Antonio Bassolino

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Antonio Bassolino
Antonio Bassolino.jpg

Presidente della Regione Campania
Durata mandato 11 maggio 2000 –
29 marzo 2010
Predecessore Andrea Losco
Successore Stefano Caldoro

Sindaco di Napoli
Durata mandato 6 dicembre 1993 –
24 marzo 2000
Predecessore Francesco Tagliamonte
Successore Riccardo Marone

Ministro del lavoro e della previdenza sociale
Durata mandato 21 ottobre 1998 –
21 giugno 1999
Presidente Massimo D'Alema
Predecessore Tiziano Treu
Successore Cesare Salvi

Dati generali
Partito politico PCI (1970-1991)
PDS (1991-1998)
DS (1998-2007)
PD (dal 2007)
on. Antonio Bassolino
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Luogo nascita Afragola (NA)
Data nascita 20 marzo 1947 (69 anni)
Titolo di studio Licenza media superiore
Professione funzionario di partito
Partito PCI - PDS
Legislatura X, XI (fino all'11/01/1994)
Gruppo Partito Comunista Italiano - Partito Democratico della Sinistra
Circoscrizione Calabria (X), Campania (XI)
Collegio Catanzaro (X), Napoli (XI)
Pagina istituzionale

Antonio Bassolino (Afragola, 20 marzo 1947) è un politico italiano.

Già esponente del Partito Comunista Italiano, del PDS e dei DS, aderisce al Partito Democratico. È stato deputato, sindaco di Napoli dal 1993 al 2000, Ministro del lavoro e della previdenza sociale nel primo governo D'Alema dal 1998 al 1999, è stato presidente della Regione Campania dal 2000 al 2010.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

All'età di 17 anni, si iscrive alla federazione giovanile del Partito Comunista Italiano. Nel 1970 è eletto consigliere regionale e nominato segretario della federazione di Avellino nel 1971 sino al 1975. Nel 1976 viene nominato segretario della Campania sino al 1983. Nel frattempo, nel 1972 è immesso nel comitato centrale del partito. Nel 1980 è nominato responsabile della commissione per il Mezzogiorno e in seguito di quella per il Lavoro.

Nel 1987 è eletto alla Camera nella circoscrizione di Catanzaro ed entra nella commissione bicamerale Lavoro. Nel 1990 gli viene affidata la commissione mass media. Al congresso di Rimini svolge un ruolo di mediazione tra i sostenitori e gli avversari della transizione da PCI a PDS.

Nel 1992 è rieletto deputato e fa parte della commissione parlamentare commercio e turismo.

Sindaco e ministro[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1993 il partito lo invia a Napoli come commissario della federazione, travolta dagli scandali di tangentopoli e viene candidato a sindaco. Supera il principale avversario, Alessandra Mussolini, al ballottaggio del 5 dicembre 1993. La sua maggioranza porta a termine il mandato e nel novembre 1997 viene rieletto con il 72,9% dei voti al primo turno.

Nell'ottobre 1998 entra a far parte del Governo D'Alema I come Ministro del lavoro e della previdenza sociale, ma nel giugno 1999, poche settimane dopo l'omicidio di Massimo D'Antona, suo consulente giuridico, Bassolino decide di abbandonare il mandato di ministro e torna a Napoli.

Presidente della Regione[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2000 abbandona l'incarico di Sindaco e si candida alla presidenza della Regione Campania. Nonostante le polemiche per aver lasciato Napoli in favore di incarichi di politica nazionale, non placate pur dopo le dimissioni da Ministro, viene eletto con la maggioranza assoluta dei voti (54,3%).

Ha ricevuto il premio "Gold star" dall'Associazione dei giornalisti europei per la promozione turistica e culturale della città di Napoli. Ha pubblicato i saggi "Mezzogiorno alla prova" (1980) e "La repubblica delle città" (1996) e ha svolto attività pubblicistica orientata ai temi dell'occupazione e della criminalità organizzata, e del Mezzogiorno.

Viene rieletto presidente della giunta della Regione Campania, il 3 e 4 aprile 2005, con il 61,6% dei voti. È coniugato con Anna Maria Carloni eletta al Senato nella XV legislatura e nella XVI legislatura.

È stato oggetto di critiche perché la Regione Campania avrebbe effettuato operazioni economiche ritenute svantaggiose con la Banca UBS, presso cui lavora il figlio, Gaetano Bassolino, all'interno del settore che si occupa degli investimenti delle pubbliche amministrazioni. Il consulente finanziario della trasmissione Report (trasmessa il 14 ottobre 2007) ha affermato che l'operazione sarebbe costata alla Regione Campania 28 milioni di euro[1] di costi impliciti, trasferendo però questo debito sulle gestioni future.

All'inizio del 2008 è tornato al centro di feroci polemiche a causa della nuova emergenza dei rifiuti nella regione Campania e nella provincia di Napoli in particolare. Il Ministro Di Pietro ne ha chiesto pubblicamente le dimissioni attraverso il suo blog.[2]

Nel 2009 diventa Presidente della Fondazione Sudd, onlus che non beneficia di contributi privati che viene chiusa nel 2013 per mancanza di fondi.

Nuova candidatura a sindaco di Napoli[modifica | modifica wikitesto]

Il 21 novembre 2015, con un tweet, annuncia la sua candidatura alle Primarie del PD per la carica di Sindaco di Napoli. La sua candidatura viene osteggiata dalla Segreteria che dichiara che Bassolino non è il candidato ufficiale del partito, arrivando anche a proporre, per bocca dei vicesegretari nazionali Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani, una norma che escludesse la partecipazione a chi fosse già stato Sindaco, norma osteggiata da Bassolino e mai concretizzatasi. Tra gli sfidanti la deputata dei "Giovani Turchi", Valeria Valente, proposta dal partito, il segretario provinciale dei GD di Napoli Marco Sarracino e l'oncologo Antonio Marfella per il PSI mentre viene escluso per non aver raccolto le firme necessarie l'ex sottosegretario agli Esteri del Pds nei Governi D'Alema-Amato Umberto Ranieri.

Il 6 marzo 2016 le primarie vedono la vittoria della deputata ed ex assessore della giunta Iervolino, Valeria Valente, sostenuta da renziani e giovani turchi del presidente PD Matteo Orfini, considerata la candidata ufficiale del partito. Valente ottiene 13.419 voti pari al 43.7% contro i 12.967 voti pari al 42.2% dell'ex Sindaco e Governatore con una differenza di 452 voti (1.5%) seguiti dal segretario comunale dei GD Napoli, Marco Sarracino, appoggiato dalla sinistra Dem, con 3.266 voti pari a 10.6% e l'oncologo appoggiato dal PSI, Antonio Marfella con 1.044 pari a 3.4%. Votano 30.693 elettori, oltre il doppio rispetto ai 16.500 napoletani delle Primarie 2015 per il candidato Presidente della Campania.

Tuttavia, il giorno successivo, il sito Fanpage pubblica due video nei quali 5 cronisti in altrettanti seggi per le primarie dei 78 totali filmano consiglieri comunali che indirizzano gli elettori chiedendo il voto per la Valente consegnando soldi a titolo di donazioni per le primarie e tra questi vengono identificati anche ex candidati di centrodestra vicini a Nicola Cosentino e Salvatore Cuffaro. Dopo i video Bassolino ha deciso di ricorrere alla Commissione di Garanzia delle Primarie di Napoli ma il suo ricorso viene respinto immediatamente (8 no, un astenuto e 3 assenti, i rappresentanti di Bassolino) perché oltre le 24 ore e perché contestava irregolarità generali e non specifiche al l'annullamento dei seggi incriminati. Poche ore prima del verdetto tuttavia, il presidente del Pd Matteo Orfini e il vicesegretario Lorenzo Guerini, pur condannando le irregolarità, avevano confermato il risultato del voto e la legittimità della vittoria di Valente nonostante i video. Bassolino ha parlato di "colpo di spugna inaccettabile", di "presa in giro agli elettori e alla città" e di "sentenza preconfezionata". Bassolino, dopo aver convocato i suoi supporter al teatro Augusteo, ha fatto ricorso in appello alla Commissione di Garanzia regionale contestando il risultato elettorale e chiedendo di rivotare nei 5 seggi inquinati (annullando i voti infatti sarebbe stato lui il vincitore); tuttavia anche stavolta la Commissione rigetta il ricorso confermando la vittoria della Valente, che allo stesso tempo aveva ricorso per rigettare la proposta di Bassolino, con 7 no, 4 si e un astenuto.

Vicende giudiziarie[modifica | modifica wikitesto]

La richiesta di rinvio a giudizio e la condanna della magistratura contabile[modifica | modifica wikitesto]

Il 31 luglio 2007 è stato richiesto il rinvio a giudizio dalla Procura della Repubblica di Napoli per i presunti reati che avrebbe commesso durante il periodo tra il 2000 e il 2004 come commissario straordinario per l'emergenza rifiuti in Campania. Durante l'udienza preliminare,[3][4] i PM Noviello e Forleo hanno contestato che l'emergenza rifiuti sarebbe stata l'occasione per far guadagnare cifre «inimmaginabili» a chi aveva lavorato negli anni precedenti al commissariato straordinario, dove durante la gestione Bassolino i subcommissari avrebbero ricevuto compensi pari anche a novantacinquemila euro al mese. I vertici di Impregilo e alcuni ex rappresentanti del commissariato si sarebbero quindi letteralmente arricchiti: il subcommissario Vanoli percepiva un milione e cinquantamila euro all'anno, i subcommissari Paolucci e Facchi, compensi tra gli ottocento e i novecentomila euro.

La stessa situazione si sarebbe verificata anche quando commissario era il prefetto Corrado Catenacci, che in una intercettazione telefonica si lamentava con l'interlocutore, perché il suo stipendio era di cinquemila euro mensili, mentre due tecnici della struttura commissariale intascavano cifre pari a un miliardo di lire all'anno. Sostiene la Procura che «più durava l'emergenza più si guadagnava», e quindi la gestione commissariale non avrebbe avuto affatto interesse a superare la crisi. Di qui le molte inadempienze contestate ad Antonio Bassolino — soprattutto non aver messo a norma gli impianti CDR che producono un materiale inutilizzabile come combustibile in un inceneritore — e di cui, secondo i PM, Bassolino sarebbe stato a conoscenza perché il suo ruolo di commissario era un ruolo «amministrativo» e aveva quindi «giuridicamente l'obbligo di controllare». Quella cattiva gestione commissariale avrebbe consentito all'Impregilo di far finire in discarica non il 14 per cento dei rifiuti prodotti, così come prevedeva il piano, ma il 49 per cento, intasando quindi gli impianti e creando quella che i PM hanno chiamato la «fame di discariche» attuale. Una crisi che è costata all'Italia pesanti sanzioni dall'UE.

Nel dicembre del 2007 è arrivata la condanna dei magistrati contabili napoletani: Antonio Bassolino, all'epoca in cui era commissario straordinario all'emergenza rifiuti, aveva istituito, senza averne titolo, un call center per fornire ai napoletani informazioni di natura ambientale, sprecando così - secondo la Corte dei Conti - ingenti risorse pubbliche, sottraendole all'emergenza rifiuti. Il danno erariale patito dallo Stato è stato quantificato dai giudici della procura regionale della Corte dei Conti della Campania in tre milioni e duecentomila euro, che Bassolino dovrebbe risarcire, in caso di conferma della condanna.[5][6] Il legale di Bassolino ha comunicato che il suo assistito ritiene infondate le accuse e che è già stato presentato ricorso alla sentenza che quindi attualmente è sospesa.[7] Il 24 ottobre 2009 viene indagato assieme al prefetto di Napoli Alessandro Pansa sul filone dei rifiuti; inchiesta relativa a presunte irregolarità nell'affidamento di lavori di bonifica di siti e falde inquinati lungo il litorale flegreo.

Il rinvio a giudizio e la richiesta di dimissioni[modifica | modifica wikitesto]

Nel febbraio 2008 viene rinviato a giudizio su richiesta della Procura di Napoli con ipotesi di reato che vanno dalla frode in pubbliche forniture, alla truffa ai danni dello Stato, abuso di ufficio, falso e reati ambientali, nel periodo in cui era Commissario Straordinario per l'emergenza rifiuti.[8] Nell'ambito di questo stesso procedimento è stato disposto un sequestro cautelativo dei beni di Bassolino. In tale circostanza si è appurato che Bassolino risulta non possedere beni immobili.

In seguito al rinvio a giudizio numerosi esponenti politici nazionali e locali, in modo trasversale agli schieramenti politici, hanno invitato Bassolino a presentare le sue dimissioni dalla carica di Presidente della Campania[9]. Gianfranco Fini, interpretando il pensiero politico della forze di centro-destra, ha parlato di «situazione insostenibile», auspicando le dimissioni, mentre Antonio Di Pietro non ha manifestato «nessun dubbio sul fatto che Antonio Bassolino debba dimettersi». Lo stesso Walter Veltroni, all'epoca leader del Partito Democratico, durante la campagna elettorale per le elezioni politiche 2008, parlando della vicenda, ha dichiarato che «di fronte a vicende così amare per lui l'unica cosa sia affidarsi alla sua coscienza civile». L'ex leader de La Sinistra l'Arcobaleno Fausto Bertinotti ha affermato che in Campania «un intero ciclo è finito, bisogna tornare rapidamente alle elezioni per colmare uno iato che c'è tra i cittadini e le istituzioni». Bassolino dal canto suo, agli inviti alle dimissioni, ha replicato negativamente: «Ho la coscienza a posto e le mani pulite; non ho fatto nulla di male».

Il 30 marzo 2010, Bassolino è stato nuovamente rinviato a giudizio dal giudice Vincenzo Alabiso. È accusato di peculato per aver versato 79 000 euro a uno dei consulenti del commissariato ai rifiuti[10].
Il 23 aprile 2012 cadono in prescrizione molti capi di accusa nel processo sui rifiuti in Campania. Nonostante ciò l'assoluzione, richiesta dagli avvocati, non viene concessa[11].

Il 4 luglio 2012 la Corte dei conti della Campania ha sentenziato riguardo alla gestione del commissariato per le alluvioni, creato per prevenire il rischio su un territorio ferito da eventi catastrofici, come la strage di Sarno del maggio 1998. Con questa sentenza i giudici contabili hanno condannato Bassolino e un dirigente della Regione, Fernando De Angelis, a risarcire la presidenza del Consiglio dei Ministri - dipartimento della Protezione Civile per circa 195.000 euro a testa. È la conseguenza di un'ordinanza del 21 luglio 2004 con cui il commissario straordinario Bassolino dispose di assegnare ai dipendenti regionali in servizio presso il commissariato, “in aggiunta allo stipendio già in godimento”, un compenso mensile ‘omnicomprensivo' di 2700 euro per coordinatore, 2100 euro per dirigente, 900 euro per collaboratore e 700 euro per collaborazioni di personale con qualifiche inferiori.[12].

Nel febbraio 2013 la magistratura contabile lo condanna a risarcire al Comune 560.893 euro per gli operai ed ex lavoratori socialmente utili chiamati negli anni 2000 negli enti di bacino per lavorare alla raccolta differenziata ma in realtà inattivi[13].

Il 4 novembre 2013, a seguito di ricorso in appello contro la sentenza di proscioglimento per prescrizione del 23 aprile 2012 nel processo sulla gestione del ciclo dei rifiuti a Napoli e in Campania, Bassolino viene assolto con formula piena (per alcuni capi perché il fatto non sussiste e per altri perché il fatto non costituisce reato[14]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
«Di iniziativa del Presidente della Repubblica»
— 30 giugno 2003[15]
Grande ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Grande ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
— 2 giugno 1994[16]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Ministro del lavoro e della previdenza sociale della Repubblica Italiana Successore Emblem of Italy.svg
Tiziano Treu 1998 - 1999 Cesare Salvi
Predecessore Sindaco di Napoli Successore CoA Città di Napoli.svg
Aldo Marino 6 dicembre 1993-24 marzo 2000 Riccardo Marone
Predecessore Presidente Regione Campania Successore Campania-Bandiera.png
Andrea Losco 2000 - 2005 Antonio Bassolino I
Antonio Bassolino 2005 - 2010 Stefano Caldoro II
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