Giuseppe Cocchiara

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Giuseppe Cocchiara

Giuseppe Cocchiara (Mistretta, 5 marzo 1904Palermo, 1965) è stato un antropologo ed etnologo italiano.

Giuseppe Cocchiara nel 1933 durante la sua esperienza di studio a Oxford

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Fu il primo docente di Storia delle tradizioni popolari e Antropologia sociale all'Università di Palermo. Collaborò con Cesare Pavese ed Ernesto De Martino alla realizzazione della "collana viola" Einaudi. Fu allievo di Marett e Malinowski ma soprattutto lo si ricorda come allievo ideale di Pitrè, celebre letterato siciliano, iniziatore degli studi etnologici in Italia.

Nato a Mistretta da Giuseppe e da Antonina Insinga nel palazzetto di famiglia in via Libertà, costruito nei primi anni dell'Ottocento, quando il nonno trasferì la famiglia e parte dei capitali per partecipare insieme alla famiglia Salomone alla rivoluzione economico/agricola e che portò Mistretta ad essere centro di grandi capitali e luogo di residenza stagionale per grandi famiglie aristocratiche e di potere.

Di famiglia benestante e colta (era figlio di un possidente avvocato), ha modo ben presto di stringere amicizia con il filologo A. Pagliaro (suo concittadino, di qualche anno più anziano) e di entrare subito, direttamente, in contatto con il ricco patrimonio. È dalla convergenza di questi incontri non fortuiti che nasce il suo interesse e la sua partecipazione umana allo studio della poesia popolare, il campo d'indagine folclorica su cui si aprirà, col primo libro, e si chiuderà con l'ultimo la sua vita di ricerca.

Era stato il padre a insistere: volendo che Giuseppe, il maggiore dei suoi quattro figli, fosse accanto a sé nella professione forense; ma di fronte ai successi - di ricercatore e di pubblicista - del figlio, rinunciò ad ogni ulteriore pressione e si adoperò nel sostenere economicamente gli studi prediletti dal giovane studente, viaggi e soggiorni all'estero compresi.

Il soggiorno in Inghilterra, inframezzato da qualche ritorno in patria, si protrae fino al 1932. Il C. segue le lezioni che Malinowski e Marett tenevano rispettivamente presso l'università di Londra e di Oxford; frequenta la rinomata Folklore Society; entra nel vivo delle problematiche della scuola di antropologia sociale e delle sue scelte ideologiche e metodologiche: l'evoluzionismo, il comparativismo. Trascorre il resto delle sue giornate nelle sale del British Museum e del seminario di Marett, effettuandovi una serrata e abbastanza organica serie di letture: si sofferma in particolare su Tylor, su Gomme, su Lang, su Frazer. Cocchiara è ritenuto il principale continuatore dell'opera del famoso medico siciliano, così da ricevere, nel '34, l'incarico di riordinare il museo etnografico fondato a Palermo dallo stesso Pitrè.

Nel 1938 Cocchiara è tra le personalità che aderiscono al Manifesto della razza in appoggio alla promulgazione delle leggi razziali fasciste. L'adesione convinta di Cocchiara al razzismo fascista è testimoniata anche dai suoi contributi al periodico La difesa della razza[1], inclusi alcuni di carattere antisemita[2].

Quando nel 1944 si provvide a istituire nell'università di Palermo, a inizio di una vasta riforma, la cattedra di storia delle tradizioni popolari, e ad accendere l'insegnamento di antropologia sociale nella stessa sede, la prima cattedra fu subito affidata, per meriti scientifici, a Cocchiara, e il provvedimento fu confermato, dopo regolare concorso, nel 1946 dal governo italiano. Dopo due anni, gli veniva conferito anche l'insegnamento dell'antropologia sociale: un incarico che giungeva al termine di un decennio da lui speso nella diffusione e nella divulgazione dei principî e testi fondamentali di questa disciplina. Altre due cattedre venivano contemporaneamente istituite: a Roma per Paolo Toschi, a Catania per Carmelina Naselli.

Galleria[modifica | modifica wikitesto]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Popolo e canti nella Sicilia d'oggi. Girando Val Demone (1923)
  • Le vastasate. Contributo alla storia del teatro popolare (1926)
  • Folklore (1927)
  • Federico II legislatore e il Regno di Sicilia (1927)
  • Gli studi delle tradizioni popolari in Sicilia. Introduzione alla storia del folklore italiano (1928)
  • L'anima del popolo italiano nei suoi canti (1929)
  • Il linguaggio del gesto (1932)
  • La leggenda di Re Lear (1932)
  • La vita e l'arte del popolo siciliano nel Museo Pitrè (1938)
  • Problemi di poesia popolare (1939)
  • Le immagini devote del popolo siciliano (1940)
  • Giuseppe Pitrè e le tradizioni popolari (1941)
  • Genesi di leggende (1941)
  • Il linguaggio della poesia popolare (1942)
  • Il diavolo nella tradizione popolare italiana (1945)
  • Storia degli studi delle tradizioni popolari in Italia (1947)
  • Il mito del buon selvaggio (1948)
  • Pitrè, la Sicilia e il folklore (1951)
  • Storia del folklore in Europa (1952)
  • Il paese di Cuccagna e altri studi di folklore (1956)
  • Popolo e letteratura in Italia (1959)
  • L'eterno selvaggio. Presenza e influsso del mondo primitivo nella cultura moderna (1961)
  • Il mondo alla rovescia (1963)
  • Le origini della poesia popolare (1966, postumo)
  • Giuseppe Cocchiara - Raffaele Pettazzoni, Lettere (1928-1959) {a cura e con introduzione (pp. V-XXXII) di Alessandro D'Amato}, supplemento a «Il Pitrè. Quaderni del Museo Etnografico Siciliano», VII, 25, aprile-giugno 2006.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cfr. G. Cocchiara, Invito allo studio dei popoli, in La difesa della razza, V, nº 1, 5 novembre 1941, p. 27-29.
  2. ^ G. Cocchiara, Gli ebrei nella poesia popolare, in La difesa della razza, V, nº 18, 12 luglio 1942, p. 21.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giuseppe Bonomo; Antonino Buttitta, “Giuseppe Cocchiara”, in AA.VV., Letteratura italiana. I critici, vol. IV, Milano, Marzorati, 1987, pp. 2805-2824.
  • Alessandro D'Amato (a cura di), Cocchiara e l'Inghilterra. Saggi di giornalismo etnografico (1930-1933), Edizioni di Pagina, Bari 2012 ([1]).
  • Alessandro D'Amato, "Giuseppe Cocchiara. Un tentativo di ricostruzione bibliografica", in Lares, LXXVI, 3, settembre-dicembre 2010, pp. 457-500.
  • Giuseppe Longo (2012), Giuseppe Cocchiara un poliedrico etnologo siciliano, on line nel sito: [2], 05/10/2012.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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