Firmo (Italia)

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Firmo
comune
Firmo – Stemma Firmo – Bandiera
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Calabria.svg Calabria
Provincia Provincia di Cosenza-Stemma.png Cosenza
Amministrazione
Sindaco Gennarino Russo (Lista Popolare Rinnova Firmo) dal 25-5-2014
Territorio
Coordinate 39°43′N 16°10′E / 39.716667°N 16.166667°E39.716667; 16.166667 (Firmo)Coordinate: 39°43′N 16°10′E / 39.716667°N 16.166667°E39.716667; 16.166667 (Firmo)
Altitudine 370 m s.l.m.
Superficie 11,7 km²
Abitanti 2 183[1] (31-12-2014)
Densità 186,58 ab./km²
Comuni confinanti Altomonte, Lungro, Saracena
Altre informazioni
Cod. postale 87010
Prefisso 0981
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 078054
Cod. catastale D614
Targa CS
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti firmensi; fermënjotë in arbëreshë
Patrono sant'Atanasio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Firmo
Firmo
Firmo – Mappa
Posizione del comune di Firmo all'interno della provincia di Cosenza
Sito istituzionale

Firmo (Ferma in lingua arbëreshe, Fìrmu in calabrese[2]) è un comune italiano di 2.183 abitanti[1] della provincia di Cosenza in Calabria.

È situata sulla falda sud-est della catena appenninica che digrada verso il mar Ionio. Giace su un altopiano di 369 metri sul livello del mare ed ha un'estensione territoriale di 11,53 km².

È un centro delle comunità d'etnia albanese della Calabria, che mantiene lingua, rito religioso, cultura, usi e costumi degli antenati. Nata dagli esuli delle terre albanesi che dal XV secolo dovettero abbandonare a causa delle persecuzioni turche, ancora oggi è consapevole di appartenere ad un popolo con una precisa identità. Ne fanno fede modelli culturali che si rispecchiano ancora nei valori dell'arbëresh attuale, quali la mikpritia (ospitalità), la ndera (onore), la besa (fedeltà) e la vellamja (fratellanza).

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Firmo sorge sulla sommità di una collina con posizione panoramica, sulla piana di Sibari, con alle spalle la Catena del Pollino e alla destra della media valle del torrente Tiro, a soli 6 km dallo svincolo autostradale omonimo e alla superstrada delle Terme di Sibari.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Probabilmente nato in età latina, il paese era un feudo sotto la giurisdizione di Don Bernardino San Severino, principe di Bisignano ed ai Padri Domenicani di Altomonte. Il nome del paese si presume derivi dal nome latino di persona Firmus.

Nell'agglomerato urbano si trova l'arco che divideva il feudo in due casali: Firmo Soprano o Ka Markasati (feudo laico di Altomonte) e Firmo Sottano o Ka Këllogjeri, feudo religioso dei Monaci Domenicani che presenta, ancora oggi una caratteristica abitazione a facciata curva, e fu la dimora di Alessio Comite a capo dei profughi albanesi al loro arrivo in Firmo intorno al 1540. Il feudo Ka Markasati passò più tardi ai Campolongo, ai Salituri, ai Gramazio fino all'oblazione del feudalesimo nel 1806. La giurisdizione del casale Ka këllogjeri fu sempre mantenuta dai Padri Domenicani di Altomonte.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Da visitare, soprattutto, nella zona centrale e dominante del paese l'antico Convento dei Domenicani (ka këllogjeri, ossia letteralmente "dal monaco"), punto di riferimento storico della nascita del paese e destinato a diventare un centro importante per il recupero delle tradizioni e della cultura degli arbëreshë. Una tappa d'obbligo è la visita alla chiesa di Santa Maria Assunta in cielo, costruita nel XVII secolo, che presenta una torre campanaria a pianta quadrata, munita di cella ottagonale cuspidata. È di interesse, inoltre, la cappella dedicata alla Madonna di aprile, in cui in rilevanza significativa assumono le funzioni religiose che si svolgono in rito greco-bizantino e le manifestazioni folcloristiche di maggio denominate "vallje" (balli) in cui si sfoggiano i preziosi costumi albanesi di gala. Altra tappa è la Chiesa di San Giovanni Crisostomo a Piano dello Schiavo, a pianta Bizantina, edificata alla fine degli anni settanta, è stata edificata per esigenza degli abitanti della contrada che per difficoltà di spostamento non potevano andare a messa nella parrocchia del paese.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[3]

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

A Firmo, nonostante gli inserimenti della lingua italiana, si conserva ancora oggi l'uso della lingua albanese (arbërisht). La lingua albanese è diversa dalla lingua oggi parlata in Albania, possiede termini più arcaici, poiché entrambe le lingue, specialmente quella d'Albania, hanno subito variazioni a contatto con culture differenti, anche se nella fonetica non esistono differenze sostanziali. La lingua arbëresh si è tramandata soprattutto in forma orale, ma oggi esistono nuove strutture culturali che ne fruiscono e la diffondono anche in forma scritta.

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Rito bizantino[modifica | modifica wikitesto]

Firmo ha mantenuto il rito della tradizione greco-bizantina, infatti appartiene all'Eparchia di Lungro degli Italo-Albanesi (1919). Il calendario liturgico differisce da quello romano avendo in sé peculiarità e festeggiamenti della tradizione orientale. L'Epifania (Pifania), la Settimana Santa (Java e Madhe), la Pasqua (Pashkët), il battesimo (pagëzim) e il rito del matrimonio (martesë) sono i tratti caratteristici ed affascinanti del particolare rito ecclesiastico.

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

Costume[modifica | modifica wikitesto]

Il Costume tradizionale rischia oggi di scomparire. Oggi sono solo indossati dalle donne molto anziane, e in occasione delle vallje. Vi sono differenti tipi di costume Arbëresh: quello di gala, quello ordinario, quello di lutto e quello delle ragazze in attesa di marito.

Il costume di gala è quello più ricco, sia per i tessuti che per la composizione. È costituito infatti da 14 pezzi: due sottogonne (dy sutavesta); una camicia lunga (linja), dal collo ampio e ricamato (miletti); una gonna lunga ed ampia, plissettata e bordata (Kamizolla), con applicazioni ricamate in oro bianco (galluni); un'altra gonna azzurra o verde, anch'essa plissettata e bordata in oro giallo, da raccogliere al braccio a forma di ventaglio (coha); un bolerino azzurro, intessuto con fili d'oro, formanti complicatissimi motivi floreali, ed applicazioni d'oro sui bordi delle maniche e sul dietro (xhipuni); le calze bianche (kalluciet t'bardha); le scarpe bianche (këpuct t'bardha); i boccoli di tela bianca per l'acconciatura (miçet); una striscia di tessuto rigido decorato d'oro (keza); ed infine un nastro di velluto nero, con un ciondolo (birlloku); una catenina d'oro (llaci); gli orecchini (riqintë) ed uno scialle rosso, ricamato con fili di seta gialla e nera (pani).

Il costume ordinario è, invece, meno sfarzoso. La bordatura della gonna è verde piuttosto che d'oro, ed il corpetto è di panno nero, con decorazioni in corda bianca. Il costume di lutto porta una gonna di lana verde, con bordatura in oro giallo, sopra la gonna rossa. (Kandush) è il costume proprio delle ragazze nubili. L'estrema semplicità di questo abito lo rende quasi brutto: camicia bianca senza decorazioni al collo, gonna nera e bolerino nero. È quasi come se la ragazza in cerca di marito dovesse preservarsi dalla vista degli uomini, per cui l'abito non doveva renderla appetibile. Lo sfarzo, infatti, che a diversi gradi è presente negli altri costumi, è completamente assente in quello delle ragazze "da marito".

Il vestito di lutto è molto silile a quello ordinario tranne per alcuni componenti, quali sono il corpetto (xhipuni) ricamato di nero; la lunga camicia (linja) senza il merletto ma con dei panni che servono per coprire l'ampia scollatura; e la gonna nera (Kamizolla e zez). Veniva vestito nei funerali e nel venerdì Santo.

Il vestito Maschile[modifica | modifica wikitesto]

Il vestito maschile è andato perdendosi negli anni. Quasi carenti sono le testimonianze di questo vestito. L'unico costume maschile arrivato a noi è quello che s'indossa alle vallje che è composta da una camicia bianca (këmishë t'bardhë). Un giacchino di raso o di velluto senza maniche (Xhipuni), il fazzoletto di raso rosso (

Feste[modifica | modifica wikitesto]

In occasione dei festeggiamenti a San Giuseppe è consuetudine, la sera della vigilia, eregere enormi cataste di fascine in ogni rione e accese al rintocco della campana della chiesa principale. La prima domenica di maggio si festeggia Sant'Atanasio, patrono del paese. Si svolgono manifestazioni del folclore albanese con la partecipazione di gruppi provenienti dagli altri centri albanesi d'Italia e d'Albania, in costume tradizionale. È consuetudine, durante la commemorazione dei defunti, distribuire in chiesa dopo la Messa il grano bollito (Kolira).

Persone legate a Firmo[modifica | modifica wikitesto]

  • Nicola Tarsia (1821 – 1867), docente, scrittore e garibaldino,
  • Nicola Capparelli, politico, sindaco e ufficiale cavaliere.
  • Papàs Domenico Bellizzi (1918 – 1989), sacerdote di rito bizantino e poeta, tra i massimi rappresentanti della letteratura italo-albanese contemporanea, conosciuto con lo pseudonimo albanese Vorea Ujko.
  • Salvatore Donato (1962 – 1998), poeta e cantautore italo-albanese, scomparso prematuramente.
  • Papàs Nilo Somma (1926 - 1999), monaco basiliano, docente, rettore del seminario Benedetto XV

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2014.
  2. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 275.
  3. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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