Bertha von Suttner

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Bertha von Suttner nel 1906
Medaglia del Premio Nobel Nobel per la pace 1905

Bertha Wilhelmine Lisel von Suttner-Kinsky von Wchinitz und Tettau (Praga, 9 giugno 1843Vienna, 21 giugno 1914) è stata una scrittrice austriaca, insignita nel 1905 del premio Nobel per la pace.

La sua opera principale, che le garantì fama mondiale, è Die Waffen nieder (Giù le armi), pubblicata nel 1889. Per l'impegno profuso a favore delle tematiche pacifiste radicali, è considerata un simbolo del desiderio di pace dell'Austria, ed il suo paese l'ha eletta per rappresentare l'Austria sulla maggiore (2 €) delle nuove monete dell'euro.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nata a Praga nel 1843, suo padre, il feldmaresciallo Franz-Josef Graf Kinsky von Wchinitz und Tettau, apparteneva ad una delle famiglie più antiche ed altolocate della Boemia, mentre sua madre, Sophia Wilhelmine von Körner, proveniva dalla piccola nobiltà locale ed era amante della poesia.

Il padre morì poco dopo la sua nascita, lasciando sua madre, anch'ella già molto anziana. Bertha crebbe in un ambiente aristocratico, a ridosso della corte imperiale, e imparò diverse lingue. Dopo aver cercato, senza successo, di intraprendere la carriera di cantante lirica (cosa di cui in seguito si vergognò in maniera esagerata), fu costretta a cercarsi una occupazione quando l'eredità paterna con cui si manteneva si esaurì. Fu così che Bertha trovò un posto di governante e dama di compagnia, le uniche due occupazioni concesse ad una giovane donna di nobili origini, nella casa del Barone Carl von Suttner. Fu lì che conobbe l'ingegnere e novellista Arthur Gundaccar Freiherr von Suttner, figlio del barone, con il quale allacciò una relazione segreta, che, scoperta, costrinse Bertha ad abbandonare casa Suttner. Per un breve periodo si trasferì a Parigi dietro invito dello scienziato Alfred Nobel in qualità di segretaria personale nel 1876, dopo il quale fece ritorno in patria per sposare segretamente il suo amato Arthur, contro la volontà della famiglia di lui. I due si trasferirono nella regione del Caucaso dove Bertha aveva diversi amici che l'aiutarono a trovare lavori occasionali, soprattutto nel campo dell'insegnamento privato e della collaborazione con diverse pubblicazioni della regione.

Quando si sollevarono i venti di guerra tra Impero russo ed Impero austro-ungarico nel 1885, Bertha e suo marito fecero ritorno in patria, dove si riconciliarono con la famiglia von Suttner che li ospitò nella loro dimora estiva di Harmannsdorf nella Bassa Austria. La convivenza con un ambiente conservatore e di campagna era troppo soffocante per i due, soprattutto a causa del loro acceso anti-clericalismo, e per alleviare la pesantezza di questa condizione Bertha ricominciò a scrivere novelle brevi, iniziando ad interessarsi alle problematiche pacifiste. Fu così che venne a conoscenza della International Arbitration and Peace Association, fondata a Londra nel 1880 dal pacifista inglese Hodgson Pratt, il cui scopo era la promozione degli arbitrati e dei trattati di pace contro il metodo della guerra nelle relazioni tra gli stati.

Nel 1887 Bertha entrò in contatto con questa organizzazione pacifista, e pubblicò nel 1889 il suo capolavoro che venne pubblicato sia a Vienna che a Berlino. L'opera venne tradotta in più di 20 lingue e fu uno dei libri più letti e venduti del XIX secolo. Dopo i suoi successi come scrittrice, Bertha von Suttner, ormai quarantaseienne, divenne una figura centrale nell'attivismo pacifista internazionale. Nel 1891 fondò la Società Pacifista Austriaca di cui rimase presidente fino alla sua morte nel 1914. Sempre nel 1891 suo marito, Arthur, fondò la Associazione per il rifiuto dell'antisemitismo, con l'aiuto di importanti figure politiche austriache.

Nel 1892 collaborò con il pacifista tedesco Alfred Fried per la fondazione della "Società pacifista germanica", per la quale collaborò alla pubblicazione della rivista Giù le armi! dal 1892 al 1899. Nel 1899 Bertha darà alle pubblicazioni il suo secondo romanzo dal titolo Das Maschinenzeiltalter, traducibile in L'era delle macchine, dove si scaglia contro il nazionalismo predominante in Europa e contro la corsa agli armamenti. In questo stesso anno collaborerà con la pacifista ed attivista per i diritti delle donne Margarethe Selenka, e collabora con il marito per promuovere la Conferenza di Pace de L'Aia, patrocinata dallo zar Nicola II di Russia e lavorò come inviata per la Neue Freie Presse sui lavori della Conferenza stessa, mentre l'anno successivo compì diversi viaggi in ambito internazionale per promuovere la Corte Permanente di Arbitrato istituita dalla stessa Conferenza di Pace de l'Aia.

Nonostante avesse subìto un duro colpo nel 1902 con la morte del suo amato marito, Bertha von Suttner continuò a sforzarsi di lottare per promuovere i loro ideali comuni, e nel 1905 ricevette il Premio Nobel per la Pace per diretta volontà del suo grande amico ed ammiratore Alfred Nobel: la von Suttner dichiarò di voler condividere la lauta somma in denaro con un altro grande decano dell'attivismo pacifista, Frédéric Passy. Nel 1906 ebbe un ruolo fondamentale nell'organizzazione del "Comitato di Fratellanza Anglo-Tedesco" patrocinato dalla Conferenza di Pace del 1905 con l'obiettivo di riavvicinare i due paesi. Durante questo periodo tenne diverse conferenze dove mise all'erta il suo uditorio sui pericoli della militarizzazione della Cina e sul progresso degli aerei come velivoli da guerra. Al Congresso di Pace del 1908 proclamò la necessità dell'unità europea come unico mezzo contro la catastrofe della guerra ormai diffusasi a livello mondiale.

Nell'agosto 1913 sebbene già fortemente provata per la sua malattia (si suppone cancro) Bertha partecipò alla Conferenza Internazionale di Pace de L'Aia dove venne eletta "generalissimo" del movimento pacifista. Nel maggio del 1914 partecipò all'organizzazione della XXI Conferenza di Pace che avrebbe dovuto tenersi a Vienna in settembre, ma venne stroncata dalla sua malattia il 21 giugno 1914, un mese prima dello scoppio della prima guerra mondiale.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Bertha von Suttner, Abbasso le armi! Storia di una vita, a cura di Giuseppe Orlandi con prefazione di Laura Tirone, Centro Stampa Cavallermaggiore, 1996
  • Bertha von Suttner, Giù le armi! Fuori la guerra dalla storia, traduzione e cura di Annapaola Laldi, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1989
  • Anne-Marie Käppeli, Scenari del femminismo in Georges Duby, Michelle Perrot (a cura di), Storia delle donne. L'Ottocento, Laterza, Bari, 1985
  • Nicola Sinopoli, Una donna per la pace, Fratelli Palombi Editori, Roma, 1986
  • Abrams, Irwin, Bertha von Suttner and the Nobel Peace Prize, in Joumal of Central European Affairs, Vol. 22, No. 3 (October, 1962), 286-307.
  • Kempf, Beatrix, Bertha von Suttner: Das Lebensbild einer grossen Frau. Wien, Österreichischer Bundesverlag, 1964.
  • Claus Bernet: Bertha von Suttner, in: BBKL, 24, 2005, 1435-1471, online: http://www.bbkl.de/s/s4/suttner_s_f.shtml

Mariateresa Sivieri, "Bertha von Suttner-Wangari Maathai Donne Nobel per la pace" Cleup 2009, ISBN 978-88-6129-351-9

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