di fronte un piccolo chiostro detto "dei Marmi" funge da cortile interno che anticipa l'ingresso alla chiesa. Sui lati, lo spazio sottostante il coro, una sorta di sala a tre navate, l'illulimazione è data da piccole finestre sul lato sinistro, mentre la parte a tutta altezza prima dell'abside presenta grandi finestre monofore.

L'interno, ad unica navata lunga poco più di 38 metri,[3] inizia con tre campate e termina con un'abside poligonale, composta dai cinque lati di un ottagono, preceduta da uno spazio rettangolare. Il coro delle monache si sviluppa in posizione sopraelevata su sei pilastri ottagonali che sorreggono volte a crociera; la sua altezza e quella del pronao si concludono in uno slancio unico con l'altezza dell'abside stessa, avviando una particolarità architettonica che sarà in seguito osservata anche in alcune chiese tedesche. La chiesa di fatto seppur ad una sola navata, sembra dall'ingresso a tre navate essendo coperta dalle volte che fungono da base del coro delle monache, che dall'ingresso fino a circa 3/4 della chiesa copre la sala.

Abside

La zona absidale conserva resti della pavimentazione in cotto maiolicato, esempio questo di arte ceramica napoletana in età angioina, databili tra la fine del XIV e l'inizio del XV secolo. Sia l'abside che lo spazio antistante sono coperti da volte a crociera affrescate con colori angioini e del casato d'Ungheria, decorazioni che si ripetono anche nelle volte sottostanti il coro; ai lati dell'arco absidale invece si possono ammirare nella parte inferiore, forse l'uno la copia dell'altro, due affreschi trecenteschi sulla Crocifissione di ignoto, in quella superiore, figure di Angeli, Troni e Dominazioni. Il tetto della navata è invece a capriate con frammenti di decorazioni su fresco sempre del Trecento,[3] nascoste da un soffitto cassettonato decorato al centro da un rilievo con Incoronazione della Vergine, opera cinquecentesca del lombardo Pietro Belverte.[1]

Cappella Loffredo: particolare di un ciclo nella controfacciata

Sulla parete di sinistra della navata della chiesa è collocato il monumento sepolcrale di Maria d'Ungheria, opera trecentesca di Tino di Camaino. Tra le altre opere va annoverato un Martirio di Sant'Orsola e delle sue compagne del 1520 probabilmente eseguito da Francesco da Tolentino. Di fronte al monumento funebre, si apre l'unica cappella della chiesa: la cappella Loffredo, a pianta rettangolare con due bifore e coperta da una volta a crociera. La cappella conserva cicli di affreschi trecenteschi sull'Annunciazione e la Madonna col Bambino nella parete di fondo, con un crocifisso ligneo anch'esso del Trecento; sulla parete di destra ci sono Storie della vita di San Giovanni, su quella d'ingresso San Francesco predica agli uccelli e riceve le stigmate mentre sulla volta i santi Pietro e Paolo.[1] Tutto il ciclo è di ignota attribuzione e riprende spunti giotteschi con reminiscenze bizantine.

Una porta sulla parete destra subito dopo l'ingresso in chiesa conduce alle scale che portano al coro delle monache, uno dei luoghi artisticamente più rilevanti dell'intero complesso di Donnaregina (Nuova e Vecchia) in quanto custode del più importante ciclo di affreschi del Trecento a Napoli, seppur di incerta attribuzione.[3] Restano inoltre visibili due sale che anticipano il coro, sulle cui pareti sono presenti nella prima, una cappella votiva, affreschi seicenteschi, nella seconda, che è di fatto l'anticoro, affreschi trecenteschi di ignoto.

Chiostro[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Chiostro di Donnaregina Vecchia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Touring Club, p. 236
  2. ^ L'antichità della denominazione permette di escludere che il toponimo di "Donnaregina" sia stato dato in seguito alla donazione della regina Maria d'Ungheria, che fece costruire la chiesa trecentesca.
  3. ^ a b c Stefania Paone, Gli affreschi in Santa Maria Donnaregina Vecchia: percorsi stilistici nella Napoli angioina, articolo sul periodico semestrale: Arte Medievale: periodico internazionale di critica dell'arte medievale, Silvana Editoriale, Milano 2004

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ferdinando Bologna, I pittori alla corte angioina di Napoli (1266-1414), Roma 1969.
  • E. Carelli S. Casiello, Santa Maria di Donnaregina a Napoli, Napoli 1975.
  • A. Venditti, Urbanistica e architettura Angioina in La Storia di Napoli, Napoli 1969.
  • G.A. Galante, Napoli sacra, Napoli 1872.
  • Rosa A. Genovese, La chiesa trecentesca di Donnaregina, 1993.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]