Complesso monastico di Suor Orsola Benincasa

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Chiesa di Santa Maria di Montesanto
Entrata Orsola.jpg
Uno degli ingressi del complesso
Stato Italia Italia
Regione Regione-Campania-Stemma.svg Campania
Località CoA Città di Napoli.svg Napoli
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Sant'Orsola
Diocesi Arcidiocesi di Napoli
Stile architettonico barocco
Inizio costruzione XVI secolo

Coordinate: 40°50′27.82″N 14°14′34.71″E / 40.841062°N 14.242975°E40.841062; 14.242975

Il complesso monastico di Suor Orsola Benincasa è tra i più vasti complessi architettonici di Napoli; si estende su di una superficie di 33.000 m² e si erge nel centro storico, in via Suor Orsola 10.

La struttura, in realtà, è una vera e propria abbazia di grandi dimensioni, caratterizzata da due monasteri fondati tra il XVI e il XVII secolo, da due chiese, chiostri e i giardini pensili.

La fondatrice del complesso: suor Orsola Benincasa[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Orsola Benincasa.

Orsola Benincasa (Napoli, 21 ottobre 1547) è stata una religiosa e mistica napoletana, fondatrice delle romite e delle oblate dell'Immacolata Concezione (oggi, suore teatine). Tra le più rilevanti figure cittadine del tempo, la si può individuare tra i maggiori esponenti della Napoli controriformata. Ricordiamo che Napoli fu la prima città in Italia in cui nacquero, seppur disorganizzate e ignorate dai governi, le prime forme letterarie di intolleranza al clima culturale che seguì la controriforma.[1]

Come già accennato, la suora fu al centro di numerose esperienze mistiche e proprio a seguito di una di esse, nel maggio del 1582 venne ricevuta in udienza a Frascati da papa Gregorio XIII, al quale comunicò di aver ricevuto da Dio l'incarico di trasmettergli un messaggio di riforma per tutta la Chiesa. Venne quindi fatta esaminare da una commissione, di cui facevano parte Giulio Antonio Santorio e Filippo Neri, che riconobbe le sue virtù.

La suora, in seguito, fu propensa ad esprimere una religiosità militante ed autonoma che le istituzioni della Chiesa riuscirono solo col tempo a ricondurre entro i limiti consentiti: l'autorità ecclesiastica, infatti, fu costretta a dichiarare "laico" il suo ritiro, e a sottoporlo ai controlli di un ordine religioso maschile.

Quando il controllo venne affidato ai teatini, questi, proposero alla mistica di affiancare alle oblate un ordine di severa clausura, in modo che diventasse il "braccio" femminile dell'ordine di san Gaetano.

Questo progetto, presente in uno dei testamenti di suor Orsola, fu il primo passo che comportò la costruzione di questo enorme complesso per le romite; i lavori d'innalzamento della struttura cominciarono dopo la sua morte avvenuta nel 1620.

Le virtù religiose ed eroiche di suor Orsola Benincasa furono proclamate il 7 agosto 1793 nella basilica romana di Sant'Andrea della Valle da papa Pio VI, che le attribuì il titolo di venerabile.

Arte ed architettura[modifica | modifica wikitesto]

Un tratto delle mura del Suor Orsola

Il progetto architettonico prevedeva la costruzione di un complesso esternamente semplice, ma complesso nell'articolazione dei fabbricati, in quanto avrebbe dovuto tener conto della morfologia irregolare della collina sulla quale sarebbe stato costruito.

Gli spazi, ampi ed ariosi, rispettano i dettami del Concilio di Trento, lo dimostra in particolare il cuore del complesso, che, composto da tre fabbricati disposti a U, appare estremamente riservato ed è architettonicamente "nascosto" da una monumentale cinta murata, completamente in tufo ed alta 20 metri.

Il complesso, anche se oggi è sede dell'istituto universitario Suor Orsola Benincasa, esercita ancor oggi un richiamo turistico-culturale; non solo per la sua architettura, ma anche per le sue testimonianze artistiche. Notevoli sono:

Altre immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Guido De Ruggiero, Rinascimento, Riforma e Controriforma, 1942.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Un luogo una storia Suor Orsola Benincasa, Napoli 1990.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]