Farsa (genere teatrale)

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Spettatori di una farsa teatrale, in un dipinto di Kuzma Petrov-Vodkin

Una farsa è un genere di opera teatrale la cui struttura e trama sono basate su situazioni e personaggi stravaganti, anche se in generale viene mantenuto un certo realismo: si distingue nel mostrare eventi, storie e atmosfere quotidiane, ma declinate in modo grottesco[senza fonte] e nei loro aspetti irrazionali. I temi e i personaggi possono essere di fantasia, però devono risultare credibili e verosimili. Anche se la farsa è prevalentemente comica, sono state scritte farse in tutti gli stili teatrali.

La parola deriva dal vocabolo latino farcire, per l'abitudine di impiegare le farse come brevi interludi 'riempitivi' tra due drammi seri, anche se è passata nel teatro intorno al XIII secolo da quello ecclesiastico, dove rappresentava le interpolazioni immesse nei testi liturgici allo scopo di renderli più comprensibili ai fedeli.[1] Queste aggiunte apparvero spesso buffe e talvolta licenziose.

Le origini del genere sono molto più antiche e già i fliaci greci potevano considerarsi attori farseschi.

La parola farce e con essa anche il genere si impose in Francia nel XIII secolo e tra i capiscuola è da annoverare Adam de la Halle con la sua opera Jeu de la fueillée (1276), dove il protagonista è un diavolo, progenitore di Arlecchino.

La farsa si rinnovò nel corso dei secoli a seconda delle esigenze, sia nel contenuto sia nella forma, arrivando fino alla farsetta settecentesca, simbolo dell'opera buffa o comica.

Nell'Ottocento la storia della farsa si confuse con quella dell'operetta e del vaudeville e successivamente con quella della rivista musicale.

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Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Le muse, De Agostini, Novara, 1966, pag.458-459
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