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Aung San Suu Kyi

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Aung San Suu Kyi
Remise du Prix Sakharov à Aung San Suu Kyi Strasbourg 22 octobre 2013-04 (cropped).jpg

Consigliere di Stato della Birmania
In carica
Inizio mandato 6 aprile 2016
Predecessore Thein Sein
(come Primo Ministro, 2011)

Ministro degli Affari Esteri
In carica
Inizio mandato 30 marzo 2016
Predecessore Wunna Maung Lwin

Ministro dell'Ufficio del Presidente
In carica
Inizio mandato 30 marzo 2016
Predecessore Aung Min
Hla Tun
Soe Maung
Soe Thein
Thein Nyunt

Presidente della
Lega Nazionale per la Democrazia
In carica
Inizio mandato 18 novembre 2011
Predecessore Aung Shwe

Segretario generale della
Lega Nazionale per la Democrazia
Durata mandato 27 settembre 1988 –
18 novembre 2011
Predecessore carica creata
Successore carica abolita

Membro del Pyithu Hluttaw per Kawhmu
Durata mandato 2 maggio 2012 –
30 marzo 2016
Predecessore Soe Tint

Dati generali
Partito politico Lega Nazionale per la Democrazia
Tendenza politica Centro-sinistra
Università Università di Delhi
St Hugh's College, Oxford
SOAS, Università di Londra
Firma Firma di Aung San Suu Kyi
Medaglia del Premio Nobel Premio Nobel per la pace 1991

Aung San Suu Kyi (in birmano: Aung San Suu Kyi (Burmese).svg[1] [ʔàʊɴ sʰáɴ sṵ tɕì], semplificato [aʊŋˌsæn.suːˈtʃiː]; Yangon, 19 giugno 1945) è una politica birmana, attiva da molti anni nella difesa dei diritti umani sulla scena nazionale del suo Paese, oppresso da una rigida dittatura militare, imponendosi come capo del movimento non-violento, tanto da meritare i premi Rafto e Sakharov, prima di essere insignita del Premio Nobel per la pace nel 1991. Nel 2007 l'ex Premier inglese Gordon Brown ne ha tratteggiato il ritratto nel suo volume Eight Portraits come modello di coraggio civico per la libertà.[2]

Aung San Suu Kyi è attualmente Consigliere di Stato della Birmania, Ministro degli Affari Esteri e Ministro dell'Ufficio del Presidente.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlia del generale Aung San (capo della fazione nazionalista del Partito Comunista della Birmania, di cui fu segretario dal 1939 al 1941) e di Khin Kyi, la vita di Aung San Suu Kyi è stata travagliata fino dai primi anni. Suo padre[3], uno dei principali esponenti politici birmani, dopo aver negoziato l'indipendenza della nazione dal Regno Unito nel 1947, fu infatti ucciso da alcuni avversari politici nello stesso anno, lasciando la bambina di appena due anni, oltre che la moglie e altri due figli, uno dei quali sarebbe morto in un incidente.

Dopo la morte del marito, Khin Kyi, la madre di Aung San Suu Kyi, divenne una delle figure politiche di maggior rilievo in Birmania, tanto da diventare ambasciatrice in India nel 1960. Aung San Suu Kyi fu sempre presente al fianco della madre, la seguì ovunque ed ebbe la possibilità di frequentare le migliori scuole indiane e successivamente inglesi, tanto che nel 1967, presso il St Hugh's College di Oxford, conseguì la prestigiosa laurea in Filosofia, Scienze Politiche ed Economia. Continuò poi i suoi studi a New York, dove lavorò per le Nazioni Unite e dove incontrò il suo futuro marito, Michael Aris, studioso di cultura tibetana, che sposò nel 1971 e col quale ebbe due figli, Alexander (nato nel 1972) e Kim (nato nel 1977).

Ritornò in Birmania nel 1988 per accudire la madre gravemente malata, e proprio in quegli anni il generale Saw Maung prese il potere e instaurò il regime militare. Fortemente influenzata[4] dagli insegnamenti del Mahatma Gandhi[5][6] e dai concetti buddisti,[7] Aung San Suu Kyi entrò in politica fondando la Lega Nazionale per la Democrazia, il 27 settembre 1988[8]. Neanche un anno dopo le furono applicati gli arresti domiciliari, con la concessione che se avesse voluto abbandonare il paese, lo avrebbe potuto fare; Aung San Suu Kyi rifiutò la proposta del regime.

Nel 1990 il regime militare decise di convocare elezioni generali. Queste risultarono in una schiacciante vittoria della Lega Nazionale per la Democrazia di Aung San Suu Kyi, che sarebbe quindi diventata Primo Ministro; tuttavia i militari rigettarono il voto e presero il potere con la forza, annullando il voto popolare. L'anno successivo Aung San Suu Kyi vinse il premio Nobel per la Pace e usò i soldi del premio per costituire un sistema sanitario e di istruzione a favore del popolo birmano.

Gli arresti domiciliari[modifica | modifica wikitesto]

Gli arresti domiciliari le furono revocati nel 1995, ma rimase comunque in uno stato di semilibertà e non poté mai lasciare il paese perché in tal caso le sarebbe stato negato il ritorno in Myanmar, né ai suoi familiari fu mai permesso di visitarla, malgrado i numerosi interventi: degli Stati Uniti, del segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan o di papa Giovanni Paolo II. Neanche quando al marito Michael fu diagnosticato il cancro, che di lì a due anni, nel 1999, lo avrebbe ucciso lasciandola vedova.

Nel 2002, a seguito di forti pressioni delle Nazioni Unite, ad Aung San Suu Kyi fu riconosciuta una maggiore libertà d'azione in Myanmar, ma il 30 maggio 2003, mentre era a bordo di un convoglio con numerosi sostenitori, un gruppo di militari aprì il fuoco e massacrò molte persone, e solo grazie alla prontezza di riflessi del suo autista Ko Kyaw Soe Lin lei riuscì a salvarsi, ma fu di nuovo messa agli arresti domiciliari. Da quel momento la sua salute andò peggiorando, tanto da richiedere interventi e ricoveri.

Il "caso" Aung San Suu Kyi incominciò a essere un argomento internazionale, tanto che gli Stati Uniti d'America e l'Unione europea fecero grosse pressioni sul governo del Myanmar per la sua liberazione, ma gli arresti domiciliari furono rinnovati per un anno nel 2005 e ulteriormente nel 2006 e nel 2007.

L'importanza e lo spessore morale delle sue azioni in favore dei diritti umani raggiunsero vasti consensi nell'opinione pubblica globale e nei più prestigiosi ambienti culturali. Nel 2000 le fu attribuita una laurea honoris causa in filosofia dall'Università di Bologna che ha potuto ricevere ufficialmente solo il 30 ottobre 2013[9].

Il 9 novembre 2007, lasciò l'abitazione dove era confinata agli arresti domiciliari. Per il suo impegno per i diritti umani, il 6 maggio 2008 il Congresso degli Stati Uniti le ha conferito la sua massima onorificenza: la Medaglia d'oro del Congresso.

Il 3 maggio 2009 un mormone statunitense, John William Yettaw, attraversando il lago Inya a nuoto raggiunse la casa in cui era costretta agli arresti domiciliari. A seguito di ciò il 14 maggio la giunta militare arrestò e il 18 successivo processò Aung San Suu Kyi per violazione degli arresti domiciliari. Il termine dei domiciliari e la liberazione dell'attivista birmana dall'ultimo arresto sarebbero scaduti il 21 maggio. Secondo buona parte della stampa internazionale e la stessa Lega nazionale per la democrazia, l'impresa di Yettaw fu il pretesto fornito alla giunta militare per mettere fuori gioco Aung San Suu Kyi prima di sottoporre il popolo birmano alla votazione di un referendum per l'approvazione di un testo costituzionale che, di fatto, sancì la continuazione del potere dei militari sotto forme civili, escludendo del tutto la Lega nazionale per la democrazia.

L'11 giugno Aung San Suu Kyi fu nuovamente condannata a tre anni di lavori forzati per violazione della normativa della sicurezza, che furono poi commutati dalla Giunta militare in 18 mesi di arresti domiciliari.

La liberazione e l'insediamento in politica[modifica | modifica wikitesto]

Il 13 novembre 2010 Aung San Suu Kyi fu liberata[10]. Il 1º aprile 2012 ha ottenuto un seggio al parlamento birmano[11][12]. Nonostante ciò la Birmania non è ancora libera e il passato dittatoriale grava ancora sulla nazione. Il 16 giugno 2012 ha ritirato il premio Nobel per la Pace. Successivamente ha iniziato a visitare vari stati, dato che le era stato finalmente concesso il permesso dal Governo birmano. Si è recata in Inghilterra dal figlio e, in seguito, anche in Francia.

L'11 novembre 2015 vince le elezioni con 291 seggi.[13] Si è trattato delle prime elezioni libere dal colpo di stato del 1962 (escludendo le elezioni del 1990 ignorate dalla giunta militare)

Dal 30 marzo 2016, con l'insediamento del governo formato da Htin Kyaw, diventa Ministro degli Affari esteri, della Pubblica Istruzione, dell'Energia elettrica e dell'Energia e Ministro dell'Ufficio del Presidente[14][15].

Dal 6 aprile 2016, lascia i dicasteri della Pubblica Istruzione, dell'Energia elettrica e dell'Energia, per diventare Consigliere di Stato (una sorta di Primo Ministro)[16].

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Nel settembre 2017 è stata al centro di critiche da parte di un altro premio Nobel per la pace, la pakistana Malala Yousafzai, che, a proposito delle violenze perpetrate dall'esercito birmano contro la minoranza musulmana Rohingya, ha chiesto "Condanni violenze contro Rohingya" attraverso un tweet[17][18]. Anche il ministro degli esteri britannico Boris Johnson ha "avvertito" la leader birmana che questi fatti stavano "sporcando" la reputazione del paese[18]. Le forze di sicurezza birmane, invece, accusano i ribelli Rohingya dell'incendio dei villaggi e delle atrocità contro la loro stessa gente nello stato di Rakhine[18].

Numerose altre proteste si sono succedute nel 2017 sul versante internazionale contro Aung San Suu Kyi e il suo comportamento giudicato indifferente - quando non propriamente ostile - nei confronti dei musulmani Rohingya. Di tali contestazioni si sono resi protagonisti artisti come Bono degli U2 e Bob Geldof, mentre istituzioni come il Comune di Oxford, il sindacato britannico Unison e l'Università di Bristol hanno ritirato le onorificenze precedentemente concesse[19]. Alcuni esperti di crimini di stato dell'Università di Londra Queen Mary hanno segnalato che Suu Kyi sta "legittimando questo genocidio" in Myanmar[20] e che nonostante la continua persecuzione «non vuole neanche ammettere, figuriamoci provare a bloccare, la conclamata campagna di stupri, omicidi e distruzione perpetrata da parte dell'esercito ai danni dei villaggi Rohingya»[21], popolo al quale non vuole neppure concedere la cittadinanza[22].

Mobilitazioni internazionali e progetti artistici dedicati[modifica | modifica wikitesto]

In tutto il mondo Aung San Suu Kyi è diventata un'icona della non-violenza e pace[23], tanto che numerosi cantanti e gruppi musicali, tra cui Damien Rice, gli U2, i R.E.M., i Green Day e i Coldplay hanno espresso solidarietà nei suoi confronti e le hanno dedicato brani musicali per sostenere la sua causa; nel 2003 le fu assegnato sia l'MTV Europe Music Award che il Premio Nazionale Alghero Donna di Letteratura e Giornalismo, sezione Premio Speciale della Giuria.

In particolar modo, gli U2 le dedicano un brano intitolato Walk On ("Vai avanti"). Per questo motivo è illegale importare, detenere o ascoltare in Birmania l'album della band irlandese All That You Can't Leave Behind, in cui è contenuto tale brano. La sanzione prevista è la reclusione da tre a vent'anni[24].

Nel 1997 il sassofonista Wayne Shorter e il pianista Herbie Hancock incisero sull'album 1+1 un tema intitolato Aung San Suu Kyi che vinse il Grammy Award come Migliore composizione jazz.

Nel 2009 Claudio Canal metteva in scena a Torino Ostaggio Perfetto -Aung San Suu Kyi, con Vesna Sčepanović.

Nel 2011 il popolare regista francese Luc Besson ha diretto il film The Lady incentrato sulla vita del premio Nobel birmano.

Nel 2014 Marco Martinelli ha scritto "Vita agli arresti di Aung San Suu Kyi" e l'ha messo in scena con il suo Teatro delle Albe-Ravenna Teatro, per l'interpretazione di Ermanna Montanari, con il patrocinio di Amnesty International e della Associazione Italia-Birmania. Il testo è stato pubblicato da Luca Sossella Editore. Per la regia e l'interpretazione, Martinelli e Montanari hanno vinto il Premio Franco Enriquez. Nel 2017 lo stesso Martinelli ne ha tratto un film con lo stesso titolo, interpretato, oltre che da Montanari, da Sonia Bergamasco, Elio de Capitani, Roberto Magnani, che ha debuttato il 17 giugno in anteprima mondiale al Biografilm Festival di Bologna.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Compagna Onoraria dell'Ordine dell'Australia (Australia) - nastrino per uniforme ordinaria Compagna Onoraria dell'Ordine dell'Australia (Australia)
«In riconoscimento della sua leadership eccezionale e del grande coraggio personale nella lotta per portare la democrazia in Birmania.»
— 24 maggio 1996[25]
Medaglia d'oro del Congresso (Stati Uniti) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro del Congresso (Stati Uniti)
«Questo è un meritato onore per una donna straordinaria che ha guidato la lotta per la libertà e la democrazia nel suo paese.[26]»
— Washington, 5 maggio 2008
Medaglia Presidenziale della Libertà (Stati Uniti) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia Presidenziale della Libertà (Stati Uniti)
— 2000
Premio Nobel per la Pace - nastrino per uniforme ordinaria Premio Nobel per la Pace
— Oslo, 1991 (ritirato personalmente il 16 giugno 2012)
Cittadinanza Onoraria di Roma[27] - nastrino per uniforme ordinaria Cittadinanza Onoraria di Roma[27]
— Roma, 1994 (ritirato personalmente il 27 ottobre 2013)[28]
Laurea Honoris Causa in Filosofia - nastrino per uniforme ordinaria Laurea Honoris Causa in Filosofia
— Università di Bologna, 2000 (ritirato personalmente il 30 ottobre 2013)[29]

Cittadina Onoraria del Comune di Parma

immagine del nastrino non ancora presente Cittadinanza Onoraria del Comune di Bologna
— Bologna, 2008 (ritirato personalmente il 30 ottobre 2013)[30]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ In Unicode: အောင်ဆန်းစုကြည်
  2. ^ "Il coraggio" secondo Gordon Brown
  3. ^ In merito alle cui idee politiche la figlia poi scrisse: Aung San Suu, Kyi, "THE TRUE MEANING OF BOH", in Asian Survey, settembre 1991, Vol. 31 Issue 9, p793-797, 5p.
  4. ^ Silverstein, Josef. "The idea of freedom in Burma and the political thought of Daw Aung San Suu Kyi." Pacific Affairs 69, no. 2 (Summer96 1996): 152. Historical Abstracts, EBSCOhost . Ultimo accesso: 2 luglio 2010.
  5. ^ Profile: Aung San Suu Kyi (London), BBC News, 25 maggio 2006. URL consultato il 26 maggio 2007 (archiviato dall'url originale il 12 giugno 2007).
  6. ^ The Nobel Peace Prize 1991 Presentation Speech, Nobel Foundation. URL consultato il 26 maggio 2007 (archiviato il 19 maggio 2007).
  7. ^ Houtman, Gustaaf, Mental culture in Burmese crisis politics: Aung San Suu Kyi and the National League for Democracy (ILCAA Study of Languages and Cultures of Asia and Africa Monograph Series), 1999. ISBN 978-4-87297-748-6. Ultimo accesso: 1 dicembre 2012. See also Buddhism in Burma.
  8. ^ National League for Democracy, National League for Democracy. URL consultato il 26 settembre 2011 (archiviato dall'url originale il 18 giugno 2013). (Note: The date is in the "description" meta element of the web page and can be verified by viewing the page HTML code)
  9. ^ Laurea ad honorem ad Aung San Suu Kyi: aperto l'anno accademico 2013/2014
  10. ^ Il voto in Birmania , San Suu Kyi eletta , Il corriere della sera, 1º aprile 2012
  11. ^ Alessandro Ursic, Un seggio per San Suu Kyi, la Stampa, 1º aprile 2012
  12. ^ Il trionfo di Aung San Suu Kyi "Abbiamo vinto in 43 seggi su 44", La Repubblica, 2 aprile 2012
  13. ^ Myanmar, il trionfo di Aung San Suu Kyi: oltre il 70% nelle elezioni, La Repubblica, 9 novembre 2015. URL consultato il 12 novembre 2015.
  14. ^ (MY) ဒေါ်စု နိုင်ငံခြားရေးဝန်ကြီး ဖြစ်လာမလား - BBC ပင်မစာမျက်နှာ, su BBC ပင်မစာမျက်နှာ. URL consultato il 19 giugno 2016.
  15. ^ Aung San Suu Kyi nuovo ministro degli Esteri del Myanmar, su Adnkronos. URL consultato il 19 giugno 2016.
  16. ^ Quale ruolo ha Aung San Suu Kyi nel primo governo democratico birmano degli ultimi 50 anni, su LifeGate, 1º aprile 2016. URL consultato il 19 giugno 2016.
  17. ^ http://www.repubblica.it/esteri/2017/09/04/news/malala_critica_aung_san_suu_kyi_condanni_violenze_contro_rohingya_-174614097/ Malala bacchetta San Suu Kyi: "Condanni violenze contro Rohingya" da Repubblica del 4 settembre 2017
  18. ^ a b c https://www.theguardian.com/world/2017/sep/04/malala-tells-aung-san-suu-kyi-world-is-waiting-for-her-to-act-over-rohingya-violence Malala tells Aung San Suu Kyi 'world is waiting' for her to act over Rohingya violence - The Guardian
  19. ^ Rohingya, Bob Geldof restituisce premio per protesta contro Aung San Suu Kyi, La Repubblica, 13 novembre 2017
  20. ^ Burma’s Aung San Suu Kyi accused of “legitimising genocide of Rohingya Muslims”. The Independent. 25 November 2016.
  21. ^ South-East Asia’s future looks prosperous but illiberal, in The Economist, 18 luglio 2017. URL consultato il 19 luglio 2017.
  22. ^ (EN) Shashank Bengali, Myanmar's long-suffering Rohingya Muslims hoped that Aung San Suu Kyi would make them full citizens. They were wrong, in Los Angeles Times, 9 aprile 2017, ISSN 0458-3035 (WC · ACNP). URL consultato l'11 aprile 2017.
  23. ^ Kyaw Yin, Hlaing, "Aung San Suu Kyi of Myanmar: A Review of the Lady's Biographies", in Contemporary Southeast Asia: A Journal of International & Strategic Affairs, 29, no. 2 (August 2007): 359-376.
  24. ^ http://archiviostorico.corriere.it/2000/novembre/29/Birmania_carcere_chi_sente_gli_co_0_0011295031.shtml.
  25. ^ (EN) Sito web It's an Honour: dettaglio decorato.
  26. ^ Mitch McConnell, allora leader dei senatori repubblicani e promotore della legge di assegnazione
  27. ^ http://www.comune.roma.it/pcr/it/newsview.page?contentId=NEW527097
  28. ^ Giulia Carrarini e Marco Ciaffone, Aung San Suu Kyi è cittadina di Roma, su Repubblica Roma. URL consultato il 27 ottobre 2013.
  29. ^ Laurea ad honorem ad Aung San Suu Kyi: aperto l'anno accademico 2013/2014
  30. ^ Aung San Suu Kyi: 'Mai sola nella mia lotta' - Mondo - ANSA.it

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Cecilia Brighi, Il pavone e i generali. Birmania: storie da un Paese in gabbia, ed. Baldini Castoldi Dalai, 2006, ISBN 88-8490-724-1.
  • Carmen Lasorella, Verde e zafferano, a voce alta per la Birmania, libro-intervista, Bompiani, 2008.
  • Marco Martinelli, "Vita agli arresti di Aung San Suu Kyi", Luca Sossella Editore, 2014.
  • Cecilia Brighi, Le Sfide di Aung San Suu Kyi per la nuova Birmania. ed. Eurilink, 2016
  • Claudio Canal, Aung San Suu Kyi. Il futuro della Birmania. Oltre la politica, Mimesis, Milano, 2016

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Segretario generale della Lega Nazionale per la Democrazia Successore
carica creata 27 settembre 1988 - 18 novembre 2011 carica abolita
Predecessore Presidente della Lega Nazionale per la Democrazia Successore
Aung Shwe dal 18 novembre 2011 in carica
Predecessore Vincitrice del Premio Sakharov per la libertà di pensiero Successore
Alexander Dubček 1990 Adem Demaçi
Predecessore Vincitrice del Premio Rafto Successore
Doina Cornea e FIDESZ 1990 Elena Bonnėr
Predecessore Vincitrice del Premio Nobel per la pace Successore
Mikhail Gorbachev 1991 Rigoberta Menchú
Controllo di autoritàVIAF: (EN112144921 · ISNI: (EN0000 0001 1780 0336 · LCCN: (ENn81046163 · GND: (DE11904286X · BNF: (FRcb120622837 (data) · NLA: (EN36106946