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Jules Dumont d'Urville

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Jules Dumont d'Urville in un acquerello di Albert Brenet.

Jules Sébastien César Dumont d'Urville (Condé-sur-Noireau, 23 maggio 1790Meudon, 8 maggio 1842) è stato un ammiraglio ed esploratore francese.

La sua fama è dovuta essenzialmente ai viaggi da lui compiuti, dapprima con la corvetta Chevrette da ufficiale in sottordine, poi al comando della corvetta Coquille nelle acque australiane e neozelandesi, al quale fece seguito un'intensa attività cartografica e di relazione delle sue scoperte e valutazioni, anche di interesse politico-militare. Il secondo viaggio fu l'incarico di circumnavigare il globo in tre anni con la Chevrette, rinominata per l'occasione Astrolabe, in onore dell'omonima nave di La Pérouse; successivamente, venne incaricato di aprirsi la strada verso il Polo Sud con due corvette, ancora la Astrolabe e in più la Zélée. Il tentativo però fu inizialmente frustrato dai ghiacci che imprigionarono le navi, costringendole a ritornare verso il Sudamerica, e poi dallo scorbuto che decimò gli equipaggi costringendo d'Urville a fare di nuovo rotta verso sud con una sola nave. Raggiunto il circolo polare antartico, d'Urville ritornò in patria, dove venne nominato contrammiraglio a coronamento della sua carriera. Morì tragicamente in un disastro ferroviario mentre si recava a Versailles in un'occasione ufficiale.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Infanzia e giovinezza[modifica | modifica wikitesto]

Il padre Gabriel Charles François Dumont (17281796), signore di Urville e balivo di Condé-sur-Noireau, ricopriva, come i suoi antenati, la carica di giudice presso il tribunale di Condé. La madre Jeanne Françoise Victoire Julie (17541832), originaria di Croisilles, era una donna molto rigida e formale, proveniente da un'antica famiglia della nobiltà rurale della Bassa Normandia. Il giovane Jules era fragile e spesso malaticcio. Dopo la morte del padre, la figura di riferimento per il bambino divenne l'abate di Croisilles, fratello della madre, che a partire dal 1798 si incaricò della sua educazione. Tra gli insegnamenti che gli vennero impartiti dall'abate, vi furono il latino, il greco, la retorica e la filosofia.

Dal 1804 studiò presso il lycée impérial di Caen;[1] è proprio nella biblioteca di questa città che iniziò la lettura degli enciclopedisti ma soprattutto dei resoconti di viaggio di Bougainville, Cook e Anson, che lo appassionarono profondamente.[1] All'età di 17 anni venne scartato alle prove fisiche dell'esame di ammissione all'École Polytechnique[N 1] e, in modo del tutto inatteso, decise di arruolarsi in marina.

I primi anni in marina[modifica | modifica wikitesto]

La Achille, della stessa classe Témeraire cui apparteneva la Suffren, in un modellino di arsenale in scala 1/33 dei primi del XIX secolo.

Nel 1807 venne ammesso alla École Navale di Brest, dove si distinse come un giovane timido, molto serio e studioso, poco incline agli svaghi e molto più interessato agli studi che agli aspetti militari. Nel 1808 ottenne il grado di aspirante di prima classe. Ciononostante, si classificò primo del suo corso ottenendo il grado di guardiamarina nel 1811.[2]

All'epoca, la marina militare francese era molto lontana dalla libertà di movimento delle armate napoleoniche, e le sue navi erano bloccate nei porti dall'assoluto predominio della Royal Navy britannica, che con molteplici squadre di blocco ne impediva qualunque movimento in forze e, ovviamente, anche l'addestramento pratico degli equipaggi, che presupponeva le uscite in mare aperto, lasciando di fatto a loro disposizione solo quella striscia sotto costa entro la gittata dei cannoni costieri. D'Urville, bloccato a terra come i suoi colleghi, trascorse i primi anni in marina studiando le lingue straniere, arrivando a parlare fluentemente inglese, tedesco, spagnolo, greco, italiano ed ebraico.[2] Nel 1812, dopo essere stato promosso guardiamarina, venne imbarcato, nell'ordine, prima sulla Amazone e poi a Tolone a bordo della Suffren, un vascello da 74 cannoni della classe Téméraire varato nel 1803[3] ma bloccato in porto. Prestò servizio quindi sulla Borée, un altro vascello a due ponti da 74 cannoni[3][4] della classe Téméraire impostato nel 1803.

In questo periodo, il giovane Jules aggiunse al suo già vasto bagaglio culturale[N 2] conoscenze di botanica e di entomologia, frutto di lunghe escursioni sulle colline della Provenza e nello studio presso l'Osservatorio della marina. Solo nel 1814, con Napoleone esiliato all'isola d'Elba, d'Urville compì la sua prima breve navigazione nel mar Mediterraneo. Sempre nel 1814 portò a Palermo, sul vascello La Ville de Marseille, il futuro re Luigi Filippo d'Orléans.[3] Nel 1815 sposò Adèle Pépin, figlia di un orologiaio di Tolone,[3] manifestamente sgradita alla madre di Jules che, ritenendola indegna per il figlio, si rifiutò di incontrarla così come di conoscere, in seguito, i figli nati dal matrimonio.

Il primo viaggio[modifica | modifica wikitesto]

La Venere di Milo in un disegno del 1821.

Tre anni dopo il matrimonio, nel 1819, Dumont d'Urville salpò a bordo della Chevrette, comandata dal capitano Gauttier-Duparc, per una campagna di ricognizione idrografica delle isole dell'arcipelago greco e del mar Nero.[1] Durante una sosta presso l'isola di Milos, il delegato locale francese portò all'attenzione di d'Urville una statua di marmo ritrovata pochi giorni prima (l'8 aprile 1820) da un contadino del posto. Egli riconobbe immediatamente il valore del manufatto e avrebbe voluto acquistarlo, ma il comandante della nave sostenne che a bordo non vi era abbastanza spazio per un oggetto di tali dimensioni. Inoltre, la navigazione era destinata a proseguire attraverso mari burrascosi, il che avrebbe potuto danneggiare la statua. D'Urville scrisse allora un rapporto sul ritrovamento che venne inviato all'ambasciatore di Francia a Costantinopoli. La Chevrette arrivò a Costantinopoli il 22 aprile e d'Urville riuscì a convincere l'ambasciatore ad acquistare la statua:

(FR)

« Je fus le premier à en remettre une description détaillée à M. le marquis de Rivière, à Costantinople. Grâce à son empressement, à son amour pour les beaux arts et aux efforts de M. de Marcellus, la France n'a pas eu le regret de voir passer en mains étrangères ce précieux reste d'antiquité. »

(IT)

« Fui il primo a fornirne una descrizione dettagliata al signor marchese di Rivière, a Costantinopoli. Grazie alla sua sollecitudine, al suo amore per le belle arti e agli sforzi del signor de Marcellus, la Francia ha potuto evitare il rimpianto di veder passare in mani straniere questo prezioso resto dell'antichità. »

(Notice sur les galleries souterraines de l'île de Mélos, par J. d'Urville, in Nouvelles annales des voyages, de la géographie et de l'histoire, tomo XXVII. Parigi, Gide, 1825.)

Nel frattempo, un contadino aveva venduto la statua ad un pope, tale Macario Verghis, che desiderava farne omaggio al turcimanno (interprete) del sultanato di Costantinopoli. L'offerta del segretario dell'ambasciatore fu però così allettante che la statua venne infine ceduta agli emissari francesi. Ne risultarono per d'Urville il titolo di Cavaliere della Legion d'onore, l'attenzione dell'Accademia francese delle scienze e la promozione a tenente di vascello, e per la Francia una nuova, magnifica statua per il Louvre, la Venere di Milo.[1][N 3]

Il viaggio sulla Coquille[modifica | modifica wikitesto]

L'alga Dawsonia Durvillei descritta da d'Urville durante la spedizione del 1822-24.

Rientrato dal viaggio sulla Chevrette, d'Urville fu destinato al deposito delle carte militari della marina dove ritrovò il tenente Louis Isidore Duperrey, una sua conoscenza del passato. I due iniziarono a progettare una spedizione di esplorazione nel Pacifico,[N 4] area dalla quale la Francia era stata estromessa durante le guerre napoleoniche e nella quale riteneva di poter riguadagnare la posizione perduta creando alcuni insediamenti nel Nuovo Galles del Sud. Il 18 agosto 1822, la corvetta Coquille, da 380 tonnellate e 12 cannoni,[5] salpò quindi da Tolone con l'obiettivo di raccogliere il maggior quantitativo possibile di informazioni scientifiche e strategiche sull'area in questione.[1] Comandante della spedizione era stato nominato Duperrey, di quattro anni più anziano di d'Urville, che era invece imbarcato in qualità di primo ufficiale.[1] Il 17 gennaio 1824, la Coquille lambì Port Jackson,[5] prendendo a bordo cinque passeggeri per la sua tappa successiva, la Nuova Zelanda: un missionario di nome George Clark con sua moglie e suo figlio, e due Maori, Taifana e Hapai. L'arcipelago venne avvistato il 2 aprile, e il giorno successivo la nave approdò sull'isola, accolta da dei capi Maori. Dopo un breve periodo di permanenza, nel quale, oltre allo studio naturalistico del luogo, d'Urville raccolse varie informazioni sull'organizzazione sociale e lo stile di vita del popolo locale,[5] la Coquille salpò il 17 aprile, raggiungendo Marsiglia il 24 gennaio 1825.[5]

La Coquille, sulla quale aveva viaggiato come medico di bordo e naturalista anche René-Primevère Lesson, riportò in Francia un'imponente collezione di animali e di piante raccolti alle isole Falkland, sulle coste del Cile e del Perù, negli arcipelaghi del Pacifico, tra cui le isole Marshall e Gilbert (Kiribati) e in Nuova Zelanda, Nuova Guinea e Australia.[3] Durante la navigazione sulla Coquille, Dumont d'Urville si era caratterizzato come ufficiale competente, piuttosto brusco, poco incline alla socializzazione e con un disinteresse talvolta imbarazzante per il suo aspetto fisico e per i consigli medici e igienici. Al ritorno, con sua grande rabbia e rancore nei confronti del collega, Duperrey ottenne la promozione a capitano di fregata, mentre d'Urville fu promosso solo in un secondo momento, dopo aver attivato tutte le sue migliori relazioni.

Risultati dei viaggio[modifica | modifica wikitesto]

Sulla Coquille, Dumont d'Urville cercò di conciliare i compiti derivanti dal comando in seconda con l'attività scientifica. Oltre a essere il secondo ufficiale di bordo, infatti, era stato incaricato di effettuare ricerche nei campi della botanica e dell'entomologia.[1]

La Coquille riportò in patria oltre 4.000 specie di piante, 300 delle quali all'epoca sconosciute, arricchendo inoltre il Museo di scienze naturali di Parigi di oltre 1.200 esemplari di insetti appartenenti a 1.100 specie diverse (di cui 450 non possedute dal museo e 300 sino allora sconosciute).[1] Gli scienziati Georges Cuvier e François Arago, analizzando i risultati delle sue ricerche, ebbero parole d'elogio per d'Urville.

Il primo viaggio dell'Astrolabe[modifica | modifica wikitesto]

L'Astrolabe il 6 febbraio 1838.

Due mesi dopo il rientro della Coquille d'Urville presentò al Ministero della marina un progetto per una nuova spedizione della quale, visti i rapporti ormai deteriorati con Duperrey, aspirava a prendere il comando. La proposta fu accettata e la Coquille venne rinominata Astrolabe, in onore della nave di Jean-François de La Pérouse.[1] La nave salpò da Tolone il 25 aprile 1826, con Jacquinot (già facente parte della precedente spedizione di Freycinet) ufficiale in seconda e Gaimard (già compagno di viaggio di Duperrey) come medico e naturalista. La meta era l'Oceano Pacifico, per una circumnavigazione del globo che era destinata a durare quasi tre anni.[1] Uno dei suggerimenti diretti al ministero era la possibilità di impiantare due colonie penali, una in Australia nella King George Sound, come già avevano fatto i britannici a Port Jackson nel 1788, e l'altra in Nuova Zelanda.[5]

L'inizio del capitolo V del libro Voyage de la corvette l'Astrolabe (p. 68), relativo alla spedizione iniziata nel 1926. Qui si descrive l'approccio al Brasile.

La nuova Astrolabe, ripartita da Port Jackson il 19 dicembre 1826, costeggiò l'Australia meridionale ed eseguì negli oltre tre mesi successivi degli accurati rilevamenti cartografici dell'Isola del Sud della Nuova Zelanda, in quanto si riteneva che quelli esistenti redatti da James Cook fossero imperfetti.[5] Raggiunse l'arcipelago di Tonga e delle Figi, nonché le isole Molucche,[3], ed eseguì i primi rilievi delle isole della Lealtà (parte della Nuova Caledonia francese) e delle coste della Nuova Guinea. Identificò quindi in Vanikoro (una delle isole Santa Cruz, parte dell'arcipelago delle Salomone) il luogo del naufragio di La Pérouse, raccogliendovi numerosi resti delle sue imbarcazioni. Il viaggio proseguì con il rilievo parziale delle isole Caroline e delle Molucche. L'Astrolabe fece ritorno a Marsiglia il 25 marzo 1829[5] con un imponente carico di carte idrografiche e collezioni di reperti zoologici, botanici e mineralogici, destinate ad avere una forte influenza sull'analisi scientifica di quelle regioni: la tradizionale divisione degli arcipelaghi dell'Oceania in Melanesia, Micronesia e Polinesia, oltre alla Malesia, si deve ai lavori di d'Urville. Nel corso della missione triennale vennero cartografati 7 500 km di coste.[3] L'Astrolabe riportò però in Francia anche un capitano la cui salute era ormai minata da anni di cattiva alimentazione: D'Urville accusò, infatti, problemi di stomaco e problemi renali, e soffrì inoltre di intensi attacchi di gotta.

Nei primi tredici anni di matrimonio, metà dei quali trascorsi lontani l'uno dall'altra, Adèle e Jules ebbero due figli: il primo morì in tenera età mentre il padre era a bordo della Coquille; il secondo, chiamato anch'egli Jules, al ritorno del padre aveva quattro anni. Dumont d'Urville trascorse un breve periodo in famiglia e quindi si recò a Parigi, dove venne promosso capitano di vascello e fu incaricato della redazione del resoconto del viaggio. I cinque volumi furono pubblicati, a spese del governo francese, tra il 1832 e il 1834. In questi anni d'Urville, personaggio già di per sé poco diplomatico, i cui problemi di gotta avevano accentuato i tratti caratteriali irascibili e rancorosi, riuscì ad alienarsi le simpatie delle alte gerarchie della marina. Nel suo resoconto criticò con prosa incendiaria le strutture militari, i colleghi, l'Accademia delle scienze e persino la Corona – nessuno dei quali, a suo parere, aveva tributato al viaggio dell'Astrolabe il dovuto riconoscimento.

Nel 1835 d'Urville ritornò a Tolone, assegnato ad attività "a terra", trascorrendovi i successivi due anni, segnati da eventi luttuosi (la perdita di una figlia a causa del colera) ovvero lieti (la nascita di un altro figlio, Émile) ma con il pensiero costante, quasi ossessivo, di un terzo viaggio nel Pacifico analogo a quello di James Cook. Rivedendo gli appunti del viaggio dell'Astrolabe, si rese conto di una serie di lacune nell'esplorazione dell'Oceania e nel gennaio del 1837 scrisse al Ministero della marina suggerendo l'opportunità di un nuovo viaggio nel Pacifico.[2]

Il secondo viaggio dell'Astrolabe[modifica | modifica wikitesto]

La rotta percorsa da d'Urville tra il 1837 e il 1840.

Le premesse[modifica | modifica wikitesto]

Mappa dell'Antartide.

Il sovrano francese Luigi Filippo d'Orléans approvò il piano, ma vi aggiunse l'ordine di puntare verso il Polo Sud Magnetico, tentandone la conquista. Se ciò non fosse stato possibile, alla spedizione di d'Urville si chiedeva di raggiungere una latitudine più meridionale dei 74°34' S rivendicati nel 1823 dall'esploratore britannico James Weddell,[6] o comunque «andare tanto lontano quanto lo permettessero i ghiacci».[7] In questo modo, la Francia s'inseriva nella competizione internazionale per l'esplorazione polare, che vedeva sia gli Stati Uniti d'America che il Regno Unito impegnati nella preparazione di spedizioni analoghe:[7] per i britannici la prima spedizione antartica di James Clark Ross e Francis Crozier del 1839, mentre la travagliata spedizione statunitense, partita nel 1838, era stata invece affidata a Charles Wilkes, dopo la conquista del Polo Nord magnetico da parte di Ross.

D'Urville fu inizialmente spiazzato dalle modifiche apportate alla sua proposta. Il suo interesse per i viaggi polari era infatti scarso: preferiva piuttosto le rotte tropicali. Ma ben presto la vanità prese il sopravvento, e la possibilità di raggiungere un obiettivo così prestigioso lo allettò.[N 5] Le due navi Astrolabe e Zélée, quest'ultima comandata da Honoré Jacquinot, furono armate a Tolone. Nel corso dei preparativi, d'Urville si recò anche a Londra per acquistare documentazione e strumentazione, incontrandovi l'oceanografo dell'Ammiragliato Francis Beaufort e il presidente della Royal Geographical Society John Washington, entrambi forti sostenitori della spedizione britannica verso il Polo Sud.[N 6]

Antartide, primi contatti[modifica | modifica wikitesto]

I francesi vengono ricevuti a Rao, nelle isole Viti.

L'Astrolabe e la Zélée salparono da Tolone il 7 settembre 1837,[8] con tre settimane di ritardo rispetto ai piani di d'Urville. La rotta prevedeva come primo obiettivo il raggiungimento del punto più meridionale possibile all'interno di quello che ora si chiama mare di Weddell, e in effetti l'obiettivo era quello di battere il record stabilito proprio da Weddel nel 1823 arrivando a 74° 15' di latitudine sud.[8] Dopo aver passato lo stretto di Magellano, le navi dovevano cabotare il Cile per dirigersi in Oceania, con l'obiettivo di ispezionare le nuove colonie britanniche nell'Australia occidentale. Dopo una tappa a Hobart, la Zélée e l'Astrolabe si sarebbero dovute dirigere verso la Nuova Zelanda, dove cercare nuovi obiettivi per le baleniere francesi e individuare luoghi in cui insediare una colonia penale. Dopo l'attraversamento delle Indie orientali, la missione avrebbe dovuto doppiare il Capo di Buona Speranza e fare ritorno in Francia.

La prima tappa del viaggio fu Tenerife, dove alcuni membri dell'equipaggio, in stato di ubriachezza, furono coinvolti in una rissa e arrestati. Seguì una breve sosta a Rio de Janeiro, con lo scopo di sbarcare un ufficiale malato. Durante la prima fase della navigazione vi furono anche problemi di vettovagliamento (carne in scatola avariata) che però non ebbero conseguenze sulla salute dell'equipaggio. Alla fine di novembre, le navi giunsero allo stretto di Magellano: D'Urville ritenne di avere tempo a sufficienza ed esplorò lo stretto per tre settimane, esprimendo nei suoi diari di bordo approvazione per la precisione delle mappe tracciate qualche anno prima da Phillip Parker King, prima di dirigersi nuovamente verso sud.

Due settimane dopo fu avvistato il primo iceberg, e il 1º gennaio 1838 l'Astrolabe e la Zélée si ritrovarono a navigare in un intrico di ghiacci, che peraltro non erano equipaggiate per affrontare.[8] Quella stessa notte, la banchisa impedì alle navi di proseguire verso sud. Nei due mesi successivi, d'Urville condusse una sorta di offensiva a oltranza contro i ghiacci per cercare un passaggio che consentisse loro di raggiungere una latitudine più avanzata: le navi rimasero per un breve periodo ancorate in un bacino libero dai ghiacci, ma in breve ne vennero di nuovo imprigionate, dopo un cambio di vento. Per aprire un corridoio nello strato di ghiaccio e liberarle furono necessari cinque giorni di lavori incessanti, ma comunque la spedizione non riuscì a superare i 63° 23' Sud.[8] Il 23 gennaio 1838 l'idrografo Clément Adrien Vincendon-Dumoulin fece il primo calcolo dell'inclinazione magnetica.[7]

L'Astrolabe alle prese coi ghiacci il 9 febbraio 1838.

Dopo una puntata alle isole Orcadi Meridionali, la spedizione si diresse vero le isole Shetland meridionali e lo stretto di Bransfield. Nonostante la nebbia, vennero individuate alcune terre solo abbozzate sulle mappe, che d'Urville battezzò Terra di Luigi Filippo (oggi Terra di Graham), isole di Joinville e Isola di Rosamel.[N 7] Le condizioni a bordo erano però in rapido deterioramento: gran parte dell'equipaggio aveva evidenti sintomi di scorbuto e i ponti di coperta, invasi dal fumo delle stufe e dai cattivi odori, divennero luoghi invivibili. Alla fine di febbraio del 1838, d'Urville si arrese all'evidenza di non poter proseguire verso sud, pur non riuscendo a fugare i suoi dubbi sull'effettiva latitudine raggiunta da Weddell. Diresse quindi le due navi verso Talcahuano, in Cile,[8] dove venne installato un ospedale provvisorio per i membri dell'equipaggio colpiti dallo scorbuto.[N 8]

Il Pacifico[modifica | modifica wikitesto]

Il frontespizio del Voyage au pôle Sud et dans l'Océanie.

Nei successivi mesi di navigazione nel Pacifico, vi furono scali su alcune isole della Polinesia. Giunti alle isole Marchesi, gli equipaggi ebbero modo di "socializzare" con le indigene; D'Urville, sempre ligio a una condotta morale irreprensibile, nei suoi resoconti si limitò a descrivere sommariamente alcuni episodi avvenuti durante il soggiorno a Nuku Hiva. Durante la navigazione dalle Indie orientali alla Tasmania vi furono diverse perdite nell'equipaggio, dovute a febbri tropicali e dissenteria (quattordici uomini fra marinai e ufficiali), mentre altri sei morirono ad Hobart.[2] Per d'Urville, il momento peggiore nel corso della spedizione fu però a Valparaiso, dove fu raggiunto da una lettera della moglie che gli comunicava la morte per colera del secondo figlio. All'accorata richiesta di Adèle di un suo pronto rientro a casa si aggiungevano inoltre le cattive condizioni di salute personali: d'Urville era sempre più spesso colpito da attacchi di gotta e da dolori di stomaco. Il 12 dicembre 1839, le due corvette approdarono a Hobart, dove furono ricoverati i malati e gli agonizzanti. D'Urville venne ricevuto da John Franklin, governatore della Tasmania ed esploratore artico, dal quale apprese che le navi della spedizione americana guidata da Charles Wilkes erano ancorate a Sydney in attesa di salpare verso sud.

Vista la consistenza ridotta degli equipaggi, decimati dai malanni, d'Urville espresse l'intenzione di partire alla volta dell'oceano Antartico con la sola Astrolabe, per un secondo tentativo di raggiungere il Polo Sud Magnetico intorno alla longitudine 140° E. Un'accorata esortazione del capitano Jacquinot e l'arruolamento di un certo numero di rimpiazzi (per lo più disertori dalle baleniere francesi ancorate a Hobart) lo convinsero però a rivedere le sue intenzioni; l'Astrolabe e la Zélée lasciarono entrambe Hobart il 2 gennaio 1840.[2] Il piano di d'Urville era semplice: dirigersi verso sud, condizioni del vento permettendo.

Verso sud[modifica | modifica wikitesto]

Proiezione ortografica satellitare dell'Antartide presa dal satellite Blue Marble della NASA, cui sono stati aggiunti dati del sensore AVHRR – Advanced Very High Resolution Radiometer – della NOAA.

I primi giorni di navigazione furono caratterizzati da venti meridionali e da una forte corrente da ovest. A bordo vi fu una recrudescenza di malanni e la perdita di un uomo. Attraversato il 50º parallelo, furono registrati abbassamenti improvvisi della temperatura esterna e dell'acqua. Dopo aver passato la convergenza antartica, il 16 gennaio, a 60° S fu avvistato il primo iceberg e due giorni dopo, il 18 gennaio, le navi attraversarono il 64º parallelo, trovandosi circondati da numerosi iceberg (circa una sessantina),[2] ma avvistando terra a quattro miglia di distanza. Non essendoci un possibile approdo, delle scialuppe vennero lanciate da entrambe le navi e un gruppo di uomini sbarcò a terra prendendo possesso dell'isolotto in nome della Francia.[2] Il 19 gennaio, con festeggiamenti analoghi a quelli usuali nell'attraversamento dell'Equatore, fu attraversato il Circolo polare antartico, e quello stesso pomeriggio fu avvistata terra.[8]

Le due navi proseguirono lentamente la navigazione verso occidente, costeggiando pareti di ghiaccio, e nel pomeriggio del 21 gennaio alcuni membri dell'equipaggio sbarcarono su un'isola rocciosa issandovi il tricolore francese:

(FR)

« J'envoyai aussitôt un de nos matelots déployer un drapeau tricolore sur ces terres qu'aucune créature humaine n'avait vues ni foulées avant nous »

(IT)

« Mandai subito uno dei nostri marinai a dispiegare una bandiera tricolore su queste terre che nessuna creatura umana aveva visto né calpestato prima di noi. »

(Dal diario di Joseph Dubouzet, ufficiale della Zélée)

D'Urville battezzò l'isola "Pointe Géologie" e la terra antistante "Terre Adélie" (Terra Adelia), in onore di sua moglie Adèle.[5]

(FR)

« Alors, j'annonçais aux officiers rassemblés en présence de l'équipage que cette terre porterait désormais le nom de terre Adélie. Cette désignation est destinée à perpétuer le souvenir de ma profonde reconnaissance pour la compagne dévouée qui a su par trois fois consentir à une séparation longue et douloureuse, pour me permettre d'accomplir mes projets d'explorations lointaines. »

(IT)

« Allora, annunciai agli ufficiali riuniti al cospetto dell'equipaggio che questa terra avrebbe d'ora in avanti portato il nome di Terra Adelia. Questa denominazione mira a perpetuare il ricordo della mia profonda riconoscenza per la compagna devota che per tre volte ha saputo acconsentire ad una separazione lunga e dolorosa, per permettermi di compiere i miei progetti di esplorazioni lontane. »

([9])

Nei giorni seguenti, la spedizione seguì quella che si presumeva essere la costa, avvistando anche lo schooner statunitense USS Porpoise, comandato dal tenente di vascello Cadwalader Ringgold (appartenente alla spedizione United States Exploring Expedition, comandata da Charles Wilkes), che però fece una manovra evasiva e sparì nella nebbia. Il comandante statunitense diede però una diversa spiegazione del mancato contatto, addebitandolo ad una incomprensione.[10] Il 1º febbraio, d'Urville decise di tornare verso nord dirigendosi a Hobart, dove la Zélée e l'Astrolabe giunsero 17 giorni dopo e dove, a breve, era atteso l'arrivo delle due navi di James Ross diretto in Antartide.

Il 25 febbraio, le corvette salparono nuovamente verso le isole Auckland, dove effettuarono misurazioni magnetiche e lasciarono, come già aveva fatto il comandante della Porpoise, una targa commemorativa del loro soggiorno nella quale annunciarono la scoperta del polo sud australe.[N 9] Il viaggio di ritorno li condusse in Nuova Zelanda e a Hobart (raggiunta il 17 febbraio),[8] attraverso lo stretto di Torres e facendo tappa a Timor, alla Réunion, all'isola di Sant'Elena e quindi a Tolone, ponendo fine, il 7 novembre 1840,[8] all'ultima spedizione francese effettuata a vela.

Contrammiraglio[modifica | modifica wikitesto]

La stele di Dumont d'Urville al cimitero di Montparnasse a Parigi.

Al suo ritorno, Dumont d'Urville fu promosso contrammiraglio e venne insignito della medaglia d'oro della Société de Géographie, della quale sarebbe in seguito divenuto presidente. I 130 membri superstiti della spedizione vennero invece gratificati dal re con 15 000 franchi d'oro.[3] Iniziò quindi a occuparsi della redazione del resoconto del viaggio, Voyage au pôle Sud et dans l'Océanie sur les corvettes l'Astrolabe et la Zélée 1837-1840, che sarebbe stato pubblicato tra il 1841 e il 1854 in 24 volumi più 7 di illustrazioni e mappe.

Morte[modifica | modifica wikitesto]

L'8 maggio del 1842, d'Urville decise di recarsi in treno a Versailles con i suoi familiari, per vedere i giochi d'acqua messi in funzione in occasione della festa del sovrano. All'altezza di Meudon, il locomotore di testa deragliò, i vagoni si accartocciarono e il carico di carbone del locomotore di coda finì sulla parte anteriore del treno, incendiandosi. L'intera famiglia perì nel rogo del primo disastro ferroviario francese, che causò circa 200 morti.[3]

Le spoglie di Dumont d'Urville, che dopo l'incidente furono riconosciute da Dumontier, medico di bordo dell'Astrolabe e frenologo, riposano ora nel cimitero di Montparnasse a Parigi.

Intitolazioni alla memoria[modifica | modifica wikitesto]

Luoghi, animali e piante[modifica | modifica wikitesto]

Più tardi, onorando la sua qualità di cartografo, alcuni toponimi geografici presero il suo nome:

Il suo nome fu dato anche alla base scientifica francese Dumont d'Urville, situata sulla costa antartica sul versante australiano (66°40′00″S 140°00′46″E / 66.666667°S 140.012778°E-66.666667; 140.012778).

Il Pinguino di Adelia è stato così battezzato in onore della moglie di d'Urville dal chirurgo e zoologo Honoré Jacquinot, fratello di Charles Hector e con lui imbarcato sulla Zélée.

Vi sono inoltre alcune piante a lui intitolate:

Navi[modifica | modifica wikitesto]

La Marine Nationale francese ha dedicato al navigatore:

Filatelia[modifica | modifica wikitesto]

A Dumont d'Urville e alla corvetta Astrolabe sono stati dedicati numerosi francobolli aventi come tema le esplorazioni e l'Antartide. Tra questi un valore francese del 1988 da 2,20 franchi francesi con 50 centesimi di soprattassa, vari valori delle Terre Antartiche e Australi Francesi (TAAF), due dei quali, rispettivamente un valore di posta aerea del 1978 e un valore di posta ordinaria del 1990 con in evidenza l'attrezzatura velica della nave, un tre alberi a vele quadre.[7] Un altro valore da 23 franchi delle TAAF effigia una "misura di inclinazione magnetica" compiuta dall'esploratore durante il suo secondo viaggio e, ancora, un valore di posta aerea effigia i ghiacci di pressione nel mare Dumont d'Urville.[7] Infine, oltre a una emissione delle TAAF di posta aerea del 1965 sulla scoperta della Terra Adelia, un altro valore francese del 1990 è dedicato alla stessa Adélie, e un valore da 2,80 franchi delle TAAF a Clément Adrien Vincendon-Dumoulin.[7]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Enumeratio plantarum quas in insulis Archipelagi aut littoribus Ponti-Euxini, annis 1819 et 1820, Parigi: Causette, 1822
  • Enlèvement de Vénus Dumont d'Urville – Marie-Louis-Augustin Demartin du Tyrac, comte de Marcellus, et Olivier Voutier (riedito nel 1994)
  • Flore des îles Malouines, Parigi: Impr. de Lebel, 1825
  • Voyage de l'Astrolabe (Parigi, 1830, 6 volumi in 8° sulla zoologia + 2 volumi in folio con mappe)
  • Atlas hydrographique de l'Astrolabe (Parigi, 1833, in folio)
  • Voyage pittoresque autour du monde (Parigi, 1834, due volumi di testi e un volume di disegni, in 8°)
  • Voyage au pôle Sud et dans l'Océanie sur les corvettes l'Astrolabe et la Zélée 1837-1840, (Parigi, 1841-1854, 24 volumi in 8° e 7 atlanti in folio)

D'Urville pubblicò inoltre numerosi articoli su giornali e riviste scientifiche dell'epoca.

Altri testi legati alle spedizioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Joseph Sereau, Journal de bord de Joseph Seureau, quartier-maître de la Zélée, 1837-1840 Publisud, Château-Gontier, 1995

Note[modifica | modifica wikitesto]

Approfondimenti[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Con sollievo della madre, che disapprovava l'idea del figlio di far parte di un'istituzione laica caratterizzata da
    (FR)

    « maîtres athées, la promiscuité des condisciples venus de tous les milieux, la contagion des idées philosophiques et révolutionnaires... »

    (IT)

    « maestri atei, promiscuità dei condiscepoli provenienti da ambienti di ogni tipo, contagio delle idee filosofiche e rivoluzionarie... »

    (Dal testo di Guillon citato in bibliografia)
  2. ^ D'Urville all'epoca, oltre a conoscere il latino e il greco, parlava correntemente l'inglese, il tedesco, l'italiano, il russo, il cinese e l'ebraico. Durante le sue navigazioni nel Pacifico, grazie alla sua memoria prodigiosa, acquisì conoscenze di un vasto numero di dialetti della Polinesia e della Melanesia.
  3. ^ Il ritrovamento della statua non fu pertanto opera di d'Urville. L'ambasciatore di Francia a Costantinopoli aveva peraltro già ricevuto altri rapporti sull'esistenza della statua, ritrovata l'8 aprile del 1820 e segnalata qualche giorno dopo al console francese di Smirne dal comandante della nave Estafette in rada nell'isola.
  4. ^ Anni prima, d'Urville si era candidato invano per far parte della spedizione della nave Uranie al comando di Louis de Freycinet. Il rifiuto della candidatura divenne per d'Urville un fatto personale, tanto che in seguito cercò di minimizzare il valore dei risultati della spedizione dell'Uranie.
  5. ^ All'epoca, l'esplorazione polare aveva i caratteri di prestigio e di affermazione per i singoli Stati che in tempi più recenti ha raccolto l'esplorazione spaziale.
  6. ^ Nel corso del suo soggiorno a Londra, d'Urville espresse i dubbi che nutriva da tempo sull'attendibilità delle affermazioni di Weddell in merito alla effettiva latitudine da lui raggiunta, provocando reazioni indignate nei suoi interlocutori.
  7. ^ Luigi Filippo era il sovrano francese; Francesco d'Orléans, principe di Joinville, era il fratello del re; il vice ammiraglio Claude du Campe de Rosamel era il ministro della marina francese.
  8. ^ In quel momento si riscontravano 38 casi sulla Zélée e 20 sull'Astrolabe.
  9. ^ La targa recitava, tra l'altro:
    (FR)

    « Du 19 Janvier au 1 Février, 1840, découverte de la Terre Adélie et détermination du pole magnétique Austral. »

    (IT)

    « Dal 19 gennaio al 1º febbraio 1840, scoperta della Terra Adelia e determinazione del polo magnetico australe. »

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j Rapport sur les voyages de M. d'Urville, capitaine de frégate, né dans le département du Calvados ; lu à la séance publique de l'Académie royale des Sciences, Arts et Belles-Lettres de Caen, le 19 Avril 1828 - LAIR, Pierre-Aimé, bmlisieux.com. URL consultato il 28 ottobre 2010.
  2. ^ a b c d e f g Jules-Sebastien-Cesar Dumont d'Urville, South-Pole.com. URL consultato il 29 ottobre 2010.
  3. ^ a b c d e f g h i Jules DUMONT d'URVILLE - par Roger Coguiec et Yannick Loukianoff, la-mer-en-livres.fr. URL consultato il 28 ottobre 2010.
  4. ^ Liste des vaisseaux de ligne en service dans la Marine française de 1789 à 1815, marinepremierempire.free.fr. URL consultato il 31 ottobre 2010 (archiviato dall'url originale il 23 marzo 2010).
  5. ^ a b c d e f g h (EN) The discovery of New Zealand - Jules Sébastien César Dumont d'Urville - France 1790 - 1842, su New Zealand in history, http://history-nz.org. URL consultato il 17 ottobre 2016.
  6. ^ Early New Zealand Botanical Art - The third voyage, nztec.org. URL consultato il 29 ottobre 2010.
  7. ^ a b c d e f Page traduite et adaptée de "Antarctic Philately" (Gary Pierson) - Jules-Sébastien-César Dumont d'Urville, kerprich-ar-mor.pagesperso-orange.fr. URL consultato il 31 ottobre 2010.
  8. ^ a b c d e f g h Memoire - Historie de l'exploration de l'Antarctique - Claude-Alain Emery, Société de Géographie de Geneve (PDF), unige.ch. URL consultato il 28 ottobre 2010.
  9. ^ Dumont d'Urville, le dernier des "marins-savants" par Huaras GAUTHEY sous la direction du professeur Ladislas Mysyrowicz, 0tisuc0.chez.com. URL consultato il 28 ottobre 2010.
  10. ^ William James Mills, Exploring Polar Frontiers, books.google.it. URL consultato il 29 ottobre 2010.
  11. ^ La bataille de Koh Chang (janvier 1941) - netmarine.net, netmarine.net. URL consultato il 28 ottobre 2010.
  12. ^ BATRAL Dumont d'Urville - netmarine.net, netmarine.net. URL consultato il 28 ottobre 2010.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (FR) Jacques Guillon, Dumont d'Urville 1790-1842, Parigi, France-Empire, 1986, ISBN 2704804729.
  • (EN) Alan Gurney, The race to the white continent, New York, W.W. Norton & Company, 2000, ISBN 0-393-32321-8.
  • (FR) René-PrimevèreAlan Lesson, Notice historique sur l'amiral Dumont d'Urville, Rochefort, Imprimerie de Henry Loustau, 1845, OCLC 30639140.
  • (FR) Camille Vergniol, Dumont d'Urville. La grande légende de la mer, 1930, OCLC 458491785.

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