Emilio Santarelli

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Statua di Leopoldo II in piazza della Repubblica, Livorno

Emilio Santarelli (Firenze, 1º agosto 1801Firenze, 29 ottobre 1886) è stato uno scultore italiano.

Famoso soprattutto per aver donato un'ampia collezione di disegni agli Uffizi[1].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Il padre, Giovanni Antonio, fu incisore e modellatore in cera.

Emilio studiò all'Accademia di Belle Arti di Firenze, vincendo il premio triennale di scultura nel 1824. Giovanissimo, nel 1828 lavorò nella basilica di Santa Croce, dove François-Xavier Fabre gli affidò la realizzazione del monumento alla contessa d'Albany Luisa di Stolberg-Gedern. Sempre nella basilica fiorentina eseguì il monumento a Giovan Vincenzo Alberti, mentre per Santo Spirito realizzò il bassorilievo di Cristo e la Veronica (1832). Suo il bassorilievo alla base del monumento a Pietro Leopoldo in piazza Santa Caterina a Pisa, inaugurato nel 1833. Nel 1842, per il portico degli Uffizi scolpì la statua di Michelangelo.

Intorno al 1855, a Livorno, nell'odierna piazza della Repubblica, realizzò il monumento a Leopoldo II in sostituzione dell'originaria scultura eseguita da Paolo Emilio Demi, abbattuta a seguito dei moti rivoluzionari del 1849.

Suoi sono anche il Monumento in memoria di Alessandro Gherardesca nel Camposanto monumentale di Pisa (1853) e le decorazioni a stucco della cappella della Madonna a San Romano (PI).

Emilio Santarelli acquistò un orto dietro la basilica di Santa Maria del Carmine in Oltrarno, a Firenze, dove fece costruire il proprio palazzo. Nell'annesso giardino, oggi noto come giardino Nidiaci, diede vita a una vasta collezione di fiori, in particolare di camelie di cui creò due nuove specie: il Giardino Santarelli e la Bella d'Ardiglione.[2][3].

Scolpì la figura allegorica la Fortezza del forte volere alla base del grande monumento a Cristoforo Colombo a Genova, realizzato da Lorenzo Bartolini. Eseguì numerosi ritratti alcuni dei quali sono conservati al Museo Fabre di Montpellier.

Ha realizzato il monumento a Luisa Stolberg-Gedern nella Cappella Castellani, insieme a Luigi Giovannozzi, su disegno di Charles Percier; il busto di Raffaello d'Urbino nel Cenacolo di Fuligno; Preghiera dell'innocenza, conservato al Museo d'arte moderna di Genova; la statua nella nicchia dietro l'altare nella chiesa di San Giuseppino a Firenze, copia di quella a Montpellier; il mausoleo di Giuseppe Bezzuoli e il suo busto nella Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Palazzo Pitti; il busto di Don Pirro Palazzeschi (1855) nella chiesa di San Frediano, un San Sebastiano e una Madonna nella chiesa della Misericordia; i busti degli scienziati nel Museo di Storia Naturale; una statua del Buon pastore esposta anche alla "Mostra italiana" del 1861; un Narciso conservato al Museo dell'Ermitage del 1855.

Nel 1866 donò la sua intera collezione alla galleria degli Uffizi, composta da 12461 disegni originali di diversi artisti antichi e moderni con un catalogo manoscritto con la descrizione di ciascun disegno. I disegni furono esposti nel Corridoio vasariano, aperto proprio in quegli anni. La Collezione Santarelli rappresenta la più grande donazione al Gabinetto dei disegni e delle stampe e circa un quarto dell'intera raccolta dei disegni.

Nel 1871 a Lipsia vendette la sua ampia collezione di libri, stampe e ritratti incisi. Un anno dopo la sua morte la vedova messe in vendita 26 statue in marmo e 25 gessi originali del marito.

È stata formulata l'ipotesi che fosse figlio di François-Xavier Fabre perché continuò a fargli donazioni nel corso di tutta la sua vita[4] e Fabre nominò Emilio Santarelli erede di tutti i propri beni non artistico-letterari. È probabile che Fabre lasciò alcuni dei suoi disegni a Santarelli, alcuni dei quali già appartenuti a Vittorio Alfieri dal quale aveva a sua volta ereditato tramite la Contessa d'Albany.[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ AA.VV., "Disegni italiani della collezione Santarelli", pagina 10, Leo S. Olscheki, Firenze 1967
  2. ^ Francesca Petrucci, "Il giardino di Emilio Santarelli", in L'Artista, 2010 (edito 2011).
  3. ^ www.nidiaci.com, La camelia Bella d'Ardiglione, su nidiaci.com. URL consultato il 21 gennaio 2017.
  4. ^ Laur Pellicer, Michel Hilaire "François-Xavier Fabre de Florence à Montpellier", pag 34, Somogy, Parigi 2008
  5. ^ AA.VV., "Disegni italiani della collezione Santarelli", pagina 13, Leo S. Olscheki, Firenze 1967

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA.VV., "Disegni italiani della collezione Santarelli", Leo S. Olscheki, Firenze 1967
  • Roberto Alonso Moral, "I segni nel tempo". Dibujos españoles de los Uffizi", Fundación MAPFRE, Area de Cultura, Madrid 2016
  • Fausta Garavini, "Carteggi ritrovati", il Mulino, Bologna 2007

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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