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Storicismo

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Lo storicismo (o istorismo,[1][2] termini entrambi derivati dal tedesco Historismus)[3] è un approccio tipico della filosofia della storia che nasce nella cultura romantica tedesca,[4] per sottolineare la natura storica e progressiva della realtà e dell'esistenza umana, ritenendo che il significato di ogni evento vada ricondotto allo specifico momento storico ed ambientale in cui si produce, non a verità extra-temporali.[5]

Una raffigurazione a spirale del tempo, tipica di una visione storicistica.[6]

Esso quindi vede la storia del mondo come un movimento dinamico e incessante, connotato da una successione sempre diversa di esperienze e manifestazioni dello spirito umano, ma che non hanno un andamento lineare, bensì sono generalmente rappresentabili come un circolo oppure una spirale ascendente,[7] in continuo sviluppo, del quale cerca di scoprire le leggi.[6]

I primi autori che hanno presentato un simile modello storicistico sono Johann Gottfried Herder nel mondo tedesco e Giambattista Vico in quello latino,[8] ma è soprattutto Hegel ad averne dato una piena elaborazione nell'ambito della cultura idealistica del primo Ottocento.[9]

In seguito lo storicismo è passato a designare un movimento filosofico e storiografico sorto in Germania tra il XIX e il XX secolo, che rivendicava la preminenza del metodo storico su quello delle scienze naturali,[5] ma sono diversi i significati che sono stati attribuiti al termine, spesso discordanti, essendo stato applicato all'ambito giuridico, a quello economico, alla storiografia di Niebuhr e Ranke, a uno stile architettonico, all'escatologia cristiana ecc.

In Italia Benedetto Croce fu il massimo esponente di questo indirizzo filosofico per la sua formulazione in senso idealistico, che egli preferiva denominare «storicismo assoluto». Nel post-strutturalismo americano si usa il termine «nuovo storicismo» per indicare una posizione storicista della critica letteraria, tendente a distinguersi dalla precedente «nuova critica» che a sua volta attingeva a Croce.

Il corso dell'Impero, esempio di arte storicista che raffigura i diversi passaggi di una civiltà nel suo divenire storico, dalla nascita alla decadenza.

Diffusione e accezioni del termine

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«Storicismo [...] è l'affermazione che la vita e la realtà è storia, e nient'altro che storia.»

Il primo autore ad aver impiegato il termine sembra il poeta romantico Novalis,[4] che parla tuttavia di historism senza alcuna attribuzione del significato che gli verrà dato in seguito.[11]

In tedesco il termine Historismus fu adoperato per la prima volta in maniera consapevole da Karl Werner nel 1879,[12] per attribuirlo a Giambattista Vico.[13]

La diffusione del termine è dovuta poi soprattutto agli studi di Ernst Troeltsch,[14] e di Friedrich Meinecke.[15]

Il significato con cui venne usato fa riferimento in ogni caso alle epoche e ai pensatori che a partire dal Romanticismo hanno dato avvio a una nuova concezione della storia, che ha costituito un'autentica rivoluzione nel pensiero europeo, rispetto alle teorie sociali e politiche dei secoli precedenti.[16]

Lo storicismo romantico

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Lo stesso argomento in dettaglio: Storicismo romantico.
«Come vi è un Dio nella natura, vi è anche un Dio nella storia

Fu infatti in epoca romantica, in polemica con l'ugualitarismo cosmopolita dell'Illuminismo basato sugli schemi utopici di un'astratta ragione, che prevalse la tendenza a valorizzare le specificità storiche dei singoli popoli, con le loro peculiari vicende, tradizioni e identità, dopo che la Rivoluzione francese era degenerata nelle stragi del Terrore, e il periodo napoleonico aveva convertito gli ideali di libertà dei philosophes illuministi in una tirannide opprimente.[18]

Si recuperò in particolare una concezione provvidenzialista della storia, secondo cui è la Provvidenza a guidare, in maniera occulta e indecifrabile, gli eventi, sicché tutto ciò che avviene, anche se in apparenza negativo, acquistava un valore di per sé.[19] Accanto ad una visione progressista, in tal modo, lo storicismo romantico assumeva anche un atteggiamento tradizionalista e conservatore che non rinnegava gli aspetti talora più retrogradi della storia, come il Medioevo, guardati in una prospettiva finalistica e sovrannaturale.[19]

La presa di coscienza che il progresso non segua un percorso lineare ma tortuoso, in cui si alternano avanzamenti e regressioni, condusse inoltre i Romantici alla riscoperta di Giambattista Vico (1668–1744),[16] teorico di uno storicismo ciclico fatto di continui «corsi e ricorsi», contro il razionalismo di Cartesio ritenuto distruttore di quel «mondo ideale dei popoli che è nella storia» secondo le parole usate da Vico nella Scienza Nuova.[20]

In essa Vico avanzava appunto il progetto di una nuova scienza, sulla base dell'identità di verum (verità) e factum (fatto), tenendo conto che l'uomo può conoscere soltanto ciò che fa:[21] dunque solo la storia, che è creata dall'uomo stesso, può essere oggetto di una tale scienza, non la natura che è una creazione di Dio. Ne consegue la necessità, per lo storico, di un approccio diverso da quello meccanicistico della fisica, di entrare nello spirito delle epoche passate ricreando le prospettive e gli atteggiamenti che le hanno informate, per poterle veramente capire.[16]

In Germania, su posizioni simili, Johann Gottfried Herder (1744–1803) sosteneva che la natura umana non è statica, e dunque non può essere studiata sulla base di criteri astratti e immutabili, ma va compresa secondo i concetti dinamici dello spirito del popolo (Volksgeist) e del tempo (Zeitgeist),[22] in virtù dei quali essa cambia non solo tra individui appartenenti a popoli diversi, ma anche nel corso delle epoche.[16]

Una comune insistenza su queste tematiche storiciste avvicinerà in seguito le filosofie di Vico e di Herder a quelle di Fichte, Schelling, Hegel, Marx, Cuoco, Spaventa, Spengler, Dilthey, Meinecke, Troeltsch.[18]

Lo storicismo dialettico di Hegel e Marx

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L'incontro a Jena tra Napoleone ed Hegel, che lo descrisse come «l'anima del mondo a cavallo», una sorta di personificazione della Storia in quel momento.[23]
«Nulla è più storico dello spirito hegeliano: esso è greco, romano, cristiano, francese, tedesco!»

Lo storicismo viene quindi associato alla concezione della storia formulata dall'idealismo tedesco, soprattutto da Georg Wilhelm Friedrich Hegel (1770–1831). Rispetto all'idealismo di Fichte secondo cui la storia è come una semiretta rivolta indefinitamente verso l'Assoluto senza mai raggiungerlo,[24] nella dialettica hegeliana ogni momento storico è espressione compiuta dell'Assoluto,[25][26] sebbene in maniera progressivamente cosciente di sè.

Anziché sussistere in una dimensione trascendente e astorica, la verità per Hegel scaturisce dalla storia stessa, attraverso un percorso dialettico e razionale, fatto di tesi contrapposte che trovano una sintesi ad un grado di coscienza superiore. Si tratta di un progresso che però non procede linearmente per gradi continui, ma attraverso il passaggio di ostacoli, necessari all'evoluzione. Hegel sosteneva infatti che lo Spirito era «in guerra con se stesso», e perciò doveva «superare se stesso come il suo ostacolo più formidabile».[16]

Mentre secondo lo storicismo idealistico la storia è il luogo in cui si sviluppano e si manifestano dialetticamente le idee nella realtà, ed è quindi lo strumento principe della conoscenza più vicino alla filosofia,[27] secondo Karl Marx (1818–1883) invece la storia finora percorsa è stata lotta di classe, autoliberazione dell'uomo attraverso la dialettica. Per lui la storia (intesa come storia umana) è ancora il frutto di valori e movimenti in una dialettica triadica, da intendere però come risultato delle condizioni materiali che li generano, non considerandoli quindi come manifestazioni di uno Spirito assoluto e trascendente, ma conseguenze di realtà materiali strutturali. Questo tipo di storicismo applicato all'economia consiste quindi nel materialismo storico, sebbene sia questione ancora dibattuta se Marx sia da considerare uno storicista.[28]

La logica con cui questa verità si rivela nella storia è per lo più vista come compresenza e funzionalità reciproca di progresso e rovina, in polemica con l'Illuminismo.

Lo storicismo tedesco

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In seguito lo storicismo è passato a designare un movimento filosofico e storiografico tedesco, sorto sull'onda del grande fiorire di studi storici che caratterizzò la Germania dopo la metà del XIX secolo,[29] e che già aveva visto l'affermazione della scuola storica del giurista Savigny: pur contraria all'impostazione hegeliana, questa si opponeva alla codificazione di leggi statiche come quelle giusnaturaliste, sostenendo che il diritto dovesse nascere dallo spirito del popolo, e quindi seguirne lo sviluppo storico.

Il maggiore esponente dello storicismo tedesco fu Wilhelm Dilthey (1833–1911),[5] il quale rivendicava la preminenza del metodo storico su quello positivistico delle scienze naturali (Naturwissenschaften), perché capace di studiare le idee e le istituzioni come entità organiche, nel loro divenire interiore, anziché farli derivare da processi deterministici. Adoperando le categorie trascendentali di Kant alle scienze dello spirito (Geisteswissenschaften), delle quali intendeva fondare l'autonomia,[5] Dilthey si propose di compiere una «critica della ragione storica», sostenendo che i fenomeni storici andassero colti nella loro unica e irripetibile individualità, non ricorrendo a leggi universali: andavano quindi approcciati attraverso un'intima connessione capace di diventare «esperienza vissuta» (Erlebnis), che unisse il soggetto con la materia oggettiva di studio in un circolo ermeneutico.[21]

Allegoria del progresso storico che procede verso Ovest, secondo l'enunciazione di Berkeley: «il cammino dell'Impero segue la via dell'Occidente»[30] (dipinto di Domenico Tojetti, 1875)

Altri esponenti dello storicismo tedesco come Max Weber (1864–1920) attenuarono l'incompatibilità tra il metodo storico e quello delle scienze naturali, affermando la validità di talune generalizzazioni intese come «tipi ideali», ossia strumenti creati per accentuare unilateralmente alcuni aspetti di fenomeni storico-sociali, e poterli così comprendere meglio.[5]

Anche Oswald Spengler (1880–1936) attinse dalle scienze naturali per descrivere la storia delle civiltà, concepite non più in un'ottica di progresso, ma come organismi viventi con un loro ciclo vitale. Con lui lo storicismo divenne una sorta di relativismo, perché i valori in apparenza assoluti portati avanti dalle società nel loro sviluppo, assumono invece un carattere relativo al di fuori del loro contesto. Il tema della decadenza, da lui affrontato nel Tramonto dell'Occidente (1922) si inseriva nel clima di incertezza conseguente alla prima guerra mondiale in cui lo storicismo cominciava ad apparire superato.

A seguito della riduzione del cristianesimo a mero fatto storico da parte di Albrecht Ritschl, il problema di riconciliare lo storicismo con un riferimento all'assoluto fu affrontato da Ernst Troeltsch (1865–1923), che affermò la storicità della religione ma al contempo i suoi fondamenti trascendenti, da ritrovare nell'opera dell'attività umana nella storia.

Analogamente Friedrich Meinecke (1862–1954) cercò di superare la crisi dello storicismo,[31] proponendo una via d'uscita dal relativismo che ritrovasse l'eterno con i suoi valori assoluti nell'attimo, accogliendo anche le critiche rivolte alla chiusura dell'idealismo storicistico nell'individuale.

Lo storicismo in Italia

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Nella tradizione storicistica italiana, che risente dell'influsso di Vico e di Hegel, già Vincenzo Cuoco (1770–1823),[12] ispirato dal primo, esprimeva l'esigenza di assecondare quelle energie popolari che creano istintivamente la storia,[32] mentre Giuseppe Mazzini (1805–1872) concepiva Dio come una forza immanente alla storia, che si traduce nel dovere morale dei popoli di compiere la missione loro affidata.[12]

Bertrando Spaventa (1817–1883) formulò una sorta di fenomenologia della storia filosofica italiana, proponendosi di dimostrare come il pensiero moderno, laico e idealistico, fosse nato da quello rinascimentale di Bruno, Campanella e Vico, andando poi a fecondare la filosofia d'oltralpe dei tedeschi e di Hegel, del cui spiritualismo si sarebbero inconsciamente riappropriati a loro volta Rosmini e Gioberti.[33]

Spaventa fece da precursore a una stagione storicistica molto influente che coincide con l'opera di Benedetto Croce (1866–1952) e della sua scuola. La tendenza profonda e antimetafisica del moderno atteggiamento filosofico di Croce consiste nell'integrale risoluzione della filosofia in attività di ricerca storico-culturale, che abbandona ogni speculazione astratta o trascendente, affrancandosi altresì dal modello concettuale delle scienze della natura.

Croce teneva a distinguere l'autentico dal falso storicismo, da lui anche definito istorismo, oppure mitologismo,[34] che separa la filosofia dalla storia, concependo quest'ultima in maniera oggettivistica o naturalistica.[3] Egli ne condannava così gli esiti deteriori, ed anche quelli di un certo storicismo tedesco, con i quali ebbe comunque scambi fruttuosi.[3]

Il vero storicismo invece, per Croce, è essenzialmente conoscenza contemporanea, per la quale la storia non è mai passata, ma realtà viva in quanto il suo studio avviene nel presente, che lo riattualizza pensandolo con i propri interessi e motivazioni.[35] Ne consegue il superamento di ogni forma di determinismo, perché la storiografia non ha più davanti a sé una realtà oggettiva che le si opponga in maniera già determinata, ma consiste nella concretezza del pensiero che nell'unione di filosofia e storia è anche storia dello spirito umano, ossia continua creatività ed aspirazione progressiva alla libertà.[18]

«Lo storicismo - che vuol dire civiltà e cultura - è il valore che ci è stato confidato e che abbiamo il dovere di difendere, tener forte e ampliare; lo storicismo, nodo del passato con l'avvenire, garanzia di serietà del nuovo che sorge, blasfemato come la libertà, ma che, come la libertà, ha sempre ragione di chi gli si rivolge contro.»

Si parla di storicismo anche in riferimento all'idealismo attuale di Giovanni Gentile (1875–1944), dove nel perenne atto dello spirito si ripropone, da un diverso punto di vista, l'identità tra il pensiero della storia (historia rerum gestarum) e gli eventi della storia stessa (res gestae),[12] ossia la coincidenza vichiana tra conoscenza e fatto.[34]

Tra gli altri esponenti dell'idealismo italiano, Guido De Ruggiero (1888–1948) ne fece derivare uno storicismo di impronta civile e politica, più che gnoseologica, grazie al quale il possesso della storia aiuti a non farsene possedere o condizionare;[34] mentre in Adolfo Omodeo (1889–1946) si avverte l'influsso dell'attualismo nel risolvere la storia nella sintesi viva del presente,[34] laddove egli afferma che lo storicismo «dovrebbe culminare nella visione d'una libertà responsabile che crea la nuova storia e con ciò stesso segna il limite e ulteriormente definisce il valore della storia passata».[36]

Lo storicismo antropologico

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Una variante dello storicismo è stata elaborata in ambito antropologico da Franz Boas (1858–1942), che opponendosi all'evoluzionismo culturale, fu un assertore del relativismo e del particolarismo storico, secondo cui ogni cultura ha una sua storia unica, che non può essere descritta come se tutte attraversassero universalmente gli stessi stadi di sviluppo.[37]

Boas criticò le teorie evoluzioniste per le loro implicazioni razziste ,[38] dovute alla tendenza a classificare le diverse civiltà su una scala gerarchica, spesso basata sulla superiorità di quella occidentale, promuovendo invece lo studio approfondito di ogni singola società nel suo contesto specifico, senza giudicarle secondo i propri schemi culturali.[39]

Boas attaccò anche il comparativismo antropologico, ossia l'idea che sia possibile mettere a confronto dei tratti socio-culturali isolati senza considerare le situazioni storiche, etniche e geografiche in cui sono emersi.[37]

Critica dello storicismo

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A Karl Popper (1902–1994) si deve una forte critica dello storicismo, da lui però inteso essenzialmente come determinismo:[40] questo, a suo avviso, si fonda su una concezione erronea della natura e della storia, intesa come un ideale meccanismo ad orologeria.[41]

A differenza delle previsioni «condizionate» formulate dagli autentici scienziati, gli storicisti che presumono di poter determinare il corso della storia ragionano, per Popper, come se le loro predizioni valessero incondizionatamente,[42] cioè indipendentemente dal contesto circostante, ma questo non è possibile perché le società non sono sistemi isolati e stazionari, sicché non può esistere una teoria predittiva della storia umana.[43]

  1. Karl R. Popper (2002).
  2. Fulvio Tessitore (2000), p. 15.
  3. 1 2 3 Eugenio Garin, Storicismo, in Enciclopedia del Novecento, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1984. URL consultato il 23 ottobre 2014.
  4. 1 2 "(Eine gelegenheitliche Ursache ist Reitz) Fichtes System. Kants System. Chymische Mlethode. - Phisicalische - mechanische mathematische Methode etc. System d(er) Anarchie - Demokratie - Aristokratie - Monarchie. Artistiche Methode - artistiches System. D(as) Confusions System/Mystizism. Historism Etc.", in F. Novalis, Schriften, Vol. III, Das philosophischen Werk II, a cura di R. Samuel, H.J. Mähl, G. Schulz, Stoccarda 1968, p. 446.
  5. 1 2 3 4 5 Stefano De Luca, Storicismo, in Enciclopedia dei ragazzi, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2006.
  6. 1 2 «... con questo di più che quel circolo è stato rischiarato dall'idea complementare del perpetuo avanzamento ed elevamento dell'umanità attraverso il percorso necessario, o, secondo l'immagine che piacque al vostro Goethe, del suo "corso a spirale". Questa idea è il fondamento della nostra fede nella ragione, nella vita e nella realtà» (Benedetto Croce, da una lettera ad Albert Einstein del 28 luglio 1944, cit. in Giuseppe Di Donato (a cura di), Pensieri filosofici, su filosofico.net.)
  7. Silvia Caianiello, Vico e lo storicismo tedesco (PDF), in «Laboratorio dell'ISPF», VIII, n. 1/2, 2011, p. 90.
  8. Georg G. Iggers, Historicism: The History and Meaning of the Term, "Journal of the History of Ideas", Vol. 56, 1995, pp. 129-152.
  9. Renato Caputo, Lo storicismo radicale della filosofia di Hegel, su lacittafutura.it, 2020.
  10. Cit. da Lo storicismo e la sua storia, in La storia come pensiero e come azione, Laterza, 1965 [1938], p. 51.
  11. Fulvio Tessitore, Nuovi contributi alla storia e alla teoria dello storicismo, pag. 159, Edizioni di Storia e Letteratura, 2002.
  12. 1 2 3 4 Carlo Antoni, Storicismo, in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1938.
  13. K. Werner, Vico als Philosoph und gelebrter Forscher, Vienna, 1879.
  14. Lo storicismo e i suoi problemi, (tre volumi), Napoli, Guida, 1993 (ed. or. Der Historismus und seine Probleme, 1922)
  15. Le origini dello storicismo, Firenze, Sansoni, 1954 (ed. originale Die Entstehung des Historismus, 1936).
  16. 1 2 3 4 5 (EN) Romantic historiography, in Enciclopedia Britannica.
  17. Cit. in De Fusco Renato, Linguistica, semiotica e architettura, pag. 161, Altralinea Edizioni, 2019.
  18. 1 2 3 Storicismo, su sapere.it.
  19. 1 2 Romanticismo e idealismo (DOC), su win.liceocurie.it:443, cap. 7, Tradate, Liceo M. Curie.
  20. Bianca Magnino, Romanticismo e cristianesimo: valori e problemi, pp. 161-2, Morcelliana, 1963.
  21. 1 2 Storicismo: la concezione della Storia, su studiarapido.it, 2018.
  22. Thomas Klikauer, Hegel's Moral Corporation, pag. 33, Springer, 2016.
  23. «Ho visto l'Imperatore – quest'anima del mondo – uscire a cavallo dalla città in ricognizione. È davvero una sensazione meravigliosa vedere un individuo simile, che, concentrato qui in un unico punto, a cavallo, si protende sul mondo e lo domina» (Hegel, da una lettera all'amico Friedrich Immanuel Niethammer del 13 ottobre 1806, vigilia della battaglia di Jena).
  24. Antonio Garagano, L'idealismo tedesco, su iisf.it, Istituto Italiano per gli Studi Filosofici.
  25. Carlo Antoni, Michele Biscione, Lezioni su Hegel, 1949-1957, pag. 117, Bibliopolis, 1988.
  26. Anna Giannatiempo Quinzio, Il "cominciamento" in Hegel, pag. 195, Ed. di Storia e Letteratura, 1983.
  27. Ernst Troeltsch, Lo storicismo e i suoi problemi, vol. II, pag. 388, trad. it. a cura di Giuseppe Cantillo [1922], Napoli, Guida Editori, 1989.
  28. In favore di questa tesi cfr. Livio Sichirollo, Marxismo come storicismo, Leo S. Olschki, 1963.
  29. Storicismo, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  30. «Westward the course of Empire takes its way» (cit. di George Berkeley da Verses on the Prospect of Planting Arts and Learning in America, 1726).
  31. Il pensiero di Meinecke sullo storicismo, su ildiogene.it.
  32. Mario Themelly, Vincenzo Cuoco, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 31, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  33. Alessandro Savorelli, Bertrando Spaventa, in Il contributo italiano alla storia del Pensiero: Filosofia, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2012.
  34. 1 2 3 4 5 Giuseppe Cacciatore, Le filosofie dello storicismo italiano, in Piero Di Giovanni (a cura di), Le avanguardie della filosofia italiana nel XX secolo, Milano, FrancoAngeli, 2002, p. 344-7, ISBN 88-464-3693-8.
  35. «Il bisogno pratico, che è nel fondo di ogni giudizio storico, conferisce a ogni storia il carattere di "storia contemporanea", perché, per remoti e remotissimi che sembrino cronologicamente i fatti che vi entrano, essa è, in realtà, storia sempre riferita al bisogno e alla situazione presente, nella quale quei fatti propagano le loro vibrazioni» (Benedetto Croce, La storia come pensiero e come azione, Laterza, Bari 1938, p. 5).
  36. A. Omodeo, cit. da Storicismo formalistico, articolo su «L'Educazione politica», n. 4, pp. 434-43 (1926), poi in Tradizioni morali e disciplina storica, Bari, 1929, pp. 249-66.[34]
  37. 1 2 Franz Boas e lo sviluppo dell'antropologia americana (PDF), su elearning.unite.it, Università degli Studi di Teramo, 2022.
    Cfr. anche F. Tessitore, Contributi alla storia e alla teoria dello storicismo, pag. 77, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1995.
  38. L'antropologia di Franz Boas, su raicultura.it.
  39. Ugo Fabietti, Storia dell'antropologia, Zanichelli, 2011, cit. in Stefano Allovio, Il particolarismo storico di Franz Boas, Università degli Studi di Milano, 2018.
  40. Karl Raimund Popper, Miseria dello storicismo (1945), introduzione di Salvatore Veca, trad. it. di Carlo Montaleone, Milano, Feltrinelli, 1999.
  41. Karl R. Popper, Nuvole e orologi. Il determinismo, la libertà e la razionalità, pag. 7, Armando Editore, 2018.
  42. Stefano Martini, Critica allo storicismo (PDF), su Karl Raimund Popper: democrazia contro utopia, icit.it, p. 85.
  43. Karl R. Popper, Prognose und Prophetie in den Sozialwissenschaften, Logik der Sozialwissenschaften, a cura di Ernst Topitsch, Colonia/Berlino, Kiepenheuer & Witsch, 1965, p. 115.

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