Palazzo d'Avalos del Vasto

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Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando il palazzo omonimo sito a Vasto, vedi Palazzo d'Avalos.
Palazzo d'Avalos del Vasto
Palazzo Mille2.jpg
Facciata celata dalla vegetazione
Localizzazione
StatoItalia Italia
LocalitàNapoli
Indirizzovia dei Mille, 48-50
Coordinate40°50′12.74″N 14°14′16.54″E / 40.836873°N 14.237927°E40.836873; 14.237927Coordinate: 40°50′12.74″N 14°14′16.54″E / 40.836873°N 14.237927°E40.836873; 14.237927
Informazioni generali
Condizioniin corso di ristrutturazione
CostruzioneXVI secolo
Usoda definire
Realizzazione
ProprietarioEredi d'Avalos e Ferlaino

Il palazzo d'Avalos del Vasto è un palazzo monumentale di Napoli nel quartiere Chiaia.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Eretto nel XVI secolo come residenza della famiglia d'Avalos Marchesi di Pescara e del Vasto, fu rimaneggiato nel 1751 dall'architetto napoletano Mario Gioffredo; gli interventi, di stile neoclassico, consistevano nella costituzione di poggioli, precedentemente assenti, utilizzando delle balaustre per ogni vano in modo da evitare la ripartizione in lesene e denotando un leggero bugnato.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

L'ingresso principale, anch'esso opera del Gioffredo, preceduto da quattro colonne con funzione di sostegno del balcone superiore, conduce ad un vestibolo con volte adornato da nicchie e da stucchi di influenza vanvitelliana. I due corpi di fabbrica, che ne conferiscono la caratteristica forma ad “U”, presentano entrambi, nelle facciate contrapposte, altri due ingressi, dotati di colonnine e poggiolo.

Al primo piano erano presenti gli arazzi della battaglia di Pavia, donati da Carlo V, nella quale aveva partecipato il marchese del casato, poi trasferiti al Museo di Capodimonte. Nel 1849 l'ing. Achille Pulli realizzò la cancellata che separa il giardino dall'esterno.

Prospettive sul palazzo d'Avalos del Vasto[modifica | modifica wikitesto]

Attualmente è in corso un'opera di ristrutturazione, in quanto è di proprietà della Vasto srl (eredi d'Avalos e Facciuti) che ha prodotto un progetto di restauro approvato dalla locale Soprintendenza. Attualmente si prevedono due scenari evolutivi: o il recupero sarà concluso, pena l'ulteriore rimaneggiamento dell'edifizio o, per favorire la riqualificazione del palazzo, potrebbe essere acquisito dal Comune, come già successe con il vicino palazzo Carafa di Roccella, ora sede del palazzo delle Arti di Napoli. Recenti problemi di bilancio dell'amministrazione municipale e della situazione economica internazionale, tuttavia, smentiscono questa ultima ipotesi.[senza fonte]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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