Razzismo scientifico

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Un poster propagandistico pubblicato dal giornale nazista Der Stürmer (1935) intitolato "Rassenschande" ("insudiciamento razziale"): una donna nordica è mostrata in contrasto con il volto di un maschio con un aspetto fisico stereotipo ebraico.

Il razzismo scientifico[1][2] (a volte detto biologia razziale[3], antropologia razziale o razzismo pseudoscientifico) è lo studio delle tecniche e delle ipotesi a sostegno o giustificazione della fede nel razzismo, ossia nell'inferiorità o superiorità razziale di alcuni gruppi umani rispetto ad altri[4][5][6]; cercando di dare fondamento scientifico ad una cosiddetta "scienza delle razze umane".

Alternativamente è la pratica di classificare[7] individui di diverso fenotipo o genotipo in razze distinte ed in suoi sottogruppi. Storicamente ha ricevuto credito nella comunità scientifica, ma non è più al giorno d'oggi considerato una branca ufficiale della scienza[5][6].

Il razzismo scientifico impiega l'antripologia (in particolare l'antropologia fisica), l'antropometria, la craniometria e altre pseudo-discipline, proponendo tipologie antropologiche a sostegno della classificazione delle popolazioni umane in "razze umane" fisicamente distinte e separate, nei confronti delle quali si possa affermare che siano "superiori" o "inferiori".

Il razzimo scientifico è stato diffuso a partire dal XVII secolo fino al termine della prima guerra mondiale. Dalla seconda metà del XX secolo in poi il razzismo scientifico è stato criticato come obsoleto e via via sempre più screditato, ma storicamente è stato usato in modo persistente e pervasivo per sostenere e convalidare le idee razziste in tutto il mondo. Basato sulla fede nell'esistenza e nel significato delle categorie razziali e di una teoria delle razze superiori e inferiori[8].

Con la conclusione della seconda guerra mondiale il razzismo scientifico, sia come teoria sia come azione, è stato denunciato formalmente, soprattutto nella prima dichiarazione che si appoggia all'antirazzismo e fatta dall'Unesco nel 1950 intitolata The Race Question (Dichiarazione sulla razza (UNESCO 1950)); essa afferma chiaramente che

« "il fatto biologico della razza e il mito della razza vanno nettamente distinti. Per tutte le pratiche sociali con uno scopo ed un'intenzione razziale la razza non è tanto un fenomeno biologico quanto un autentico mito sociale: il mito della razza ha prodotto un'enorme quantità di danni umani e sociali; negli ultimi anni ha occupato pesantemente le coscienze umane e prodotto il dispiegarsi oppressivo nella stessa quotidianità della vita, causando sofferenze indicibili"[9]. »

Tale "fatto biologico" non è più considerato esistente poiché gli sviluppi della genetica evolutiva umana (biologia evolutiva dello sviluppo) hanno dimostrato che le differenze genetiche umane sono quasi totalmente graduali[7].

Il termine razzismo scientifico è generalmente utilizzato in modo peggiorativo come applicato alle teorie più moderne, come in The Bell Curve: Intelligence and Class Structure in American Life (1994, di due ricercatori statunitensi). I critici sostengono che tali opere postulano conclusioni razziste non supportate dalla prove disponibili. Pubblicazioni come Mankind Quarterly, fondata esplicitamente come una rivista di "coscienza razziale" nel 1961, sono generalmente considerate come piattaforme di razzismo scientifico in quanto pubblicano articoli su interpretazioni marginali dell'evoluzione umana, dello studio sull'intelligenza, dell'etnografia, della linguistica, della mitologia, dell'archeologia e degli argomenti razziali.

L'etichettatura di "razzismo scientifico" è usato anche per riticare quegli studi che pretendono di stabilire una connessione tra, ad esempio, razza e intelligenza, ed è utilizzato per argomentare il fatto che ciò promuove l'idea delle presenza di razze umane superiori e inferiori[10].

Antecedenti[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Storia dei concetti razziali nella specie umana.
Due bramini indù in Karnataka nel 2011. Vedi sistema delle caste in India.

Pensatori classici[modifica | modifica wikitesto]

Benjamin Isaac, storico presso l'università di Tel Aviv, nel suo saggio intitolato The Invention of Racism in Classical Antiquity (2006) riferisce che le idee proposte dal razzismo scietifico sono radicate nel mondo dell'antichità greco-romana[11]. Un esempio prezioso in tal senso è costituito dal trattato presumibilmente risalente al V secolo a.C. "Aria, acque e luoghi" di Ippocrate in cui lo Pseudo-Aristotele osserva: "l'idea che la gente nera sia un popolo di vigliacchi, mentre la genete chiara siano dei coraggiosi combattenti, si trova già in "Aria, acque e luoghi"[12].

D'altra parte gli antichi indiani consideravano tutti gli stranieri come dei barbari. Lo studioso musulmano dell'XI secolo Al-Biruni scrisse che gli indiani chiamano gli stranieri con il nome di "impuri"[13]. Solo pochi secoli dopo venne fatto osservare che gli indù guardavano tutti gli europei come dei barbari totalmente ignoranti di tutti i principi di onore e buona educazione... "Negli occhi di un indù un paria (casta) (emarginato sociale) e un europeo si trovano allo stesso livello"[13].

Anche gli antichi cinesi hanno considerato gli europei nient'altro che come delle creature repulsive, simili a fantasmi e persino a diavoli. Gli scrittori cinesi descrissero gli europei come dei barbari stranieri/strani[14].

Un ulteriore esempio viene dato dallo scrittore, architetto e ingegnere romano Vitruvio (70-25 a.C.) il quale, affidandosi alle teorie razziali del filosodo greco dello stoicismo ed esperto universale Posidonio (135-51 a.C.), dichiarò:

« ... "quelle razze più vicine alla metà meridionale dell'asse terrestre sono di bassa statura, con carnagioni sfumate, capelli ricci, occhi neri e poco sangue, a causa del sole. Questa povertà di sangue li rende troppo timidi per resistere alla spada ... D'altra parte, gli uomini nati nei paesi più freddi sono pronti ad incontrare lo shock delle armi con molto più grande coraggio e senza alcuna timidezza"[15]. »

Pensatori illuministi[modifica | modifica wikitesto]

Durante l'età dellIlluminismo (un'epoca compresa tra il 1650 e il 1780) i concetti di monogenismo e poligenismo divenero per la prima volta popolari, anche se sarebbero stati inquadrati dall'epistomolgia solo nel corso del XIX secolo. Il monogenismo afferma ch tutte le razze hanno un'unica origine, mentre il poligenismo rappresenta l'idea che ogni razza abbia avuto un'origine separata. Fino al XVIII secolo le parole "razza" e "specie" furono intercambiabili[16].

Lo scienziato anglo-irlandese Robert Boyle fu uno dei primi a studiare il "concetto di razza".

Robert Boyle contro Henri de Boulainvilliers[modifica | modifica wikitesto]

Uno dei primi scienziati che studiò il concetto di razza fu Robert Boyle (1627-1691), un filosodo esponente del naturalismo (filosofia) nonché chimico e fisico inventore anglo-irlandese. Boyle credette in quello che oggi si chiama monogenismo, cioè che tute le razze - non importa quanto diverse esse siano attualmente - provenissero dalla stessa fonte, ossia Adamo ed Eva. Egli studiò i racconti riportati da genitori che diedero origine a diversi figli affetti da albinismo, concludendo pertanto che Adamo ed Eva fossero originariamente di pelle bianca e che i bianchi a loro volta avrebbero potuto dare origine a diverse razze maggiormente colorate.

Le teorie di Robert Hooke e Isaac Newton sul colore e sulla luce attrverso la dispersione ottica nel campo della fisica vennero estese da Boyle anche per le sue considerazioni poligenetiche[16], speculando che forse queste differenze fossero dovute a "impressioni seminali". Tuttavia gli scritti di Boyle menzionano che ai suoi tempi, per gli "occhi europei", la bellezza non venisse misurata tanto dal colore della pelle, bensi dalla statura, dall'avvenenza dovuta alla perfetta simmetria delle parti del corpo fisico e dalle maggiormente piacevoli caratteristiche facciali[17]. Vari membri della comunità scientifica rigettarono le sue opinioni descrivendole come "inquietanti" o "divertenti"[18].

Da un'altra prospettiva lo storico francese Henri de Boulainvilliers (1658-1722), suddivise i francesi in due razze: la razza francese aristocratica discendente dagli invasori franco-germanici e la razza dei Gallo-romani indigena (patriomonio popolare questo in campo politico). L'aristocrazia dei Franchi giunse a dominare i Galli da un innato "diritto di conquista", il contrario del nazionalismo moderno.

Ai suoi tempi de Boulainvilliers, un acceso credente in questo "diritto di conquista", non comprese però la razza come un fatto biologicamente immutabile, ma piuttosto come un costrutto sociale (razzista) contemporaneo. Il suo racconto razzista della storia francese non fu interamnte mitico; nonostante le agevolazioni supportate dall'agiografia e dalla poesia epica come La Chanson de Roland (XI-XII secolo) cercò la legittimazione scientifica delle proprie opinini creando la sua distinzione razziale sull'esistenza storica di una distinzione genetica e linguistica tra gli antichi Germani e le popolazioni francesi di lingua neolatina. Il suo razzismo teorico era distinto dai fattori biologici manipolati dal razzismo scientifico nel corso del XIX secolo (vedi relativismo clturale).

Ritratto di Voltaire di Maurice Quentin de La Tour. Il filosofo illuminista francese pensava che vi fosse un'affinità connaturata tra il negro e la scimmia (Simiiformes).

Voltaire[modifica | modifica wikitesto]

Voltaire (1694-1778) fu uno scrittore, storico e filosofo illuminista francese. Fu anche un teorico del poligenismo: uno che credeva che ogni razza avesse origini distinte e separate. Voltair trovò il monogenismo propugnato dalla Bibbia come ridicolo, esprimendosi come segue:

« "è una questione seria quella di considerare se gli africani siano discesi dalle scimmie (Simiiformes) o se piuttosto siano le scimmie invece a provenire da loro. I nostri saggi hanno detto che l'uomo è stato creato secondo l'immagine di Dio. Ora ecco che vediamo proprio una bella immagine del Creatore Divino: un naso piatto e nero con poca o quasi nessuna intelligenza. Verrà senza dubbio un tempo in cui questi animali sapranno coltivare bene la terra, abbellire le loro case e giardini e conoscere i sentieri delle stelle: bisogna soltanto concedergli il tempo necessario per poter ottenere tutto questo"[19]. »

Quando paragonava i gruppi etnici dell'Europa al negro Voltaire arrivò a confrontarli con diverse razze di cane:

« "la razza negra è una specie di uomini diversa dalla nostra come la razza dello spaniel è diversa da quella del levriero. La membrana mucosa, o il reticolo, attraverso cui la natura si è diffusa tra i muscoli e la pelle, è bianca in noi e nera o colorata nei negri"[20]. »
L'avvocato scozzese Henry Home credeva che Dio avesse creato diverse razze sulla terra in regioni separate e in momenti differenti.

Lord Kames[modifica | modifica wikitesto]

L'avvocato scozzere Henry Home Lord Kames (1696-1782) fu anch'egli un fautore del poligenismo: credeva che Dio avesse creato diverse razze sulla terra in regioni separate e in momenti differenti. Nel suo libro del 1734 intitolato Sketches on the History of Man Home affermò che l'ambiente (biologia), il clima o il particolare Stato presente in una determinata società erano tutti fattori che non potevano non tener conto delle differenze razziali, per cui le diverse razze avrebbero dovuto per forza di cose provenire da gruppi separati e distinti[21].

Il botanico e zoologo svedese Linneo propose per la prima volta una classificazione della popolazione umana seguendo le stesse regole della varietà botanica.

Carl Linneo[modifica | modifica wikitesto]

Nel frattempo il medico ed esperto di botanica e zoologia svedese Linneo (1707-1778) modificò le basi della tassonomia fondate sulla nomenclatura binomiale per la fauna e la flora ed è a tutt'oggi considerato un ricercatore pionieristico nella definizione biologica della razza umana. Nel suo Systema Naturae nell'edizione del 1767 etichettò cinque[22] "varietà"[23][24] di specie umane, ognuna delle quali venne descritta come possedere le seguenti caratteristiche fisiognomiche, "variabili per cultura e luogo di provenienza"[25]:

  • l'amerindo: di pelle rossa, collerico ma retto, con i capelli neri diritti e spessi, testardo, zelante e spirito libero, si dipinge con linee rosse su tutto il corpo e viene governato dai costumi[26].
  • l'europeo: di pelle chiara, sanguigno e bruno, con abbondanti capelli lunghi, occhi blu, gentile, acuto ed inventivo, ricoperto interamente da abiti e governato dalle leggi[27].
  • l'asiatico: di pelle color giallognola, melanconico e rigido, con i capelli neri e gli occhi scuri, severo, arrogante ed avido, ricoperto da lunghe vesti, governato dalle opinioni[28].
  • l'africano: di pelle nera, flemmatico e rilassato, capelli neri arricciati, pelle di seta, naso piatto e labbra tumide, le femmine sono del tutto prive del senso di vergogna, le ghiandole mammarie danno latte in abbondanza, astuto, sdolcinato e sconsiderato, si unge la pelle di grasso, governato dalla volontà arbitraria[29].
  • il "Monstrosus" erano gli esseri umani mitologici, che non appaiono nelle prime edizioni del libro. La sub-specie comprendeva l'Homo feralis con quattro piedi, muto e peloso (feral); lo Juvenis lupinus hessensis (ragazzo selvaggio); lo Juvenis hannoveranus (Peter di Hamelin); il Puella campanica (Marie-Angélique Memmie Le Blanc) e l'agile Homo monstrosus; il gigante patagonico, il nano delle Alpi e i Khoi affetti da monorchidismo (Hottentot).
"Homo monstrosus" o giganti patagoni, tratto da Voyage au pole sud et dans l'Océanie (Viaggio al Polo Sud e in Oceania), di Jules Dumont d'Urville.

In Amoenitates academicae (1763) Linneo presentò la figura mitologica dell'Homo anthropomorpha, creature umanoidi come il troglodita, il satiro, l'idra di Lerna e la fenice i quali vennero tutti identificati come appartenent agli Hominoidea.

Sono presenti disaccordi tra gli studiosi su ciò che era la base per la tassonomia umana di Linneo. Da un lato si trovano i critici più severi i quali affermano che la sua classificazione non era soltanto fondata sull'etnocentrismo ma che sembrava invece anche essere basata sul colore della pelle umana. D'altra parte Conrad B. Quintyn dell'università di Bloomsburg (2010) sottolinea che alcuni autori ritengono che la classificazione sia basata sulla distribuzione geografica, pertanto fondata cartograficamente e non gerarchicamente[30].

L'esponente della paleontologia statunitense Stephen Jay Gould (1994) sostiene che il taxon non si trova "nell'ordine gerarchicamente favorito dalla maggior parte degli europei nella tradizione razzista" e la divisione di Linneo è stata influenzata dalla teoria medica dei quattro umori la quale affermava che il temperamento di una persona può essere correlato ai fluidi biologici[31][32].

Secondo lo statunitense Kenneth A. R. Kennedy (1976) Linneo ha certamente considerato come migliore la propria cultura, rispetto a quelle estere, ma i suoi motivi per le classificazioni delle varietà umane non erano centrate sul concetto di razza[33].

La Linnean Society of London ha affermato che, secondo Linneo, la "superiorità degli europei" risiedeva nella tradizione culturale e che il fattore decisivo del suo taxa era culturale e non razziale. Per questi motivi considerano Linneo semplicemente come affetto da "eurocentrismo", sostendo ch'egli non ha mai richiamato l'attenzione dei fautori della cosiddetta "azione razzista"; inoltre non utilizzò mai la parola razza, introdotta solo successivamente dal suo avversario francese Georges-Louis Leclerc de Buffon[34].

Lo studioso Stanley A. Rice dell'università di Tampa accetta come assodato il fatto che per Linneo la classificazione non era intesa ad implicare una gerarchia persente all'interno dell'umanità né tantomeno conduceva all'idea di una qualche superiorità razziale di alcuni nei confronti di altri[35]; questo anche se i critici moderni vedono che la sua classificazione era ovviamente stereotipata ed erronea per aver incluso elementi antropologici e non biologici come le abitudini, i costumi e le tradizioni culturali.

John Mitchell[modifica | modifica wikitesto]

Il medico coloniale statunitense nonché geografo John Mitchell (geografo) (1711–1768) condusse uno studio accurato del clima e della razza, finendo con lo scrivere un libro nel 1774 intitolato An Essay upon the Causes of the Different Colours of People in Different Climates (Saggio sulle cause dei differenti colori [di pelle] delle popolazioni in climi differenti). Nel suo testo affermò che la prima razz resente sulla terra avesse un colore marroncuìino e rossastro; affermò inoltre che "un colore intermedio tra gli asiatici e gli indigeni nativi" fu la 2carnagione originale dell'umanità" e che le razze succesive si produssero via via nelle generazioni da questa razza originaria attraverso i diversi climi[36].

Ritratto di Immanuel Kant (1790 circa). Il filosofo tedesco scrisse nel 1775 un saggio Sulle divere razze dell'uomo.

Immanuel Kant[modifica | modifica wikitesto]

Il filosofo tedesco Immanuel Kant (1724-1804) incoraggiò l'esame dell'autorità interiore dell'uomo piuttosto che rendere inferenze sul sé interiore sulla base dell'esistenza fisica esteriore[37]. Nel 1775 Kan fece pubblicare il saggio Über die verschiedenen Rassen der Menschen (Sulle divere razze dell'uomo) in cui propose cause naturali o intenzionali di variazione, al contrario della legge voluta dal [[meccanicismo], o come un "prodotto di fortuna". Egli distinse quattro razze fondamentali: bianchi, neri, calmucchi e indostani (provenienti dall'India) ed attribuì la variazione riscontrabile nelle popolazioni prese in esame come dovuta alle differenze esistenti nell'ambiente e nel clima (come l'arieggiamento e l'esposizione solare), ma chiarì il suo pensiero dicendo che la variazione ebbe uno scopo e che non fu meramente superficiale.

Kant asserì che esseri umani fossero equipaggiati con gli stessi semi (Keime) e che le predisposizioni o le caratteristiche naturali (Anlagen) quando venivano espresse fossro per lo più dipendenti dal clima e che servissero ad uno scopo causato da una circostanza specifica. Dopo che questo processo avvenne diventò anche irreversibile; pertanto la razza non poteva più essere annullata dai cambiamenti climatici: "qualunque sia il seme/germe che si fosse attualizzato dalle condizioni esterne trovate, gli altri differenti germi si ritireranno nell'inattività". Kan infine dichiarò:

« "gli indiani gialli possegono scarsi talenti. I negri sono molto al di sotto di loro, ed al punto più basso vi si trova una parte del popolo dei nativi americani"[38]. »
Il chirurgo scozzese John Hunter ebbe a dichiarare che la razza Negroide era in realtà bianca all'inizio dei tempi.

John Hunter[modifica | modifica wikitesto]

Il chirurgo scozzese John Hunter (1728-1793) dichiarò che in origine la razza Negroide era bianca all'inizio dei tempi; pensò che nel volgere dei millenni, a causa dell'esposizione solare, quella genete si trasormasse in scura o negra. Hunter disse anche che le bolle o bruciature probabilmente si trasformassero in bianco in un negro; credendo in tal modo che questa fosse la prova che i loro antenati furono in realtà dei bianchi[39].

Busto di Charles White. Il medico inglese era un fervente divulgatore dela teoria del poligenismo.

Charles White[modifica | modifica wikitesto]

Il medico e chirurgo inglese Charles White (1728-1813) credette che le razze occupassero stadi o stazioni diverse all'interno della "Grande catena dell'essere" (la Scala naturae) e cercò di dimostrare scientificamente che le razze umane avessero origini distinte l'una dall'altra. Credette che i bianchi e i negri costituissero due specie irrimediabilmente diverse. White era un credente nella teoria del poligenismo, l'idea che diverse razze fossero state create separatamente. Nel suo Account of the Regular Gradation in Man (1799) fornì una base empirica per quest'idea[21].

White difese la teoria poligenetica sfidando a tal proposito il naturalista francese Georges-Louis Leclerc de Buffon, il cui argomento di interferibilità affermava che solamente una stessa specie avrebbe potuto poi essersi incrociata. White indicò vari ibridi di specie come volpi, lupi e sciacalli i quali costituivano gruppi separati pur mantenendo ancora la possibilità di incrociarsi. Per White ogni razza costituiva una specie separata, divinamente creata per poter abitare la propria regione geografica particolare[21].

Stampa ritraente Johann Friedrich Blumenbach. L'anatomista tedesco era un fautore della teoria della "degenerazione razziale".

Buffon e Blumenbach[modifica | modifica wikitesto]

Il naturalista nonché conte francese Georges-Louis Leclerc de Buffon (1707-1788) e l'anatomista tedesco Johann Friedrich Blumenbach (1752-1840) furono due assertori convinti del monogenismo, il concetto che tutte le razze hanno un'unica origine. Essi credettero anche nella "teoria della degenerazione" delle origini razziali. Entrambi affermarono che Adamo ed Eva fossero caucasici e che tutte le altre razze si fossero prodotte successivamente a causa della degenerazione causata da fattori ambientali, come il sole o una dieta alimentare povera. Credettero anche che una tale degenerazione potesse ancora essere invertita, solo e si fosse raggiunto un adeguato controllo sopra l'ambiente, infine che tutte le forme contemporanee dell'uomo potessero tornare alla razza caucasica originale[40].

Rifletterono poi sul fatto che la pigmentazione del negro fosse sorta a causa del calore solare tropicale; suggerirono che il vento freddo causò il colore abbronzato e rossiccio degli Eschimesi. Pensarono che i Cinesi avessero un peculiare equilibrio interiore ed esteriore rispetto alle altre razze asiatiche poiché vivevano per lo più nelle città ed in tal maniera rimasero protetti dai fattori ambientali. Buffon disse che il cibo e lo stile di vita avrebbero potuto rendere le razze degenerate e pertanto maggiormente differenziate rispetto alla razza caucasica originale[40].

Il conte naturalista Georges-Louis Leclerc de Buffon, convinto assertore del monogenismo, credeva che il colore della pelle umana del negro fosse causata dal calore solare tropicale.

Secondo Blumenbach esistevano cinque razze distinte, ma tutte appartenenti ad una sola specie: caucasica (Europoide), mongola (Mongoloide), etiope, amerinda (Nativi americani e malese (Malesi). Blumenbach dichiarò: "ho assegnato il primo posto al caucasico peché questo gruppo rappresenta la razza più bella degli uomini"[41].

Buffon invece credette che l'umanità avesse solo 6 mila anni (il tempo a partire da Adamo secondo la Bibbia). Molti esponenti del razzismo scientifico ebbero a rilevare che sarebbe stato assai difficoltoso per le razze cambiare così nettamente nel genotipo e nel fenotipo in un così breve lasso di tempo; ma Buffon, credendo nel monogenismo, pensò che il colore della pelle umana avrebbe potuto cambiare anche nel corso di una sola vita, a seconda delle condizioni climatiche e della dieta assunta[42].

Quadro di Charles Willson Peale (1818) ritraente Benjamin Rush. Il medico statunitense credeva che la condizione dell'essere negro fosse una "malattia ereditaria" della pelle.

Benjamin Rush[modifica | modifica wikitesto]

Il medico - nonché uno dei Padri fondatori degli Stati Uniti d'America - Benjamin Rush (1745-1813) propose l'idea che essere un negro fosse una malattia ereditaria delle pelle, che egli chiamò "negroideismo", ma che poteva essere curata. Rush credette inoltre che i non-bianchi non fossero realmente bianchi nell'interiorità, in quanto erano colpiti da una forma non contagiosa di lebbra che scuriva loro il colore della pelle. Rush concluse che "i bianchi non dovrebbero tiranneggiare sopra i negri, perché la loro malattia diede loro una doppia porzione dell'umanità. Tuttavia per lo stesso motivo i bianchi non dovrebbero interagire con loro, perché ciò avrebbe creato la tendenza ad infettare i posteri dei bianchi con il disordine espresso dai negri... si deve tentare di curare la malattia"[43].

Quadro di Johann Heinrich Tischbein il Giovane (1772 circa) ritraente Christoph Meiners. Il filosofo e storico tedesco considerava il negro, i nativi americani e gli Slavi come esseri inferiori del tutto simili alle bestie.

Christoph Meiners[modifica | modifica wikitesto]

Il filosofo e storico tedesco Christoph Meiners (1747-1810) fu un fautore del poligenismo; egli credette che ogni razza avesse una ua propria origine separata. Meiners studiò le caratteristiche fisiche, mentali e morali di ogni razza e costruì una gerarchia di razze basata sui suoi risultati. Meiners suddivise l'umanità in due parti, che etichettò come "la bella razza bianca" e "la brutta razza negra". Nel suo libro intitolato Grundriß der Geschichte der Menschheit (Cenni di storia umana, 1785) affermò che una delle caratteristiche principali di una razza fossero la rispettiva bellezza o bruttezza fisica; pensò che soltanto la razza bianca potesse fregiarsi del titolo ed essere considerata bella. Condiderò le "razze brutte" come inferiori, immorali e del tutto simili alle bestie. Disse che il 2popolo negro brutto" era distinto dal "popolo bianco bello" anche a causa della sua "triste" mancanza di virtù e dei suoi "vizi terribili"[44].

Secondo Meiners:

« "i più intelligenti e nobili sono per natura anche i più adattabili, sensibili, delicati e morbidi fisicamente; dall'altro lato, tanto meno posseggono la capacità e la disposizione verso la virtù e più mancano di adattabilità; non solo, ma meno sensibili sono i loro corpi, tanto più possono tollerare maggiormente il dolore estremo o la rapida alterazione del caldo e del freddo; quando sono esposti alle malattie, più rapido è il loro recupero da ferite fatali rispetto ai popoli più sensibili e più possono alimentarsi dei cibi peggiori e più indigesti... senza effetti negativi notevoli". »

Meiners dichiarò che il negro sentisse meno dolore di qualsiasi altra razza e che fosse del tutto privo di emozioni; scrisse che il negro aveva nervi spessi e che pertanto non era sensibile come le altre razze. Giunse fino al punto di affermare che il negro non possiede "quasi nessuna sensazione presente nell'essere umano, proprio quasi come gli animali". Descrisse poi una storia in cui un negro era stato condannato a morte ad esser bruciato vivo; nel bel mezzo del fuoco il negro chiese di poter fumare una pipa e lo fece, continuando a fumare come se nulla stesse accadendo mentre continuava a bruciare vivo[45].

Meiners studiò l'anatomia del negro giungendo alla conclusione che egli avesse un maggior numero i denti e fauci più grandi rispetto a qualsiasi altra razza, poiché i negri sono tutti carnivori. Meiners affermò che il calotta cranica del negro fosse più grande, ma che altresì il cervello fosse più piccolo di qualsiasi altra razza; disse inoltre che il negro era la razza piùsconveniente e oscena presnte sulla terra a causa della sua cattiva alimentazione, del suo modo di vivere e della sua intima mancanza di qualsiasi morale[45].

Meiners affermò anche che i nativi americani fossero un gruppo inferiore di persone; disse che non potevano adattarsi a climi diversi, a tipi differenti di cibo o ad altre modalità di vita e che, anche quando rimanessero esposti a queste nuove condizioni, essi andavano incontro ad una "malinconia mortale". Meiners studiò la dieta degli amerindi e disse ch'essi si alimentavano con ogni tipo di porcheria, avanzi, rifiuti e frattaglie. Pensava inoltre che consumassero molte bevande alcoliche. Credette che i loro teschi fossero talmente spessi che le lame di coltello o le spade degli spagnoli si sarebbero distrutte se li avessero colpiti. Meiners concluse dicendo che la pelle di un amerindo era più spessa di quella di un bue[45].

Meiners scrisse che la razza più nobile era quella rappresntata dai Celti i quali furono in grado di conquistare varie parti del mondo conosciuto, che erano maggiormente sensibili al caldo e al freddo e che la loro delicatezza fosse dimostrata dal modo in cui erano selettivi nei confonti di ciò che mangiavano. Meiners sostenne poi che gli Slavi fossero una razza inferiore "meno sensibile e più soddisfatta di mangiare alimenti grezzi"; descrisse storie di slavi che presumibilmente mangiavano funghi velenosi senza riportarne alcun danno. Affermò che le loro tecniche mediche fossero decisamente arretrate: usò come esempio il fatto che la loro gente non avesse bisogno di alcun ricaldamento negli ospedali e che anzi si rotolasse nella neve in pieno inverno del tutto privi di vestiti[45].

Nella sua opera di più ampio respiro intitolata Untersuchungen über die Verschiedenheiten der Menschennaturen (Gli studi sulle differenze delle nature umane, pubblicata postuma nel 1815) studiò anche la sessuologia di ogni razza; sostenne che i negri africani fossero eccesivamente resistenti sessualmente e che si abbandonassero ad ogni genere di perversione possibile e immaginabile, mentre solo gli europei bianchi possedessero in se stessi la "giusta misura".

il sacerdote presbiteriano statunitense Samuel Stanhope Smith credeva che la pelle nera non fosse nient'altro che un'enorme lentiggine prodotta dal clima tropicale.

Pensatori successivi[modifica | modifica wikitesto]

Samuel Stanhope Smith[modifica | modifica wikitesto]

Il ministro della chiesa presbiteriana statunitense Samuel Stanhope Smith (1751-1819) fu l'autore nel 1787 del Essay on the Causes of Variety of Complexion and Figure in the Human Species (Saggo sulle cause della varieta di complessione e nell'aspetto nelle specie umane). Smith asserì che la pigmentazione del negro non fosse altro che un'enorme lentiggine che veniva a ricoprire tutto il corpo; ciò a causa di un sovraccarico di bile causato dal clima tropicale[46].

Il naturalista e zoologo francese Georges Cuvier credeva che la razza bianca fosse più bella e maggiormente intelligente di quella nera, quest'ultima imparentata con le scimmie.

Georges Cuvier[modifica | modifica wikitesto]

Gli studi razziali del naturalista e zoologo francese Georges Cuvier (1769-1832) influenzarono notevolmente la scienza del poligenismo e il razzismo scientifico. Cuvier credette che vi fossero tre razze distinte: il caucasico (bianco), il mongolo (giallo) e l'etiope (nero), valutandone poi ciascuna per la bellezza o bruttezza del cranio oltre alla qualità espressa dalle loro rispettive civiltà. Cuvier scrisse sui caucasici:

« "La razza bianca, con il volto ovale, i capelli e il naso diritti, a cui appartengono i popoli civili d'Europa e che ci sembra essere la più bella di tutte; essa è anche superiore a tutte le altre grazie alla propria genialità, coraggio e capacità di applicarsi in un'attività"[47]. »

Riguardo al Negroide Cuvier scrisse:

« "La razza dei negri ... è contrassegnata da carnagione nera, capelli screziati o lanosi, cranio compresso e naso piatto. La proiezione delle parti inferiori del viso e le labbra spesse, evidentemente, la fanno avvicinare alla tribù delle scimmie: le orde di cui è costituita sono sempre rimaste nello stato più completo della barbarie"[48]. »

Pensava inoltre che Adamo ed Eva fossero caucasici e che pertanto rappresentasse la razza originaria del genere umano. Le altre due razze sorsero dai sopravvissuti che fuggirono in direzioni diverse dopo che una grande catastrofe ebbe colpito la terra 5 mila anni fa; teorizzò che i sopravvissuti vivessero in un completo isolamento e che si svilupparono in seguito separatammenre[49][50].

L'anatomista e fisiologo tedesco Friedrich Tiedemann credeva che il cervello del negro fosse più piccolo e che di conseguenza avesse anche una minore intelligenza.

Uno degli allievi di Cuvier fu Friedrich Tiedemann (1781-1861), anatomista e fisiologo tedesco; egli fu uno dei primi a condurre una discussione scientifica del razzismo. Sostenne le proprie tesi basandosi sulle misurazioni craniometriche e cerebrali provenienti da europei e negri provenienti da diverse parti del mondo ed ebbe la convinzione (allora comune in Europa) che il negro avesse un cervello più piccolo e che di conseguenza fosse anche intellettualmente inferiore; supposizione scientificamente infondata basantesi soltanto sui pregiudizi dei viaggiatori e degli esploratori del tempo[51].

Il filosofo tedesco Georg Wilhelm Friedrich Hegel sosteneva che la civiltà si sviluppasse solo in climi temperati e che la razza negra fosse solamente una massa compatta ed indifferenziata.

G. W. F. Hegel[modifica | modifica wikitesto]

Il filosofo tedesco Georg Wilhelm Friedrich Hegel (1770-1831) presentò una forte narrazione evoluzionistica della storia nelle sue Lezioni sulla filosofia della storia (1837), una cronaca dello sviluppo storico del Geist (Spirito (filosofia)) attraverso le realizzazioni seriali del Volksgeist (lo sprito del popolo e della nazione).

Nel suo capitolo sui "Fondamenti geografici della storia universale" Hegel ebbe ad affermare che "ogni popolo rappresentava un particolare grado dello sviluppo dello Spirito", venendo così a formare una Nazione. Una Nazione non si basa sulle caratteristiche fisiche, piuttosto si basa sul sito storico-geografico in cui si è sviluppato lo "Spirito". Quest'idea venne influenzata dalla teoria di Montesquieu sull'influenza climatologica sulla morale e sulla legge culturale. Seguendo Lo spirito delle leggi (1748) Hegel contrappose i popoli storici con i selavaggi astorici:

« "è vero che il clima ha la sua influenza, in quel particolare senso che né la zona calda né la zona fredda sono favorevoli alla libertà dell'uomo e all'apparizione dei popoli storici"[52]. »
Ritratto di Montesquieu (1724). Da parte sua, gia il filosofo francese del XVIII secolo credeva che la morale e la legge culturale venissero influenzate dalla climatologia.

Non sorprende il fatto che Hegel favorisse così il Geist in zone temperate ed infine scrisse un resoconto di "storia universale" che descrive il mondo orientale, l'antichità greca, il mondo romano, il mondo crstiano e il mondo prussiamo[53]. In quelle stesse lezioni affermò che "l'America è il paese del futuro", tuttavia "la filosofia non si occupa di profezie", ma concerne la Storia[54].

La filosofia e il pensiero di Hegel, così come il pensiero di Kant, non può essere ridotta a dichiarazioni evoluzioniste; tuttavia giustificò l'imperialismo europeo fino alla prima guerra mondiale (1914-18). Alla stessa maniera la teoria di Montesquieu sull'influenza climatica sulla morale e sulla legge culturale giustificò "scientificamente" l'idea di inferiorità razziale del negro rispetto al bianco.

Hegel dichiarò che "l'Africa non è parte della storia del mondo"; sostenne inoltre che i negri non avevano "senso della personalità, in quanto il loro spirito dorme, rimane affondato in se stesso, non fa avanzare ed è quindi parallelo alla massa compatta e indifferenziata del continente africano"[55].

Il filosofo tedesco Arthur Schopenhauer credeva nel primato civile delle razze bianche.

Arthur Schopenhauer[modifica | modifica wikitesto]

Il filosofo tedesco Arthur Schopenhauer (1788-1860) attribuì il primato civile alle razze bianche le quali venero ad acquisire sensibilità ed intelligenza attraverso la raffinatezza causata dal vivere nel rigoroso clima settentrionale:

« "la più alta civiltà e cultura, oltre agli antichi indù e gliabitanti dell'antico Egitto, si trova esclusivamente tra le razze bianche; e anche con molti popoli scuri, la casta o la razza dominante, è più chiara di colore rispetto al resto della popolazione, ed è pertanto evidentemente che essa ha emigrato, ad esempio tra i Bramini, l' impero inca e i governanti delle isole della Polinesia. Tutto ciò è dovuto al fatto che la necessità è la madre dell'invenzione, perché quelle tribù che emigrarono presto a nord e diventarono bianche, dovevano sviluppare tutte le loro potenze intellettuali, inventare e perfezionare tutte le arti nella loro lotta contro il bisogno, i desideri e la miseria che, nelle loro molteplici forme, sono stati tutti generati dal clima. Ciò doveva fare per compensare la parsimonia della natura, e da questo tutto veniva la loro alta civiltà"[56]. »
Firma di Franz Ignaz Pruner. Il medico tedesco credeva nella stretta parentela del negro con le scimmie.

Franz Ignaz Pruner[modifica | modifica wikitesto]

Il medico tedesco Franz Ignaz Pruner (1808-1882) studiò la struttura razziale dei negri in Egitto. In un libro che scrisse nel 1846 sostenne che il sangue negro avesse un'influenza negativa sul carattere morale egiziano. Pubblicò una monografia sui negri nel 1861 in cui sosteneva che la caratteristica principale dello scheletro (anatomia umana) del negro fosse il prognatismo, la qual cosa dimostrava la correlazione del negro con la scimmia. Affermò anche che i negri avevano un cervello del tutto simile a quello delle scimmie ed infine che i negri avessero un forte ingrandimeno del dito maggiore del piede, caratteristica anche questa che collegava i negri nelle vicinanze delle scimmie[57].

Un'illustrazione della fine del XIX secolo di H. Strickland Constable la quale mostra una presunta somiglianza tra le caratteristiche fisiche degli "Irlandesi iberici" e quelle del "negro", entrambe poi in contrasto con il più alto tipo "anglo-teutonico".

Teorie razziali in antropologia fisica (1850-1918)[modifica | modifica wikitesto]

La classificazione scientifica stabilità da Linneo è necessaria a qualsiasi schema di classificazione razziale umana. Nel corso del XIX secolo l'"evoluzione unilineare" (evoluzione sociale classica) è stata una combinazione e fusione di teorie della sociologia e dell'antropologia le quali proponevano l'iea che la cultura della civiltà occidentale costituisse l'acme dell'evoluzione socio-culturale umana.

La proposta che lo status sociale fosse unilineare - andando dal primitivo alla civiltà, dall'agricoltura all'industria - divenne popolare tra i filosofi, tra cui Immanuel Kant, Georg Wilhelm Friedrich Hegel e Auguste Comte. La Bibbia cristiana venne interpretata per sancire la validità della schiavitù e dagli anni 1820 agli anni 1850 fu spesso utilizzata nei primi Stati Uniti meridionali da scrittori come il reverendo del Battismo Richard Furman e da Thomas R. Cobb per far valere l'idea che il negro fosse stato creato inferiore, pertanto adatto ad essere schiavo[58].

Il razzismo scientifico indica la classificazione delle specie animali della zoologia come metodo di suddivisione praticabile anche per possibili razze umane, attraverso la quale si sarebbero poi potute indagare le caratteristiche delle razze stesse. La differenza tra una razza e l'altra sarebbe stata decisa in base ai criteri stabiliti dall'evoluzionismo e per via di manifestazioni comportamentali o particolari caratteristiche antropomorfiche.

Charles Darwin[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto di Joseph Arthur de Gobineau (1876 circa).

Arthur de Gobineau[modifica | modifica wikitesto]

Nel suo Saggio sulla disuguaglianza delle razze umane (1853-55) il diplomatico nonché conte francese Joseph Arthur de Gobineau (1816-1882) propose l'esistenza di tre razze umane e sostenne che la mescolanza razziale avrebbe inevitabilmente condotto al crollo della civiltà. Stabilì anche per primo l'equazione dei termini "razza germanica" e "razza ariana".

Foto di Carl Vogt.

Carl Vogt[modifica | modifica wikitesto]

Un altro evoluzionista fautore del poligenismo fu lo zoologo tedesco con cittadinanza svizzera Carl Vogt (1817-1895) il quale credette che la razza nera fosse collegata alla scimmia. Scrisse che la razza bianca era una specie separata rispetto ai negri. Nel capitolo VII delle sue Vorlesungen über den Menschen, seine Stellung in der Schöpfung und in der Geschichte der Erde (Lezioni sull'uomo, il suo posto nella Creazione e nella Storia della Terra) (1864) egli paragonò il negro alla razza bianca, che descrisse come "due tipi estremamente separati di umanità". La differenza tra loro, affermò, è di per sé maggiore di quella esistente tra due specie di scimmia; questo avrebbe dimostrato che i negri sono una specie separata dai bianchi[59].

Herbert Hope Risley[modifica | modifica wikitesto]

Nella sua qualità di esponente della "scienza della razza", l'amministratore coloniale dell'impero anglo-indiano il britannico Herbert Hope Risley (1851 - 1911) utilizzò il rapporto esistente tra la larghezza di un naso e la sua altezza per dividere la gente indiana in razza ariana e razza Dravida e queste rispettivamente in sette caste[60][61].

Ernst Haeckel[modifica | modifica wikitesto]

Nazionalismo: de Lapouge e Herder[modifica | modifica wikitesto]

Craniometria e antropologia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Samuel George Morton[modifica | modifica wikitesto]

Foto di Nicolás Palacios (1916).

Nicolás Palacios[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la Guerra del Pacifico (1879-1884) si manifestò un aumento delle idee di superiorità razziale e nazionale anche tra la classe dirigente cilena[62]. Nel suo libro di medicina del 1918 [[Nicolás Palacios], esponente di spicco del nazionalismo cileno,] sostenne l'esistenza di una "razza cilena" e della sua superiorità rispetto ai popoli vicini. Anche se i cileni erano un mix di due "razze marziali" (vedi la teoria delle razze marziali) - i Mapuche indigeni e i Visigoti spagnoli - in ultima analisi esse sarebbero state dirette discendenti degli antichi abitanti della regione di Götaland situata nel sud della Svezia.

Palacios sostenne i propri motivi medici contro l'immigrazione in Cile proveniente dall'Europa meridionale affermando che il Meticcio è originario della "razza mediterranea" e che sarebbe quindi stato mancante di un pronto e necessario "controllo cerebrale", pertanto la sua accoglienza in Cile si sarebbe tradotta solo come un pesante onere sociale e nulla più[63].

Monogenismo e poligenismo[modifica | modifica wikitesto]

Tipologie[modifica | modifica wikitesto]

Foto di Joseph Deniker, autore di Les races et les peuples de la Terre (1900).

Applicazioni ideologiche[modifica | modifica wikitesto]

Dal momento che si supponeva l'esistenza di razze, come per alcune specie animali, iniziò a prendere il via la classificazione in base alle qualità intellettive ed evolutive, con la quale in seguito iniziò a prendere corpo la teoria di una "razza superiore". Il concetto di superiorità razziale, inizialmente coinvolse intellettuali europei e americani i quali, attraverso una serie di ricerche e studi anche storici, documentarono che la cosiddetta "razza bianca" (e all'interno della razza bianca di una razza particolare, la razza ariana) fosse il livello massimo raggiunto dall'evoluzione naturale della specie umana.

Usate dper tutto il XIX secolo a sostegno del colonialismo e del diritto alla schiavitù, l'esito politico più vistoso di queste teorie nel XX secolo furono le leggi razziali in molte parti del mondocome negli (Stati Uniti d'America, in Francia, in Gran Bretagna, in Germania, in Spagna, in Sudafrica, in Svezia, in Portogallo, in Belgio, in Canada), le leggi razziali fasciste in Italia, e infine i programmi di sterminio di massa delle autorità naziste nei confronti de dissidenti politici, degli omosessuali e di tutte quelle etnie considerate "inferiori" come gli zingari, gli ebrei e gli slavi.

L'avvocato statunitense Madison Grant nel 1913, inventore del termine "razza nordica" in lingua inglese.

Nordicismo[modifica | modifica wikitesto]

Il contributo dato dal naturalista e antropologo francese Joseph Deniker alla "teoria razzista" fu Les races et les peuples de la Terre (1900), una generica descrizione delle differenti razze, che l'eugenetico statunitense Madison Grant (1865-1937) presentò come il "motore bianco razzista della civiltà mondiale". Il testo sosteneva l'esistenza di sei tipi di razze primarie (nordica, litorale, orientale, adriatica, ibero-insulare e occidentale) e quattro secondarie (sub-nordica, nord-occidentale, vistulana e sub-adriatica).

Avendo adottato il modello popolare europeo basato sulle tre razze di Ripley, ma non dispiacendosi del nome di "razza teutonica", egli tradusse il libro francese in "La razza nordica" e presentandolo come l'acme della gerarchia razziale mai concepita, basata sulla sua teoria della classificazione razziale, assai popolare negli anni tra il 1910 e il 1920.

Stati Uniti: la schiaviù giustificata[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Schiavitù negli Stati Uniti d'America.

Apartheid sudafricano[modifica | modifica wikitesto]

Eugenetica[modifica | modifica wikitesto]

È proprio al culmine di queste ricerche, che ottennero sempre più consensi da parte della comunità scientifica, che furono poste le basi per la realizzazione dei primi passi dell'eugenetica (eu = buona; genia = discendenza), una dottrina (poi derubricata a pseudoscienza) che mirava alla preservazione della purezza del patrimonio genetico dei popoli "bianchi", sostenendo una campagna politica contro i matrimoni e la mescolanza razziale che potessero portare alla nascita di figli "razzialmente impuri" e degenerati.

Dal periodo interbellico alla seconda guerra mondiale (1918-1945)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Leggi anti-miscegenation.

Assertori di questa teoria furono esponenti di primo piano, al massimo livello, delle scienze naturali e sociali di tutto il mondo, per oltre un secolo. La classificazione delle cosiddette "razze" fu lungamente utilizzata per ragioni politiche, e dibattuta tra gli scienziati, che non riuscivano a raggiungere risultati universalmente condivisi. Maggioritariamente, dal 1870 al 1936 essa sosteneva la superiorità di una presunta "razza nordica" o germanica, su tutte le altre.

Svezia[modifica | modifica wikitesto]

Germania nazista[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Politica razziale nella Germania nazista.

Stati Uniti[modifica | modifica wikitesto]

Dopo il 1945[modifica | modifica wikitesto]

Il razzismo scientifico venne rifiutato politicamente e scientificamente solo dopo la fine della seconda guerra mondiale.

A seguito di ciò le stesse teorie non sono però del tutto scomparse, ma ancora oggi vengono in gran parte riproposte da alcune minoranze politiche estremiste semplicemente sostituendo alla parola "razza" quella di "etnia", "popolo" o "civiltà". Sostituendo all'elemento biologico (non più riproponibile scientificamente) quello culturale, essi riescono a mantenere intatta la stessa precedente impostazione "pseudo-scientifica".

Nel 2007, il biologo molecolare James Watson, tra gli scopritori della struttura del DNA, dichiarò che gli africani presentavano una intelligenza differente rispetto alle altre razze; parole che ebbero ampio risalto internazionale.[64]. Al riguardo, Steven Rose, professore delle scienze biologiche alla Open University e membro fondatore della Società per la responsabilità sociale nella scienza, ha commentato: «È la teoria più scandalosa di Watson. Ha detto cose simili sulle donne in passato, ma non lo avevo mai sentito trattare argomenti genuinamente razzisti».[65][66][67] Neanche due giorni dopo, nella tempesta delle innumerevoli prese di distanza e dopo diverse collaborazioni scientifiche e divulgative andate in fumo, Watson ritratta, affermando che le sue dichiarazioni non poggiavano su alcuna base scientifica e non riusciva nemmeno a rendersi conto di come avesse potuto affermare tali sciocchezze.[68]

Tra gli studiosi e ricercatori che al giorno d'oggi hanno eseguito ricerche ufficiali per comprovare la scientificità delle razze si citano: Arthur Jensen (The g Factor: The Science of Mental Ability), J. Philippe Rushton, presidente di Pioneer Fund (Race, Evolution, and Behavior), Chris Brand (The g Factor: General Intelligence and Its Implications), Richard Lynn (IQ and the Wealth of Nations), Charles Murray e Richard Herrnstein (The Bell Curve).[69]

Disegno tratto da: Josiah Clark Nott, George Robert Gliddon, Indigenous races of the earth. Si tratta di un testo del 1857, allora ritenuto scientifico, che sosteneva la teoria che i neri fossero biologicamente intermedi tra i caucasici e lo scimpanzé.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ termine usato dagli anni 1960, seguendo Juan Comas
  2. ^ "Ostensibly scientific": cf. Adam Kuper, Jessica Kuper (eds.), The social science encyclopedia (1996), "Racism", p. 716: "This [sc. scientific] racism entailed the use of 'scientific techniques', to sanction the belief in European and American racial superiority"; Routledge Encyclopedia of Philosophy: Questions to sociobiology (1998), "Race, theories of", p. 18: "Its exponents [sc. of scientific racism] tended to equate race with species and claimed that it constituted a scientific explanation of human history"; Terry Jay Ellingson, The myth of the noble savage (2001), 147ff. "In scientific racism, the racism was never very scientific; nor, it could at least be argued, was whatever met the qualifications of actual science ever very racist" (p. 151); Paul A. Erickson,Liam D. Murphy, A History of Anthropological Theory (2008), p. 152: "Scientific racism: Improper or incorrect science that actively or passively supports racism".
  3. ^ (EN) Eric D. Weitz, A Century of Genocide: Utopias of Race and Nation, Princeton University Press, 27 aprile 2015, ISBN 9781400866229.
  4. ^ "Ostensibly scientific": cf. Theodore M. Porter, Dorothy Ross (eds.) 2003.The Cambridge History of Science: Volume 7, The Modern Social Sciences Cambridge University Press, p. 293 "Race has long played a powerful popular role in explaining social and cultural traits, often in ostensibly scientific terms"; Adam Kuper, Jessica Kuper (eds.), The Social Science Encyclopedia (1996), "Racism", p. 716: "This [sc. scientific] racism entailed the use of 'scientific techniques', to sanction the belief in European and American racial Superiority"; Routledge Encyclopedia of Philosophy: Questions to Sociobiology (1998), "Race, theories of", p. 18: "Its exponents [sc. of scientific racism] tended to equate race with species and claimed that it constituted a scientific explanation of human history"; Terry Jay Ellingson, The myth of the noble savage (2001), 147ff. "In scientific racism, the racism was never very scientific; nor, it could at least be argued, was whatever met the qualifications of actual science ever very racist" (p. 151); Paul A. Erickson,Liam D. Murphy, A History of Anthropological Theory (2008), p. 152: "Scientific racism: Improper or incorrect science that actively or passively supports racism".
  5. ^ a b Stephen Jay Gould, The Mismeasure of Man, New York, NY, W W Norton and Co., 1981, pp. 28–29, ISBN 0-393-01489-4.
    «Few tragedies can be more extensive than the stunting of life, few injustices deeper than the denial of an opportunity to strive or even to hope, by a limit imposed from without, but falsely identified as lying within.».
  6. ^ a b Paul Kurtz, Can the Sciences Help Us to Make Wise Ethical Judgments?, in Skeptical Inquirer Magazine, Committee for Skeptical Inquiry, Sep 2004. URL consultato il 1 December 2007.
  7. ^ a b Cavalli-Sforza, L.L. (2001). Genes, Peoples and Languages, p. 30. Penguin Books, London. ISBN 9780865475298.
  8. ^ Cf. Patricia Hill Collins, Black feminist thought: knowledge, consciousness, and the politics of empowerment (2nd ed., 2000), Glossary, p. 300: "Scientific racism was designed to prove the inferiority of people of color"; Simon During, Cultural studies: a critical introduction (2005), p. 163: "It [sc. scientific racism] became such a powerful idea because ... it helped legitimate the domination of the globe by whites"; David Brown and Clive Webb, Race in the American South: From Slavery to Civil Rights (2007), p. 75: "...the idea of a hierarchy of races was driven by an influential, secular, scientific discourse in the second half of the eighteenth century and was rapidly disseminated during the nineteenth century".
  9. ^ UNESCO, The Race Question, p. 8
  10. ^ Tucker 2007
  11. ^ Isaac, 2006
  12. ^ Isaac, 2006
  13. ^ a b The First Spring: The Golden Age of India by Abraham Eraly p.313
  14. ^ The Haunting Past: Politics, Economics and Race in Caribbean Life by Alvin O. Thompson p.210
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  18. ^ Palmeri, Frank, Humans And Other Animals in Eighteenth-Century British Culture: Representation, Hybridity, Ethics, 2006, pp. 49–67.
  19. ^ Voltaire Les Lettres d'Amabed (1769), Septième Lettre d'Amabed
  20. ^ Voltaire The Works of Voltaire, Vol. XIX (Philosophical Letters) (1733)
  21. ^ a b c Race, Racism, and Science: Social Impact and Interaction, Rutgers University Press, 2005, pp. 39–41.
  22. ^ In un primo momento Linneo descrisse quattro categorie: Europseus albus, Americanus rubescens, Asiaticus fuscus e Africanus niger. Nelle successive edizioni vi incluse anche il Monstrosus.
  23. ^ Linnaeus did not use the term "race." He used the term "Homo variat", as can be seen in Systema naturae, p. 34.
  24. ^ Gloria Ramon (2002), "Race: Social Concept, Biological Idea"
  25. ^ Linnaeus used the Latin term: diurnus, varians cultura, loco: Systema Naturae, 13th edition, p. 29
  26. ^ In latino: rufus, cholericus, rectus. Pilis: nigris, rectis, crassis. Naribus: Patulis. Facie: ephelitica. Mento: subimberbi. Pertinax, contentus, liber. Pingit: Se lineis daedaleis rubris. Regitur Consuetudine.
  27. ^ In latino: albus, sanguineus, torosus. Pilis flavescentibus, prolixis. Oculis caeruleis. Levis, argutus, inventor. Tegitur Vestimentis arctis. Regitur Ritibus.
  28. ^ In latino: luridus, melancholicus, rigidus. Pilis nigricantibus. Oculis fuscis. Severus, fastuosus, avarus. Tegitur Indumentis laxis. Regitur Opinionibus.
  29. ^ In latino: niger, phlegmaticus, laxus. Pilis atris, contortuplicatis. Cute holosericea. Naso simo. Labiis tumidis. Feminis sinus pudoris. Mammae lactantes prolixae. Vafer, segnis, negligens. Ungit se pingui. Regitur Arbitrio.
  30. ^ Conrad B. Quintyn (2010), "The Existence Or Non-existence of Race?, Teneo Press p.17
  31. ^ Gould, S. J. (1981), The mismeasure of man. New York: W. W. Norton & Company, p. 67.
  32. ^ Rachel N. Hastings (2008), "Black Eyez: Memoirs of a Revolutionary", p. 17
  33. ^ Kenneth A. R. Kennedy (1976), "Human Variation in Space and Time". Wm. C. Brown Company, p. 25. Kennedy writes that while "Linnaes was the first to use biological traits as a basis for further subdivisions of the species into varieties. It would be unfair to ascribe racist motives to this effort."
  34. ^ Mary J. Morris & Leonie Berwick (2008), The Linnaean Legacy: Three Centuries after his brith, A forum for natural history. The Linnean Special Issue No. 8. Linnean Society of London, Burlington House, Piccadilly, London. Was Linnaeus a racist?, p. 25
  35. ^ Stanley A. Rice (2009), "Encyclopedia of Evolution", Infobase Publishing, p. 195. Stanley states: "Even though the prejudice and racism of the attributes are obvious to modern scientists, Linnaeus did not apparently mean to imply a hierarchy of humanness or superiority."
  36. ^ Colin Kidd, The Forging of Races: Race and Scripture in the Protestant Atlantic World, 1600–2000, 2006, p. 30
  37. ^ Hannaford, Ivan. Race: the History of an Idea in the West. Baltimore: The Johns Hopkins University Press, 1996.
  38. ^ Race and Racism (O. R. P.) (Oxford Readings in Philosophy) (Paperback) by Bernard Boxill
  39. ^ Harris, 2001
  40. ^ a b Marvin Harris, The Rise of Anthropological Theory: A History of Theories of Culture, 2001, p. 84.
  41. ^ Emmanuel Chukwudi Eze, Race and the Enlightenment: A Reader, 1997, p. 79
  42. ^ Harris, 2001
  43. ^ Rush, Benjamin (1799). "Observations Intended to Favour a Supposition That the Black Color (As It Is Called) of the Negroes Is Derived from the Leprosy". Transactions of the American Philosophical Society 4.
  44. ^ Isaac, 2006
  45. ^ a b c d Das Gupta, Tania, Race and Racialization: Essential Readings, 2007, pp. 25–26.
  46. ^ Harris, 2001
  47. ^ Georges Cuvier, Tableau elementaire de l'histoire naturelle des animaux (Paris, 1798) p. 71
  48. ^ Georges Cuvier, The Animal Kingdom: Arranged in Conformity with its Organization, Translated from the French by H. M. Murtrie, p. 50.
  49. ^ Jackson, Weidman
  50. ^ Colin Kidd, The Forging of Races: Race and Scripture in the Protestant Atlantic World, 1600–2000, 2006, p. 28
  51. ^ Tiedemann, Friedrich, On the Brain of the Negro, Compared with that of the European and the Orang-outang (PDF), in Philosophical Transactions of the Royal Society of London, vol. 126, 1836, pp. 497–527, DOI:10.1098/rstl.1836.0025.
  52. ^ Georg Wilhelm Friedrich Hegel, Lezioni sulla filosofia della storia, 1828–1830, Capitolo IV, Natural Conditions—The Geographical Foundings of Universal History; 1, General Definitions; A. Natural Conditioning, §5.
  53. ^ Hegel, ibid., Capitolo V
  54. ^ Hegel, ibid., IV, 2, The New World, 4 (1 is the Introduction) "North America and its Destiny," excipit
  55. ^ On Blackness Without Blacks: Essays on the Image of the Black in Germany, Boston: C.W. Hall, 1982, p. 94
  56. ^ Arthur Schopenhauer, Parerga e Paralipomena: kleine philosophische Schriften, 1851, Volume II, Sezione 92
  57. ^ Gustav Jahoda, Images of Savages: Ancients [sic] Roots of Modern Prejudice in Western Culture, 1999, p. 82
  58. ^ Errore nell'uso delle note: Marcatore <ref> non valido; non è stato indicato alcun testo per il marcatore drace
  59. ^ Errore nell'uso delle note: Marcatore <ref> non valido; non è stato indicato alcun testo per il marcatore GustavJahoda
  60. ^ Trautmann, 1997, pag. 203
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Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]