Mandatoriccio

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Mandatoriccio
comune
Mandatoriccio – Stemma Mandatoriccio – Bandiera
Mandatoriccio – Veduta
Litoranea di Marina di Mandatoriccio
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Calabria.svg Calabria
ProvinciaProvincia di Cosenza-Stemma.png Cosenza
Amministrazione
SindacoDario Cornicello (Lista civica Legalità per Mandatoriccio) dall'11/06/2018
Territorio
Coordinate39°28′N 16°50′E / 39.466667°N 16.833333°E39.466667; 16.833333 (Mandatoriccio)Coordinate: 39°28′N 16°50′E / 39.466667°N 16.833333°E39.466667; 16.833333 (Mandatoriccio)
Altitudine561 m s.l.m.
Superficie37,32 km²
Abitanti2 772[1] (30-9-2017)
Densità74,28 ab./km²
Comuni confinantiCampana, Pietrapaola, Scala Coeli
Altre informazioni
Cod. postale87060
Prefisso0983
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT078074
Cod. catastaleE878
TargaCS
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)
Cl. climaticazona D, 1 927 GG[2]
Nome abitantimandatoriccesi
Patronosan Francesco di Paola
Giorno festivo2 aprile
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Mandatoriccio
Mandatoriccio
Mandatoriccio – Mappa
Posizione del comune di Mandatoriccio all'interno della provincia di Cosenza
Sito istituzionale

Mandatoriccio è un comune di 2.772 abitanti della provincia di Cosenza. Il comune ha un centro storico e una marina.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Fu fondata, all’inizio del XVII secolo, da Teodoro Mandatoriccio, duca di Crosia[3], erede di Gio. Michele Mandatoriccio che aveva aquistato la baronia di Pietrapaola nel 1583[4], come un come casale del territorio di Pietrapaola.

La zona tuttavia risulta abitata fin da epoca ben più antica, come testimoniano i reperti archeologici rinvenuti nei pressi della località: nei pressi del confine con Pietrapaola sono state infatti rinvenute testimonianze di un insediamento preistorico con necropoli databile all'età del Ferro e una cinta di mura megalitiche appartenenti probabilmente ad una città indigena ellenizzata risalente al IV sec. a.C.[5]

Trasformata in un luogo fortificato, con la costruzione di un castello, appartenne ai Mandatoriccio fino all’estinzione del casato, avvenuta nella seconda metà del Seicento.

All'epoca era casale di Pietrapaola, nella Calabria Citeriore, e dipen­deva dal distretto ecclesiastico di Rossano.

Durante la signoria di Teodoro il casale prosperò economicamente per lo sviluppo accorto dell’agricoltura e urbanisticamente per l’accoglienza prima di immigrati albanesi, adibiti ai servizi, e poi di profughi dai casali di Cosenza devastati dai Saraceni e distrutti dal terremoto[6].

In seguito passò, per successione femminile, alla nobile famiglia cosentina dei Sambiase, che possedeva un vasto complesso di feudi con titolo diverso, da Campana a Bocchigliero, a Crosia, a Caloveto, a Calopezzati, a Pietrapaola e a Mandatoriccio. Il dominio dei Sambiase durò, fra complesse e travagliate vicende fino all’eversione dalla feudalità.

Nel 1783 fu colpita e distrutta dal violento terremoto del 1783. Subito dopo il terremoto Giuseppe Maria Galanti faceva per conto del Regno di Napoli una ricognizione del territorio e menzionava ritenendoli degni di nota, per il suo stile spagnolesco, il Castello, “con ponte levatoio e quattro bastioni”, nonché la Chiesa Madre, la cui architettura ripete lo stile napoletano della Chiesa di San Francesco[7].

Nel periodo napoleonico, dapprima era un’università del governo di Cariati e poi un comune del circondario facente capo a questo centro, nella cui giurisdizione fu mantenuta anche dai Borboni, che con il riordino operato del 1811, istitutivo di Comune e Circon­dari, mantenendo Mandatoric­cio nella giurisdizione di Cariati, gli attribuiva Pietra­paola come frazione. Nella sistemazione data dal Borbone per legge 1º maggio 1816 Mandatoriccio perdeva Pietrapaola, elevata a Comune autonomo. Dal 1929 al 1934 Pietrapaola tornava ad essere frazione di Mandatoriccio. Pietrapaola, ritornò autonoma nel 1934.

Verso la fine del XX secolo la zona costiera di Mandatoriccio sviluppa una vocazione turistica, legata al turismo balneare, con un litorale di oltre quattro chilometri. Numerosi i lidi, le strutture ricettive, i villaggi turistici che rendono molto attraente questo territorio per le vacanze.

Architettura Religiosa e Civile[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa matrice dei SS. Pietro e Paolo, edificata probabilmente intorno ai primi del 1600, periodo confermato dalla data del 1684 posta sulla base della fonte battesimale. Si caratterizza per l'irregolarità della pianta e per i differenti materiali impiegati, particolari che inducono a ipotizzare che ha subito varie modifiche nel corso del tempo. La maggior parte delle opere di interesse storico-artistico, contenute in essa, sono datate alla prima metà del Settecento. Tra questi il fonte battesimale del 1723, i quattro altari lignei della navata destra del 1729, la tela con i miracoli di Sant'Antonio del 1724. Sicuramente risalenti allo stesso periodo sono il soffitto a cassettoni e gli altari marmorei. Più discutibile, invece, è la data del Crocifisso ligneo collocato sull'altare maggiore, che potrebbe datarsi tra la fine del XVIII e gli inizi del XIX secolo[8].

Adiacenti alla Chiesa i ruderi del Castello, una struttura a pianta quadrangolare munita di quattro torri circolari. Attualmente è la sede del Municipio.

Non molto distante dal mare si trova l’affascinante architettura di Castello dell’Arso, svettante solitario su un’altura costeggiata dalla statale. L’edificio di proprietà privata, caratterizza per le sue quattro belle facciate a vela in pietra che si presentano concave, tali che il peso dell’edificio venga scaricato interamente sugli angoli, costituenti veri e propri contrafforti triangolari. I finestroni a balconcino sulla facciata rivolta verso il mare, sono di stile ottocentesco, realizzati in epoca napoleonica. Durante il più remoto dominio dei Mandatoriccio il Castello dell’Arso era stato utilizzato come ‘casamentum’ per ospitare cavalieri e parenti cadetti, ma via via la destinazione era mutata, assumendo connotati legati all’economia agraria della zona[9].

Alla marina, tra le architetture moderne il Castello Flotta, costruzione recente di stile neo-medievale e barocco in posizione panoramica sul mare. Impreziosito da sculture in marmo e da numerosi affreschi, è utilizzato come struttura per ricevimenti.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome del paese si riferisce al cognome del fondatore del paese Teodoro Mandatoriccio. Questo nome di famiglia potrebbe derivare dal latino mandatoricius, da mandator (subordinatore) o mundator (ripulitore) invece secondo altri deriva dal greco mandratoras (padrone di mandria).

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[10]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 settembre 2017.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Nova situatione de pagamenti fiscali de carlini 42 à foco delle prouincie del regno di Napoli & adohi de baroni e feudatarij: dal primo di gennaro 1669 auanti, nella regia stampa di Egidio Longo, 1670. URL consultato il 24 settembre 2018.
  4. ^ Giuseppe Galasso, Economia e società nella Calabria del Cinquecento, Guida Editori, 1992, ISBN 9788878350489. URL consultato il 24 settembre 2018.
  5. ^ (IT) Domenico Boi, Mandatoriccio. URL consultato il 24 settembre 2018.
  6. ^ Franco Emilio Carlino, Leggendo «Mandatoriccio – Storia di un Feudo» (PDF), su francoemiliocarlino.it.
  7. ^ jonioinvetrina.it, http://www.jonioinvetrina.it/mandatoriccio.html.
  8. ^ Santi Pietro e Paolo [XVII secolo], su artesacrarossano.it.
  9. ^ Enzo Garofalo, Nella Calabria jonica cosentina fra natura, archeologia e gastronomia: il pane al sambuco, il monte di Mandatoriccio, il Castello dell’Arso, su famedisud.it, 6 febbraio 2015.
  10. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN238165684
Calabria Portale Calabria: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di calabria