Piazza della Repubblica (Livorno)

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Coordinate: 43°33′09.33″N 10°18′49.14″E / 43.552592°N 10.31365°E43.552592; 10.31365

Veduta dalla Fortezza Nuova

La piazza della Repubblica è una delle più grandi (circa 18.000 m²)[1] e senza dubbio tra le più caratteristiche piazze di Livorno.

Qui confluiscono alcune importanti strade, come via Grande, via Garibaldi, via de Larderel (si veda la voce Stradario di Livorno), che nell'Ottocento rappresentavano la principale viabilità cittadina. La piazza costituisce inoltre un cannocchiale prospettico verso la Fortezza Nuova e il quartiere della Venezia Nuova, con suggestiva veduta del Fosso Reale.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Fosso Reale (Livorno).
L'area prima della costruzione della piazza

La costruzione di una piazza che congiungesse insieme la città fortificata del Buontalenti e i nuovi sobborghi, che si estendevano oltre il Fosso Reale, risale alla prima metà del XIX secolo, quando Luigi Bettarini e Mario Chietti approntarono in proposito due progetti distinti.

Entrambi prevedevano la realizzazione di una imponente volta sul Fosso Reale, con una piazza ovale posta perpendicolarmente all'asse dell'allora via Ferdinanda (attuale via Grande). I due progetti differivano però nelle dimensioni trasversali che avrebbe dovuto assumere la piazza: Bettarini proponeva un impianto più raccolto, lasciando più aree a disposizione per la costruzione di nuovi palazzi, mentre Chietti portava il limite dell'ovale sino quasi alla facciata del Cisternino di città, il serbatoio progettato da Poccianti nel 1827 al termine dell'Acquedotto Leopoldino. Inoltre, un primo progetto del Bettarini, che tuttavia non ebbe alcun seguito, prevedeva la formazione di una piazza delimitata da un duplice filare di alberi, che rimandava alla configurazione dell'area antistante alla chiesa di San Benedetto (attuale piazza XX Settembre).

Piazza della Repubblica

Scartate le ipotesi della piazza alberata e quella definita dal piano Chietti, la scelta ricadde sul disegno di Bettarini, autore anche del disegno per la rettifica del Fosso Reale, con la distruzione dei bastioni medicei.

Così, intorno al 1840 il Fosso Reale fu convogliato in una galleria lunga oltre 220 metri, che al livello del piano stradale determinò la formazione di una vasta piazza, con una piattaforma centrale di forma ellissoidale circondata da lampioni, panchine in marmo e colonnine per la sosta dei cavalli[2]; qui, per volontà della Comunità, furono innalzate le statue dei granduchi lorenesi Ferdinando III e di Leopoldo II, eseguite rispettivamente da Francesco Pozzi e Paolo Emilio Demi.[3] Ai margini dell'area sorsero grandi palazzi, alcuni dei quali uniformati da bugnato al piano terreno; tra questi uno dei più imponenti era il palazzo Sforzi, che fu edificato sul fianco nord del Cisternino del Poccianti, ma che fu distrutto durante la seconda guerra mondiale.[4]

Successivamente, durante i moti risorgimentali del 1849, la statua del Demi fu danneggiata tra lo sconforto dello scultore e successivamente sostituita con quella realizzata, nel 1855, da Emilio Santarelli; l'opera di Paolo Emilio Demi, rimossa dal suo piedistallo e abbandonata per circa un secolo, è stata collocata al centro di piazza XX Settembre solo negli anni cinquanta del Novecento.[5]

Fra il 1881 e l'inizio degli anni trenta la piazza rappresentò un importante snodo della rete tranviaria di Livorno.

I nomi della piazza[modifica | modifica wikitesto]

In origine era denominata piazza dei Granduchi, in onore alla dinastia lorenese. Con l'unificazione fu intitolata a Carlo Alberto di Savoia, fino a quando, dopo il referendum nel 1946, è stata rinominata piazza della Repubblica. Tuttavia, per i livornesi la piazza è popolarmente nota come Voltone, proprio per la presenza della volta che copre il Fosso Reale.[6]

I monumenti[modifica | modifica wikitesto]

Monumento a Ferdinando III
Monumento a Leopoldo II

Monumento a Ferdinando III[modifica | modifica wikitesto]

Il monumento dedicato al granduca Ferdinando III di Toscana si erge sul lato sud della piazza. Opera di Francesco Pozzi, fu inaugurato nel 1847 e poggia su un alto basamento sul quale si trovano un bassorilievo di Temistocle Guerrazzi riproducente il granduca che promuove la costruzione dell'Acquedotto di Colognole e un bassorilievo di Ulisse Cambi che raffigura Ferdinando che incoraggia le arti, il commercio e l'industria. Ai lati del basamento sono riportate delle epigrafi in memoria del sovrano.[7]

Monumento a Leopoldo II[modifica | modifica wikitesto]

Dedicato a Leopoldo II di Toscana, figlio del suddetto Ferdinando, il monumento fu inaugurato nel 1855, in sostituzione, come detto, di quello realizzato da Paolo Emilio Demi. La nuova statua, posta sul lato nord della piazza, fu scolpita da Emilio Santarelli. Sul basamento si trovano due bassorilievi: il primo, opera del medesimo Demi, ricorda le bonifiche promosse dal granduca in Maremma, mentre il secondo, di Giovanni Puntoni, raffigura il sovrano che assiste all'inizio della costruzione della Diga Curvilinea nel porto di Livorno. Le epigrafi commemorative ai lati del basamento furono sostituite nel 1865 con nuove iscrizioni a memoria dell'unificazione d'Italia.

Luoghi d'interesse nelle vicinanze[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Le dimensioni sono di circa 80 metri di larghezza e una lunghezza che varia dai 210 ai 240 metri.
  2. ^ La piazza non è in piano, ma tra i due estremi vi sono circa 3 metri di dislivello.
  3. ^ La costruzione della volta e delle spalle di contenimento portò alla chiusura delle varie cantine che un tempo erano ubicate proprio lungo le sponde del Fosso Reale; si trattava di magazzini posti sotto al piano stradale.
  4. ^ S. Ceccarini, Le trasformazioni urbane a Livorno tra i secoli XVIII e XX: il caso di Palazzo Sforzi, su academia.edu. URL consultato il 12 ottobre 2014.
  5. ^ I monumenti realizzati da Francesco Pozzi e Emilio Santarelli sono stati recentemente restaurati: a protezione delle due opere è stata ripristinata l'originaria cancellata metallica intorno al basamento.
  6. ^ A. Del Lucchese, Stradario storico della città e del comune di Livorno, Livorno 1973.
  7. ^ Per le descrizioni dei monumenti si rimanda a G. Piombanti, Guida storica ed artistica della città e dei dintorni di Livorno, Livorno 1903, p. 80.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • L. Bortolotti, Livorno dal 1748 al 1958, Firenze 1970.
  • A. Del Lucchese, Stradario storico della città e del comune di Livorno, Livorno 1973.
  • D. Matteoni, Le città nella storia d'Italia. Livorno, Roma - Bari 1985.
  • G. Piombanti, Guida storica ed artistica della città e dei dintorni di Livorno, Livorno 1903.

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