Claude Lévi-Strauss

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« Più che dare risposte sensate, una mente scientifica formula domande sensate. »
(Claude Lévi-Strauss[1])
Lévi-Strauss nel 1973 Firma di Lévi-Strauss

Claude Lévi-Strauss (Bruxelles, 28 novembre 1908Parigi, 30 ottobre 2009[2]) è stato un antropologo, psicologo e filosofo francese.

Tra i suoi contributi alla psicologia scientifica vi è l'applicazione del metodo di indagine strutturalista agli studi antropologici; fu allievo del filosofo André Cresson.

Fondamentali i suoi studi sulle civiltà del mondo e sull'analisi del "selvaggio", culminanti nella sua opera principale Tristi tropici.[3]

Ha ricevuto diversi riconoscimenti per il suo lavoro, quali il Premio Erasmo nel 1973, il premio Meister Eckhart nel 2003 e diversi dottorati universitari onorari, ed è stato definito "il padre dell'antropologia moderna " accanto a James George Frazer e Franz Boas.[4][5]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Bruxelles da genitori francofoni di religione ebraica, si trasferisce presto con la famiglia a Parigi, dove suo padre lavorava come ritrattista, nel cui clima intellettuale avviene la sua formazione culturale.

La formazione culturale e le prime esperienze in campo antropologico[modifica | modifica wikitesto]

Studia legge e filosofia alla Sorbona di Parigi e nel 1931 si laurea in filosofia, abbandonando gli studi di legge, ed inizia a insegnare in un liceo di provincia.

Le sue posizioni filosofiche si dimostrano subito molto critiche nei confronti delle tendenze idealiste e spiritualistiche della filosofia francese del periodo fra le due guerre, soprattutto perché egli riconosce in sé stesso un'esigenza di concretezza che lo porta verso direzioni completamente nuove.

Egli scopre presto nelle scienze umane, in particolare nella sociologia di Emile Durkheim e nell'etnologia di Lucien Lévy-Bruhl,[6] la possibilità di costruire un discorso innovatore sull'uomo. Decisivo fu per Lévi-Strauss l'incontro con Paul Rivet, che conobbe in occasione dell'esposizione di Jacques Soustelle al Museo Etnografico, e con Marcel Mauss del quale fu allievo. Egli rimane affascinato dal forte senso del concreto che scaturisce dall'insegnamento di Mauss e dal metodo che egli utilizza per spiegare e analizzare i riti e i miti primitivi.

Influenzato pure dall'esperienza surrealista e dalla psicoanalisi freudiana,[7] accetta, nel 1935, l'offerta di andare ad insegnare sociologia a San Paolo in Brasile. Questa sarà l'occasione per conoscere un mondo completamente diverso da quello europeo ma soprattutto per entrare in contatto con le popolazioni indie del Brasile che diventeranno l'oggetto delle sue ricerche scientifiche sul campo. Il suo esordio nel campo dell'antropologia avviene gradualmente. Nei primi tempi, compie brevi visite nell'interno del paese. A cavallo tra il 1935 e il 1936 organizza una spedizione, della durata di qualche mese, tra i Bororo e infine, tra il giugno e il dicembre del 1938 una missione nel Mato Grosso e nella foresta amazzonica dove incontrerà i Nambikwara: erano "i veri selvaggi"[8], cioè le popolazioni meno acculturate e nello stesso tempo più interessanti.

Il ritorno in Francia e la fuga negli Stati Uniti[modifica | modifica wikitesto]

Tornato in Francia nel 1939, viene mobilitato allo scoppio della seconda guerra mondiale ma nel 1941, subito dopo l'armistizio, a causa delle persecuzioni contro gli ebrei, è costretto a fuggire e riesce ad imbarcarsi per gli Stati Uniti.

A New York, inizia a insegnare presso la "New School for Social Research", e, subito dopo, sarà uno dei fondatori dell'École Libre des Hautes Études, una specie di "Università in esilio" per accademici francesi a New York.

Il periodo newyorkese si rivela presto molto importante per l'evoluzione del suo pensiero. Qui, infatti, egli conosce alcuni esponenti della scuola di Franz Boas, come Alfred Kroeber ed il culturologo Leslie White, e, in particolare, il linguista Roman Jakobson, autore, assieme a Nikolaj Sergeevič Trubeckoj, di un fondamentale studio sui sistemi di combinazione dei fonemi propri delle diverse lingue.[9] Ma soprattutto Jakobson gli sarà d'aiuto per mettere a punto il suo metodo di indagine strutturalista, che sfocerà poi nella creazione dell'antropologia strutturale.

Lévi-Strauss è anche considerato, insieme a Franz Boas, uno degli esponenti principali dell'Antropologia Americana, disciplina che insegna presso la Columbia University a New York, e che gli fa ottenere il titolo per essere accettato con facilità negli Stati Uniti. Nel 1948 ritorna a Parigi e, in quell'anno, consegue il dottorato alla Sorbona con una tesi maggiore e una minore, come era tradizione in Francia, dal titolo "La famiglia e la vita sociale degli Indiani Nambikwara" (La vie familiale et sociale des Indiens Nambikwara) e "Le strutture elementari della parentela" (Les structures élementaires de la parenté).

L'apogeo scientifico[modifica | modifica wikitesto]

Le strutture elementari della parentela sono pubblicate l'anno seguente, nel 1949, e l'opera è subito riconosciuta come uno degli studi antropologici più importanti ed innovativi sui rapporti di parentela fino a quel momento effettuati. Già Émile Durkheim, aveva pubblicato un notevole studio, dal titolo Forme elementari della vita religiosa, frutto di un'analisi formale sull'organizzazione familiare dei popoli e sull'esame delle strutture logiche individuate dalle relazioni tra i suoi vari componenti. Mentre, tra gli antropologi inglesi, Alfred Reginald Radcliffe-Brown sosteneva che la parentela è basata sulla discendenza da un comune antenato, Lévi-Strauss sostiene invece che la parentela è basata su quell'alleanza tra due famiglie che viene a instaurarsi quando una donna, proveniente da un gruppo, sposa un uomo appartenente ad un altro gruppo. In questi termini, Lévi-Strauss introduce la nozione antropologica basilare di scambio, quale fondamento del legame sociale, che sussume quella economica.

Tra gli anni '40 e '50, Lévi-Strauss continua con le sue pubblicazioni, ottenendo sempre maggior successo. Al suo ritorno in Francia, nel 1947, lavora come amministratore del CNRS, è vice-direttore al "Musée de l'Homme", quindi insegna all'"École Pratique des Hautes Études", presso la sezione di "Sciences religieuses", precedentemente fondata da Marcel Mauss e poi rinominata, da Lévi-Strauss, "Religions comparées des peuples sans écriture" ("Religioni comparate dei popoli senza scrittura").

Già conosciuto negli ambienti accademici, nel 1955, con la pubblicazione di "Tristes Tropiques", raggiunge un pubblico ancora più vasto. Tristi Tropici è essenzialmente un diario di viaggio nel quale egli annota le sue impressioni, frammiste a una serie di geniali considerazioni ed intuizioni sul mondo primitivo amazzonico, che risalgono al lavoro sul campo svolto nel periodo brasiliano 1935-39. Presa in considerazione dall'organizzazione del Premio Goncourt, l'opera viene tuttavia rifiutata con la giustificazione che "Tristes Tropiques" era una "non-fiction".

Nel 1959, è titolare della cattedra di Antropologia sociale al Collège de France. Non molto tempo dopo, pubblica "Anthropologie structurale", frutto di una sistematica riorganizzazione di suoi precedenti saggi ed altri scritti, opera che segna ufficialmente la nascita dell'antropologia strutturale.

« Sono qui raccolti diciassette dei cento testi circa che ho scritto in quasi trent'anni. Alcuni sono andati perduti; altri possono benissimo rimanere nell'oblio. Tra quelli che mi sono apparsi meno indegni di sussistere, ho fatto una scelta, scartando i lavori il cui carattere è puramente etnografico e descrittivo, e anche altri, di portata teorica, ma la cui sostanza è incorporata nel mio libro Tristi Tropici. Pubblico qui per la prima volta due testi (i capitoli V e XVI), che, uniti ad altri quindici, mi sembrano adatti a chiarire il metodo strutturale in antropologia [10]. »

Nello stesso periodo, istituisce il Laboratoire d'anthropologie sociale (LAS) e fonda una nuova rivista, l'Homme, dedicata a studi e ricerche di antropologia culturale e sociale.[11]

Nel 1962, Lévi-Strauss pubblica quello che molti ritengono essere il suo lavoro più importante, "Pensée Sauvage". Nella prima parte del libro vengono delineate una nuova concezione della mentalità primitiva ed un'analisi della nozione di cultura centrata sugli aspetti simbolici, mentre, nella seconda parte, si concentra sulla teoria del cambiamento sociale. Molti critici gli appunteranno di non aver tuttavia portato ulteriori corroborazioni a supporto delle proprie concezioni teoriche, da loro ritenute di natura prevalentemente umanistica e filosofica. Tra l'altro, parte delle tesi sostenute in questa seconda parte del libro, porterà Lévi-Strauss in un acceso dibattito con Jean-Paul Sartre riguardo alla natura della libertà umana.

"Il triangolo culinario" di Lévi-Strauss. Diagramma di analisi strutturale nella preparazione dei cibi. Adattato da Le Cru et le cuit

Ormai diventato una celebrità, Lévi-Strauss è impegnato, dalla seconda metà degli anni sessanta in poi, alla realizzazione di un ampio ed ambizioso progetto, concretizzato nei quattro volumi di un'importante opera collettiva dal titolo Mythologiques. In essa, tra i tanti risultati conseguiti, egli analizza formalmente un singolo mito seguendone le sue variazioni o trasformazioni da un gruppo sociale ad un altro, dall'estremità del Sud America, attraverso l'America Centrale e Settentrionale, fino al Circolo Artico, esaminando quindi, con una metodologia tipicamente strutturalista, le relazioni formali invarianti che intercedono tra i vari elementi componenti la struttura mitica sottostante tali trasformazioni, anziché considerare i loro contenuti storicamente determinati.[12]

Nel 1971, Lévi-Strauss completa l'ultimo volume delle Mythologique, e, nel 1973, viene eletto membro dell'elitaria Académie Française, uno dei più grandi onori per un intellettuale francese. Membro dell'"American Academy of Arts and Letters", nel 1973 riceve l'Erasmus Prize, nel 2003 il Meister Eckhart Prize per la filosofia, e la laurea ad honorem dalle università di Oxford, quella di Harvard e la Columbia University. Premiato della Grand-croix de la Légion d'honneur, ha ricevuto pure la nomina al merito di "Commandeur de l'ordre national du Mérite" e di "Commandeur des Arts et des Lettres".

Anche dopo il pensionamento, egli non ha mai smesso di scrivere e pubblicare lavori di ricerca, studi e riflessioni varie sull'arte, sulla musica, sulla poesia, sulla società contemporanea, con accenti, su quest'ultima, alquanto pessimistici.[13] Quando intervistato, spesso faceva riferimento a fatti, avvenimenti e circostanze della sua lunga, ricca ed operosa vita.

Muore a Parigi, venerdì 30 ottobre 2009, all'età di quasi 101 anni[2].

È stato uno dei più grandi pensatori del XX secolo.

Il pensiero[modifica | modifica wikitesto]

Lévi-Strauss nel 2005

Lévi-Strauss cercò di applicare la linguistica strutturale di Ferdinand de Saussure all'antropologia. I suoi studi riguardano, fra gli altri, la famiglia e il mito. Levi-strauss connettendo cognitivismo e antropologia arricchisce il tema dell'anti-etnocentrismo e del relativismo dell'antropologia. Attraverso la ricerca di strutture logiche comuni a tutte le culture, di costanti comuni che poi si manifestano in molteplici forme di concettualizzazione umana, comprensibili solo nel contesto etnografico di riferimento, riconosce il caratterere di sistematicità e razionalità del modo di vivere e pensare dei popoli tribali (Frabboni e Pinto Minerva, 2005).

Lévi-Strauss era ateo[14].

Proibizione dell'incesto[modifica | modifica wikitesto]

Secondo Lévi-Strauss tutte le culture pongono un divieto al desiderio incestuoso e pertanto il tabù dell'incesto si configura come una legge universale. Il tabù dell'incesto è, in pratica, la proibizione dell'endogamia, il cui effetto, quindi, è l'incoraggiamento dell'esogamia. Grazie a quest'ultima, la famiglia è in grado di stabilire relazioni esterne che rafforzano la solidarietà sociale. Lévi-Strauss espresse ampiamente questa teoria dell'alleanza matrimoniale nel suo Le strutture elementari della parentela (1949). La proibizione dell'incesto è la costante universale che segna il passaggio dal puro stato di natura a una società umana seppure minimamente organizzata.

In talune società antiche l'incesto era comunque spesso consuetudine nelle famiglie che detenevano il potere, con l'evidente finalità dell'autoconservazione dello stesso: esempi giunti fino a noi sono quelli dei faraoni egizi.

Critiche[modifica | modifica wikitesto]

Notevoli critiche, a cui sono sempre corrisposte puntuali controrepliche di difesa, sono state mosse alle idee di Lévi-Strauss, specialmente a partire dal '68 californiano, quando furono totalmente rigettate sia dalle minoranze afroamericane sia dal gotha dei sociologi ed antropologi statunitensi (tra cui Herbert Marcuse, Angela Davis, Desmond Morris, Huey Newton, Stokely Carmichael).

I principali appunti mossi al filosofo originario del Belgio furono:

  • l'assoluta ignoranza dei caratteri evoluzionistici riscontrati nell'Uomo, specie riguardo alla fase in cui la "scimmia umana" divenne carnivora;
  • l'arbitrarietà del "punto zero", ovvero la "tribù felice" anziché l'uomo civilizzato, che riflette l'influenza romantica di Jean-Jacques Rousseau;
  • l'assenza di dati e statistiche scientifiche a supporto.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • La Vie familiale et sociale des Indiens Nambikwara (1948) > La vita familiare e sociale degli indiani Nambikwara, trad. di Paolo Caruso, Einaudi, 1970
  • Les Structures élémentaires de la parenté (1949, 1968) > Le strutture elementari della parentela, trad. di Alberto Mario Cirese e Liliana Serafini, Feltrinelli, 1972
  • Race et Histoire (1952) > Razza e storia e altri studi antropologici, trad. e cura di Paolo Caruso, Einaudi, 1967-1997
  • Tristes tropiques (1955) > Tristi tropici, trad. di Bianca Garufi, Il Saggiatore, 1960
  • Anthropologie structurale (1958) > Antropologia strutturale, trad. di Paolo Caruso, Il Saggiatore, 1966-2015
  • Le totémisme aujourd'hui (1962) > Il totemismo oggi, trad. di Danilo Montaldi, Feltrinelli, 1964
  • La Pensée sauvage (1962) > Il pensiero selvaggio, trad. di Paolo Caruso, Il Saggiatore, 1964
  • Mythologiques I. Le cru et le cuit (1964) > Mitologica I. Il crudo e il cotto, trad. di Andrea Bonomi, Il Saggiatore, 1966
  • Mythologiques II. Du miel aux cendres (1967) > Mitologica II. Dal miele alle ceneri, trad. di Andrea Bonomi, Il Saggiatore, 1970
  • Mythologiques III. L'origine des manières de table (1968) > Mitologica III. Le origini delle buone maniere a tavola, trad. di Enzo Lucarelli, Il Saggiatore, 1971
  • Mythologiques IV. L'homme nu (1971) > Mitologica IV. L'uomo nudo, trad. di Enzo Lucarelli, Il Saggiatore, 1974
  • Anthropologie structurale II (1972) > Antropologia strutturale II, trad. di Sergio Moravia, 1978
  • La Voie des masques (1977; 1979) > La via delle maschere, trad. di Primo Levi, Einaudi, 1985
  • Myth and Meaning (1978) > Mito e Significato, Introduzione di Cesare Segre, Il Saggiatore, Milano, 1980-2016
  • Le regard éloigné (1983) > Lo sguardo da lontano. Antropologia, cultura, scienza a raffronto, trad. di Primo Levi, Collana Paperbacks n.154, Einaudi, 1984; Il Saggiatore, 2010
  • Paroles données (1984) > Parole date, trad. G. Mongelli, Collana Paperbacks n.221, Einaudi, 1992
  • La Potière jalouse (1985) > La vasaia gelosa. Il pensiero mitico nelle due Americhe, trad. di Giuseppe Mongelli, Collana Paperbacks n.179, Einaudi, 1987
  • De près et de loin. Entretiens avec Didier Eribon (1988) > Da vicino e da lontano. Discutendo con Claude Lévi-Strauss, trad. di Massimo Cellerino, Rizzoli, 1988
  • Histoire de lynx (1991) > Storia di Lince. Il mito dei gemelli e le radici etiche del dualismo amerindiano, trad. S. Atzeni, Collana Paperbacks n.241, Einaudi, 1993
  • Regarder, écouter, lire (1993) > Guardare ascoltare leggere, trad. di Francesco Maiello, 1994
  • Saudades do Brasil (1994) > Saudades do Brasil. Immagini dai Tristi Tropici, trad. G. Felici, Collana Saggi n.111, NET, 2003
  • Le Père Noël supplicié (1994) > Babbo Natale giustiziato, Introduzione di Ignazio Buttitta, trad. di Clara Caruso, Sellerio, 1995
  • Loin du Brésil. Entretiens avec Véronique Mortaigne (2005)
  • L'altra faccia della luna. Scritti sul Giappone (L'autre face de la lune. Écrits sur le Japon, 2011), Collana PasSaggi n.20, Milano, Bompiani, 2015, ISBN 978-88-452-8069-6.
  • Siamo tutti cannibali (Nous sommes tous des cannibales, 2013), Collana Intersezioni n.441, Bologna, Il Mulino, 2015, ISBN 978-88-15-25737-6. [il volume raccoglie i testi pubblicati su «La Repubblica» dal 1989 al 2000]

Articoli[modifica | modifica wikitesto]

1944, “The Social and Psychological Aspects of Chieftainship in a Primitive Tribe: The Nambikuara of Northwestern Mato Grosso", Transactions of the New York Academy of Science, 7: 16-32.

1944/45, “Le dédoublement de la représentation dans les arts de l'Asie et de l'Amérique”, Renaissance, II-III, pp. 169–186) poi in LÉVI-STRAUSS 1958b (trad. it. "Lo sdoppiarsi della rappresentazione nelle arti dell'Asia e dell'America" in trad. it. di 1958a: 275-300).

1945a, “French Sociology”, in Georges Gurvitch-Moore (a c. di), 1945: 503-537. (trad. it "La sociologia francese", a cura di F. Denunzio, Mimesis, Milano, 2013)

1945b, “L'œuvre d'Edward Westermarck", RHR, 129: 84-100.

1948, "Compte rendu de Sun Chief, the Autobiography of a Hopi Indian, par L. Simmons”, Année sociologique, Troisième série, I, 1940-1949 (pubblicato nel 1945 in Social Research, 10).

1950, “Introduction à l'œuvre de Marcel Mauss“ in MAUSS, 1950: IX-LII (trad. it. Einaudi, 1965).

1952ª Race et histoire, Parigi: Unesco; edizione riveduta in LÉVI-STRAUSS 1973: 377-422.

1952b, “Les Structures sociales dans le Brésil central et oriental”, Proceedings of the 29th Congress of Americanists, Chicago: University of Chicago Press; ora in LÉVI-STRAUSS 1958ª: 133-145 (trad. it. “Le strutture sociali nel Brasile centrale e orientale” in trad. it. di 1958ª: 140-152).

1956a “The Family” /???/in SHAPIRO (a c. di), 1956; trad. francese in Annales de l'Université d'Abidjan, série F-3, fasc. 3, 1971: 5-29, ora in nuova versione in 1983a: 65-92 .

1956b, “Les Organisations dualistes existent-elles?” Bijdragen tot de Taal-, Land- en Volkenkunde, 112, 2: 99-128 poi in LÉVI-STRAUSS 1958a. (trad. it "Esistono le organizzazioni dualiste” in trad. it. di 1958a: 153-185).

1958, “La Geste d'Asdival”, Annuaire 1958-59, Parigi: École Pratique des Hautes Études, pp. 3–43; ora in Lévi-Strauss, 1973: 175-234 (trad. it. “Le gesta di Asdiwal” in trad. it. di 1973: 187-235).

1960, “Ce que l'ethnologie doit à Durkheim”, Annales de l'Université de Paris: I: 45-50; ora in 1973a: 57-62).

1964, “In Memoriam Alfred Métraux”, L'Homme, IV, 2: 5-19.

1966, “Anthropology: Its Achievement and Future”, CA, 7 (2): 124-127.

1979, « La famille » , in BELLOUR R. et CLEMENT C. (a c. di) Claude Lévi-Strauss. Textes de et sur Claude Lévi-Strauss, Parigi: Gallimard, pp. 93–131.

1980 (1950), « Introduction à l'œuvre de Marcel Mauss », in MAUSS M., Sociologie et anthropologie, Parigi: PUF: IX-LI.

1983b, “Histoire et ethnologie", AESC, XXXVIII, (6): 1217-1231.

Opere collettive[modifica | modifica wikitesto]

  • L'identité. Séminaire interdisciplinaire dirigé par Claude Lévi-Strauss, professeur au Collège de France, 1974-1975, Parigi: Grasset, 1977 (trad. it. L'identità. Seminario diretto da Claude Lévi-Strauss Palermo, Sellerio, 1980).
  • LÉVI-STRAUSS Claude – Didier ERIBON (in collaborazione con), De près et de loin, Parigi: Odile Jacob, 1988 (trad. it. Da vicino e da lontano. Discutendo con Claude Lévi-Strauss, Milano: Sellerio, 1988).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ cit. in Le mucche possono scendere le scale?, a cura di Paul Heiney, Newton Compton, Roma, 2007. ISBN 978-88-541-0828-8.
  2. ^ a b Sembra esserci del disaccordo in merito alla data della morte infatti i quotidiani italiani riportano come data la notte tra sabato 31 ottobre e domenica 1º novembre: si vedano Corriere della sera e Repubblica, così come (FR) Le Parisien e (FR) Le Monde. France Info afferma che la morte sia avvenuta sabato 31 ottobre. Altre fonti parlano di venerdì 30 ottobre, il (EN) New York Times afferma di aver contattato il figlio di Lévi-Strauss, Laurent che ha affermato che il padre è morto venerdì (30 ottobre). Anche (EN) Yahoo! news riporta la data del 30 ottobre. Si sa che la notizia della morte (v. le fonti precedenti) è stata data solo martedì 3 novembre.
  3. ^ Conversation with Jean José Marchand
  4. ^ Pinker, Steven. (2003) The Blank Slate. p. 22.
  5. ^ Death of French anthropologist Claude Levi-Strauss, Euronews, 3 novembre 2009. URL consultato il 3 novembre 2009.
  6. ^ Cfr. A. Carotenuto (a cura di), Dizionario Bompiani degli Psicologi Contemporanei, Bompiani, MIlano, 1992, p. 173.
  7. ^ Cfr. A. Carotenuto, cit., p. 173.
  8. ^ Claude Lévi-Strauss, Tristi Tropici, Il Saggiatore, Milano, 1960.
  9. ^ Cfr. A. Carotenuto, cit., p. 173.
  10. ^ da Prefazione, Claude Lévi-Strauss, Antropologia strutturale, Casa editrice Il Saggiatore, Milano, 1966, p. 11
  11. ^ Cfr. S. D'Onofrio (a cura di), Claude Lévi-Strauss, fotografato da Marion Kalter, Istituto per gli Studi Filosofici di Napoli, electa napoli, Napoli, 2008.
  12. ^ Cfr. S. Nannini, ”Lévi-Strauss, Claude“, voce dell'Enciclopedia Garzanti di Filosofia, Nuova edizione, Garzanti, Milano, 1993, pp. 629-631.
  13. ^ Cfr. P. Wilcken, Il poeta nel laboratorio. Vita di Claude Lévi-Strauss, il Saggiatore, Milano, 2013.
  14. ^ "Personally, I've never been confronted with the question of God," says one such politely indifferent atheist, Dr. Claude Lévi-Strauss, professor of social anthropology at the Collège de France." Theology: Toward a Hidden God, Time.com.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Comba, E., Introduzione a Lévi-Strauss, Laterza, Roma-Bari, 2000
  • Di Caro, A., Lévi-Strauss: teoria della lingua o antropologismo?, Spirali, Milano, 1981
  • Favret-Saada, J., La-Pensée-Lévi-Strauss, in «Journal des anthropologues», nn. 82-83, 2000
  • Niola, M. (a cura di), Lévi-Strauss, fuori di sé (saggi di Agamben, Augé, De Beauvoir, Derrida, Le Goff, Sontag et al.), Macerata, Quodlibet, 2008
  • Pagani, C., Genealogia del primitivo -Il museo du Quai Brauly, Lévi-Strauss e la scrittura etnografica Negretto Editore, Mantova

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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