Saracena

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Saracena
comune
Saracena – Stemma Saracena – Bandiera
Saracena – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Calabria.svg Calabria
Provincia Provincia di Cosenza-Stemma.png Cosenza
Amministrazione
Sindaco Mario Albino Gagliardi (lista civica) dal 29-5-2007
Territorio
Coordinate 39°46′00″N 16°09′00″E / 39.766667°N 16.15°E39.766667; 16.15 (Saracena)Coordinate: 39°46′00″N 16°09′00″E / 39.766667°N 16.15°E39.766667; 16.15 (Saracena)
Altitudine 692 m s.l.m.
Superficie 109,15 km²
Abitanti 3 915[1] (31-08-2012)
Densità 35,87 ab./km²
Frazioni Zoccalia
Comuni confinanti Altomonte, Castrovillari, Firmo, Lungro, Morano Calabro, Mormanno, Orsomarso, San Basile
Altre informazioni
Cod. postale 87010
Prefisso 0981
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 078136
Cod. catastale I423
Targa CS
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti Saracenari
Patrono San Leone
Giorno festivo 20 febbraio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Saracena
Saracena
Posizione del comune di Saracena all'interno della provincia di Cosenza
Posizione del comune di Saracena all'interno della provincia di Cosenza
Sito istituzionale

Saracena è un comune italiano di 3.915 abitanti[2] situato nella parte settentrionale della provincia di Cosenza in Calabria, confinante a nord con i comuni di Morano Calabro, San Basile e Mormanno, a est con Castrovillari, a sud con Firmo, Lungro ed Altomonte e ad ovest con Orsomarso. Il mar Ionio dista circa 45 km (lungo la SS 534), il mar Tirreno circa 60 km. Toponimo più antico: La Saracina.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Saracena è situata su una collina rocciosa che si sviluppa sul versante est della valle del fiume Garga ai piedi dei Monti di Orsomarso, questi ultimi appendice meridionale del Parco nazionale del Pollino.

Vista panoramica del centro storico

A pochi chilometri dal centro abitato si trova la Grotta di San Michele Arcangelo detta comunemente Grotta di Sant' Angelo, un'ampia cavità carsica che si apre a 750 m s.l.m. nella parete calcarea ad ovest del fiume Garga. Fra le altre risorse naturalistiche si annoverano il Monte Caramolo che con i suoi 1827 m s.l.m. è il punto più alto del territorio comunale, il Piano di Novacco, il Piano di Masistro, il Timpone Scifariello e il laghetto di Tavolara. La superficie territoriale è di 111,51 km², con una densità di 37 ab/km². Il territorio comunale risulta compreso fra i 92 ed i 1.827 metri s.l.m., con un'escursione altimetrica complessiva pari a 1.735 metri.

Impianto urbanistico[modifica | modifica wikitesto]

L'antico nucleo del centro urbano si sviluppa nella parte sud dell'abitato a partire da circa 530 m s.l.m.

Vecchio Municipio

Esso è caratterizzato da un intricato dedalo di viuzze di concezione islamica, che si sviluppano verso nord fino ad arrivare alla vecchia casa comunale situata a circa 606 m s.l.m. Fino al XX secolo esisteva, nella parte più alta del vecchio centro abitato, un ampio castello baronale, le cui prime notizie risalgono al 1672. Nel 1939 il castello, in parte fatiscente, venne acquisito dal Comune e, nei trent’anni successivi, gradualmente demolito. Al suo posto venne costruita la locale Scuola Elementare.[3]

A partire dal 1970 il centro abitato è cresciuto rapidamente, ampliandosi lungo le nuove direttrici di Via Roma, Via Aldo Moro, Via Fioravanti, Via Stanislao Lamenza, Via S. Maria Maddalena e zona Esse. Questo ha comportato un significativo spopolamento del centro storico, che si sta tentando di riqualificare e rivalorizzare attraverso interventi socio-culturali e di recupero architettonico.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Si vuole che Saracena discenda dall'antica Sestio, fondata dagli Enotri, come riferiscono Strabone, Stefano di Bisanzio e Padre Giovanni Fiore da Cropani, che, nella sua “Della Calabria illustrata”, così parla di Saracena: “Terra antichissima è la medesima che già fiorì col nome di Sestio, edificata dagli Enotri”.

Antichi vicoli di Saracena

Strabone e Stefano di Bisanzio vengono citati entrambi dall’abate Giovan Battista Pacichelli nel suo “Il Regno di Napoli in prospettiva”, dove, parlando di Saracena, dice: “Non può dubitarsi che sia questa Terra l’antica Città di Sestio numerata da Strabone e Stefano di Bisanzio tra le molte città degli Enotri”.

Secondo i calcoli del suddetto Padre Fiore, Sestio sarebbe stata fondata intorno al 2256 a.C., e nel 900 circa dell'era cristiana venne conquistata dai Saraceni, i quali vi fissarono la loro sede. Successivamente, sempre secondo il Fiore, l'esercito imperiale di Costantinopoli assalì e distrusse la città, mettendo in fuga i pochi superstiti guidati da una donna ignuda e scapigliata avvolta in un lenzuolo. Il ricordo di questa leggenda è raffigurato in un antico affresco visibile sul frontespizio della cappella di S. Antonio e su un polittico conservato nella sacrestia della chiesa di S. Maria del Gamio, ed inoltre nel timbro comunale e nel gonfalone di Saracena, sul quale viene ritratta una donna che fugge, avvolta in un lenzuolo, con intorno la scritta: “Universitas terrae Saracinae”.

Ricostruita la città, in un sito poco distante (quello attuale) e più difendibile da improvvisi attacchi esterni, ha inizio il periodo bizantino, le cui prime influenze culturali e sociali possono essere fatte risalire all’ottavo secolo con l’azione del monachesimo greco. Nel X secolo l’amministrazione bizantina creerà il Catepanato d’Italia, che includeva l’intero territorio della Calabria.

Sviluppi e dominazioni[modifica | modifica wikitesto]

Il nuovo paese, sorto intorno al castello baronale, cinto di mura (ormai distrutte o inglobate nei muri delle abitazioni) e fortificato con quattro porte (Porta del Vaglio, Porta S. Pietro, Porta Nuova e Porta dello Scarano), con l’arrivo dei Normanni, avvenuto nella seconda metà dell’XI secolo, diventò dominio feudale.

Porta dello Scarano, nel rione omonimo

Il Feudo di Saracena appartenne ai Duchi di S. Marco e poi ai Principi Sanseverino di Bisignano. Intorno al 1600 fu acquistato all’asta pubblica dai Duchi Gaetani di Laurenzana, i quali, nel 1613, lo cedettero ai Signori Pescara di Diano. Nel 1718 il Feudo di Saracena passò sotto il dominio dei Principi Spinelli di Scalea,[4] dove vi rimase fino al 1806. Ma, il 14 agosto di questo stesso anno, per volere di Napoleone Bonaparte, fu emanata la legge eversiva della feudalità, con la quale questa veniva abolita.

Nel corso del Risorgimento, Saracena, pur essendo una piccola comunità, fu molto attiva sul fronte patriottico ed antiborbonico. In paese era infatti esistente una sezione della Giovine Italia, denominata “Chiesa del Garga”. Ne facevano parte Stanislao Lamenza, Gaetano De Paola, Leone Forestieri, Antonio Prioli, Francesco Pompilio e Leone Ricca. Stanislao Lamenza in seguito partecipò alla Spedizione dei Mille e perse la vita a Palermo, combattendo contro i soldati del Regno delle Due Sicilie. Leone Ricca, dopo aver scontato un periodo di condanna “ai ferri” per reati politici, si impegnò nell’allestimento della Guardia Nazionale. Nel 1863 gli venne conferita, in qualità di Capitano nei Volontari dell’Italia Meridionale, la Medaglia in Argento al valor militare. Di Leone Ricca rimane anche una interessante corrispondenza epistolare intercorsa con Giuseppe Garibaldi. Il figlio di Leone Ricca, Giovan Battista, ricevette a sua volta una medaglia come combattente nella guerra del 1866 contro gli Austriaci. Nei primi anni del nuovo millennio Saracena è stata insignita del titolo di “Città garibaldina”.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Pinacoteca Comunale Andrea Alfano[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta di una collezione di oltre 250 tra dipinti, disegni e sculture di artisti italiani e stranieri. L’ambito della raccolta è il Novecento.

Targa commemorativa dedicata al pittore Andrea Alfano, epigrafe di Giuseppe Selvaggi (Saracena, Piazza XX Settembre)

La costituzione della pinacoteca, inaugurata il 1º maggio del 1985 congiuntamente alla Biblioteca Comunale, era stata resa possibile dalla donazione fatta dai superstiti soci fondatori dell’Associazione Artistico-Culturale “Sestium”, attiva a Saracena dal 1952 fino alla metà circa degli anni Settanta. Il patrimonio della pinacoteca comprende opere di: Renato Guttuso, Domenico Purificato, Giovanni Omiccioli, Sante Monachesi, Guglielmo Sansoni, Franco Iurlo, Ugo Attardi, Eliano Fantuzzi, Giovanni Consolazione, Antonio Vangelli, Giulio Turcato, Ortensio Gionfra, Enotrio Pugliese, Carlo Acciari, Pericle Fazzini, Andrea Alfano, Luigi Montanarini, Ilia Peikov, Giuseppe Ragogna, Mimmo Sancineto, Leila Lazzaro, Lello M. Barresi, Valery Escalar, Irene Paceviciute, Leonardo De Magistris, Helene Zelezny-Scholz, Emilio Greco ed altri. Il patrimonio iniziale, ampliatosi nel corso degli anni, era formato da 75 opere.

Museo di Arte Sacra[modifica | modifica wikitesto]

Si trova all'interno della Chiesa di Santa Maria del Gamio, in centro storico. Contiene dipinti, arredi in argento e rame dorato, busti reliquiari, paramenti liturgici e documenti d’archivio. La raccolta abbraccia i secoli XVI-XIX. Tra le opere si segnalano: un tronetto per l’esposizione del Santissimo, con relativo ostensorio, eseguito dall’argentiere Salvatore Vecchio nel 1746; una croce processionale della metà del ’600; il dipinto raffigurante la Madonna della Purità realizzato su una lastra di metallo tra il XVII e il XVIII secolo.

Chiesa di San Leone[modifica | modifica wikitesto]

Venne edificata sui resti di una chiesa a croce greca iscritta in un quadrato e quindi di culto bizantino (XI secolo). Non si conosce con esattezza l’epoca della sua costruzione.

Chiesa di S. Leone, campanile

La chiesa, inizialmente dedicata a Santa Caterina d'Alessandria, fu consacrata a San Leone, detto il Taumaturgo, nel 1224. La sua tipologia è ascrivibile al periodo romanico maturo ed al primo gotico calabrese. Di questo periodo rimane il campanile a pianta esagonale con trifore romaniche. Venne ritoccata nel ’600 e nel ’700.

L’esterno è caratterizzato dal bel portale cinquecentesco posto nel prospetto principale. Dello stesso secolo è il portale laterale, scolpito in pietra calcarea da scalpellini locali. L’interno, rimaneggiato, è in stile barocco e diviso in tre navate. Sulla volta della navata centrale vi sono degli affreschi che raffigurano quattro episodi del Vecchio Testamento, quali 1) il Sacrificio di Abramo, 2) Giuditta e Oloferne, 3) il Buon Pastore e 4) l’Incoronazione della Vergine Maria. L’interno ospita varie opere d’arte di notevole pregio artistico.

Chiesa di Santa Maria del Gamio[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di S. Maria del Gamio (dal greco “delle nozze”) è una costruzione di origine bizantina, ed è tra le più antiche chiese dell’area del Parco nazionale del Pollino. Non si conosce l’anno esatto della sua fondazione, collocabile, tuttavia, tra i secoli X e XI. Nel corso del Sei-Settecento la chiesa subì dei rimaneggiamenti e nella seconda metà del XIX secolo l’edificio venne allungato nella pianta con la creazione di una nuova facciata in stile neo-palladiano. Anche il campanile venne rifatto totalmente a partire dal 1882.

L’interno è a tre navate. La navata centrale si presenta con un soffitto a cassettoni lignei intagliati e indorati, opera degli artigiani Jacono Lanfusa e Vincenzo de Untiis che la eseguirono tra il 1618 e il 1628. Nella sacrestia è conservato un bel polittico del Cinquecento tra le cui raffigurazioni spiccano San Biagio e San Francesco di Paola. Alla base della struttura, sotto due colonne, sono posti gli stemmi dei Sanseverino, signori di Saracena, e della città. Attiguo alla sacrestia si trova il Museo di Arte Sacra.

Chiesa di Santa Maria delle Armi[modifica | modifica wikitesto]

Nel quartiere più antico di Saracena sorge la chiesa di S. Maria delle Armi, le cui prime notizie si trovano in un documento del 1063 nel quale vengono citate le chiese dipendenti dalla Abbazia di Banzi, e, tra queste, vi è S. Maria in Armis. Tra le opere d’arte presenti va segnalato un affresco di Madonna col Bambino, di autore ignoto, databile XIV-XV sec., tra le più belle di Saracena. Verso la fine del XIX secolo la chiesa ha subito un intervento di restauro con ampliamento.

Convento dei Cappuccini[modifica | modifica wikitesto]

A valle del centro storico si trova l’ex Convento dei Cappuccini, raggiungibile unicamente a piedi. La fondazione del complesso, che comprende anche una chiesa, risale alla seconda metà del XVI secolo.

Chiesa dell'Annunziata

Con la soppressione degli ordini religiosi voluta da Napoleone Bonaparte la struttura, nel 1811, venne abbandonata dai frati, i quali vi fecero ritorno solo nel 1854. Il convento fu definitivamente chiuso nel 1915. Intorno al 1990, a causa delle condizioni di abbandono in cui il luogo versa, sono stati avviati dei primi lavori di manutenzione e consolidamento.

Convento dei Domenicani[modifica | modifica wikitesto]

Nella parte nord del centro abitato, lungo la strada che conduce verso San Basile e Castrovillari, si trova l’ex Convento dei Domenicani, ora Chiesa dell’Annunziata. Il complesso venne fondato nel 1575, tredici anni prima del Convento dei Cappuccini, del quale subì sorte analoga, se non peggiore, dopo il 1809: infatti quello che rimane, ad oggi, dell’antica struttura sono la sacrestia adattata a cappella e la facciata dell’altare maggiore della vecchia chiesa. Il giardino del convento è stato adibito a camposanto cittadino.

Cappelle[modifica | modifica wikitesto]

Nel territorio di Saracena, oltre alle tre chiese, esistono numerose cappelle, alcune delle quali di origine bizantina. Le principali sono: S. Maria dell’Alto Cielo (XII secolo, è ubicata nel rione S. Pietro), S. Antonio di Padova (XVI secolo), S. Maria di Costantinopoli (edificata nel 1650, si trova in Via della Fiumara), S. Maria del Garga o Madonna della Fiumara (1874). Poco distante da quest’ultima cappella si trovano i ruderi della Chiesa di S. Maria de Garga o Ad Flumen, risalente all’XI secolo. All’inizio del 1600 la chiesa venne ingrandita ed aggregata al Monastero di Colloreto, per essere poi abbandonata due secoli dopo in seguito alla soppressione degli ordini religiosi.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Come si può notare osservando il grafico, la popolazione residente a Saracena si è mantenuta in generale costante a partire dal 1861, con una curva i cui valori sono rimasti compresi fra 3.370 circa e 4.520, e con un picco di 4.579 abitanti raggiunto nel 1995. Dal 1997 la tendenza è tuttavia quella di una costante diminuzione, provocata sia da una ripresa dell’emigrazione che da un tasso di natalità più basso che in passato.[5]

Abitanti censiti[6]

Minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Al 1º gennaio 2013 i cittadini stranieri residenti a Saracena erano 57, equivalenti all’1,5% della popolazione e suddivisi in 21 maschi e 36 femmine. Tra i Paesi di provenienza, in totale 20, quello maggiormente rappresentato risulta essere – a quella data – la Romania con 22 residenti, seguita da Albania e Bulgaria con 6 residenti ciascuno. La percentuale di europei sfiora l’81% (46 su 57); ad essi seguono asiatici (5), africani (4) ed americani (2).[7]

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

Il santo patrono, San Leone, protettore della città dal 1630, viene festeggiato due volte l'anno, il 19-20 febbraio e la seconda domenica di agosto. In occasione dei festeggiamenti della sera del 19 febbraio, cioè la vigilia della ricorrenza religiosa, i saracenari partecipano all'originale fiaccolata, che, partendo dalla Chiesa di S. Leone, attraversa tutto il centro abitato.

Festa di S. Leone a febbraio (interno della chiesa)

La fiaccolata viene resa festosa dai canti e dai balli popolari che una parte dei partecipanti decide, spontaneamente, di eseguire. I fuochi d'artificio aggiungono altro colore alla lenta processione una volta che la stessa giunge in prossimità del rione Scarano, nel centro storico. La fiaccolata si conclude all'interno della chiesa del patrono, e qui, di nuovo tra canti e balli, si levano grida inneggianti al santo: "Viva Santə Liùnə, sèmpə Santə Liùnə!" ("Viva San Leone, sempre San Leone!").

Usciti dalla chiesa, ognuno si dirige verso il proprio "fucarazzo": si tratta di grandi falò che vengono accesi in tutti i rioni del paese e intorno ai quali, fino al mattino seguente, si canta, si balla, si suona e si degustano prodotti locali, tra i quali salumi, dolci (per esempio i "cannaricoli"), vino e moscato. La solenne processione cittadina con la statua del santo si svolge invece ad agosto, accompagnata dalle note della Banda Musicale di Saracena. La data estiva venne aggiunta verso la metà del XIX secolo (nel 1822 aveva addirittura sostituito quella invernale), poiché la celebrazione e i festeggiamenti in pieno inverno potevano risultare alquanto disagevoli per i fedeli.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Attività musicali[modifica | modifica wikitesto]

Fin dagli anni ’70 del secolo scorso è attivo a Saracena il Complesso Bandistico S. Leone, che, a partire dal 1998, ha aggiunto al proprio nome la dicitura “Associazione Musicale Raffaele Diana”, in onore del suo primo direttore. Dal 2008 la direzione dell’ensemble è affidata al M° Antonio Di Vasto.

La Banda Musicale di Saracena nel 2007

L’organico è di circa 40-45 unità, e può raggiungere i cinquanta elementi nei periodi di maggiore attività. Il repertorio è diviso in marce e brani da concerto: tra questi ultimi figurano anche arrangiamenti per banda musicale di diversi pezzi di musica leggera. L’attività concertistica si svolge in Italia, e talvolta anche all’estero.[8]

Auditorium degli Orti Mastromarchi[modifica | modifica wikitesto]

La maggior parte delle iniziative culturali si svolge presso il nuovo Auditorium degli Orti Mastromarchi, in centro storico, inaugurato il 31 marzo 2012. La costruzione sorge sull’area un tempo destinata ad orti di uno dei vecchi palazzi signorili di Saracena, il palazzo Mastromarchi, ubicato in prossimità della Chiesa di S. Maria del Gamio. Le principali attività ospitate all’interno dell’auditorium nel corso dell’anno sono quelle cinematografiche, teatrali e musicali (concerti), ma non mancano convegni e presentazioni di libri.

Biblioteca Comunale Vincenzo Forestieri[modifica | modifica wikitesto]

La Biblioteca Comunale, inaugurata nel 1985, si trova in Piazza XX Settembre, nello stesso edificio che ospita la Pinacoteca Andrea Alfano. La biblioteca è intitolata a Vincenzo Forestieri (1822-1879), autore di una celebre monografia su Saracena pubblicata a Roma, postuma, nel 1913. Contiene opere di vario genere: giuridico, letterario, storico, enciclopedico, oltre a libri di autori locali, volumi sulla cultura del territorio e ad alcune rare pubblicazioni del XIX secolo.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Saracena è un comune prevalentemente agricolo. La maggiore produttività è nel campo dell’olivicoltura, effettuata con metodo tradizionale. La rinomanza dell’olio extravergine d'oliva di Saracena può rilevarsi anche nella presenza di un elevato numero di oleifici. Il comune di Saracena fa parte dell'Associazione nazionale città dell'olio. Altri prodotti e produzioni locali sono il vino, i fichi, il grano ed il legname.

In campo enologico, Saracena deve la sua fama in Calabria e in Italia alla produzione del Moscato di Saracena, un vino passito da meditazione dal caratteristico profumo ottenuto dai vitigni Malvasia, Guarnaccia e Odoacra. Il Moscato di Saracena è un presidio Slow Food.

In località Piano di Novacco, a 1.311 metri di quota, nel 2011 è stata riaperta una pista per sci di fondo, collegata ad una struttura ricettiva con ristorante e alloggi. D'estate la località è sede di attività quali orienteering, trekking, campeggio, nonché pascolo ad alta quota.

Raccolta differenziata dei rifiuti[modifica | modifica wikitesto]

Saracena si distingue, in Calabria e nel Sud Italia, per una percentuale elevata di raccolta differenziata dei rifiuti urbani, attuata con il sistema del “porta a porta” e passata, tra il 2010 e il 2014, dal 50% al 70% circa. Nel periodo indicato, Saracena ha sempre ottenuto il riconoscimento di Comune Riciclone, un appuntamento annuale nato nel 1994 su iniziativa di Legambiente con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente.[9] Nel 2015 il Comune di Saracena, insieme ad altri sei Comuni italiani, ad un’azienda di servizi ecologici, ed al Parco nazionale del Pollino, è stato altresì premiato con il Green Pride delle Smart Cities, un “riconoscimento alle eccellenze della Green Economy e della Green Society”, assegnato dalla Fondazione UniVerde in collaborazione con Cobat e Gruppo Terna.[10]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Il comune è attraversato dalla strada statale 105 di Castrovillari e sul suo territorio si trova il casello Sibari dell'A3.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

La sede del Municipio è ubicata in Via Carlo Pisacane, tra Piazza XX Settembre e Piazza Mazziotti. Tra il 1945 e il 1990 la guida dell’Amministrazione Comunale ha visto il predominio – su opposti versanti politici – del Partito Comunista Italiano e della Democrazia Cristiana, mentre dagli anni Duemila è cresciuto il fenomeno delle liste civiche. Il primo sindaco di Saracena dell’era repubblicana è stato il comunista Vincenzo Tramonte, primo cittadino negli anni 1945-1947 e 1956-1967. I primi sindaci democristiani furono Salvatore Caldarella (1952-1953) e Gabriele Viola (1953-1956). Nella tabella sono indicati gli altri sindaci di Saracena a partire dal 1968.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1968 1972 Antonio Gagliardi Partito Comunista Italiano sindaco
1972 1973 Vincenzo Alfano Partito Comunista Italiano sindaco
1973 1988 Mario Albino Gagliardi Democrazia Cristiana sindaco
1988 1990 Leone Chiaramonte Partito Comunista Italiano sindaco
1990 1993 Antonino Tramonte PCI-PDS sindaco
1993 Mario Albino Gagliardi Democrazia Cristiana sindaco
1994 1998 Franco Senatore Partito Popolare Italiano sindaco
1998 2002 Antonino Tramonte Rifondazione Comunista sindaco
2002 2007 Domenico Metaponte centrosinistra sindaco
2007 in carica Mario Albino Gagliardi lista civica sindaco

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Impianti sportivi[modifica | modifica wikitesto]

In Contrada Marianna si trovano il campo sportivo, un campo da tennis/pallavolo e un campo di calcetto, di proprietà comunale, tutti costruiti nella prima metà degli anni ’80 ed ammodernati negli anni Duemila. L’intero complesso è stato intitolato ad “Ugo Catalano”. In Contrada S. Filippo, annessa all’Istituto Scolastico Comprensivo, è ubicata la nuova palestra polivalente.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

A livello agonistico Saracena è rappresentata dalla squadra di calcio a 5 “Futsal Saracena”, fondata nel 2014. Nella stagione 2014-2015 il “Futsal Saracena” ha disputato il campionato di Serie D calabrese girone A, classificandosi 7º con 26 punti.[11]

Persone legate a Saracena[modifica | modifica wikitesto]

  • Stanislao Lamenza (Saracena, 2 gennaio 1812 - Palermo, 27 maggio 1860), avvocato, patriota, garibaldino, prese parte alla Spedizione dei Mille perdendo la vita nella battaglia di Ponte dell'Ammiraglio.
  • Filippo Di Benedetto (Saracena, 17 aprile 1922 - San Justo, 3 settembre 2001), politico, sindacalista, sindaco di Saracena tra il 1947 e il 1949.[12]
  • Franco Alfano (Saracena, 1922 - Castrovillari, 1977), scrittore, poeta, giornalista, critico d’arte, pittore, noto anche con lo pseudonimo di Joseph Duvier.
  • Vincenzo Di Benedetto (Altomonte, 12 gennaio 1934 - Pisa, 19 luglio 2013), studioso del mondo classico, professore di Letteratura greca all’Università di Pisa.
  • Salvador Tolezano (Saracena, 4 gennaio 1938 - Sorocaba, 23 gennaio 1970), dirigente sindacale.[13]
  • Pietro Napoletano (nato a Firmo, residente a Saracena), scrittore, poeta, giornalista, studioso della lingua arbëreshë. Dal 1997 è direttore responsabile della rivista bimestrale Apollinea, edita da Il Coscile. Negli anni ’80 ha diretto il periodico Tribuna Saracena.
  • Vincenzo De Filippis Russo (nato a Saracena nel 1921), laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Roma nel 1946, ha fondato, nel 1971, il “Laboratorio di Ricerca Cancerologica Charles Huggins”, con sede a Genzano di Roma.
  • Giuseppe Gagliardi (nato a Cosenza il 3 maggio 1977), regista cinematografico.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Il video della canzone Grande Sud di Eugenio Bennato diretto da Giuseppe Gagliardi, con la quale il cantante ha partecipato all'edizione del 2008 del festival di Sanremo e quello della canzone Italiani Superstar di Peppe Voltarelli sempre diretto dallo stesso regista, sono stati girati per le vie del centro storico di Saracena.

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 agosto 2012.
  2. ^ Dato Istat al 31/08/2012.
  3. ^ Percorso documentario sul Castello Baronale di Saracena, Uvip.it. URL consultato il 25 gennaio 2015.
  4. ^ Mario Pellicano Castagna, La storia dei feudi e dei titoli nobiliari della Calabria (I - A-CAR), Sbti.it. URL consultato il 31 gennaio 2015.
  5. ^ Per i dati che si riferiscono al triennio 1995-1997 cfr. Leone Raul Tolisano, Giovani e società. Rapporto sulla condizione giovanile a Saracena, Il Coscile, Castrovillari, 2001, pp. 23-27.
  6. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  7. ^ Dati tratti dal sito Tuttitalia.it Cittadini stranieri Saracena 2013
  8. ^ Saracena (Cosenza): Successo per la Banda di Saracena in Svizzera, IonioNotizie.it, 20 giugno 2010. URL consultato il 20 febbraio 2015.
  9. ^ Saracena: la raccolta differenziata funziona e i cittadini pagano meno tasse, Newsandcom.it, 1 settembre 2014. URL consultato il 22 febbraio 2015.
  10. ^ Verso le Smart Cities, assegnati nove Green Pride, Panorama.it, 23 giugno 2015. URL consultato il 13 luglio 2015.
  11. ^ Girone A - 22ª giornata (ultima), Calabriafutsal.it, 3 maggio 2015. URL consultato il 18 luglio 2015.
  12. ^ Argentina, desaparecidos: Lo Schindler calabrese, Calabriaonweb.it, 30 giugno 2012. URL consultato il 25 gennaio 2015.
  13. ^ Quel calabrese assassinato nel Brasile dei militari..., Calabriaonweb.it, 6 febbraio 2013. URL consultato il 25 gennaio 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Amministrazione Comunale di Saracena (a cura di), L'eredità dell'Associazione Culturale Sestium, Edizioni del Centro Servizi Culturali, stampato presso le Arti Grafiche del Pollino, Castrovillari, 1985.
  • D. Domenico Cirianni (a cura di), Lungo i sentieri della storia. I Santuari Mariani, stampato presso la Tipolitografia Pantuso, Cassano Jonio, 2003.
  • D. Domenico Cirianni – Leone Viola (a cura di), Cenni storici del Convento dei Domenicani di Saracena, stampato presso la Tipolitografia Pantuso, Cassano Jonio, 2005.
  • Giovanni Fiore da Cropani, Della Calabria illustrata, Rubbettino, Soveria Mannelli, 1999 (1ª ed. 1691).
  • Vincenzo Forestieri, Monografia storica del Comune di Saracena, Il Coscile, Castrovillari, 1987 (1ª ed. 1913).
  • Giorgio Leone, Saracena: preesistenze islamiche e architettura popolare, in "Storia della città", Rivista internazionale di storia urbana e territoriale, n. 31-32, Electa Periodici, Milano, 1985, pp. 87-104.
  • Pietro Napoletano (a cura di), Profilo storico di San Leone Vescovo di Catania Protettore di Saracena, stampato presso le Arti Grafiche del Pollino, Castrovillari, 1983.
  • Pietro Napoletano, Saracena "Città garibaldina", in "Apollinea", Rivista bimestrale del territorio del Parco Nazionale del Pollino, Anno XII, n. 2, marzo-aprile 2008, pp. 1-2.
  • Pietro Napoletano, La nascita dell'Associazione culturale "Sestium" a Saracena, in "Apollinea", Rivista bimestrale del territorio del Parco Nazionale del Pollino, Anno XVII, n. 4, luglio-agosto 2013, pp. 1-3.
  • Giovanni Battista Pacichelli, Il Regno di Napoli in prospettiva, Forni, Bologna, 1979 (1ª ed. 1703).
  • Leone Raul Tolisano, Giovani e società. Rapporto sulla condizione giovanile a Saracena, Il Coscile, Castrovillari, 2001.
  • Gianluigi Trombetti, Le chiese di S. Maria del Gamio e delle Armi a Saracena, Il Coscile, Castrovillari, 1993.
  • Leone Salvatore Viola, Grammatica del dialetto saracenaro, Il Coscile, Castrovillari, 2006.

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