Campo per rifugiati

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Campo per rifugiati Ruandesi nel nord est della Repubblica Democratica del Congo

Il campo per rifugiati (o campo profughi) è un luogo nel quale sono ospitati rifugiati. Il termine rifugiato è in questo caso esteso e comprende sia i rifugiati politici creati da eventi come guerre civili e discriminazioni etniche verso gruppi interi o anche rifugiati ambientali, la cui fuga dipende da disastri naturali o emergenze che portano al pericolo di vita di gruppi di persone, per motivi che non dipendono in maniera strettamente diretta da azioni umane. I campi possono essere situati all'interno o all'esterno del paese di provenienza.

L'organizzazione dei campi per rifugiati[modifica | modifica sorgente]

A seconda del segmento di persone che lo abitano, un campo può essere gestito da organizzazioni diverse, solitamente non governative o agenzie delle Nazioni Unite. Il campo ha sempre un obiettivo di durata temporanea, al fine di tenere unite le comunità colpite in attesa della soluzione del problema o del ripristino di condizioni sufficienti per ritornare a vivere nel luogo di provenienza. Pertanto i campi per rifugiati hanno come caratteristica temporale una relativamente breve durata. Talvolta l'eccezionalità delle cause porta i campi ad avere durate superiori alle decine di anni come i campi per rifugiati palestinesi dal 1948 o Saharawi dal 1975.

Il primo intervento[modifica | modifica sorgente]

Il campo per rifugiati, per sua definizione e per obiettivo parte sempre come temporaneo, pertanto, anche per motivi di velocità di impianto, nelle emergenze la rapidità rappresenta la differenza fra la vita e la morte per un numero elevato di persone, prevede abitazioni per i profughi o sfollati in tende e baracche con un livello sufficiente di infrastrutture per l'igiene personale e collettiva, strutture mediche, strutture di comunicazione e una logistica orientata a dare il sostentamento alimentare. Il tutto considerando una densità di popolazione elevata, e, rappresentando spesso un'isola di relativa tranquillità, tende a salire nel tempo.

Le agenzie delle Nazioni Unite[modifica | modifica sorgente]

Sede a Ginevra dell'UNHCR

La più importante e storica agenzia delle Nazioni Unite è L'UNHCR[1] o ACNUR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) che si serve anche di agenzie regionali che di volta in volta assumono nomi diversi. Per i campi di rifugiati palestinesi l'UNHAC si serve di un'agenzia regionale: l'UNRWA (United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East)[2]. L'insieme delle agenzie dell'Onu sostengono a vario titolo circa 21 milioni di persone[3]

Le ONG[modifica | modifica sorgente]

Negli ultimi decenni sono nate le Organizzazioni non governative (ONG). Sono nate dal bisogno di singoli che ritenevano di porsi in alternativa o come completamento alle organizzazioni nazionali o sovranazionali su attività tematiche. Anche nel campo dei rifugiati e dell'organizzazione e gestione dei loro campi operano numerose ONG, che svolgono questo compito spesso come complemento necessario della loro attività principale. L'organizzazione che più di altre è presente nella gestione o nel supporto dei campi è Medici senza frontiere[4]

Le emergenze speciali[modifica | modifica sorgente]

Oggi l'ACNUR[5] evidenzia cinque emergenze speciali, tre di origine politica e frutto di guerre o conflitti striscianti, ovvero l'Afghanistan e la regione dei grandi laghi al nord del Congo ex Zaire dove si sono susseguite nel tempo le conseguenze di diversi conflitti e il Darfur dove fra rifugiati e sfollati sono seguiti due milioni di persone. Due di carattere ambientale: lo Tsunami e il terremoto del Pakistan.

Le due emergenze diventate di lunghissimo periodo[modifica | modifica sorgente]

Due emergenze, con cause diverse, si sono trasformate quasi in croniche e sono state poi affrontate in maniera diversa: quella dei rifugiati Palestinesi e dei rifugiati Saharawi

I Campi per rifugiati palestinesi[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Campi-profughi palestinesi.

L'ACNUR per gestire il problema ha creato un'agenzia speciale l'UNRWA. I campi sono localizzati nella Striscia di Gaza, in Cisgiordania, in Giordania, nel Libano e in Siria. La localizzazione delle prime due aree può trarre in inganno, sono rifugiati in quanto ex residenti in territori che oggi appartengono allo Stato di Israele. Sono campi nati nel 1948 e, al contrario dei Saharawi, hanno una labile speranza di poter rientrare nei luoghi di origine. Vista la loro età sono strutturati in forma non temporanea e le abitazioni sono diventate normali. L'UNRWA ha uno staff di 27.000 persone, molte fra di loro sono rifugiati, ed operano in comunità stabili come insegnanti, medici, infermieri ed operatori sociali. I campi hanno sempre bisogno di un aiuto esterno, ma dopo una durata così lunga hanno una struttura sociale consolidata.
I campi del Libano, per la loro attività, sono stati la causa principale della prima invasione dello Stato da parte di Israele nel 1982. Sabra e Chatila, luoghi dello storico massacro, sono tuttora campi per rifugiati palestinesi, pur potendo essere considerati quartieri degradati della capitale libanese.
L'UNRWA stima in 4.300.000 i rifugiati palestinesi.

I Campi per rifugiati saharawi[modifica | modifica sorgente]

Sono quattro, concentrati a sud est della città di Tindouf in Algeria. Accolgono circa 175.000 persone su un altopiano desertico, l'Hammada dove si verificano escursioni termiche da -5°, nelle notti d'inverno a 60°, nei giorni d'estate. Diversamente da tutti gli altri, sono totalmente autogestiti ma, per la fortissima concentrazione di persone, dipendono quasi totalmente dall'esterno per il sostentamento. Sono nati dopo il 1975, in seguito all'esodo di una fortissima parte della popolazione del Sahara Occidentale, una stima dell'AFROL[6] determina nel 60% i rifugiati nei campi di Tindouf rispetto al totale che comprende i residenti nella porzione del Sahara Occidentale occupato dal Marocco. A questi vanno aggiunti i rifugiati della diaspora. I campi sono autogestiti dalla RASD che ha replicato nei quattro campi la struttura amministrativa del paese di origine. Ogni campo è una wilāya (provincia) suddivisa in sei o sette dā'ira (circoscrizioni) a loro volta suddivise in quartieri. L'Algeria ha concesso lo status di zone autonome e l'accesso è simile ad uno Stato sovrano. A causa della particolare natura del terreno sono state mantenute le abitazioni in tende e i luoghi comuni in muratura. La maggior parte degli provengono dall'Algeria, seguita da stati europei e dall'ACNUR. La particolarità, rispetto ai campi palestinesi, è la speranza legata all'esito positivo del referendum di autodeterminazione che permetterebbe il ritorno nel Sahara Occidentale.

La nascita dei campi per rifugiati moderni[modifica | modifica sorgente]

Dopo cinque anni dalla fine della seconda guerra mondiale, lo sconquasso creato dalla guerra, dalle modificazioni di geografia politica e i nuovi equilibri politici dell'Europa avevano lasciato un grande numero di rifugiati che non avevano ancora potuto scegliere riguardo al loro futuro ed erano costretti a vivere in campi a loro dedicati. La nascita dell'ACNUR e la Convenzione di Ginevra permise all'ONU di ultimare l'emergenza in Europa. I problemi erano complessi e consistevano in un ridimensionamento dei territori della Germania, con una non chiara visione di quello che poteva essere il futuro dello Stato, lasciando terre storicamente o recentemente abitate dai tedeschi in zone acquisite da altri paesi con flussi in uscita di popolazioni tedesche; in un numero importante di ebrei sopravvissuti alla Shoah che non avevano ancora potuto o voluto scegliere dove andare, la creazione di un discreto numero di profughi in seguito alla nuova polarizzazione dell'Europa.

Le fonti normative a cui si riferiscono i campi[modifica | modifica sorgente]

Si può affermare che le fonti normative hanno sempre inseguito le emergenze che si sono create dopo la seconda guerra mondiale. Prima della nascita dell'ACNUR si può parlare quasi esclusivamente di diritti individuali a livello internazionale e addirittura fino al 1948 con l'approvazione della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo [7] firmata il 10 dicembre a Parigi, o del Diritto di asilo[8] si parte da diritti individuali per creare le reti di protezione per i gruppi che necessitano protezione ed accoglimento temporaneo. È del 1951, il 28 luglio la Convenzione sullo statuto dei rifugiati[9] che definisce chiaramente cosa si intende per rifugiato. Si affianca a questo il Protocollo relativo allo status di rifugiato del 31 gennaio 1967 di New York[10]. In riferimento ai campi per rifugiati successivamente si è esteso l'ospitalità dal rifugiato, che per definizione varca un confine di stato, anche agli sfollati. In pratica l'ACNUR, pragmaticamente, quando è possibile organizza campi anche all'interno dei paesi di provenienza dei rifugiati. La complessità delle guerre e delle vicende umane ai nostri giorni non avrebbe permesso sempre lo status di rifugiato in caso di guerre civili o di emergenze ambientali o sanitarie. Oltre a ciò, all'ACNUR sono stati demandati compiti che non aveva al momento della sua costituzione e che non ricadono nelle competenze statutarie, per l'assenza di organismi sovranazionali che abbiano lo scopo a cui si è allargato. Sempre riferendosi ai campi, ma non solo, l'ACNUR dai rifugiato ha allargato la sua azione agli sfollati, ai rimpatriati, agli apolidi (una stima recente li valuta in nove milioni di individui) e dei richiedenti asilo. L'ACNUR venne istituita nel dicembre 1950, con uno staff di 23 persone, dall'assemblea delle Nazioni Unite ed ebbe come primo scopo la gestione, per certi aspetti complessa, dei rifugiati in Europa dopo la seconda guerra mondiale. Sia la Convenzione di Ginevra del 1951 e il Protocollo di New York del 1967 definiscono il rifugiato, ma non determinano le procedure e le norme per riconoscerlo, pertanto viene lasciata ad ogni stato discrezione sul riconoscimento. L'ACNUR si è presa come compito una chiara definizione del rifugiato e delle figure allargate che segue e cerca di arrivare il più possibile a definizioni e processi condivisi fra i paesi, con un'armonizzazione delle norme, possibilmente anche fra i paesi che non hanno mai subito emergenze al fine di evitare soluzioni improvvisate solo al nascere dei problemi stessi.

Galleria di immagini[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ sito in italiano dell'UNHCR
  2. ^ Sito dell'UNRWA
  3. ^ Statistiche dal sito UNHCR
  4. ^ Il sito italiano di Medici senza frontiere
  5. ^ Le cinque emergenze speciali
  6. ^ Stima Afroi della popolazione saharawi
  7. ^ traduzione ufficiale della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo
  8. ^ ad esempio la Convenzione di Dublino sul diritto di asilo
  9. ^ Convenzione di Ginevra sullo statuto dei rifugiati (1951
  10. ^ Protocollo aggiuntivo di New York del 1967

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Boano C., Floris F., (a cura di). Città nude. Iconografia dei campi profughi, Franco Angeli, Milano, 2005. ISBN 88-464-6113-4
  • Fabrizio Floris, Eccessi di città: baraccopoli, campi profughi e periferie psichedeliche, Paoline, Milano, 2007 ISBN 88-315-3318-3

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