Andrew Johnson

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Andrew Johnson
Andrew Johnson photo portrait head and shoulders, c1870-1880-Edit1.jpg

17º Presidente degli Stati Uniti d'America
Durata mandato 15 aprile 1865 – 4 marzo 1869
Predecessore Abraham Lincoln
Successore Ulysses Simpson Grant

16º Vicepresidente degli Stati Uniti
Durata mandato 1º gennaio 1865 - 15 aprile 1865
Predecessore Hannibal Hamlin
Successore Schuyler Colfax

17° Governatore del Tennessee
Durata mandato 17 ottobre 1853 - 3 novembre 1857
Predecessore William B. Campbell
Successore Isham G. Harris

Dati generali
Partito politico Democratico
Firma Firma di Andrew Johnson

Andrew Johnson (Raleigh, 29 dicembre 1808Elizabethton, 31 luglio 1875) è stato un politico statunitense.

Johnson fu eletto nel 1865 come vicepresidente di Abraham Lincoln, e gli succedette alla massima carica quando questi fu assassinato, diventando il 17º Presidente degli Stati Uniti d'America.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Primi anni[modifica | modifica wikitesto]

Andrew Johnson nacque il 29 dicembre 1808 a Raleigh, nella Carolina del Nord, da una famiglia molto povera. Rimasto orfano del padre a 10 anni, il piccolo Andrew rimase con la madre; studiò da autodidatta, iniziando a lavorare come apprendista sarto, trasferendosi in varie località degli Stati Uniti finché, divenuto sarto egli stesso, nel settembre del 1826 si stabilì nel Tennessee, a Greeneville.

Qui conobbe Eliza McCardle, figlia di un fabbricante di scarpe, la quale gli insegnò a leggere e a scrivere, e in seguito, il 17 maggio 1827, divenne sua moglie. Dall'unione nacquero cinque figli: Martha Johnson Patterson (18281901), Charles Johnson (18301863), Mary Johnson Stover Brown (18321883), Robert Johnson (18341869), Andrew Johnson, Jr. (18521879).

L'inizio della carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Ben presto, Johnson iniziò ad occuparsi di politica proprio nel Tennessee, militando nelle fila dei democratici e schierandosi contro i grandi proprietari terrieri che ancora mantenevano la schiavitù. Pur avendo i suoi avversari schiavisti confluito nel Partito Democratico, egli rimase all'interno del partito, pur mantenendo una posizione moderata sul problema schiavistico. Dal 1843 al 1853 fu deputato democratico al Congresso federale, per poi venire eletto governatore del Tennessee, carica che mantenne dal 17 ottobre 1853 al 3 novembre 1857, finché non vinse le elezioni per il Senato federale, dove rimase fino al 1862.

Sudista moderato, Johnson mantenne una posizione cauta sul problema della schiavitù, temendo che l'Unione si spezzasse in due parti: per tale motivo, quando nel febbraio del 1861 alcuni Stati sudisti si separarono dagli Stati Uniti dopo l'elezione alla presidenza di Lincoln, noto per le sue idee abolizioniste, fu l'unico rappresentante sudista a continuare a partecipare al Congresso anche dopo lo scoppio della Guerra di secessione americana.

Probabilmente per questo motivo il presidente Lincoln lo nominò, il 12 marzo 1862, governatore militare di quella parte del Tennessee occupata dalle truppe nordiste, dove Johnson ristabilì il governo federale, contribuendo, dopo il proclama di emancipazione del 1º gennaio 1863, anche all'abolizione della schiavitù nei territori di sua pertinenza. Fu così che, per via della sua origine sudista e per la sua opera di governatore, Lincoln lo scelse come vicepresidente per il suo secondo mandato, nel National Union ticket da lui proposto. Dopo la vittoria alle elezioni presidenziali del novembre del 1864, in cui Lincoln venne rieletto, Johnson divenne vicepresidente degli Stati Uniti d'America.

Presidente degli Stati Uniti[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto del presidente Andrew Johnson

Il 13 aprile 1865, il presidente Lincoln venne ferito mortalmente al Ford's Theatre di Washington da un fanatico sudista, spirando due giorni dopo: di conseguenza Johnson divenne presidente degli Stati Uniti.

Il nuovo presidente tentò di realizzare il piano di Lincoln, cioè di ricostruire il Sud e pacificarne gli animi in nome della concordia nazionale, ma non aveva l'energia e il prestigio del predecessore e subì numerosi attacchi dai radicali del Nord, come Edwin McMasters Stanton e Thaddeus Stevens. Il suo piano inoltre si scontrava con quello del Congresso, largamente dominato dai repubblicani radicali, che volevano punire gli Stati del Sud e sottoporli a controllo militare, oltre a costituire una solida base elettorale per il partito con l'appoggio della popolazione afroamericana. Al termine della Guerra di secessione americana, infatti, Johnson riuscì solo a promulgare un'amnistia per i partecipanti alla secessione e a proporre al Congresso la nomina di una commissione per la ricostruzione del Sud. Tuttavia Johnson si scontrò più volte con l'assemblea parlamentare statunitense, ponendo il veto presidenziale a numerose leggi che potevano esacerbare gli animi dei sudisti, spesso senza riuscirci. Infatti una legge del 1866 ristrutturò profondamente l'esercito, trasformandolo fondamentalmente in un organismo di polizia militare con compiti di controllo dell'ordine negli ex-Stati confederati e nei territori dell'Ovest.

I suoi oppositori gli impedirono di attuare diversi provvedimenti in favore del Sud, anche a favore dei quattro milioni di neri emancipati. Sotto la sua presidenza venne ratificato, il 18 dicembre 1865, il XIII emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d'America, già approvato dal Congresso prima dell'assassinio di Lincoln, mentre nel 1866 il Congresso approvò il Civil Rights Act del 1866, nonostante il veto di Johnson, che concedeva la cittadinanza statunitense ai neri emancipati. Il Congresso, poi, approvò nel 1867 il Basic Reconstruction Act, una legge per la ricostruzione degli Stati sudisti, i quali, per essere riammessi nell'Unione, dovevano promulgare nuove costituzioni, convocare assemblee legislative elette a suffragio universale e ratificare il XIII emendamento della Costituzione. Nello stesso anno venne emanato il Tenure of Office Act, il quale, nonostante il veto del presidente, impediva il licenziamento dei funzionari pubblici per motivi politici. Inoltre il 9 luglio 1868 il Congresso approvò il XIV emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d'America, che, sempre per combattere la piaga della segregazione razziale, stabiliva il giusto processo e la clausola di eguale protezione nelle leggi di ciascuno Stato, indipendentemente dall'appartenenza razziale.

Un altro evento importante dell'amministrazione Johnson fu l'acquisto dell'Alaska, ceduta agli USA per 7.200.000 dollari dalla Russia[1], operazione condotta dal Segretario di Stato William Henry Seward; inoltre, il 1º marzo 1867 il Nebraska entrò a far parte degli Stati dell'Unione. Johnson varò anche una legge sulla distribuzione delle terre ai pionieri che favorì la colonizzazione del Far West.

Alla fine, per cercare di combattere l'opposizione del Nord alle sue politiche a favore del Sud, il presidente silurò Stanton, ma ciò provocò un processo per impeachment contro di lui (di fatto i motivi di questo provvedimento erano prettamente politici, poiché il Congresso radicale voleva disfarsi di un presidente così poco arrendevole nei suoi confronti). Johnson tuttavia fu assolto il 16 maggio 1868, mancando un voto per raggiungere la maggioranza dei due terzi necessaria all'impeachment.

Ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

Il 4 marzo 1869, scaduta la carica, Johnson si ritirò a vita privata: dopo due tentativi falliti di elezione a Camera e Senato, nel 1875 fu eletto di nuovo senatore, a pochi mesi dalla morte, avvenuta il 31 luglio dello stesso anno, a 62 anni. Le spoglie vennero sepolte presso il Nation Cemetery di Greeneville, nel Tennessee.

Fu uno dei presidenti degli Stati Uniti membri della Massoneria[2].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) [3 Of The Most Lucrative Land Deals In History, investopedia.com. URL consultato il 17 febbraio 2016.
  2. ^ (FR) "Les présidents des Etats-Unis francs-maçons", in: Giacometti-Ravenne, Le symbole retrouvé, Parigi, 2011, p. 301.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Presidente degli Stati Uniti d'America Successore
Abraham Lincoln 1865-1869 Ulysses Simpson Grant
Predecessore Vicepresidente degli Stati Uniti Successore
Hannibal Hamlin 1865 Schuyler Colfax
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