Giuseppe Cocchiara

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Giuseppe Cocchiara

Giuseppe Cocchiara (Mistretta, 5 marzo 1904Palermo, 1965) è stato un antropologo ed etnologo italiano.

Giuseppe Cocchiara nel 1933 durante la sua esperienza di studio a Oxford
Atti "Premio Internazionale Giuseppe Cocchiara"
Copertina del libro dedicato " I grandi siciliani"
locandina Premio Cocchiara 2017

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Fronte Premio Giuseppe Cocchiara

Fu il primo docente di Storia delle tradizioni popolari e Antropologia sociale all'Università di Palermo. Collaborò con Cesare Pavese ed Ernesto De Martino alla realizzazione della "collana viola" Einaudi. Fu allievo di Robert Ranulph Marett e Bronisław Malinowski, ma, soprattutto, lo si ricorda come allievo ideale di Giuseppe Pitrè, celebre letterato siciliano, iniziatore degli studi etnologici in Italia.

Nacque a Mistretta da Giuseppe e da Antonina Insinga nel palazzetto di famiglia in via Libertà, costruito nei primi anni dell'Ottocento, quando il nonno trasferì la famiglia e parte dei capitali per partecipare, insieme alla famiglia Salomone, alla rivoluzione economico/agricola e che portò Mistretta ad essere centro di grandi capitali e luogo di residenza stagionale per grandi famiglie aristocratiche e di potere.

Di famiglia benestante e colta (era figlio di un possidente avvocato), ha modo ben presto di stringere amicizia con il filologo A. Pagliaro (suo concittadino, di qualche anno più anziano) e di entrare subito, direttamente, in contatto con il ricco patrimonio. È dalla convergenza di questi incontri non fortuiti che nasce il suo interesse e la sua partecipazione umana allo studio della poesia popolare, il campo d'indagine folclorica su cui si aprirà, col primo libro, e si chiuderà con l'ultimo la sua vita di ricerca.

Era stato il padre a insistere: volendo che Giuseppe, il maggiore dei suoi quattro figli, fosse accanto a sé nella professione forense; ma di fronte ai successi - di ricercatore e di pubblicista - del figlio, rinunciò ad ogni ulteriore pressione e si adoperò nel sostenere economicamente gli studi prediletti dal giovane studente, viaggi e soggiorni all'estero compresi.

Il soggiorno in Inghilterra, inframezzato da qualche ritorno in patria, si protrae fino al 1932. Il C. segue le lezioni che Malinowski e Marett tenevano rispettivamente presso l'università di Londra e di Oxford; frequenta la rinomata Folklore Society; entra nel vivo delle problematiche della scuola di antropologia sociale e delle sue scelte ideologiche e metodologiche: l'evoluzionismo, il comparativismo. Trascorre il resto delle sue giornate nelle sale del British Museum e del seminario di Marett, effettuandovi una serrata e abbastanza organica serie di letture: si sofferma in particolare su Tylor, su Gomme, su Lang, su Frazer. Cocchiara è ritenuto il principale continuatore dell'opera del famoso medico siciliano, così da ricevere, nel '34, l'incarico di riordinare il museo etnografico fondato a Palermo dallo stesso Pitrè.

Nel 1938 Cocchiara è tra le personalità che aderiscono al Manifesto della razza in appoggio alla promulgazione delle leggi razziali fasciste. L'adesione convinta di Cocchiara al razzismo fascista è testimoniata anche dai suoi contributi al periodico La difesa della razza[1], inclusi alcuni di carattere antisemita[2].

Quando nel 1944 si provvide a istituire nell'università di Palermo, a inizio di una vasta riforma, la cattedra di storia delle tradizioni popolari, e ad accendere l'insegnamento di antropologia sociale nella stessa sede, la prima cattedra fu subito affidata, per meriti scientifici, a Cocchiara, e il provvedimento fu confermato, dopo regolare concorso, nel 1946 dal governo italiano. Dopo due anni, gli veniva conferito anche l'insegnamento dell'antropologia sociale: un incarico che giungeva al termine di un decennio da lui speso nella diffusione e nella divulgazione dei principî e testi fondamentali di questa disciplina. Altre due cattedre venivano contemporaneamente istituite: a Roma per Paolo Toschi, a Catania per Carmelina Naselli.

Un episodio che pochissimi conoscono, raccontato dal prof.Franco Lo Piparo, tratteggia bene il personaggio. Siamo nella seconda metà degli anni cinquanta. Al giovanissimo Umberto Eco viene consigliato per superare un intoppo nella sua iniziale carriera accademica di andare a Palermo ad omaggiare il potente professore Giuseppe Cocchiara, allora Preside della Facoltà di Magistero, e di cui Nino Buttitta era assistente.Nino da una posizione forte rispetto al torinese Eco che scendeva a Palermo per così dire col cappello in mano. Il grande barone si degna di ricevere il giovane e sconosciuto Eco solo dopo avergli fatto fare un po’ di giorni di anticamera. Ottenuto finalmente il colloquio con Cocchiara, Eco non ha più i soldi per comprare il biglietto del treno per tornare a Torino. Nino Buttita glieli dà. Eco racconta che non ha mai dimenticato quel gesto generoso.

Nel 2014 la Federazione Italiana Tradizioni Popolari in collaborazione con il Comune di Mistretta istituisce il "Premio Internazionale Giuseppe Cocchiara" per gli Studi Demo-Etno-Antropologici. Il premio è intestato al grande studioso che, nella prima metà del Novecento, partendo da Mistretta, sua città natale, ha gettato le basi di quella che poi fu l’antropologia moderna ed “è volto a dare giusto riconoscimento agli studiosi italiani e stranieri che, con le loro ricerche teoriche, metodologiche e sul campo, conducono indagini in diversi ambiti delle discipline demoetnoantropologiche riguardanti le differenti realtà socio-culturali. L’iniziativa del premio si colloca nel quadro dell’importanza che in Sicilia, già a partire dalla fine dell’Ottocento fino ad oggi, hanno avuto gli studi demo-etno-antropologici nel panorama intellettuale italiano con le attività di ricerca e documentazione etno-antropologiche condotte da Giuseppe Pitrè, Salvatore Salomone Marino, Giuseppe Cocchiara, Giuseppe Bonomo, Antonino Buttitta e Aurelio Rigoli.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Popolo e canti nella Sicilia d'oggi. Girando Val Demone (1923)
  • Le vastasate. Contributo alla storia del teatro popolare (1926)
  • Folklore (1927)
  • Federico II legislatore e il Regno di Sicilia (1927)
  • Gli studi delle tradizioni popolari in Sicilia. Introduzione alla storia del folklore italiano (1928)
  • L'anima del popolo italiano nei suoi canti (1929)
  • Il linguaggio del gesto (1932)
  • La leggenda di Re Lear (1932)
  • La vita e l'arte del popolo siciliano nel Museo Pitrè (1938)
  • Problemi di poesia popolare (1939)
  • Le immagini devote del popolo siciliano (1940)
  • Giuseppe Pitrè e le tradizioni popolari (1941)
  • Genesi di leggende (1941)
  • Il linguaggio della poesia popolare (1942)
  • Il diavolo nella tradizione popolare italiana (1945)
  • Storia degli studi delle tradizioni popolari in Italia (1947)
  • Il mito del buon selvaggio (1948)
  • Pitrè, la Sicilia e il folklore (1951)
  • Storia del folklore in Europa (1952)
  • Il paese di Cuccagna e altri studi di folklore (1956)
  • Popolo e letteratura in Italia (1959)
  • L'eterno selvaggio. Presenza e influsso del mondo primitivo nella cultura moderna (1961)
  • Il mondo alla rovescia (1963)
  • Le origini della poesia popolare (1966, postumo)
  • Giuseppe Cocchiara - Raffaele Pettazzoni, Lettere (1928-1959) {a cura e con introduzione (pp. V-XXXII) di Alessandro D'Amato}, supplemento a «Il Pitrè. Quaderni del Museo Etnografico Siciliano», VII, 25, aprile-giugno 2006.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cfr. G. Cocchiara, Invito allo studio dei popoli, in La difesa della razza, V, nº 1, 5 novembre 1941, p. 27-29.
  2. ^ G. Cocchiara, Gli ebrei nella poesia popolare, in La difesa della razza, V, nº 18, 12 luglio 1942, p. 21.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giuseppe Bonomo; Antonino Buttitta, “Giuseppe Cocchiara”, in AA.VV., Letteratura italiana. I critici, vol. IV, Milano, Marzorati, 1987, pp. 2805-2824.
  • Alessandro D'Amato (a cura di), Cocchiara e l'Inghilterra. Saggi di giornalismo etnografico (1930-1933), Edizioni di Pagina, Bari 2012 ([1]).
  • Alessandro D'Amato, "Giuseppe Cocchiara. Un tentativo di ricostruzione bibliografica", in Lares, LXXVI, 3, settembre-dicembre 2010, pp. 457-500.
  • Giuseppe Longo (2012), Giuseppe Cocchiara un poliedrico etnologo siciliano, on line nel sito: [2], 05/10/2012.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN19701864 · ISNI (EN0000 0001 0876 2737 · SBN IT\ICCU\CFIV\016113 · LCCN (ENn80070479 · GND (DE137559194 · BNF (FRcb12076167w (data) · NLA (EN35936538 · BAV ADV10260525