Hebraeorum gens

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Hebraeorum gens
Bolla pontificia
Stemma di Papa Pio V
Pontefice Papa Pio V
Data 26 febbraio 1569
Anno di pontificato IV
Traduzione del titolo Il popolo ebreo
Argomenti trattati Espulsione degli ebrei dallo Stato Pontificio
Bolla precedente Etsi Apostolica Sedes
Bolla successiva Iniunctum nobis

Hebraeorum gens sola quondam a Deo dilecta è l'incipit di una bolla pontificia emanata da papa Pio V il 26 febbraio 1569. Con questo decreto il pontefice ordinò l'espulsione di tutti gli ebrei dai territori dello Stato della Chiesa ad eccezione delle città di Roma e Ancona, dove, per effetto della bolla Cum nimis absurdum di papa Paolo IV, avrebbero avuto l'obbligo di rimanere segregati dall'alba al tramonto all'interno dei ghetti.

Genesi[modifica | modifica wikitesto]

Con l'ascesa di papa Paolo IV al soglio pontificio (1555), la condizione degli ebrei nello Stato della Chiesa subì un netto peggioramento. Con la bolla Cum nimis absurdum, emessa a soli due mesi dalla sua elezione, il nuovo papa, già massimo responsabile dell'Inquisizione romana ed in pieno spirito controriformistico, aveva emarginato i suoi sudditi israeliti mediante l'istituzione ufficiale dei ghetti e con una serie di limitazioni e vessazioni umilianti. Iniziò in quegli anni l'esodo della comunità ebraica dallo Stato Pontificio[1] che avrebbe decimato molte comunità israelite ancor prima che ne venisse decretata l'espulsione ufficiale mediante la bolla Haebreorum gens[2]. Il successore di Paolo IV, papa Pio IV, avversario della famiglia Carafa, con la bolla Dudum a felicis cercò di mitigare le asprezze vessatorie dei decreti antiebraici del suo predecessore[3], in particolare per quanto riguardava le limitazioni all'attività economica e il possesso di beni immobili anche fuori dai ghetti.

Papa Pio V, eletto papa nel 1566, già successore di Paolo IV alla guida dell'Inquisizione romana, fu subito di diverso avviso. Agli inizi del suo pontificato, mediante la bolla Romanus pontifex (1566) volle infatti ripristinare integralmente la legislazione antiebraica di Paolo IV, al quale egli era stato legato da sentimenti di profonda stima e dalla comune militanza nelle file dell'Inquisizione. Tre anni più tardi veniva promulgata la bolla Haebreorum gens, che diede il colpo di grazia a una comunità già ampiamente ridottasi di numero a causa dell'emigrazione e impoveritasi per i continui contributi forzosi, sussidi, balzelli, tasse di vario tipo che era costretta a versare alle arche pontificie[4].

Contenuto[modifica | modifica wikitesto]

La bolla sanciva l'espulsione di tutti gli Ebrei dallo Stato Pontificio, ad esclusione di coloro che dimoravano nei ghetti di Roma e Ancona. Ad Avignone, che pur faceva parte di un feudo papale, e nell'exclave pontificia di Benevento, le disposizioni contenute nella bolla non entrarono mai in vigore.

La decisione di espellere la comunità israelita dallo Stato era stata motivata, secondo quanto indicato nel documento, dalla sua inutilità sociale («...supradictam gentem...nulli Reipublicae usui esse nostrae...») e dall'aumento dei crimini ascrivibili ai suoi componenti. Fra i delitti la bolla segnalava: il furto, praticato mediante l'usura, la ricettazione e le pratiche magiche di natura diabolica come sortilegi, malefici e superstizioni.

L'espulsione era estesa agli israeliti di entrambi i sessi e di tutte le età. Venivano concessi tre mesi per abbandonare lo Stato, al termine dei quali chi non lo avesse fatto sarebbe stato ridotto per sempre in servitù («...in perpetuam servitutem asserantur», si legge nel documento).

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Papa Pio V

La bolla inasprì la già dura legislazione antiebraica inaugurata nel 1555 da papa Paolo IV con la bolla Cum nimis absurdum. Le disposizioni in essa contenute vennero in massima parte abrogate da papa Sisto V (bolla Christiana pietas, 1586), che si era reso conto dell'importanza della comunità ebraica nella vita economica dello Stato, ma furono ripristinate nel 1593 da papa Clemente VIII con la bolla Caeca et obdurata.

Gli effetti della Hebraeorum gens furono devastanti per i sudditi dello Stato Pontificio di religione ebraica. Gli ebrei residenti nei centri più prossimi a Roma e ad Ancona riuscirono a rifugiarsi nelle due città, ma la maggior parte di essi fu costretta ad emigrare in altri stati d'Italia e d'Europa. Nel 1586 la bolla Christiana pietas, cui si è fatto precedentemente accenno, spinse presumibilmente quattromila o cinquemila israeliti a fare ritorno nello Stato Pontificio[5], ma sette anni più tardi con il ripristino della legislazione antiebraica voluta da papa Clemente VIII, l'esodo degli ebrei non residenti a Roma o ad Ancona fu totale. Intere comunità vennero condannate all'estinzione, come quelle di Ravenna, Orvieto, Viterbo, Perugia, Spoleto e Terracina.

Le conseguenze sociali ed economiche per lo Stato Pontificio furono altrettanto gravi: molti imprenditori, artigiani specializzati, professionisti che avevano definitivamente abbandonato le "terre del Papa" non poterono essere sostituiti e le fitte reti di relazioni che gli uomini d'affari ebrei intrattenevano con i loro correligionari di altri paesi d'Europa e d'Asia andarono irrimediabilmente perdute.

Hebraeorum gens è stata qualificata dallo storico italiano di origine ebraica Attilio Milano, insieme a Cum nimis absurdum e Caeca et obdurata, una "bolla infame".[6]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ariel Toaff, Gli ebrei a Perugia (Fonti per la storia dell'Umbria, n. 10), Perugia, Deputazione di Storia Patria per l'Umbria, 1975, p. 139
  2. ^ Fra le comunità che più soffrirono un drastico ridimensionamento vi fu quella perugina, ridottasi a sole sette famiglie nel 1567, ben prima che la bolla Haebreorum gens venisse promulgata. Cfr. Ariel Toaff, Op. cit., p. 140
  3. ^ Cit. tratta da Ariel Toaff, Op. cit., p. 138
  4. ^ Fra cui una vigesima per Crociata contro i Turchi, le tasse per il carnevale e quelle per le feste del Testaccio e i contributi per la Casa dei Catecumeni. Cfr. Ariel Toaff, Op. cit., p. 139
  5. ^ Attilio Milano, Storia degli Ebrei in Italia, Torino, Einaudi, 1992, p. 258, ISBN 88-06-12825-6
  6. ^ Attilio Milano, Op. cit., p. 262

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Anna Foa, Ebrei d'Europa. Dalla peste nera all'emancipazione, Roma-Bari, Laterza, 1992, p. 157, ISBN 88-420-7214-1
  • Attilio Milano, Storia degli Ebrei in Italia, Torino, Einaudi, 1963.
  • Luciano Tas, Storia degli ebrei italiani, Roma, Newton Compton, 1987 (Seconda ed.), pp. 63–73
  • Ariel Toaff, Gli ebrei a Perugia (Fonti per la storia dell'Umbria, n. 10), Perugia, Deputazione di Storia Patria per l'Umbria, 1975, pp. 129–145

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]