Busseto

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Busseto
comune
Busseto – Stemma Busseto – Bandiera
La Rocca dei Pallavicino, oggi sede municipale
La Rocca dei Pallavicino, oggi sede municipale
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Emilia-Romagna-Stemma.svg Emilia-Romagna
Provincia Provincia di Parma-Stemma.png Parma
Amministrazione
Sindaco Maria Giovanna Gambazza (centro-sinistra) dal 15/05/2011
Territorio
Coordinate 44°58′52.601″N 10°02′28.709″E / 44.981278°N 10.041308°E44.981278; 10.041308 (Busseto)Coordinate: 44°58′52.601″N 10°02′28.709″E / 44.981278°N 10.041308°E44.981278; 10.041308 (Busseto)
Altitudine 40 m s.l.m.
Superficie 76,59 km²
Abitanti 7 099[2] (31-12-2014)
Densità 92,69 ab./km²
Frazioni Frescarolo, Madonna dei Prati, Roncole Verdi, Samboseto, San Rocco, Sant'Andrea, Semoriva, Spigarolo[1]
Comuni confinanti Alseno (PC), Besenzone (PC), Fidenza, Polesine Zibello, Soragna, Villanova sull'Arda (PC)
Altre informazioni
Cod. postale 43011
Prefisso 0524
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 034007
Cod. catastale B293
Targa PR
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Cl. climatica zona E, 2 508 GG[3]
Nome abitanti bussetani
Patrono san Bartolomeo Apostolo
Giorno festivo 24 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Busseto
Busseto
Posizione del comune di Busseto nella provincia di Parma
Posizione del comune di Busseto nella provincia di Parma
Sito istituzionale

Busseto (Büsé in dialetto bussetano[4], Busèjj in dialetto parmigiano[5]) è una città dal 1533 e un comune italiano di 7.099 abitanti della provincia di Parma, in Emilia-Romagna. Antica capitale dello Stato Pallavicino, è celebre soprattutto per avere tra le sue frazioni quella di Roncole Verdi che diede i natali, nel 1813, al compositore Giuseppe Verdi e in cui visse lo scrittore e giornalista Giovannino Guareschi.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Busseto è un comune che si trova al limite nord-ovest della Provincia di Parma, nel territorio della Bassa parmense, a circa 41 km a nord-ovest di Parma e a circa 8 km a sud del fiume Po. Vicino a Busseto scorre il torrente Ongina,Il torrente ha origine dal monte della Ranca, situato a 1 miglio ½ al S. S-E. dalla Chiesa della Vernasca; scorre fra una valletta strettissima, bagnando i colli di Vigoleno e Bacedasco, per un tratto di miglia 10, dal S. S-O. al N. N-E., giunto alla pianura prosegue, passa a fianco di Castelnuovo Fogliani, traversa l'Emilia sotto un ponte 1 miglio» all'E. di Alseno, poco stante si piega al N. N-O. per ½ miglio fino presso Pallavicina, si trasporta guardando al N. N-E. sotto il ponte del Bersano, passa vicino a Busseto e riceve le sottili acque dell'Onginella, prende una direzione dal S. al N. per altre 3 miglia 1/8 passando da S. Agata e da Vidalenzo, trova l'Arda presso la dogana, mesce con quella le acque, e vanno insieme a scaricarsi nel Po non lungi all'O. da Polesine. L'Ongina fa un viaggio di km. 36 (miglia 24 1/3), ha una pendenza media di metri 7,05 per Km; una velocità media di 7 km per ora: l'altezza media delle piene è di metri 3, la durata, ore 5. I suoi influenti principali sono l'Onginella, ed il Grattarolo. Trae le ghiaie sino allo sbocco del primo influente. Ha la ghiaia parte silicea, e parte friabile, e la sabbia terrosa, affluente del fiume Arda, che segna il confine tra le provincie di Parma e Piacenza.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Busseto

Dati dal 1980 ad oggi, opportunamente desunti

dai dati della stazione meteorologica di Parma.
Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 4 8 13 18 23 27 30 29 25 18 10 5 5,7 18 28,7 17,7 17,5
T. mediaC) 1 4 9 13 18 22 25 24 20 14 8 3 2,7 13,3 23,7 14 13,4
T. min. mediaC) −2 0 4 8 13 16 19 18 15 10 5 1 −0,3 8,3 17,7 10 8,9
Precipitazioni (mm) 55 53 63 73 71 54 36 48 64 91 81 61 169 207 138 236 750

Toponimo[modifica | modifica wikitesto]

Le prime fonti scritte in cui compare il nome di Busseto, nella forma di Buxetum, risalgono ai primi anni del XII secolo. Si ritiene che il nome del paese derivi da buxus, cioè bosso o, come altri sostengono, da busetum, ossia recinto per i buoi.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La Rocca Pallavicino prima del restauro avvenuto a metà Ottocento

La storia di Busseto ha radici molto antiche che risalgono all'VIII secolo. All'anno 768, infatti, risale la prima citazione storica del borgo di Busseto per l'erezione in loco di una cappella, inviando una richiesta all'allora vescovo di Cremona da cui dipendeva e sotto la quale rimase sino a quando Borgo San Donnino non venne innalzata a diocesi (attuale Diocesi di Fidenza) il 12 febbraio 1601.

A partire dal X secolo, sulle terre di Busseto signoreggiarono i Pallavicino, estendendo progressivamente le loro terre fino al Po, al Taro, al Ceno, allo Stirone ed all'Ongina. Prima testimonianza dei Pallavicino risale all'epoca di Adalberto, capostipite della casata, che nel 985 vi ricostruì le mura e ne edificò la rocca facendone per i circa cinquecento anni successivi la capitale di quello che divenne noto col nome di "Stato Pallavicino".

Fedele all'Impero, nel 1268 con la caduta degli Hohenstaufen, Busseto pagò la propria fedeltà verso gli imperatori con la distruzione completa delle sue mura difensive, riuscendo a toccare un nuovo picco di splendore solo con Rolando Pallavicino detto il Magnifico che fu il primo a pubblicare delle leggi stabili per il suo stato, note come Statuta Pallavicinia e risalenti al 1429. Con la morte di quest'ultimo nel 1457 ebbe inizio la decadenza dello stato anche se, nel 1533, il borgo venne proclamato città dall'imperatore Carlo V d'Asburgo in occasione di una sua visita in loco ed in riconoscenza alla fedeltà dimostratagli da Girolamo Pallavicino. L'imperatore visitò nuovamente il borgo di Busseto dieci anni dopo quando, il 21 giugno 1543, si incontrò qui con papa Paolo III.

Alla morte dell'ultimo rappresentante della casata, Galeazzo II, nel 1580 si estinse con lui anche la casata dei marchesi di Busseto, facendo convogliare i possedimenti nelle mani di un cugino, Sforza Pallavicino, già marchese di Cortemaggiore. Cinque anni dopo, alla morte di Sforza, i possedimenti della casata passarono ad un altro cugino, Alessandro Pallavicino, già marchese di Zibello che ad ogni modo ne tenne il controllo solo sino al 1588 quando lo Stato Pallavicino venne sequestrato da Alessandro Farnese e compreso nei possedimenti dei Farnese (il Ducato di Parma e Piacenza) di cui seguirà le sorti storiche. Per pochi mesi, nel 1636, Alessandro Galeazzo, parente dell'ultimo marchese, riottenne il proprio trono per alcuni mesi per poi essere nuovamente scalzato dai Farnese.

Stemma[modifica | modifica wikitesto]

« L'antico stemma di Busseto figurava una pianta di bosso con tre radici in campo azzurro, certo alludendo al nome del Castello, che per aver tenuto poi sempre per la parte ghibellina ebbe dagli Imperatori e Re di Germania facoltà di aggiungervi l'aquila nera di un solo capo, col rostro aperto e piegato verso il petto, con coda ed ali spiegate in campo aureo. Carlo V nel 1533 concesse alla testa dell'aquila la corona d'oro e in mezzo al petto in piccolo scudo d'argento una croce azzurra; i Farnesi da poi vi aggiunsero la corona ducale. »
(Emilio Seletti, La Città di Busseto capitale un tempo dello Stato Pallavicino)

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Titolo di Città - nastrino per uniforme ordinaria Titolo di Città
«Nel 1533 Carlo V d'Asburgo proclamò Busseto città.»
Bandiera arancione del Touring club italiano - nastrino per uniforme ordinaria Bandiera arancione del Touring club italiano
«La località offre al visitatore un efficiente servizio di informazioni turistiche, grazie alla presenza di un ufficio ben segnalato e adeguatamente strutturato. Ottima è la fruibilità dei siti rilevanti sotto l'aspetto storico-culturale e vi è anche la possibilità di usufruire di circuiti di visita integrati. Il comune propone inoltre un calendario di appuntamenti ed eventi ricco e variegato.[6]»

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Collegiata di San Bartolomeo Apostolo[modifica | modifica wikitesto]

La collegiata di San Bartolomeo Apostolo
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Collegiata di San Bartolomeo Apostolo.

Edificata nel 1336 sui ruderi di una chiesa preesistente, la collegiata di San Bartolomeo Apostolo fu completamente ricostruita in stile gotico su iniziativa del marchese Rolando il Magnifico; gli interni furono ristrutturati in stile rococò intorno alla metà del XVIII secolo. La chiesa conserva importanti opere, tra cui gli affreschi della cappella della Beata Vergine della Concezione, realizzati da Michelangelo Anselmi fra il 1538 ed il 1539, ed il ricco Tesoro della Collegiata, costituito da numerosi paramenti sacri, argenterie, libri miniati ed altri oggetti preziosi.[7]

Oratorio della Santissima Trinità[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Oratorio della Santissima Trinità (Busseto).

Attiguo alla collegiata di San Bartolomeo Apostolo, l'oratorio, inizialmente dedicato al beato Orlando de' Medici, fu edificato tra il XIV ed il XV secolo e successivamente affidato alla confraternita della Santissima Trinità, da cui trasse il nome; tra il 1766 ed il 1770 gli interni furono completamente ristrutturati in stile rococò. La piccola chiesa, nota per aver ospitato nel 1836 le nozze tra Giuseppe Verdi e Margherita Barezzi, sua prima moglie, conserva alcune opere pregevoli, tra cui la pala d'altare raffigurante la Santissima Trinità con le Sante Apollonia e Lucia, dipinta da Vincenzo Campi nel 1579.[8]

Chiesa di Sant'Ignazio di Loyola[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di Sant'Ignazio di Loyola
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di Sant'Ignazio di Loyola (Busseto).

Finanziato dal lascito del nobile bussetano Pietro Pettorelli, il collegio gesuitico fu edificato in stile barocco a partire dal 1617; l'attigua chiesa, progettata dall'architetto Francesco Pescaroli, fu terminata nelle strutture solamente nel 1682. Nel 1768 il collegio fu chiuso in seguito alla cacciata dei Gesuiti[9] ed adibito dapprima a scuola, poi ad abitazione privata, caserma ed ospedale, fino all'attuale utilizzo quale casa protetta. La navata interna della chiesa, decorata con maestosi stucchi, realizzati da Domenico Dossa e Bernardo Barca nel 1687, ospita alcune opere di pregio, tra cui la pala d'altare raffigurante la Gloria di Sant'Ignazio, dipinta agli inizi del XVIII secolo da Ilario Spolverini.[10]

Chiesa e convento di Santa Maria degli Angeli[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa ed il convento di Santa Maria degli Angeli
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa e convento di Santa Maria degli Angeli.

Edificato fra il 1470 ed il 1474 in attuazione delle disposizioni testamentarie del marchese Rolando il Magnifico, il notevole complesso conventuale, dalle forme tardo-gotiche, è caratterizzato dalla sobrietà della facciata e degli interni. La chiesa è arricchita da alcune opere di pregio, tra cui spicca per importanza il gruppo statuario del Compianto sul Cristo morto, realizzato in terracotta all'interno di una finta grotta dallo scultore Guido Mazzoni nel 1476. Il convento adiacente si sviluppa attorno ad un grande chiostro quadrato, ampliato e decorato a più riprese nei secoli successivi.[11]

Chiesa di Santa Maria Annunziata[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di Santa Maria Annunziata
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di Santa Maria Annunziata (Busseto).

Ricostruita in forme neoclassiche nel 1804 su progetto dell'architetto Giuseppe Cavalli, la chiesa conserva al suo interno varie opere di valore, tra cui la pala d'altare raffigurante l'Annunciazione, dipinta nel 1581 da Vincenzo Campi, ed un simulacro del Cristo Morto in cuoio, che secondo la leggenda fu deposto sulla riva del Po nel XV secolo nel corso di una piena.[12]

Chiesa di San Michele Arcangelo[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di San Michele Arcangelo
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Michele Arcangelo (Roncole Verdi).

Completamente ricostruita in forme barocche tra il XVI e il XVII secolo, la chiesa parrocchiale di Roncole Verdi conserva al suo interno tracce degli affreschi risalenti agli inizi del XVI secolo, riaffiorate durante i restauri novecenteschi, oltre ad alcuni dipinti ad olio, tra cui la grande tela di Girolamo Magnani raffigurante il Calvario, che viene esposta ogni anno il venerdì santo; la chiesa, ove Giuseppe Verdi ricevette il battesimo, ospita inoltre l'organo settecentesco su cui studiò il Maestro da bambino.[13]

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

Rocca Pallavicino[modifica | modifica wikitesto]

La Rocca Pallavicino
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Rocca Pallavicino (Busseto).

Innalzata originariamente nell'XI secolo dai marchesi Pallavicino, la rocca fu riedificata più volte nei secoli, fino alla completa ricostruzione in stile neogotico, avvenuta fra il 1857 e il 1868 su progetto dell'architetto Pier Luigi Montecchini, che, mantenendo solo l'antico mastio cinquecentesco, costruì al suo interno anche il teatro Giuseppe Verdi. Oggi vi ha sede il Comune di Busseto.[14]

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Villa Pallavicino[modifica | modifica wikitesto]

La Villa Pallavicino
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Villa Pallavicino.

Edificata in stile rinascimentale a partire dal 1518 per volere del condottiero Matteo Marri, la villa fu acquistata intorno al 1530 dai marchesi Pallavicino, che la adibirono a residenza estiva; sopraelevata verso la fine del XVII secolo, intorno al 1700 fu decorata da vari artisti con affreschi e stucchi di gusto barocco e rococò, che ne decorano tuttora numerosi ambienti; acquistata nel XX secolo dal Comune di Busseto, fu trasformata nel 2009 nella sede del museo nazionale Giuseppe Verdi. L'edificio, circondato da una peschiera quadrata, è preceduto dall'arco del Corpo di guardia, arco trionfale ad un fornice di gusto barocco innalzato nella seconda metà del XVII secolo su progetto dell'architetto Domenico Valmagini.[15] Nel parco sorge anche il grande palazzo delle Scuderie, edificato agli inizi del XVIII secolo in stile barocco e completamente restaurato dopo il 2011; al suo interno ha sede dal 2014 il museo Renata Tebaldi.[16]

Palazzo Orlandi[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Orlandi in una visione notturna
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Palazzo Orlandi.

Ricostruito in forme neoclassiche agli inizi del XIX secolo su progetto dell'architetto Giuseppe Cavalli, il palazzo fu acquistato nel 1845 da Giuseppe Verdi nel 1845, che vi convisse con la cantante lirica Giuseppina Strepponi dal 1849 al 1851, prima di trasferirsi nella tenuta di Sant'Agata; alienato nel 1888 alla famiglia Orlandi, l'edificio fu acquistato all'inizio del 2013 dalla SIAE, con l'intenzione di ristrutturarlo e realizzarvi un centro dedicato alla musica.[17]

Palazzo del Monte di Pietà[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Palazzo del Monte di Pietà (Busseto).

Edificato dall'architetto Domenico Valmagini fra il 1679 ed il 1682 in stile barocco, il palazzo nacque quale sede del Monte di Pietà, istituto di prestito su pegno fondato nel 1537 dal padre francescano Giovanni Antonio Maiavacca e dai marchesi Girolamo, Francesco ed Ermete Pallavicino; tra il 1768 ed il 1793 fu costruita l'ala retrostante per ospitare la biblioteca, proveniente dal soppresso collegio dei Gesuiti. Il Monte di Pietà fu assorbito nel 1960 dalla Cassa di Risparmio di Parma, che nel 2000 cedette il palazzo alla Fondazione Cariparma. L'edificio custodisce numerose opere di pregio e la ricca biblioteca della Fondazione, costituita da oltre 40 000 volumi, tra cui 20 incunaboli del XV secolo, 480 cinquecentine, varie edizioni bodoniane, molteplici opere di medicina del XVII e del XVIII secolo ed il fondo musicale manoscritto della Filarmonica Bussetana.[9]

Piazza Giuseppe Verdi[modifica | modifica wikitesto]

Piazza Giuseppe Verdi

La piazza, intitolata a Giuseppe Verdi, mantiene tutt'oggi l'assetto quattrocentesco a pianta rettangolare ed è dominata dal monumento bronzeo realizzato dallo scultore Luigi Secchi nel 1913, raffigurante il Maestro che veglia sul paese, quietamente seduto su di uno scranno.[18] Dalla piazza è possibile ammirare importanti edifici storici, tra cui la rocca Pallavicino, la collegiata di San Bartolomeo Apostolo con l'annesso oratorio della Santissima Trinità, la casa Barezzi e altre costruzioni contraddistinte dai caratteristici portici.

Altri luoghi di interesse[modifica | modifica wikitesto]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Facciata dell'edificio scolastico "Antonio Barezzi"

Abitanti censiti[19]


Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Nel territorio del comune risiedono 664 cittadini stranieri. Le comunità maggiormente rappresentate sono:[20]

Religione[modifica | modifica wikitesto]

La religione maggiormente praticata a Busseto è il cattolicesimo; il comune rientra nel vicariato della Bassa Parmense facente parte della Diocesi di Fidenza. Il territorio comunale è suddiviso in 9 parrocchie:

A Busseto sono presenti comunità religiose della congregazione delle Suore domenicane figlie del Santo Rosario e dell'Istituto Id di Cristo Redentore.

Le altre religioni praticate sono l'induismo, che si avvale di un luogo di culto nei pressi di Frescarolo e l'islamismo. È inoltre presente una Sala del Regno dei Testimoni di Geova.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Media[modifica | modifica wikitesto]

Stampa ed editoria[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1948 ogni anno, nel periodo natalizio, a Busseto viene pubblicato il Biscioneide, giornale satirico-umoristico sul quale anche Giovannino Guareschi scrisse nel 1966 e nel 1967.

Nella sezione Provincia del quotidiano la Gazzetta di Parma trovano spazio i fatti di cronaca locale.

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1976 nell'azienda agricola Corte delle Piacentine, situata a Roncole Verdi, frazione di Busseto, si sono svolte le riprese del famoso film Novecento di Bernardo Bertolucci.

Nel 1982 il paese si è trasformato in set cinematografico per le riprese dello sceneggiato televisivo Verdi di Renato Castellani.

Nel 2009 nel centro del paese sono state girate alcune scene della miniserie televisiva Sissi di Xaver Schwarzenberger.

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Museo nazionale Giuseppe Verdi[modifica | modifica wikitesto]

Viale d'ingresso alla Villa Pallavicino, sede del museo nazionale Giuseppe Verdi
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Museo nazionale Giuseppe Verdi.

Inaugurato il 10 ottobre del 2009 all'interno della rinascimentale Villa Pallavicino, il museo, dedicato alle composizioni di Giuseppe Verdi, riproduce nelle sue 22 sale gli allestimenti originali di ognuna delle 27 opere liriche, arricchiti dalle riproduzioni degli abiti originali di scena e dalle musiche del Maestro.[21]

Casa Barezzi - Museo Verdiano[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Casa Barezzi.

L'edificio, affacciato sulla centralissima piazza Giuseppe Verdi, costituiva agli inizi del XIX secolo la dimora di Antonio Barezzi, benefattore e suocero di Giuseppe Verdi, che frequentò la casa per lunghi anni esibendosi al pubblico per la prima volta proprio nello storico Salone. Trasformato nel 1979 in casa museo gestita dall'Associazione Amici di Verdi, il palazzo ospita al primo piano un percorso museale di cimeli legati al Maestro, tra cui un fortepiano viennese Tomaschek, numerosi ritratti ed una serie di lettere autografe di Verdi.[22]

Museo Renata Tebaldi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Museo Renata Tebaldi.

Inaugurato il 7 giugno del 2014 all'interno del palazzo delle Scuderie di Villa Pallavicino, il museo espone nelle sue sei sale una serie di oggetti, abiti da scena e documenti relativi alla carriera artistica del soprano Renata Tebaldi.[23]

Casa natale di Giuseppe Verdi[modifica | modifica wikitesto]

La casa natale di Giuseppe Verdi
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Casa natale di Giuseppe Verdi.

Il modesto edificio, che sorge al centro della piccola frazione di Roncole Verdi, costituiva agli inizi del XIX secolo l'osteria-abitazione della famiglia di Giuseppe Verdi, che nacque in una delle camere del primo piano la sera del 10 ottobre 1813. Trasformata in casa museo, la costruzione fu completamente ristrutturata tra il 2013 e il 2014, con l'aggiunta di strumenti multimediali che consentono, attraverso suoni ed ombre, di ricreare l'atmosfera vissuta dal Maestro nei suoi primi anni di vita.[24]

Teatro Giuseppe Verdi[modifica | modifica wikitesto]

Interno del teatro Giuseppe Verdi
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Teatro Giuseppe Verdi (Busseto).

Costruito all'interno della Rocca Pallavicino tra il 1856 ed il 1868 su progetto dell'architetto Pier Luigi Montecchini, il teatro fu completamente restaurato tra il 1987 ed il 2000; articolato su una pianta a ferro di cavallo, con 32 palchi sviluppati su due ordini oltre al palco reale e al loggione, può ospitare complessivamente fino a 307 persone. La sala è decorata con stucchi dorati sui palchi e con affreschi di Isacco Gioacchino Levi sulla volta, raffiguranti allegoricamente la Commedia, la Tragedia, il Melodramma e il Dramma romantico.[25] Ogni anno il teatro è sede di una stagione operistica in associazione col Teatro Regio di Parma.[26]

Persone legate a Busseto[modifica | modifica wikitesto]

Nella vicina frazione di Roncole, oggi Roncole Verdi, nacque Giuseppe Verdi (1813 - 1901), uno fra i massimi compositori mondiali dell'Ottocento. Sempre a Roncole Verdi fissò la propria residenza dal 1952 al 1968 lo scrittore e giornalista Giovannino Guareschi (1908 - 1968), indimenticato autore delle storie di Don Camillo e Peppone. La città ha dato inoltre i natali al letterato e storico dell'arte Ireneo Affò (1741 - 1797), al compositore e organista Tarquinio Merula (1595 - 1665) e ai pittori Alberto Pasini (1826 - 1899), celebre orientalista, e Isacco Gioacchino Levi (1818 - 1908) e all'imprenditore Antonio Barezzi (1787 - 1867), scopritore del talento di Giuseppe Verdi, a cui sono dedicate la scuola dell'infanzia, la scuola primaria e la scuola secondaria di primo grado dell'istituto comprensivo "Antonio Barezzi" di Busseto.[27]

Statua di Giuseppe Verdi

Elenco delle personalità legate a Busseto:

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

Il Carnevale di Busseto[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Carnevale di Busseto.

A partire da circa la metà dell'800 a Busseto nelle domeniche dei mesi di gennaio e febbraio hanno luogo le sfilate di carri allegorici in cartapesta accompagnati da maschere a piedi, bande e majorettes. Il Carnevale di Busseto, nonostante le interruzioni dovute alle guerre e, in anni più recenti, alla mancanza di fondi, è ormai entrato a far parte della tradizione del paese che ogni anno è affollato da una grande moltitudine di persone che vuole assistere all'evento. La realizzazione della manifestazione è dovuta all'associazione Amici della Cartapesta che da ormai molti anni si occupano della realizzazione dei carri allegorici.

Sagra di San Bartolomeo[modifica | modifica wikitesto]

La Sagra di San Bartolomeo conosciuta anche come Sègra ad San Bartlamé è una festa di paese che si svolge a Busseto in occasione della ricorrenza delle celebrazioni del santo patrono della città. Durante i giorni di festa in paese si svolgono eventi musicali ed è possibile gustare i prodotti gastronomici tipici del luogo tra cui trippa, pisaréi e fasoi, salumi e tanti altri.

Festival Verdi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Festival Verdi.

Il Festival è stato fondato a metà degli anni ottanta ed ha avuto luogo fino al 1993. Nel 2001 è stato reintrodotto in occasione delle Celebrazioni Nazionali del Centenario Verdiano e proposto annualmente nel periodo tardo-primaverile; dal 2007 ha luogo in ottobre.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

La stazione di Busseto, posta lungo la ferrovia Cremona-Fidenza, è servita da corse regionali svolte da Trenitalia nell'ambito del contratto di servizio con la Regione Emilia-Romagna.

Circa 200 metri a nord rispetto a tale impianto sorgeva la stazione tranviaria comune alle linee Parma-Soragna-Busseto e Parma-San Secondo-Busseto, in un'area adiacente allo storico Bottonificio Cannara[28]. Tali tranvie, esercite a vapore, rimasero in esercizio fra il 1893 e il 1939[29].

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Ciclismo[modifica | modifica wikitesto]

Giro d'Italia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1964 Busseto è stata sede di arrivo della 5ª tappa del Giro d'Italia, una cronometro individuale di 50 km con partenza da Parma vinta da Jacques Anquetil. Il francese in quell'occasione ha conquistato la maglia rosa che ha mantenuto per tutto il seguito del Giro.

Il 12 maggio 2006 è stata sede di partenza della 6ª tappa di 223 km, conclusasi poi a Forlì, vincitore di quella tappa è stato Robbie McEwen, ma la maglia rosa è rimasta ad Olaf Pollack. Il 17 maggio 2013 il giro è tornato a Busseto come sede di partenza della tappa conclusasi a Cherasco.

Tappe del Giro d'Italia con arrivo a Busseto
Anno Tappa Partenza km Vincitore di tappa Maglia rosa
1964 Parma 50 Francia Jacques Anquetil Francia Jacques Anquetil
Tappe del Giro d'Italia con Partenza da Busseto
Anno Tappa Arrivo km Vincitore di tappa Maglia rosa
2006 Forlì 223 Australia Robbie McEwen Germania Olaf Pollack
2013 13ª Cherasco 254 Regno Unito Mark Cavendish Italia Vincenzo Nibali

Milano-Busseto[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Milano-Busseto.
La vittoria di Sante Gaiardoni alla Milano-Busseto del 1959.

Busseto è anche sede di una manifestazione per i dilettanti under 23 che si chiama Milano-Busseto. Organizzata dalla A.S. Pedale Bussetano è nata nel 1949 e vede tra i suoi vincitori ciclisti come Paolo Bossoni (1997), Giovanni Lombardi (1990 e 1991) e Francesco Moser (1971).[30] Nel 2010 la 62ª edizione della gara non si è svolta.[31] La manifestazione è ripresa il 2 aprile 2011 fortemente voluta dal neopresidente della ASD Pedale Bussetano ed ex ciclista Paolo Bossoni.[32]

Pallavolo[modifica | modifica wikitesto]

A Busseto c'è una squadra di pallavolo, l'US CSI AVIS Busseto. Fondata nel 1943 come società polisportiva, la CSI Busseto, negli anni settanta si unisce alla locale sezione dell'AVIS concentrando la propria attività sullo sport della pallavolo. Dalla stagione 2013-2014, con il nome dello sponsor Akomag, milita nel Campionato Nazionale di SERIE B2.[33].

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

La città vanta due club calcistici:

Il Pallavicino (che prima si chiamava Busseto poi si è fusa con Polesine)[senza fonte] inoltre ha partecipato al Campionato Alta Italia nel 1944.

Impianti sportivi[modifica | modifica wikitesto]

  • Le partite casalinghe delle squadre di calcio bussetane, Pallavicino e Busseto, si disputano allo stadio comunale "Fausto Cavagna" la cui capienza è di circa 1.000 spettatori.[35]
  • Il palazzetto dello sport comunale, gestito dalla società sportiva CSI AVIS Busseto,[33] ospita un campo multifunzionale per pallavolo e basket. All'esterno del palazzetto sorgono un campo da tennis con superficie sintetica, un campo da calcio e un campo da basket.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
25 luglio 1988 7 aprile 1990 Daniela Fiaschetti Partito Socialista Italiano Sindaco [36]
7 aprile 1990 22 giugno 1993 Carduccio Pedretti PCI, PDS Sindaco [36]
22 giugno 1993 28 aprile 1997 Giorgio Cavitelli centro-destra(Lega Nord) Sindaco [36]
28 aprile 1997 14 maggio 2001 Luigi Mazzetta centro-sinistra Sindaco [36]
14 maggio 2001 30 maggio 2006 Luca Laurini lista civica Sindaco [36]
30 maggio 2006 16 maggio 2011 Luca Laurini centro-sinistra(PD) Sindaco [36]
16 maggio 2011 in carica Maria Giovanna Gambazza lista civica La stagione dell'impegno(appoggiata da PD) Sindaco [36]

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Busseto è gemellata con:

e intrattiene un patto d'amicizia con

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Busseto (PR) - Italia: Informazioni, comuni-italiani.it. URL consultato il 20 gennaio 2011.
  2. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  4. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 109.
  5. ^ Guglielmo Capacchi, Dizionario Italiano-Parmigiano. Tomo II M-Z, Artegrafica Silva, pp. 891ss.
  6. ^ Comune di Busseto (PR) - Bandiere arancioni, bandierearancioni.it. URL consultato il 20 gennaio 2011.
  7. ^ Chiesa Collegiata di S. Bartolomeo (Busseto), vapensieroviaggi.com. URL consultato il 15 febbraio 2016.
  8. ^ Oratorio della SS. Trinità (Busseto), vapensieroviaggi.com. URL consultato il 19 febbraio 2016.
  9. ^ a b Monte di Pietà e la sua biblioteca (PDF), immac.it. URL consultato il 15 febbraio 2016.
  10. ^ Chiesa di S. Ignazio, bussetolive.com. URL consultato il 15 febbraio 2016.
  11. ^ Chiesa e convento di S. Maria degli Angeli (Busseto), vapensieroviaggi.com. URL consultato il 15 febbraio 2015.
  12. ^ Busseto – I misteri del Cristo Morto nella Chiesa di S. Maria Annunziata, emiliamisteriosa.it. URL consultato il 17 febbraio 2016.
  13. ^ La chiesa parrocchiale, roncoleverdi.it. URL consultato il 1 marzo 2016.
  14. ^ Castello o Rocca Pallavicino di Busseto, preboggion.it. URL consultato il 15 febbraio 2016.
  15. ^ Busseto, museidelcibo.it. URL consultato il 27 febbraio 2016.
  16. ^ Paolo Panni, Busseto. Due milioni e mezzo di euro per risistemare le ex scuderie, patrimoniosos.it. URL consultato il 27 febbraio 2016.
  17. ^ La Siae annuncia l'acquisto della casa di Giuseppe Verdi a Bussetto tramite il fondo immobiliare Norma, casa24.ilsole24ore.com. URL consultato il 16 febbraio 2016.
  18. ^ Monumento a Giuseppe Verdi, bussetolive.com. URL consultato il 29 febbraio 2016.
  19. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  20. ^ Presenza di stranieri a Busseto, ISTAT. URL consultato l'8 ottobre 2010.
  21. ^ Museo Nazionale Giuseppe Verdi Villa Pallavicino, bussetolive.com. URL consultato il 29 febbraio 2016.
  22. ^ Museo di Casa Barezzi, bussetolive.com. URL consultato il 18 febbraio 2016.
  23. ^ Museo Renata Tebaldi, castellidelducato.it. URL consultato il 29 febbraio 2016.
  24. ^ Casa natale di Giuseppe Verdi, bussetolive.com. URL consultato il 3 marzo 2016.
  25. ^ Lidia Bortolotti, Teatro Giuseppe Verdi di Busseto, beniculturali.it. URL consultato il 26 febbraio 2016.
  26. ^ Busseto Terra di Verdi, bussetolive.com. URL consultato il 26 febbraio 2016.
  27. ^ Istituto comprensivo "Antonio Barezzi" di Busseto, icbusseto.scuole.pr.it. URL consultato il 20 gennaio 2011.
  28. ^ Mario Concari, I tempi felici della miseria, p. 5.
  29. ^ Francesco Ogliari e Franco Sapi, Ritmi di ruote. Storia dei trasporti italiani volume 10°. Emilia-Romagna, a cura degli autori, Milano, 1969.
  30. ^ Pedale bussetano, comune.busseto.pr.it.
  31. ^ Annullata la 62^ Milano-Busseto per U23, ciclonews.it. URL consultato il 20 gennaio 2011.
  32. ^ La Milano-Busseto finisce in volata: vince Christian Delle Stelle, in SportParma.com, 2 aprile 2011. URL consultato il 2 aprile 2011.
  33. ^ a b Sito CSI AVIS - Volley Busseto, bussetovolley.it, 9 gennaio 2013.
  34. ^ pallavicinocalcio.com, http://www.pallavicinocalcio.com/index.php?page=classifica&cat_master=60&team_id=3. URL consultato il 20 gennaio 2011.
  35. ^ USD Pallavacino - Campo di gioco, pallavicinocalcio.com. URL consultato il 20 gennaio 2011.
  36. ^ a b c d e f g http://amministratori.interno.it/
  37. ^ Verbale di deliberazione della Giunta Comunale, comune.busseto.pr.it, 25 settembre 2009. URL consultato il 21 gennaio 2011.
  38. ^ Patto d'Amicizia con Salisburgo, comune.busseto.pr.it. URL consultato il 21 gennaio 2011.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Almerindo Napolitano, Cinquant'anni e più di vita Bussetana, editrice la Nazionale, Parma 1972
  • Giorgio Cavitelli, Cronache Bussetane, tipografia la Colornese, Colorno 2004
  • Mario Concari, I tempi felici della misera, ovvero: l'andèva 'mmei quand l'andèva pes. Storia minima di Busseto nel periodo precedente e durante la seconda guerra mondiale, Grafiche Lama, Piacenza 1992
  • Tiziano Marcheselli, Busseto di una volta Gazzetta di Parma.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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