Civita (Italia)

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Civita
comune
(IT) Comune di Civita
(AAE) Bashkia e Çiftit
Civita – Stemma Civita – Bandiera
Civita – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Calabria.svg Calabria
ProvinciaProvincia di Cosenza-Stemma.png Cosenza
Amministrazione
SindacoAlessandro Tocci (lista civica "Per amore di Civita") dal 26-5-2019
Territorio
Coordinate39°50′N 16°19′E / 39.833333°N 16.316667°E39.833333; 16.316667 (Civita)Coordinate: 39°50′N 16°19′E / 39.833333°N 16.316667°E39.833333; 16.316667 (Civita)
Altitudine450 m s.l.m.
Superficie27,62 km²
Abitanti871[1] (30-11-2019)
Densità31,54 ab./km²
Comuni confinantiCassano all'Ionio, Castrovillari, Cerchiara di Calabria, Francavilla Marittima, Frascineto, San Lorenzo Bellizzi
Altre informazioni
Cod. postale87010
Prefisso0981
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT078041
Cod. catastaleC763
TargaCS
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)[2]
Cl. climaticazona C, 1 247 GG[3]
Nome abitanticivitesi (çivitjot in arbëresh)
Patronosan Biagio
Giorno festivo11 febbraio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Civita
Civita
Civita – Mappa
Posizione del comune di Civita all'interno della provincia di Cosenza
Sito istituzionale

Civita (Çifti in arbëresh) è un comune italiano di 871 abitanti della provincia di Cosenza in Calabria.

A 450 m s.l.m., all'interno della riserva naturale Gole del Raganello e nel cuore del Parco nazionale del Pollino, è tra le storiche comunità albanesi d'Italia (arbëreshët), non lontana dalle sorelle Ejanina e Frascineto.

La vallata in cui sorge è circondata da montagne boscose, dove arrivano i riflessi azzurri del mare Ionio, che s’intravede all’orizzonte. Detto “il paese tra le rocce”, così definito per le immense montagne verdi che circondano la sua vallata, o Il paese del Ponte del Diavolo, per via del suo antico e caratteristico ponte medievale in pietra. Civita custodisce ancora oggi l'identità e le antiche tradizioni del popolo albanese, come la lingua, il rito religioso e i costumi tradizionali.

Civita fa parte de I borghi più belli d'Italia[4] e della Bandiera arancione[5].

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Posto prevalentemente in zona collinare, si trova nel Nord-Est della Calabria, affacciato sul mar Ionio. Situato in un altopiano a strapiombo, sulle strettissime gole del fiume Raganello, ed è la porta al Parco nazionale del Pollino per i visitatori provenienti da Puglia, Calabria e Sicilia.

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

Diverse sono le ipotesi sull'origine del nome della città. Alcuni affermano che derivi dalla lingua albanese moderna "çifti" (coppia), o anche da "qifti" (aquila), vista l'origine dei suoi abitanti, che provenivano dall'Albania, il paese delle aquile, oltre che dal rilievo e morfologia del territorio in cui sorge l'insediamento, nascosto tra le rocce come un "nido d'aquila". Ma c'è chi pensa che derivi dal latino "civitas" (città).[6]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Stemma della famiglia Sanseverino
Stemma della famiglia Sanseverino
Ferdinando I d'Aragona
Ferdinando d'Aragona, raffigurato come membro dell'Ordine del Toson d'oro
François-Séraphin Delpech: Carlo VIII di Valois
François-Séraphin Delpech: Carlo VIII di Valois

Il borgo di Civita, sembra essere sorto intorno all’anno 1000, ad opera della gente di Cassano all'Ionio in fuga dalle incursioni dei saraceni di Sicilia. Denominato "Castrum Sancti Salvatoris", nel 1456 un violento terremoto rase al suolo il borgo costringendo gli abitanti ad abbandonarlo; restava solo il rudere di una cappella dedicata al Santissimo Salvatore che si poteva vedere ancora nella prima metà del XIX secolo.[7]

Il 26 marzo del 1463, Luca Sanseverino, 3º duca di San Marco, acquistò dal re di Napoli, Ferdinando I d'Aragona, per 20.000 ducati il feudo di Bisignano, divenendo il 1º principe di Bisignano. Il feudo comprendeva, tra l’altro, anche il territorio dove ora sorge il paese di Civita.[8]

Nel 1470 Luca Sanseverino morì; gli subentrò suo figlio Girolamo, il quale svolse un ruolo molto importante nell'insediamento degli albanesi nelle sue terre, creando loro agevolazioni fiscali.

È molto difficile precisare quando gli albanesi giunsero a Civita; probabilmente i primi di loro giunsero tra il 1471 e il 1479, ma erano considerati solamente "avventori del paese" e non abitanti permanenti.[9]

Nel 1485, Girolamo Sanseverino, 2º principe di Bisignano, spinto da suo cugino Antonello Sanseverino, principe di Salerno, aderì ad una congiura contro Ferdinando I d'Aragona, Re di Napoli. Questa congiura si concluse nel 1487. Girolamo Sanseverino venne arrestato e i suoi beni confiscati, compreso il Casale di Civita, e incamerati nei possedimenti del Regno di Napoli.

Negli anni 1487/1488, il re di Napoli Ferdinando I d’Aragona, concesse il casale di Civita al capitano di ventura "messer Giorgio greco" (o Giorgio Raglia,[10] conosciuto anche come Giorgio Paleologo Assan) in qualità di "Signore munifico dai grandi meriti per aver svolto l'opera di pacificazione del regno".[11][12] Si presume che sia stato lui a condurre gli Albanesi a Civita.[13] La tradizione ci tramanda che questi albanesi abbiano edificato i loro pagliari nell’attuale rione Magazzeno, dove sorgevano i ruderi di una cappella dedicata al Santissimo Salvatore.[7]

Nel 1495 il Re Carlo VIII di Francia scese con le sue armate in Italia dando inizio alle cosiddette guerre d'Italia. Il 22 febbraio 1495 entrò a Napoli, approfittando della fuga di Ferdinando II d'Aragona, e si fece incoronare come Re di Napoli. Nel suo breve regno (dal 22 febbraio 1495 al 6 luglio 1495) ristabilì nei titoli Bernardino Sanseverino, figlio di Girolamo e 3º Principe di Bisignano. Con l’atto del 1º maggio del 1495 i Sanseverino tornavano ad essere proprietari anche del Casale di Civita.[8]

Durante l’esistenza di Bernardino Sanseverino, furono effettuati due censimenti, così che nel 1503 Civita venne censito per 19 pagliari e nel 1508 per 18 fuochi.[14]

Irene Castriota
Irene Castriota

Nel 1516 Bernardino Sanseverino mori e gli successe il figlio Pietro Antonio; con lui continuò l’appoggio dei principi di Bisignano agli Arbëreshë. Nel 1539 Pietro Antonio sposò Irene Castriota, pronipote di Giorgio Castriota Scanderbeg.[8]

Nel 1543, Civita venne censito per 27 fuochi,[15] nello stesso censimento vennero registrati i seguenti cognomi: Belluscia, Blunetto o Brunetto, Bua, Camideca, Costa, Draina, Ferraro, Greco, Gulè, Lanza, Manisi, Saxaro, Scellizia, Truppa.[16]

Pietro Antonio Sanseverino morì nel 1559; a succedergli fu suo figlio, ancora minorenne, Niccolò Sanseverino. La carestia del '500 fu tanto devastante in Calabria, che Irene Castriota, tutrice del figlio Niccolò, il 23 luglio del 1561 decretò che venissero costituiti dei "magazzini universali", contenenti almeno 1000 tomoli di grano.[17] Dal censimento del 1566 a Civita risultano censiti 173 fuochi, mentre nel 1567 furono censiti 148 fuochi.[18]

Nel 1572 Niccolò Sanseverino, divenuto maggiorenne, vendette il feudo di Civita a Francesco Campolongo (anche Campilongo) di Altomonte.[19]

Il 23 giugno del 1603, Dimitrio Michele Belluscio de Thodaro e Pietro de Martino, albanesi di Civita, acquistarono il casale di Civita per la somma di 4300 ducati.[19]

Successivamente Civita continuò a vivere in una situazione di incertezza, passando da una mano all'altra: nel 1613 la troviamo in possesso di Tiberio d'Urso di Belvedere per la somma di 4.300 ducati;[20] il 20 marzo del 1624 il feudo di Civita venne acquistato da Luigi Sanseverino, 7º conte di Saponara e 7º Principe di Bisignano;[8] infine, il 1º ottobre 1631, Civita venne acquistata da Giovanni Serra la cui famiglia ne restò in possesso fino all'eversione della feudalità.[21]

Nel 1741, Civita contava 231 fuochi albanese e 43 fuochi latini per un totale di 1.233 persone. I rioni erano 12: Aleijanna, Blumetti, Castellano, Consolazione, D’Agostino, Dorsa, La Cattiva, Marchianò, Mortati, Placco, Sciesci e Zuccaro.[22]

L'ordinamento amministrativo disposto dai francesi per legge 19 gennaio 1807 ne faceva Luogo, ovvero Università, nel Governo di Cassano. Con il decreto del 4 maggio 1811, istitutivo di Comuni e Circondari veniva dichiarato Comune e così confermato dalla sistemazione data dal Borbone per legge 1º maggio 1816.[23]

Oggi a Civita, o Çifti come chiamata abitualmente, è parlata ancora correntemente la lingua degli avi, infatti i suoi abitanti fanno parte della minoranza etnica e linguistica albanese d'Italia, riconosciuta e tutelata dallo stato italiano. Il comune di Civita è stato tra i primi a istituire lo Sportello Linguistico Comunale (previsto dalla Legge 482/99) per la tutela e lo sviluppo del proprio patrimonio etno-linguistico.

L'impronta orientale è evidente soprattutto nelle sue chiese, le quali appartengono alla circoscrizione della Chiesa cattolica italo-albanese dell'Eparchia di Lungro. La più importante è quella di S. Maria Assunta, dove vengono celebrate le funzioni liturgiche greco-bizantine e mantengono la suggestiva simbologia cristiano orientale con antichi gesti e canti in greco della tradizione ed in particolare in albanese, con i paramenti sacri orientali, le sacre icone, i mosaici e l'iconostasi.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Murales di Giorgio Castriota Scanderbeg
Casa Kodra

Civita è uno degli insediamenti meglio conservati della Calabria interna, caratterizzato da una struttura urbanistica fatta di viuzze e slarghi che si intersecano le une negli altri. Questa struttura - presente nei tre principali rioni, Sant’Antonio (il più antico)[24], piazza e Magazzeno - si chiama in albanese gjitonia, traducibile con vicinato. Essa ha un significato urbanistico e nello stesso tempo è il nucleo base dell’organizzazione sociale. Rappresenta infatti la porzione più piccola del tessuto urbano, costituita da una piazzetta nella quale confluiscono i vicoli, circondata da edifici: di solito una casa signorile intorno alla quale sono stati sovrapposti altri nuclei minori che occupano l’intero spazio. Qui ci si riunisce a conversare, a ricamare, ci si parla dal galti, il ballatoio davanti alla porta d’ingresso. La gjitonia è dunque una pratica sociale: come lo sheshi, lo slargo più grande che raccoglie la gente della gjitonia nel tempo libero, dove ad esempio s’improvvisano i canti corali tra donne e che in genere porta il nome della persona che vi abita.

Caratteristici di Civita sono i comignoli e le “case parlanti”. I comignoli sono quasi delle opere d’arte. Non si sa con precisione quando sia cominciata l’usanza di innalzare comignoli imponenti e dalle forme capricciose, diversi per ogni casa e secondo l’estro del mastro muratore. Il comignolo era come la firma per una nuova casa, di cui diventava il totem, con la funzione non solo di aspirare il fumo dai camini, ma anche di tenere lontano gli spiriti maligni. Sono una cinquantina i comignoli storici, costruiti probabilmente tra fine Seicento e inizio Novecento.

Passeggiando per il borgo s’incontrano inoltre alcune abitazioni dall’aspetto antropomorfo, le cosiddette "case di Kodra" o "parlanti", una sorta di omaggio al pittore albanese naturalizzato italiano Ibrahim Kodra, di fama internazionale. Si tratta di abitazioni molto piccole, con finestrelle, canna fumaria e comignolo, la cui facciata richiama con evidenza la faccia umana.

Costruzione caratteristica e che richiama un'antica leggenda è il cosiddetto Ponte del Diavolo, legato anche al Parco nazionale del Pollino e nota meta turistica.[25]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa Madre italo-albanese di rito bizantino, iconostasi

Nel centro storico, oltre alla cappella di Sant’Antonio e a quella cinquecentesca di Santa Maria della Consolazione, è presente la parrocchia di Santa Maria Assunta, costruita in stile barocco nella seconda metà del XVI secolo. L’impianto è orientale: guarda verso il sorgere del sole e reca i simboli e le forme della teologia bizantina (l’iconostasi, l’altare quadrato, le icone e gli affreschi). Qui si celebra la liturgia bizantina in lingua albanese, perché gli albanesi stabilitisi in Italia hanno portato con se la fede della Madreterra. Interessante è un organo Settecentesco ai lati del coro, sono da vedere le cappelle della Consolazione e di Sant'Antonio, del XVI secolo. Le icone del Cristo Pantokràtor e della Vergine Odigitria sono state dipinte dal maestro iconografo Alfonso Caccese, quelle delle dodici feste dell’anno liturgico sono giunte da Atene.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Nel centro storico emergono vari comignoli che simboleggiano lo status sociale delle famiglie albanesi.

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

Gole del fiume Raganello
Il Ponte del Diavolo

Civita è un centro turistico noto per le sue bellezze naturali, il Ponte del Diavolo, le Gole del Raganello, la Timpa del Demanio, e il Parco del Pollino. Sono superbe le montagne rocciose e suggestive del "canyon" del Raganello. Di interesse sono la gola del Raganello, dalla contrada Masello, la "Fagosa" e le vette del massiccio del Pollino.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[26]

Religione[modifica | modifica wikitesto]

La Madonna del Rosario e San Biagio sono i patroni del paese con messa celebrata secondo il rito greco-bizantino.

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

  • Le Vallje sono balli tipici popolari albanesi che si svolgono il martedì dopo Pasqua, formata da uomini e donne vestiti in costume tradizionale arbëresh, che tenendosi a catena per mezzo di fazzoletti e guidati all'estremità da due giovani, si snodano ballando per le caratteristiche vie del paese, per poi arrivare nella Piazza centrale. Qui si celebrano le vittorie del condottiero Giorgio Castriota Scanderbeg, attraverso danze che evocano battaglie e canti in lingua albanese. Le ragazze di Civita e altri gruppi provenienti dai paesi Arbëresh di tutta l'Arberia calabrese indossano i vestiti di gala in seta, impreziositi con galloni e preziosi ricami d'oro.
  • I Kaminezit e Maj sono grandi falò che si preparano in diversi punti del paese nei primi tre giorni di maggio. Si brucia il lentisco e si intonano motti scherzosi e satirici creati al momento. Alla festa partecipano tutti i cittadini cantando e ballando intorno al fuoco, e non disdegnando del buon pane casareccio di Civita accompagnato dalla soppressata e annaffiato da dosi abbondanti di vino rosato del Pollino.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Civita possiede diversi musei. Si può in primis visitare il "Museo Etnico Arbëreshë", che raccoglie testimonianze di una cultura minoritaria ma viva, quella dell’etnia albanese, legata alla tradizione religiosa bizantina e al mondo contadino. Il museo presenta diverse sezioni interessanti, come quelle sulla cultura materiale con oggetti della vita quotidiana, e sul costume degli albanesi d'Italia e d'Albania, con splendidi modelli arricchiti di ornamenti in oro. Un altro è il "Museo della Filanda", strumento azionato dall’acqua del fiume Raganello, la vecchia filanda conserva i macchinari di fabbricazione tedesca della fine dell’Ottocento e l'"Ecomuseo del Paesaggio della Valle del Raganello", ospitato nell’antico palazzo castellano, sede dei primi signori di Civita.

Costume[modifica | modifica wikitesto]

Il costume tradizionale albanese di Civita rappresenta per il suo popolo il simbolo di una coscienza etnica collettiva, uno dei legami più forti con il proprio passato. Realizzato in ricchi tessuti di raso e sete naturali dai colori vivaci, ricamati e laminati in oro, guarniti di galloni e merletti, il costume femminile è considerato tra i più belli delle raccolte internazionali per la varietà, gli echi orientali e l’austero fasto bizantino.

Un’altra tradizione che resiste è quella dell'artigianato femminile: dalle mani d'oro delle donne escono splendide coperte al telaio, merletti e ricami.

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

Il folclore di Civita è ricco di elementi religiosi e storici.

Riti della settimana santa[modifica | modifica wikitesto]

Importanti sono i riti della Settimana Santa (Java e Madhe), secondo la liturgia bizantina. Suggestive sono le "kalimere" (canti augurali in lingua albanese, che rievocano la passione e la morte di Cristo) e la cerimonia che si svolge all'alba della Domenica di Pasqua (E Diellja e Pashkëvet), che rappresenta l'entrata nel Tempio del Cristo trionfante. Il Martedì di Pasqua viene intrecciata la "vallja' (danza o ridda cadenzata albanese) eseguita con canti corali da giovani e meno giovani che rievocano le vittorie di Giorgio Castriota Scanderbeg contro i turchi. La "vallja", guidata da due porta-bandiere (flamurarët) nei punti estremi della fila, compie fantasiose evoluzioni e con improvvisi spostamenti avvolgenti imprigiona qualcuno che assiste al suo passaggio, meglio se lëtir (lo straniero non albanese), e la sua liberazione si ottiene dopo aver offerto il proprio riscatto.

Tabella bilingue in italiano e in albanese

Kaminet[modifica | modifica wikitesto]

È consuetudine nei primi tre giorni di maggio, accendere nei vari rioni dei falò (kaminet) e per l'occasione vengono intonati vjershë (canti tradizionali Arbëreshë) spontanei.

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

La gastronomia di Civita è originale e dal carattere forte, poiché presenta piatti della tradizione albanese, influenzati dalla vivace cucina calabrese. Connubio tra tradizioni arbëreshë e la cucina tipica del Pollino, la sapienza delle massaie unita a materie prime di qualità e alla presenza di erbe aromatiche, sforna piatti ricchi di sapore: pasta fatta in casa condita con sugo di capretto; prosciutto e capocollo; formaggio fresco; gnocchetti con ricotta pecorina; fettuccine con funghi porcini. Tipico è l'agnello e capretto, con accompagnamento di vino del Pollino.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2019.
  2. ^ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  4. ^ I borghi più belli d'Italia (sito ufficiale) Archiviato il 3 ottobre 2016 in Internet Archive.
  5. ^ Bandiera arancione del Touring Club Italiano (Sito ufficiale)
  6. ^ Domenico Zangari, 1941, p. 67.
  7. ^ a b Domenico Zangari, 1941, p. 88.
  8. ^ a b c d Sanseverino, Linee dei Principi di Bisignano e Duchi di San Marco, in genmarenostrum.com
  9. ^ Emanuele Demetrio, 1980, p. 6.
  10. ^ Il padre di Giorgio Raglia sarebbe vissuto a San Pietro in Galatina in Puglia nel 1463. Al condottiero Giorgio appartenevano anche Belvedere (oggi Belvedere di Spinello) e Malapezza dal 1471 al 1477. La terra di Belvedere e il feudo di Malapezza l'avrebbe avuta ai tempi di Ferdinando I d’Aragona (re di Napoli dal 1458 al 1494). Giorgio Raglia era sposato con Anna Ralena (o Raglia o Ralli o Rales). Dal Raglia sembrerebbe passato il feudo al "vir magnificus" Tommaso Paleologo Assan (probabile fratello di Giorgio). (Domenico Zangari, 1941, pp. 40)
    Il figlio di Giorgio Raglia, Raimondo Asan (anche Assa Greco), avendo tentato pubblicamente, in presenza di re Ferdinando "di vendicar l'ingiuria fatta alla sorella", con due (altra fonte tre) pugnalate, di uccidere Berardino Sanseverino, principe di Bisignano e suo patrono, fu preso come ribelle e giustiziato.(Luigi Contarini, 1619, p. 230; Archivio storico per la Calabria e la Lucania, 1962, p. 32)
  11. ^ Domenico Zangari, 1941, p. 40.
  12. ^ Petta, 1996, p. 46.
  13. ^ Archivio storico per la Calabria e la Lucania, 1962, p. 28.
  14. ^ Petta, 1996, p. 102 e 44.
  15. ^ Petta, 1996, p. 44.
  16. ^ Domenico Zangari, 1941, pp. 66.
  17. ^ Domenico Cassiano, 2017, p. 97.
  18. ^ Italo Sarro, 2019, p. 44.
  19. ^ a b Antropologia: Origine di Civita, p. 4.
  20. ^ Antropologia: Origine di Civita, pp. 4.
  21. ^ Antropologia: Origine di Civita, p. 6.
  22. ^ Salvatore Bugliaro, 2020, p. 5.
  23. ^ Comune di Civita, su siusa.archivi.beniculturali.it. URL consultato il 2 maggio 2021.
  24. ^ La parte più antica del paese è, il quartiere Sant’Antonio, che ha origini medievali e un tessuto urbano in cui spiccano non solo i comignoli decorati, ma anche forni pensili e logge.
  25. ^ Il ponte del diavolo, su comune.civita.cs.it, Comune di Civita. URL consultato il 10 aprile 2019.
  26. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Antropologia: Origine di Civita, Cosenza, Università della Calabria.
  • Archivio storico per la Calabria e la Lucania - Volume 31, Roma, 1962.
  • Salvatore Bugliaro, I casali albanesi di Calabria scomparsi e il falso mito reresiano, Centro Studi Genealogia Arbëreshe, Castrovillari, G.L.F. S.a.s., 2020.
  • Domenico Cassiano, Storie di minoranze - Albanesi di Calabria - Vaccarizzo, Romagnano al Monte, Booksprint, 2017, ISBN 978-88-24912-32-7.
  • Luigi Contarini, Il vago, & diletteuole giardino ove si leggono gli infelici fini di molti huomini illustri…, Venezia, 1619.
  • Emanuele Demetrio, Itinerari Arbëreshë, Cosenza, C. Biondi, 1980.
  • Paolo Petta, Stradioti – Soldati albanesi in Italia (sec. XV-XVIII), Lecce, 2000 Argo p.s.c.r.l., 1996.
  • Italo Sarro, Albanesi in Italia, percorsi migratori (secc. XV-XVIII), Nardò, Besa Editrice, 2019, ISBN 884971002X.
  • Domenico Zangari, Le colonie italo albanesi di Calabria - Storia e demografia, Napoli, Caselli, 1941.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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