Adolfo Pérez Esquivel

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Adolfo Pérez Esquivel
Medaglia del Premio Nobel Premio Nobel per la pace 1980

Adolfo Maria Pérez Esquivel (Buenos Aires, 26 novembre 1931) è un pacifista argentino, vincitore del premio Nobel per la Pace nel 1980, per le denunce contro gli abusi della dittatura militare argentina negli anni settanta del XX secolo.

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Gioventù[modifica | modifica wikitesto]

Il padre di Adolfo Pérez è Cándido Pérez González, nato in un piccolo paese della provincia spagnola della Galizia, dove esercita la professione di pescatore fino a che emigra in Argentina a Buenos Aires [1]. Qui conosce Mercedes Petrona, una ragazza discendente dalla tribù dei Guaraní che sposa e che diventa la madre di Adolfo Perez, terzo di quattro figli che rimangono orfani di madre quando Adolfo ha tre anni[2]. Il lavoro per mantenere la famiglia non permette al padre di seguire i figli così Adolfo viene accolto dall'orfanotrofio Patronato Espanol, gestito dalle suore carmelitane scalze spagnole[3]. All'età di sette anni ritorna in famiglia[4] dove un ruolo importante nella sua crescita lo svolge la nonna materna Eugenia da cui conosce la lingua e la cultura guaraní[5]. Nel 1946 conosce Amanda Itatí Guerreńo la ragazza con cui condividerà poi tutta la vita. Assieme si iscrivono all'Università di La Plata[6].

Gli anni degli studi e dell'insegnamento[modifica | modifica wikitesto]

Ha frequentato l'Escuela Nacional de Bellas Artes e l'Universidad Nacional de La Plata, dove è diventato architetto e scultore. Nel 1956 sposa Amanda. Per venticinque anni, ha insegnato architettura nelle scuole secondarie e in quelle di livello accademico.

L'impegno pacifista[modifica | modifica wikitesto]

Esquivel nel 1983

Dall'adolescenza Adolfo riflette sull'insegnamento non violento di Gandhi e di Lanza del Vasto che, a diciotto anni, incontra personalmente durante una conferenza sulla non violenza all'Università di Buenos Aires[7]. Negli anni Sessanta, Perez Esquivel inizia a collaborare con alcuni gruppi pacifisti di cristiani latinoamericani. Nel 1974, decide di lasciare l'insegnamento per dedicarsi interamente all'assistenza ai poveri e alla lotta contro le ingiustizie sociali e politiche, attraverso la prassi della non-violenza.

La dittatura[modifica | modifica wikitesto]

Dopo il colpo di Stato di Jorge Rafael Videla (avvenuto il 24 marzo 1976), ha contribuito alla formazione di “El Ejercito de Paz y Justicia” un'associazione di difesa dei diritti umani che si è prodigata anche per assistere le famiglie delle vittime del regime e della guerra delle Falklands/Malvinas.

La prigionia e il Nobel per la pace[modifica | modifica wikitesto]

Viene arrestato nel 1975 dalla polizia brasiliana, e liberato per intervento del cardinale Arns, e nel 1976 viene incarcerato in Ecuador. Nel 1977 viene fermato dalla polizia argentina, che lo tortura e lo tiene in stato di fermo per 14 mesi senza processo.[8]

Mentre si trova in prigione, riceve il Premio Memoriale della Pace dedicato a Papa Giovanni XXIII e ispirato dalla Pacem in Terris, un'onorificenza conferita dall'Universidad Internacional de la Paz/Universitat Internaciona de la Pau, fondazione universitaria spagnolo-catalana, e dalla formazione cattolica pacifista Pax Christi. Viene liberato nell'ottobre 1978, sotto la pressione internazionale che evita il suo omicidio tramite un volo della morte.[9] Passa quindi un periodo di 14 mesi in libertà vigilata, fino al dicembre 1979.

Nel 1980 viene insignito del Premio Nobel per la Pace[10] per i suoi sforzi contro la dittatura ed in favore dei diritti umani, mentre nel 1999 riceverà anche il Premio Pacem in Terris assegnato dalla Chiesa cattolica a chi "si distingue nella pace e nella giustizia, non solamente nel proprio paese ma nel mondo." Per la sua grande visibilità e mantenere le apparenze di legalità, il regime gli permette quindi di espatriare e viaggiare in Sudamerica. Nel 1981 viene di nuovo arrestato in Brasile dopo aver tenuto, al­l'Ordine degli avvocati di Rio de Janeiro, un discorso contro la legge sull'amnistia ai milita­ri responsabili di crimini durante la dittatura brasiliana. Anche questa volta il suo amico cardinale Arns riesce a farlo rilasciare organizzando una manifestazione di protesta davanti al commissariato dove era detenuto.[8]

Nel 1995 pubblica il libro Caminando junto al Pueblo, nel quale racconta la sua esperienza. Dal 2003 è presidente della Lega internazionale per i diritti umani e la liberazione dei popoli. È inoltre membro del Tribunale popolare permanente.

Posizioni politiche e attività recenti[modifica | modifica wikitesto]

Ha preso posizione in favore della Cuba di Fidel Castro firmando un appello con altri premi Nobel nel 2005[11][12], e del governo venezuelano di Nicolas Maduro nel giugno 2017, governi che molti osservatori internazionali accusano invece di violare i diritti umani.[13] Esquivel ha approvato le dichiarazioni del Presidente chavista, secondo cui ci sarebbe un tentativo di colpo di Stato sostenuto dagli Stati Uniti, approfittando della crisi economico-politica venezuelana.[13]

Ha inoltre difeso papa Francesco dalle critiche di alcuni per il suo atteggiamento durante la dittatura argentina[14] e sostenuto inizialmente il governo kirchnerista, durante la presidenza di Nestor Kirchner ma muovendo delle critiche alla moglie Cristina, suo successore[15], distanziando in questo caso la sua posizione da quella delle Madri di Plaza de Mayo.[16] Si è detto fortemente contrario a interventi armati e bombardamenti europei e statunitensi durante i conflitti in Libia e in Siria.[17]

Nel 2013, alla morte in carcere dell'ex dittatore Videla, Esquivel ha commentato che "nessuno dovrebbe gioire in ogni caso di morte", aggiungendo che "scompare il corpo di Videla, ma non i danni che ha fatto al Paese".[18]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Arturo Zilli, p. 19
  2. ^ Arturo Zilli, p. 22
  3. ^ Arturo Zilli, p. 23
  4. ^ Arturo Zilli, p. 27
  5. ^ Arturo Zilli, p. 30
  6. ^ Arturo Zilli, p. 38
  7. ^ Arturo Zilli, p. 45
  8. ^ a b Rivelazioni. Pérez Esquivel. Salvato dal cardinale Arns
  9. ^ Adolfo Pérez Esquivel cuenta su propia historia en las escuelas (Video) - de su Canal Oficial de Adolfo Pérez Esquivel en Youtube: "Yo soy un sobreviviente de los vuelos de la muerte... pero ¿cuántos no hay? ¿cuántos chicos y chicas desaparecieron?"
  10. ^ (EN) The Nobel Peace Prize 1980, su nobelprize.org. URL consultato il 21 ottobre 2017.
  11. ^ Da Abbado ai Nobel: «Salvare Cuba da Bush», in Corriere Della Sera, 16 marzo 2005, p. 1. (archiviato dall'url originale il 12 marzo 2014).
  12. ^ «Cuba? Mai una tortura» La lettera degli intellettuali
  13. ^ a b "Dos Nobel de la Paz discutieron por Venezuela: Pérez Esquivel apoyó al chavismo y Arias declaró que el país "dejó de ser una democracia hace mucho tiempo". NTN24. June 8, 2017.
  14. ^ "Bergoglio had no links with the dictatorship, says Nobel Peace Prize winner"
  15. ^ [1]
  16. ^ "El Gobierno se apropió de la política de derechos humanos y lo maneja con la historia oficial"
  17. ^ Luis Fleishman, The Gaza Crisis and the Intellectual Left in Latin America: A Dark Picture, The Americas Report: Center for Security Policy, December 6, 2012
  18. ^ (ES) Pérez Esquivel: "La muerte de Jorge Rafael Videla no debe alegrar a nadie" [Pérez Esquivel: "The death of Jorge Rafael Videla should not rejoice anyone], La Nación, 17 maggio 2013. URL consultato il 17 maggio 2013.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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