Rohingya

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Rohingya
Displaced Rohingya people in Rakhine State (8280610831) (cropped).jpg
Un gruppo di Rohingya nello Stato Rakhine
 
Luogo d'origine Sud-est asiatico e Medio Oriente
Popolazione 1 424 000 - 2 000 000[1]
Lingua Rohingya
Religione Islam
Distribuzione
Birmania Birmania 800 000[2][3]
Arabia Saudita Arabia Saudita 500 000[4]
Bangladesh Bangladesh 300 000[5]
Pakistan Pakistan 200 000[6][7][8]
Thailandia Thailandia 100 000[9]
Malesia Malesia 40 070[10]

I Rohingya sono un gruppo etnico, di religione islamica, che parla il rohingya, una lingua indoeuropea[11] del ramo delle lingue indoarie, strettamente legata alla lingua chittagong e più alla lontana alla lingua bengalese. La loro origine è molto discussa: alcuni ritengono indigeni dello stato di Rakhine (noto anche come Arakan o Rohang in lingua Rohingya) in Birmania, mentre altri sostengono che siano immigrati musulmani che, in origine, vivevano in Bangladesh[12][13] e che, in seguito, si sarebbero spostati in Birmania durante il periodo del dominio britannico.

I Rohingya sono linguisticamente legati alle parlate degli Indo-Ariani di India e Bangladesh, in contrapposizione alle lingue in prevalenza sino-tibetane del Birmania (ufficialmente Myanmar). A partire dal 2012, circa 800 000 Rohingya vivono in Birmania. Secondo i rapporti delle Nazioni Unite essi sono una delle minoranze più perseguitate nel mondo.[14] Molti Rohingya sono stati relegati in ghetti o sono fuggiti in campi profughi in Bangladesh e sulla zona di confine tra Thailandia e Birmania. Più di 100 000 Rohingya vivono in campi per sfollati, anche perché le autorità hanno proibito loro di lasciarli.[15] I Rohingya hanno catturato l'attenzione internazionale sulla scia di alcune rivolte svoltesi nel 2012.[16]

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Le aree in verde indicano gli stati in cui ci sono insediamenti di Rohingya

Il termine "Rohingya" deriva da Rohang, denominazione in lingua Rohingya dello stato di Rakhine (precedentemente Arakan), dove vive la maggior parte dei Rohingya. Alcuni storici di etnia Rohingya, come Khalilur Rahma, sostengono invece che questo termine possa derivare dalla parola araba Rahma, che significa "misericordia".[17] Anche se altri ritengono improbabile che quest'ultima interpretazione, esiste comunque un riferimento storico che potrebbe porsi come origine di questo soprannome. Si narra, infatti, che dopo un naufragio dell'VIII secolo d.C., essendo affondata una nave araba nei pressi dell'isola di Ramree, il re arkanese ordinò che i mercanti arabi fossero uccisi. Essi urlarono, appunto, nella loro lingua: "Rahma". In seguito a questo fatto, quelle persone vennero chiamate Rahma, e questa stessa parola gradualmente mutò prima in "Rhohang" e poi in "Rohingya".[17][18]

Questa storia è stata contestata da Jahiruddin Ahmed e Nazir Ahmed, rispettivamente ex presidente e segretario della Arakan Muslim Conference. Essi sostengono infatti che la popolazione coinvolta in quel naufragio fosse quella musulmana dei Thambu Kya, che attualmente risiedono lungo le rive del mare Arakan. Per cui se il nome deriva dal fatto narrato in precedenza, sarebbero stati i Thambu Kyas ad assumere per primi il nomignolo "Rahma". La tesi dei due Ahmed si fonda su una possibile discendenza dei Rohingya dagli abitanti di Ruha, in Afghanistan.[17] Un altro storico invece, M.A. Chowdhury sostiene che il termine Mrohaung (nome di un antico regno arakanese) si sia modificato tra le popolazioni musulmane della Birmania fino ad arrivare a "Rohang", termine che ha dato poi il nome alla regione abitata dai Rohingya.[17]

Storici della Birmania, tra i quali Khin Maung Saw, affermano che il termine Rohingya era sconosciuto in quelle zone prima del 1950.[19] Anche lo storico Aye Chan, dell'Università di Kanda afferma che quel termine non è mai esistito in nessuna lingua prima del 1950, quando è stato importato probabilmente da dei bengalesi emigrati in Arakan durante il periodo coloniale. Tuttavia egli ammette che numerose popolazioni musulmane hanno per secoli vissuto in quella zona, stabilendosi lì durante il Regno di Mrauk U, quando Arakan era in contatti politici, militari e commerciali con il sultanato di Bengala.[20] Questo punto di vista è stato ripreso dall'ex ambasciatore britannico Derek Tonkin:"In assenza di qualsiasi documentazione archivistica britannica nei 112 anni della loro gestione di Arakan, posso solo concludere che Rohingya è una denominazione entrata in uso dopo la seconda guerra mondiale". Egli sostiene inoltre che:"La campagna internazionale per sostenere l'etnia Rohingya ha avuto tale successo da generare un effetto controproducente e contrario". Egli propone un'alternativa a usare il termine Maomettisti di Arakan per riferirsi alla minoranza. Come via per risolvere l'impasse egli esorta gli abitanti indigeni di Rakhine ad accettare la realtà storica della presenza continua di musulmani in Arakan per un periodo molto lungo, mentre i Rohingya dovrebbero riconoscere che la particolare denominazione "Rohingya" non ha avuto validità storica prima dell'indipendenza nel 1948.[21]

L'esperto di storia Arakan dr. Jacques P. Leider sottolinea che Rooinga è stato invece utilizzato in un rapporto di fine XVIII secolo pubblicato dal britannico Francis Buchanan-Hamilton.[22] Nel suo articolo del 1779 "Vocabolario comparativo di alcune delle lingue parlate nell'Impero Birmano", egli dichiara:"Vorrei ora aggiungere tre dialetti, parlati nell'Impero di Birmania, ma evidentemente derivati dall'Hindu. Il primo è quello parlato dai Musulmani, che da tempo si stabilirono in Arakan e che si definiscono Rooinga, o nativi di Arakan."[23] Leider aggiunge anche che l'etimologia della parola non dice nulla di politica e che l'utilizzo del termine come etichetta politica per dare identità risale solamente al XX secolo. Ora perché questo termine è usato solo dal 1950? Evidentemente le persone che lo utilizzano vogliono fortemente dare identità alla comunità che vive lì.[22]

Lingua[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Lingua rohingya.

La lingua Rohingya è la moderna lingua scritta dei Rohingya di Arakan (Rakhine) in Birmania. Proviene dalla corrente Indo-ariana che è un sub-ramo della grande famiglia delle lingue indoeuropee. Essa è strettamente legata alla lingua chittagong parlata nella parte più meridionale del Bangladesh al confine con la Birmania. Nonostante sia la lingua Rohingya e sia quella chittagong siano legate al bengalese, non sono mutuamente intelligibili con quest'ultima, a dispetto di ciò che viene spesso proposto nella narrazione nazionale della Birmania. Studiosi del rohingya hanno scritto correttamente questa lingua in varie scritture, tra cui l'arabo, l'Urdu, il romano, e il birmano e in Hanifi, che è un alfabeto di nuova concezione derivato dall'arabo con l'aggiunta di quattro caratteri dal latino e del birmano.

Più recentemente, è stato sviluppato un alfabeto con caratteri latini, con tutte le 26 lettere dell'alfabeto inglese A alla Z e due lettere supplementari Ç (per retroflessa R) e Ñ (per il suono nasale). Per rappresentare accuratamente la fonologia Rohingya, si utilizzano anche cinque vocali accentate (á-é-í-ó-ú). La lingua rohingya è stato riconosciuta dall'ISO con il codice ISO 639-3 "rhg".[24]

Religione[modifica | modifica wikitesto]

I Rohingya sono musulmani di stampo sunnita. In Birmania l'identità religiosa, assieme a quella linguistica è uno dei motivi di contrasto con il governo birmano che sostiene la tradizione buddhista dello stato Rakhine.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Insediamenti musulmani sono esistiti in Arakan dopo l'arrivo di Arabi lì nell'VIII secolo d.C. Si ritiene che i diretti discendenti dei coloni arabi abbiano vissuto in Arakan presso le civiltà di Mrauk U e Kyauktaw, piuttosto che nelle zone di frontiera del Mayu (vicino all'attuale Chittagong, Bangladesh).[25] Anche se alcune popolazioni musulmane hanno vissuto in Arakan a partire almeno dal XIV secolo, gli storici non hanno comune consenso se l'attuale minoranza discenda da ondate migratorie prima della colonizzazione britannica, dopo questa o se siano frutto dell'unione di entrambe.[26] Oltre all'etnia Rohingya, in quella zona sono presenti minoranze musulmane Kamein (inizialmente insediatisi dall'impero Mughal) e Thet attualmente in Rakhine che sono ufficialmente riconosciute come gruppi etnici indigeni ed hanno la cittadinanza birmana.[27]

Regno di Mrauk U[modifica | modifica wikitesto]

I primi insediamenti bengalesi musulmani in Arakan risalgono all'epoca di re Narameikhla (1430-1434) che governava il regno di Mrauk U, che nel 1430 aveva riguadagnato il possesso del trono arakanese con l'assistenza militare del Sultanato del Bengala. I bengalesi venuti con lui formarono i primi insediamenti della regione.[28][29] Narameikhla cedette alcuni territori al sultano del Bengala e riconobbe la sua sovranità su quelle aree. Come riconoscimento del suo vassallaggio, il re di Arakan ricevette i titoli islamici e la possibilità di utilizzare la moneta bengalese. Narameikhla coniò le proprie monete con scritte da un lato in alfabeto persiano e dall'altro in alfabeto birmano.[29] Questo vassallaggio fu però di breve durata: dopo la morte del sultano Jalaluddin Muhammad Shah, avvenuta nel 1433, i successori di Narameikhla occuparono Ramu nel 1437 e Chittagong nel 1459, quest'ultima sarà posseduta da Arakan fino al 1666.[30][31]

Anche dopo aver conquistato l'indipendenza dai bengalesi, i re arakanesi continuarono a mantenere i titoli musulmani.[29] I sovrani buddhisti iniziarono così a considerarli alla pari dei sultani e successori dei Moghul, anche perché continuarono a inserire musulmani nelle alte cariche amministrative.[29] I musulmani aumentarono in Birmania nel XVII secolo, quando molti furono portati in Arakan come forza-lavoro, una parte furono impiegati come scribi in lingua araba, persiana o bengalese nelle corti arakanesi dove, pur rimanendo prevalente la cultura buddhista, giunsero tradizioni musulmane dal vicino Sultanato del Bengala.[28] L'etnia Kamein, che è attualmente riconosciuta tra le etnie musulmane insediatesi in Birmania, discende proprio da questi musulmani.[32]

Conquista birmana[modifica | modifica wikitesto]

Successivamente alla conquista birmana di Arakan, avvenuta nel 1785, circa 35.000 Arakanesi fuggirono verso la vicina Chittagong per sfuggire alla persecuzione birmanica e trovare rifugio presso i britannici, che controllavano quella regione del Bengala.[33] I governanti birmani uccisero in massa i musulmani che abitavano in quella zona e altri ne deportarono in Birmania, lasciando quella regione spopolata nel momento in cui arrivarono gli Inglesi.[34]

Secondo un articolo pubblicato su "The Burma Empire" dal britannico Francis Buchanan-Hamilton nel 1799, i Maomettani, che da tempo si sono stabiliti in Arakan, chiamano loro stessi "Rooinga", o "nativi di Arakan".[23] Sir Henry Yule, mentre era in quei luoghi in missione diplomatica, disse che molti musulmani erano impiegati come eunuchi durante la dinastia Konbaung in Birmania.[35][36][37][38] Questi eunuchi musulmani venivano da Rakhine.[39][40]

Dominio coloniale britannico[modifica | modifica wikitesto]

La politica britannica favorì il ripopolamento delle fertili valli di Arakan, dove numerosi abitanti del Bengala andarono a trasferirsi, lavorando come braccianti agricoli. La Compagnia britannica delle Indie Orientali estese l'amministrazione bengalese anche su Arakan, eliminando ogni possibile barriera tra appunto quest'ultimo e il Bengala e favorendo, perciò, le migrazioni di popoli. Nel XIX secolo migliaia di bengalesi si trasferirono dalla regione di Chittagong in Arakan in cerca di lavoro[34]; questo processo migratorio fu anche contrario, nel senso che molte persone di etnia Rakhine andarono invece in Bengala.[41][42]

Il censimento britannico del 1891 segnalò la presenza di 58.225 musulmani in Arakan. Nel 1911, la popolazione musulmana più che raddoppiò, raggiungendo quota 178.647 unità.[43] Queste ondate migratorie si dovettero principalmente alla forte necessità, da parte dei britannici, di manodopera da impiegare nelle risaie del territorio. Molti immigrati birmanici si trasferirono da Chittagong fino in Arakan, specialmente nella zona occidentale di questa regione, anche se questa immigrazione è comunque da considerarsi un fenomeno nazionale, e non solo legato a piccole zone della Birmania.[44]

Lo storico Thant Myint-U scrive: "All'inizio del XX secolo gli indiani arrivavano in Birmania al ritmo di non meno di un quarto di milione all'anno, con questi numeri che sono aumentati ogni anno fino a raggiungere il proprio picco massimo nel 1927, quando con 480.000 immigrati, Rangoon superò New York come maggiore centro di immigrazione al mondo". Da allora, nelle maggiori città birmane, quali Yangon (allora Rangoon), Sittwe, Pathein e Moulmein, la popolazione indiana superò in numero quella musulmana. Questi ultimi, ovvero gli indigeni birmani, si sentirono impotenti rispetto al dominio britannico e denunciarono questa politica di ripopolamento della zona come un razzismo che combina sentimenti di superiorità e paura.[44]

L'immigrazione fu tuttavia molto più sentita in Arakan, dove i conflitti interni tra la popolazione musulmana e i Rakhine buddisti spinsero, nel 1939, le autorità britanniche a istituire una speciale commissione d'inchiesta guidata da James Ester e Tin Tut per discutere della questione dell'immigrazione musulmana nello stato di Rakhine. Questa commissione si pose come obbiettivo quello di fissare un confine che dividesse i due popoli; tuttavia, con l'inizio della seconda guerra mondiale, gli inglesi si ritirarono da Arakan, lasciando incompiuto il progetto.[45]

Seconda guerra mondiale: occupazione del Giappone e violenze tra comunità[modifica | modifica wikitesto]

Durante la seconda guerra mondiale, le forze giapponesi invasero la Birmania, allora sotto il dominio coloniale britannico. Le forze britanniche si ritirarono e nel vuoto di potere lasciato, scoppiò una notevole violenza tra i Rakhine e i Rohingya. I britannici armarono i Rohingya nel nord Arakan, al fine di creare una zona cuscinetto che proteggesse la regione da un'invasione giapponese quando loro si sarebbero ritirati del tutto. Il periodo di violenza vide anche scontri tra i gruppi fedeli ai britannici e i nazionalisti birmani.[46]

Aye Chan, uno storico della Kanda University, ha scritto che a seguito di acquisizione di armi dagli inglesi durante la seconda guerra mondiale, i Rohingya hanno cercato di distruggere i villaggi degli Arakan invece di resistere ai giapponesi.[47] Il 28 marzo 1942 i Rohingya dal nord hanno ucciso circa 20 000 Arakanesi. In cambio, circa 5 000 Rohingya nelle città di Minbya e Mrohaung sono stati uccisi da Rakhine e Karenni.[45]

I giapponesi si resero responsabili di innumerevoli atti di stupro, omicidio e torture contro migliaia di Rohingya.[48] Durante questo periodo, circa 22 000 Rohingya si ritiene abbiano attraversato il confine con il Bengala, allora parte dell'India britannica, per sfuggire alle violenze.[49][50] Sconfitti, 40 000 Rohingya infine fuggirono a Chittagong dopo ripetuti massacri da parte dei birmani e delle forze giapponesi.[51]

Insurrezioni del dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1948 quando la Birmania ha ottenuto l’indipendenza dal dominio coloniale britannico ai Rohingya è stato concesso di chiedere la cittadinanza birmana, ottenere dei documenti personali e alcuni membri riuscirono ad essere eletti nel parlamento di Yangon[52].

Il partito Mujahid è stato fondato dagli anziani Rohingya che hanno sostenuto un movimento Jihad nel nord Arakan nel 1947.[53] L'obiettivo del partito Mujahid era quello di creare uno stato islamico autonomo nell'Arakan. Era molto più attivo prima del 1962, quando ci fu il colpo di stato dal generale birmano Ne Win. Egli ha effettuato alcune operazioni militari contro di loro per un periodo di due decenni. Quella più estesa fu l'operazione "Re Drago", che ha avuto luogo nel 1978; di conseguenza, molti musulmani nella regione sono fuggiti nel vicino Bangladesh come rifugiati. Oltre al Bangladesh, un gran numero di Rohingya è migrato anche a Karachi, in Pakistan.[8]

Durante il Movimento Pakistano negli anni 40, i musulmani Rohingya in Birmania occidentale provarono a separarsi dallo stato e ad unire la loro regione al Nord-Pakistan. Prima dell'indipendenza della Birmania nel gennaio del 1948, i leader musulmani di Arakan si sono rivolti a Mohammad Ali Jinnah, il fondatore del Pakistan, chiedendo la sua assistenza per attaccarsi alla regione Mayu in Pakistan in considerazione della loro affinità religiosa e la vicinanza geografica con il Pakistan orientale. Due mesi più tardi, la Nord Arakan Muslim League venne fondata nel Akyab (capitale dello Stato Arakan), che, fra le altre cose, richiedeva l'annessione al Pakistan. Tuttavia, la proposta non si concretizzò mai, da quando fu riferito che non sarebbe mai stata accettata e che la Lega non era in grado di interferire nelle questioni birmane.[54]

I mujahideen Rohingya sono ancora attivi nelle aree remote dell'Arakan.[55] Le relazioni tra mujahideen Rohingya e mujaheddin del Bangladesh sono state significative, questi gruppi hanno esteso le loro reti a livello internazionale e in altri paesi, negli ultimi anni. Raccolgono le donazioni e ricevono un addestramento militare-religioso al di fuori della Birmania.[56]

Giunta militare in Birmania/Myanmar[modifica | modifica wikitesto]

La giunta militare che ha governato la Birmania per mezzo secolo ha fatto affidamento su un mix di nazionalismo birmano e buddismo theravada per rafforzare il suo dominio, e, a parere di esperti governativi degli Stati Uniti, discriminando le minoranze come i rohingya, popolazioni cinesi come i kokang e i panthay (musulmani cinesi). Alcuni dissidenti pro-democrazia di etnia birmana non considerano i rohingya compatrioti.[57][58][59][60]

I governi birmani successivi sono stati accusati di aver fomentato rivolte violente contro le minoranze etniche, come i rohingya e cinesi musulmani.[61]

Nel 2009, un alto diplomatico birmano, in viaggio a Hong Kong, ha bollato i rohingya come "brutti come orchi" e "un popolo che non ha nulla a che fare con il Myanmar".[62]

Violazioni dei diritti umani e dei rifugiati[modifica | modifica wikitesto]

I Rohingya sono stati descritti come "il popolo meno voluto al mondo" e "una delle minoranze più perseguitate al mondo".[63] Per una legge sulla concessione della cittadinanza del 1982, essi non possono prendere la cittadinanza birmana.[64] Non è consentito ai Rohingya di viaggiare senza un permesso ufficiale, di possedere terreni e, inoltre, sono tenuti a firmare un impegno a non avere più di due figli.[64]

Secondo Amnesty International, la popolazione musulmana Rohingya continua a soffrire per violazioni dei diritti umani da parte della dittatura militare birmana dal 1978, di conseguenza molti sono fuggiti nel vicino Bangladesh.

« La libertà di movimento dei Rohingya è fortemente limitata e alla maggior parte di loro è stata negata la cittadinanza birmana. Essi sono anche sottoposti a varie forme di estorsione e di tassazione arbitraria; confisca delle terre; sfratto e distruzione delle loro abitazioni; e restrizioni finanziarie sui matrimoni. I Rohingya continuano ad essere utilizzati come lavoratori-schiavi sulle strade e nei campi militari, anche se la quantità di lavoro forzato nel nord dello stato Rakhine è diminuita negli ultimi dieci anni. [...]

Nel 1978 oltre 200 000 Rohingya sono fuggiti in Bangladesh, in seguito all'operazione Nagamin (Re Drago) dell'esercito birmano. Ufficialmente questa campagna aveva lo scopo di "controllare ogni individuo vivente nello stato, distinguere i cittadini e gli stranieri in conformità con la legge e intraprendere azioni contro gli stranieri che si sono infiltrati nel paese illegalmente." Questa campagna militare era mirata direttamente contro i civili e ha portato a omicidi diffusi, stupri e distruzione di moschee e ad ulteriori persecuzioni religiose. [...]

Durante il 1991 e il 1992 una nuova ondata, di oltre un quarto di milione di Rohingya, è fuggita in Bangladesh. Hanno riferito che spesso erano costretti a sopportare il lavoro forzato, ma anche esecuzioni sommarie, torture, e stupri. I Rohingya sono stati costretti a lavorare senza paga da parte dell'esercito birmano su progetti infrastrutturali ed economici, spesso in condizioni difficili. Molte altre violazioni dei diritti umani sono state commesse dalle forze di sicurezza riguardo al lavoro forzato di civili Rohingya. »

(Rapporto di Amnesty International del 2004[65])

A partire dal 2005, l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati ha insistito per il rimpatrio dei Rohingya dal Bangladesh, ma le accuse di violazioni dei diritti umani nei campi profughi hanno reso ancor più difficile lo sforzo.[66]

Campo profughi a Cox's Bazar

Nonostante i molti sforzi da parte delle Nazioni Unite, la stragrande maggioranza dei rifugiati Rohingya è rimasta in Bangladesh, non essendo in grado di resistere all'atteggiamento aggressivo del regime al potere in Birmania e per la paura di persecuzioni. Il Bangladesh ha inizialmente accolto i rifugiati dalla Birmania, ma le pressioni interne e le limitate risorse nazionali hanno costretto Dhaka a spingere i Rohingya a lasciare i campi profughi[67]. Ora si trovano ad affrontare gli stessi problemi in Bangladesh, ma qui ricevono più sostegno da parte del governo.[68]

Nel febbraio 2009, molti rifugiati Rohingya sono stati salvati dai marinai di Aceh nello stretto di Malacca, dopo 21 giorni in mare.

Nel corso degli anni, migliaia di Rohingya sono fuggiti in Thailandia. Ci sono circa 111 000 rifugiati ospitati in 9 campi lungo il confine tra Thailandia e Birmania. Ci sono state accuse che sostengono che alcuni gruppi siano stati spediti e trainati in mare aperto dalla Thailandia, e lasciati lì. Nel febbraio 2009 si è riscontrato che l'esercito thailandese ha trainato una barca di 190 profughi Rohingya verso il mare. Un gruppo di rifugiati sono stati salvati nel febbraio 2009 dalle autorità indonesiane e questi hanno raccontato storie strazianti sulla cattura e sulle violenze subite dai militari thailandesi, e poi dell'abbandono in mare aperto. Entro la fine di febbraio ci sono state segnalazioni riguardo ad un gruppo di 5 barche che sono state portate al largo e, di queste, quattro sono affondate in una tempesta e una barca si è incagliata sulla riva. Il primo ministro della Thailandia Abhisit Vejjajiva il 2 febbraio 2009 ha confermato che ci sono stati "alcuni casi" in cui gruppi di Rohingya sono stati spinti verso il mare. Egli ha anche aggiunto che si rammarica per "eventuali perdite" e che sta lavorando per risolvere il problema.[69]

I passaggi per rimpatriare i profughi Rohingya sono iniziati nel 2005. Nel 2009 il governo del Bangladesh ha annunciato che rimpatrierà circa 9 000 Rohingya che vivono nei campi profughi all'interno del paese, dopo un incontro con i diplomatici birmani.[70][71]

Il 16 ottobre 2011, il nuovo governo della Birmania ha accettato di prendere indietro i rifugiati Rohingya. Tuttavia, la violenza, la persecuzione e i disordini nella comunità continuano senza sosta contro la minoranza.[72][73] Il 29 marzo 2014, il governo birmano ha vietato la parola Rohingya e ha chiesto che la loro registrazione avvenisse sotto il nome di bengalesi e così è stato nel censimento del Paese per tre decenni.[74][75][76][77]

Il 7 maggio 2014, la Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato una risoluzione semplice, sollecitando il governo della Birmania a porre fine al calpestamento dei diritti umani e il rispetto dei Rohingya riconosciuti a livello internazionale per tutte le minoranze etniche e religiose in Birmania (A.RIS. 418; 113 ° Congresso). Il governo statunitense ha invitato il governo della Birmania a porre fine alla discriminazione e alla persecuzione.[78][79]

Il 13 settembre 2017 cinque donne premi Nobel hanno inviato un appello affinché cessino le violenze e discriminazioni a questo popolo .[80]

Settembre 2017, il Tribunale Internazionale Permanente dei Popoli ha sentenziato come la crisi in corso dei Rohingya sia da ritenersi inequivocabilmente come genocidio , denunciando l’utilizzo del termine pulizia etnica da parte delle Nazioni Unite come “eufemismo” con “nessuna base nel diritto internazionale” [81].

Rivolta del 2012[modifica | modifica wikitesto]

Il 28 maggio 2012 è avvenuto lo stupro e l'omicidio di una ragazza buddhista e tre ragazzi rohingya sono stati accusati di esserne i responsabili. La già difficile convivenza tra le due diverse etnie ha subito, per questo avvenimento, un duro colpo che ha portato ad una rapida degenerazione del rapporto. Alcuni giorni dopo un gruppo di buddhisti ha assalito a Rakhine un pullman che trasportava pellegrini musulmani provenienti da Rangoon, uccidendo una decina di persone. Il governo birmano è stato costretto a dichiarare lo stato d'emergenza nella provincia di Rakhine l'11 giugno, poiché a quell'episodio di violenza seguirono altri scontri tra buddhisti e rohingya, che hanno portato alla morte di 29 persone. Siccome la situazione era diventata insostenibile e le autorità non avevano preso una posizione forte neppure dopo l'intervento delle Nazioni Unite, che chiedevano di aprire le frontiere del Bangladesh ai profughi, migliaia di rohingya hanno cercato di lasciare la Birmania in barca, attraversando il fiume Naf.[82]

2017[modifica | modifica wikitesto]

Nell'estate del 2017 la violenza tornò a divampare nella regione. Dopo attacchi a stazioni di polizia effettuati dall'Arakan Rohingya Salvation Army (ARSA) l'esercito birmano reagì con violenti rastrellamenti che spinsero circa centomila Rohingya a cercare rifugio in Bangladesh[83].

Note[modifica | modifica wikitesto]

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  10. ^ (EN) Figure At A Glance, UNHCR Malaysia, 2014. URL consultato il 30 dicembre 2014 (archiviato dall'url originale il 30 dicembre 2014).
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