Hystrix cristata

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Hystrix cristata
Darica Kirpi 00911.jpg
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Superordine Euarchontoglires
Ordine Rodentia
Sottordine Hystricomorpha
Infraordine Hystricognathi
Famiglia Hystricidae
Genere Hystrix
Nomenclatura binomiale
Hystrix cristata
Linnaeus, 1758
Sinonimi

H.aerula, H.cuvieri, H.daubentoni, H.europaea, H.galeata, H.occidanea, H.senegalica

Areale

Hystrix cristata distribution map.png

L'istrice (Hystrix cristata Linnaeus, 1758), nota anche come istrice crestata o porcospino, è un roditore della famiglia degli Istricidi diffuso in Europa meridionale ed in Africa.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Dimensioni[modifica | modifica wikitesto]

Roditore di grandi dimensioni, con la lunghezza della testa e del corpo tra 650 e 850 mm, la lunghezza della coda tra 120 e 170 mm, la lunghezza del piede fino a 95 mm, la lunghezza delle orecchie fino a 40 mm e un peso fino a 20 kg. È il più grande roditore africano ed europeo[2].

Aspetto[modifica | modifica wikitesto]

Aculeo

Le parti dorsali sono ricoperte da lunghe setole nere o bianche anteriormente e con lunghi aculei nella parte centrale e sulla groppa. Gli aculei presentano anelli bianchi e neri alternati, solitamente 4 o 5, e terminano con una lunga punta bianca. La loro lunghezza è variabile e possono raggiungere i 30 cm sulla groppa. La cresta nucale è formata da lunghi peli sottili fino a 45 cm, principalmente neri. Sia la cresta che gli aculei si drizzano quando l'animale è impaurito o minacciato. La testa, il collo e gli arti sono ricoperti con setole scure lunghe fino a 50 mm. La parte centrale della groppa è nera o chiazzata. La testa è alquanto larga con un muso corto, la regione nasale rigonfia e ricoperta da lunghe vibrisse scure. Gli occhi sono piccoli e scuri. Le orecchie sono corte, e scure. Gli arti sono brevi, le zampe sono corte e larghe, ognuna provvista di cinque dita munita di artiglio, il primo dito delle zampe anteriori è notevolmente ridotto. La coda è corta, di solito nascosta dagli aculei della groppa, ed è ricoperta da aculei più corti e fragili, alcuni modificati in maniera tale da ottenere uno crepitio quando la coda è scossa. Il cranio è grande e di forma arrotondata, gli incisivi sono lisci, mentre la superficie occlusale dei molari è formata da pieghe complesse di smalto e dentina, le ossa nasali sono molto lunghe, larghe e si estendono posteriormente quasi fino al margine posteriore delle orbite. Le femmine hanno due o tre paia di mammelle pettorali. Il cariotipo è 2n=66 FN=114.

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Comportamento[modifica | modifica wikitesto]

È una specie terricola e notturna, sebbene in cattività risulti essere attiva anche di giorno. Durante le ore diurne si rifugia nelle grotte, nelle buche sotto gli alberi o in tane abbandonate di altri animali e nei crepacci rocciosi. Non scava le proprie tane. La locomozione è una camminata o un lento trotterellare e, a causa delle sue grandi dimensioni, non è in grado di arrampicarsi. Quando impaurita o minacciata la cresta e gli aculei si drizzano, facendo sembrare l'animale più grande di quanto non lo sia, e gli aculei della coda sono agitati provocando un tintinnio. Se in pericolo l'animale si muove lateralmente o all'indietro con le punte degli aculei erette verso l'aggressore. Se realmente provocato da un potenziale predatore l'individuo carica all'indietro con gli aculei della groppa, lasciandone qualcuno infilzato nella pelle dell'aggressore, provocando talvolta gravi ferite. Questo comportamento e l'affilatezza dei suoi aculei fornisce all'istrice un meccanismo difensivo veramente efficace anche contro potenziali predatori come il leone.

Ci sono diverse segnalazioni di istrici che raccolgono e masticano ossa, con le loro tane talvolta riempite di esse. Questa abitudine si pensa essere associata al rivestimento e all'affilamento degli incisivi, forse con il beneficio di fornire una risorsa aggiuntiva di calcio e minerali.

Sono animali sociali e gregari. Le secrezioni prodotte dalle ghiandole anali sono utilizzate per marcare il territorio e per indicare la presenza dell'individuo, i suoni vocali sono utilizzati per l'interazione maschio-femmina e per avvisare i conspecifici di eventuali pericoli o durante incontri aggressivi. Durante la corte il maschio avvicina la femmina utilizzando un'andatura bipede e poi la monta. La femmina sollecita la copulazione attraverso l'esibizione della coda sulla groppa. Diversi individui possono rifugiarsi insieme nella stessa tana.

Alimentazione[modifica | modifica wikitesto]

Un esemplare mentre si nutre in cattività

È una specie erbivora. La principale fonte sono la frutta, le radici, i bulbi e le cortecce. La cassava, la patata dolce e le arachidi vengono spesso mangiate nelle aziende agricole.

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

Danno alla luce da uno a quattro piccoli alla volta dopo una gestazione di 112 giorni. Il peso alla nascita è di circa un chilogrammo. Il rapporto peso nascituro/madre è del 10%, una percentuale bassa comparata alla maggior parte degli istricomorfi. I piccoli nascono con gli occhi aperti e soffici peli spinosi. L'allattamento avviene con la madre seduta poiché le mammelle sono situate ai lati del torace. I maschi assistono recuperando e pulendo i piccoli e riposano con loro nelle tane. Vengono svezzati dopo 16 settimane di vita.

Predatori[modifica | modifica wikitesto]

A causa del suo comportamento difensivo, l'istrice ha pochi predatori. L'uomo può cacciarlo per cibarsene ma non in grosse quantità come altri roditori simili. Due specie di mosche tze-tze che trasmettono la malattia del sonno all'uomo, sono state osservate nutrirsi del sangue di tale specie.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Diffusa ampiamente nella bio-zona costiera mediterranea, nella savana sudanese e guineana e nelle regioni afro-montane dell'Etiopia. Una distribuzione disgiunta in parte del Sahel e del Sahara. Presente nelle regioni montane del Marocco, Algeria e Tunisia, nelle coste libiche e probabilmente estinta in Egitto. Popolazioni isolate nel Niger. Diffusa in tutta l'Africa occidentale dal Senegal al Camerun e nella Repubblica Democratica del Congo, Ruanda, Etiopia, Uganda, Kenya, Tanzania settentrionale e Zanzibar. Presente probabilmente nel Ciad meridionale e nella Repubblica Centrafricana. In Europa è presente come specie introdotta in Albania e Grecia settentrionale.

In Italia è diffusa in tutta la penisola, in Sicilia e sull'Isola d'Elba. Recentemente ha conosciuto una notevole espansione verso nord, giungendo in Liguria occidentale fino alla parte sud-orientale della Lombardia e meridionali del Veneto. Una recente osservazione presso la provincia di Savona, indicherebbe un'ulteriore estensione verso nord-ovest del suo areale sebbene necessiti di ulteriori conferme. L'istrice era sicuramente presente sul nostro territorio fin dal tardo Pleistocene, confermata dai ritrovamenti di fossili datati a questo periodo. Non è noto tuttavia se l'animale si sia in seguito estinto e reintrodotto in epoca più recente dai Romani, oppure se sia sopravvissuto senza soluzione di continuità sul nostro territorio, inclusa la Sicilia.


Vive fino a 3.550 metri di altitudine sugli altopiani etiopici nelle regioni semi-desertiche, savane boscose e praterie, specialmente dove sono presenti rocce e grotte. In Algeria e Marocco vive nelle colline ricoperte di foreste e nelle steppe ma non nel deserto. Appare essere molto tollerante ad un'ampia gamma di ambienti e climi, incluse le boscaglie costiere calde, i deserti secchi e le praterie montane fredde. In Etiopia può essere attratta dalle fattorie dove può divenire una piaga per le coltivazioni.

Stato di conservazione[modifica | modifica wikitesto]

La IUCN Red List, considerato l'ampia diffusione, sebbene utilizzata come fonte di cibo in diverse popolazioni, classifica H.cristata come specie a rischio minimo (LC).[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) Amori G. & de Smet K. 2016, Hystrix cristata, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2018.1, IUCN, 2017.
  2. ^ Happold, 2013

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Mammiferi in Italia

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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