Civita (Italia)

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Civita
comune
Civita – Stemma Civita – Bandiera
Civita – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Calabria.svg Calabria
Provincia Provincia di Cosenza-Stemma.png Cosenza
Amministrazione
Sindaco Alessandro Tocci (Civita con Voi per Crescere) dal 26/05/2014
Territorio
Coordinate 39°50′00″N 16°19′00″E / 39.833333°N 16.316667°E39.833333; 16.316667 (Civita)Coordinate: 39°50′00″N 16°19′00″E / 39.833333°N 16.316667°E39.833333; 16.316667 (Civita)
Altitudine 450 m s.l.m.
Superficie 27,62 km²
Abitanti 921[1] (31-10-2012)
Densità 33,35 ab./km²
Comuni confinanti Cassano all'Ionio, Castrovillari, Cerchiara di Calabria, Francavilla Marittima, Frascineto, San Lorenzo Bellizzi
Altre informazioni
Cod. postale 87010
Prefisso 0981
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 078041
Cod. catastale C763
Targa CS
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti civitesi (in arbëreshë çivitjotë)
Patrono san Biagio
Giorno festivo 11 febbraio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Civita
Posizione del comune di Civita all'interno della provincia di Cosenza
Posizione del comune di Civita all'interno della provincia di Cosenza
Sito istituzionale

Civita (Çifti in arbëreshë) è un comune italiano di 921 abitanti in provincia di Cosenza, in Calabria.

Il paese, inserto anche lui nel Parco Nazionale del Pollino, non lontano da Frascineto ed Ejanina, è tra le comunità storiche albanesi d'Italia (arbëreshë). Detta anche Il paese del Ponte del Diavolo, i suoi paesaggi sono definiti tra i più belli della Calabria[senza fonte].


Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Posto prevalentemente in zona collinare, si trova nel Nord-Est della Calabria, affacciato sul mar Ionio. Situato in un altopiano a strapiombo, sulle strettissime gole del fiume Raganello, è la porta di accesso privilegiata al Parco nazionale del Pollino per i visitatori provenienti da Puglia, Calabria e Sicilia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Civita venne fondata nel 1467 da famiglie Albanesi sulle rovine di un abitato preesistente (una delle 25 città della Sibaritide) distrutta a fuoco dai Saraceni di Sicilia nel 1014. Ciò avvenne per donazione delle rovine di "Cosa, Casale e Feudo" in proprietà perpetua, di Re Ferrante d'Aragona (figlio di Re Alfonso) a tale Giorgio Greco "Scanderberg" e suoi uomini che gli vennero in aiuto a Bari ove era in lotta contro i Turchi. Il Casale e Feudo, ereditato dalla figlia di Giorgio e madamma Anna, passò poi in possesso al marito Geronimo Sanseverino, Principe di Bisignano.

Geronimo Sanseverino, 2º Principe di Bisignano, era nato nel 1448 circa e morto nel 1487. La moglie di quest'ultimo, peraltro, era Giovannella Gaetani dell’Aquila dei Conti di Morcone.[2][3] Ma nel 1487, per gli effetti negativi della fallita congiura dei Baroni contro Ferrante, Geronimo Sanseverino ed altri vennero arrestati con beni confiscati, compreso Casale e Feudo di Civita. Solo nel 1610 Casale e Feudo vennero venduti a privato, tale Tiberio de Urso, per 11.110 ducati, con vendita ratificata dal Viceré Conte di Lemos, don Pedro Fernandez de Castro, che revocò il privilegio del Regno con Decreto del 2 novembre 1613. Nel 1807, dopo l'eversione della feudalità, fu università nel governo di Cassano all'Ionio.

A Civita, o Çifti come chiamata abitualmente, è parlata ancora correntemente la lingua albanese degli avi, infatti i suoi abitanti fanno parte della minoranza etnica e linguistica albanese d'Italia, riconosciuta e tutelata dallo stato italiano. Il comune di Civita è stato tra i primi a istituire lo Sportello Linguistico Comunale (previsto dalla Legge 482/99) per la tutela e lo sviluppo del proprio patrimonio etno-linguistico.

L'impronta orientale è evidente soprattutto nella chiesa: gli Arbëreshë celebrano, per tradizione e fede millenaria, le funzioni liturgiche bizantine in greco e mantengono la suggestiva simbologia cristiano orientale con antichi gesti e canti in greco ed in albanese, con i paramenti sacri ortodossi, le sacre icone, i mosaici e le iconostasi.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

È da ammirare la chiesa madre di rito greco, con la preziosa iconostasi e i mosaici Bizantini, le cappelle della Consolazione e di Sant'Antonio del XVI secolo e il Museo Etnico Arbëresh, nel centro del paese.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Nel centro storico emergono vari comignoli che simboleggiano lo status sociale delle famiglie albanesi.

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

Civita è un centro turistico noto per le sue bellezze naturali, il Ponte del Diavolo, le Gole del Raganello, la Timpa del Demanio, e il Parco del Pollino. Sono superbe le montagne rocciose e suggestive del "canyon" del Raganello. Di interesse sono la gola del Raganello, dalla contrada Masello, la "Fagosa" e le vette del massiccio del Pollino.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[4]

Religione[modifica | modifica wikitesto]

La Madonna del Rosario e San Biagio sono i patroni del paese con messa celebrata secondo il rito greco-bizantino.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

Il folclore di Civita è ricco di elementi religiosi e storici.

Riti della settimana santa[modifica | modifica wikitesto]

Importanti sono i riti della Settimana Santa (Java e Madhe), secondo la liturgia bizantina. Suggestive sono le "kalimere" (canti augurali in lingua albanese, che rievocano la passione e la morte di Cristo) e la cerimonia che si svolge all'alba della Domenica di Pasqua (E Diellja e Pashkëvet), che rappresenta l'entrata nel Tempio del Cristo trionfante. Il Martedì di Pasqua viene intrecciata la "vallja' (danza o ridda cadenzata albanese) eseguita con canti corali da giovani e meno giovani che rievocano le vittorie di Giorgio Castriota Scanderbeg contro i turchi. La "vallja", guidata da due porta-bandiere (flamurarët) nei punti estremi della fila, compie fantasiose evoluzioni e con improvvisi spostamenti avvolgenti imprigiona qualcuno che assiste al suo passaggio, meglio se lëtir (lo straniero non albanese), e la sua liberazione si ottiene dopo aver offerto il proprio riscatto.

Kaminet[modifica | modifica wikitesto]

È consuetudine nei primi tre giorni di maggio, accendere nei vari rioni dei falò (kaminet) e per l'occasione vengono intonati vjershë (canti tradizionali Arbëreshë) spontanei.

Manifestazioni Arbëreshë[modifica | modifica wikitesto]

Il Ponte del Diavolo
  • Le Vallje sono balli tipici popolari albanesi che si svolgono il martedì dopo Pasqua, formata da uomini e donne vestiti in costume tradizionale arbëresh, che tenendosi a catena per mezzo di fazzoletti e guidati all'estremità da due giovani, si snodano ballando per le caratteristiche vie del paese, per poi arrivare nella Piazza centrale. Qui si celebrano le vittorie del condottiero Giorgio Castriota Scanderbeg, attraverso danze che evocano battaglie e canti in lingua albanese. Le ragazze di Civita e altri gruppi provenienti dai paesi Arbëresh di tutta l'Arbëria calabrese indossano i vestiti di gala in seta, impreziositi con galloni e preziosi ricami d'oro.
  • I Kaminezit e Maj sono grandi falò che si preparono in diversi punti del paese nei primi tre giorni di maggio. Si brucia il lentisco e si intonano motti scherzosi e satirici creati al momento. Alla festa partecipano tutti i cittadini cantando e ballando intorno al fuoco, e non disdegnando del buon pane casareccio di Civita accompagnato dalla soppressata e annaffiato da dosi abbondandi di vino rosato del Pollino.

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

La gastronomia di Civita è originale e dal carattere forte, poiché presenta piatti della tradizione Albanese (Arbëreshë), influenzati dalla vivace cucina calabrese.

Persone legate a Civita[modifica | modifica wikitesto]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 ottobre 2012.
  2. ^ Enciclopedia delle famiglie nobili curata on line da Davide Shamà nel portale dello IAGI
  3. ^ Sito ufficiale della famiglia Castriota Scanderbeg
  4. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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