Santuario di Santa Rosalia

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Santuario di Santa Rosalia
Santuario Santa Rosalia (Palermo).JPG
StatoItalia Italia
RegioneSicilia Sicilia
LocalitàPalermo-Stemma uff.png Palermo
ReligioneCattolica
Arcidiocesi Palermo
Sito webSito ufficiale

Il santuario di Santa Rosalia è un santuario di Palermo costruito intorno al XVII secolo sulla base di precedenti edifici religiosi in onore della nuova santa patrona della città.[1][2]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il santuario si trova all'interno di un anfratto di roccia, quasi sulla cima del monte Pellegrino,[3][4] all'interno è presente una grossa quantità d'acqua che viene canalizzata verso l'esterno attraverso un curioso quanto elaborato sistema di raccolta.[5]

Il santuario custodisce la memoria del prodigioso ritrovamento delle ossa di santa Rosalia.

Epoca normanna[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1180, Il Senato Palermitano edificò un tempio sotto il titolo di Santa Rosalia presso l'antro e la preesistente chiesa bizantina retta da monaci dell'Ordine benedettino,[6] religiosi che avevano assistito spiritualmente la vergine durante gli anni dell'eremitaggio. L'area in epoca fenicia era nota come sede pagana di un piccolo santuario rupestre.

Sebbene non elevata canonicamente agli onori degli altari, Rosalia rappresentava in quegli anni, la figura celeste di riferimento per le popolazioni locali. Gualtiero Offamilio, trascinato dal sentimento popolare effettuò solo una "canonizzazione vescovile" limitata e riconosciuta territorialmente. Il potere di inserirla nel martirologio romano spetterà solo a Papa Urbano VIII il 26 gennaio 1630 dopo le ben note fasi del ritrovamento e del trasferimento delle reliquie in cattedrale, vicende subordinate al riconoscimento dell'autenticità delle stesse e del miracolo riconosciuto come cessazione della peste da parte dell'arcivescovo e cardinale Giannettino Doria.

Il canonico Antonino Mongitore nelle sue opere elenca svariati luoghi di culto cittadini dedicati alla figura di Rosalia, spesso legati alle vicende del suo passaggio terreno. Il suo nome è doppiamente menzionato nelle acclamazioni e invocazioni della liturgia.

Epoca svevo - aragonese[modifica | modifica wikitesto]

Atti notarili del 18 aprile 1257 sono le prime fonti scritte, documenti conservati presso gli archivi del monastero dell'Ordine benedettino della chiesa di Santa Maria dell'Ammiraglio detta la «Martorana».[6]

L'attaccamento, la devozione, la venerazione, il culto subiscono un lento affievolimento, per riaffiorare timidamente nei momenti di maggior scoramento. L'eremo di monte Pellegrino, unico tempio celebrativo superstite durante la peste del 1474, fu restaurato.[6]

Epoca spagnola[modifica | modifica wikitesto]

Le spoglie furono scoperte il 15 luglio 1624[2] grazie all'indicazione di una donna, Girolama La Gattuta, che, salita sul Monte Pellegrino per sciogliere un voto il 26 maggio 1624, ebbe la duplice visione della Madonna e di santa Rosalia, durante la quale le fu indicato dove trovarle. Il 13 febbraio 1624 mentre la peste flagellava la città, il giovane Vincenzo Bonelli, disperato per la morte della moglie, sale sul monte per suicidarsi. Fermato nell'insano intento dalla visione della santa, riceve indicazioni per fare una processione. Fu così che il 9 giugno 1625, durante il corteo religioso con le reliquie della santa, al canto del Te Deum Laudamus, la peste cessò e Palermo fu salva. Il senato palermitano, come segno di ringraziamento per la peste sconfitta, le dedicò il santuario.

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

Statua di santa Rosalia.

Varcato l'atrio scoperto si entra all'interno della cavità della grotta, dove sulla sinistra sotto un baldacchino di forme barocche è custodita la sacra immagine della Santa, scolpita da Gregorio Tedeschi[7][2] un artista fiorentino, intorno al 1630. Santa Rosalia è rappresentata nell'estasi del suo trapasso. Circa un secolo dopo, Carlo III di Borbone in occasione delle sue nozze palermitane, dono' alla patrona di Palermo la sontuosa veste dorata che la ricopre. Davanti a questa immagine Johann Wolfgang von Goethe, attratto dalle forme elette del simulacro, durante la sua visita vespertina, scrisse un ispirato elogio sul suo "viaggio in Italia".

«Sembrava come rapita in estasi, gli occhi semichiusi, il capo appoggiato negligentemente alla mano destra carica d'anelli. Non mi saziavo di contemplare quell'immagine; mi sembrava che ne emanasse uno straordinario fascino. Il manto che la riveste è di lamiera dorata e imita benissimo una stoffa riccamente tessuta d'oro. La testa e le mani sono di marmo bianco, non oso dire di stile elevalo, tuttavia rese con tanta naturalezza e grazia da far credere che la figura respiri e si muova.
Un angioletto le sta accanto e sembra ventilarla con lo stelo d'un giglio.»

(Johann Wolfgang von Goethe, Viaggio in Italia, 6 aprile 1787)

Nel santuario sono presenti molti ex voto depositati dai fedeli.

Il santuario in una foto di fine Ottocento di Giorgio Sommer

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gaspare Palermo Volume quinto, pp. 156
  2. ^ a b c Vincenzo Mortillaro, pp. 73
  3. ^ Pagine 175, 176, 177, 178, 179 e 180. Giovanni Andrea Massa, "La Sicilia in prospettiva. Parte prima, cioè il Mongibello, e gli altri ..." [1], Stamperia di Francesco Chicè, Palermo, 1709.
  4. ^ Pagina 163, Vito Amico - Gioacchino di Marzo, "Dizionario topografico della Sicilia" [2], Salvatore di Marzo Editore, Volume secondo, Seconda edizione, Palermo, 1858.
  5. ^ Gaspare Palermo Volume quinto, pp. 162
  6. ^ a b c Gaspare Palermo Volume quinto, pp. 157
  7. ^ Gaspare Palermo Volume quinto, pp. 161

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Sara Cabibbo, Santa Rosalia tra cielo e terra, Sellerio Editore. Palermo 2004.
  • Paolo Collura, Santa Rosalia nella storia e nell‘arte. Palermo 1977.
  • Santa Rosalia nelle arti decorative . A cura di Maria Concetta Di Natale ; introduzione di Antonino Buttitta ; con contributi di Paolo Collura e Maria Clara Ruggieri Tricoli. Palermo 1991.
  • Rosalia Sinibaldi da nobile a santa, a cura di Maria Concetta Di Natale, Palermo 1994.
  • Il Seicento e il primo Festino di Santa Rosalia, a cura di Eliana Calandra, Palermo 1996.
  • Salvatore Tornatore, Il culto di Santa Rosalia a Bivona, la chiesa e il fercolo, Bivona 2009.
  • (IT) Gaspare Palermo, "Guida istruttiva per potersi conoscere ... tutte le magnificenze ... della Città di Palermo", Volume quinto, Palermo, Reale Stamperia, 1816.
  • (IT) Vincenzo Mortillaro, "Guida per Palermo e pei suoi dintorni del barone V. Mortillaro", Palermo, Tipografia del giorn. Letterario, 1836.

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