Giovanni Domenico D'Auria

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Giovanni Domenico D'Auria (... – 1573) fu uno scultore napoletano del XVI secolo, cresciuto alla scuola di Giovanni da Nola.

Proprio al suo maestro fu commissionato intorno al 1550 la realizzazione del sepolcro del viceré Pedro Álvarez de Toledo y Zuñiga e della viceregina Maria Ossorio Pimentel, situato nella chiesa di San Giacomo degli Spagnoli, ed a cui D'Auria contribuì insieme ad Annibale Caccavello.

D'Auria realizzò in carriera diversi monumenti sepolcrali per noti personaggi napoletani. Uno di questi è il sepolcro di Porzia Capece, nella chiesa di San Domenico Maggiore scolpito con Caccavello nel 1559, nello stesso edificio è conservato il suo sepolcro di Berardino Rota (1569-71), decorato con figure di Tevere ed Arno e simboli italiani e latini che lo stesso Rota adottava nelle sue poesie.

Inoltre nella chiesa dei SS. Severino e Sossio, nella cappella Sanseverino, collabora ai sepolcri dei tre fratelli Sanseverino, sempre sotto la guida di Giovanni da Nola (1539-45), con Caccavello e Antonio Tenerello. Nella cappella Gesualdo invece è posta una sua ancona marmorea con tema Pietà e i Santi Biagio e Antonio da Padova, a sinistra del presbiterio.

Dal Diario di Caccavello apprendiamo che lui e il D'Auria, che erano i due discepoli più noti del Nolano, crearono un sodalizio artistico che caratterizzò tutta la loro carriera e che si tramandò anche alle loro famiglie ed eredi.

Nella Chiesa di San Giovanni a Carbonara, e più in particolare nella cappella Caracciolo di Vico, D'Auria realizza sepolcri per Nicola Antonio e Galeazzo Caracciolo, ancora con Caccavello. Sempre in questa chiesa su loro disegno è edificata la Cappella Di Somma, di cui D'Auria realizza l'altare destro con parte inferiore del rilievo dell'Assunta.

Un suo rilievo che ha come la Madonna delle Grazie, scolpito con Caccavello, è conservato nella chiesa di San Pietro ad Aram.

Sempre in collaborazione col Caccavello, lavorò alla Fontana dei Quattro del Molo terminando le statue gigantesche iniziate dal loro maestro, che rappresentavano i quattro fiumi principali del mondo allora conosciuto (Tigri, Eufrate, Gange e Nilo), che circa un secolo dopo vennero asportate e spedite in Spagna dal viceré Pietro Antonio d'Aragona.

Un'altra opera del D'Auria è la scultura di San Rocco custodita nell'omonima chiesa di Catanzaro.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ SAN ROCCO, visitcatanzaro.it. URL consultato il 17 aprile 2017 (archiviato dall'url originale il 17 aprile 2018).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Napoli e dintorni, Touring Club Italiano, 2001, ISBN 88-365-1954-7, 9788836519545.
  • R. Naldi (a cura di), Giovanni da Nola, Annibale Caccavello, Giovan Domenico d'Auria. Sculture ritrovate tra Napoli e Terra di lavoro 1545-1565 , Electa Napoli, Napoli 2007, ISBN 88-510-0413-7.
  • Francesco Abbate, Il sodalizio tra Annibale Caccavello e Gian Domenico D'Auria e un'ipotesi per Salvatore Caccavello, in Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa, 1976, VI, 1.
  • Francesco Abbate, Storia dell'arte nell'Italia meridionale: il Cinquecento, Donzelli Editore, 2001, ISBN 88-7989-653-9, 978887989653.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]