Pegli

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Pegli
Panorama di Pegli dal mare
Panorama di Pegli dal mare
Stato Italia Italia
Regione Liguria Liguria
Provincia Genova Genova
Città Genova-Stemma.png Genova
Altri quartieri Pegli, Castelluccio, Multedo
Codice postale 16155 (zona est), 16156 (zona ovest)
Superficie 25,52 km²
Abitanti 26 629 ab.
Densità 1 043,46 ab./km²
Nome abitanti pegliesi (pêgìn in lingua ligure)
Mappa dei quartieri di Genova
Mappa dei quartieri di Genova

Coordinate: 44°25′31″N 8°48′52″E / 44.425278°N 8.814444°E44.425278; 8.814444

Pegli[1] (Pêgi in ligure) è un quartiere del ponente genovese. Comune autonomo fino al 1926, quando insieme ad altri diciotto comuni fu inglobato nel comune di Genova[2], nella cui ripartizione amministrativa fu dapprima una delegazione e poi dal 1978 una circoscrizione. Nella ripartizione amministrativa in vigore dal 2005 fa parte del Municipio VII Ponente, assieme a Pra' e Voltri (anch'essi ex comuni autonomi).

Descrizione del quartiere[modifica | modifica wikitesto]

Stemma antico di Pegli

L'ex circoscrizione di Pegli comprende le unità urbanistiche "Castelluccio", "Multedo" e "Pegli".[3]

Nonostante come tutto il ponente genovese sia stata interessata dallo sviluppo industriale del secondo dopoguerra, ha conservato in gran parte le caratteristiche di pregio ambientale che ne avevano fatto nel passato una delle mete di soggiorno preferite da nobili e ricchi borghesi ed oggi è il quartiere residenziale di maggior pregio nel ponente.[4]

Toponimo[modifica | modifica wikitesto]

Il suo nome deriva dall'antica "Pyla Veituriorum" fondata, come altre nella zona, dalla tribù ligure dei Veturii. Il termine "Pyla" potrebbe derivare dal greco "pylae" (passo tra i monti), con riferimento agli antichi percorsi che dal litorale risalivano la valle del Varenna valicando poi l'Appennino, diretti verso il Piemonte.[5]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Pegli confina a est con Sestri Ponente, a nord con il comune di Ceranesi, a ovest con Pra' e Voltri, a sud si affaccia sul mare con un tratto di spiaggia ed alcune infrastrutture del sistema portuale genovese (porto petroli a levante e parte del porto di Pra'-Voltri a ponente). Il territorio dell'ex circoscrizione si estende per 25,52 km², di cui però solo 2,71 urbanizzati[6], e comprende:

  • Una fascia litoranea, estesa per oltre due chilometri tra la foce del rio Marotto (a levante) e quella del rio San Michele (a ponente), attraversata dalla via "Aurelia" sulla quale si affacciano le case dell'antico borgo marinaro, che formano una palazzata non interrotta da costruzioni recenti, con antiche case di pescatori ed eleganti palazzi ottocenteschi. A differenza di altre realtà del ponente genovese l'area centrale del quartiere ha conservato l'affaccio sul mare, con il suo lungomare e la spiaggia, mentre a levante della foce del Varenna, nella zona di Multedo, predominano gli insediamenti industriali, cresciuti in modo disordinato soprattutto nel secondo dopoguerra.
Gli scogli nella zona di ponente del lungomare, con lo Scoglio Spaccato (Scoeuggio Spaccou) ai piedi del Castello Vianson e la Pria Pula sullo sfondo
Il litorale pegliese è caratterizzato da ciottoli di varie dimensioni, mentre nella parte a ponente sono presenti scogliere, come il cosiddetto Scoeuggio Spaccou e la più nota Pria Pula, formata da tre scogli affioranti a poca distanza dalla costa, così chiamata per la sua forma che richiamava quella di una giovane pollastra (pula o pulla in ligure). Questo caratteristico scoglio, da sempre punto di riferimento per i pegliesi e citato in alcuni modi di dire locali, ha rischiato di scomparire con la costruzione della diga foranea del porto di Pra'-Voltri, ed è oggi compreso all'interno del bacino portuale, all'imboccatura di ponente, utilizzabile unicamente da barche da pesca e da diporto.[7]
  • Una zona collinare alle spalle del borgo antico, dove sorgono gli insediamenti dell'espansione urbanistica residenziale del secondo dopoguerra.
  • La val Varenna, assai estesa ma poco popolata, con diverse frazioni sparse nel fondovalle e contornata da monti che arrivano a sfiorare i mille metri di altitudine a pochi chilometri dalla costa.

Multedo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Multedo.

Nella fascia litoranea il torrente Varenna, perpendicolare alla linea di costa, divide l'abitato storico di Pegli da Multedo, ed al tempo stesso segna il confine fra le aree industrializzate del ponente e quelle prevalentemente residenziali.[8] Multedo, centro di origine medioevale sul promontorio che chiudeva a ponente il golfo di Sestri Ponente, nel tempo accorpato alternativamente a Pegli e a Sestri Ponente nel 1798 con la repubblica democratica divenne comune autonomo, ma nel 1875 fu annesso al comune di Pegli e insieme a questo nel 1926 entrò a far parte della "Grande Genova". Per secoli centro residenziale e di villeggiatura, nel corso del Novecento è stato interessato da importanti fenomeni di industrializzazione[5] che, in particolare nel secondo dopoguerra, hanno mutato radicalmente il volto del quartiere, stravolgendolo completamente; all'industrializzazione sono sopravvissute la chiesa di Monte Oliveto e la Villa Lomellini Rostan, che ha però perso il suo grande parco.[8]

La val Varenna[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Val Varenna e Varenna (torrente).

La val Varenna (in ligure Voëna), attraversata dall'omonimo torrente che sfocia in mare tra Pegli e Multedo, costituisce più del 70% del territorio della ex circoscrizione pegliese. Ad eccezione della zona della foce, fortemente urbanizzata, segnata da insediamenti industriali e depositi petroliferi e completamente integrata nell'abitato di Pegli[9], la valle è scarsamente popolata: sulla base di dati non ufficiali si può stimare una popolazione di poco più di mille abitanti[10], concentrati soprattutto nei centri di fondovalle.

La valle, stretta ed allungata, ha una superficie di circa 22 km² (di cui tre appartenenti al comune di Ceranesi) e si sviluppa in direzione nord-sud per circa 9  km, con un'ampiezza massima di 4,5  km ed ha il suo punto culminante nel monte Penello (995 m), lungo la dorsale di ponente. Sono presenti anche zone di particolare interesse ambientale e naturalistico come le piccole valli degli affluenti Gandolfi e Cantalupo.[9]

I principali centri, tutti nel fondovalle, sono Tre Ponti, Granara, Chiesino, Carpenara e San Carlo di Cese. Per secoli la sua economia è stata legata alla grande disponibilità risorse idriche che ha favorito fin dal XVII secolo l'insediamento di attività manifatturiere che utilizzavano l'acqua per azionare i loro macchinari, come mulini, cartiere, fonderie e lavanderie, di cui restano, in stato di abbandono o riconvertite ad altri usi, significative emergenze di archeologia industriale.[9][4]

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Già rinomata per il suo clima ai tempi del Grand Tour, quando viaggiatori venuti dal nord ne diffusero l'immagine in Europa, Pegli, con i quartieri di Quinto e Nervi, presenta il clima invernale più mite di tutta Genova, sia per la vicinanza del mare, sia per le alte montagne che la proteggono dall'impetuoso vento di tramontana, favorendo lungo la costa lo sviluppo di essenze mediterranee che invece non trovano l'habitat ideale in altre zone della città.[5]

Nei mesi che vanno da dicembre a febbraio, questo microclima ottimale è dovuto principalmente alla protezione offerta a Pegli dal gruppo montuoso del monte Penello che ripara il centro abitato dai venti settentrionali che, peraltro, discendendo il versante sud di questi rilievi, finiscono per scaldarsi per effetto della compressione adiabatica.

Demografia[modifica | modifica wikitesto]

Le tre "unità urbanistiche" che formano la ex circoscrizione avevano complessivamente al 31 dicembre 2014 una popolazione di 26.629 abitanti.[3]

Nel Cinquecento, il Giustiniani contava 250 case a Pegli e 70 a Multedo (Morzio).[11]

Con il primo censimento dell'Italia unita (1861) gli abitanti, in prevalenza contadini e pescatori, risultano 6.567. Lo sviluppo del turismo d'elite, a partire dalla metà dell'Ottocento, favorì una rapida crescita della popolazione, che all'inizio del Novecento faceva registrare 9.226 residenti, in ulteriore crescita alla vigilia dell'annessione a Genova (1926), quando raggiunse i 12.594 abitanti.[6]

La crescita della popolazione proseguì nei decenni a cavallo della seconda guerra mondiale, toccando nel 1971 il massimo di 34.613 abitanti. Da allora ha avuto inizio un graduale declino, anche se in misura più contenuta rispetto alla media cittadina, fino agli attuali (dicembre 2014) 26.629 abitanti.[6]

Tra i diversi indicatori statistici, quello relativo al grado di istruzione evidenzia che Pegli è l'unica zona del ponente genovese in cui la percentuale di laureati sulla popolazione residente (12,1%) è superiore alla media cittadina (10,9%).[6]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

La passeggiata a mare di Pegli, con la cupola della chiesa dedicata a Santa Maria Immacolata e San Marziano e, sullo sfondo, il Monte Gazzo

L'antica Pyla Veituriorum fu fondata dai Liguri Veturii allo sbocco a mare della Val Varenna, all'inizio di un percorso creatosi spontaneamente lungo i crinali montuosi verso le Capanne di Marcarolo, nell'antichità importante centro di scambi commerciali.[5]

Fino al XVI secolo il paese, benché abbastanza popolato, soprattutto da pescatori e contadini, non doveva avere una particolare importanza, né commerciale né come luogo di soggiorno di famiglie patrizie; era dotato di un piccolo porto, adatto per le imbarcazioni dei pescatori ma non per l'attracco di navi di grandi dimensioni. Nei suoi "Annali", all'inizio del XVI secolo, il Giustiniani, vescovo e storico, vi dedica poche righe, citando solo la presenza del monastero benedettino di San Martino e di quello di Monte Oliveto di Multedo.

« Pegli, distante da Voltri tre miglia: e fa duecentocinquanta fuochi. Ed in questa villa nuovamente i monaci del Boschetto edificano un piccolo monastero in onor di S. Martino. Ed appresso viene il fiume Varena con la villa Morzio, in spazio di un miglio, con settanta fuochi. E di qua da Morzio è il monastero di Monte Oliveto. »
(Agostino Giustiniani, "Annali della Repubblica di Genova", 1537)

Dal XVI al XVIII secolo[modifica | modifica wikitesto]

A partire dalla metà del Cinquecento lungo la via medioevale che collegava Genova con i paesi della riviera di Ponente, impropriamente chiamata "via Antica Romana", sorsero prestigiose residenze suburbane di alcune ricche famiglie patrizie genovesi, ed in particolare della famiglia Lomellini, presente a Pegli con numerose proprietà, tra le quali diversi palazzi, alcuni dei quali ancora oggi intatti. Tra questi la villa Lomellini Rosa (nell'attuale viale Modugno), la villa Lomellini-Banfi, il palazzo Lomellini di Porticciuolo (oggi Hotel Mediterranèe) e la villa Lomellini Rostan a Multedo.

Un'altra famiglia presente a Pegli era quella dei Doria, proprietaria della villa Doria Centurione in piazza Bonavino.

I tabarchini

Nel corso dei secoli molti pegliesi emigrarono per fondare piccole colonie un po' ovunque nel Mediterraneo, ma l'insediamento storicamente più importante fu quello di Tabarca, in Tunisia, da dove i discendenti dei primi coloni si spostarono in Sardegna nel XVIII secolo, mantenendo nei secoli il loro dialetto, affine al ligure, nonché costumi e tradizioni della terra di origine.

Veduta seicentesca dell'isola di Tabarca
Oggi sono chiamati tabarchini gli abitanti di Carloforte e Calasetta, nella Sardegna sud occidentale. La loro storia ebbe inizio nel 1540 quando i Lomellini ottennero in concessione da Carlo V, che aveva imposto il suo protettorato sul regno hafside di Tunisi, l'isola di Tabarca, prospiciente alla costa tunisina, per praticarvi la pesca e il commercio del corallo.[12][13]

Nel 1542 i Lomellini inviarono a Tabarca quasi trecento famiglie genovesi, in maggioranza pegliesi; esse diedero vita alla comunità "tabarchina", che sarebbe rimasta sull'isola per due secoli, dedicandosi alla pesca del corallo, rivenduto ai Lomellini, che da questo commercio trassero ingenti ricchezze.[12][13]

L'esistenza della colonia non fu sempre tranquilla, sia per le mire dei francesi sull'isola che per le scorrerie dei pirati barbareschi. La situazione economica peggiorò nella prima metà del XVIII secolo per il calo della produzione di corallo e l'eccesso di popolazione, per cui numerosi tabarchini nel 1738 si trasferirono nell'isola di San Pietro, allora disabitata, nella Sardegna sud-occidentale, concessa loro dal re di Sardegna Carlo Emanuele III. Sull'isola fu costruita una nuova cittadina, chiamata Carloforte in onore del re. A Carloforte i tabarchini, oltre alla raccolta del corallo, si dedicavano alla pesca ed erano valenti maestri d'ascia e marinai.[13][12]

Nel frattempo i Lomellini tentarono di vendere Tabarca ai francesi ma nel 1741, mentre le trattative erano in corso, il Bey di Tunisi invase l'isola e fece prigionieri gli abitanti rimasti, riducendoli in schiavitù. Essi dopo lunghe trattative vennero riscattati per l'interessamento di Carlo Emanuele III e di altri sovrani e nobili europei. Quasi tutti gli schiavi liberati raggiunsero Carloforte; un ultimo gruppo di tabarchini si insediò nel 1770 sull'isola di Sant'Antioco, vicino a quella di San Pietro, fondando il paese di Calasetta.[13][14]

Parte dei tabarchini liberati si insediò nel 1768 sull'isola spagnola di San Pablo, al largo di Alicante, dove fondarono il centro di Nueva Tabarca. Diversamente da Carloforte e Calasetta quest'ultima non mantenne però i contatti con Genova e perse le sue tradizioni, integrandosi completamente nell'orbita culturale e linguistica spagnola.

Sventato nel 1793 un tentativo di occupazione francese, nel 1798 Carloforte subì un'incursione barbaresca che fece circa ottocento prigionieri, riscattati solo nel 1803 per intervento delle maggiori potenze europee dell'epoca, in primo luogo del re di Sardegna Vittorio Emanuele I.

Per il tipo di attività economiche svolte, legate soprattutto al mare, e l'insularità dei due centri le comunità tabarchine di Carloforte e Calasetta non si sono mai completamente integrate con il retroterra sardo, mentre sono rimasti forti i legami con il capoluogo ligure. I tabarchini hanno quindi mantenuto integra la loro identità culturale e il loro dialetto, correntemente parlato dall'87% degli abitanti di Carloforte e dal 65% di quelli di Calasetta.[15]

Nel 2004 Carloforte è stato riconosciuto come comune onorario dalla provincia di Genova in virtù dei legami storici, economici e culturali con Genova ed in particolare con Pegli, luogo di origine dell'emigrazione. Nel 2006 questo riconoscimento è stato esteso anche alla vicina Calasetta.

I coloni pegliesi a Tabarca[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Tabarchini e Dialetto tabarchino.

In quello stesso periodo i Lomellini, che avevano ottenuto in concessione l'isola di Tabarca, prospiciente alle coste tunisine, vi fecero trasferire quasi trecento famiglie, per la maggior parte pegliesi, che si dedicarono alla pesca del corallo. La presenza dei "tabarchini" sull'isola durò fino alla metà del XVIII secolo, quando i loro discendenti dovettero trasferirsi a Carloforte, in Sardegna, dove ancora oggi si parla il tabarchino, una variante del ligure derivata dall'antico dialetto pegliese.[14][16][13]

L'Ottocento[modifica | modifica wikitesto]

La Repubblica Ligure napoleonica, annessa nel 1805 all'Impero francese, nel 1814, a seguito delle decisioni del Congresso di Vienna passò al Regno di Sardegna, e con essa anche i comuni di Pegli e Multedo.

Intorno al 1840 il marchese Ignazio Pallavicini fece edificare l'ultima delle grandi dimore nobiliari suburbane, la villa Durazzo-Pallavicini con annesso un grande parco che inglobava il giardino botanico voluto nel 1794 dalla zia Clelia Durazzo.[5]

Nel 1849 il Casalis, nel suo "Dizionario degli stati di S.M. il Re di Sardegna" alla vigilia delle trasformazioni urbanistiche dell'Ottocento, descrive ancora una cittadina con un'economia basata prevalentemente sull'agricoltura, la pesca e le prime industrie tessili:

« Pegli, comune nel mandamento di Voltri prov. dioc. e div. di Genova. Dipende dal senato, intend. gen. prefett. ipot. di Genova, insin. e posta di Voltri.

Giace sulla spiaggia del mare ligustico, in distanza di due miglia dal capoluogo di mandamento: di quattro miglia e mezzo è la sua lontananza dal capo di provincia. Vi scorre la strada provinciale, che da ponente accenna alla Francia, e da levante conduce alla Toscana, attraversando il capoluogo di divisione, e la riviera orientale. Sul torrente Varenna che ha l'origine sui vicini monti, vi soprastà un ponte in legno con pile di pietra, che fu costrutto a spese della provincia sul disegno dell'ingegnere civile Francesco Argenti. Sul Varenna vi sono parecchi molini, ove si macina una grande quantità di cereali, e di civaje, che si consumano nei paesi limitrofi, e specialmente nella città di Genova. Vi sono sedici fabbriche di pannine, nelle quali vengono impiegate non meno di quattrocento persone tra uomini e donne: i prodotti di tali fabbriche si smerciano nell'interno dello Stato. La chiesa parrocchiale, con piccolo cenobio annesso, appartenente ai monaci benedettini, è sotto l'invocazione di s. Martino. Di due altre chiese aventi ciascuna un piccolo convento unito, la prima è uffiziata dai minori osservanti di s. Francesco, che vi abitano in numero di undici, l'altra sotto il titolo di Nostra Signora delle Grazie è propria del principe Doria, che vi fa celebrare i divini misteri nei giorni festivi. Due palazzi esistono in Pegli: uno spettante al principe Doria, e di antica architettura, contiene nell'interno vetuste pitture. Dietro al medesimo sta un delizioso bosco di diporto con belle strade, cui fiancheggiano elci, olmi, quercie, ed altre piante di alto fusto: ivi giace un piccolo lago con isolotto formato ad arte, a cui trovasi attiguo un delizioso giardino di limoni e di aranci. L'altro palazzo è posseduto dalla marchesa Clelia Durazzo vedova Grimaldi.[17] Gli abitanti sono di complessione mezzanamente robusta, di buona indole, e di mediocri disposizioni intellettuali: attendono con amore all'agricoltura; e non pochi di essi anche alla pesca, alla navigazione ed al commercio; ma questo è scarso ed eventuale. Popolazione 3560. »

(Goffredo Casalis, "Dizionario geografico, storico, statistico e commerciale degli stati di S.M. il Re di Sardegna", Volume XVIII, 1849)

Dalla metà dell'Ottocento ebbe inizio una fase di trasformazione urbana del centro rivierasco, che si avviava a diventare un prestigioso luogo di soggiorno estivo e invernale, frequentato da aristocratici di mezza Europa.[4]

Nel 1856 venne inaugurata la ferrovia Genova-Voltri con la stazione affacciata sulla piazza Ponchielli, nuovo centro della cittadina ottocentesca; oltre alla stazione, sulla piazza si trovavano l'ingresso della villa Durazzo Pallavicini, il prestigioso Hotel Michel e il nuovo palazzo municipale (1879).[4]

Alcune delle ville vennero trasformate in lussuosi alberghi (come la villa Lomellini di Porticciuolo che ancora oggi ospita l'Hotel Mediterranèe) o prestigiose residenze private, mentre i fondi annessi alle antiche residenze nobiliari erano suddivisi in lotti ed edificati.[5][4]

Nel 1875 veniva stabilita l'annessione a Pegli del limitrofo comune di Multedo.[18]

Il Novecento[modifica | modifica wikitesto]

L'annessione a Genova[modifica | modifica wikitesto]

Con il Regio Decreto n. 74 del 14 gennaio 1926, il Comune di Genova si espandeva inglobando diciannove comuni della val Polcevera, della val Bisagno e delle due riviere, a levante e a ponente della città[19]. Tra di essi il comune di Pegli che entrò così a far parte della cosiddetta Grande Genova, perdendo la sua autonomia amministrativa.

L'industrializzazione del primo Novecento[modifica | modifica wikitesto]

Ancora nel primo Novecento sulle colline di Pegli sorsero numerose ville in stile liberty, ma con l'inserimento della cittadina nella Grande Genova comparvero anche le industrie pesanti.[5] La zona di Multedo è stata quella più segnata dall'industrializzazione: già negli anni dieci l'Ansaldo aveva costruito, nell'area a mare adiacente i cantieri di Sestri Ponente le "Fonderie di Multedo", un complesso industriale attivo fino agli anni ottanta.

Il secondo dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

È stato però nel secondo dopoguerra che uno sviluppo industriale incontrollato, in netta contrapposizione con la crescita equilibrata della prima industrializzazione, ha mutato radicalmente il volto della zona orientale del quartiere. In breve tempo nell'area di Multedo sorsero il Porto Petroli di Genova, inaugurato nel 1963, vari insediamenti industriali e depositi petroliferi.[8] Gli insediamenti petroliferi (porto petroli e depositi) sono stati nel tempo causa di tragici incidenti, il più grave dei quali avvenne il 12 luglio 1981, quando si contarono sette morti e numerosi feriti per l'esplosione della petroliera giapponese Hakuyoh Maru, colpita da un fulmine mentre era attraccata nel porto petroli.[20][21][22]

L'industrializzazione non ha toccato in modo significativo il centro di Pegli ed il litorale antistante, mentre a levante della foce del Varenna è sopravvissuto solo breve un tratto di spiaggia, compromessa però dalla presenza del vicino porto petroli e della pista dell'aeroporto "Cristoforo Colombo", protesa sulla penisola artificiale che chiude a mare l'area del porto petroli.

Il secondo dopoguerra ha visto anche la costruzione di nuovi quartieri, cresciuti in modo disordinato sulle colline tra gli anni cinquanta e sessanta, che hanno seriamente rischiato di alterare gli equilibri ambientali e paesistici dell'immediato retroterra.[4]

Negli ultimi decenni del Novecento, Pegli si è ulteriormente ampliata con la costruzione di altri insediamenti residenziali, come il "Quartiere Giardino", "Pegli 2" ed altri ancora più a monte chiamati "Il Sole" e "L'orizzonte".

Sul finire degli anni novanta, in vista del vertice del G8 del 2001, ha usufruito del rifacimento parziale della passeggiata a mare, arricchita con palme ornamentali. In tale occasione venne anche restaurata la facciata del Museo navale e la piazza antistante, intitolata al sacerdote e filosofo pegliese Cristoforo Bonavino.

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica wikitesto]

Strade, piazze e spazi pubblici[modifica | modifica wikitesto]

Gli assi stradali principali[modifica | modifica wikitesto]

Il quartiere è attraversato dalla via Aurelia, tuttora il principale collegamento urbano del ponente genovese, che in questo tratto assume varie denominazioni; da ponente a levante: via Multedo di Pegli e via Ronchi, nella zona di Multedo; superato il ponte sul Varenna diventa "lungomare di Pegli" ed infine via Pegli fino al confine con l'area di Pra'.

Le restanti vie hanno esclusivamente una funzione di collegamento locale all'interno del quartiere e con le zone collinari; fa eccezione la strada di fondovalle della val Varenna, che ricalcando il percorso di un'antichissima via di comunicazione tra la costa ligure e la pianura padana, collega Pegli con l'alta val Polcevera attraverso il valico di Lencisa; stretta e tortuosa nel tratto più a monte, è frequentata solo da traffico locale.

Poche e non molto ampie le piazze del quartiere:

  • Piazza Porticciolo, affacciata sulla spiaggia al centro del quartiere, vicino all'Hotel Mediterranée, ex villa dei Lomellini, ha al centro una grande statua marmorea di Garibaldi opera di Luigi Orengo, figlio del più noto Lorenzo; inaugurata nel 1908, raffigura il generale in posizione eretta, con la mano sinistra appoggiata all'impugnatura della sciabola.
  • Piazza Cristoforo Bonavino, intitolata al filosofo pegliese, noto con lo pseudonimo di Ausonio Franchi (1821-1895), è uno spazio verde, adibito a giardino pubblico, antistante la villa Doria Centurione (Museo Navale).
  • Piazza Calasetta, intitolata al centro "tabarchino" dell'isola di Sant'Antioco, è uno slargo affacciato sul mare, completamente pedonalizzato, al termine del lungomare, con simulacri di antichi cannoni rivolti verso il verso il mare.
  • Piazza Ponchielli, creata nell'Ottocento, è la piazza antistante la stazione ferroviaria, a pochi metri dall'ingresso del viale d'accesso alla villa Pallavicini.

Parchi pubblici[modifica | modifica wikitesto]

Sono quattro i parchi pubblici pegliesi, che occupano complessivamente 242.000 m² facendo del quartiere uno dei più ricchi di verde della città. Il parco della villa Doria Centurione (115.000 m², oggetto di un complesso recupero dell'omonimo palazzo cinquecentesco nel 2004 e del parco nel 2014), quello della villa Durazzo-Pallavicini (97.000 m², con ingresso a pagamento, restaurata più volte nel 1992, 2004 e 2014 ) ed infine quelli delle ville Lomellini Banfi (18.000 m²) e Lomellini Rosa (12.000 m²).

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Palazzi e ville[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Ville di Genova.

All'inizio del XVI secolo, con il consolidarsi della ricchezza in città, i ricchi genovesi, appartenenti alle famiglie dell'oligarchia che governava la repubblica, iniziarono a far costruire grandi palazzi di villeggiatura nei dintorni della città. Anche Pegli divenne uno dei siti di villeggiatura preferiti dai genovesi più abbienti, con numerose ville costruite tra il XVI e il XIX secolo: tra queste le già citate ville Doria Centurione e Durazzo-Pallavicini. Diverse anche quelle appartenute alla famiglia Lomellini, che ebbe con Pegli un legame particolare, tra queste la villa Lomellini Rostan di Multedo, dal 2005 sede sociale del Genoa, villa Rosa e villa Banfi.

Villa Durazzo-Pallavicini[modifica | modifica wikitesto]
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Villa Durazzo-Pallavicini e Giardino botanico Clelia Durazzo Grimaldi.
Villa Durazzo-Pallavicini

La villa Durazzo Pallavicini, con il suo parco romantico, è uno dei monumenti più significativi di Pegli. Oggi di proprietà del comune di Genova, è sede del museo di archeologia ligure. È corredata da un grande parco, tra i maggiori giardini storici a livello europeo. La villa sorge in posizione dominante sulla collina di San Martino, ma l'ingresso al complesso si trova accanto alla stazione ferroviaria.[23]

Villa e parco nelle forme attuali risalgono alla metà dell'Ottocento, ma il complesso ha le sue origini da un palazzo di villa settecentesco della famiglia Grimaldi, completamente ristrutturato da Michele Canzio tra il 1840 e il 1846 per Ignazio Alessandro Pallavicini, lontano nipote di Clelia Durazzo.[23]

Il rifacimento in forme neoclassiche e rielaborato nell'ottica del romanticismo si inquadrava nel contesto del rinnovamento urbanistico di Pegli, che di lì a poco si sarebbe affermata come centro turistico di rinomanza europea. Il suo parco romantico, aperto al pubblico, divenne da subito motivo di grande richiamo vantando annualmente migliaia di visitatori.[4][23][24]

L'ultima erede dei Pallavicini la donò nel 1928 al comune di Genova, con il vincolo di destinare l'edificio ad uso culturale e mantenere il parco aperto al pubblico. Dal 1936 il palazzo ospita il museo di archeologia ligure. Tra il 1960 e il 1992 il parco rimase tuttavia chiuso per i gravi danni causati dalla costruzione della sottostante galleria autostradale.[23][4]

Il neoclassico tempio di Diana, al centro del Lago grande

Il parco, concepito come una rappresentazione teatrale, attraverso una serie di scenografie disegna un percorso narrativo in tre atti, ricco di significati simbolici e allegorici, che si snoda lungo sentieri contornati da architetture neoclassiche, neogotiche, rustiche ed esotiche, statue, laghetti, grotte, giochi d'acqua, piante esotiche e mediterranee, portando il visitatore a vivere emozioni diverse e contrastanti.[23][25]

Il percorso ideato dal Canzio si presta anche ad un'interpretazione in chiave massonico-esoterica, ispirata dalle idee massoniche del marchese Pallavicini, sebbene mai apertamente dichiarate.[23] [26]

Il parco include al suo interno il giardino botanico intitolato a Clelia Durazzo, che ospita collezioni di piante esotiche ed autoctone disposte secondo un itinerario didattico, di grande interesse sia per gli studiosi che per i semplici visitatori.[4][24] Il giardino si estende su 4500 m² mq e vi sono esposte circa 1500 specie vegetali. Voluto nel 1794 da Clelia Durazzo, botanica di fama internazionale, dal 1928, quando l'intero complesso passò al comune di Genova, fu utilizzato come vivaio e riqualificato solo a partire degli anni ottanta, quando le collezioni vennero notevolmente accresciute. Nel 1992 fu aperto a visite a carattere didattico e divulgativo, riorganizzandolo completamente in tale prospettiva.[24]

Museo di archeologia ligure[modifica | modifica wikitesto]
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Museo di archeologia ligure.
Tomba del "Principe"

Il museo di archeologia ligure, allestito all'interno della villa Durazzo-Pallavicini, fu inaugurato nel 1936. I reperti sono disposti lungo un percorso che si sviluppa attraverso 13 sale documentando la vita dei popoli liguri dalla preistoria alla fine dell'impero romano. Vi sono esposti oggetti provenienti dalle grotte della riviera di Ponente, sepolture paleolitiche, neolitiche e dell'età del ferro ed i corredi funebri della necropoli preromana di Genova, oltre ad antichità egizie ed una raccolta di vasi antichi donata alla città dal principe Oddone di Savoia.[4][24][27]

Tra i reperti più importanti la cosiddetta tomba del Principe, con i resti di un giovane di circa 15 anni di età, morto per un trauma violento, risalente a circa 24.000 anni fa, con un corredo funerario di eccezionale ricchezza, proveniente dalla grotta delle Arene Candide. Nel museo sono conservate anche la Tavola bronzea di Polcevera, testimonianza della vita delle popolazioni dell'entroterra genovese nel II secolo a.C. e la statua-stele di Zignago, la prima delle numerose ritrovate in Lunigiana, enigmatiche raffigurazioni di eroi-guerrieri dell'età del rame.[4][27]

Villa Doria Centurione[modifica | modifica wikitesto]
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Villa Doria Centurione.
Villa Doria Centurione, il prospetto principale visto da piazza Bonavino

La villa Doria Centurione, tipico esempio di architettura manierista pre-alessiana, fu costruita nel 1540 per il banchiere Adamo Centurione. Intorno al 1580 divenne proprietà del nipote Giovanni Andrea Doria che tra il 1590 e il 1592 la fece ristrutturare ed ampliare da Andrea Ceresola, detto "il Vannone".[4][28]

Rimasta di proprietà della famiglia Doria (ramo Doria Pamphilj) fino al 1908, dopo alcuni passaggi di proprietà nel 1926 passò al comune Genova. Nel 1930 divenne sede del Civico Museo Navale e succursale del liceo classico "Giuseppe Mazzini".[29][28][29] Nei primi anni duemila prima la villa e poi il parco sono stati interessati da lavori di recupero terminati nel 2015.

All'interno sono conservati notevoli affreschi cinquecenteschi di Nicolosio Granello e Ottavio Semino e quelli di Lazzaro Tavarone, realizzati nell'ultimo decennio dello stesso secolo durante i lavori di ampliamento della villa.[23]

Nel vasto parco, oggi pubblico, si trova un laghetto artificiale con al centro un isolotto, un'"isola fatata" da raggiungere in barca, realizzata da Galeazzo Alessi per il Centurione.[29][30]

Museo navale[modifica | modifica wikitesto]
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Museo navale di Pegli.

Nella villa ha sede il museo navale, inaugurato nel 1930, in cui sono esposte collezioni di dipinti a carattere marinaro, modelli di navi, carte nautiche ed oggetti in uso in ambito marittimo e portuale, che illustrano la storia della marineria ligure dal Medioevo ai nostri giorni. Gli oggetti esposti provengono dalla collezione del comune di Genova e da raccolte private, in particolare quella donata al comune dall'ing. Fabio Garelli che costituì il primo nucleo del museo. Chiuso per alcuni anni alla fine del XX secolo, è stato riaperto con un nuovo allestimento il 3 dicembre 2004.[4] Dal 2005 fa parte insieme a Galata − Museo del mare e Museoteatro della Commenda del circuito museale del Mu.MA.[31][32][4]

Villa Lomellini Rostan[modifica | modifica wikitesto]
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Villa Lomellini Rostan.
La villa Lomellini Rostan

La villa Lomellini Rostan insieme con la chiesa di Monte Oliveto connota con la sua presenza il nucleo abitato di Multedo. Situata a poca distanza dal torrente Varenna, fu costruita nel XVI secolo dalla famiglia Lomellini e restaurata nel Settecento da Agostino Lomellini, politico e letterato, doge dal 1760 al 1762; dopo il suo ritiro dalla vita politica, nel 1784, Agostino Lomellini incaricò Emanuele Andrea Tagliafichi della progettazione del giardino all'inglese, che divenne uno dei più belli e ammirati d'Europa[33][4][34]

Passata per via ereditaria alla famiglia Rostan, nel corso dell'Ottocento la villa divenne un importante punto di riferimento culturale, ospitando illustri personalità di tutta l'Europa, come ricordato da una targa all'ingresso.[8][33] Sempre per via ereditaria, passò alla famiglia Reggio. Conserva al suo interno un ciclo di affreschi di Bernardo Castello. Il giardino disegnato dal Tagliafichi è invece scomparso nella seconda metà del Novecento, quando parte di esso fu trasformato in un campo da calcio e il resto sacrificato per la realizzazione di depositi petroliferi e dello svincolo di Pegli dell'autostrada A10.[33][4] Tuttora di proprietà dei marchesi Reggio, dal 2005 ospita la sede sociale del Genoa CFC che già da molti anni utilizzava il campo sportivo, intitolato al papa Pio XII, come sede di allenamento.[33] Dallo stesso anno il complesso sportivo è intitolato a Gianluca Signorini, storico capitano della società, prematuramente scomparso nel 2002 a soli 42 anni.

Altre ville storiche[modifica | modifica wikitesto]
  • Palazzo Doria alla Marina, Lungomare di Pegli 47. Nel 1585, l'anno seguente l'acquisto della villa Doria Centurione, il Doria decise la costruzione di un palazzo nella zona "alla Marina", cioè davanti alla spiaggia, da collegare alla villa Doria Centurione soprastante tramite un viale munito di pergola. Nel 1860 il palazzo divenne la sede dell'Hotel Gargini. Nel 1908 l'edificio venne restaurato e ampliato con la sopraelevazione di due piani e la modifica di parte della facciata, per essere poi suddiviso in diversi appartamenti con destinazione d'uso residenziale che mantiene tuttora[35][36][37].
  • Villa Rosa, già Villa Lomellini nel Fossato, viale Modugno, 18. L'edificio è una villa del XVII secolo appartenuta originariamente alla famiglia Lomellini. Oggi di proprietà comunale dall'inizio del Novecento ospita una scuola primaria. È stata recentemente oggetto di un lungo restauro.[38][39]
  • Villa Banfi, già Lomellini, via Pegli 39. Costruita nel XVIII secolo e restaurata alla fine dell'Ottocento. Aveva in origine i prospetti dipinti con motivi floreali, scomparsi nel restauro. La villa ha un piccolo parco, oggi pubblico, con piante esotiche ed altre tipiche dell'ambiente mediterraneo. Anch'essa è dal 1964 sede scolastica.[39][40]
  • Palazzo Lomellini del Porticciuolo, Lungomare di Pegli 69. Costruito nel XVI secolo, nell'Ottocento, quando Pegli divenne un centro turistico di fama internazionale, fu trasformato nell'Hotel Mediterranée. Nel 1879 vi soggiornò per un lungo periodo il principe ereditario di Germania Federico Guglielmo. Con lui, oltre alla moglie Vittoria, erano anche i sei figli tra i quali Guglielmo, che gli sarebbe succeduto sul trono nel 1888 dopo il suo brevissimo regno.[41]
  • Palazzo Della Chiesa (popolarmente detto "Palazzo del Papa"), via Pegli: palazzo di villeggiatura del XVII secolo affacciato sul lungomare, di proprietà della famiglia dei marchesi Della Chiesa, di cui fece parte Giacomo della Chiesa, il futuro papa Benedetto XV.
  • Villa Granara, detta "Cabiria", nella località Tre Ponti, è una tipica residenza di villa genovese, oggi suddivisa in appartamenti; sorge sulla sponda sinistra del torrente Varenna ed è collegata alla strada principale da un ponte settecentesco in pietra.[42][4]
  • Villa Lomellini, detta "il Konak", termine che in turco indica residenze di pregio e di rappresentanza, è ispirata al modello di questi edifici, diffusi in tutto l'Impero ottomano; secondo diverse fonti sarebbe stata costruita per i Lomellini; secondo altri[39] la costruzione, caratteristica per la sua facciata concava, risalirebbe alla fine del XVIII secolo e sarebbe stata edificata per il ricco commerciante Battista Granara, proprietario anche della villa "Cabiria". Si trova di fronte a questa, all'inizio dell'abitato di Tre Ponti, sulla sponda destra del Varenna.[42][4] Nella villa visse per vent'anni lo scultore e pittore Antonio Orazio Quinzio.[43]

Altri edifici storici[modifica | modifica wikitesto]

  • Castello Chiozza, via Pegli 2. Villino neogotico con torre sulla spiaggia, costruito intorno al 1880 sui resti del fortilizio dei Lomellini che presidiava il porticciolo.[44][45] Non mancarono critiche per la demolizione del fortilizio medioevale per costruire al suo posto un villino privato.[46][47] Oggi ospita l'Hotel Miramare.
  • Castello Vianson, via Pegli 4 e 6. Costruito nel 1907 dall'architetto Marco Aurelio Crotta (1861-1909)[48], è un caseggiato neogotico a picco sugli scogli all'estremità di ponente del lungomare; sorge al posto delle antiche "case sullo scoglio".[44][49]
  • Castelluccio. Fortino d'avvistamento e difesa, risalente al X secolo costruito su uno scoglio a picco sul mare, al limite di ponente del quartiere. Il fortilizio, andato distrutto, fu ricostruito dai Lomellini nel XVII secolo. Durante la seconda guerra mondiale divenne una postazione dei soldati tedeschi, che vi costruirono al di sotto un bunker ancora esistente. Nel dopoguerra venne inglobato in uno stabilimento balneare; dopo la costruzione del vicino porto di Prà-Voltri la spiaggia sottostante è stata trasformata in un approdo per imbarcazioni da diporto.[50][51]
  • Torre Cambiaso. Antica torre degli Spinola, posta a monte del Castelluccio, lungo uno dei sentieri che dalla costa conducevano verso l'entroterra. Venute meno le funzioni di difesa delle torri costiere, nel XIX secolo divenne proprietà del marchese Pietro Cambiaso che la trasformò in casa per villeggiatura; in seguito fu inglobata nella proprietà dei frati Passionisti, che poco distante avevano il loro convento, e più recentemente l'intero complesso è stato trasformato in una residenza alberghiera.[5][4]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Il vicariato di Pegli dell'arcidiocesi di Genova comprende sette chiese parrocchiali, alcune di antica origine, come quelle dei santi Martino e Benedetto, di Monte Oliveto a Multedo e di San Carlo di Cese, nell'alta val Varenna; altre sono sorte tra Ottocento e Novecento, da quella di S. Maria Immacolata, la cui grande cupola caratterizza il panorama del lungomare, a quelle edificate a seguito dell'espansione urbanistica del secondo dopoguerra.

Oltre a queste nel quartiere sorgono altri luoghi di culto cattolici, tra i quali la vecchia chiesa di Nostra Signora Assunta e San Nicola, comunemente detta "il Chiesino", oggi non più officiata, che dà il nome all'omonima località della val Varenna e la cappella gentilizia dei Doria, dedicata a N.S. delle Grazie.

Chiese cattoliche parrocchiali[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa dei Santi Martino e Benedetto[modifica | modifica wikitesto]
Chiesa dei Santi Martino e Benedetto

La più antica delle chiese pegliesi fu fondata nell'XI secolo (prime notizie intorno al 1140) dai benedettini dell'abbazia di S. Siro; se ne ha notizia per la prima volta in un documento del papa Adriano IV (1157). Rimase una dipendenza di San Siro fino al 1530, quando, ormai abbandonata, fu assegnata da papa Clemente VII ad altri benedettini, quelli di San Nicolò del Boschetto.[41][52] Nel 1620 la chiesa fu ricostruita, a tre navate e sette altari; restaurata dai Grimaldi tra il 1713 e il 1719 e nuovamente ricostruita tra il 1797 e il 1799 su progetto di Giuseppe Scaniglia, portando a dieci il numero delle cappelle laterali, decorate dal pittore sampierdarenese Giacomo Storace. I benedettini furono allontanati nel 1807 e la chiesa fu affidata al clero secolare.

Nel 1861 il marchese Ignazio Pallavicini volle trasformare il campanile in forme neoclassiche, dotandolo di una piccola cupola identica a quella del tempio di Diana del suo parco romantico, adiacente alla chiesa; lo stesso marchese fece realizzare le nuove campane e sostituire il vecchio organo. Un'altra importante modifica fu attuata all'inizio del Novecento, trasformando, su progetto di Tito Picasso e con il contributo di Teresa Durazzo Pallavicini, le tre anguste navate in un'unica grande aula, la cui volta venne decorata da Giovanni e Antonio Orazio Quinzio con affreschi raffiguranti il "Redentore" nella volta del presbiterio e il "Trionfo di San Martino" in quella della navata.[41] Ad Antonio Orazio Quinzio si deve anche il dipinto raffigurante "Santa Rosalia". Nel 1919 vi fecero ritorno i benedettini, che ancora oggi reggono la parrocchia; negli anni venti la chiesa ebbe una nuova facciata, su disegno del milanese Bianchi.

Nella chiesa sono conservate alcune reliquie di santa Rosalia, la santa palermitana patrona del quartiere, qui trasferite nel XVII secolo dal vescovo di Palermo Giannettino Doria, figlio di Gianandrea Doria, proprietario della Villa Doria Centurione. La santa è festeggiata a Pegli con grande solennità il 4 settembre.

Chiesa di S. Maria Immacolata e S. Marziano[modifica | modifica wikitesto]
La cupola di Santa Maria Immacolata vista dal lungomare

La chiesa, con la grande cupola che caratterizza il panorama del lungomare, fu costruita a partire dal 1884 (la prima pietra fu posata nel maggio di quell'anno alla presenza dell'arcivescovo Salvatore Magnasco) ed aperta al culto, benché non ancora completata, l'11 aprile 1887.[52]

Eretta in parrocchia dallo stesso mons. Magnasco il 2 aprile 1890, la costruzione proseguì per molti anni ancora. Solo uno dei due campanili previsti dal progetto originario fu realizzato. La grande cupola, alta 53 metri, venne inaugurata dal cardinale Minoretti il 24 novembre 1929 e solo nel 1936 fu collocato l'altare maggiore in marmo policromo. Nel pieno della seconda guerra mondiale (1944-1945) il pittore Raffaele Albertella realizzò il grande affresco dell'abside. Nella cappella feriale sono conservate alcune tele seicentesche.[52] Nel dopoguerra vennero eseguite numerose migliorie e lavori di restauro, tra cui il rifacimento in marmo dell'altare dedicato a santa Rosalia. Tra il 1954 e il 1958 fu sistemato il piazzale antistante la chiesa, al centro del quale al termine dei lavori è stata collocata una statua della Madonna di Lourdes. Il 14 maggio 1966 la chiesa fu consacrata dal cardinale Siri. Restauri sono stati eseguiti tra il 1985 e il 1995[52]; la facciata, originariamente in pietra a vista, è stata completata solo nel 2006.[53]

Alla dedica all'Immacolata Concezione è aggiunta quella a San Marziano, ripresa dall'antica chiesa dedicata a questo santo, che sorgeva nei pressi dell'attuale via Laviosa.[53] Documentata dal 1213, la chiesa di San Marziano fu sconsacrata nel 1463 e trasformata in abitazione; parte dei muri perimetrali sono inglobati in un casolare rustico ancora esistente nella parte alta di via Laviosa [41][54]

Chiesa di S. Maria di Monte Oliveto[modifica | modifica wikitesto]
La chiesa di Monte Oliveto

La chiesa di Santa Maria e dei Santi Nazario e Celso in Multedo, più conosciuta semplicemente come chiesa di Monte Oliveto, fu fondata dai carmelitani nel XVI secolo.

Una prima chiesa parrocchiale dedicata ai Santi Nazario e Celso, di cui si hanno notizie dal 1210, fu distrutta nel 1432 dalle truppe di Filippo Maria Visconti, duca di Milano, in guerra con la Repubblica di Genova. Nel 1516 i carmelitani si insediarono nella parrocchia grazie all'appoggio dei Lomellini ed ottennero da papa Leone X l'autorizzazione a costruire una nuova chiesa con annesso convento. Il nuovo edificio, intitolato alla Natività di Maria, fu costruito in posizione preminente sul colle sovrastante la vecchia chiesa; al titolo della nuova parrocchia fu aggiunto anche quello dei Santi Nazario e Celso della vecchia chiesa, che divenne sede della confraternita. I lavori di costruzione si protrassero a lungo (nel 1582 una nota del visitatore apostolico Francesco Bossi sollecitava il termine dei lavori[55]) e vennero completati nel 1586 con il contributo decisivo dei Lomellini.[41][34] A cavallo tra il XVI e il XVII secolo il convento di Monte Oliveto visse il suo periodo di maggior splendore: la presenza di figure di spicco dell'ordine carmelitano contribuì ad accreditare il complesso come centro culturale e di potere.

La chiesa, consacrata il 6 luglio 1637 dal vescovo di Noli Angelo Mascardi, subì danni e saccheggi nelle guerre del 1746-1747 e del 1800. Nel 1812 i Carmelitani, ridotti di numero, abbandonarono la parrocchia e la chiesa fu affidata al clero secolare; subì vari restauri nell'Ottocento, quando fu rifatta la facciata (1840) in stile neoclassico, e all'inizio del Novecento.[4][34]

La chiesa ha tre navate divise da pilastri quadrangolari e nove altari; priva di transetto, ha un ampio coro[34] e conserva numerose opere d'arte, tra queste una tavola di Pier Francesco Sacchi raffigurante la Deposizione dalla Croce (1527), alcuni dipinti attribuiti a Bernardo Castello (Tutti i Santi, Madonna col Bambino e Santi Nazario e Celso) e due tele di Antonio Semino (Assunzione e Crocifisso e Santi, entrambe datate 1585). Sull'altare maggiore statua barocca in marmo della Madonna col Bambino. Notevole il pavimento in marmo, rifatto nel 1907.[4] Il sagrato offre tuttora un ampio panorama sul mare[5], mentre la vista su Pegli è oggi limitata da alcuni moderni caseggiati.

Chiesa di S. Carlo di Cese[modifica | modifica wikitesto]
Chiesa di San Carlo Borromeo a S. Carlo di Cese

Costruita tra il 1615 e il 1618 con il contributo di Gio. Francesco Lomellini e la cooperazione di due possidenti locali, prima chiesa in Liguria dedicata all'arcivescovo milanese, canonizzato pochi anni prima, sorge in val Varenna, nella frazione San Carlo di Cese. Fu ingrandita intorno alla metà dell'Ottocento con l'aggiunta delle navate laterali. Nel 1886 la parete del coro fu affrescata dal pittore G.B. Ghigliotti. Nel 1928 fu realizzata la facciata, prima di allora del tutto priva di decori. All'interno sono conservate una pala raffigurante il Martirio di San Bartolomeo, attribuita a Gioacchino Assereto (1600-1649), una statua seicentesca della Madonna del Rosario ed un organo fabbricato nel 1889 dai fratelli Lingiardi di Pavia.[56][52]

Chiesa di S. Antonio Abate[modifica | modifica wikitesto]

Poco a valle della scomparsa chiesa di San Marziano nel 1443 fu costruita una cappella, denominata "Romitorio di S. Antonio abate", nel luogo dove aveva vissuto nel XIV secolo il beato Martino Ansa, eremita i cui resti sono conservati nell'attuale chiesa. Il piccolo edificio religioso fu affidato ai minori francescani, che vi costruirono un convento, nel 1602, con il contributo del governo della repubblica di Genova fu costruito il campanile, con funzione anche di torre di avvistamento. Nel 1680 la cappella venne ampliata.[41][52]

Chiesa di S. Antonio Abate ed ex ospedale Martinez

Eretta in parrocchia nel 1957 dal cardinale Siri, nel 1962 fu totalmente ricostruita su progetto degli architetti Puppo e Poloni e consacrata dallo stesso cardinale Siri il 16 giugno 1965. Dal 1998 la parrocchia è affidata al clero diocesano.[41][52]

Accanto al complesso conventuale, per volontà di Giovanni Martinez, che nel 1875 aveva destinato il proprio palazzo e terreni adiacenti al convento per la realizzazione "d'un spedale a benefizio dei poveri del Comune di Pegli e quello di Prà", negli ultimi decenni dell'Ottocento sorse un ospedale, rimasto in funzione per oltre un secolo e dismesso negli anni novanta del Novecento.[41]

Chiesa di San Francesco d'Assisi[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di San Francesco d'Assisi, moderna costruzione al centro del "Quartiere Giardino", fu edificata nel 1962 ed eretta in parrocchia nello stesso anno. La chiesa, costruita in seguito al forte incremento di popolazione nelle zone collinari dovuta allo sviluppo urbanistico del secondo dopoguerra, fu realizzata su progetto dell'architetto Giuseppe Fortunato e dell'ing. Orazio Bagnasco, con il contributo finanziario della società "Quartiere Giardino" e dell'imprenditore Francesco Filippo Moliè, figlio del fondatore della Elah, storica azienda pegliese. Completata nel 1965 venne consacrata dal cardinale Siri il 24 aprile di quello stesso anno. La chiesa è costituita da una grande aula ellittica, simbolo della tenda di Dio posta in mezzo agli uomini. Al centro si trova l'altare maggiore in marmo bianco, sovrastato da un grande pannello composto da cento blocchi di cristallo di Murano, che riflettono la luce proveniente dal lucernario. Sull'altare è un crocifisso ligneo dello scultore Adolf Wallezza; le stazioni della Via Crucis, in marmo, sono opera di Stelvio Pestelli. L'esterno della chiesa e le pareti interne sono rivestiti in pietra rosa di Finale.[41]

Chiesa di Nostra Signora Assunta e San Nicola da Tolentino in Tre Ponti[modifica | modifica wikitesto]

Fu eretta nel 1962 in località Tre Ponti, nella val Varenna, come succursale dell'antica chiesetta con lo stesso titolo (detta "il chiesino"), divenendo prima di fatto poi ufficialmente la sede parrocchiale. Questa nuova chiesa, architettonicamente modesta, non è mai stata del tutto completata e trova tuttora spazio nei locali in origine destinati a uffici parrocchiali, arricchiti solo da un portico e da una statua della Madonna Assunta, copia di un originale dello scultore toscano Franco Miozzo; conserva una statua lignea di San Nicola da Tolentino, attribuita alla scuola del Maragliano.[57]

Altri luoghi di culto cattolici[modifica | modifica wikitesto]

Il "Chiesino"[modifica | modifica wikitesto]
Il "Chiesino"

La Chiesa di N.S. Assunta e San Nicola da Tolentino, detta "il Chiesino", dà il nome all'omonima frazione della val Varenna, un tempo chiamata "Edifizi Vecchi". Una prima cappella, intitolata a San Bernardo, fu costruita in questo luogo dalla famiglia Grimaldi nel 1726, al posto di un'altra posta più in basso e distrutta da una piena del torrente. Anche la nuova cappella, solo vent'anni dopo, venne distrutta dai soldati austriaci durante gli avvenimenti del 1747 e immediatamente ricostruita. Nel 1839 venne dedicata a San Nicola da Tolentino e nel 1878 rifatta nelle forme attuali dai marchesi Cattaneo Della Volta, succeduti ai Grimaldi nel 1876.

Già succursale di S. Maria di Monte Oliveto di Multedo, nel 1946 divenne parrocchia autonoma[58][59]; architettonicamente assai modesta, ha un'unica navata con due piccoli altari laterali. L'altare maggiore, in gesso, era sormontato da un quadro di N.S. Assunta, ora nella chiesa di Tre Ponti. Le decorazioni interne, opera dei pittori pegliesi Paggio e Biscardi risalgono al 1946. Il campanile, costruito nel 1919, basato sul piccolo portico esterno alla chiesa, ha base quadrata con una cuspide piramidale.[59][60]

Dopo la costruzione della nuova chiesa di Tre Ponti (1962) divenne dapprima succursale di quest'ultima ed in seguito non fu più officiata. Benché non ufficialmente sconsacrata, è stata messa a disposizione del Comitato della Val Varenna per iniziative culturali (mostre e convegni).[59]

Chiesa di N.S. delle Grazie[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di N.S. delle Grazie è situata in via Beato Martino, a poca distanza dalla stazione ferroviaria. Sorta per volontà di Giovanni Andrea Doria come cappella gentilizia della famiglia, fu eretta nel 1592 su progetto del Vannone.[4][34][52] La chiesa fu inizialmente affidata ai trinitari per la redenzione degli schiavi, destinati dai Doria ad occupare il monastero di San Benedetto di Fassolo, allora in costruzione. Nel 1596 ai trinitari subentrarono gli agostiniani. Dal 1939 è assegnata al clero diocesano ed è oggi succursale della parrocchia dei santi Martino e Benedetto.[34]

La modesta facciata è priva di decori; un'epigrafe sopra il portale d'ingresso ricorda il forte legame che univa Giovanni Andrea Doria e la moglie Zanobia del Carretto, nonostante il loro matrimonio, come d'uso fra le famiglie patrizie, fosse stato combinato per motivi politici.[41]

L'interno ha impianto a croce greca, con la cupola appoggiata sul tiburio ottagonale che si eleva all'incrocio dei bracci.[34]. Nella chiesa sono presenti diverse opere d'arte: tra i dipinti una Crocifissione, di Andrea Semino e La Vergine invocata dai Doria, di G.B. Paggi, posta sull'altare maggiore[4]; otto statue raffigurano i Dottori della Chiesa d'Occidente (Sant'Ambrogio, San Girolamo, Sant'Agostino e San Gregorio Magno) e d'Oriente (San Basilio, San Giovanni Crisostomo, Sant'Atanasio e San Gregorio Nazianzeno).[52]

Oratorio dei santi Nazario e Celso[modifica | modifica wikitesto]

L'oratorio dei santi Nazario e Celso sorge sul sito della vecchia chiesa di Multedo, all'inizio di salita Monte Oliveto, all'incrocio di questa con la via Antica Romana di Pegli. Con il trasferimento della parrocchialità alla nuova chiesa, nel 1584, la vecchia chiesa fu ceduta al patrizio genovese Bartolomeo Lomellini, principale finanziatore della nuova costruzione, con il vincolo che l'edificio fosse comunque utilizzato come luogo di culto. I Lomellini lo affidarono quindi alla Compagnia dei Disciplinanti, nome con il quale era allora chiamata la locale confraternita, fondata intorno al 1560 da due padri carmelitani.[55][61]

Ricostruito nel 1613[4], l'oratorio subì danni e spoliazioni da parte delle truppe austro-piemontesi durante l'assedio di Genova del 1746-1747 e venne chiuso dalle autorità francesi nel 1811 ma riaperto già nel 1814 dopo la sconfitta di Napoleone.[61] Nell'oratorio sono svolte attualmente la maggior parte delle attività parrocchiali.[5]

L'oratorio è una modesta costruzione ad una sola navata con il tetto a capanna. Vi si accede tramite una porta laterale, sormontata da un bassorilievo in ardesia datato al 1690, che raffigura la "Madonna del Carmine e i santi Nazario e Celso", mentre nella facciata principale, affacciata su uno slargo della salita, con una piccola porta, in tempi recenti sono state chiuse tutte le finestre. All'edificio sono addossate, lungo la salita, alcune costruzioni realizzate in tempi diversi.[5][55][61]

All'interno si trova un ciclo di affreschi di Lazzaro Tavarone con "Storie di Cristo e dei santi Nazario e Celso" (1634); vi sono conservate anche due tele di Giovanni Agostino Ratti ("Immacolata Concezione con i santi Sebastiano, Rocco e Lucia"[4] e "Martirio dei Santi Nazario e Celso"[61]). Nella sagrestia è conservata la settecentesca "cassa" processionale lignea dei Santi Nazario e Celso.[55][61]

Oratorio di San Martino[modifica | modifica wikitesto]

Lungo la via Beato Martino, a mezza via tra la chiesa delle Grazie e la parrocchiale di San Martino, sorge il settecentesco oratorio di San Martino, decorato nel 1750 da Giovanni Agostino Ratti (autore anche di due tele, con storie del santo, conservate nel presbiterio).[4]

L'edificio deriva dall'unione di due distinti corpi di fabbrica risalenti al XV secolo, ed è sede dell'arciconfraternita di San Martino, una delle tante compagnie dei disciplinanti sorte a partire dal XIII secolo per fornire assistenza materiale e spirituale alla comunità. Esternamente privo di rilevanza architettonica, è riccamente decorato all'interno: oltre ai già citati dipinti ed affreschi del Ratti sono presenti anche opere di Giovanni Battista Chiappe (Cristo agonizzante nell'orto), Giuseppe Galeotti ed Antonio Maria Pittaluga. Notevoli un crocifisso ligneo ed la statua dell'Immacolata, entrambi della scuola del Maragliano, il coro ligneo finemente intarsiato, le "casse" di San Martino e di Santa Rosalia ed alcuni crocifissi processionali.[41]

Persone legate a Pegli[modifica | modifica wikitesto]

Trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Il Varenna al confine con Multedo, fotografato dall'Aurelia. Si notano il ponte ferroviario della linea Genova – Ventimiglia e l'Autostrada A10, recentemente (2011/12) munita di pannelli insonorizzanti.

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Pegli è attraversata dalla Strada statale 1 Via Aurelia e dall'Autostrada A10, Genova - Ventimiglia. Il casello autostradale di Genova Pegli si trova in realtà nel quartiere attiguo di Multedo. Multedo fa comunque parte di Pegli, così come Palmaro fa parte di Prà

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: stazione di Genova Pegli.

Pegli è attraversata dalla linea ferroviaria Genova – Ventimiglia ed è servita dalla stazione di Genova Pegli. Inoltre sulle alture della Val Varenna esiste un'altra fermata, posta sulla linea Asti – Genova, chiamata Genova Granara, dal nome della frazione dove è situata.

Battelli[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1º agosto 2007 l'azienda di trasporto pubblico locale di Genova (AMT Genova) ha reintrodotto, dopo diversi anni di pausa, un nuovo servizio pubblico via mare chiamato Navebus, che in circa 30 minuti collega Pegli (molo Archetti) con il Porto Antico di Genova.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

A Pegli ha sede il centro sportivo Gianluca Signorini (ex Pio XII) in affitto al Genoa. Sono attive inoltre diverse società sportive dilettantistiche:

  • G.S.D. Pegliese, militante nel girone B di Prima Categoria per la stagione 2014/2015.
  • A.S.D. Multedo 1930, militante in Seconda Categoria per la stagione 2013/2014 (maschile).
  • F.C. Pegli 2007[66], militante nel girone A genovese di Terza Categoria per la stagione 2014/2015.
  • Basket Pegli che ottiene importanti risultati a livello regionale.
  • Tennis Club Pegli 2, sulle alture di Pegli
  • Provincie dell'Ovest rugby (campo Multedo)
  • Tennis Club Pegli (Via Sabotino)

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

La città è gemellata con due comuni della provincia di Carbonia-Iglesias:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Analogamente agli altri sobborghi genovesi, ex comuni autonomi, alcuni atlanti geografici (come quelli redatti dalla De Agostini) indicano il centro come "Genova-Pegli" per sottolinearne la dipendenza amministrativa dal comune di Genova. Di fatto, però, la denominazione più usata, e comunque ufficiale, è semplicemente "Pegli".
  2. ^ Regio Decreto Legge 14 gennaio 1926, n. 74
  3. ^ a b Notiziario statistico del Comune di Genova, n. 4-2014, dicembre 2014
  4. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z Touring Club Italiano, Guida d'Italia - Liguria, Milano, 2009
  5. ^ a b c d e f g h i j k Corinna Praga, "Genova fuori le mura", Fratelli Frilli Editori, Genova, 2005
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  17. ^ In realtà alla metà del secolo il palazzo, ampliato e dotato del grande parco, apparteneva a Ignazio Pallavicini, nipote della nobildonna, morta nel 1830
  18. ^ Regio decreto 2169 dell'11 ottobre 1874 che stabiliva l'unione dei comuni di Pegli e Multedo [1], [2], [3]
  19. ^ Regio Decreto Legge 14 gennaio 1926, n. 74
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  38. ^ Villa Rosa su www.istitutocomprensivopegli.gov.it
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  40. ^ Villa Banfi su www.istitutocomprensivopegli.gov.it
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  47. ^ Stampa ottocentesca con il fortilizio dei Lomellini poco prima della sua demolizione
  48. ^ Biografia di M. Aurelio Crotta sul Dizionario biografico degli italiani
  49. ^ Immagini, attuali e d'epoca, del castello Vianson
  50. ^ La storia del Castelluccio sul sito della società che gestisce il vicino approdo turistico
  51. ^ Immagine (1955) dei bagni Lido e Castelluccio
  52. ^ a b c d e f g h i Sito della Pro loco Pegli
  53. ^ a b Sito della parrocchia di S. Maria Immacolata e S. Marziano
  54. ^ Vincolo architettonico relativo ai resti della chiesa di San Marziano
  55. ^ a b c d Storia dell'oratorio dei santi Nazario e Celso
  56. ^ Storia della parrocchia di S. Carlo di Cese su www.valvarennaparrocchie.it
  57. ^ Storia della parrocchia di N.S. Assunta in Tre Ponti su www.valvarennaparrocchie.it
  58. ^ Opuscolo sulla val Varenna, a cura del Comitato Val Varenna
  59. ^ a b c Storia del "Chiesino" su www.valvarennaparrocchie.it
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  61. ^ a b c d e L'oratorio dei santi Nazario e Celso sul sito del Priorato delle confraternite di Genova
  62. ^ Note sulla nascita di Benedetto XV, su www.pegli.com.
  63. ^ "Il pronipote di Benedetto XV: Il mio sogno è andare da Ratzinger", articolo su la Repubblica del 22 aprile 2005
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  65. ^ a b c Maurizio Fantoni Minnella, Genova dei viaggiatori e dei poeti, Editori Riuniti, Roma 2003
  66. ^ Approfondimenti sul sito dell' F.C.Pegli

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