Cum nimis absurdum

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Cum nimis absurdum
Bolla pontificia di Papa Paolo IV
Stemma di Papa Paolo IV
Anno 1555
Argomenti trattati Legislazione sugli Ebrei di Roma

La bolla Cum nimis absurdum («Poiché è oltremodo assurdo» in lingua latina), emanata il 14 luglio 1555[1] da papa Paolo IV (al secolo Gian Pietro Carafa), dando seguito alle disposizioni del Concilio Lateranense IV nei paragrafi 67-70, pose una serie di limitazioni ai diritti delle comunità ebraiche presenti nello Stato Pontificio.

In particolare impose agli ebrei l'obbligo di portare un distintivo giallo, li escluse dal possesso di beni immobili e vietò ai medici ebrei di curare cristiani. La bolla sancì inoltre la costruzione di appositi ghetti entro i quali gli ebrei avrebbero dovuto vivere e portò alla creazione, tra l'altro, del ghetto di Roma.

Sette anni dopo papa Pio IV, avversario della famiglia Carafa, con la bolla Dudum a felicis del 27 febbraio 1562 ammorbidiva gli articoli più vessatori della bolla di Paolo IV, in particolare per quanto riguarda le limitazioni all'attività economica, il possesso di beni immobili anche fuori dai ghetti e assolveva chi non avesse rispettato le norme della Cum nimis absurdum.

Tuttavia tale bolla costituì un precedente nella legislazione papale e i suoi effetti si sentirono fino alla presa di Roma nel settembre 1870.[2] Molte delle ordinanze specificate nei quindici articoli della bolla, furono in seguito adottate da altri capi di Stato italiani[3].

È la prima delle bolle papali che lo storico Attilio Milano ha qualificato, insieme alla Caeca et obdurata (1593) e alla Hebraeorum gens (1569), come bolle infami[4]

L'incipit[modifica | modifica sorgente]

Paolo IV così spiegò nelle prime parole della Cum nimis absurdum la necessità delle misure antiebraiche:

(LA)
« Cum nimis absurdum et inconveniens existat ut iudaei, quos propria culpa perpetuae servituti submisit, sub praetextu quod pietas christiana illos receptet et eorum cohabitationem sustineat, christianis adeo sint ingrati, ut, eis pro gratia, contumeliam reddant, et in eos, pro servitute, quam illis debent, dominatum vendicare procurent: nos, ad quorum notitiam nuper devenit eosdem iudaeos in alma Urbe nostra e nonnullis S.R.E. civitatibus, terris et locis, in id insolentiae prorupisse, ut non solum mixtim cum christianis et prope eorum ecclesias, nulla intercedente habitus distincione, cohabitare, verum etiam domos in nobilioribus civitatum, terrarum et locorum, in quibus degunt, vicis et plateis conducere, et bona stabilia comparare et possidere, ac nutrices et ancillas aliosque servientes christianos mercenarios habere, et diversa alia in ignominiam et contemptum christiani nominis [...] »
(IT)
« Poiché è oltremodo assurdo e disdicevole che gli ebrei, che solo la propria colpa sottomise alla schiavitù eterna, possano, con la scusa di esser protetti dall'amore cristiano e tollerati nella loro coabitazione in mezzo ai cristiani, mostrare tale ingratitudine verso di questi, da rendere loro offesa in cambio della misericordia ricevuta, e da pretendere di dominarli invece di servirli come debbano; Noi, avendo appreso che nella nostra alma Urbe e in altre città e paesi e terre sottoposte alla Sacra Romana Chiesa, l'insolenza di questi ebrei è giunta a tal punto che si arrogano non solo di vivere in mezzo ai cristiani e in prossimità delle chiese senza alcun distinzione nel vestire, ma che anzi prendono in affitto case nelle vie e piazze più nobili, acquistano e posseggono immobili, assumono balie e donne di casa e altra servitù cristiana, e commettono altri misfatti a vergogna e disprezzo del nome cristiano [...] »

Effetti della bolla[modifica | modifica sorgente]

La bolla, suddivisa in 13 paragrafi, stabilì l'obbligo per gli ebrei di:

  • Abitare in luogo separato dalle case dei cristiani, il serraglio[5], con un solo ingresso ed una sola uscita.
  • Non avere più di una sinagoga per ogni città ove era presente una comunità ebraica e l'obbligo di demolire tutte le altre.
  • Portare un segno distintivo di colore turchese ("glauci coloris"): un cappello per gli uomini ed un fazzoletto per le donne.
  • Non tenere servitù cristiana.
  • Durante le festività cristiane, non lavorare in pubblico e non far lavorare i dipendenti.
  • Non fare gli "strozzini" con i cristiani e non stipulare con essi contratti falsi o fittizi.
  • Non divertirsi, mangiare o conversare familiarmente con i cristiani.
  • Redigere i libri contabili e le registrazioni relative ad affari con cristiani solo in lingua italiana.
  • Non esercitare alcun commercio al di fuori di quello degli stracci e dei vestiti usati, e limitare la mercanzia di frumento ed orzo e altri beni alla necessità umana.
  • Non curare cristiani, per i medici ebrei.
  • Non farsi chiamare con l'appellativo di «signore» dai cristiani poveri. Era in uso all'epoca che i ricchi si facessero chiamare "signore" dai poveri.
  • Rispettare gli statuti favorevoli ai cristiani in vigore nei luoghi in cui risiedessero temporaneamente.
  • Punizione per i contravventori.

La bolla oltre alla persecuzione degli ebrei ebbe anche un effetto non voluto e negativo per l'economia dello Stato Pontificio.

La fuga di molti imprenditori ebrei, specialmente del commercio, interno e internazionale, finì col danneggiare l'economia dello Stato mentre

« ... la potenza dei marrani nel Levante mediterraneo, la loro rete di rapporti internazionali, le buone relazioni con i Turchi favorirono un'azione di rappresaglia con il boicottaggio del porto di Ancona da parte delle principali correnti mercantili levantine. »
([6])

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Attilio Milano, Storia degli ebrei in Italia, Torino, Einaudi, 1992, pag. 247.
  2. ^ Il 2 ottobre 1870 un decreto regio abolì tutte le differenze religiose e sancì di fatto l'emancipazione degli ebrei. Per la data riportata (2 ottobre 1870) si veda: Marco Capurro, "La questione giudea" in Venti secoli di papato dal sito web omonimo. Riportato il 22 maggio 2007.
  3. ^ Roberto Bonfil, Gli ebrei in Italia nell'epoca del Rinascimento, Sansoni, Firenze, 1991
  4. ^
    « Paolo IV diede espressione a tutto il suo livore contro gli ebrei in una bolla destinata a farli precipitare in uno dei più profondi abissi di degradazione che mente umana possa immaginare. »
    Attilio Milano, Storia degli Ebrei in Italia, Einaudi, Torino 1963, p. 247.
  5. ^ Così era all'inizio chiamato il ghetto. M. Cassandro, Intolleranza e accettazione, Torino,Giappichelli, 1996, pg. 233.
  6. ^ M. Cassandro, op. cit. in bibliografia, pg. 234.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Michele Cassandro, Intolleranza e accettazione. Torino G. Giappichelli 1996. ISBN 883486235X.
  • Attilio Milano, Storia degli ebrei in Italia. Torino, Einaudi, 1995. ISBN 8806128256.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]