Materialismo dialettico

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« La storia mostra che ogni sistema di idee - sia esso religioso, filosofico, giuridico o politico - per quanto fosse rivoluzionario al momento in cui nacque ed intraprese la sua lotta per la supremazia, prima o poi diventa un impedimento e un ostacolo allo sviluppo ulteriore, diventa cioè una forza socialmente reazionaria. Ha potuto sfuggire a questa fatale degenerazione soltanto la teoria che si è elevata al di sopra di essa coscientemente, che ha saputo renderne conto e metterne in luce le cause. Questa teoria è stato il marxismo. »
(Aleksandr Aleksandrovič Bogdanov)

Il materialismo dialettico è una teoria dialettica della natura e della storia, fondata sul metodo dialettico di Hegel, utilizzato però in chiave materialista. Essa è la "concezione filosofica" del marxismo così come sviluppata soprattutto da Engels e Lenin ed era considerata la "filosofia ufficiale" dell'Unione Sovietica e di altri Paesi. Essa può definirsi come dottrina della materia in movimento e logica della contraddizione.

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Il pensiero di Hegel.

Il termine "dialettico" esprime l'inclusione nel punto di vista materialista della consapevolezza della dinamica interconnessione tra i processi e dell'universalità del mutamento: qualsiasi ente è, secondo questa dottrina, soggetto ad un processo di autotrasformazione, dovuto al fatto che il suo contenuto è costituito da forze in opposizione (o "contraddittorie" nel gergo hegeliano); ciascuna cosa si muta insomma costantemente in qualcosa di diverso da sé. In tale contesto, pertanto, si ripudiano il meccanicismo inteso come materialismo non dialettico e la metafisica nel senso dell'ontologia idealista.

Il materialismo storico da questo punto vista non è altro che l'applicazione del materialismo dialettico alla storia delle società umane. Sebbene i marxisti, e specialmente Marx stesso, si siano occupati soprattutto del materialismo storico, è possibile rintracciare un'importante elaborazione teorica di carattere marxista anche riguardo alla storia naturale (di cui secondo la filosofia materialista la storia dell'umanità è una parte).

Dalla dialettica hegeliana al marxismo[modifica | modifica wikitesto]

Engels: le leggi della dialettica della natura[modifica | modifica wikitesto]

« [...] nella natura sono operanti, nell'intrico degli innumerevoli cambiamenti, quelle stesse leggi dialettiche del movimento che anche nella storia dominano l'apparente accidentalità degli avvenimenti; quelle stesse leggi che, costituendo del pari il filo conduttore della storia dello sviluppo del pensiero umano, diventano gradualmente note agli uomini che pensano; leggi che per la prima volta furono sviluppate da Hegel in maniera comprensiva, ma in forma mistificata, e che è stato uno dei nostri intenti liberare da questa forma mistica e rendere chiaramente comprensibili in tutta la loro semplicità e universale validità. »
(Friedrich Engels, prefazione del 1885 all'Anti-Dühring)
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Friedrich Engels.
Friedrich Engels

Testi fondamentali del materialismo dialettico sono l'Anti-Dühring (1878), che molti considerano un vero e proprio compendio del Capitale, e l'incompleto Dialettica della natura (1883) di Friedrich Engels. In essi Engels esplicita la sua concezione filosofica in modo particolarmente chiaro indicandola come "dialettica materialista". La dialettica marxiana secondo lui si applica anche alla natura e poggia su tre leggi:

  • La legge della conversione della quantità in qualità (e viceversa): in natura le variazioni qualitative possono essere ottenute dal sommarsi graduale di variazioni quantitative che culmina con un salto (inerentemente non-graduale) di qualità; la nuova qualità è considerata altrettanto reale di quella originaria e non è più ad essa riconducibile. Più in generale, ogni differenza qualitativa è collegata ad una differenza quantitativa e viceversa: non esistono le categorie metafisiche "quantità" e "qualità" bensì esse costituiscono due poli di un'unità dialettica[1].
  • La legge della compenetrazione degli opposti (ossia dell'unità e del conflitto degli opposti) garantisce l'unità ed al tempo stesso il mutamento incessante della natura: tutte le esistenze essendo costituite di elementi e forze in opposizione hanno il carattere di una unità in divenire; l'unità è considerata temporanea, mentre il processo di mutamento è continuo. Le categorie hanno contorni sfumati ma non per questo è illusoria o meno intensa la loro contrapposizione e la dinamica evolutiva che ne deriva.
  • la legge della negazione della negazione: ogni sintesi è a sua volta la tesi di una nuova antitesi che darà luogo ad una nuova sintesi che risolve le contraddizioni precedenti e genera le sue proprie contraddizioni[2].

Queste leggi per Engels, determinano un divenire, sia naturale che storico, necessario ed essenzialmente progressivo, che ha tuttavia caratteristiche rivoluzionarie, con svolte brusche e violente, e non quelle di una pacifica evoluzione gradualistica. Queste leggi sono spesso state addirittura interpretate come critica e negazione del principio di non contraddizione. Secondo alcuni ciò è stato dovuto essenzialmente a causa di una esasperata identificazione della contraddizione in senso hegeliano (intesa come conflitto tra forze in contrapposizione) e la contraddizione della logica formale. Diversi autori marxisti hanno infatti apertamente contestato la validità del principio di non contraddizione, considerandolo poco più che una finzione matematica che mostra però i suoi limiti quando applicato concretamente al mondo materiale.

Marx: capovolgere l'hegelismo e usarlo per cambiare il mondo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Karl Marx.
Georg W. F. Hegel

Sebbene sia stato esplicitato maggiormente nei testi di Engels, e sebbene alcuni ritengano che Marx non fosse molto interessato all'opera di sistematizzazione della sua dottrina filosofica realizzata dall'amico, in genere si ritiene che il materialismo dialettico fece la sua comparsa con la rivalutazione critica da parte di Karl Marx del metodo dialettico o evolutivo di Hegel che questi applicava all'analisi dell'Uomo, della sua storia e delle sue opere. Marx capovolse il metodo di Hegel che a suo giudizio "poggiava sulla testa" (cioè sullo Spirito, visto come entità fondante la dialettica storica) "riportandolo sui piedi" (cioè basando la sua filosofia sulla supremazia della materia, di cui i fenomeni spirituali o mentali nel cervello umano sono un prodotto).

Fondamentalmente, ciò che Marx trattenne dell'idealismo hegeliano applicandolo tuttavia al mondo reale (in opposizione al mondo delle idee) fu:

  • Il rifiuto sia della metafisica idealista (in particolare di tipo religioso) sia dell'empirismo, a favore di un metodo rivolto alla generalizzazione teorica basata sul metodo scientifico: scopo della scienza è scoprire quelle che nel gergo hegeliano sono le "leggi di movimento" dei sistemi che studia, basate sulle forze fondamentali che ne determinano l'evoluzione, rifiutando idee preconcette imposte sui fenomeni ma senza fermarsi neppure ad una mera descrizione statica della loro apparenza superficiale.
  • Una visione olistica per cui ogni cosa è una parte connessa del complesso che è l'Universo ed è sottoposta, in quanto comunque materia organizzata in forme storicamente determinate, alle medesime leggi fondamentali. Marx rifiuta dunque ogni forma di dualismo.
  • Il riconoscimento del mutare incessante della realtà, per Hegel frutto del dipanarsi teleologico della dialettica dello Spirito, per Marx al contrario frutto del risolversi e del continuo ricrearsi della contraddizione all'interno degli oggetti materiali, in un'evoluzione che non ha una direzione data dall'esterno ed è intervallata da balzi qualitativi (che nella storia umana sono le rivoluzioni).
Il frontespizio dell'edizione del 1859 de L'origine delle specie di Charles Darwin, la cui pubblicazione fu accolta con entusiasmo da Marx ed Engels

Dalla visione materialista tradizionale, ormai già suffragata dalle scoperte dei naturalisti (specialmente Charles Darwin) Marx assume l'idea che la natura non-vivente precedette le forme viventi della natura, che come animali capaci di pensiero astratto e coscienti di sé gli esseri umani si sono evoluti da animali senza questa capacità, e che la mente e la coscienza non possono esistere separatamente da un corpo vivente.

Ludwig Feuerbach

Conseguenza fondamentale della filosofia marxiana è il nuovo ruolo del filosofo materialista-dialettico. Come il mondo secondo Marx non è basato sull'Idea ma sulla materia, così scopo del filosofo non è più solo "interpretare il mondo", ma "mutarlo": questo è quanto dichiara programmaticamente al termine delle fondamentali Tesi su Feuerbach (1845), sintetico manifesto che, differenziando il pensiero marxiano dalla principale corrente della sinistra hegeliana, fonda teoricamente il nuovo indirizzo filosofico. Come il mondo secondo Marx non è statico ma evolve dialetticamente seguendo le sue contraddizioni interne, così la filosofia di tipo nuovo deve schierarsi nello scontro tra forze antagoniste (tra le classi sociali) che dilania la società e porsi l'obiettivo della soluzione per via rivoluzionaria della contraddittorietà del reale, da cui non ci si può liberare per via contemplativa — se non finendo, come Hegel, per giustificare la presunta "razionalità" dell'ordine di cose esistente.

Il materialismo dialettico nel Novecento[modifica | modifica wikitesto]

Lenin: materialismo, idealismo ed empiriocriticismo[modifica | modifica wikitesto]

Aleksandr Bogdanov, polemizzando col quale Lenin scrive il suo lavoro filosofico Materialismo ed empiriocriticismo

A Lenin si deve l'introduzione dell'espressione "materialismo dialettico", che mette l'accento non più sul rovesciamento materialista della dialettica hegeliana ma soprattutto sul fatto che il marxismo rappresenta una forma nuova di materialismo, distinto dal "materialismo volgare" o "materialismo metafisico" o anche "meccanicismo" tipico di una branca del pensiero filosofico, specie illuminista, che riconduceva tutti i processi naturali al paradigma della meccanica (perfino il pensiero, come esemplifica l'aforisma "Il cervello secerne pensiero come il fegato secerne la bile" attribuito al fisiologo illuminista Cabanis).

Nel 1909 Lenin pubblica Materialismo ed empiriocriticismo, in polemica con il compagno di partito Aleksandr Bogdanov il quale sostiene che l'unica realtà (o perlomeno l'unica effettivamente conoscibile) è l'esperienza, contenuta nel lavoro collettivo; in questo Bogdanov riprende e modifica le tesi filosofiche di Richard Avenarius e di Ernst Mach e propone di conciliare con esse il marxismo, giustificando questa operazione sulla base di alcuni nuovi risultati delle scienze naturali. Lenin contesta la filosofia empiriocritica di Mach, a suo parere analoga all'empirismo e al kantismo (che si autodefiniva "filosofia critica"), e tenta di dimostrare la sostanziale somiglianza tra il machismo e il bogdanovismo. Questo libro vuole essere una difesa appassionata e molto dettagliata del materialismo in particolare rispetto ai problemi gnoseologici, partendo dalle posizioni espresse dal "maestro" di Lenin, Georgij Plechanov (autore di testi come Lo sviluppo della visione monista della storia e La concezione materialista della storia). In particolare le tesi leniniane sono:

  • La filosofia del marxismo è il materialismo dialettico, per Lenin l'unica forma conseguente di materialismo, coerente con le scoperte scientifiche moderne (per esempio sull'elettrone, sulla radioattività ecc.).
Lo scienziato e filosofo Ernst Mach, secondo Lenin capostipite di una versione moderna di "agnosticismo filosofico"
  • I sistemi filosofici si dividono da sempre sostanzialmente in materialismo e idealismo e questi due "partiti" in filosofia si combattono da secoli, pur evolvendo le rispettive posizioni. L'empirismo di Hume e altri o il kantismo sono posizioni oscillanti tra queste due, che non prendono apertamente posizione e che pertanto Lenin chiama "agnosticismo". La tendenza positivista o il machismo sono assimilati da Lenin appunto all'agnosticismo filosofico. Il portato pratico dell'idealismo per i marxisti è di tipo reazionario (la religione è una forma di idealismo, l'idealismo è simile alla religione), quelle del materialismo progressive, quindi questa lotta ha conseguenze politiche rilevanti e se il partito marxista adottasse l'empiriocriticismo non sarebbe ben attrezzato teoricamente per la lotta politica.
  • Materia senza movimento o movimento senza materia sono concetti assurdi. Il movimento e la materia sono un'unità indissolubile, di cui spazio e tempo sono il modo di esistenza. L'Universo è la materia cioè il movimento, e nella sua materialità trova la sua unitarietà. La vita come il pensiero fanno parte del mondo materiale e sono il prodotto della materia organizzata in un modo particolare, ma (come hanno dimostrato i geologi, gli astronomi, i naturalisti) la materia e quindi il mondo esistevano prima che vi fosse l'uomo a pensarli, è dunque la materia il principio fondamentale e non l'idea o lo spirito o l'esperienza.
  • Alla base della teoria della conoscenza del materialismo dialettico vi è il riconoscimento dell'esistenza reale del mondo esterno (ritenuta "irrilevante" da alcuni pensatori con cui Lenin polemizza e che vengono perciò accusati di un velato idealismo solipsista) e il suo riflesso nel cervello umano, organo del pensiero. I nessi di causa-effetto, la necessità e la libertà, le leggi di natura, sono il rispecchiarsi nel cervello dell'uomo del modo di esistere della materia che l'uomo percepisce attraverso i sensi e con cui interagisce attraverso l'attività pratica.
  • Non esiste una differenza di principio tra fenomeno e noumeno: la prassi, cioè l'azione, è la via attraverso la quale la cosa in sé diventa cosa per noi. Come diceva Hegel, conoscere le proprietà di un oggetto equivale a conoscere l'oggetto. Questo processo di conoscenza tuttavia è una dialettica infinita tra il soggetto che conosce e l'oggetto della percezione sensibile; il criterio che permette di stabilire l'oggettività della conoscenza umana è il successo della nostra attività pratica, poiché la prassi basata sulla nostra rappresentazione della realtà non potrebbe essere efficace se questa non fosse un'approssimazione crescente della kantiana "cosa in sé".

Le fortune teoriche di Bogdanov non ressero alla critica leniniana. Le posizioni filosofiche di Plechanov e Lenin conquistarono decisamente l'egemonia nel marxismo russo e poi sovietico, e in seguito in tutto il movimento comunista internazionale. Fu allontanato dal Comitato Centrale bolscevico, ma rimase ad ogni modo una figura di rilievo dell'ala sinistra del Partito; partecipò alla Rivoluzione d'Ottobre e dopo il 1917 fu nominato direttore dell'Accademia Socialista delle Scienze Sociali; divenne professore all'Università di Mosca e guidò il movimento Proletkult (Cultura Proletaria). Con lo stalinismo cadde in disgrazia e fu sottoposto ad una sorta di damnatio memoriae, preludio ad un periodo di autoritarismo anche in campo filosofico che avrebbe sostituito alla critica delle idee quella realizzata con la forza.

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Popper: il materialismo dialettico non è scientifico[modifica | modifica wikitesto]

Secondo Karl Popper il marxismo (e la psicoanalisi) si presenta come una teoria capace di spiegare qualsiasi fatto ricada nel suo ambito e quindi di sottrarsi ad ogni possibile ed immaginabile confutazione (o falsificazione nel linguaggio di Popper). Appunto qui sta il vizio del materialismo dialettico: poiché rinuncia al principio di non contraddizione, se un fenomeno non è compatibile con una particolare tesi, vuol dire che ne è l'antitesi e come tale viene accettato insieme con la sua tesi. In tal modo la capacità di distinguere tra affermazioni a sostegno oppure contrarie ad una qualche teoria che poggi sul materialismo dialettico, viene di fatto annullato, rendendone impossibile una qualsiasi giustificazione oppure confutazione.

Pertanto poiché il materialismo dialettico presume di poter spiegare qualsiasi fenomeno, sia naturale sia storico ricada nel suo ambito, esso, poiché non falsificabile, non può essere considerato una vera dottrina scientifica come invece pensavano Marx ed Engels.

Popper ebbe a scrivere sull'apparente potere esplicativo del materialismo dialettico marxista:

« Sembravano in grado di spiegare praticamente tutto ciò che accadeva nei campi cui si riferivano [...]; un marxista non poteva aprire il giornale senza trovarvi in ogni pagina una testimonianza in grado di confermare la sua interpretazione della storia; non soltanto per le notizie, ma anche per la loro presentazione e soprattutto per quel che non diceva. »

A detta di Popper:

« Il materialismo dialettico è compatibile con i più disparati comportamenti umani, sicché è praticamente impossibile descrivere un qualsiasi comportamento che non possa essere assunto quale verifica della teoria. »

Questa sua infalsificabilità, secondo Popper rende il materialismo dialettico essenzialmente non-scientifico.

Difese del materialismo dialettico[modifica | modifica wikitesto]

I marxisti hanno tentato di rispondere in vari modi alle accuse di Popper, la cui filosofia classificano in genere come una variante dell'empirismo (o dell'agnosticismo filosofico, cioè della neutralità tra idealismo e materialismo). Filosofi posteriori di cultura sovietica tentarono di reinterpretare il materialismo dialettico meno drasticamente in modo da salvare il principio di non contraddizione. Secondo una linea difensiva diversa, molti marxisti distinguono tra il materialismo dialettico inteso solo come metodo filosofico del marxismo (che non sarebbe una vera e propria teoria scientifica, come secondo alcuni riteneva Engels, ma la generalizzazione di un metodo di pensiero basato sull'esperienza) e il contenuto positivo del marxismo, che rientra nella fattispecie delle teorie scientifiche, fa previsioni piuttosto precise ed è falsificabile, è basato sull'esperienza ed è anche emendabile con integrazioni e revisioni successive (questa è per esempio l'opinione della Scuola di Francoforte). In effetti Engels sembra rispondere anticipatamente a critiche simili nella sua polemica col professor Dühring:

« Se già allora [Dühring] commetteva lo sproposito di identificare la dialettica marxiana con la dialettica hegeliana, pure non aveva ancora perduta completamente la capacità di distinguere tra il metodo e i risultati ottenuti per mezzo di esso e di comprendere che questi ultimi non vengono confutati in particolare demolendo in generale il primo. [...] Marx non pensa dunque, caratterizzando questo processo come negazione della negazione, di dimostrare per questa via che esso è un processo storicamente necessario. Al contrario: dopo aver dimostrato storicamente che il processo, in effetti, in parte si è compiuto e in parte deve ancora compiersi, lo caratterizza inoltre come un processo che si compie secondo una legge dialettica determinata. Questo è tutto. [...] Con la semplice cognizione che la spiga di orzo e il calcolo infinitesimale sono sottoposti alla negazione della negazione, io non potrò né coltivare con successo dell'orzo, né derivare o integrare, così come non saprò senz'altro suonare il violino con le semplici leggi della determinazione dei toni mediante la dimensione delle corde. »

Lo status controverso del materialismo dialettico[modifica | modifica wikitesto]

Di fatto, non sembra si possa attribuire ad Engels però l'idea della dialettica materialista come una sorta di dogma religioso capace di spiegare tutti i fenomeni; questa è piuttosto la vulgata canonizzata per esempio nel Breve corso di storia del Partito Comunista (Bolscevico) dell'URSS pubblicato nel 1938 ad opera del leader sovietico Stalin, in cui in effetti lo stile espositivo è il seguente:

« Il materialismo filosofico marxista parte dal principio che il mondo e le sue leggi sono perfettamente conoscibili, che la nostra conoscenza delle leggi della natura, verificata dall'esperienza, dalla pratica, è una conoscenza valida, che ha il valore di una verità oggettiva »
(Josif Stalin)

Spesso il circospetto "perfettamente conoscibili" diventava in sostanza un "perfettamente conosciute" nella pratica scientifica sovietica (come per esempio nel famoso caso dell'opposizione di Lysenko alla genetica). Questa dottrina, indicata in russo con l'abbreviazione диамат, diamat (da диалектический материализм, dialektičeskij materializm), ed esposta specificamente nell'opuscolo di Stalin Del materialismo dialettico e del materialismo storico, era la "filosofia ufficiale" insegnata nelle scuole e nelle università sovietiche.

È stata osservata la distanza tra questa dogmatizzazione del materialismo dialettico e quella originaria, in particolare per quanto riguarda la questione spinosa dello status della dialettica rispetto al complesso della conoscenza umana. Engels non crede a verità eterne:

« Se mai l'umanità arrivasse al punto di non operare che su verità eterne, su risultati del pensiero che posseggano il valore sovrano e l'incondizionata pretesa di verità, essa sarebbe pervenuta a quel punto in cui l'infinità del mondo intellettivo sarebbe esaurita tanto in atto che in potenza, e sarebbe compiuto il celeberrimo miracolo dell'innumere numerato. [...] Avremmo potuto menzionare sopra anche le scienze che indagano le leggi del pensiero umano, cioè la logica e la dialettica. Ma qui per le verità eterne le cose non vanno meglio. »
(Anti-Dühring)

Naturalmente esistono differenti interpretazioni di questo passo di Engels, soprattutto da parte staliniana. Interessante è a proposito il seguente passo di Lenin:

« Una causa dell'idealismo fisico è "il principio del relativismo, della relatività della nostra conoscenza »
(Materialismo ed empiriocriticismo)

La dialettica engelsiana però (diversamente dalla dialettica hegeliana) ha in effetti una doppia natura. Non viene intesa solo come "scienza del pensiero" ma anche, siccome il pensiero umano è un "riflesso" del mondo materiale esterno, come un'ampia generalizzazione del "modo di esistenza" di tutta la materia:

« È, dunque, dalla storia della natura e della società umana che vengono astratte le leggi della dialettica. Non sono altro che le leggi più generali di questi due aspetti dello sviluppo storico, così come del pensiero stesso. »
(Dialettica della natura)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Frederich Engels, Anti-Dühring, Prima sezione, cap. XII.
  2. ^ Frederich Engels, Anti-Dühring, Prima sezione, cap. XIV.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ludwig Feuerbach. Materialismo dialettico e materialismo storico. Antologia da vari autori, Brescia, La scuola, 1970
  • Eleonora Fiorani. Friedrich Engels e il materialismo dialettico. Milano, Feltrinelli, 1971
  • Ludovico Geymonat. Storia del pensiero filosofico e scientifico. Milano, Garzanti, 1988
  • Liliano Faenza. Dialettica e materialismo dialettico: letture inattuali. Rimini, La rosa, 1994
  • Giuseppe Licandro. La filosofia in Urss. Lineamenti storici e significato politico. Reggio Calabria, I.S.N.P. Edizioni, 1997

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