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Emanuele Filiberto di Savoia-Aosta

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Emanuele Filiberto
di Savoia-Aosta
Emanuele Filiberto nel 1926
II Duca d'Aosta
Stemma
Stemma
In carica18 gennaio 1890 
4 luglio 1931
PredecessoreAmedeo di Savoia
SuccessoreAmedeo di Savoia-Aosta
Principe delle Asturie
In carica2 gennaio 1871 
11 febbraio 1873
PredecessoreAlfonso di Spagna
SuccessoreIsabella di Spagna
Nome completoEmanuele Filiberto Vittorio Eugenio Alberto Genova Giuseppe Maria [1]
NascitaGenova, 13 gennaio 1869
MortePalazzo della Cisterna, Torino, 4 luglio 1931
Luogo di sepolturaSacrario militare di Redipuglia, Redipuglia
DinastiaSavoia-Aosta
PadreAmedeo I di Spagna
MadreMaria Vittoria dal Pozzo della Cisterna
ConsorteElena d'Orléans
FigliAmedeo
Aimone
ReligioneCattolicesimo
Emanuele Filiberto, duca d'Aosta
Emanuele Filiberto, duca d'Aosta
SoprannomeDuca Invitto
NascitaGenova, Regno d'Italia, 13 gennaio 1869
MorteTorino, 4 luglio 1931 (62 anni)
Luogo di sepolturaSacrario militare di Redipuglia
EtniaItaliano
ReligioneCattolicesimo
Dati militari
Paese servitoItalia (bandiera) Regno d'Italia
Forza armata Regio esercito
ArmaFanteria
Anni di servizio1884 - 1931
Grado
Guerre
Battaglie
Comandante di
Studi militari
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«Desidero che la mia tomba sia se possibile nel Cimitero di Redipuglia in mezzo agli Eroi della Terza Armata. Sarò con essi vigile e sicura scolta alle frontiere d'Italia al cospetto di quel Carso che vide epiche gesta ed innumeri sacrifici, vicino a quel Mare che accolse le Salme dei Marinai d'Italia.[2]»

Emanuele Filiberto di Savoia, duca d'Aosta (nome completo Emanuele Filiberto Vittorio Eugenio Alberto Genova Giuseppe Maria di Savoia; Genova, 13 gennaio 1869Torino, 4 luglio 1931), è stato un generale italiano, membro della famiglia reale italiana, appartenente al ramo Savoia-Aosta.

Nel 1870 il padre divenne re di Spagna e così Emanuele Filiberto fu nominato principe delle Asturie, titolo che detenne fino al 1873, quando il padre fu costretto ad abdicare e a ritornare in Italia. Nel 1890, con la morte del padre, divenne II duca d'Aosta. Ricordato tra le maggiori figure della Prima guerra mondiale, comandò la 3ª Armata del Regio Esercito, guadagnandosi il soprannome di Duca Invitto, enfatizzando la mancanza di una vera e propria sconfitta sul campo durante le battaglie dell'Isonzo. Durante la dittatura fascista ottenne il rango di Maresciallo d'Italia. Morì nel 1931 a Torino.

Nato a Genova il 13 gennaio 1869, Emanuele Filiberto era il primogenito di Amedeo di Savoia, duca d'Aosta, e di Maria Vittoria dal Pozzo della Cisterna; apparteneva alla dinastia Savoia, essendo nipote di Vittorio Emanuele II, primo re d'Italia, mentre suo zio era Umberto I, quindi ciò faceva il futuro re Vittorio Emanuele III suo primo cugino. Discendeva, per via paterna, dalle dinastie d'Asburgo-Lorena, Borbone delle Due Sicilie e di Spagna, mentre per via materna dai Dal Pozzo della Cisterna, antica famiglia aristocratica del Piemonte. Fu battezzato a Genova il 14 marzo, alla presenza del nonno, re Vittorio Emanuele II. Padrino e madrina furono il principe Eugenio di Savoia Carignano e la principessa Maria Clotilde, zia materna [3].

Nel 1870 il padre, Amedeo, divenne re di Spagna e così Emanuele Filiberto si trasferì con la famiglia a Madrid; il 2 gennaio 1871 fu nominato principe delle Asturie, oltre che infante di Spagna, tradizionale titolo dell’erede al trono spagnolo. La permanenza in Spagna però durò poco poiché il padre, re Amedeo, abdicò nel 1873 dopo soli due anni di regno e così tutta la famiglia tornò in Italia. Al ritorno in patria, all'ex sovrano spagnolo fu riconfermato il titolo di duca d'Aosta, mentre per Emanuele Filiberto, il nonno re Vittorio Emanuele II, assegnò il titolo di duca delle Puglie. Nel 1878, venne costituita una l'educazione per Emanuele Filiberto e per i sue due fratelli, Vittorio Emanuele e Luigi Amedeo, a capo della quale fu posto Carlo Alberto Asinari di San Marzano. Vicegovernatore per il duca fu scelto il generale Giuseppe Perrucchetti, fondatore del corpo degli alpini, coadiuvato dal capitano Federico Quaglia [3].

Il 18 gennaio 1890 il principe Amedeo morì improvvisamente e così Emanuele Filiberto divenne II duca d’Aosta; lo stesso anno raggiunse la maggiore età ed entrò nel Senato del Regno [3].

Emanuele Filiberto d'Aosta nel 1895.

Alla fine degli anni 1880, Emanuele Filiberto compì diversi viaggi all’estero insieme al padre, fra cui in Belgio, Olanda e Inghilterra, in cui iniziò a stringere rapporti e relazioni con le case reali belga ed inglese che avrebbe coltivato per tutta la vita. Fu allora che il tema delle sue nozze iniziò a essere oggetto di attenzioni politiche. Nel 1889 i giornali diedero come imminente il suo matrimonio prima con una principessa di casa Asburgo e poi Wittelsbach. Si trattava di nozze che avrebbero dovuto rinsaldare i rapporti fra Casa Savoia e il mondo germanico pochi anni dopo la nascita della Triplice alleanza, stipulata nel 1882. Tali progetti, però, si scontrarono con l’opposizione della regina Margherita, la quale voleva che le nozze del duca fossero successive a quelle di suo figlio, il principe di Napoli, Vittorio Emanuele [3].

Nello stesso periodo, il duca d'Aosta, fece visita all'imperatore Guglielmo II di Germania il quale, sul suo yacht imperiale, era in compagnia del principe del Galles, futuro Edoardo VII; fu allora che Emanuele Filiberto pose la sua attenzione sulle due figlie nubili dell'erede al trono britannico, Vittoria e Maud, per altro oggetto di attenzione anche da parte del cugino Vittorio Emanuele. A catturare maggiormente l'attenzione del duca d'Aosta fu la principessa Elena di Orléans (1871-1951), figlia del pretendente al trono di Francia Luigi Filippo Alberto, conte di Parigi (1838-1894), e di Maria Isabella di Orléans (1848-1919). Inizialmente, Elena avrebbe dovuto sposare Alberto Vittorio, duca di Clarence (1864-1892), erede al trono di Gran Bretagna. A questo fine, nel 1890, la principessa francese accettò di convertirsi alla fede anglicana e tutto sembrava pronto per le nozze, ma il padre della futura sposa si oppose alla conversione ed Elena, allora, si recò da papa Leone XIII, chiedendone l’approvazione, ma ne ebbe un rifiuto. Il progetto di matrimonio fu pertanto annullato[3].

Emanuele Filiberto ed Elena, fidanzati, nel Buckinghamshire, Inghilterra, nel 1895.
Emanuele Filiberto, Elena e i due figli, Amedeo e Aimone, entrambi duchi d'Aosta.

Il duca Emanuele Filiberto domandò, quindi, il permesso per chiedere la mano della principessa Elena, ma ottenne un netto rifiuto sia dalla regina Margherita sia da Giovanni Giolitti, allora presidente del Consiglio. Gli Orléans erano fortemente cattolici e si temeva che tali nozze, certamente gradite in Vaticano, avrebbero potuto modificare la politica di Casa Savoia. Inoltre, se il principe Vittorio Emanuele, l'erede al trono sabaudo, non si fosse sposato o non avesse avuto figli, a diventare re d'Italia sarebbe stato proprio il duca o uno dei suoi figli. Ottenuto dal re e dal presidente del Consiglio Francesco Crispi l’assenso alle nozze con Elena d'Orléans, la coppia si sposò in Inghilterra, a Kingston upon Thames, nei pressi di Londra, il 25 giugno 1895. Testimone dello sposo era il principe Vittorio Emanuele, a simboleggiare l’unità della Real Casa, al di là delle tensioni che il matrimonio aveva suscitato. Emanuele Filiberto ed Elena ebbero due figli: Amedeo (1898 - 1942) e Aimone (1900 - 1948), rispettivamente terzo e quarto duca d'Aosta [3].

Carriera militare

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Promozioni e viaggi

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L’educazione militare del duca iniziò all'Accademia militare di Torino, dove entrò, quindicenne, nel 1884. La grande passione del giovane per l’ippica e la sua predisposizione per la matematica convinsero il re, lo zio Umberto I, a nominarlo tenente, il 14 settembre 1888, nel 5° reggimento di artiglieria di campagna di stanza a Venaria. Da questo passò poi al 17° reggimento, a Novara, come capitano e ancora al 19° reggimento, a Firenze, con il grado di maggiore [3].

Ritratto di Emanuele Filiberto, Giacomo Grosso, 1899, Castello della Mandria.

In questi anni egli risiedeva a Firenze, per ragioni militari, ma lasciava spesso la città fiorentina o per seguire la corte o per compiere viaggi all’estero. Particolare importanza ebbe il viaggio in Inghilterra che fece, sotto il nome di conte della Cisterna, dal 17 giugno al 6 settembre 1892. Egli incontrò allora la regina Vittoria e i principali ministri, cercando di convincere la sovrana a visitare i sovrani a Roma, ma senza successo. Ebbe modo anche d’incontrare l’imperatore Guglielmo II di Germania, che lo ricevette sullo yacht imperiale insieme al principe di Galles, il futuro Edoardo VII. Rientrato a Firenze, Emanuele Filiberto riprese la carriera militare, divenendo tenente colonnello il 3 ottobre 1893. Un anno dopo, il 5 settembre 1894, fu nominato colonnello comandante del 5° reggimento d’artiglieria da campagna, dove aveva iniziato la propria carriera. Egli avrebbe preferito una scelta più prestigiosa, tanto che aveva richiesto Palermo, anche per essere vicino agli Orléans, che vi risiedevano spesso; ma lo zio, re Umberto, aveva scelto Venaria probabilmente proprio per tenerlo lontano da quell’ambiente [3].

Dal momento che la matrigna Letizia Bonaparte, seconda moglie del padre Amedeo, aveva svuotato degli arredi palazzo Cisterna, residenza torinese degli Aosta, trasferendoli al castello di Moncalieri, dove viveva, Emanuele Filiberto chiese al marchese Luigi Medici del Vascello d’avere a disposizione un appartamento nel castello della Mandria, situato nel parco di Venaria, dove si trasferì nel luglio del 1895. Nel frattempo, aveva ottenuto dal re e dal presidente del Consiglio Francesco Crispi l’assenso alle nozze con Elena d'Orléans [3].

Capodimonte e inizio secolo

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Emanuele Filiberto d'Aosta nel 1900.

Dopo le sue nozze, rientrato in Italia, il duca chiese di essere inviato a combattere nella guerra d’Abissinia, ma il re e Crispi rifiutarono, considerando tanto la sua inesperienza sul campo quanto la sua «piena ignoranza sulle cose d’Africa» (Paolucci, 1986, p. 150). Il 9 dicembre 1897 il duca fu promosso maggior generale e nominato comandante generale dell’artiglieria di Torino. Si trasferì allora a Palazzo Cisterna. Qui ospitò spesso i parenti Orléans, aumentando così la frattura con la matrigna Letizia, il cui fratello Napoleone Vittorio (1862-1926) era dal 1891 il pretendente imperiale al trono di Francia e trascorreva lunghi soggiorni al Castello di Moncalieri, residenza di Letizia, matrigna del duca. Il 30 marzo 1902, Emanuele Filiberto divenne tenente generale e fu nominato comandante della divisione militare di Torino. Il 15 luglio 1902, a testimonianza degli ottimi rapporti del duca con la corona britannica, fu creato da re Edoardo VII cavaliere dell'Ordine della Giarrettiera [3].

Reggia di Capodimonte fine XIX secolo.

Il 5 aprile 1905 il duca fu promosso comandante di corpo d’armata e destinato al 10° corpo, di stanza a Napoli. I duchi d'Aosta lasciarono, quindi, Torino il 23 giugno 1905 e si trasferirono a Napoli, dove arrivarono il 2 luglio, stabilendosi alla Reggia di Capodimonte [4]. Insieme a loro, lasciò Torino l’intera corte dei Savoia-Aosta (la sola scuderia comprendeva 30 persone e 40 cavalli), segno che non si trattava di un trasferimento momentaneo, ma di un vero e proprio cambio di residenza. In effetti, a Capodimonte i duchi aprirono una corte che, per un decennio circa, si segnalò per sfarzo e cerimonie, il duca, in questo sollecitato dalla duchessa, avrebbe voluto introdurvi anche la pratica del baciamano d’onore, ma ricevette il divieto del re, essendo tale rituale tradizionalmente riservato ai sovrani, divenendo un punto importante di sociabilità per le nobiltà meridionali [3].

Prima guerra mondiale

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Il 31 agosto 1910 fu promosso a comandante d’armata in guerra pareva rispondere al desiderio del duca di scendere finalmente in campo, ma ancora una volta il governo non volle inviarlo in Africa per la guerra di Libia, scoppiata per il dominio del territorio africano nel 1911, contro l'Impero ottomano. Rimasto a Napoli, il duca si ammalò di tifo probabilmente durante le numerose visite a soldati malati e feriti che dalla Libia venivano riportati in Italia [3][4].

Ritratto di Emanuele Filiberto pubblicato sul periodico spagnolo La Guerra Ilustrada.

Ancor prima dell'ingresso definitivo dell'Italia nella Prima guerra mondiale, il duca d'Aosta partecipò ad una mobilitazione occulta che lo portò con altri soldati a muoversi verso Venezia (Mestre) e poi verso Treviso. Il generale Luigi Cadorna, incaricato della persona di Emanuele Filiberto, gli affiancò da subito i generali Augusto Vanzo e Giuseppe Vaccari. Con l'apertura delle ostilità, il 24 maggio 1915, Emanuele Filiberto guidò, senza mai subire sconfitte sul campo durante l'intera durata del conflitto, da qui l'appellativo di Duca Invitto, la 3° Armata col grado di generale. La sede dell'Armata fu, per un periodo, Cervignano del Friuli; il comando era sito nella villa Bresciani-Attems-Auersperg. L'obiettivo era la conquista di Gorizia e Trieste. Suo capo di stato maggiore era il generale Giuseppe Vaccari (1866-1937), che del duca fu principale collaboratore e ascoltato consigliere. La 3ª armata ottenne il suo più importante successo poco più di un anno dopo, l’8-9 agosto 1916, con la conquista di Gorizia. Il 1° novembre del 1916, in accordo con il generaleCadorna che comunicherà l'ordine con telegramma circolare 2910, Emanuele Filiberto di Savoia introduce la decimazione tra i suoi reparti andando contro quello che erano le disposizioni del codice penale militare e che verrà in seguito stigmatizzato anche dalla Commissione di inchiesta su Caporetto, inchiesta però che pur riguardando direttamente il duca d'Aosta non lo vedrà mai preso in esame vista l'appartenenza dello stesso alla famiglia reale [3]. Si riporta la circolare del duca d'Aosta del 1º novembre 1916:

«"Intendo che la disciplina regni sempre sovrana fra le mie truppe. Perciò ho approvato che, nei reparti che sciaguratamente si macchiarono di così grave onta, alcuni, colpevoli o non, fossero immediatamente passati per le armi. Così farò, inesorabilmente, quante volte sarà necessario. La patria ci ha affidato un sacro dovere. Per compierlo, non mi arresterò davanti a nessuna misura, per quanto grave [5]»
Da sinistra: Emanuele Filiberto e i fratelli, Vittorio Emanuele e Luigi Amedeo.
Emanuele Filiberto assieme al figlio Amedeo nel 1916 sul campo di battaglia.

Il duca, al suo esordio militare, diede prova di fermezza e coraggio; vicino ai soldati, il suo rapporto con la truppa si rilevò determinante nell’evitare lo sbandamento dell’armata dopo Caporetto. In occasione della grandi disfatta, la 3ª armata non solo non si dissolse, ma restò compatta sotto il comando del duca, ritirandosi ordinatamente sul Piave e qui offrendo una resistenza tale da evitare un ulteriore sfondamento nel Veneto dell’esercito austro-ungarico. Si creò allora il mito del duca "invitto" che nel decennio successivo determinò il suo grande prestigio nelle forze armate e non solo. Dopo Caporetto ci si aspettava che Emanuele Filiberto dovesse naturalmente assumere il comando supremo che era stato del generale Luigi Cadorna, ma il cugino, re Vittorio Emanuele III, decise di nominare invece l'allora sconosciuto generale Armando Diaz, che aveva servito sotto lo stesso duca d'Aosta. Fu in casa Morpurgo, a Padova, che il re, tornato da Roma dopo la soluzione della crisi ministeriale, disse a Leonida Bissolati: “Non svalutiamo il duca perché potremmo averne bisogno”. Secondo alcuni storici egli alludeva alla possibilità della sua abdicazione nel caso di una sconfitta sul Piave che costringesse l’Italia alla resa. Il duca d’Aosta avrebbe potuto, in tal caso, avere la reggenza durante la minore età del principe Umberto, allora tredicenne.[6]

Elena d'Orléans, duchessa d'Aosta, in uniforme della Croce Rossa Italiana.

Il Bollettino della Vittoria, dopo la battaglia di Vittorio Veneto, riportò che "il duca d'Aosta avanza rapidamente alla testa della sua invitta III armata, anelante di ritornare sulle posizioni da essa già vittoriosamente conquistate, che mai aveva perdute" [3]. Il 17 novembre 1918 il duca entrò a Trieste, dove restò sino al 22 luglio 1919. Promosso generale d’esercito, per merito di guerra, sin dall’aprile di quello stesso anno, il 27 luglio fu nominato ispettore generale dell’arma di fanteria, incarico di cui si servì per mantenere stretti contatti con le truppe. Negli ultimi mesi della sua presenza a Trieste, il duca aveva apertamente appoggiato le pretese italiane su Fiume, ponendosi così in urto con il governo di Francesco Saverio Nitti, impegnato nelle difficili trattative di pace. Nei mesi successivi, il duca, da Torino, dove si era stabilito, si recò più volte al confine tenendo discorsi contrari alla linea del governo.

La duchessa Elena, poi, il 4 novembre 1919 andò a Fiume per partecipare, in abito di dama della Croce rossa, ai funerali di un legionario ucciso da una pattuglia di frontiera. In tale occasione essa visitò Gabriele D’Annunzio ed espresse parole di plauso alla sua azione. Ciò determinò la dura reazione del re e del governo. Nitti fece in modo che la stampa non desse grande spazio alla vicenda e stigmatizzò duramente con il sovrano l’azione dei duchi. Il re, a sua volta, riportando la notizia sul suo diario, commentò icasticamente: «vergogna!» (Artieri, 1978, p. 205), e ordinò ai duchi di compiere un lungo viaggio all’estero. La partenza del duca per il Belgio fu comunque vista dalla stampa italiana come un effetto della paura per la popolarità che egli aveva riscosso fra le truppe. Nel luglio del 1920 la carica d’ispettore generale dell’arma di fanteria fu soppressa, fra le proteste del duca stesso, che lo riteneva un attacco personale nei suoi confronti [3].

Ritratto di Emanuele Filiberto d'Aosta, Giacomo Grosso, 1928, olio su tela.

Negli anni successivi, i duchi d’Aosta si mostrarono sempre più aperti sostenitori di Benito Mussolini. Di particolare importanza fu il comportamento del duca in occasione della marcia su Roma. Già in settembre si erano diffuse voci che lo dicevano coinvolto nei preparativi dell’impresa; si diceva, per esempio, che egli avesse passato in rivista le squadre fasciste in diverse località. Ad allarmare di più il re e il presidente del Consiglio Luigi Facta fu la notizia che, quando i fascisti avevano posto il loro quartier generale a Perugia, il duca si trovasse in una villa che gli Orléans possedevano a Bevagna, vicino al capoluogo umbro. In diversi riferirono allora a Vittorio Emanuele III che il cugino Emanuele Filiberto d'Aosta fosse pronto ad appoggiare i fascisti, giungendo al punto di accettare di farsi da loro sostituire al legittimo sovrano se questi si fosse rifiutato di conferire la presidenza del Consiglio a Mussolini. In realtà, non esistono prove certe che vi fossero state intese fra questi e il duca. Ciò che si conosce sono per lo più voci raccolte da terzi, come nel caso di Emilio Lussu, che raccontava di aver saputo da un aiutante di campo del re, suo amico, che il duca aveva informato il sovrano di esser pronto a detronizzarlo pur di salvare la monarchia (E. Lussu, Marcia su Roma e dintorni, Torino 1945, pp. 109 s.). Il re lo temeva [3].

I duchi d'Aosta in Vaticano nel 1929.

Celebre in questo senso la scena raccontata anni dopo dal presidente Facta alla figlia, in cui il sovrano sabaudo si sarebbe agitato disperato, ripetendo: «Viene il duca d’Aosta, viene il duca d’Aosta» (Répaci, 1972, pp. 585, 940). Se da una parte è arduo credere che il duca, educato e fedele al più ligio lealismo dinastico, sarebbe stato disposto ad accettare l’estromissione del cugino, dall’altra è vero, invece, che i fascisti si servirono abilmente, fomentandola, della paura che il re nutriva verso il duca d’Aosta. Tale paura non fu, del resto, la meno importante delle ragioni che convinsero il sovrano, il 28 ottobre 1922, a mutare la decisione assunta in precedenza revocando lo stato d'assedio [3].

Emanuele Filiberto all'inaugurazione dello Stadio Filadelfia di Torino, nel 1926.

Nel gennaio del 1923 Emanuele Filiberto fu chiamato a fare parte dell’allora istituito Consiglio dell’esercito. Alla fine di quello stesso anno si ammalò gravemente di polmonite, tanto che Vittorio Emanuele III si recò a Torino l’11 dicembre, temendolo in pericolo di vita. Il fascismo, dopo la presa del potere, lo onorò, ma non gli conferì cariche di reale potere. Il 23 giugno 1925 divenne presidente dell’Opera del dopolavoro, carica che tenne per poco più di due anni, dimettendosene nell’aprile 1927. Emanuele Filiberto fu nominato maresciallo d’Italia il 26 luglio 1926, insieme a Pietro Badoglio, Enrico Caviglia, Gaetano Giardino e Guglielmo Pecori Giraldi, due anni dopo Luigi Cadorna e Armando Diaz. Il duca era riconosciuto come il principale simbolo dei soldati italiani nella Grande Guerra, per cui rivestì numerosi incarichi di rappresentanza della corona, tra cui va ricordata almeno la presidenza delle celebrazioni torinesi del 1928 per il decennale della vittoria e i quattro secoli dalla nascita di Emanuele Filiberto, il "duca di ferro". Fra le cariche che gli furono allora conferite, vi furono quelle di presidente dell’Ordine militare di Savoia e di presidente della commissione per le Promozioni per merito di guerra degli ufficiali delle colonie [3].

Tomba del Duca Invitto a Redipuglia.

Nel giugno 1931 il duca si ammalò nuovamente di polmonite. Dopo aver ricevuto un’ultima visita del re, il 29 giugno, morì il 4 luglio a Torino, nel suo Palazzo Cisterna. Chiese, davanti ai figli, al re: «Digli che ti sono stato sempre fedele...[7]». Al funerale, tenutosi a Torino il 7 luglio 1931, parteciparono i sovrani e i principi di Piemonte. Il corpo fu portato al Sacrario di Redipuglia perché riposasse accanto ai soldati della 3ª armata. Elena d’Orléans si risposò segretamente nell’ottobre 1936 con il colonnello Otto Campini (1892-1974), un ufficiale piemontese, di Brusasco, che faceva parte della sua corte [8]. Continuò ad abitare a Capodimonte anche dopo la fine della monarchia, lasciandola solo nel 1949, quando si trasferì a Castellamare di Stabia, dove morì il 21 gennaio 1951. I funerali furono celebrati nel duomo di Napoli e il corpo fu tumulato nella chiesa della basilica di Capodimonte. Entrambi i figli le erano premorti, infatti Amedeo morì nel 1942 mentre Aimone nel 1948 [3]. Il testamento spirituale di Emanuele Filiberto d'Aosta recita:

«La sera scende sulla mia giornata laboriosa e mentre le tenebre inondano e sommergono la mia vita terrena e sento avvicinarsi la fine innalzo a Dio il mio pensiero riconoscente per avermi concesso nella vita infinite grazie, ma sopratutto quella di servire la Patria ed il mio Re con onore e con umiltà. Grande ventura è stata per me quella di vedere, prima di chiudere gli occhi alla luce terrena, avverato il segno giovanile della completa redenzione d'Italia e di avere potuto, mercè il valore dei miei soldati concorrere alla Vittoria che ha coronato di alloro i sacrifici compiuti. Muoio perciò serenamente, sicuro che un magnifico avvenire si dischiuderà per la Patria nostra, sotto l'illuminata guida del Re ed il sapiente governo del Duce. Al mio Augusto Sovrano, che ho servito sempre con lealtà, con ardore e con fede, rivolgo le più care espressioni del mio animo grato per l'affetto che ha sempre avuto per me. Ai carissimo nipote Umberto, promessa e speranza d'Italia, il mio augurio più affettuoso e più fervido. A. S. M. la Regina, alla mia sposa. Hélène, ai miei figli Amedeo ed Aimone, ai miei fratelli Vittorio e Luigi, a tutti i miei congiunti, il mio pensiero riconoscente per il bene che mi hanno voluto e che ho contraccambiato con pari tenerezza. In quest'ora della triste dipartita desidero esprimere particolarmente tutta la mia gratitudine ad Hélène per le cure che sempre mi ha prodigato e pregare i miei due cari figli di continuare nella via che ad essi ho tracciato e che si compendia nel motto: Tutto per la Patria e per il Re. Il mio estremo saluto va a tutti i miei amici, collaboratori e cari compagni d'arme del Carso e del Piave, cui esprimo ancora tutta la mia riconoscenza per quanto ai miei ordini hanno fatto per la gloria della Terza Armata e per la grandezza della Patria. Desidero che la mia tomba sia, se possibile, nel Cimitero di Redipuglia in mezzo agli Eroi della Terzo Armata. Sarò, con Essi, vigile e sicura scolta alle frontiere d'Italia, al cospetto di quel Carso che vide epiche gesta ed innumeri sacrifici, vicino a quel mare che accolse le salme dei marinai d'Italia [2]»

A Emanuele Filiberto sono dedicati il ponte Duca d'Aosta sul fiume Tevere, a Roma, inaugurato nel 1942 su progetto dell'architetto Vincenzo Fasolo, e il ponte monumentale sul Piave a Jesolo, inaugurato dallo stesso Duca d'Aosta il 9 ottobre 1927, mentre la Regia Marina ha intitolato alla sua memoria un incrociatore che al termine del secondo conflitto mondiale venne ceduto in conto riparazione danni di guerra all'Unione Sovietica. Torino gli ha dedicato la piazzetta (dove è presente il monumento al Fante d'Italia) di fronte all'ingresso del Politecnico di corso Duca degli Abruzzi (suo fratello minore), mentre Milano gli ha intitolato la piazza antistante la Stazione di Milano Centrale e Genova, sua città natale, un viale posto in prossimità della Stazione di Genova Brignole. A lui era inoltre intitolato il sanatorio di Cuasso al Monte, originariamente definito "Istituto climatico sanatoriale Emanuele Filiberto Duca d'Aosta", fino alla sua conversione in ente ospedaliero [3].

Dal matrimonio tra Emanuele Filiberto ed Elena d'Orléans nacquero [3]:

Genitori Nonni Bisnonni Trisnonni
Carlo Alberto di Savoia Carlo Emanuele di Savoia-Carignano  
 
Maria Cristina di Sassonia  
Vittorio Emanuele II di Savoia  
Maria Teresa d'Asburgo-Toscana Ferdinando III di Toscana  
 
Luisa Maria Amalia di Borbone-Due Sicilie  
Amedeo I di Spagna  
Ranieri Giuseppe d'Asburgo-Lorena Leopoldo II d'Asburgo-Lorena  
 
Maria Ludovica di Borbone-Spagna  
Maria Adelaide d'Asburgo-Lorena  
Maria Elisabetta di Savoia-Carignano Carlo Emanuele di Savoia-Carignano  
 
Maria Cristina di Sassonia  
Emanuele Filiberto di Savoia  
Giuseppe Alfonso dal Pozzo della Cisterna, IV principe di Cisterna d'Asti Giuseppe dal Pozzo della Cisterna, III principe di Cisterna d'Asti  
 
Enrichetta Caresana di Carizio  
Carlo Emanuele dal Pozzo della Cisterna, V principe di Cisterna d'Asti  
Maria Anna Balbo Bertone Carlo Emanuele Balbo Bertone  
 
Rosalia Asinari di San Marzano  
Maria Vittoria dal Pozzo della Cisterna, VI principessa di Cisterna d'Asti  
Werner de Mérode Guillaume Maximillia de Merodede  
 
Marie d'Ongnies  
Luisa de Mérode  
Victoire de Spangen d'Uyternesse François de Spangen d'Uyternesse  
 
Louise Xavière de Flaveau de La Raudière  
 

Ascendenza patrilineare

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  1. Umberto I, conte di Savoia, circa 980-1047
  2. Oddone, conte di Savoia, 1023-1057
  3. Amedeo II, conte di Savoia, 1046-1080
  4. Umberto II, conte di Savoia, 1065-1103
  5. Amedeo III, conte di Savoia, 1087-1148
  6. Umberto III, conte di Savoia, 1136-1189
  7. Tommaso I, conte di Savoia, 1177-1233
  8. Tommaso II, conte di Savoia, 1199-1259
  9. Amedeo V, conte di Savoia, 1249-1323
  10. Aimone, conte di Savoia, 1291-1343
  11. Amedeo VI, conte di Savoia, 1334-1383
  12. Amedeo VII, conte di Savoia, 1360-1391
  13. Amedeo VIII (Antipapa Felice V), I duca di Savoia, principe di Piemonte, 1383-1451
  14. Ludovico, II duca di Savoia, principe di Piemonte, 1413-1465
  15. Filippo II, III duca di Savoia, principe di Piemonte, 1443-1497
  16. Carlo II, IV duca di Savoia, principe di Piemonte, 1486-1553
  17. Emanuele Filiberto, V duca di Savoia, principe di Piemonte, 1528-1580
  18. Carlo Emanuele I, VI duca di Savoia, principe di Piemonte, 1562-1630
  19. Tommaso Francesco, principe di Carignano, 1596-1656
  20. Emanuele Filiberto, principe di Carignano, 1628-1709
  21. Vittorio Amedeo I, principe di Carignano, 1690-1741
  22. Luigi Vittorio, principe di Carignano, 1721-1778
  23. Vittorio Amedeo II, principe di Carignano, 1743-1780
  24. Carlo Emanuele, principe di Carignano, 1770-1800
  25. Carlo Alberto, re di Sardegna, 1798-1849
  26. Vittorio Emanuele II, re d'Italia, 1820-1878
  27. Amedeo I, re di Spagna e I duca d'Aosta, 1845-1890
  28. Emanuele Filiberto, principe delle Asturie e II duca d'Aosta, 1869-1931

Onorificenze italiane

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Grande stemma da Principe d'Italia
Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria
«Espressione guerriera della millenaria stirpe sabauda, guidò con sicura fede ed incrollabile tenacia la «Invitta Armata» in undici battaglie sull'Isonzo, in quelle gloriose sul fiume sacro e nel travolgente inseguimento che portò il tricolore là ove il suo Re aveva fissato. Sublime esempio di costante valore fra i suoi valorosi soldati. 24 maggio 1915-4 novembre 1918»
 24 giugno 1937 [11]
Medaglia d'oro di benemerenza per il terremoto calabro-siculo (1908) - nastrino per uniforme ordinaria
«A S. A. R. Emanuele Filiberto di Savoia, Duca d'Aosta, già presidente del Comitato centrale di soccorso»
 Regio Decreto 5 maggio 1910 [12]

Onorificenze straniere

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  1. Pio IX e Vittorio Emanuele II.
  2. 1 2 Dal testamento spirituale del Duca d'Aosta, su rete.comuni-italiani.it. URL consultato il 28 febbraio 2026.
  3. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 SAVOIA AOSTA, Emanuele Filiberto di, duca d'Aosta - Enciclopedia, su Treccani. URL consultato il 31 gennaio 2026.
  4. 1 2 www.tuttostoria.net, su tuttostoria.net.
  5. [about:blank]
  6. Ugo D’Andrea, La fine del Regno. Grandezza e decadenza di Vittorio Emanuele III, Società editrice Torinese, 1951, pag. 256.
  7. Tratto da "In nome del Re" di Amedeo di Savoia-Aosta (1943), pag.19
  8. Fabrizio Bacolla, Due amanti a palazzo ellena, su www.giornalelavoce.it, 12 febbraio 2016. URL consultato il 31 gennaio 2026.
  9. 1 2 https://books.google.it/books?id=0dnhcmSJ6FcC&pg=PP5&redir_esc=y#v=onepage&q&f=false
  10. 1 2 Onorificenze - Dettaglio decorato (12723), su quirinale.it, Presidenza della Repubblica Italiana. URL consultato il 12 aprile 2026.
  11. Regio decreto del 5 giugno 1910 che approva gli annessi elenchi degli enti e delle persone ai quali vennero conferite medaglie ed attestazioni di menzione onorevole per l'opera da essi data in occasione del terremoto del 28 dicembre 1908, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia n. 131 (straordinario) del 5 giugno 1910
  12. https://archive.org/details/almanachdegotha00unse_50/page/n103/mode/2up
  13. https://babel.hathitrust.org/cgi/pt?id=mdp.39015049878823&view=1up&seq=631&skin=2021
  14. https://runeberg.org/statskal/1905/0465.html
  15. http://www.antiquesatoz.com/sgfleece/knights5.htm
  16. vedi qui, su thegazette.co.uk.
  • M. Cervi, Il Duca invitto. La vita del duca Emanuele Filiberto di Savoia-Aosta principe e condottiero, De Agostini, Novara, 1987
  • G. Cecini, Generali in trincea, Chillemi Editore, Roma, 2017
  • A. Vanzo - A. Saccoman, In guerra con la Terza Armata, Itinera Progetti, Bassano del Grappa, 2017.
  • P. R. Giuliani, Gli arditi. Breve storia dei Reparti d'Assalto della Terza Armata, Itinera Progetti, Bassano del Grappa, 2017.

Voci correlate

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Altri progetti

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Collegamenti esterni

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Predecessore Duca d'Aosta Successore
Amedeo I 1890 - 1931 Amedeo

Predecessore Principe delle Asturie Successore
Alfonso di Borbone-Spagna 1871 - 1873 Isabella di Borbone-Spagna

Predecessore Erede al trono italiano Successore
Vittorio Emanuele, principe di Napoli Erede presuntivo
1900-1904
Umberto, Principe di Piemonte

Predecessore Duca delle Puglie Successore
Titolo inesistente 1869 - 1890 Amedeo

Predecessore Principe Della Cisterna Successore
Maria Vittoria dal Pozzo della Cisterna 1876 - 1931 Amedeo
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