Lorenzo Montano

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Lorenzo Montano

Lorenzo Montano, pseudonimo di Danilo Lebrecht (Verona, 19 aprile 1893Les Planches, 28 agosto 1958), è stato uno scrittore e poeta italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Danilo Lebrecht (cominciò a usare lo pseudonimo "Lorenzo Montano" a partire dal 1918[1]) nacque da Carlo Lebrecht, imprenditore austriaco di origine polacca, e da Rosa Prister, di nazionalità russa, una donna ricca di interessi culturali.[2] Il padre apparteneva a una famiglia israelita, che agli inizi dell'Ottocento si era stabilita a Belfiore, in provincia di Verona, dove aveva avviato un'attività industriale alquanto redditizia. Anche Guglielmo, fratello di Carlo, aveva realizzato una solida posizione socio-economica e viveva in Valpolicella, nella villa Lebrecht di San Floriano, dove si svolgevano frequenti iniziative culturali. Pertanto Danilo (il futuro Lorenzo Montano) visse gli anni dell'infanzia e dell'adolescenza in un ambiente privilegiato, del quale però il suo spirito libero sentì più il peso che i vantaggi.[3]

Dopo aver frequentato il liceo "Maffei" di Verona, iniziò a Firenze la sua collaborazione a Lacerba, con piena adesione alle idee-guida "rivoluzionarie" di quella rivista, e incontrò personaggi fortemente caratterizzati come Papini, Soffici, Campana e Palazzeschi. Lo stile e il temperamento di quest'ultimo gli erano congeniali: «La squisitezza e l'urbanità dei suoi modi era unita ad un che di stabilmente fantastico, a una delicata bizzarria d'umore che era la vena stessa della sua poesia.» Del Papini invece annotò: «Non entrai mai in confidenza con Giovanni Papini, per via d'un suo modo di far cascare le cose dall'alto.»[4] Sulle pagine della rivista Lacerba pubblicò tredici poesie e prose liriche, tra il dicembre 1914 e il maggio 1915.

Allo scoppio della prima guerra mondiale, combatté in prima linea come sottotenente dei granatieri in Sardegna. Dimostrò coraggio, ma anche un chiaro distacco critico: «Pacifisti o marziali, entusiasti o imprecanti, storici, cronisti, politici, poeti: a nessuno (...) riesce di toccare quei luoghi veramente estremi del sentimento e della ragione (...)».[5] Dal fronte fu rimandato a Roma per motivi di salute. Qui conobbe e strinse amicizia con Emilio Cecchi. Sempre a Roma, Vincenzo Cardarelli nel 1919 lo cooptò tra i fondatori della rivista La Ronda, "malgrado" la sua provenienza lacerbiana, che «era il contrario di una raccomandazione, ai suoi occhi»[6]

Nel periodo rondiano (almeno fino al 1928 e forse anche a tutela dell'azienda di famiglia) la sua adesione al regime fascista non ebbe riserve, al punto da defirlo come «il massimo esperimento nel mondo per risolvere il disagio degli Stati moderni».[7] Inoltre, con quella propensione all'ironia che ritroviamo anche nei suoi racconti, Montano non aveva esitato a dissacrare l'aula del Parlamento e lo stesso Giolitti.[8] In quello stesso periodo sposò Mary Ellis, una signora inglese alla quale lo legò un amore duraturo.

In seguito alla promulgazione delle leggi razziali, espatriò a Londra. Dopo i primi bombardamenti aerei subiti da quella città nella seconda guerra mondiale e più tardi da lui rievocati[9], si rifugiò per qualche tempo nell'isola di Man. Sempre a Londra, fu direttore - tra il 1943 e il 1945 - de Il Mese, una rassegna di stampa internazionale che più tardi ebbe diffusione anche in Italia.[10]

Pur continuando a occuparsi della vita letteraria italiana, Montano trascorse gli anni del dopoguerra tra Inghilterra, Francia e Svizzera. In quel periodo si dedicò alla raccolta di svariati suoi scritti in versi e in prosa. Nel 1957 la sua raccolta A passo d'uomo fu proposta per il Premio Bagutta, che gli fu assegnato l'anno successivo. Eugenio Montale, a lui legato da stima e amicizia «nei limiti possibili a due temperamenti egualmente schivi», volle ricordare la «gratitudine e trepidazione d'animo» con cui Montano, pur frastornato dalla cerimonia, ricevette quel premio.[11]

Morì il 27 agosto di quello stesso anno del premio letterario, a Glion presso Montreux, in territorio svizzero. Qualche mese prima era avvenuta la morte prematura della moglie, che lo aveva lasciato letteralmente «in pezzi».[12]

Gli interessi letterari[modifica | modifica wikitesto]

Fu tra i fondatori della rivista La Ronda nella quale, oltre a pubblicare alcuni saggi e ad anticipare i primi capitoli dell'Itinerario di un bighellone (che sarebbe stato poi pubblicato integralmente con il titolo di Viaggio attraverso la gioventù) curava la rubrica "Commento alla cronaca", composta da aforismi ed osservazioni varie, che poi confluirono in parte nella raccolta Il perdigiorno.[2][10] Fu collaboratore anche delle riviste La Voce e Lacerba.[2] Studioso della prosa italiana dei Seicento e del Settecento, si dedicò in maniera particolare all'opera di Lorenzo Magalotti.[13] Nel 1929 cominciò a collaborare con la Mondadori come consulente editoriale, promuovendo la creazione di importanti collane ("I gialli", "La Medusa", "I libri verdi").[2]

La sua opera maggiore è Viaggio attraverso la gioventù, un romanzo di formazione in cui Montano esibisce una prosa in bilico tra critica, narrativa e poesia.[14]

Montano è stato anche traduttore. Tra gli autori da lui proposti in italiano: Voltaire e Stéphane Mallarmé, dal francese, Aldous Huxley e T.S. Eliot, dall'inglese, e Thomas Mann, Franz Kafka e Goethe, dal tedesco.[2]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Poesia[modifica | modifica wikitesto]

  • Discordanze, Firenze, La Voce, 1915.
  • Per piffero (o Ariette per piffero), La Spezia, 1917 (ed. privata di 75 esemplari).
  • Il figlio di Marte, in L'Ardire, 1º febbraio 1924.

Narrativa[modifica | modifica wikitesto]

  • Viaggio attraverso la gioventù secondo un itinerario recente, Milano, Mondadori, 1923 (altra edizione: Milano, Rizzoli, 1959 - con un saggio di Aldo Camerino-; altra edizione: Bergamo, Moretti & Vitali, 2007 - con un saggio di Flavio Ermini).

Raccolte[modifica | modifica wikitesto]

  • Il perdigiorno. Con una lettera agli amici della "Ronda", Bologna, L'italiano editore, 1928.
  • Carte nel vento. Scritti dispersi, Firenze, Sansoni, 1956.
  • A passo d'uomo e altri ritagli, Padova, Rebellato, 1957.
  • Pagine inedite, Verona, Stamperia Valdonega, 1960 (ed. privata di 100 esemplari).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fonte: Gian Paolo Marchi, Lorenzo Montano, in Letteratura italiana - I Contemporanei, volume quarto, Milano, Marzorati, 1974, p. 27.
  2. ^ a b c d e Lorenzo Montano: “Viaggio attraverso la gioventù secondo un itinerario recente” (1923) frontieredigitali.it
  3. ^ Cfr. la sua raccolta Pagine inedite, Verona, 1960, p. 47.
  4. ^ Carte nel vento, Firenze, Sansoni, 1956, pp. 65-77.
  5. ^ Ibidem, p. 15.
  6. ^ Ibidem, p.118.
  7. ^ Cfr. Il Perdigiorno, Bologna, L'Italiano editore. 1928, p. 13.
  8. ^ Ibidem, pp. 78-80.
  9. ^ Lorenzo Montano, L'assedio di Londra, Firenze, Sansoni, 1954.
  10. ^ a b Montano, Lorenzo treccani.it
  11. ^ Eugenio Montale, in Corriere d'informazione, 30 agosto 1958.
  12. ^ Fonte: Gian Paolo Marchi, Op. cit., p. 288.
  13. ^ Le più belle pagine di Lorenzo Magalotti scelte da Lorenzo Montano, Milano, Treves, 1924.
  14. ^ Lorenzo Montano e il Novecento europeo. Atti della giornata di studio. Verona, 6 dicembre 2008, a cura di A. Contò., Verona, Quiedit, 2009, (in particolare il saggio di Giorgio Barberi Squarotti).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Gli scritti critici su Lorenzo Montano, apparsi su riviste e quotidiani, si concentrarono soprattutto nei due distanziati periodi della sua produzione poetica e narrativa, riferendosi ai libri pubblicati negli anni Venti e Cinquanta del Novecento. Se ne fornisce qui di seguito una breve rassegna in ordine cronologico:

  • Giuseppe De Robertis, in La Voce, anno 7°, n. 8, marzo 1915, p. 518.
  • Emilio Cecchi, in Il Secolo, 23 gennaio 1924.
  • Alberto Savinio, in Corriere italiano, 8 marzo 1924.
  • Riccardo Bacchelli, Piccola guida di L. Montano (Presentazione), in La Fiera letteraria, 30 giugno 1926; poi in Confessioni letterarie, Verona, Mondadori, 1973, pp. 549–551.
  • Giovanni Titta Rosa, in Corriere padano, 26 ottobre 1938.
  • Giuseppe Ungaretti, in Il Resto del Carlino, 6 febbraio 1929.
  • Enrico Falqui - Elio Vittorini, in Scrittori nuovi, Lanciano, Carabba, 1930.
  • Fredi Chiappelli, Gli scritti di Lorenzo Montano (con ampia bibliografia), in Letteratura, anno 3°, n. 15-16 (maggio-agosto 1955), pp. 102–115.
  • Aldo Camerino, in Il Gazzettino, 21 agosto 1956; La Fiera letteraria, 28 luglio 1957.
  • Eugenio Montale, in Corriere della sera, 15 novembre 1956; Corriere d'informazione, 30 agosto 1958.
  • Mario Puccini, in Il Paese, 18 ottobre 1957.
  • Giuseppe Raimondi, in Il Mondo, 5 giugno 1956.
  • Giulio Nascimbeni, in L'Arena, 15 dicembre 1957.
  • Gian Luigi Verzellesi, in L'Arena, 28 settembre 1958.
  • Emilio Cecchi, in Corriere della sera, 29 agosto 1958.
  • Giorgio Bàrberi Squarotti, Montano Lorenzo, voce del Grande dizionario enciclopedico, volume 8°, Torino, UTET, 1958, p. 909.
  • Riccardo Scrivano, La Ronda e la cultura del Novecento, in Riviste, scrittori e critici del Novecento, Firenze, Sansoni, 1965.
  • Giovanni Centorbi, Ritratto di Lorenzo Montano, in Un catanese a Verona, Verona Fiorini, 1968, pp. 85–95.
  • Giorgio Luti, La letteratura nel ventennio fascista, Firenze, La Nuova Italia, 1972.
  • Gian Paolo Marchi, Lorenzo Montano, in Letteratura italiana - I Contemporanei, volume quarto, Milano, Marzorati, 1974, pp. 269–289.
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