Drapetomania

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La drapetomania era un presunto disturbo mentale descritto dal medico statunitense Samuel Cartwright nel 1851, caratterizzato dal desiderio di fuggire coltivato dagli schiavi afro-americani.[1] Al giorno d'oggi la drapetomania è considerata un esempio di pseudoscienza[2] e fa parte dell'edificio del razzismo scientifico.[3]

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il termine deriva dai sostantivi greci "δραπέτης" (drapetes = fuggitivo, disertore) e "μανία" (mania = mania, pazzia)

« La parola è ignota alle nostre autorità mediche, sebbene il suo sintomo diagnostico, la fuga per evitare di svolgere il proprio dovere, sia noto a coltivatori e sorveglianti, come era noto agli antichi greci, i quali, con la sola parola δραπέτης, vollero esprimere sia l’atto del fuggire sia il rapporto esistente tra il fuggiasco e la persona dalla quale egli fuggiva. Ho aggiunto alla parola che significa “schiavo fuggitivo”, un’altra parola greca, per intendere la patologia mentale che induce lo schiavo alla fuga. »

(Samuel Cartwright[4][5])

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Nell'articolo Relazione sulle malattie e le peculiarità fisiche della razza negra contenuto nel numero di maggio del New Orleans Medical and Surgical Journal Cartwright afferma che la Bibbia prevede che uno schiavo sia sottomesso al suo padrone, e che perciò egli non dovrebbe avere il desiderio di fuggire.[4]

« Se l'uomo bianco tenta di opporsi alla volontà del Creatore tentando di fare dal negro qualcosa di diverso dal "genuflesso e sottomesso" (come l'Onnipotente dichiara dovrebbe essere), cercando di innalzarlo al proprio livello, o ponendosi allo stesso livello del negro; se abusa del potere conferitogli da Dio sul suo compagno trattandolo crudelmente, punendolo nei momenti di rabbia o negandogli la protezione dagli abusi gratuiti dei compagni servi o altri, o negandogli le normali comodità e necessità per vivere, il negro fuggirà. Ma se lo mantiene nella locazione che indicano le Sacre Scritture, ovvero la sottomissione, e se il suo padrone o sorvegliante è cortese con lui, ma senza condiscendenza, e allo stesso tempo soddisfa i suoi bisogni fisici e lo protegge dagli abusi, il negro rimarrà ammaliato e non fuggirà. »

(S. L. Chorover. From Genesis to Genocide (Cambridge, Mass: MIT Press 1974) p. 150)

Cartwright affermava che la malattia era una conseguenza dell'errore compiuto dai padroni che si mostravano «[...] troppo familiari [con gli schiavi], trattandoli da eguali»[6].

Prevenzione e rimedi[modifica | modifica wikitesto]

Oltre all'identificazione del disturbo, Cartwright ne prescrisse il rimedio: «Con una consulenza medica appropriata, applicata rigorosamente, questa fastidiosa abitudine di fuggire che hanno molti negri può essere quasi del tutto rimossa».[4]

Nel caso in cui lo schiavo si fosse dimostrato «Arrabbiato e insoddisfatto senza alcun motivo [...]» ― sintomo rivelatore di una fuga imminente ― Cartwright prescriveva: «Una violenta dose di frustate» quale «misura preventiva»[2].

Come rimedio alla "malattia", i medici prescrivevano a volte la rimozione dei due alluci, in modo da rendere impossibile la corsa[1]

Critiche dei contemporanei[modifica | modifica wikitesto]

Mentre l'articolo di Cartwright fu molto stampato nel Sud, negli Stati del Nord fu spesso oggetto di derisione. Nel 1855, sul Buffalo Medical Journal, apparve un articolo con analisi satirica della presunta malattia.[7] Frederick Law Olmsted, nel libro A Journey in the Seaboard Slave States, osserva che la servitù debitoria era nota per le sue fughe, e ipotizzò sarcasticamente che il presunto disturbo fosse in realtà di origine europea (quindi sviluppatosi tra i bianchi) e che solo in seguito fosse stato introdotto in Africa dai negrieri.[8]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Kevin White, An introduction to the sociology of health and illness, (2002) pp. 41, 42. ISBN 0-7619-6400-2
  2. ^ a b Arthur Caplan, James McCartney, Dominic Sisti, Health, disease, and illness: concepts in medicine. Georgetown University Press.(2004) ISBN 1-58901-014-0.
  3. ^ David Pilgrim, Question of the Month: Drapetomania
  4. ^ a b c Samuel Cartwright, Diseases and Peculiarities of the Negro Race (1851).
  5. ^ Drapetomania: la malattia mentale degli schiavi che cercano la libertà
  6. ^ Douglas C. Baynton, Disability and the Justification of Inequality in American History. The New Disability History: American Perspectives, 2001.
  7. ^ S. B. Hunt. Dr. Cartwright on "Drapetomania", Buffalo Medical Journal (1855)
  8. ^ Frederick Law Olmsted, A Journey in the Seaboard Slave States, with Remarks on Their Economy, (1856), Mason Brothers. p. 226.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Samuel A. Cartwright, "Report on the Diseases and Physical Peculiarities of the Negro Race", The New Orleans Medical and Surgical Journal 1851:691–715 (maggio).
    • Ristampato sulla DeBow's Review XI (1851). vedi Google Books o alcuni estratti su PBS.org.
    • Ristampato in Arthur Caplan, H. Tristram Engelhardt, Jr., e James McCartney, Concepts of Health and Disease in Medicine: Interdisciplinary Perspectives (Boston: Addison-Wesley, 1980).
    • Ristampato in Arthur L. Caplan, James J. McCartney, Dominic A. Sisti, Health, Disease, and Illness: Concepts in Medicine (Washington, D.C.: Georgetown University Press, 2004) ISBN 1-58901-014-0

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]