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Razza superiore

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Illustrazione da un programma pubblicitario di una convention a Londra del 1891, che illustrava l'utopia di una razza superumana ispirandosi al romanzo The Coming Race.

Il mito della razza superiore fu un fenomeno complesso emerso nel contesto culturale europeo di fine Ottocento in seguito alla diffusione di varie teorie spesso intrecciate fra loro, che combinavano l'evoluzionismo darwinista, l'ideale filosofico del superuomo, gli studi sul razzismo scientifico,[1] l'esoterismo teosofico, la fascinazione per i mondi perduti e le civiltà utopiche,[2] talora accomunati da un profondo senso di crisi della civiltà occidentale.[3]

Tali elementi portarono ad alimentare il nazionalismo, l'imperialismo, e successivamente le ideologie totalitarie, spesso basando la legittimazione del dominio dei popoli europei (in particolare la razza bianca o ariana) su presupposti di superiorità intellettuale, biologica e morale.[4]

L'idea di una superiorità razziale divenne infine peculiare del movimento nazista, anche se non fu una sua esclusiva.

Origini del concetto

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Dipinto di Maarten van Heemskerck che raffigura allegorie ideali di eccellenze umane durante la costruzione del tempio di Efeso.

Anticamente l'attribuzione di una superiorità si basava soprattutto su criteri culturali e religiosi,[5] sebbene connessi al concetto (talora nobiliare) di sangue e di stirpe come veicoli di qualità morali.[6]

Tra le origini moderne del concetto vi furono gli studi del razzismo scientifico ottocentesco europeo, ove fra le tre presunte razze europee (alpina, nordica e mediterranea) soprattutto i germanici venivano classificati come superiori in rispetto alle altre e andando più avanti viene susseguita la scia dell'inferiorità ebraica.

La fascinazione positivista per il progresso tecnologico, da un lato, forniva una certa legittimazione scientifica all'idea di una razza superiore come risultato dell'evoluzione biologica unita al dominio della tecnica: venne formulato il darwinismo sociale e le prime teorie eugenetiche.[1]

D'altro lato contribuirono aspetti filosofici, magici e fantascientifici, alimentati dal mito romantico di Prometeo, dei titani e del superuomo, oppure dai romanzi dell'epoca come La razza ventura ed altri, in cui l'elettricità era vista come qualcosa di soprannaturale, quasi un'estensione dei poteri psichici, padroneggiati da una razza superiore come nel caso del Vril.[7]

Anche la cosmogonia teosofica, divulgata da Helena Petrovna Blavatsky, introduceva il concetto di «razze radicali» (Root Races), che vedeva la storia umana attraversata da eoni o cicli di civiltà in evoluzione, ognuna delle quali guidata vicendevolmente da una particolare etnia, intesa però in senso spirituale, sorta da un progenitore divino chiamato Manu.[8]

Nel complesso il tema ricorrente di una razza umana superiore poteva suscitare ammirazione ma al contempo timore, venendo talora utilizzato per ammonire l'uomo sulla sua fragilità e sulla precarietà del suo posto nel mondo.[7]

Lo stesso argomento in dettaglio: Nordicismo.

I primi studi riguardanti una razza nordica sono stati fatti dal precursore del razzismo scientifico, Arthur de Gobineau. Effettuando alcuni studi storici e antropofisici sulle diverse persone abitanti in Europa, Gobineau sosteneva che i popoli nordici ed alcuni est europei (attuale Russia, Polonia) essendo rimasti immuni alle invasioni arabe, ottomane, mongoliche e di altre civiltà dell'Europa meridionale, avevano conservato una purezza di sangue che caratterizzava certi aspetti fisici e mentali mancanti alle razze soggette a misti interrazziali.

Gli aspetti che hanno caratterizzato ogni teoria della supremazia nordica hanno riguardato sommariamente le doti e qualità fisiche, come elevata altezza, chiarezza di pelle, occhi azzurri e innata resistenza a temperature rigide.

Il filosofo Arthur Schopenhauer credeva che la civilizzazione dell'umanità si dovesse all'espansione e stanziamento dei popoli bianchi. Ha presentato, come esempio dell'inferiorità, a suo parere, delle civiltà extraeuropee, l'Impero inca, che sarebbe stato distrutto in poco tempo dai bianchi europei, in quanto composto da genti di razza non caucasoide (nella fattispecie si tratta di una sottovariante della razza mongoloide).

Statua nello Stadio dei marmi a Roma.

Secondo altri sostenitori del nordicismo, anche in gruppi razziali ben definiti possono sussistere cambiamenti fisici. Per esempio, non tutti i nordici sono biondi con gli occhi azzurri.

Il principale sostenitore del nordicismo in Italia fu Julius Evola,[9] che lo intendeva in senso morale prima che biologico.[10] Riprendendo la tesi di Hans F.K. Günther,[11] egli sosteneneva l'origine nordica degli antichi romani,[12] i quali tuttavia avrebbero saputo fondere la loro primigenia spiritualità iperborea, di natura regale e guerriera, con le forme devozionali-sacerdotali dei culti misterici tipicamente mediterranei, come quelli egizi, caldaici, greci ed etruschi.[13]

Oltre a filosofi tedeschi, altri scrittori come Guido von List, Lanz von Liebenfels e Houston Stewart Chamberlain sostenevano le teorie razziali nordiche, considerando che la purezza di sangue come fattore primario determinante della superiorità razziale, spesso travisando i concetti della Blavatsky in senso materialistico.[14]

Il mito della razza superiore (in tedesco die Herrenrasse, das Herrenvolk) divenne così un concetto del misticismo nazista tedesco che includeva teorie razziali e mitologiche secondo le quali i popoli germanici o più in generale la razza nordica fossero i diretti discendenti di una arcaica razza ariana, simbolo di perfezione psicofisica e di purezza di sangue. Nella letteratura völkisch dell'esoterismo austro-tedesco, come l'ariosofia, la tecnologia futura sarebbe servita a restaurare il dominio di una casta di semidei biondi.

L'idea di una superiorità razziale non fu comunque inun'esclusiva nazista: si possono infatti riscontrare tentativi politici, storici e culturali di affermare la superiorità di un popolo in altri paesi, come avvenuto ad esempio durante il fascismo giapponese, ove i vicini popoli di Corea e Cina venivano considerati inferiori da sostenitori del regime e filosofi del Paese.

  1. 1 2 Aa.Vv., Secondo Ottocento: il pensiero (PDF), in Con altri occhi. La letteratura e i testi, vol. 5, Zanichelli, pp. 6-13.
  2. Positivismo scientista, darwinismo ed utopia sociale nello spiritualismo evoluzionista di matrice teosofica, in "Atrium – Centro Studi Metafisici e Tradizionali", anno IX, n°1, 2007, pp. 116-146.
  3. Razza e razzismo, su unisalento.it, Università del Salento.
  4. Santino Spinelli, Le verità negate, Mimesis, 2021, p. 1919.
  5. La scienza delle razze umane, su andreabellelli.it.
  6. (EN) David Warren Sabean e Simon Teuscher, Blood and Kinship: Matter for Metaphor from Ancient Rome to the Present, Berghahn Books, 2013, pp. 1-17.
  7. 1 2 Lidia De Michelis, Giuliana Iannaccaro e Alessandro Vescovi, Il fascino inquieto dell'utopia (PDF), Università di Milano, 2014, p. 35.
  8. Razze Madri, in Glossario di Teosofia, Società Teosofica Italiana.
  9. (EN) Nicholas Goodrick-Clarke, Black Sun: Aryan Cults, Esoteric Nazism and the Politics of Identity, introduzione, New York University Press, 2002, p. 4.
  10. Marco Toti, Uno "stile spirituale": J. Evola tra "razza dello spirito", "uomo nuovo" e "mistica politica", Simmetria Institute, 2018.
  11. Hans Friedrich Karl Günther, La popolazione nordica di Roma antica, Centro Studi La Runa, 2010.
  12. Le origini di Roma, su rigenerazionevola.it.
  13. Claudio Bonvecchio, Evola e la tradizione italico-mediterranea, in Gianfranco de Turris (a cura di), Julius Evola e la sua eredità culturale, Roma, Mediterranee, 2017, p. 78.
  14. Marco Sacchi, Il nazismo occulto (PDF), su document.library.istella.it.

Voci correlate

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