George Armstrong Custer

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George Armstrong Custer
Gilcrease - General Custer.jpg
5 dicembre 1839 – 25 giugno 1876
Soprannome "Armstrong", "Artie", "Autie", "Funny", "Curly", "Yellow Hair", "The Boy General", "Iron Butt", "Hard Ass", "Ringlets"
Nato a New Rumley, Ohio
Morto a Little Bighorn, Montana
Luogo di sepoltura inizialmente sul campo di battaglia
successivamente interrato nel West Point Cemetery
Dati militari
Paese servito Stati Uniti Stati Uniti
Forza armata United States Army
Union Army
Specialità Cavalleria
Anni di servizio 18611876
Grado
Comandanti
Guerre
Campagne
Battaglie
Comandante di Michigan Brigade
3rd Cavalry Division
2nd Cavalry Division
7th U.S. Cavalry
Studi militari Accademia di West Point
Pubblicazioni George Armstrong Custer (ed. 1991), La mia vita nelle Pianure. Esperienze personali tra gli indiani Milano, Mursia, ISBN 88-425-1078-5

The Harper Encyclopedia of Military Biography[1]

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George Armstrong Custer (New Rumley, 5 dicembre 1839Little Bighorn, 25 giugno 1876) è stato un militare statunitense. Fu ufficiale dell'Esercito degli Stati Uniti e comandante di reparti di cavalleria durante la guerra di secessione americana e le guerre indiane. Cresciuto nel Michigan e nell'Ohio, Custer venne ammesso a West Point nel 1857 dove si diplomò, ultimo della sua classe, nel 1861. Allo scoppio della guerra civile americana venne chiamato a servire nell'esercito dell'Unione.

Durante la guerra civile si guadagnò una buona reputazione ed il suo battesimo del fuoco avvenne nella prima battaglia di Bull Run del 21 giugno 1861. I suoi rapporti con alcuni importanti ufficiali favorirono la sua carriera così come la sua capacità di comando di reparti di cavalleria. Venne promosso capitano nel 1864 ed ottenne il rango temporaneo (brevet) (brevetto) di maggior generale nel 1865 per riprendere il grado di capitano al termine del conflitto. Alla conclusione della campagna di Appomattox, nella quale le sue truppe giocarono un ruolo decisivo, Custer fu presente alla resa del generale Robert E. Lee nelle mani del generale Ulysses S. Grant il 9 aprile 1865.

Dopo la guerra di secessione mantenne il grado "brevet" di maggior generale dei volontari fino al loro congedo definitivo nel 1866. Riassunto il grado di capitano che per progressione di carriera gli spettava, venne promosso tenente colonnello del 7th Cavalry Regiment nel luglio del 1866; l'anno successivo, nel 1867, venne destinato nell'ovest per prendere parte alle guerre indiane. Custer, ivi compresi due suoi fratelli, e tutti gli uomini del 7° Cavalleria appartenenti alla colonna da lui capeggiata furono uccisi il 25 giugno 1876 nella battaglia del Little Bighorn, combattuta contro una coalizione di tribù native. La battaglia divenne popolarmente nota, nella storia statunitense, come "Custer's Last Stand".

Benché colloquialmente e popolarmente indicato come "generale", di fatto non raggiunse mai questo grado effettivo bensì solo come "brevet" ovvero gradi temporanei concessi, campagne durante, per l'assolvimento di specifici incarichi o per la durata di una campagna o di una sola missione.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Custer nel 1865 con i gradi da Major General "brevet"
ThomasCuster

Gli antenati di Custer, Paulus e Gertrude Küster (in seguito anglofonizzato in Custer), immigrarono negli Stati Uniti nel 1693 provenienti dalla Renania [2] [3]. George Armstrong, così chiamato dalla madre in onore di un pastore con la speranza che seguisse la carriera ecclesiastica, nacque a New Rumley, nell'Ohio, il 5 dicembre 1839, da Emmanuel Henry Custer (1806-1892), fabbro, e da Marie Ward Kirkpatrick (1807-1882)[4], seconda moglie del padre. Custer crebbe in una famiglia molto numerosa; il padre, infatti, da un primo matrimonio aveva avuto tre figli e dal matrimonio con la vedova Ward (che a sua volta ne aveva altri 3) ne ebbe altri 5 (George, Nevin, Thomas[5]detto Tom, Boston[6] - questi ultimi due morti nella battaglia del Little Bighorn - e Margareth moglie, a sua volta, del tenente James Calhoun[7][8], morto anch'egli al Little Big Horn).

Custer sposò nel 1864 Elizabeth Bacon.

Secondo notizie riportate dal capitano. Frederick Benteen[9], nonché dal capo degli scouts Ben Clark e dalla tradizione orale Cheyenne, nel 1868, dopo la battaglia del Washita Custer ebbe una relazione con Mo-nah-se-tah[10], figlia del capo Cheyenne Little Rock[11][12], da cui sarebbe nato un figlio. La narrazione Cheyenne vuole che dalla relazione nascesse anche un secondo figlio alla fine del 1869, tuttavia alcuni studiosi statunitensi [13] ritengono che Custer fosse sterile a seguito di una malattia venerea contratta durante il periodo a West Point e che il padre, in realtà, fosse suo fratello Thomas[14].

La carriera militare: West Point[modifica | modifica wikitesto]

Il cadetto George Armstrong Custer all'Accademia Militare di West Point

Nel 1857, su raccomandazione[15]del deputato repubblicano John Bingham[16]nonostante la famiglia fosse notoriamente di "fede" democratica[17][18], George Armstrong Custer venne ammesso all'Accademia Militare degli Stati Uniti di West Point (New York). Di carattere testardo, ribelle, orgoglioso, permaloso, scarso amante dello studio, in pochi mesi raggiunse tante e tali note di demerito da rischiare l'espulsione, evitata, anche in questo caso, per intervento del deputato Bingham[19]. Uniche materie in cui eccelse erano quelle pratiche: scherma, tiro con la pistola, equitazione. Durante una licenza a Monroe conobbe Elizabeth Cliff Bacon (1842-1933) (soprannominata "Libbie") che successivamente sposò.

Promozioni e incarichi[modifica | modifica wikitesto]

Le promozioni e gli incarichi sotto riportati comprendono anche i "brevet", ovvero gradi temporanei assunti in occasione di particolari situazioni e che valevano solo fino al raggiungimento dell'obiettivo o al termine delle operazioni per cui furono concessi[20]:

  • 24 giugno 1861: sottotenente, 2° Cavalleria;
  • 05 giugno 1862: capitano di stato maggiore "brevet" e aiutante di campo del generale Pleasonton;
  • 17 luglio 1862: tenente, 5° Cavalleria;
  • 29 giugno 1863: generale di brigata dei volontari degli Stati Uniti;
  • 03 luglio 1863: maggiore "brevet" (per la Battaglia di Gettysburg);
  • 08 maggio 1864: capitano, 5° Cavalleria;
  • 11 maggio 1864: tenente colonnello "brevet" (per la battaglia di Yellow Tavern);
  • 19 settembre 1864: colonnello "brevet" (per la battaglia di Wichester e Fisher Hill);
  • 19 ottobre 1864: generale di divisione "brevet" dei volontari degli Stati Uniti (per la battaglia di Wichester e Fisher Hill);
  • 13 marzo 1865: generale di brigata "brevet" (per la battaglia di Five Forks);
  • 13 marzo 1865: generale di divisione "brevet";
  • 15 aprile 1865: generale di divisione dei volontari degli Stati Uniti fino allo scioglimento del reparto il 1 febbraio 1866;
  • 28 luglio 1866: tenente colonnello, 7° Cavalleria fino alla morte nella battaglia di Little Big Horn del 25 giugno 1876.

La guerra di secessione[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Guerra di secessione americana.

Allo scoppio della guerra di secessione statunitense, la classe di Custer, il cui naturale corso sarebbe durato 5 anni, venne diplomata con un anno di anticipo nel 1861 dovendo fornire ufficiali alle truppe nordiste (già nel 1860 gli allievi sudisti si erano dovuti dimettere dall'Istituto[21]). Classificatosi ultimo del suo corso (34° su 34 con un ammontare record, per West Point, di 726 note di demerito[22]), Custer venne assegnato con il grado di sottotenente al 2º Cavalleria, Compagnia "G", di stanza a Washington D.C., ed ebbe il battesimo del fuoco il 21 luglio 1861 nella prima battaglia di Bull Run. Nel 1862, destinato al 5° Reggimento Cavalleria, Custer partecipò all'assedio di Yorktown, dal 5 aprile al 4 maggio, ed entrò a far parte dello stato maggiore del Major General George B. McClellan (1826-1885), comandante dell'unità più grande dell'esercito nordista, l'Armata del Potomac. Nel giugno dello stesso anno, dopo un'azione nel corso della quale il reparto capeggiato da Custer catturò 50, tra militari e ufficiali confederati, venne promosso capitano dallo stesso McClellan, ma nel mese successivo, a causa della cattiva condotta delle operazioni[23], il generale McClellan venne esonerato dal comando e sostituito dal generale Ambrose Burnside[24]; Custer, che faceva parte dello stato maggiore, venne retrocesso al grado di tenente[25], posto in aspettativa ed inviato in licenza nel corso della quale si fidanzò con Elizabeth Bacon[26].

Il generale Pleasonton e il tenente Custer

Nel 1863 Custer venne trasferito, con il grado di tenente, alle dipendenze del tenente colonnello "brevet" Alfred Pleasonton (1824-1897) (promosso brigadiere generale a giugno dello stesso anno), comandante una delle divisioni di cavalleria dell'Armata del Potomac. Alla fine di giugno, e due giorni prima della battaglia di Gettysburg, il generale Pleasonton gli conferì il brevetto di generale, ovvero un grado valido per il solo periodo di durata del conflitto, e lo assegnò al comando della brigata di cavalleria del Michigan con la quale si distinse in vari interventi[27]. Risale a tale periodo l'inizio dell'uso, da parte di Custer, di capi di vestiario non conformi al regolamento sulle uniformi tra cui il fazzoletto da collo rosso che venne adottato dal suo reparto di cavalleria.

George Armstrong Custer e Elizabeth Bacon nel 1864 - Brady-Handy

L'anno seguente, nel 1864, sposò Elizabeth Clift Bacon[28].

Custer con i gradi da Maggior Generale "Brevet" nel 1865

La fama di Custer proseguì durante la guerra che concluse con il grado di "major general brevet" (un grado valido temporaneamente e concesso in occasione di eventi bellici che richiedevano effettivi assai più numerosi per la conduzione delle operazioni). Dal punto di vista eminentemente tattico, Custer non dimostrò particolare immaginazione nell'esecuzione degli attacchi, limitandosi a sfruttare quello che era il criterio di attacco frontale normalmente insegnato presso le scuole militari dell'epoca e giustificando così l'asserzione di un suo collega che dichiarò che era salito ai vertici della carriera militare «camminando sulla schiena dei suoi soldati caduti in battaglia»[29].

Spesso avventato, abituato ad attaccare sempre il nemico, anche in condizioni di evidente inferiorità numerica, Custer ebbe di certo dalla sua una notevole fortuna: a Gettysburg la brigata comandata da Custer ebbe 500 caduti su una forza complessiva di 1700 unità, nella battaglia del Wilderness cadde oltre un terzo degli effettivi, mentre alla battaglia di Appomattox, l'ultima della guerra di secessione, solo la sua brigata subì gravissime perdite. Tuttavia, di fronte alla manifesta inettitudine di altri generali nordisti, i giornali dell'epoca si appropriarono della figura di George Armstrong Custer, facendone l'eroe per eccellenza e coniando per lui il soprannome di «Murat americano».

Il comando del 7º Cavalleria[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: 7th Cavalry Regiment.
Il Presidente Andrew Johnson
Il fregio da berretto del 7° Cavalleria

Nel 1866 il presidente Andrew Johnson (1808-1875) firmò una legge che ristrutturò profondamente l'esercito trasformandolo, di fatto, in un organismo di polizia militare con compiti di controllo dell'ordine negli ex Stati confederati e nei territori dell'Ovest. A seguito di tale legge, tutti gli ufficiali con "brevet" temporaneo furono retrocessi al grado che per progressione di carriera loro competeva. Anche George Armstrong Custer, generale di brigata dei volontari, venne retrocesso al grado di capitano, tanto che egli accarezzò l'idea di trasferirsi in Messico, allettato dalla necessità dell'imperatore Massimiliano d'Austria di disporre di molti generali esperti per combattere i patrioti ribelli di Benito Juarez.

Ad analoga "retrocessione" furono soggetti gli ufficiali confederati transitati nell'esercito degli Stati Uniti; tale disagio si ripercosse, per ovvi motivi, sulla linea di comando giacché ufficiali già esperti si trovarono a dover sottostare, di fatto, ad altri più giovani, spesso meno preparati e con minore esperienza sul campo.

Contestualmente, dal febbraio 1866, Custer si assentò dal servizio [30] sondando la possibilità di trovare impiego civile a New York presso industrie ferroviarie o minerarie[31]. Nel maggio 1866, rientrato a Monroe a seguito della scomparsa del padre, Custer considerò la possibilità di candidarsi per il Congresso degli Stati Uniti prendendo parte a numerosi comizi ed eventi e, nel settembre 1866, accompagnò il presidente Andrew Johnson in un viaggio elettorale in treno attraverso gli Stati che si concluse nei pressi di Monroe quando Custer, colpito dalle frasi ingiuriose rivolte al Presidente da abitanti del luogo, decise di rientrare nella sua cittadina[32].

Custer abbandonò inoltre il progetto di trasferirsi in Messico solo quando il generale Philip Henry Sheridan (1831-1888), già suo comandante di divisione, lo assegnò al comando di un nuovo reggimento in via di formazione[33][34]. Si trattava del 7º Cavalleria che si formò a Fort Riley (Kansas) tra l'agosto ed il settembre del 1866[35][36]. Custer assunse il comando del 7° il 3 novembre 1866 con il grado di tenente colonnello, in sostituzione del colonnello Andrew Smith[37] che era stato distaccato al quartier generale dell'esercito.

Entro la fine dell'anno, il 7º Cavalleria contò 800 uomini, tra cui moltissimi stranieri[38](si calcola che l'incidenza di stranieri, polacchi, italiani, messicani, tedeschi, inglesi, irlandesi, fosse all'epoca, nell'esercito degli Stati Uniti, del 70%), cui si era intanto aggiunto il capitano Thomas "Tom" Custer, fratello di George. La paga era molto scarsa (13 $ mese per un soldato; 15 $ per un caporale; 22 $ per un sergente che salivano a 34 $ se con molti anni di servizio e sposato[39]), l'armamento quanto mai eterogeneo[40][41] e l'addestramento altrettanto scarso[42] anche per la difficoltà di trasmissione degli ordini a causa delle differenti lingue parlate. Le punizioni erano molto severe (dalla camera di punizione alla marcia con lo zaino carico di sassi sotto il sole, alla fustigazione, alla legatura a terra sotto il sole, alla fucilazione) ed anche in questo Custer si distinse per severità, pur avendo il pregio di dare l'esempio, sottoponendosi assieme ai suoi uomini alle medesime esercitazioni e alle marce più dure[43].

La corte marziale[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1867 il generale Winfield Scott Hancock organizzò una campagna contro gli Cheyenne. Si trattò, tuttavia, di una campagna dissennata ed inutile, giacché i nativi americani erano in pace e l'intera spedizione non portò a nessun risultato concreto[44]; anzi, scatenò gli Cheyenne sul «sentiero di guerra»[45]. Tutti i reparti impegnati vennero sottoposti a massacranti turni di servizio e a marce forzate[46][47] che, nel caso del 7º Cavalleria, che poteva contare su una forza di circa 800 unità, finirono con l'arrecare gravi danni al reparto stesso che fu oggetto, come altri del resto, di centinaia di diserzioni[48][49][50][51]

Benché non prevista dall'ordinamento militare, Custer applicò ai disertori la pena di morte, talché, al termine della campagna, fu arrestato, tradotto a Fort Leavenworth, Kansas, ed accusato dal Comando supremo[52] [53]di:

  • assenza senza autorizzazione e abbandono del posto di comando (era di fatto andato a trovare la moglie abbandonando il reparto in pieno territorio "nemico");
  • crudeltà verso i propri soldati (tra l'altro aveva fatto colpire alcuni soldati che stavano per disertare, vietando ai medici poi di curarli) [54];
  • abbandono dei corpi di due suoi soldati nelle mani dei nativi americani;
  • mancato intervento in difesa di una postazione attaccata dai nativi americani;
  • comportamento pregiudizievole per il buon ordine e la disciplina militare;
  • distruzione di proprietà del governo.

La corte marziale, riunitasi il 15 settembre 1867 a Fort Leavenworth, giudicò il 20 novembre successivo Custer colpevole di tutti i reati ascrittigli ma, grazie alle amicizie altolocate[55] (il generale Sheridan lo aveva richiesto per la imminente nuova campagna contro i Cheyenne) e politiche che intanto aveva coltivato, ed alla fama ottenuta durante la guerra di secessione, la pena si limitò alla sospensione dal grado e dal comando, nonché dall'attività militare con confisca dello stipendio per un anno fino al 7 ottobre 1868. Quanto alla fucilazione dei disertori, Custer fece notare alla corte che dagli inizi del 1867, da quando cioè la fucilazione era stata commutata in detenzione per sei mesi, le diserzioni erano notevolmente aumentate.

A riprova della considerazione in cui era tenuto dal gen. Sheridan, si consideri che durante il periodo di sospensione dal servizio e dal comando, Custer e la moglie alloggiarono presso l'appartamento messo a loro disposizione dallo stesso Sheridan a Fort Laevenworth. [56]

La battaglia del Washita e le rivalità all'interno del 7°[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Battaglia del Washita.

Il 24 settembre 1868 Custer venne reintegrato in servizio dal generale Sheridan [57] in vista della campagna invernale contro i Cheyenne meridionali e raggiunse il 7° Cavalleria il 7 ottobre 1868, riassumendone il comando il successivo giorno 15. Il 27 novembre [58]il 7º Cavalleria, dopo circa due settimane di marcia nella neve e forte di 11 compagnie, sorprese un villaggio indiano sul fiume Washita (Oklahoma). L'accampamento, sotto il comando di Capo Motavato (il cui vero nome era Mokatavatah Black Kettle, detto anche "Caldaia Nera" o "Pentola Nera"), era quanto restava di un più vasto campo che si era diviso quando una parte dei guerrieri aveva deciso un'incursione contro la tribù dei Pawnee. Si trattava[59] di 50 tende Cheyenne, più altre due di ospiti Arapaho e due di ospiti Lakota[60], per un totale di circa 250 persone[61]. Black Kettle Motavato era già sopravvissuto nel 1864 al massacro di Sand Creek ad opera del colonnello John Chivington. Di fatto Black Kettle puntava ad una pace duratura per il suo accampamento ed in una riunione del 26 novembre prese la decisione di raggiungere un accordo alla fine dell'inverno e di spostare intanto il campo, il giorno seguente, oltre il fiume Washita per ricollegarsi ad altri accampamenti ivi esistenti di Kiowa-Apache e Comanche per un totale di circa 6.000 unità [62][61]

Le guide Osage di Custer individuarono il percorso del gruppo guerriero che si era allontanato dal campo di Black Kettle e, seguendolo a ritroso, raggiunsero l'accampamento. Custer suddivise il suo reparto in quattro colonne[63] e portò un attacco convergente alle prime luci dell'alba; da qui il soprannome, assegnatogli dai nativi americani di Figlio della Stella del Mattino. Secondo il resoconto di Custer, nel corso dell battaglia vennero uccisi 103 guerrieri ed alcune donne e bambini, mentre 53 tra donne, vecchi e bambini, vennero presi prigionieri; secondo i Cheyenne il bilancio sarebbe stato invece molto più basso con 11 guerrieri uccisi e 19 tra donne e bambini[64]. Black Kettle Motavato e la moglie, Donna Medicina, trovarono la morte nello scontro colpiti alle spalle mentre fuggivano a dorso di pony[65].

Secondo studi più recenti del Centro di Storia Militare dell'Esercito degli Stati Uniti, il 7° Cavalleria perse, nella battaglia, 21 tra ufficiali e soldati ed ebbe 13 feriti mentre i caduti tra i nativi furono circa 50 con altrettanti feriti. Nel numero di 21 morti devono essere annoverati tutti e 20 gli appartenenti ad un piccolo distaccamento capeggiato dal maggiore Joel Elliot [66] che, apparentemente senza autorizzazione di Custer, si era staccato dalle altre tre compagnie per attaccare un gruppo di Cheyenne in fuga [67] [68] trovandosi, quindi contrattaccato da guerrieri Cheyenne, Kiowa ed Arapaho[69] che si stavano dirigendo verso il campo di Black Kettle per portare il loro aiuto[70].

Il brusco ritiro di Custer, e il diniego di portare aiuto al reparto di Eliott, comportò a renderlo inviso, fino alla fine, alla maggior parte dei suoi ufficiali[71]

Nel 7º Cavalleria, anche a seguito dell'attacco del Washita e del comportamento del comandante nell'episodio del maggiore Elliott, si formarono addirittura quattro fazioni[72]:

  • una capeggiata dal fratello Tom appoggiava Custer e ne facevano parte alcuni ufficiali e tutti i parenti del generale che militavano nel 7°, il cosiddetto "Custer Clan" (Harry Armstrong Reed, nipote; tenente James Calhoun, marito di Margareth, sorella di Custer; Boston Custer, fratello del generale; tutti morirono al Little Big Horn);
  • un'altra faceva riferimento al capitano Frederick W. Benteen [73][74] che dopo la questione del Washita aveva addirittura sfidato a duello Custer[75];
  • un'altra aveva come riferimento il maggiore Marcus Reno (1834-1889);
  • l'ultima raggruppava ufficiali e sottufficiali che preferivano restare fondamentalmente neutrali.

Ad aggravare ancor più la situazione interna al 7° Cavalleria, si consideri che, a seguito delle retrocessioni conseguenti alla fine della guerra di secessione, molti ufficiali alle dipendenze di Custer provenienti anche dall'ex-esercito sudista, avevano avuto durante la guerra un grado effettivo superiore a quello di generale "brevet", ovvero provvisorio, raggiunto da Custer e perciò mal tolleravano le imposizioni del tenente colonnello Custer.

La guerra delle Colline Nere e le guerre indiane[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Colline Nere e Guerre indiane.
« le Paha Shapa sono la mia terra e io le amo. Chiunque vi metterà piede sentirà il suono di questo fucile» disse Little Big Man »
("Piccolo Grande Uomo", vice capo degli Oglala di Cavallo Pazzo, alla commissione del governo che cercò di acquistare le Colline Nere)
« ...La terra che ho sotto i piedi è ancora mia. Non l'ho mai ceduta o venduta a nessuno, se ho lasciato le Paha Sapa cinque anni fa, fu perché desideravo tirare su la mia famiglia in tranquillità. È la legge della Gran Madre che tutto sia in pace nel suo territorio ...omissis... scrivete che sono stato l'ultimo della mia gente a deporre il fucile. »
(Toro Seduto nel 1881 nel discorso per la sua resa)

Dopo le spedizioni con cui l'esercito annientò la resistenza dei nativi americani che si opponeva alla realizzazione della ferrovia Northern Pacific, i bianchi volsero la loro attenzione alle Paha Shapa, le "Colline Nere" (Black Hills), su cui si riteneva, a ragione, potesse essere trovato l'oro. Tuttavia esse erano considerate terreno sacro dai Lakota, che si opponevano alle ingerenza del governo USA.

Con un trattato del 1868, infatti, le Colline Nere erano state assegnate ai nativi americani, ma nel 1870 le voci sulla presenza di oro si fecero più insistenti e, nel 1874, l'esercito venne inviato, con la motivazione ufficiale di impiantare nuove postazioni a difesa delle montagne, ad esplorarle in previsione di una proposta d'acquisto. Si trattava di 10 compagnie del 7º Cavalleria comandato da Custer, coadiuvate da esploratori Arikara e Santee, per un totale di oltre 1.000 uomini, 2.000 cavalcature ed oltre 100 carri. Solo alcuni mesi dopo, agli inizi del 1875, confermata la presenza dell'oro[76][77], le Colline Nere vedevano sopraggiungere oltre un migliaio di minatori.

Il governo tentò, inutilmente, di acquistare le Paha Shapa, le Colline Nere, dai Sioux/Lakota, infatti nel 1875 alla commissione inviata dal governo i rappresentanti di oltre 14.000 nativi americani opposero il loro parere contrario, finché nel maggio 1876 Edwards Pierrepont[78][79], allora procuratore generale degli Stati Uniti, emise una sentenza che giustificava l'invasione governativa: la legge con cui era stato proibito ai bianchi di entrare nelle Colline Nere era, tuttavia, incostituzionale e, comunque, non era applicabile ai cittadini degli Stati Uniti, ma solo agli stranieri. Per valutare la portata della decisione, si consideri che solo la neonata cittadina di Deadwood, nel cuore delle Colline, alla fine del 1876 contava oltre 20.000 abitanti.

Il 2 novembre 1875, nel corso di una riunione alla Casa Bianca (presidente Ulysses Grant, segretario agli Interni Zachariah Chandler[80], segretario della guerra William W. Belknap e generali Crook e Sheridan) era intanto stato deciso di non ostacolare più i cercatori e che, in caso di azioni ostili dei nativi americani, sarebbe stato legittimo l'intervento dell'esercito; qualora il segretario agli affari indiani[81] si fosse opposto, ne era prevista la sostituzione. Il 9 novembre venne redatto un rapporto da cui risultavano accuse, poi risultate infondate, a carico dei nativi americani, tra cui quella che i Lakota Hunkpapa di Toro Seduto rifiutassero i benefici della civiltà. Il contenuto del rapporto era completamente falso, ma autorizzava l'intervento dell'esercito se i nativi americani non avessero immediatamente fatto rientro nelle loro riserve: Toro Seduto rispose che sarebbe forse rientrato nella riserva la primavera successiva, mentre Cavallo Pazzo non rispose affatto.

Nel frattempo, il generale Sheridan aveva dato ordine alle truppe di muovere verso le Colline Nere con partenza da Fort Abraham Lincoln nell'aprile 1876. Le forze dovevano essere suddivise in tre colonne, Montana, Wyoming e Dakota e convergere sulla regione del fiume Powder[82] e per individuare gli accampamenti dei nativi americani e costringere i "ribelli" a rientrare nelle riserve. Tra i reparti di cui era previsto il coinvolgimento nell'operazione c'era anche il 7º Cavalleria, ma nel marzo dello stesso anno Custer venne trattenuto a Washington per rendere testimonianza davanti a una commissione d'inchiesta del Congresso relativa a uno scandalo per corruzione, dallo stesso Custer sollevato, che coinvolgeva il Segretario di Stato per la guerra Belknap, il fratello del Presidente Grant, Orville, e commercianti che fornivano approvvigionamenti all'esercito in zona d'operazioni[83] . La testimonianza di Custer fu duramente criticata dalla stampa repubblicana poiché egli costituiva l'unica fonte dell'accusa, e lodata dalla stampa democratica. Screzi vari a livello politico, tra cui uno con lo stesso presidente Grant per aver pubblicato un articolo in cui criticava la sua politica di pacificazione con gli indiani, ritardarono il rientro di Custer a Fort Lincoln (ove era di stanza il 7° e da dove, secondo la tattica del generale Sheridan, avrebbe dovuto muovere la colonna del Dakota per convergere sui nativi americani "ostili"). Il Gen. Alfred Terry tentò di intercedere dichiarando di non avere a disposizione abbastanza ufficiali di alto rango cui affidare i comandi, ma il Gen. Sheridan rifiutò di aderire alla richiesta ed impose a Custer di non lasciare Washington prima di aver incontrato il Presidente Grant. Per tutta risposta, dopo aver richiesto tre colloqui con il Presidente, Custer lasciò Washington il 2 maggio recandosi a Chicago con l'idea di ricongiungersi al suo reparto, ma venne arrestato per ordine dello stesso Grant per non aver ottemperato all'ordine ricevuto. Il Gen. Terry incontrò Custer a Fort Snelling, in Minnesota, il 6 maggio 1876 e perorò nuovamente la sua causa presso il Presidente Grant sottolineando i vantaggi che sarebbero derivati dall'essere Custer a capo della spedizione. Sheridan intervenne,questa volta, in favore di Custer suggerendo di valutare le colpe di Custer al termine della missione.

Il presidente Ulysses Grant all'epoca della guerra di secessione americana.

Di fatto, perciò, Custer arrivò a Fort Lincoln soltanto l'8 maggio 1876, ma gli era stato tolto il comando della colonna del Dakota che passava alle dirette dipendenze del generale Terry e lo stesso incarico di comando del 7° era sottoposto alla diretta supervisione dello stesso generale[84]. La colonna lasciava così il Forte il 17 maggio 1876 diretta ad ovest. L'approssimazione con cui la campagna di guerra stava iniziando era considerevole dacché mancavano le più elementari informazioni necessarie per organizzare un qualsivoglia movimento tattico[85]: non era nota l'entità del "nemico" (le notizie in possesso facevano supporre una forza di 800-1.000 unità), né la sua dislocazione sul territorio e non era neppure ben noto, di conseguenza, il terreno su cui lo scontro avrebbe avuto luogo. In realtà, a febbraio, Toro Seduto aveva chiamato a raccolta tutte le principali tribù Sioux al solo scopo di vivere, almeno per un'ultima volta, «all'antica maniera», con cacce al bisonte e cerimonie sacre, prima di decidere cosa fare nei rapporti con "l'uomo bianco"[86] Cavallo Pazzo, a sua volta, aveva invitato alla riunione i Cheyenne del Capo Due Lune e alla medesima area, lungo il torrente Bighorn, si diressero i Brulé di Coda Chiazzata, i Piedi Neri, i Santee, i Sans-Arcs, gli Assiniboin, gli Yankton, gli Arapaho per un totale, stimato, di oltre 3.000 tende, ovvero 10-15.000 unità con un numero di guerrieri valutato tra i 1.800[87] ed i 3.000[88].

Il 10 giugno 1876 il generale Terry inviò un distaccamento del 7°, al comando del maggiore Marcus Reno (non è noto il motivo per cui non affidò il comando, come ci si sarebbe potuto aspettare, al tenente colonnello Custer; verosimilmente, conoscendone il carattere troppo intraprendente preferì evitare così che esso potesse prendere iniziative pericolose[89]) ad individuare l'accampamento nemico lungo i torrenti Rosebud e Tongue. È noto, specie dalle lettere che giornalmente Custer inviava con corriere alla moglie Elizabeth, che tale decisione venne aspramente criticata ritenendo che il comportamento del generale Terry fosse dettato dalla paura di fornire a Custer un motivo in più per farsi onore sul campo di battaglia.

Il 16 giugno, il resto del 7°, comandato da Custer, seguì la colonna di Reno in assetto "leggero" (Custer dispose, infatti, che venissero lasciati al campo, oltre la banda, anche i carri da trasporto, le sciabole - che quindi non furono usate nella battaglia del Little Bighorn - e lo stesso stendardo del 7°[90], che entrò in battaglia, perciò, con i soli guidoncini dei singoli squadroni[91]). L'incontro con la colonna di Reno avvenne il 20 giugno: era stato individuato il luogo in cui un enorme accampamento indiano aveva sostato ed era verosimile che il nemico si fosse spostato nella valle del Little Bighorn. L'incontro tra Reno e Custer fu abbastanza "acceso" giacché questi pensava che il primo avesse agito fuori dal mandato concessogli per ricavarne gloria personale e che i movimenti del suo reparto, di fatto, avessero messo in allarme i nativi americani che si erano dati alla fuga.

Toro Seduto in una fotografia del 1882.

Tuttavia il 21 giugno, dopo un consiglio di guerra, Terry dispose che il 7°, al comando di Custer, raggiungesse l'area del campo smobilitato e ne seguisse le tracce per individuare il nuovo accampamento, ma senza attaccare se non quando fosse stato raggiunto dalle restanti forze della Colonna del Dakota rinforzata dalla sopraggiungente Colonna del Montana. Terry offrì inoltre a Custer, che rifiutò[92], alcuni esploratori Crow che conoscevano meglio la zona, 4 squadroni del 2º Cavalleria ed una sezione di 2 mitragliatrici Gatling a sei canne rotanti (la motivazione addotta da Custer nel rifiutarle fu che esse gli avrebbero fatto rallentare l'avanzata)[93] Queste offerte, ed il relativo rifiuto, risultano dagli ordini scritti consegnati a Custer[94]. Prima di lasciare il Forte, tuttavia, Custer offrì a Coltello Insanguinato[95][96] capo delle sue guide Arikara, molteplici doni dicendogli che quella sarebbe stata per lui l'ultima campagna indiana e che se lui e i suoi esploratori lo avessero bene aiutato nel conseguimento di una brillante vittoria, egli sarebbe diventato Presidente[97].

Lo scontro a Little Big Horn e la morte[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Battaglia del Little Bighorn.
Il T.Col. Custer nel 1875

Alla data del 17 maggio 1876, il 7° Cavalleria aveva una forza di 33 ufficiali e 718 militari suddivisi in 12 compagnie, più la compagnia comando e la banda[98]. Il 25 giugno 1876, la forza effettiva era scesa a di 31 ufficiali (di cui 3 medici) e 617 tra sottufficiali, truppa, esploratori Arikara e Absaroka e civili bianchi (interpreti, imballatori, e addetti ai muli)[99][100]. Il giorno 22 giugno 1876 la colonna percorse 20 miglia (32 km) circa prima di accamparsi. Nei due giorni successivi, il 23 e 24 giugno, il 7º Cavalleria percorse, invece, circa 100 miglia (è bene tener presente che le tabelle di marcia previste dalle disposizioni prevedevano che le tappe giornaliere dovessero essere di massimo 20–25 miglia[101]).

La sera del 24, alle ore 23:30 circa, inspiegabilmente, con uomini e cavalli decisamente stanchi, Custer riprese l'avanzata verso l'area in cui presumibilmente si trovava l'accampamento indiano; dopo ulteriori 16 miglia, alle 02:00 del mattino circa, Custer inviò gli esploratori indiani in avanscoperta e, dalla sommità del Crow's Nest ("Nido del Corvo") questi videro il più grande accampamento mai visto (si calcola un'area di tende lunga circa 5 km) accanto al quale pascolavano non meno di 10-15.000 cavalli (l'esploratore Nee si Ra Pat, Coltello Insanguinato, riferì a Custer che i Sioux erano certamente più numerosi delle pallottole di cui il 7° disponeva)[102][103].

È verosimile supporre che Custer mordesse il freno impostogli da Terry e che cercasse, come disponevano gli ordini ricevuti, «un motivo sufficiente per discostarsene».[104] Il fatto che un distaccamento del 7° fosse stato intercettato (anche se non vi era stato combattimento) da un piccolo gruppo Sioux diede verosimilmente a Custer la scusa per attaccare, ma non attaccò come era suo solito, alle prime luci dell'alba, bensì verso le ore dodici. Ma gli uomini ed i cavalli erano costantemente in marcia da quasi 24 ore.

La battaglia che ne seguì, passata alla storia come battaglia del Little Bighorn, nei pressi della località omonima, si svolse domenica 25 giugno 1876. I nativi americani[105][106], verosimilmente, al momento dell'attacco non riconobbero il reparto (giacché la bandiera, costituita da uno stendardo blu con frange e l'aquila americana, non era presente essendo rimasta chiusa in una cassa con le salmerie[107]) né il comandante George Armstrong Custer (per gran tempo i Sioux ritennero di aver sconfitto un reparto comandato dal generale Crook che gli indani chiamavano "Volpe Grigia"[108] anche perché, al Little Bighorn, al contrario di quella che è l'iconografia ricorrente, questi aveva i capelli molto corti avendoli tagliati prima di lasciare Fort Lincoln[109]. Della colonna comandata da Custer[110][111] il solo e unico sopravvissuto nella battaglia del Little Bighorn fu il trombettiere John Martin (italiano naturalizzato il cui nome era Giovanni Martini, che si arruolò nell'esercito americano proprio per ottenere la cittadinanza) il quale era stato inviato da Custer alla ricerca del capitano Frederick Benteen per chiedere rinforzi.

Custer (seduto al centro) e Coltello Insanguinato (in ginocchio a sinistra)
Giovanni Martini nel 1904 con i gradi da Primo Sergente Maggiore

Il 27 giugno la sopraggiungente colonna capeggiata dal gen. Terry, con avanguardia comandata dal tenente James Bradley del 7º fanteria, incontrò i superstiti del 7° cavalleria ed apprese del massacro di Custer e dei suoi uomini. L'opera di ricerca e riconoscimento dei corpi, per una sepoltura sul luogo ove erano caduti, fu resa difficile, e talvolta impossibile, dal gran caldo estivo e dalle mutilazioni cui i corpi erano stati sottoposti e si concluse il 30 giugno. Il terreno duro e la mancanza di attrezzi idonei costrinse i soldati a seppellire sommariamente i commilitoni. Su ogni fossa venne piantato un paletto da cui pendeva un bossolo di pallottola contenente i dati identificativi (quando ciò era stato possibile) del caduto.

Il corpo di Custer fu rinvenuto il 27 giugno 1876 da Fred T. Girard, esploratore bianco del magg. Reno; completamente nudo, era seduto a terra, poggiato ai corpi di altri due soldati. Il viso, al contrario di quello di altri caduti contratto, teso e dolorante, appariva disteso e sereno [112]Presentava un foro di pallottola all'altezza del cuore, con sangue raggrumato, e un altro alla tempia sinistra[113] (la dichiarata mancanza del cosiddetto "orletto escoriativo", tipico di un colpo sparato a bruciapelo e dovuto alla bruciatura dell'epidermide a causa della vampa generata dalla combustione della polvere e di tracce di polvere incombusta, fecero escludere si fosse trattato di suicidio[114])[115]. Tutto intorno al comandante del 7° vennero trovati circa quaranta altri corpi ed alcuni cavalli abbattuti verosimilmente per farne riparo. Attorno a questo nucleo centrale il tenente Bradley contò oltre 150 militari caduti.

Lo scalpo di Custer non venne asportato - probabilmente perché al momento dello scontro i suoi capelli erano particolarmente corti - né il corpo venne mutilato, salvo una punta di freccia che gli era stata conficcata lungo il pene[116], e questo confermerebbe che non venne riconosciuto dai suoi avversari, oppure che doveva esser stato ucciso quasi subito[117][118][119] perché gli attaccanti non avevano riscontrato, da parte sua, azioni particolarmente meritevoli da giustificare le mutilazioni rituali sul nemico.

La sepoltura dei caduti fu necessariamente sommaria, per mancanza di attrezzi idonei allo scavo di fosse, ricoprendo i corpi di un sottile strato di terra e sassi; solo per Custer e per suo fratello Tom venne scavata una fossa di circa 30 cm. di profondità. I corpi vennero ricoperti con pezzi di coperta e teli da tenda prima di ricoprire il tutto con terra e sassi; quale segnacolo della sepoltura, una stanga da carro venne piantata a colpi di pietra.[120] Dei 230 uomini che costituivano la colonna di Custer, 26 non vennero mai rinvenuti e nulla si è mai più saputo di loro.

In un suo rapporto al gen. Sheridan datato 27 giugno, il gen. Terry riferì che quanto era accaduto al t.Col. Custer ed agli uomini del suo reggimento era derivato, verosimilmente, «...perchè quasi certamente era convinto che gli indiani fossero in fuga...»[121][122]. A sua volta, Sheridan, nel suo rapporto al gen. Sherman, ritenne di dover imputare l'azione «...né ad avventatezza né al desiderio di porsi in luce, ma a scarsa conoscenza della situazione e ad eccessivo coraggio...».[123]

Nel settembre 1876, il presidente degli Stati Uniti Grant dichiarò al quotidiano "New York Herald": «...considero il Custer's massacre come un inutile sacrificio di uomini, di cui ritengo responsabile lo stesso Custer...»[124]

Il campo di battaglia del Little Big Horn nel 1994. La lapide contrassegnata da un simbolo nero indica il luogo in cui venne rinvenuto il corpo di Custer

Dinanzi alla corte che lo interrogava per valutare il suo comportamento nella battaglia del Little Big Horn, il magg. Marcus Reno, vice comandante del 7° cavalleria ebbe a dichiarare che «...conosceva da lungo tempio il generale Custer come soldato, e non aveva stima delle sue capacità professionali...»[125] Particolarmente dura la reazione del cap. Benteen, il più anziano degli ufficiali del 7° che davanti al corpo del suo comandante esclamò:«...è qui che Dio lo maledica! Finalmente non combatterà più!»[126]

Solo il 2 luglio 1876 Terry inviò corrieri con la notizia della disfatta del Little Bighorn e gli Stati Uniti vennero a conoscenza dei fatti solo il 5 luglio, nel pieno dei festeggiamenti del centenario dell'indipendenza. Smobilitate le colonne del Montana e del Dakota, solo la colonna capeggiata dal generale Crook (2.300 uomini) proseguì nella "caccia" finché, il 9 settembre, incontrò un villaggio di nativi americani Miniconjou[127] con a capo Cavallo Americano il Vecchio (Wašíčuŋ Tȟašúŋke in Lakota)[128] I guerrieri del villaggio, cinque in tutto, opposero il massimo della resistenza per consentire al grosso della tribù (donne e bambini) di fuggire, ma vennero ben presto sopraffatti; morirono lo stesso Cavallo Americano, un altro guerriero, tre donne e due neonati. In una tenda fu ritrovato il guidoncino della compagnia "L" del 7º Cavalleria.

Solo più di un anno dopo, il 10 ottobre 1877, quelli che si ritiene essere i resti mortali di Custer[129][130] vennero recuperati e sepolti, con tutti gli onori militari, nel cimitero dell'accademia militare di West Point (New York) ove ancora oggi si trova. Sulla tomba fu posta una statua di bronzo che però, non essendo gradita alla vedova Elizabeth Bacon Custer, fu in seguito rimossa; oggi il luogo di sepoltura di Custer è contrassegnato da un obelisco.

Soprannomi[modifica | modifica wikitesto]

I colleghi di accademia, i nativi ed i suoi militari assegnarono a Custer diversi soprannomi:

  • Fanny per la sua carnagione chiara, da biondo, dai suoi colleghi di West Point [131]
  • Hard Ass e Iron Butt, con lo stesso significato di Deretano duro, dai suoi militari (per la sua capacità di restare in sella molto a lungo e per la sua intransigenza);
  • Ringlets e Yellow Hair, rispettivamente Boccoli e Capelli Biondi (per la sua vanità e per i suoi capelli biondi);
  • Son of the Morning Star, Figlio della Stella del Mattino, dai nativi (per la sua "abitudine" ad attaccare i villaggi alle prime luci dell'alba).
  • The Boy General, Il Generale Ragazzo, dalla stampa con riferimento alla sua giovane età durante la Guerra di Secessione.

Per la moglie Elizabeth era invece Autie, abbreviazione derivante dal modo in cui, da infante, pronunciava il suo nome Armstrong.

Descrizione somatica[modifica | modifica wikitesto]

George Armstrong Custer in abiti civili, nel 1876 poco prima della sua morte

La moglie Elizabeth "Libbie" Custer descrisse, nel dicembre 1873, all'età di 34 anni, il marito:

« ...alto 1,78 e pesava circa 75 chili, i suoi occhi erano azzurri e con lo sguardo profondo, i suoi capelli corti ondulati e del colore dell'oro. I suoi baffi erano lunghi, folti ed ambrati, il colore della sua carnagione era vivo... »

Custer scrittore[modifica | modifica wikitesto]

Tra il gennaio del 1872 e l'ottobre del 1874 Custer scrisse una serie di articoli, sulle sue esperienze, per la rivista Galaxy successivamente raccolti e pubblicati nel 1874 con il titolo My Life on the Plains (trad. La mia vita nelle grandi pianure.)

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Influenza culturale[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la sua tragica fine, la figura di Custer, nonostante non fosse certo priva di ombre, fu celebrata come quella di un eroe senza macchia e senza paura dalle cronache dell'epoca, a partire dai giornali, entrando nella mitologia assieme agli altri "eroi del selvaggio West".

La fine di Custer è stata raccontata, in modo più o meno romanzato, in numerose opere di fantasia. Oltre ai romanzi e ai film (sopra elencati), non sono mancati i fumetti; tra questi il volume della collana Tex n° 492 (Little Bighorn), testi di Nizzi, disegni di Ticci.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Trevor Nevitt Dupuy, Curt Johnson e David L. Bongard, The Harper Encyclopedia of Military Biography, Castle Book, 1995, pp. 204-205, ISBN 0-7858-0437-4.
  2. ^ Wert, p. 15.
  3. ^ Connell, p. 352.
  4. ^ Merington.
  5. ^ Thomas Custer (1845-1876), fratello minore di George, partecipò dapprima come soldato semplice alla Guerra di Secessione durante la quale ottenne i gradi "brevet" di Capitano, Maggiore e Tenente Colonnello. Gli furono conferite due Medaglie d'Onore per atti di eroismo - la più alta ricompensa al valor militare degli Stati Uniti-; fu il primo soldato ad ottenere il duplice riconoscimento ed uno dei quattro che lo ottennero durante la Gerre di Secessione. Nel 1866, durante le Guerre Indiane, venne promosso Sottotenente ed aggregato al 7° Cavalleria comandato dal fratello George. Promosso Capitano, e comandante della Compagnia "C", divenne aiutante di campo del fratello durante la campagna in cui morì nella battaglia di Little Big Horn
  6. ^ Boston Custer (1848-1876), fratello minore di George, pur avendo iniziato la carriera militare, la lasciò ben presto per la carente salute. Seguì tuttavia il fratello ed il 7° Cavalleria come addetto ai rifornimenti. Dello stesso convoglio di salmerie faceva parte anche il nipote diciottenne di Custer, Henry Armstrong Reed "Autie" (1858-1876). Ricevuta la richiesta di George di ulteriori munizionamenti, i due lasciarono il convoglio e raggiunsero la colonna poco prima dell'attacco al villaggio indiano nel corso del quale entrambi persero la vita.
  7. ^ James Calhoun (1845-1876), cognato di Custer, al termine della Guerra di Secessione aveva raggiunto il grado di Sergente. Nel 1864 si arruolò nuovamente come Secondo Sottotenente dell'esercito. Dopo il matrimonio con la sorella di George Armstrong Custer, Margareth nel 1870, venne assegnato, come Sottotenente alla Compagnia "C" del 7° Cavalleria. Un altro suo cognato, Myles Moylan (1838-1909) marito della sorella Charlotte, faceva parte come Capitano della colonna comandata dal Magg. Reno che non prese parte al combattimento di Little Big Horn.
  8. ^ Jefferson County Library History Rescue, "The Story of the Calhoun Family and General Armstrong Custer"
  9. ^ Frederick Benteen (1834-1898), ufficiale durante la guerra civile americana e nelle successive guerre indiane (nel corso delle quali funse anche da capo degli scouts nativi), fu il comandante del battaglione che comprendeva le compagnie D, H e K che non presero tuttavia parte alla battaglia di Little Big Horn perché impegnate, per ordine dello stesso Custer, a caricare le munizioni da far pervenire ai reparti in previsione dell'attacco
  10. ^ Mo-nah-se-tah (Erba di Primavera) (circa 1851-1922)
  11. ^ Utley 2001, p. 107.
  12. ^ Little Rock, Piccola Roccia, Hō-hăn-ĭ-no-o′ in lingua Cheyenne (circa 1805-1868)
  13. ^ Wert, p. 107.
  14. ^ Gail-Kelly Custer (dichiaratamente figlia del secondo figlio di Mo-na-se-tah), Princess Monahsetah: The Concealed Wife of General Custer, 2007, Trafford Publishing
  15. ^ La lettera di raccomandazione del deputato Bingham al segretario della guerra, Davis Jefferson, reca la data del 18 novembre 1856 ed è conservata negli Archivi Nazionali degli Stati Uniti.
  16. ^ John Bingham (1815-1900), giudice, fu deputato del Congresso degli Stati Uniti, 21° Distretto dell'Ohio, dal 1855 al 1873 e, successivamente, ambasciatore degli Stati Uniti in Giappone dal 1873 al 1885
  17. ^ Stefanon 1992, pp. 4-5
  18. ^ Nella sua lettera al Deputato Bingham, il giovane Custer ebbe a scrivere, tra l'altro di essere certo che: «...non faccia alcuna differenza per l'onorevole, se fosse un ragazzo whig o democratico, ma che, ciononostante, desiderava specificare chiaramente di essere un ragazzo democratico...»
  19. ^ Stefanon 1992
  20. ^ "George Armstrong Custer: West Point Class of June 24, 1861 • Cullum's Register"
  21. ^ Stefanon 1992, p.9
  22. ^ Eicher e Eicher, p. 196.
  23. ^ Stefanon 1992, p.22
  24. ^ Ambrose Burnside (1824-1881), fu militare e generale durante la guerra di Secessione, inventore, industriale, deputato degli Stati Uniti dal 1875 al 1881 e governatore del Rhode Island dal 1866 al 1869
  25. ^ Tagg
  26. ^ Stefanon 1992, p.23
  27. ^ Marguerite Merrington, The Custer Story In Letters|University of Nebraska Press, 1987.
  28. ^ Elizabeth Clift Bacon (1842-1933), figlia del Giudice Daniel Bacon di Monroe, nel Michigan,che osteggiò il suo legame con George Armstrong Custer non ritenuto per lignaggio, essendo figlio di un fabbro, degno della figlia. I due si sposarono il 9 febbraio 1864
  29. ^ Stefanon 1992
  30. ^ "George A. Custer • Cullum's Register • 1966. Il Cullum's Register è un documento ufficiale dell'Accademia di West Point che riporta, classe per classe, i nominativi dei cadetti che si sono susseguiti nei vari corsi dell'istituto indicandone, peraltro, la posizione in graduatoria dal 1818 al 1978, quando si decise di non più riportare le graduatorie finali. Il registro trae il suo nome da colui che lo istituì, il Gen. George Washington Cullum (1809-1892), classe d'accademia 1833 (3° del suo corso) e direttore della stessa dal 1864 al 1866.
  31. ^ Utley 2001, p. 39.
  32. ^ Utley 2001, p. 39-40.
  33. ^ Il 28 luglio 1866 il Presidente Johnson firmò la legge che definiva forza e organizzazione degli Stati Uniti d'America per il tempo di pace. I reggimenti di fanteria salivano da 19 a 45 (con ferma di 3 anni), quelli di cavalleria da 6 a 10 (con ferma di 5 anni), quelli di artiglieria restavano in numero di 5. Per la fanteria, i reggimenti dal 38° al 41° erano costituiti da soldati di colore, dal 42° al 45° da veterani; per la cavalleria venivano istituiti nuovi reggimenti dal 7° al 10°. Di questi, gli ultimi due, 9° e 10°, erano costituiti da militari di colore.
  34. ^ Stefanon 1992, pp. 71-72.
  35. ^ Utley 2001, p. 41.
  36. ^ Stefanon 1992, p. 74.
  37. ^ Andrew Jackson Smith (1815-1897). Frequentò l'Accademia di West Point, classe 1838, classificandosi 36° su 48 della sua classe. Generale "brevet" durante la guerra di secessione, assunse il grado effettivo di Tenente Colonnello nel 1864 e di Colonnello nel 1866 quando assunse, per un breve periodo, il comando del 7° Cavalleria.
  38. ^ d'Aniello, p. 31
  39. ^ d'Aniello, p. 31
  40. ^ Nel giugno 1867 il 7° Cavalleria disponeva di: 119 carabine Spencer cal. 52; 369 carabine Spencer cal. 50; 70 fucili Sharp cal. 50; 492 carabine cal 45 e altre armi di calibro e marca vari. Il differente calibro, la differente marca comportava anche la differenziazione del relativo munizionamento, con quale difficoltà di approvvigionamento, specie in zona di combattimento, è facile immaginare. L'opera di standardizzazione delle armi porterà l'armamento del 7°, nel 1874, a poter disporre di: 736 carabine Spriengfield cal. 45 e 201 fucili Sharp cal. 50
  41. ^ d'Aniello, p. 40-41.
  42. ^ Stefanon 1992, p. 75.
  43. ^ Per questa intransigenza, e per la capacità di restare a cavallo per molto tempo, venne soprannominato, dai suoi soldati "Iron Butt", letteralmente "Culo di Ferro"
  44. ^ d'Aniello, p. 32-33
  45. ^ David M. Winfield Jordan (1988), Scott Hancock: A Soldier's Life. Bloomfield: Indiana University Press, p. 194. ISBN 0-253-36580-5.
  46. ^ Il 30 giugno 1867, con partenza alle 04.00, il 7°cavalleria percorse una tappa di circa 55 miglia (90 Km.) sino a notte inotrata; il giorno successivo 1° luglio, la tappa fu di circa 65 miglia (105 Km.) fino a circa la mezzanotte quando raggiunse il fiume Platte dove venne impiantato il campo. Il giorno 2 la tappa fu di 50 miglia (80 Km.).
  47. ^ Stefanon 1992, pp. 105-106
  48. ^ d'Aniello, p. 33
  49. ^ La vita militare era, normalmente, dura per la disciplina intransigente, e pericolosa per le malattie contraibili oltre che per i rischi delle battaglia e degli scontri. Ancor più dura per chi prestava servizio in frontiera; nel solo 1871 le diserzioni arrivarono ad 8.000 ubnità su 27.000 arruolati
  50. ^ d'Aniello, p. 35
  51. ^ Stefanon 1992, p. 107. Il giorno 3 luglio risultavano mancanti all'appello 40 militari. Alla sera dello stesso giorno tredici soldati (di cui sette a cavallo) si diedero alla fuga inseguiti, per ordine di Custer, da un contingente comandato dal magg. Eliott che riuscì a riportare all'accampamento solo i sei appiedati di cui tre feriti nel corso di un breve combattimento.
  52. ^ d'Aniello, p. 33
  53. ^ Stefanon 1992, ,p. 111-113
  54. ^ Accusa mossa da un suo ufficiale, il cap. Robert M. West
  55. ^ Ambrose, p. 334-335
  56. ^ Stefanon 1992, p. 115
  57. ^ Testo del telegramma trasmesso a Custer dal gen. Sheridan: I generali Sherman, Sully ed io e quasi tutti gli ufficiali del vostro reggimento abbiamo chiesto il vostro ritorno. Potete raggiungerci subito? ...
  58. ^ Hoig, p. 179.
  59. ^ Greene
  60. ^ Greene, p. 103
  61. ^ a b Hoig, p. 93.
  62. ^ Greene, p. 1023.
  63. ^ Hoig, p. 124.
  64. ^ The story of the Battle of Washita, National Park Service degli Stati Uniti, 2010 [1999].
  65. ^ Lewis, p. 231.
  66. ^ Wert, p. 276.
  67. ^ Axelrod, p. 209
  68. ^ Churchill Ward (1997), A little matter of genocide: holocaust and denial in the Americas 1492 to present, City Light Book, San Francisco, p. 236
  69. ^ Wert, p. 276.
  70. ^ L'unico caduto del reparto di Custer nell'attacco del villaggio al Washita fu il capitano Hamilton
  71. ^ Stefanon,  1992; i corpi di Eliott e dei suoi uomini, denudati ed irrigiditi dal gelo, raccolti in un cerchio di circa 20 m. di diametro, vennero recuperati solo il 9 dicembre 1868.
  72. ^ d'Aniello,  1995, p.38
  73. ^ Il Cap. Benteen (1834-1898), in una sua lettera ad un conoscente, Theo Goldin, aveva criticato aspramente il comportamento di Custer al Washita e l'aver abbandonato il contingente di Elliott (tra l'altro dichiarò "I'm only too proud to say that I despised him", "Sono orgoglioso di dire che lo disprezzo"); la lettera, senza il consenso dell'autore, venne pubblicata sul "St. Louis Democrat newspaper".
  74. ^ Bruce Brown (2007), Who killed Custer? The Eye-witness Answer, Astonisher web book
  75. ^ Utley 1984, p. 158.
  76. ^ In un rapporto informale inviato da Custer nell'agosto del 1874 si legge: "Lo si trova (l'oro) persino nelle radici dell'erba".
  77. ^ John G. Gray (1976), Centennial campaign. The Sioux war of 1876, The Old Army press, Fort Collins, p. 37-45
  78. ^ Edwards Pierrepont (1817-1892), avvocato, giurista, riformatore e viaggiatore; fu Procuratore di New York, dal 1875 Procuratore Generale degli Stati Uniti e dal 1876 Ministro plenipotenziario per i rapporti con l'Inghilterra (entrambi gli incarichi gli furono conferiti dal Presidente Grant).
  79. ^ West's Encyclopedia of American Law (2005), "Pierrepont, Edwards" p. 445, vol. 2 ISBN 978-0787663674
  80. ^ Zachariah Chandler (1813-1879), uomo politico americano e fondatore del Partito Repubblicano. Fu Sindaco di Detroit, Senatore per lo Stato del Michigan dal 1857 al 1875 e Segretario agli interni sotto il Presidente Grant nel periodo 1876 - 1877
  81. ^ Le prime agenzie per i rapporti con i nativi vennero istituite nel 1775; nel 1806 venne creato un Ufficio per il commercio indiano che nel 1824 si trasformò nell'Ufficio Affari Indiani (Bureau of Indian Affairs) ancora oggi esistente
  82. ^ Il fiume Powder, che nasce nel Wyoming e attraversa il Montana, è affluente del Fiume Yellowstone ed è lungo 604 Km.
  83. ^ Stephen E. Ambrose. Crazy Horse and Custer: The Parallel Lives of Two American Warriors. Los Angeles: Premier Digital Publishing (1996). ISBN 978-1-937624-45-3
  84. ^ Ambrose.
  85. ^ Stefanon 1992
  86. ^ Joseph M. Marshall (2007). The Day the World Ended at Little Bighorn: A Lakota History. New York: Viking Press. ISBN 9780670038534.
  87. ^ Gregory F. Michno(1997). Lakota Noon: The Indian Narrative of Custer's Defeat. Mountain Press Publishing Company. ISBN 0-87842-349-4.
  88. ^ Utley,  2001.
  89. ^ Stefanon 1992
  90. ^ "William Slaper's Story of the Battle", resoconto della battaglia del soldato Slaper della compagnia "M" del 7° Cavalleria.
  91. ^ Stefanon 1992
  92. ^ d'Aniello,  1995, pp. 405-407 che recano il rapporto del gen. Terry
  93. ^ "William Slaper's Story of the Battle", resoconto della battaglia del soldato Slaper della compagnia "M" del 7° Cavalleria.
  94. ^ Stefanon 1992
  95. ^ Coltello Insanguinato, Bloody Knife: Tamena Way Way in lingua Sioux, Nee si Ra Pat in lingua Arikara (circa 1840-1876), figlio di un Sioux Hunkpapa e di una Harikara, venne discriminato dalla sua gente Sioux per la sua discendenza mista e, costretto a lasciare il suo accampamento, dapprima trovò impiego come cacciatore e guida per la American Fur Company e successivamente come guida dapprima per il gen. Alfred Sully (1820-1879) e poi per George Armstrong Custer. Anch'egli perderà la vita al Little Big Horn
  96. ^ Mark Van de Logt (2011) in The Encyclopedia of North American Indian Wars, 1607–1890: A Political, Social, and Military History. pp. 78–79. ISBN 978-1-85109-697-8
  97. ^ Stephen E. Ambrose. Crazy Horse and Custer: The Parallel Lives of Two American Warriors. Los Angeles: Premier Digital Publishing (1996). ISBN 978-1-937624-45-3
  98. ^ d'Aniello, p. 45.
  99. ^ oltre le assenze dovute a malattia, 2 ufficiali e 152 soldati erano stati distaccati presso il comando della spedizione alle dirette dipendenze del gen. Terry. Il motivo principale di tale distacco era dovuto alla carenza di cavalli data anche la grande mortalità dei quadrupedi durante le campagne in genere, e quella nelle Grandi Pianure in particolare. Il 7° era entrato in campagna, a maggio, con 644 cavalli; ai primi di giugno poteva invece contare su 597 cavalcature.
  100. ^ d'Aniello, p. 45-46.
  101. ^ "Manuale di tattica della Cavalleria" degli Stati Uniti, edizione 1874: «La media per la marcia delal cavalleria è stabilita dalle 15 alle 20 miglia al giorno. L'andatura abituale è il passo... omissis... con una pausa di 15 minuti ogni ora. ...omissis... Durante una marcia prolungata gli ufficiali e i soldati ...omissis... devono smontare e procedere a piedi con il cavallo al fianco per venti o quaranta minuti ogni due o tre ore di marcia...»
  102. ^ secondo Gray (1976), p. 356, le forze dell'accampamento comprendevano appartenenti alle tribù Cheyenne, Hunkpapa, Oglala, Miniconjou, Sans Arc, Brulè, Piedi Neri, Oohenonpa, per un totale di circa 1.000 tende, 7.120 nativi di cui 1.782 maschi
  103. ^ d'Aniello, p. 79 con tabella riassuntiva recante la situazione delle singole tribù in "tipì", ovvero tende, popolazione complessiva e uomini.
  104. ^ Maria Luisa Rizzati, La morte di Custer, in La storia illustrata, nº 8, 1965: «Nelle disposizioni date da Terry, Custer intravide l'occasione tanto cercata, Il generale in verità aveva parlato chiaro: inseguimento non doveva spingersi oltre il fiume Big Horn, col proposito di risalire la corrente verso il campo Sioux.»
  105. ^ Da verifiche ed analisi sui bossoli e sulle pallottole repertate sul luogo della battaglia, è stato possibile valutare che i nativi disponevano di oltre 30 tipi di armi da fuoco di marca e calibro differenti in numero di circa 370. Erano inoltre armati di archi di due tipi (semplici e composti) con una gittata media di 150-200 m. ed armi bianche (coltelli, asce, mazze e lance).
  106. ^ d'Aniello, p. 80-83 con tabella sinottica delle differenti tipologie di armi da fuoco in uso ai nativi..
  107. ^ d'Aniello, p. 61.
  108. ^ d'Aniello, p. 358.
  109. ^ d'Aniello, p. 358.
  110. ^ A riprova delle eterogeneità delel provenienze, si consideri che dei 210 caduti della colonna di Custer, tra ufficiale, sottufficiali e truppa: 27 provenivano dalla Germania; 28 dall'Irlanda; 16 dalla Gran Bretagna e 17 da altri paesi.
  111. ^ d'Aniello, p. 51.
  112. ^ Stefanon 1992, p. 244, il viso di Custer venne descritto «like one resting, or asleep», ovvero «come uno che stia riposando, o dormendo»
  113. ^ Wert,  1996.
  114. ^ Anche la ferita alla tempia, di certo mortale, si ritiene possa essere sintomatica di una situazione di inattività del T.Col. Custer causata proprio dall'essere impossibilitato ad agire per essere stato colpito nelle prime fasi del combattimento. Il suo attendente, o comunque un altro militare a lui vicino, vista la situazione ormai disperata, avrebbe potuto con tale azione garantire la morte del suo superiore sottraendolo, così, qualora solo ferito gravemente, ad ulteriori offese da parte del nemico
  115. ^ La circostanza trovò riscontro, peraltro, nel giugno del 1948 quando David Humphreys Miller (1918–1992), pittore, giornalista e sceneggiatore cinematografico, in occasione dell'inaugurazione dei lavori per il Crazy Horse Memorial, riunì, ed intervistò, gli ultimi nove sopravvissuti della battaglia di Little Big Horn
  116. ^ Stefanon 1992, p. 245; tale ferita venne portata a conoscenza dell'opinione pubblica solo alla morte della moglie Elizabeth Bacon.
  117. ^ Molti nativi, quando successivamente si seppe che il reparto era comandato da Custer, cercarono di presentarsi come coloro che lo avevano ucciso tra cui White Bull (Tȟatȟáŋka Ská in lingua Lakota), Toro Bianco (1849-1947) dei Miniconjou e Rain in the Face (Ité Omáǧažu in Lakota), Pioggia sul Viso (circa 1835-1905). La versione più accreditata, tuttavia, fu quella di "Joseph" White Bull secondo cui nelle prime fasi del combattimento, durante la fase di avvicinamento del reparto militare all'accampamento, tre o quattro guerrieri ingaggiarono una sparatoria con i militari, mentre attraversavano un guado, nel corso della quale venne colpito un ufficiale che indossava una giacca in pelle di daino e che cavalcava un sauro - capo che effettivamente indossava Custer quel giorno e tipologia di cavallo, di proprietà, cavalcato - e portava un cappello a tesa larga. Se tale versione fosse autentica, se effettivamente il T.Col. Custer sia stato tra i primi a cadere, si giustificherebbe peraltro anche lo sbandamento del reparto da lui capeggiato
  118. ^ Connell, Evan S. (1984). Son Of The Morning Star. San Francisco, California: North Point Press. ISBN 0-86547-160-6
  119. ^ Brown Dee (1996), Seppellite il mio cuore a Wounded Knee, Mondadori.
  120. ^ Stefanon 1992, p. 246..
  121. ^ Nello stesso rapporto, Terry dichiarò «...per quanto posso immaginare, Custer agì in maniera errata...» ...omissis... «...decise di attaccarli, senza che i suoi uomini fossero pronti, e divise il suo comando in gruppi che vennero battuti separatamente...»
  122. ^ d'Aniello,  1995, pp. 405-407 rapporto del gen. Terry
  123. ^ Stefanon 1992, p. 247..
  124. ^ Stefanon 1992, p. 247..
  125. ^ Stefanon 1992, Introduzione p. X..
  126. ^ Stefanon 1992, Introduzione p. X..
  127. ^ Uno dei "sette fuochi del consiglio" in cui era suddivisa la nazione Sioux.
  128. ^ Da non confondere con Cavallo Americano il Giovane che non aveva nessun legame con "il Vecchio". Alcune dichiarazioni del "Giovane", che si rifacevano di fatto a vicende relative al "Vecchio", hanno creato confusione tra i due omonimi tanto che alcuni storici (tra cui Elbert D. Belish, "American Horse (Wasechun-Tasunka): The Man Who Killed Fetterman", Annali del Wyoming 63, no. 2/1991) tendono ad unificare le due biografie. Mentre "il Vecchio" morì nello scontro con il gen. Crook del 1876, "il Giovane" partecipò ai negoziati di pace e successivamente, nella stagione 1886-1887, prese parte allo show "Wild West" di Buffalo Bill.
  129. ^ Molte testimonianze di militari addetti al recupero sottolinearono che le operazioni avvennero in una situazione di confusione: il sergente Michael C. Caddle riferì che una camicia su cui si riteneva essere stato appoggiato il corpo di Custer risultò di fatto appartenere al caporale William Teeman -come risultava da un documento rinvenuto in una tasca- e nel 1911 George Herendeen, guida bianca di Sheridan, dichiarò che «...dalla tomba di Custer non furono estratte più di due manciate di piccole ossa. Il corpo era stato dissepolto dai coyotes e fatto a pezzi e le ossa erano sparpagliate tutto intorno...». Analoga versione venne resa da Thomas la Forge, interprete Crow del reparto, che dichiarò che «...la quantità di sostanza corporale che fu possibile raccogliere e trasferire nella bara non era sufficiente a riempire il mio cappello. ...». James P. McNally, altro militare della squadra di esumazione, dichiarò inoltre che l'ufficiale preposto, il cap. Michael V. Sheridan fratello del generale, ebbe a dire: «...chiudete la cassa; va benissimo così, purché la gente creda che sia lui...»
  130. ^ Stefanon 1992, pp. 253-256.
  131. ^ Stefanon 1992, p. 6
  132. ^ Pur non riferendosi esplicitamente a Custer, il film è ispirato alla sua vicenda e la sua figura è il personaggio interpretato da Fonda, il tenente colonnello Owen Thursday
  133. ^ Anche questo film non tratta direttamente di Custer, ma la vicenda vi si ispira

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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