Darwinismo sociale

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In sociologia il darwinismo sociale identifica una corrente di pensiero filosofica, appartenente alle filosofie della vita, che ritiene che il concetto di "struggle for life and death", ovvero lotta per la vita e la morte, debba essere la regola delle comunità umane. Più propriamente dovrebbe essere definito spencerismo sociale, poiché la sua elaborazione si basa sui concetti espressi da Herbert Spencer (1820-1903):

"Può sembrare inclemente che un lavoratore reso inabile dalla malattia alla competizione con i suoi simili, debba sopportare il peso delle privazioni. Può sembrare inclemente che una vedova o un orfano debbano essere lasciati alla lotta per la sopravvivenza [struggle for life and death]. Ciò nonostante, quando siano viste non separatamente, ma in connessione con gli interessi dell’umanità universale, queste fatalità sono piene della più alta beneficenza – la stessa beneficenza che porta precocemente alla tomba i bambini di genitori malati, che sceglie i poveri di spirito, gli intemperanti e i debilitati come vittime di un’epidemia."[1]

Storia del termine[modifica | modifica sorgente]

Il termine "darwinismo sociale" fu coniato, con intento peggiorativo, dal giornalista anarchico francese Émile Gautier, nel 1879, in riferimento al 50º Congresso dei Naturalisti tedeschi in cui Haeckel, Nägeli e Virchow si misurarono sul senso politico del darwinismo (giustificazione delle ineguaglianze sociali o alimento del socialismo).

Charles Darwin

Alcuni eminenti biologi ed epistemologi (Gould[2], Molina[3] , Tort[4], e altri) hanno difeso Darwin dalla attribuzione di paternità del "darwinismo sociale", ma nell’ambito della biologia evoluzionistica in passato si diffuse un vero e proprio mito storiografico che vedeva Darwin come lo scopritore dei veri principi scientifici di cui altri autori avrebbero abusato applicandoli alla società umana. Herbert Spencer è citato proprio come guida di questa pattuglia di eretici. Questa interpretazione falsa il reale rapporto di Darwin con lo spencerismo.

L’ espressione “lotta per la sopravvivenza”, infatti, compare per la prima volta in Spencer in un’opera scritta nel 1850, cioè prima della pubblicazione de L’origine delle specie.

Nel terzo capitolo di quest'opera Darwin scrive:

Questo principio, per il quale ogni lieve variazione, se utile, si mantiene, è stato da me denominato “selezione naturale”…. Ma l’espressione “sopravvivenza del più adatto”, spesso usata da Herbert Spencer, è più idonea, e talvolta ugualmente conveniente. (Darwin, 1859)

Nella quinta edizione dell’Origine Darwin cambia il titolo del quarto capitolo da “Selezione naturale” a “Selezione naturale o sopravvivenza del più adatto”; il riferimento è ai Principi di Biologia in cui Spencer (1864) introduce per la prima volta l’espressione survival of the fittest, che il mito storiografico vuole come una degenerazione spenceriana del principio di selezione naturale.

Origine e sviluppo[modifica | modifica sorgente]

Le origini del socialdarwinismo o spencerismo sociale sono antiche.

Cornelius Jansen(Giansenio).

Da sempre le classi dominanti hanno cercato di fare apparire le differenze di classe come differenze antropologiche. Questa pretesa trovò sostegno in teologie come il Giansenismo o il Calvinismo che giustificavano ricchezza e povertà come prove della predestinazione decretata dalla volontà divina. La Chiesa Cattolica condannò energicamente queste teorie, giudicate anticristiane in quanto esse annullavano l'uguaglianza degli uomini dinanzi a Dio e rendevano inutile il riscatto degli uomini operato dal sacrificio di Gesù Cristo. Allo stesso modo la Chiesa si oppose al socialdarwinismo, non soltanto per la polemica contro il darwinismo vero e proprio, oggi superata,[5], ma perché considerato una teorizzazione delle ingiustizie e delle empietà.

Lévi-Strauss fa risalire l'origine del razzismo, del darwinismo sociale e di altre teorie consimili alla contrapposizione dell'umanità all'animalità:

"Mai meglio che al termine degli ultimi quattro secoli della propria storia l’uomo occidentale ha potuto comprendere che, arrogandosi il diritto di separare radicalmente l’umanità dall’animalità, accordando all’una ciò che toglieva all’altra, innescava un circolo maledetto, e che la medesima frontiera sarebbe servita costantemente a porre distanze fra gli stessi uomini e a rivendicare, a favore di minoranze sempre più ristrette, il privilegio di umanità, nozione ormai corrotta perché improntata all’amor proprio."[6]

Per Linneo[7] non era tanto importante chiedersi in cosa l'uomo è diverso (superiore) rispetto agli animali (così che possiamo ucciderli, mangiarli, vestircene, sfruttarli...), quanto in cosa l'uomo bianco è diverso (superiore) rispetto al nero, al giallo, al rosso (così che possiamo... dominarli). In Linneo, estraneo a ogni idea di evoluzione, non c'è una scala filogenetica che conduca all'uomo bianco. C'è invece nella scala delle razze di Nott e Gliddon, che vuol mostrare - anche attraverso evidenti deformazioni - un progresso estetico.

L'idea di progresso è invece programmaticamente fondante nell'antropologia culturale che possiamo far nascere con il Quadro storico dei progressi dello spirito umano (Esquisse d'un tableau historique des progrès de l'esprit humain- pubblicato postumo nel 1795)[8] di Condorcet, (1743-1794) e comunque con la nuova concezione della storia come sviluppo nel tempo propria dell'Illuminismo. Di questa nuova concezione della storia possiamo fissare alcuni punti salienti, che emergono con particolare chiarezza proprio nel Quadro storico di Condorcet. In primo luogo, la storia è storia dell'umanità (la natura non ha storia, è sempre uguale a sé stessa), e più precisamente storia della società umana (la "prima epoca" della storia è definita «gli uomini si riuniscono in tribù»). Il principio che ne permette l'intelligibilità è il progresso. La conoscenza della storia ha lo scopo di favorire il progresso: è lo studio di ciò che ostacola e di ciò che favorisce il progresso. Infine, conosciamo la storia dalle fonti scritte, mentre conosciamo la preistoria - cioè l'epoca precedente l'invenzione della scrittura - dai «racconti dei viaggiatori che ci mostrano la condizione della specie umana presso i popoli meno evoluti». Se ne deduce, in primo luogo, che tutti i gruppi umani percorrono gli stessi stadi di sviluppo - diversi sono solo i tempi di percorrenza; in secondo luogo, che i popoli scoperti nei viaggi coloniali sono senz'altro primitivi, cioè "meno evoluti" - mentre il vertice dell'evoluzione/sviluppo/progresso della specie umana è senz'altro rappresentato dalla Francia del XVIII secolo (la nona e ultima epoca è infatti definita da Condorcet «da Cartesio alla costituzione della repubblica francese»).

Come si vede, le radici del "darwinismo sociale" si possono rintracciare nell'illuminista, progressista e rivoluzionario Condorcet, il quale non era esente dall'ideologia colonialista; a lui si deve l'idea che i popoli dell'Africa e delle Americhe siano "meno evoluti" - così come non era esente da tentazioni eugeniste - l'ultimo capitolo del Quadro storico pone il problema se la specie umana sia perfettibile anche fisicamente, oltre che intellettualmente, con adeguate tecniche di allevamento.

Già prima ancora di Spencer, Thomas Hobbes[9] aveva descritto la società umana come bellum omnium contra omnes e, con un verso di Plauto, homo homini lupus.

In Social Statistic (1851), Herbert Spencer, considerato da Darwin il maggior filosofo del suo tempo, partendo dalle tesi di Thomas Malthus, connota la natura mediante metafore sociali per poi scoprire la natura nella società, un circolo vizioso che sta alla base di tutte le sociobiologie.

Darwin ricavò la sua teoria dalle sue vastissime ed accurate osservazioni della natura. Utilizzò il lavoro di Malthus[10] per spiegare la lotta per la sopravvivenza. Malthus, però, non aveva trattato né piante, né animali, la sua teoria si poneva al di fuori delle dinamiche della natura; si occupò solo delle popolazioni umane, basando il suo lavoro sulla teoria della rendita differenziale di Adam Anderson[11] e fondandola sulla forbice che si stabiliva tra l'accrescimento dei mezzi di sussistenza (in progressione aritmetica) e quello della popolazione (in progressione geometrica) e che, secondo lui, costituiva un limite insuperabile a trovare mezzi di sussistenza. Spencer riprende quelle considerazioni di Malthus che Darwin si era limitato ad applicare alla realtà biologica e arriva a dire lo Stato non deve assolutamente intervenire con criteri di solidarietà o di agevolazioni, perché sennò impedisce che maturino le forme di selezione naturale funzionali alla sopravvivenza della società stessa. Spencer ridusse, per così dire, il darwinismo al solo struggle for life. Darwin aveva prospettato, invece, che i meccanismi evolutivi potevano essere diversissimi e che la stessa competizione intraspecifica e interspecifica potesse svolgersi anche con meccanismi incruenti. Secondo Darwin la competizione non è il solo modo di realizzarsi dell'evoluzione biologica. In effetti oggi la biologia pensa che la lotta cruenta tra organismi sia marginale e riguardi solo percentuali non decisive dei processi evolutivi.

Ad ogni modo la tentazione di applicare i principi dell’evoluzione naturale in ambito politico interessò già i primi sostenitori del darwinismo. Francis Galton ad esempio, cugino di Darwin e fondatore dell’eugenetica, aveva lanciato l’allarme per il fatto che le classi più povere facessero più figli delle classi abbienti, contribuendo, a suo parere, al declino della popolazione sotto il profilo intellettuale e morale. Darwin affrontò la questione ne “L’origine dell’uomo”, dove dedica un (sotto)capitolo a “La selezione naturale che ha effetto sulle nazioni civilizzate”[12]. Egli mostra di comprendere questo genere di inquietudini, e tuttavia non intende aderire alle conseguenze moralmente inique che ne deriverebbero. "Presso i selvaggi, i deboli di corpo o di mente vengono presto eliminati, e coloro che sopravvivono presentano solitamente un vigoroso stato di salute. Noi uomini civilizzati, al contrario, facciamo del nostro meglio per ostacolare il processo di eliminazione: costruiamo ricoveri per gli idioti, gli storpi e i malati; approviamo leggi per i poveri, e i nostri medici esercitano la massima perizia per salvare la vita di ciascuno fino all’ultimo momento. Vi è ragione di credere che la vaccinazione abbia salvato migliaia di persone, che a causa di una debole costituzione in passato sarebbero morte di vaiolo. Così nelle società civilizzate i membri deboli propagano il proprio genere. Chiunque si sia occupato di allevamento degli animali domestici avanzerà il dubbio che ciò sia assai dannoso per la razza umana. E’ sorprendente come la mancanza di cure, o le cure mal dirette, portino rapidamente alla degenerazione di una razza domestica, ma eccetto il caso dell’uomo stesso, nessuno forse è così ignorante da permettere che i propri peggiori animali si riproducano. L’aiuto che ci sentiamo spinti a dare a chi ne ha bisogno è principalmente un risultato accidentale dell’istinto di simpatia, che fu acquisito originariamente come parte degli istinti sociali, ma che divenne in seguito, nel modo precedentemente esposto, più delicato e ampiamente diffuso. E non possiamo frenare la nostra simpatia, anche contro le esortazioni della dura ragione, senza guastare la parte più nobile della nostra natura. Il chirurgo può indurire se stesso mentre effettua un’operazione, perché sa che sta agendo per il bene del paziente, ma se noi intenzionalmente trascuriamo i deboli e gli inermi, può derivarne solo un beneficio eventuale, a fronte di un male terribilmente presente''".

Il darwinismo sociale si propose subito come una filosofia di legittimazione del potere, sia esso coloniale, razziale o di classe. Durante il secolo XX i teorici del nazismo (Hitler, Rosenberg[13]), senza mai nominare Darwin, lo utilizzarono largamente sia in senso eugenetico, sia per eliminare, a milioni, ebrei, zingari, testimoni di Geova, oppositori politici, prigionieri di guerra nei campi di concentramento.

Charles Darwin tuttavia non sposò mai le tesi classiste, razziste e sessiste. Il darwinismo sociale si presenta, quindi, come una ideologia con pretese di scientificità, che vede nelle lotte civili, nelle ineguaglianze sociali e nelle guerre di conquista l'estensione alla specie umana di una supposta legge generale di natura che si esprime nello struggle for life and death, a sua volta generalizzato come solo meccanismo della selezione naturale; in tal modo esso vuole legittimare, sul piano biologico-antropologico, le disparità tra gli uomini e l'eliminazione dei più deboli.

Il "darwinismo sociale" ricevé un colpo durissimo dai lavori e dalle ricerche del citologo tedesco August Weismann (1834-1914) che separò i tratti somatici (modificabili) dal plasma germinativo (immutabile e solo trasmissibile). Weismann rigettava l'applicazione del determinismo genetico alla cultura e riconosceva l'autonomia dei processi sociali, all'opposto dei socialdarwinisti e socialamarckisti, al tempo stesso, come Spencer ed Haeckel[14]. Benché Darwin, per scrupolo pedagogico, attribuisca a Spencer l'espressione "sopravvivenza del più adatto", Spencer diventa sempre più lamarckiano (pur rifiutando l'idea di slancio vitale interiore) e rovescia il corso dell'evoluzione: più ci si eleva verso l'uomo, più la trasmissione ereditaria dei cambiamenti strutturali acquisiti rimpiazza la selezione naturale.[15]. In sostanza Spencer ed altri volevano squalificare l'aiuto agli inadatti e il "lamarckismo sociale" fissava classi e mestieri perché il peso delle abitudini trasmesse per centinaia di generazioni funzionava come una predestinazione professionale, un fatto dovuto all'acquisizione incorporata: al contrario, l'eredità weismanniana restituisce opportunità a tutte le generazioni.Non a caso per molti lamarckiani e no - nota Antonello La Vergata - il grande modello fu il sistema di Spencer, un altro lamarckiano e avversario di Weismann.[16]

Gli sforzi per dare una definizione coerente di "darwinismo sociale" sono frustrati dalla mancanza di contenuto specificamente darwiniano nelle idee sviluppate da numerosi socialdarwinisti. Già nel 1907 Lester F.Ward dichiarava che non aveva "mai visto un principio chiaramente darwiniano invocato nella discussione del socialdarwinismo"[17]. Darwin sottolineò che la differenza umana risiede nella proiezione di valori costruiti e non dati, all'opposto di ciò che sostenevano i socialdarwinisti.[18]

La posizione di Herbert Spencer[modifica | modifica sorgente]

Il dibattito sull'influsso dello Spencer riguardo questa particolare dottrina, è stato centrale per molti anni: criticato superficialmente difatti per certe sue affermazioni poco democratiche, secondo altre opinioni Spencer nei suo saggi, soprattutto i primi, voleva invece sottolineare la contrarietà alla sussistenza statale (così come qualsiasi forma di statalizzazione, tra cui educazione e religione), perché vedeva come più alta forma evolutiva sociale la cooperazione e la mutua assistenza. Argomento particolarmente complesso, si rimanda alla lettura diretta delle sue opere, di cui ad esempio un estratto dal capitolo XXV, paragrafo 6[19]:

"Now it is only against this injudicious charity that the foregoing argument tells. To that charity which may be described as helping men to help themselves, it makes no objection—countenances it rather. And in helping men to help themselves, there remains abundant scope for the exercise of a people’s sympathies."

[traduzione] "Ora è solo contro questa carità senza giudizio ciò che si dice nella discussione in atto. Per la carità che possa essere descritta come l'aiutar di uomini ad aiutar sé stessi, non c'è contro obiezione alcuna. E nell'aiutare uomini ad aiutare sé stessi, lì risiede l'abbondante possibilità dell'esercizio delle simpatie di una persona"

Capitolo XX, paragrafo 3: "[...] Just this:—that the few must continue to trespass against the many, lest the many should trespass against the few. The well fed, the luxuriously housed and clothed, the placemen and pensioners, may perhaps think it better that the masses should suffer for their benefit (as they do) than that they should suffer for the benefit of the masses (as they might). But would a just arbitrator say this? Would he not say, on the contrary, that even if their respective members were blessed with equal advantages, the minority ought to be sacrificed rather than the majority; but that as the most numerous are at the same time the least favoured, their claim becomes still more imperative. Surely, if one of the two parties must submit to injustice, it ought to be the rich hundreds, and not the poor thousands."

"[...] Proprio questo: che i pochi devono continuare ad abusare dei molti, piuttosto che i molti debbano abusare dei pochi. Che i pasciuti, che chi si veste ed abita nel lusso, che i politicanti e chi vive di rendita, possano forse pensare che sia meglio che le masse debbano soffrire per il loro beneficio (come fanno) piuttosto che loro stessi debbano soffrire per il beneficio delle masse (come potrebbero). Ma un arbitro onesto direbbe ciò? Non direbbe, al contrario, che anche se i loro rispettivi membri fossero benedetti da uguali vantaggi, la minorità dovrebbe essere sacrificata piuttosto che la maggioranza; ma siccome i più numerosi sono allo stesso tempo i meno favoriti, le loro richieste divengono più imperative. Certamente, se una delle due fazioni deve subir ingiustizia, è necessario che siano le ricche centinaia, e non le povere migliaia."

Estrapolazioni senza corretta denotazione del pensiero di Spencer (pacifista, anti-schiavista, anti-colonialista, anti-militarista e a favore della parità dei sessi, allorché fortemente individualista e considerato perfino filo-anarchico, come si può leggere nei suoi The Right to Ignore the State (1851) e The Man versus the State (1884)) ebbero l'effetto di dare un sostegno ideologico nell'occultare responsabilità sociali e politiche dichiarando ineliminabili, in nome di una naturalità presunta, piaghe sociali sedimentate. Probabilmente la maggior parte della colpa dell'interpretazione popolare di Spencer come darwinista sociale si potrebbe ricondurre a Richard Hofstadter, il cui influente saggio Social Darwinism in American Thought (1955) dedicava un capitolo intero al lavoro di Spencer, e che trasformò radicalmente il modo in cui il pensiero di Spencer era percepito nella cultura Britannica ed Americana.[20][21]

Genetica e darwinismo sociale[modifica | modifica sorgente]

Il "darwinismo sociale" sembra trovare oggi nuovi argomenti nella genetica. A rigore, una teoria biologica non contiene un'opzione sociologica obbligata, come pensava anche Darwin, ma la pretesa dei genetisti di spiegare ogni aspetto dei comportamenti umani su basi genetiche, con un contenuto nuovamente predestinatorio, ripropone la discussione sul "darwinismo sociale" su basi nuovamente lamarckiane, in quanto si afferma, come pensava Lamarck, che le cause di tutti i fenomeni vitali vanno cercate nella composizione chimica della materia vivente. È evidente che nel loro ragionamento si tende ad obliterare il fenotipo nel genotipo, cioè di ridurre l'essere ed agire dell'uomo alla sua sola base genetica, ma questa posizione viene respinta da tutte le altre scienze biologiche. A queste pretese ha risposto, tra gli altri, Alain Prochiantz[22], considerato uno dei massimi ricercatori di neuroscienze:

un'antropologia alternativa al determinismo genetico: l'individuazione umana prosegue dopo la nascita; questa specificità dell'uomo si fonda in ultima analisi sulle caratteristiche - geneticamente determinate - del suo sviluppo; ma questa determinazione da parte dei geni ha il risultato di liberare l'uomo dallo stretto determinismo. L'uomo costruisce nella storia molte delle proprie determinazioni biologiche e la totalità delle proprie determinazioni culturali. L'individuazione umana è più che biologica: è bio-culturale, dove la cultura è una determinazione aperta dalla specificità dell'individuazione biologica dell'organismo umano.[23]

Darwin ed il razzismo[modifica | modifica sorgente]

L'unica disputa che Darwin ebbe col capitano del Beagle, Fitzroy, riguardò l’abolizione della tratta degli schiavi decisa dall’Inghilterra nel 1848. Nel suo Viaggio...., lasciando il Brasile, Darwin scrive: Ringrazio Dio di non dover più visitare un paese schiavista, e descrive i maltrattamenti e le torture inflitte agli schiavi neri. Nella sua Autobiographie[24] sottolinea la sua amicizia a Edimburgo con un impagliatore di uccelli nero. Durante la guerra di secessione statunitense, Darwin prende le parti del Nord contro alcuni dei suoi sostenitori statunitensi. In Argentina ed in Australia Darwin vede le pratiche di annientamento degli indigeni da parte dei coloni e descrive con orrore la “guerra di sterminio” condotta contro gli indios delle Pampas e contro gli aborigeni dell’Australia.” Chi crederebbe - scrive nel suo “Viaggio…” – che nella nostra epoca si commettano simili atrocità in un paese cristiano e civilizzato?”. Più avanti scrive: “Dovunque l’europeo porta i suoi passi, la morte sembra inseguire gli indigeni…….le varietà umane sembrano reagire le une sulle altre allo stesso modo delle diverse specie animali, il più forte distrugge sempre il più debole.”[25].

Queste notazioni di Darwin non possono essere spiegate senza attribuire ad esse una finalità antirazzista – osserva Molina - e sembra improponibile affermare, come fa la storica Yvette Corny ed altri, che Darwin si iscrive nella configurazione antropologica della tipologia razziale a fondamento craniometrico.

Nell’ “Origine dell’uomo”[26] Darwin fa di queste guerre di sterminio delle popolazioni autoctone delle colonie (vedi anche la rivolta in Giamaica del 1865 duramente repressa dal governo inglese) un esempio per spiegare la sparizione delle forme intermedie tra il primate ancestrale e l’uomo attuale.[27] L'incontro con gli abitanti della Terra del Fuoco è centrale per comprendere come Darwin si convince dell'esistenza di una serie di gradi di forme appartenenti alla specie umana e per conservare la sua convinzione della perfettibiltà e del miglioramento sociale. Darwin è convinto che le condizioni di esistenza giocano un ruolo importante nell'aspetto e nei costumi di un gruppo umano. In Cile incontra indios slanciati, belli, eccellenti cavalieri e si rende conto che si tratta della stessa popolazione dei fueghini che " il freddo, la mancanza di alimentazione e l'assenza di qualsiasi forma di civilizzazione hanno reso ripugnante[25]. "In Darwin -osserva Gérard Molina- non si trova quella ossessione per i tratti ereditari, fisici o mentali, che gli antropologi vedevano come radice di differenze insormontabili tra i gruppi umani."[28]

Il pensiero antropologico di Darwin, espresso in L'origine dell'uomo, stabilisce tra biologia e civilizzazione non una continuità semplice - al modo di Spencer, dei social darwinisti e delle sociobiologie - né una rottura - al modo di Wallace, il coautore della teoria dell'evoluzione[29]. La socialità, il solidarismo tra i membri di una comunità umana, il mutualismo sono per Darwin un risultato dell’evoluzione dell’uomo; utilizza l’espressione “le cosiddette razze”, più volte nei suoi scritti, per svalutare i concetti razzisti.

Darwinismi sociali anti-spenceriani[modifica | modifica sorgente]

Tra Spencer e Thomas Henry Huxley si sviluppò una controversia riguardo alla possibilità di un'etica evoluzionista: l'idea centrale era che la moralità umana (senso morale e codici morali) poteva essere spiegata in funzione dell'adattamento biologico. Per Huxley non si tratta più di dominare e possedere la natura, come affermava Cartesio, né di sottomettersi ad essa restaurando le sue leggi nella civilizzazione (Spencer), ma di contrastarla: Huxley nega che la dottrina dell'evoluzione possa fornire un fondamento alla morale perché il preteso "più adatto" alla sopravvivenza può essere il peggio sul piano etico[30].

Emile Gautier (1853-1937) pensa che l'evoluzione ha prodotto una civilizzazione che poggia oramai sul superamento degli antagonismi a favore dell'associazione per vivere insieme. Kropotkin (1842-1921) caratterizza la cooperazione come principale comportamento sociale umano deducibile dal darwinismo, ammirando fortemente l'analisi sociale di Herbert Spencer nel suo The Scientific Bases Of Anarchy (1887) ma criticandone le conclusioni che a suo avviso non avevano il coraggio di essere in linea col resto del pensiero esposto.

L'idea che lo sviluppo della natura sia dovuto in massima parte a processi di simbiosi e di cooperazione biologica troverà una prima conferma nel lavori di Lynn Margulis e Dorion Sagan che dichiararono l'incompletezza della nozione darwiniana dell'evoluzione guidata dalla competizione, affermando che l'evoluzione è fortemente basata sulla cooperazione, interazione, e dipendenza mutuale tra organismi[31].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Visone R., Prima dell'evoluzione: le radici politiche della filosofia di Spencer e la Social Statics del 1850, Firenze, Le Cariti, 2010
  2. ^ Gould S.J., La struttura della teoria dell’evoluzione,2002
  3. ^ Molina G., Darwinismo sociale? , in Darwin tra natura e storia, Quaderni Materialisti n. 6, 2007
  4. ^ *Tort P., L'antropologia di Darwin, Manifestolibri, Roma 2000
  5. ^ La maggiore apertura della Chiesa cattolica al darwinismo si deve a Giovanni Paolo II, il quale però rivendica comunque un "salto ontologico" tra uomo e natura: Se il corpo umano ha la sua origine nella materia viva che esisteva prima di esso, l'anima spirituale è immediatamente creata da Dio [...]. Con l'uomo ci troviamo dunque dinanzi a una differenza di ordine ontologico, dinanzi a un salto ontologico, potremmo dire. in Giovanni Paolo II, Messaggio del Santo Padre alla Pontificia Accademia delle Scienze in "L'osservatore romano", 24 ottobre 1996
  6. ^ Lévi-Strauss C., Antropologia strutturale, il Saggiatore, Milano, 1966
  7. ^ Linné C. (Linneo), L'equilibre de la nature, Vrin, Paris, 1972. Il testo titola Politia naturae, 1760
  8. ^ Condorcet J.A., Quadro storico dei progressi dello spirito umano, Rizzoli, Milano 1989
  9. ^ Chiodi G.M. & Gatti R., La filosofia politica di Thomas Hobbes, Franco Angeli, Milano, 2009
  10. ^ *Malthus T.R., Saggio sul principio di popolazione, Einaudi, Torino, 1977
  11. ^ Adam Anderson, fittavolo ed economista inglese, autore di scritti in cui, a partire dal 1777, espose la sua teoria della rendita fondiaria. In Vidoni F. Sulla base naturalistica del materialismo storico - Quaderni materialisti n.6, ED.Ghibli, MIlano, 2007
  12. ^ Darwin C., "The descent of man and selection in relation to sex", 1871. Il testo è liberamente accessibile in rete, ad es. http://www.gutenberg.org/ebooks/2300. La citazione è tratta dal capitolo V
  13. ^ Cassata F., Da Darwin a Hitler?, in MicroMega, Roma,2009
  14. ^ Haeckel E., Les enigmes de l'universe, Scheicher fréres, Paris, 1902
  15. ^ (The factors of organic evolution, 1866)- Da Gerard Molina, testo in bibliografia.
  16. ^ Antonello La Vergata, Il Lamarckismo tra riduzionismo biologico e meliorismo sociale, I.I.S.F. Atti del convegno Napoli 1-3 dicembre 1988,La città del Sole, Napoli,1995- ISBN 88-86521-05-7
  17. ^ Bellomy D.C., Social darwinism revisited in Perspectives in American History,1984
  18. ^ Greene J.C., Darwin as social evolutionist, Journal of the History of Biology 10, 1977 (trad.propria)
  19. ^ Spencer, Herbert - Social Statics: or, The Conditions essential to Happiness specified, and the First of them Developed, (London: John Chapman, 1851) [1]
  20. ^ Thomas C. Leonard, Origins of the myth of social Darwinism: The ambiguous legacy of Richard Hofstadter’s Social Darwinism in American Thought (2009) http://www.princeton.edu/~tleonard/papers/myth.pdf
  21. ^ Voce "Herbert Spencer" presso la Standford Encyclopedia of Philosophy http://plato.stanford.edu/entries/spencer/
  22. ^ biografia su Wikipedia in francese
  23. ^ *Prochiantz A., A cosa pensano i calamari? Anatomie del pensiero, Einaudi, Torino 1999
  24. ^ Darwin C., Autobiografia (1809-1882), Einaudi, Torino, 1962
  25. ^ a b Darwin C., Viaggio di un naturalista intorno al mondo - Lettere (1831-1836), Feltrinelli, Milano, 1982 - a cura di Pietro Omodeo.
  26. ^ Darwin C.,L'origine dell'uomo, Roma, Newton Compton, 1974
  27. ^ Anche il co-scopritore della selezione naturale Alfred Russel Wallace (1823-1913), aveva osservato l'estinzione di tutte le razze inferiori e poco sviluppate dal punto di vista intellettuale " (A.R.Wallace, la sélection naturelle, C.Reinwald, Paris, 1870); Wallace in seguito cambierà completamente punto di vista e prenderà le difese dei colonizzati a partire dal 1880, tornando al socialismo di tipo oweniano della sua giovinezza (Camerini J.R., The Alfred Russel Wallace Reader, Johns Hopkins University Press,Baltimore and London 2002)
  28. ^ Molina G., Darwinismo sociale? , in Darwin tra natura e storia, Quaderni Materialisti n. 6, 2007
  29. ^ Darwin, dopo la pubblicazione di The Origin of Human Races and the Antiquity of Man Deduced from the Theory of "Natural Selection" di Wallace, gli scrisse: «Spero che tu non abbia completamente assassinato la tua e la mia creatura»
  30. ^ Huxley T.H., Evolution and ethics, London and New York, Macmillan and co., 1894 http://www.gutenberg.org/ebooks/2940
  31. ^ Margulis L.- Sagan D., Dazzle Gradually: Reflections on the Nature of Nature, Sciencewriters Books, 2007

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Darwin C.,L'origine delle specie,a cura di Richard E.Leakey, Editori Riuniti,Roma,1982
  • Darwin C., Viaggio di un naturalista intorno al mondo - Lettere (1831-1836), Feltrinelli, Milano, 1982 - a cura di Pietro Omodeo.
  • Darwin C.,L'origine dell'uomo, Roma, Newton Compton,1974
  • Darwin C., Autobiografia (1809-1882), Einaudi, Torino,1962
  • Singer P., Una sinistra darwiniana, Edizioni di Comunità, Torino, 2000 (consultato)
  • Toscano M, Malgrado la storia. Per una lettura critica d H. Spencer, Feltrinelli, Milano, 1980 (consultato)
  • Visone R., Prima dell'evoluzione: le radici politiche della filosofia di Spencer e la Social Statics del 1850, Firenze, Le Cariti, 2010.
  • Ganzerli R. Il Darwinismo Sociale in Germania dall’ Unificazione al Terzo Reich (1870-1945), Amazon 2014


Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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