Cavallo Pazzo

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Immagine di Cavallo Pazzo del 1877. L'autenticità della foto è tuttavia dubbia.

Cavallo Pazzo (in inglese Crazy Horse; in lakota Tashunka Uitko, Tashunka Witko o Tȟašúŋke Witkó a seconda delle traslitterazioni, letteralmente "Il suo cavallo è pazzo"[1], comunemente tradotto come "Cavallo Pazzo"; data di nascita sconosciuta, probabilmente nei primi anni 1840[2]Fort Robinson, 5 settembre 1877) è stato un nativo americano della tribù degli Oglala Lakota (Sioux).

Personaggio leggendario, gli sono state attribuite imprese memorabili e fantastiche, come quella che lo voleva invulnerabile ai proiettili o che narrava che il suo spirito aleggiasse ancora tra le tribù dei pellerossa.

I primi anni[modifica | modifica wikitesto]

Il nome[modifica | modifica wikitesto]

In lingua lakota, Tȟašúŋke Witkó significa letteralmente "Cavallo Pazzo", da intendersi come imbizzarrito, ma anche come folle o, meglio, posseduto, essendo, la follia, per i Dakota, segno o frutto di un particolare rapporto col Grande Spirito. La parola Witko infatti, in lingua lakota sta a significare la condizione di alterazione tipica del contatto col sacro, oltre che la follia in senso lato. Tašunka, invece indica il cavallo, utilizzando il prefisso ta- che significa "grande". Cavallo letteralmente sarebbe "grande cane" che fu il nome dato al quadrupede alla prima vista dei cavalli di origine spagnola.

Infanzia[modifica | modifica wikitesto]

Cavallo Pazzo nacque nella regione del Bear Butte (Matȟó Pahá per i Lakota), nell'attuale Sud Dakota, intorno al 1840[3] durante uno dei periodici raduni che i Lakota svolgevano in quella zona. I genitori appartenevano a due diversi sottogruppi di Sioux. Il padre, Tȟašúŋke Witkó (Cavallo Pazzo), era un Oglala, mentre la madre Tȟašína Ȟlaȟlá Wiŋ (Donna dalla coperta tintinnante), apparteneva alla famiglia dei Minneconjou. Alla nascita gli fu dato il nome Čháŋ Óhaŋ (In mezzo agli alberi), ma fu presto chiamato dalla madre in modo affettuoso Pȟehíŋ Yuȟáȟa ('Curly' ovvero 'Ricciuto') a causa dei suoi capelli particolarmente ricci o anche Žiží ('Light Hair' ovvero 'Capelli chiari') per il loro colore castano chiaro (cosa questa rarissima tra i nativi americani). Seguendo le tradizioni, Ricciuto fu allevato secondo le usanze tribali: intenso allenamento fisico e molto tempo trascorso in preghiera e solitudine come era consuetudine per i giovani della tribù. Imparò presto ad andare a cavallo, ad usare arco e frecce, a cacciare piccoli animali e dimostrò subito grande abilità in tutte queste attività. Quando raggiunse la maturità e dimostrò di esserne degno, suo padre gli cedette il suo nome, Cavallo Pazzo appunto[4], e lui ne prese uno nuovo, Waglúla (Verme).

La visione[modifica | modifica wikitesto]

Per i giovani Lakota la spiritualità, il contatto con il mondo degli Spiriti, si manifestava attraverso la visione che veniva raggiunta seguendo un preciso rituale tribale che includeva la solitudine, il digiuno e spesso anche ferite autoindotte. Ricciuto aveva una profonda spiritualità che lo portava a vivere in armonia con tutto ciò che fa parte del cerchio della vita: la terra, il sole, il cielo, gli alberi, gli animali. Tutto riportava a Wakan Tanka, il Grande Spirito, creatore di tutto e presente in ogni cosa. Ma la sua spiritualità si esprimeva soprattutto attraverso il sogno che alimentava con il suo sconfinato potere fantastico. Egli sognava di diventare un guerriero coraggioso e un capo autorevole e rispettato dalla sua gente. Si raccoglieva spesso in se stesso, nel silenzio e nella solitudine, alla ricerca di una visione che potesse aprirgli un squarcio sul futuro. E quella visione tanto cercata e destinata ad influenzare profondamente tutta la sua vita, alla fine arrivò.

Nella sua visione Ricciuto vedeva il sacro cerchio della vita chiudersi intorno a un guerriero che, fluttuando nell’aria, cavalcava contro i nemici in un turbinio di pallottole e di frecce che lo sfioravano senza tuttavia colpire né lui, né il suo cavallo. Quel guerriero portava una sola penna tra i capelli sciolti, il segno di un fulmine impresso su una guancia e gocce bianche come chicchi di grandine sul corpo. Quando la visione svanì Verme, suo padre, la interpretò e disse a Ricciuto che quel guerriero era lui e che la penna, il segno del fulmine e i chicchi di grandine dovevano diventare la sua abituale pittura di guerra.

La profezia espressa dalla visione doveva incredibilmente dimostrarsi vera nel corso degli anni. Cavallo Pazzo non fu mai sconfitto in battaglia e non venne mai ferito dai nemici. L’unica ferita la sopportò quando venne colpito da una freccia mentre stava prendendo uno scalpo.


Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Memoriale per Cavallo Pazzo, giugno 2008.

Nato nelle Black Hills (Paha Sapa in lingua lakota), presumibilmente intorno a metà anni '40, in giovanissima età si salvò dalla distruzione del proprio villaggio da parte dei soldati federali. Probabilmente a causa di questo trauma, da adulto, assurto al ruolo di capo di guerra fra i Sioux Oglala, fu molto attivo nella resistenza allo sterminio dei nativi d'America da parte degli statunitensi, diventando uno fra i principali esponenti della fazione irriducibile dei Teton nel periodo del tramonto della loro libertà e proseguendo la lotta, insieme con il quasi coetaneo Fiele (in lingua inglese "Gall", in lingua lakota "Piji") e al più anziano Toro Seduto, anche dopo la rinuncia alla rivolta armata da parte dei grandi capi Nuvola Rossa e Coda Chiazzata, le cui imprese avevano caratterizzato il ventennio precedente.

Cavallo Pazzo e Fiele guidarono, quali principali capi guerrieri della coalizione capeggiata da Toro Seduto, i forse 1.200 guerrieri che nella battaglia di Little Bighorn, il 25 giugno 1876, sconfissero il 7º Reggimento Cavalleria dell'esercito USA, guidato dal ten. col. George A. Custer, riportando pochissime perdite a fronte di 211 cavalleggeri degli squadroni di Custer e 57 cavalleggeri degli squadroni di Reno e Benteen.

Il successo indiano fu però di breve durata: i federali si ripresero subito dal colpo e l'anno successivo, il 6 maggio 1877, Cavallo Pazzo, alla testa di 900 Oglala stremati dalla fame, si consegnò al tenente Philo Clark comandante di Fort Robinson. Morì poco prima della mezzanotte del 5 settembre 1877, infilzato con una baionetta, alla presumibile età di trentasette anni. Il luogo della sua sepoltura non è mai stato individuato.

La vita di Cavallo Pazzo acquistò presto contorni mitici. Sulla sua morte ci sono diverse versioni: alcune fonti indicano che sarebbe stato ucciso dalla baionetta di un soldato dopo essersi arreso con la sua tribù, altre riferiscono che Cavallo Pazzo, nel settembre del 1877, aveva lasciato la riserva senza autorizzazione per accompagnare la moglie malata dai genitori e il Generale George Crook, temendo che tentasse un ritorno alla lotta, ne avrebbe ordinato l'arresto. Cavallo Pazzo inizialmente non avrebbe opposto resistenza ma, resosi conto che lo stavano conducendo in prigione, cominciò a lottare con le guardie: mentre era trattenuto da Piccolo Grande Uomo, suo vecchio conoscente passato alla polizia indiana che lo stava scortando, Cavallo Pazzo fu pugnalato da un soldato semplice di nome William Gentles, che lo colpì alla schiena con una baionetta.

A Cavallo Pazzo è dedicato il Crazy Horse Memorial, scolpito, anche se tuttora non ancora terminato, sulla Thunderhead Mountain tra le Black Hills, nel Dakota del Sud.

"Hoka Hey!"[modifica | modifica wikitesto]

Il grido di guerra di Cavallo Pazzo era comune nella tribù Oglala ed era Hoka Hey! È un buon giorno per morire!, che suona come "Va bene uomini! È un buon giorno per morire!". A causa di ciò il motto Hoka Hey è impropriamente utilizzato come traduzione della seconda parte della frase, ad esempio dall'esercito americano[5].

Il motto è stato in seguito utilizzato in Star Trek come proverbio Klingon, acquisendo notorietà, ed è in seguito comparso in diversi film tra cui Linea mortale con Kevin Bacon e in Piccolo grande uomo con Dustin Hoffman. Inoltre è usato come citazione in diversi videogiochi legati a Star Trek e a Starcraft.

"Hoka Hey" è indicato anche come una delle possibili etimologie del ben più conosciuto modo di dire americano okay, la cui pronuncia inglese è molto simile all'originale Oglala.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Crazy Horse è il nome dato a una band nata nel 1969 di musicisti scelti da Neil Young come supporto nella realizzazione di album in studio e nelle varie tournée; la collaborazione, molto stretta, continua tuttora. Il nome del gruppo testimonia la vicinanza che il cantautore canadese ha mostrato da sempre nei confronti della storia e della cultura delle popolazioni degli Indiani d'America.
  • Crazy Horse è una canzone scritta da John Trudell e Milton Sahme (Quiltman) nel 1995 e inclusa nell'album Bone Days (2001)
  • Cavallo Pazzo è il titolo di un album del 2007 e di una canzone del cantautore italiano Sergio Bassi dedicata al grande guerriero Oglala Lakota.
  • Cavallo Pazzo è il soprannome del calciatore Claudio Grimaudo, bandiera della Salernitana negli anni '90.
  • Cavallo Pazzo era lo pseudonimo di Mario Appignani, noto "disturbatore seriale" di eventi pubblici, dello sport e dello spettacolo.
  • Crazy Horse è una canzone del gruppo heavy metal statunitense Black Label Society contenuta nell'album Order of the Black.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Bright, William (2004). Native American Place Names in the United States. Norman, OK: University of Oklahoma Press, p. 125
  2. ^ Si veda la nota numero 1 del primo capitolo del testo di Kingsley M. Bray, "Cavallo Pazzo. Il grande condottiero del Little Bighorn", Mondadori 2008, pp.434
  3. ^ The Authorized Biography of Crazy Horse and His Family Part One: Creation, Spirituality, and the Family Tree, DVD William Matson and Mark Frethem, Producers
  4. ^ Sandoz, Mari. Crazy Horse, the Strange Man of the Oglalas, a biography, University of Nebraska Press 1961, pag. 118
  5. ^ (EN) http://www.native-languages.org/iaq21.htm

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Stephen E. Ambrose. Cavallo Pazzo e Custer. BUR, 2000.
  • Kingsley m. Bray. Cavallo Pazzo. Il grande condottiero del Little Bighorn. Mondadori, 2008
  • Dee Brown. Seppellite il mio cuore a Wounded Knee. Mondadori, 2003
  • William Matson e Mark Frethem. "The Authroized Biography of Crazy Horse and His Family Part
  • One; Creation, Spirituality, and the Family Tree". Crazy Horse family oral history. Reelcontact.com, 2006.
  • Mari Sandoz. Cavallo Pazzo, lo "Strano Uomo" degli Oglala. Rusconi, 1999.
  • Vittorio Zucconi. Gli Spiriti non dimenticano. Mondadori, 1998. ISBN 88-04-45824-0
  • Andrea Bosco, Domenico Rizzi, "I cavalieri del West", Le Mani (Recco Genova) 2011 ISBN 978-88-8012-604-1
  • Domenico Rizzi, "Le guerre indiane nelle Grandi Pianure", Edizioni Chillemi (Roma) 2010, ISBN 978-88-96522-29-5

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