Villa Bisignano

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Villa Bisignano
Villa Bisignano.jpg
Prospetto della villa
Ubicazione
StatoItalia Italia
LocalitàNapoli
Coordinate40°50′05.66″N 14°19′20.8″E / 40.834905°N 14.322444°E40.834905; 14.322444Coordinate: 40°50′05.66″N 14°19′20.8″E / 40.834905°N 14.322444°E40.834905; 14.322444
Informazioni
CondizioniIn uso
CostruzioneXVIII

Villa Bisignano, nota anche come villa Roomer e palazzo Bisignano Chiaromonte di Sanseverino, è una delle ville vesuviane del cosiddetto Miglio d'oro, censite e tutelate dall'Ente per le ville vesuviane del Miglio d'oro. Si trova a Napoli, nel quartiere Barra.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La villa fu fatta edificare nel 1500 circa, dalla famiglia Carafa di Maddaloni e fu ampliata nel 1630, per volontà del banchiere fiammingo e nuovo proprietario Gaspare Roomer, il quale vi ospitò anche la sua famosa collezione di opere d'arte. All'interno della Villa sono presenti affreschi di Aniello Falcone datati 1647, che l'artista eseguì per il Roomer, i quali raffigurano una grande battaglia e Storie di Mosè. La decorazione della volta di quella che fu la libreria del celebre personaggio, è decorata con cinque affreschi: la Battaglia tra Israeliti ed Amalachiti, l'Attraversamento del Mar Rosso, l'Adorazione del serpente di bronzo", Mosè fa scaturire l'acqua dalla rupe, ed "il Ritrovamento di Mosè".

L'aspetto attuale dell'edificio risente dei restauri settecenteschi e delle modifiche volute dai successivi proprietari, i Chiaromonte di Sanseverino, principi di Bisignano.

L'intero complesso architettonico, mutilato del parco che ospitava l'Orto botanico e pregevoli sculture, si presenta in un buono stato di conservazione. È possibile distinguere l'impronta architettonica delle varie epoche costruttive. L'impianto centrale reca infatti l'orma del gusto cinquecentesco nella pianta rettangolare ed è concepito secondo uno schema modulare; mentre la torre, che contraddistingue l'edificio, è forse memoria delle ville turrite che sorgevano a Barra già alla fine del XV secolo.

"Una grande battaglia e Storie di Mosè" affreschi di Aniello Falcone

La pianta del palazzo è a U, aperta sul cortile porticato, i cui ampi spazi si aprivano, come si legge nella mappa del Duca di Noja Carafa, sul viale che dava accesso al parco. Sul portico e sulle ali laterali del cortile corre una vasta terrazza, con una balaustra in piperno finemente scolpita e rivolta verso la vista del Vesuvio e del mare. Cortile e terrazze fanno supporre che in passato siano stati usati per feste e spettacoli teatrali: l'architettura stessa faceva da scenografia di grande effetto. Si crea un efficace gioco espressivo tra l'austera solidità del piano terra e l'elegante leggerezza delle logge del primo piano, dove la scala, aperta a tre rampanti, funge da garbato elemento di connessione.

I lavori sono ricordati anche da una lapide murata nell'androne, datata 1776.

Per numerosi anni la villa è stata sede della scuola media statale Giulio Rodinò.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Pasquale Cozzolino, La Barra e sue origini, Napoli 1889.
  • Nicola Lapegna, Origini e storia di Barra, Napoli 1929.
  • Cesare De Seta, L. Mauro, M. Perone, Le Ville Vesuviane, Milano 1980.
  • Cesare De Seta, I casali di Napoli, Bari 1984.
  • Pompeo Centanni, Il nobile casale della Barra, Napoli 1997.
  • Angelo Renzi, 7 divagazioni sullo stemma del Casale di Barra, Napoli 1995.
  • Comune di Napoli Assessorato all'Identità, cultura e promozione dell'immagine, Per una guida turistica di Barra, Napoli 1997/98.
  • Raffaele Ciaravolo, La storia di Barra, Napoli 2000.
  • Raffaele Ciaravolo, Sirinum, Casabalera e Barra de' Coczis, Napoli 2006.
  • Romano Marino, Barra da riscoprire e ...altre storie, Napoli 2008.
  • Romano Marino, "Barra un Comune... dentro la città", Napoli 2010.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]