La difesa della razza

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Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando l'omonimo programma televisivo, vedi La difesa della razza (programma televisivo).
La difesa della razza
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StatoItalia Italia
LinguaItaliano
PeriodicitàQuindicinale
GenerePolitica, razzismo, antisemitismo, imperialismo, fascismo
FormatoRivista
Fondazione5 agosto 1938
Chiusura20 giugno 1943
SedePalazzo Wedekind, Roma[1]
EditoreEditrice Tumminelli
Record vendite85.000 (1938)
DirettoreTelesio Interlandi
Redattore capoGiorgio Almirante (segretario di redazione)
 

La difesa della razza, rivista diretta da Telesio Interlandi, vide il suo primo numero il 5 agosto 1938 e venne stampata, con cadenza quindicinale, fino al 1943 (l'ultimo numero, il 117 risulta uscito il 20 giugno 1943) dalla casa editrice Tumminelli di Roma.[2][3]

L'anno sulla copertina decorre dalla Marcia su Roma (28 ottobre 1922).[3]

Contenuto[modifica | modifica wikitesto]

Una pubblicazione che illustra il rapporto tra la massoneria e i "Protocolli dei Savi di Sion" (teoria del complotto già smentita decenni prima)

Nelle varie uscite che vennero pubblicate, venivano proposti dei resoconti infondati e delle idee prive di sostegno per sostenere la superiorità della razza ariana alla quale gli italiani sarebbero appartenuti. Le varie uscite incitavano gli italiani con le più varie argomentazioni a proteggersi dalle "contaminazioni biologiche" delle "razze inferiori", con le quali l'Italia Imperiale era venuta a contatto. Nelle pubbicazioni erano presenti molte teorie del complotto prive di fondamento e il più delle volte già smentite come quella dei Protocolli dei Savi di Sion.[3]

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

La rivista, composta mediamente da diverse decine di pagine, si divideva, solitamente, in 4 macro sezioni: scienza, documentazione, polemica e questionario (sebbene quest'ultimo fosse totalmente assente nei primi numeri).[3]

Scienza: nel segmento dedicato alla scienza si voleva trattare il razzismo e l'antisemitismo in un'ottica medica e biologica soffermandosi soprattutto sulla genetica (il tutto scadendo in ragionamenti pseudoscientifici basati su pregiudizi e stereotipi[4], facendo anche spesso leva su fattori puramente estetici).[3][5]

Documentazione: nella parte riservata alla documentazione si affrontava, attraverso delle proiezione statistiche, il declino demografico ed economico dei popoli cosiddetti "non ariani" contro la prosperità di quello italiano (definito ariano). I risvolti successivi, avvenuti nei decenni dopo le pubblicazioni dei pezzi, dimostrano un intento propagandistico e per nulla ponderato nell'uso della statistica e delle proiezioni effettuate.[3]

Polemica: nella porzione dedicata alla polemica si trovavano i pezzi di opinione nei quali ristagnava il cospirazionismo politico, economico e scientifico (solitamente verso gli ebrei, i massoni, i bolscevichi e i popoli africani).[3][4]

Questionario: il questionario voleva essere una sorta di FAQ alle domanda dei lettori anche se tutte le domanda prese in esame (visto il tono apertamente schierato della rivista) erano poco più che retoriche, le quali portavano a delle risposte monodirezionali su ogni aspetto presso ogni questione o contesto.

Storia della testata[modifica | modifica wikitesto]

Nascita della rivista[modifica | modifica wikitesto]

Benito Mussolini, insieme alle leggi razziali contro gli ebrei, volle imprimere un cambiamento culturale al popolo italiano grazie alla forza della carta stampata come mezzo di comunicazione di massa e fu per questo motivo che ideò il magazine "La difesa della razza". Per assolvere tale compito convocò egli stesso per un’udienza, di cui non si hanno molte notizie a parte un breve comunicato sulla stampa quotidiana[6], Telesio Interlandi, già direttore del quotidiano Il Tevere, per affidargli la direzione del rotocalco.[7]

A partire dal 20 settembre 1938 il segretario di redazione della rivista fu Giorgio Almirante, che divenne successivamente leader del MSI (Movimento Sociale Italiano).[8]

Sostegno alle leggi razziali[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Leggi razziali fasciste § Il "Manifesto della Razza".

Con la sua nascita la rivista si vide promotrice e divulgatrice delle leggi razziali fasciste. Questo con la pubblicazione del "Manifesto della Razza" (in cui, in 10 punti, si illustrava l'importanza del razzismo e la superiorità della razza italiana) insieme a delle raffigurazioni grafiche le quali permettevano una comprensione semplificata delle leggi razziali fasciste.

Anni successivi[modifica | modifica wikitesto]

Vi collaborò anche il famoso pensatore tradizionale Julius Evola - che fu cacciato nel 1942 con l'accusa di essere "comunista" e "anti-razzista", in quanto fautore di un razzismo "esoterico" e non "biologico"[9] - oltre a personaggi in seguito politici famosi quali ad esempio Giovanni Spadolini e Amintore Fanfani.

Nel 1940, dopo l'entrata in guerra da parte dell'Italia, la propaganda antisemita divenne più violenta addebitando agli ebrei ogni responsabilità del conflitto.[5]

«Il razzismo ha da essere cibo di tutti e per tutti, se veramente vogliamo che in Italia ci sia, e sia viva in tutti, la coscienza della razza. Il razzismo nostro deve essere quello del sangue, che scorre nelle mie vene, che io sento rifluire in me, e posso vedere, analizzare e confrontare col sangue degli altri. Il razzismo nostro deve essere quello della carne e dei muscoli; e dello spirito, sì, ma in quanto alberga in questi determinati corpi, i quali vivono in questo determinato Paese; non di uno spirito vagolante tra le ombre incerte d'una tradizione molteplice o di un universalismo fittizio e ingannatore. Altrimenti finiremo per fare il gioco dei meticci e degli ebrei; degli ebrei che, come hanno potuto in troppi casi cambiar nome e confondersi con noi, così potranno, ancor più facilmente e senza neppure il bisogno di pratiche dispendiose e laboriose, fingere un mutamento di spirito e dirsi più italiani di noi, e simulare di esserlo, e riuscire a passare per tali. Non c'è che un attestato col quale si possa imporre l'altolà al meticciato e all'ebraismo: l'attestato del sangue»

(Giorgio Almirante, 5 maggio 1942[10])

Crisi e chiusura[modifica | modifica wikitesto]

Inizialmente con una stampa di 140-150 mila copie[11], la rivista vide via via ridotta la propria tiratura fino alle 19-20 mila unità nel periodo della seconda guerra mondiale che, insieme al crollo delle entrate pubblicitarie, causarono la chiusura del periodico.[12]

Mercato pubblicitario[modifica | modifica wikitesto]

Sebbe il periodoco avesse una forte connotazione razzista e antisemita poteva vantare (prima della guerra e della conseguente crisi editoriale)[12] grandi marchi tra le proprie pubblicità come: Alfa Romeo, Fiat, Banca commerciale italiana, Istituto Nazionale delle Assicurazioni e Banco di Sicilia.[13]

Firme[modifica | modifica wikitesto]

  • Giorgio Almirante[14]
  • Giuseppe Andreucci
  • Umberto Angeli
  • Franco Angelini
  • A. Attili
  • Mario Baccigalupi
  • Cesare Dante Bancher
  • Carlo Barduzzi
  • Roberto Bartolozzi
  • Giorgio Bernucci
  • Bruno Biancini
  • Francesco Biondolillo
  • Aldo Bomba
  • Mario Borretti
  • Roberto Brighenti
  • Vincenzo Buonasissi
  • Lino Businco
  • Francesco Càllari
  • Claudio Calosso
  • Guido Canali
  • Emilio Canevari
  • Ugo Cangiano
  • Umberto Caramore
  • Luigi Castaldi
  • Giuseppe Cesetti
  • Angelo Chiauzzi
  • Alfio Cimino
  • Lidio Cipriani
  • Giulio Cogni
  • Antonio Consoli
  • Salvatore Costanza
  • Osvaldo Costanzi
  • G. D'atesia
  • Vincenzo Deagazio
  • Mario De'bagni
  • Francesco Dedel
  • Giuseppe Dell'isoloa
  • Bruno Della Maggiore
  • Giovanni De' stampa
  • Ettore De Zuani
  • Salvatore Frisco
  • Arturo Donaggio
  • J. Evola
  • Giuseppe Ficai
  • Pietro Ficai -Veltroni
  • Quinto Flavio
  • Giuseppe Fortguerri
  • Leone Franzi
  • Ugo Fugagnollo
  • G. Gaspari
  • Elio Gasteiner
  • Tancredi Gatti
  • Giuseppe Genna
  • Berlindo Giannetti
  • Pod. G.
  • Paolo Guidotti
  • Telesio Interlandi
  • Guido Landra
  • Arturo Lancellotti
  • Massimo Lelj
  • Cecina Leonori
  • Giuseppe Lucidi
  • Filippo Macri
  • Carlo Magnino
  • Giuseppe Maggiore
  • Nicola Marchitto
  • G. Marcotti
  • Irma Marimpietri
  • Fortunato Matarrese
  • Gubello Memmoli
  • Alfredo Mezio
  • Riccardo Miceli
  • Giorgio Montandon
  • Mario Monterisi
  • Martino Moreno Mario
  • G.G. Napolitano
  • Ubaldo Nieddu
  • Willi Nix
  • Nazareno Padellaro
  • Domenico Paolella
  • Pascal Pascali
  • Giuseppe Pensabene
  • S. Perticone
  • Alfonso Petrucci
  • Antonio Petrucci
  • Aangelo Piccoli
  • Giorgio Piceno
  • Giovanni Preziosi
  • Ugo Rellini
  • Domenico Rende
  • Marcello Ricci
  • Paolo Rueiu
  • Nicola Salvati
  • T. Salvotti
  • Franco Savorgnan
  • Massimo Scaugero
  • Francesco Scardaoni
  • Renato Semizzi
  • Luigi Servolini
  • Arrigo Solmi
  • Umberto Soriti
  • Gino Sottochiesa
  • Ettore Ancampiano
  • Rosa Storti
  • M.C. Teonti
  • Fausto Tomassini
  • Aarmando Tosti
  • Paolo Triz.
  • Antonio Trizzino
  • Daniele Ungaro
  • Edmondo Vercellesi
  • Emilio Villa
  • Edoardo Zavattari
  • Cesare Zumaglini

Dopo la chiusura[modifica | modifica wikitesto]

Digitalizzazione della rivista[modifica | modifica wikitesto]

È disponibile presso il sito digiteca una archivio digitale contenente ogni numero completo della rivista.

Nel 2015 EFFEPI crea l'audiolibro "La Difesa della Razza. La collezione completa (Anni I-VI)", in 6 CD-ROM, contenente tutti i numeri del magazine.[15]

Libri sul tema[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2008 è stato pubblicato il libro di Francesco Cassata che con un approccio multidisciplinare, scientifico, culturale e politico cerca di risalire alle origini dell'odio razziale analizzando e studiando i contenuti della rivista "La difesa della razza". Secondo l'opinione dell'autore, i pregiudizi razziali furono giustificati e imposti anche grazie agli strumenti della scienza e alla fine divennero utili per la creazione di un nemico artificiale interno, avente il compito di depistare l'interesse dalle vere fonti di pericolo per la società.[16][17]

Il libro descrive i personaggi importanti, i passi salienti della creazione della rivista e i dibattiti dell'epoca.[18]

Programma televisivo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2018 dal nome della rivista viene ispirato La difesa della razza, inchiesta, di 6 puntate, condotta da Gad Lerner sul razzismo.[19][20]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Radazione del quotidiano (8:00), su raiplay.it.
  2. ^ Adnkronos (5 agosto 1938, nasce la rivista “La difesa della razza”), su www1.adnkronos.com. URL consultato il 23 giugno 2018.
  3. ^ a b c d e f g Bibris (archivio pubblicazioni "La difesa della razza"), su digiteca.bsmc.it. URL consultato il 23 giugno 2018.
  4. ^ a b Matteo Pasetti, Storia dei fascismi in Europa, ArchetipoLibri, 27 luglio 2011, ISBN 9788866330387. URL consultato il 25 giugno 2018.
  5. ^ a b Aa.Vv, 1938 La storia (propaganda antiebreaica), Gangemi editore, 17 febbraio 2018, ISBN 9788849285277. URL consultato il 25 giugno 2018.
  6. ^ SARFATTI, M. Mussolini contro gli ebrei…, p. 25
  7. ^ ATTENTI AGLI OPPORTUNISTI! - la Repubblica.it, in Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 29 giugno 2018.
  8. ^ Giorgio Almirante - La Storia siamo noi. URL consultato il 29 giugno 2018.
  9. ^ Valentina Pisanty, La difesa della razza: antologia 1938-1943, Milano, Bompiani, 2006, p. 51 e sgg..
  10. ^ Redazione Online, Giorgio Almirante e la razza: ecco cosa scrisse nel 1942, in Corriere della Sera. URL consultato il 24 giugno 2018.
  11. ^ Rai Storia, La rivista della razza, in Rai Storia. URL consultato il 26 giugno 2018.
  12. ^ a b E la «Difesa della razza» diffondeva in Italia il veleno del razzismo - Il Piccolo, in Archivio - Il Piccolo. URL consultato il 23 giugno 2018.
  13. ^ Patrizia prando – Ivan Šuša; Persecuzione del diverso e propaganda razziale (Il caso italiano nella “Difesa della razza“) pp 78, su ff.umb.sk.
  14. ^ Indice autori (Per ordine alfabetico, su scholarcommons.usf.edu.
  15. ^ La Difesa della Razza. La collezione completa (Anni I-VI) da Various: Brossura - Studio Bibliografico Bosazzi, su www.abebooks.it. URL consultato il 26 giugno 2018.
  16. ^ Giulio Einaudi editore, Francesco Cassata, «La Difesa della r... < Libri < Einaudi, su www.einaudi.it. URL consultato il 22 giugno 2018.
  17. ^ CASSATA . POLITICA, IDEOLOGIA E IMMAGINE DEL RAZZISMO FASCISTA | Blog di Stefano Fiorucci, in Blog di Stefano Fiorucci, 2 settembre 2016. URL consultato il 22 giugno 2018.
  18. ^ "Come fu che diventammo razzisti", di Mauro Capocci, pubblicato su "Le Scienze (Scientific American)", num. 484, dic. 2008, pag. 122
  19. ^ Ufficio Stampa - RAI3: LA DIFESA DELLA RAZZA, su www.ufficiostampa.rai.it. URL consultato il 26 giugno 2018.
  20. ^ La difesa della razza - RaiPlay, su www.raiplay.it. URL consultato il 26 giugno 2018.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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