Ars antiqua

Nella storia della musica, l'ars antiqua o ars vetus (latino per arte antica, arte vecchia) è quel periodo convenzionale della musica medievale anteriore alla riforma musicale detta ars nova iniziata nel XIV secolo da Philippe de Vitry e da Marchetto da Padova.
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Nel 1150 nasce la prima grande scuola polifonica, ovvero la scuola di Notre-Dame, sviluppatasi a Parigi intorno alla Cattedrale di Notre-Dame. Questa scuola darà luogo anche a una prima grande esperienza contrappuntistica che verrà chiamata ars antiqua per distinguerla dall'Ars nova, che sarà un altro grande movimento polifonico che nascerà nel Trecento e che si contrapporrà all'ars antiqua.
La scuola di Notre-Dame si sviluppò tra il 1150 e il 1320. All'interno di questo periodo è possibile distinguere due grandi fasi:
Prima fase
[modifica | modifica wikitesto]Compaiono i primi nomi di musicisti. I primi due musicisti menzionati nella storia della musica europea sono: Magister Leoninus e Magister Perotinus (quest'ultimo chiamato anche optimus discantor, perché componeva soprattutto clausolae in stile di discanto molto apprezzate). Il primo scrisse il Magnus Liber Organi, che contiene un ciclo di graduali, responsori e alleluia a due voci per l'intero anno liturgico. Il secondo aggiunse una terza voce alle opere di Leonino. Questi compositori compongono negli stili dell'organum e del discanto.
Esemplificando, un canto gregoriano può essere paragonato a una retta divisibile in sezioni. Vi era, infatti, una prima parte del canto gregoriano, cantata in cantus planus dal coro dei fedeli, a cui faceva seguito una seconda sequenza, in polifonia, che non poteva essere cantata dai fedeli perché presupponeva un maggior professionismo. Poi c'era una terza sezione che era ancora in cantus planus, quindi cantata dal coro dei fedeli. Infine poteva esserci un'ultima sezione, data in polifonia. Le sezioni interne venivano messe in polifonia in stile di organum melismatico. La parte finale di un canto gregoriano si chiamava clausula (= chiusura) e aveva circa 20 note. Sui melismi, ossia le parti in cui su una sola sillaba si trovava un'ornamentazione melodica relativamente lunga, l'allungamento delle note avrebbe determinato una sezione enormemente grande, più grande di tutto ciò che veniva prima, rovinando nel contempo il melisma, il quale aveva senso solo se eseguito alla giusta velocità. Quindi, nella clausula, il tenor improvvisamente interrompeva le note lunghe per eseguire il melisma alla corretta velocità mentre la voce superiore contrappuntava nota per nota in stile di discanto. Il risultato, denominato appunto clausula, piaceva perché in essa si percepiva il gioco contrappuntistico, cioè il dialogo di due voci insieme a un ritmo più serrato.
La clausula diventa l'oggetto dell'interesse tanto del compositore quanto del fedele che ama ascoltare queste sezioni più movimentate. Accade in seguito quello che era avvenuto con i tropi di complemento, cioè la clausula si stacca dal canto gregoriano e diventa un canto autonomo, fermo restando che le note del tenor sono quelle della parte finale di un canto gregoriano. A questo punto si pose un problema: finché ci si trovava alla fine di un canto, la parola "Domino" aveva un significato perché era la conclusione di un testo gregoriano, ma, nel momento in cui "Domino" è il testo del tenor su cui si costruisce un canto a sé, questo testo non ha più un senso completo. Si risolve il problema dando un testo nuovo alla seconda voce detta mottetus, nome che venne a designare la forma del mottetto che deriva dalla clausola, proprio perché è una clausola polifonica che si è staccata dal canto originale ed è diventata un canto autonomo. In un primo momento il testo del mottetus era collegato alla parola del tenor, quindi il testo del mottetus parlava di Dominus, cioè di Dio. Dunque, partendo da un testo coerente, si aggiunse in seguito una terza voce con un altro testo ancora. Si costruiscono, così, mottetti in cui il tenor ha, come testo, la parola Domino, la seconda voce detta mottetus o duplum ne ha un altro e la terza voce detta triplum un altro testo ancora. I titoli di questi mottetti, detti quindi politestuali, hanno la particolarità di riportare gli incipit di tutte le voci.
Finché il mottetto restò in ambito sacro non ci furono problemi: si dava alle voci superiori un testo che faceva riferimento alla parola conclusiva della clausola. Il problema nacque quando il mottetto diventò una forma profana: ora i testi aggiunti sul tenor gregoriano originale sono in lingua francese e in lingua volgare di contenuto profano. Non è infrequente che mottetti profani siano composti su un'antica clausola gregoriana. Il mottetto diventa, dunque, una forma politestuale e plurilinguistica, favorendo lo sviluppo dell'autonomia di ciascuna voce.
Seconda fase
[modifica | modifica wikitesto]Nella seconda fase le clausole si staccano dal canto originale e diventano mottetti. Ci furono, però, delle novità anche dal punto di vista ritmico. Nel 1260 venne scritto un trattato che si intitolava ars cantus mensurabilis (arte del canto misurato) scritto da Francone da Colonia, che segnò il passaggio alla nostra concezione della misura del tempo. Fino a quando il canto aveva due voci, il tenor era una nota tenuta, quindi si sentiva una prima voce che procedeva per valori lunghi e una seconda voce che vi cantava sopra un melisma. Quando venne aggiunta una terza voce, bisognava trovare un ritmo comune. La soluzione fu costituita dai modi ritmici, 6 schemi ritmici, tutti a suddivisione ternaria, corrispondenti a quelli che noi chiamiamo tempo composto. La suddivisione ternaria sottintendeva il numero perfetto 3, in quanto numero della Trinità. Francone da Colonia introdusse un nuovo sistema. Immaginò una serie di figure sempre più piccole: immaginò una grande figura che chiamò duplex longa o maxima, che poteva essere divisa in figure più piccole. Da qui il concetto di mensuralismo, proprio perché si organizzava la successione del canto in misure rigorose, rigide in cui c'è lo stesso numero di valori. I compositori della seconda fase che scrissero soprattutto mottetti furono:
- Petrus de Cruce;
- Anonimo IV, che ci ha dato informazioni sull'ars antiqua. L'autore era inglese e grazie a lui abbiamo notizie di Magister Leoninus e Perotinus;
- Adam de la Halle;
Procedendo, nacquero anche procedimenti più complicati di contrappunto, quali:
- Contrappunto di polifonia consistente nel fatto che, in un canto a due voci, una voce aveva la pausa e la voce superiore una nota e viceversa (hoquetus, ovvero a singhiozzo);
- La rota, cioè il procedimento del canone. In sostanza, una voce comincia dopo la stessa sequenza melodica di un'altra voce, imitandola. Il primo esempio di canone fu una rota inglese simile a Fra Martino campanaro, cioè un meccanismo per cui ogni voce ricomincia da capo e si può non finire mai, perché le voci sono tutte sfasate e ritornano al punto di partenza.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Voce "ars antiqua", in The New Grove Dictionary of Music and Musicians, ed. Stanley Sadie. 20 vol. London, Macmillan Publishers Ltd., 1980. ISBN 1-56159-174-2
- Richard H. Hoppin, Medieval Music. New York, W.W. Norton & Co., 1978. ISBN 0-393-09090-6
- Harold Gleason and Warren Becker, Music in the Middle Ages and Renaissance (Music Literature Outlines Series I). Bloomington, Indiana. Frangipani Press, 1986. ISBN 0-89917-034-X
- Franco of Cologne, Ars cantus mensurabilis, tr. Oliver Strunk, in Source Readings in Music History. New York, W.W. Norton & Co., 1950.
Voci correlate
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