Morano Calabro

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Morano Calabro
comune
Morano Calabro – Stemma Morano Calabro – Bandiera
Morano Calabro – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Calabria.svg Calabria
ProvinciaProvincia di Cosenza-Stemma.png Cosenza
Amministrazione
SindacoNicolò De Bartolo (Insieme per Morano) dal 26-5-2014
Territorio
Coordinate39°51′N 16°08′E / 39.85°N 16.133333°E39.85; 16.133333 (Morano Calabro)Coordinate: 39°51′N 16°08′E / 39.85°N 16.133333°E39.85; 16.133333 (Morano Calabro)
Altitudine694 m s.l.m.
Superficie116,26 km²
Abitanti4 356[1] (31-8-2018)
Densità37,47 ab./km²
FrazioniCampotenese e Cutura
Comuni confinantiCastrovillari, Chiaromonte (PZ), Mormanno, Rotonda (PZ), San Basile, Saracena, Viggianello (PZ)
Altre informazioni
Cod. postale87016
Prefisso0981
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT078083
Cod. catastaleF708
TargaCS
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)
Cl. climaticazona E, 2 188 GG[2]
Nome abitantimoranesi
Patronosan Bernardino da Siena
Giorno festivo20 maggio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Morano Calabro
Morano Calabro
Morano Calabro – Mappa
Posizione del comune di Morano Calabro all'interno della provincia di Cosenza
Sito istituzionale

Morano Calabro [ˌmoˈraːno ˈkaːlabro] (Murenu [ˌmuˈrɛːnu] in dialetto moranese) è un comune calabrese di 4 356 abitanti situato nella zona settentrionale della provincia di Cosenza, confinante a nord con i comuni di Rotonda, Viggianello e Chiaromonte, ad est con Castrovillari, a sud con Saracena e San Basile ed a ovest con Mormanno.

La sua posizione strategica nell'alta valle del fiume Coscile (antico Sybaris di epoca magno-greca) alle pendici del massiccio del Pollino, ha contribuito al suo sviluppo in epoca antica ed al suo splendore nei periodi medievale e rinascimentale, in particolare sotto la signoria dei Sanseverino di Bisignano.

Dal 2003 fa parte del circuito dei I borghi più belli d'Italia, Bandiera Arancione del Touring Club Italiano, il suo nome è stato inserito nella lista delle destinazioni europee del Progetto EDEN della Commissione europea.

Oggi è uno dei principali centri del Parco nazionale del Pollino.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Morano Calabro si trova in una verde zona collinare della valle del fiume Coscile, nei pressi del confine con la Basilicata. Il suo territorio è caratterizzato da rilievi in larga parte della sua superficie, particolarmente accentuati nei versanti posti a nord e a nord-ovest. Un'ampia conca semipianeggiante intervallata da colline si situa a partire dalle adiacenze suburbane: essa è fiancheggiata ad ovest dal borgo sul Colle di Morano e dalle pendici del monte Calcinaia a sud; a nord dal Monte Pollino (2.248 m.), dalla Serra del Dolcedorme (2.267 m.) e dalla Serra del Prete (2.181 m.); sul versante ionico dai monti Sant'Angelo e Monzone; in quello tirrenico dalla pietrosa scoscesa che conduce al Valico di Campotenese. Il pianoro in cui sorge appunto Campotenese, vista l'altezza in cui si situa, ha già caratteri prettamente montani e costituisce il naturale sbocco di accesso alla catena del Pollino che si sviluppa orizzontalmente rispetto ai due versanti calabri. Esso, per via della sua posizione intermedia, separa la catena suddetta dai monti di Orsomarso: il territorio in cui è sito il centro appartiene infatti al complesso montuoso di Orsomarso e Verbicaro, sebbene l'area comunale si espanda come già detto anche a nord, lambendo il crinale della catena del Pollino, e ad ovest costeggiando Mormanno e il monte Timpone del Vaccaro (1.436 m.). La superficie territoriale del comune è pari complessivamente a 112,34 km², è compresa fra i 424 ed i 2.225 m s.l.m. con un'escursione altimetrica pari a 1.801 m.

Caratteristiche del suolo[modifica | modifica wikitesto]

[3]

La singolare conformazione pedologica della zona del Pollino, nonché la differenza di altitudine che si riscontra, contribuiscono alla caratterizzazione del territorio. Si evidenzia infatti un suolo di tipo collinare e montano, con formazioni sedimentarie e vulcaniche, spesso con un substrato calcareo e carsico in particolare nelle doline d'alta quota dove si alternano a zone brulle o radure, aree fitte di vegetazione e riaffioramenti rocciosi, in particolare lungo le gole. Concernentemente all'utilizzo delle risorse del suolo, in linea meramente macroscopica esso è sfruttato per colture agricole al 27,02 % della sua estensione totale, mentre le aree boschive e gli ambienti semi naturali coprono il 72,37 %. Appare evidente che le zone artificiali, ovvero la superficie comunale comprendente l'area urbanizzata e industriale costituisce il restante 0,62 %, pari a 69,64 Ha. L'area boschiva in particolare è piuttosto vasta: oltre al già citato piano di Campotenese e le sue estese aree limitrofe, ricordiamo il piano di Ruggio, i boschi del Monaco, di Pollinello e della Principessa.[4] Le zone boschive sono così suddivise: 12 % boschi misti, 9 % boschi di latifoglie, 27 % di conifere, mentre al pascolo naturale e alle praterie in quota è riservato il 18 % della superficie.

Colture ed utilizzo del suolo, flora e fauna[modifica | modifica wikitesto]

Lo sfruttamento delle aree agricole è praticato tradizionalmente nel territorio in quanto esso rappresentava e rappresenta ancora oggi, una delle principali fonti produttive. Le colture che sopravvivono sono in larga parte quelle tradizionali, le quali tuttavia sono conservate e praticate nelle sedi e nei luoghi consueti; ciò si deve in buona parte all'estrema pendenza dei versanti montuosi e alla presenza di aree boschive e di alta montagna che sovente le differenzia anche nelle tipologie, sebbene il rapporto fra la superficie agricola totale e quella realmente utilizzata non sia uguale. Le colture sono prevalentemente seminative in aree non irrigue (13 %), mentre le colture agrarie con spazi naturali coprono circa il 6 %; le colture promiscue (oliveti e vigneti) coprono l'1 % accompagnandosi sovente anche alle colture annuali e stagionali (7 %)[5].

Il divario di altitudine comporta che all'interno del territorio vi siano varie specie arboree e animali che si alternano man mano che si procede verso i punti più in quota. Nella fascia tipica della zona collinare e pedemontana, troviamo vari alberi quali ad esempio l'olmo, il gelso bianco e il gelso nero, il cerro, l'olivo, la roverella, il leccio, l'ontano e il pioppo; alle quote più alte invece, oltre al faggio, al pino nero, al carpino e l'acero campestre, incontriamo l'abete bianco e soprattutto il pino loricato, specie rarissima presente sulle più alte pendici dei monti. La fauna si popola di tassi, volpi, cinghiali, vi è anche il lupo appenninico, ma negli ambienti acquatici più incontaminati è presente la lontra; non mancano fra gli uccelli il nibbio reale[6].

Idrografia[modifica | modifica wikitesto]

Il profilo idrografico del comune è assai vivace vista la posizione in cui si contestualizza il territorio. Ad un'altezza di 668 m. è situata infatti la sorgente del già citato fiume Coscile alle pendici del Monte Cappellazzo (1210 m). Esso è accompagnato da una fitta vegetazione riparia specie in alcuni tratti localizzati nei pressi dell'abitato. L'attività di intervento artificiale volta alla canalizzazione o allo sfruttamento delle acque del Coscile non è stata del tutto marginale, era altresì necessaria per l'attività agricola o per l'alimentazione dei mulini: l'estensione della rete storica è stimata per una superficie di circa 350 ettari[7]. Lungo gli altopiani circostanti si trovano numerose sorgenti che, come la precedente, hanno carattere prettamente torrentizio, fra queste ricordiamo le sorgenti: Romanie, San Francesco, Pietra del Torno, Del Monaco, Tufarazzo, Serra, Tirone[8].

Sismicità[modifica | modifica wikitesto]

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Morano Calabro[9] Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic InvPriEst Aut
T. mediaC) 8911151825292621151088,314,726,715,316,3
Giorni di pioggia 13111399533610121438311128108

Da un punto di vista climatico la zona di Morano Calabro è influenzata dalla sua posizione geografica interna, in particolare dai rilievi che cooperano nello schermare il passagio dell'aria umida marittima dei versanti ionico e tirrenico; inoltre gli stessi divari di altitudine presenti nel suo territorio, contribuiscono alla differenziazione climatica interna. Notevoli e uniformi le precipitazioni su tutto il territorio, in particolare sulle alture; esse si concentrano nei mesi invernali e tardo autunnali, creando nei mesi estivi periodi di scarsi o assenti fenomeni.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Considerazioni sul toponimo "Morano"[modifica | modifica wikitesto]

Lapis Pollae (il nome "Muranum" appare all'inizio della quinta riga)

Sull'origine del toponimo non si hanno precise testimonianze storiche, si sono piuttosto ipotizzate incerte e contrastanti teorie. Fra le tante, la congettura creatasi sull'erronea supposizione che Morano sia stata fondata o abitata dai mori, in quanto comunemente reputata giustificabile in base a una presunta assonanza etimologica: tesi questa, del tutto inverosimile, datosi che il nome è già attestabile nel II secolo a.C., ovvero anteriormente alle incursioni saracene. Un'ulteriore teoria, originatasi da similari suggestioni, si richiamava alla coltivazione dei gelsi mori copiosi nell'agro circostante: anche in questo caso appare evidente la sua natura antistorica, visto che tali coltivazioni sono state impiantate posteriormente all'epoca romana. Lo storico Gaetano Scorza, secondo il quale Morano avrebbe origini più remote rispetto a quelle documentate (forse magno-greche), riconduce la sua tesi alla forma del verbo greco μερυω (merùo), cioè "raccogliere insieme, cumulare"[10], allusivo della singolare struttura urbana di Morano nella quale gli edifici paiono essere gli uni attaccati agli altri: anche questa infine non persuade del tutto, visto che il borgo ha assunto questo aspetto nelle forme e nelle proporzioni nel corso dei secoli. Da ultimo, lo scrittore Vincenzo Padula nella Protogea del 1871, immagina che il toponimo derivi dall'ebraico Mòren adoperato nel Talmud con il significato di castello, il che proverebbe la fondazione di un fortilizio contemporaneamente allo svilupparsi di un'area urbana in base, benché non sia realistico immaginare una tale discendenza etimologico-linguistica[11].

Morano Calabro, scorcio dal centro storico

Dunque il Muranum latino storicamente attestato, pone chiara luce sulla sua possibile fondazione romana e riapre la questione sull'origine del nome, giustificando un'ipotesi più verosimile, ma fatalmente non suffragata da risultanze o evidenze storiche dirette. Poiché il suffisso latino prediale -anum indica solitamente in questi casi vasti fondi e proprietà di una data famiglia importante della zona, non appare senza fondamento supporre che si tratterebbe di un antroponimo, derivante di Murus o Murrus.[12]

L'appellativo Calabro venne aggiunto in epoca post-unitaria con un decreto di Vittorio Emanuele II del giugno 1863, per distinguerlo da Morano sul Po.

Muranum in periodo romano[modifica | modifica wikitesto]

Morano Calabro fu plausibilmente fondata dai romani intorno al II secolo a.C. o quantomeno in tale periodo si rinviene con certezza la sua esistenza, cosa che non metterebbe in discussione un'incerta e non ancora provata fondazione anteriore. La prima risultanza significativa del borgo, è il Muranum stazione della Via Capua-Rhegium comparsa per la prima volta in una pietra miliare del II secolo a.C., la cosiddetta Lapis Pollae (o lapide di Polla), nella quale sono contrassegnate le distanze dell'antica strada consolare romana comunemente denominata via Annia-Popilia. Successivamente, lo ritroviamo con il nome di Summuranum nel cosiddetto Itinerario di Antonino (III secolo d.C.) e nella Tabula Peutingeriana (III secolo d.C.).

L'epigrafe di Polla, senz'altro fa di Morano una tappa - già ai tempi della costruzione dell'asse viario tra Capua e Rhegium - precedente a Cosentia, dalla quale dista 49.000 passi, pari a 74 km. Tuttavia, la statio della antica Muranum, sebbene non provi la contemporanea sussistenza di un centro abitato, lo fa senz'altro supporre. A tal proposito si è immaginato che la fondazione romana potesse esser cronologicamente posta in concomitanza alla conquista della vicina Nerulum, occupata dal console Quinto Emilio Barbula nel 317 a.C. L'importanza strategico-militare del sito apparve subito evidente ai romani, visto che da Morano poteva esercitarsi il controllo dell'area della Valle dell'Ospedaletto, la quale a nord-ovest, attraverso l'altopiano di Campotenese, è in comunicazione con la Valle di San Martino sotto l'influenza di Nerulum: così sarebbe stato possibile mettere in comunicazione il territorio di bacino dei rispettivi fiumi, ossia il Laos (per gli insediamenti di Nerulum e Lainum) e il Sybaris (per Muranum e rispettiva area fino a Thurii)[13].

Dal medioevo all'epoca contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

In epoca altomedievale, durante le incursioni saracene del IX secolo, venne combattuta fra saraceni e moranesi una battaglia che vide vittoriosi i cittadini del borgo, la c. d. battaglia di Petrafòcu, svoltasi nelle sue vicinanze. Oggi, viene annualmente ricordata come simbolo dell'indipendenza cittadina in una annuale rievocazione storica, la Festa della bandiera, oltre che iconograficamente nello stemma civico.

Nell'età medievale il borgo fu per un certo tempo libero comune[14], divenne in seguito feudo di Apollonio Morano, dei Fasanella, di Antonello Fuscaldo e nel XIV secolo passò infine ai Sanseverino di Bisignano.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Sanseverino (famiglia).

Questa nobile famiglia si sentì molto legata a Morano, lasciandovi numerose e preziose tracce storico-artistiche, testimonianza del loro mecenatismo, quali ad esempio la fondazione votiva del Monastero di San Bernardino da Siena patrono della città (1452), e l'ampliamento del castello (1515). A prova del costante legame con i suoi domini, il principe Pietrantonio Sanseverino, maggior esponente della famiglia, accordò numerose concessioni, grazie al noto atto Capitoli e Grazie, ratificato in Morano il 1º agosto 1530[15]; inoltre suo figlio, Niccolò Bernardino (ricordato per gli orti botanici sanseverini di Napoli), vi nacque nel 1541; a questo fu dato come secondo nome quello del santo patrono locale, a suggellarne il legame. Fra le famiglie maggiorenti di origine locale che godettero di diritti allodiali e trattamenti aristocratici, si ricordano i De Feulo, De Guaragna, Della Pilosella, Dell'Osso, Tufarelli e Salmena.

Nel 1614 il feudo venne ceduto agli Spinelli principi di Scalea, fino al 1806, anno di eversione dal feudalesimo. Il borgo seguì successivamente le sorti del Regno delle due Sicilie e del nascente Regno d'Italia.

Fenomeno migratorio[modifica | modifica wikitesto]

Una nota particolare merita il grande flusso migratorio che ha interessato il borgo fra l'ultimo ventennio del XIX secolo ed i primi del '900, così come è attestato da un drastico calo demografico. Gli abitanti censiti nel 1881 sfioravano le 10.000 unità, mentre nel 1901, dopo vent'anni, erano 6.596. Gran parte di questi flussi erano indirizzati all'estero, in particolar modo verso alcuni paesi dell'America Latina: Brasile, Colombia, Costa Rica e Guatemala. All'inizio degli anni ottanta, il comune di Morano Calabro si è gemellato con la città di Porto Alegre, capitale del Rio Grande do Sul, in Brasile, per l'alta concentrazione di moranesi, stimati intorno alle quindicimila unità.

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Stemma[modifica | modifica wikitesto]

Morano Calabro-Stemma.png
Descrizione

Sul fondo dell'arme di colore azzurro campeggia una testa di moro con il fez, il quale richiama simbolicamente alla battaglia di Petrafòcu del 1076, nella quale i moranesi sconfissero i saraceni portando in patria come trofeo il capo sanguinante di un loro soldato o capo di guarnigione. Tale aneddoto è inoltre evocato più esplicitamente dall'aulica scritta classicheggiante Vivat sub umbra (che stia sotto l'ombra [il moro]). Alla base, sono rappresentati tre monti che sono: Morano, Sant'Angelo di Colloreto e Pietrafoco.

Note storiche[16]

Le origini dello stemma di Morano Calabro risalgono al 1561, anno in cui venne scolpito su una lastra marmorea posta sull'antica fontana di piazza san Nicola ai tempi del sindacato di Decio Feulo. Alla composizione più antica dello stemma si sono aggiunti alcuni arricchimenti nei periodi successivi, fino all'attuale aspetto che ne rappresenta un definitivo compendio. Infatti, nella forma più risalente nel tempo, la testa di moro veniva rappresentata con barba e cappello conico senza i tre colli sottostanti, in maniera assai simile alla effigie del sigillo dell'Universitas Morani con le due varianti ad oggi pervenuteci: la prima, nel motto Vivat sub Umbra a cui era aggiunto il sostantivo morus (il moro) e la scritta Arma Morani; la seconda, di tipo iconografico, nella quale la testa del moro era presentata su un piatto o una coppa.

Dal principio del XVII secolo a seguire, lo stemma venne riprodotto oltre che su altri monumenti cittadini, quali la fontana di piazza Maddalena del 1604, anche sul frontespizio dell'opera a stampa dell'erudito Giovan Leonardo Tufarello, il trattato della Sagnìa del 1599, consistente in uno scudo con tre monti sormontati dalla testa del moro.

Dal 1982, negli atti ufficiali del comune, spesso si affianca lo stemma della città di Porto Alegre, capitale del Rio Grande do Sul in Brasile, con cui la cittadina di Morano Calabro è gemellata.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa arcipretale dei Santi Pietro e Paolo[modifica | modifica wikitesto]

L'interno della chiesa
Architettura

Situata sulla sommità dell'abitato nei pressi del Castello, la fondazione risale agli anni intorno al mille (probabilmente al 1007), sebbene abbiano inciso sulle attuali architetture una serie di interventi successivi. Da questi si esclude il campanile in pianta quadrangolare che meglio conserva le forme originarie: costruito in epoca medievale si mantiene in posizione visivamente arretrata rispetto al principale corpo di fabbrica. La facciata, rimaneggiata in epoca barocca ed essenziale nella sua struttura a capanna, presenta le falde laterali ribassate ed è sormontata nel timpano da una nicchia con la statua di San Pietro attestabile al periodo angioino. L'interno in tre navate a pianta basilicale è decorato da delicati stucchi in stile rococò (seconda metà del secolo XVIII).

Opere d'Arte

Le numerose opere di pregio custodite, sono testimoni di un arco temporale che comincia dal XV secolo ai primi decenni dell''800. Fra queste si segnalano: un sarcofago in bassorilievo appartenente alla famiglia Fasanella (feudatari del borgo fino alla prima metà del '400), un affresco raffigurante la Vergine delle Grazie e proveniente dall'omonima cappella extra moenia e una Croce Processionale in argento di Antonello de Saxonia del 1445. Risalgono al XVI secolo quattro statue in marmo di Carrara eseguite da Pietro Bernini scultore toscano attivo a Napoli, nonché padre del celebre Gian Lorenzo, raffiguranti: Santa Caterina d'Alessandria e Santa Lucia del 1592, San Pietro e San Paolo del 1602. Del medesimo periodo sono una Candelora, statua appartenente probabilmente alla bottega di Giovan Pietro Cerchiaro, un San Carlo Borromeo di Ignoto di scuola napoletana (1654) posto su un ricco altare in marmi policromi coevo, un Compianto sul Cristo morto e due tele raffiguranti i Santi Pietro e Paolo del Pomarancio, anticamente formanti un trittico appositamente commissionato dall'Università di Morano per la congregazione di Santa Maria della Pietà. Importante è la presenza di due pale d'altare del seicento: l'adorazione dei pastori e la Madonna in trono col Bambinello e quattro Santi, attribuite al calabrese Giovan Battista Colimodio (1666). Della seconda metà del XVIII secolo è il Coro realizzato fra il 1792 e il 1805, capolavoro d'intaglio di Mario ed Agostino Fusco. Sul lato sinistro della balaustra, è un pregevole organo portatile del XVIII secolo.

Collegiata di Santa Maria Maddalena[modifica | modifica wikitesto]

Collegiata di S. Maria Maddalena (facciata)
Architettura

L'antico nucleo della Collegiata sorgeva al di fuori della cinta muraria medievale come piccola cappella suburbana del 1097. L'accresciuto numero di fedeli rese evidenti i limiti architettonici della struttura originaria ampliata nella seconda metà del XVI secolo in pianta basilicale a croce latina a tre navate, per volontà del prevosto don Giuseppe La Pilosella. Più volte rimaneggiata fino alla prima metà del XVIII secolo, assunse il titolo di collegiata il 3 febbraio 1737 con bolla di papa Clemente XII. Nel 1732 un'ultima ristrutturazione, nel corso della quale furono apportati ulteriori ampliamenti compreso l'attuale apparato decorativo commissionato a Donato Sarnicola, conferirono all'edificio la sua veste tardo barocca, ritenuta fra gli esempi più ispirati dell'arte del tempo in Calabria. Gli interventi settecenteschi conservarono tuttavia la pianta a croce latina, con nelle navate laterali, cinque cappelle comunicanti per lato divise in campate sormontate da piccole cupole, mentre la navata centrale ha volta a botte su cui si affacciano dieci finestre. Il campanile (1817) e la cupola (1794) furono rivestiti successivamente di maioliche in stile campano di colore giallo e verde nel 1862. La facciata, completata negli anni '40 del XIX secolo in stile neoclassico, è ripartita in due livelli divisi da una cornice marcapiano costituita da triglifi e metope con simbologie classicheggianti; il livello inferiore è suddiviso da sei paraste doriche, il livello superiore, retto da quattro paraste ioniche contornate negli spazi da ghirlande,[17] si innalza recando sul frontone l'arme della famiglia Spinelli di Scalea, feudataria del borgo al tempo dell'ultima ristrutturazione.


Il polittico di Bartolomeo Vivarini
Polittico vivarini morano.jpg

Il Polittico Sanseverino fu realizzato nel 1477 dal pittore veneto Bartolomeo Vivarini su apposita commissione del feudatario Geronimo Sanseverino, oppure secondo alcuni del vescovo Rutilio Zenone, per il cittadino Monastero di San Bernardino da Siena. Dopo vari tentativi di trafugamento e un accurato restauro, dal 1995 il polittico è custodito presso la cappella di San Silvestro, nella sagrestia della Collegiata della Maddalena.

Vi si trovano raffigurati: sul pilastrino di sinistra (cm.50 per 24), San Giovanni Battista, San Nicola di Bari e Santa Caterina d'Alessandria; su quello di destra, di identiche dimensioni, San Gerolamo, Sant'Ambrogio e Santa Chiara d'Assisi. Al centro, in uno spazio di cm 54 per 147, è collocata in trono la Vergine Maria con il Bambinello. Ai lati troviamo San Francesco d'Assisi (a sinistra) e San Bernardino da Siena (a destra). In alto, in un riquadro di cm 69 per 55, è raffigurato un penetrante Cristo Passo, fra Sant'Antonio di Padova (a sinistra) e San Ludovico da Tolosa (a destra) in uno spazio complessivo di cm 135 per 40. La predella, forma una base di 20 per 260 cm: il Cristo benedicente fa ala ai dodici apostoli.

Chiesa di S. Maria Maddalena, cupola vista laterale
Opere d'arte

Appartengono alla scuola di Pietro Bernini un ciborio e due angeli oranti facenti parte del corredo sacro; mentre è del celebre scultore del rinascimento meridionale Antonello Gagini la Madonna degl'Angioli (1505) proveniente dal monastero di San Bernardino e posta su un altare del transetto destro. Sono presenti alcune pale d'altare di scuola napoletana del Settecento. Fra gli autori e le opere più significative si citano: Francesco Lopez, L'immacolata (1747), L'Addolorata, san Giovanni Battista e alcuni santi (1748); famiglia Sarnelli, Miracolo di San Francesco di Sales (1747), L'incoronazione della Vergine (1747) e la Madonna del Rosario e alcuni Santi; Giuseppe Tomajoli, Morte di San Giuseppe (1742) e la cimasa di San Giovannino dello stesso periodo; ed infine, del pittore moranese Lo Tufo La Vergine fra i santi Silvestro e Giovanni Battista (1763) e Le anime del Purgatorio. Fra i manufatti lignei, sono assai pregevoli il coro (1792), il pulpito ed alcuni stipi sacri realizzati fra la fine del Settecento ed i primi anni dell'Ottocento da Mario ed Agostino Fusco. Sul fondo dell'abside, proveniente dal monastero di Colloreto, è un fastigio in marmi policromi dei primi del secolo XVII completato dalle statue di Sant'Agostino e Santa Monica con al centro Maria Maddalena orante, attribuita a Cosimo Fanzago o al Naccherino, cui fanno ala due puttini dello stesso periodo.

La sagrestia, è ricoperta da un raro soffitto a cassettoni di manifattura locale tardo cinquecentesco appartenente all'antico apparato, coevo ad un fonte per oli sacri in marmo; qui è inoltre esposto il c.d. Polittico Sanseverino di Bartolomeo Vivarini del 1477. Sono custodite inoltre numerose reliquie di santi, fra cui una pietra del Santo Sepolcro e un'orma del sandalo di S. Francesco da Paola lasciata su una roccia del monte Sant'Angelo nell'atto di benedire la Calabria prima di recarsi in Francia.

Chiesa e Monastero di San Bernardino da Siena[modifica | modifica wikitesto]

Monastero di San Bernardino

Il complesso monastico, in stile tardo gotico, è fra i migliori esempi di architettura francescana del '400 rintracciabili in Calabria. Ciò si deve alla sua costruzione ex novo nella metà del XV secolo, la quale attraverso un accurato restauro, ha consentito un completo recupero di quasi tutti gli elementi originari, conferendo una visuale paradigmatica dell'arte del periodo.[18] La fondazione della fabbrica, avvenuta per munificenza del principe Pietrantonio Sanseverino, venne sancita dalla bolla di Niccolò V del 31 maggio 1452 con la quale si dava l'autorizzazione all'inizio dei lavori. L'edificazione risale principalmente a due motivi concorrenti: al mecenatismo dei Sanseverino che volevano dotare di un'opera prestigiosa uno dei principali centri dei loro possedimenti (come dimostra la commissione del Polittico del Vivarini per la chiesa); in secondo luogo a ragioni di consonanza eminentemente politica, originata dallo stretto legame emerso in quegli anni fra la monarchia aragonese e l'Ordine dei minori osservanti. I lavori, protratti per oltre un trentennio, si conclusero con la consacrazione del 23 aprile 1485 dal vescovo di San Marco Argentano Rutilio Zenone.

La chiesa occupa l'intero fianco destro del complesso. L'esterno è omogeneo con la generale sobrietà delle architetture tipicamente ispirate agli ideali pauperistici francescani. L'ingresso è aperto da un portico formato da cinque arcate in muratura a tutto sesto; sulla parete di fondo appaiono tracce di affreschi risalenti agli inizi del XVI secolo. Al disotto di questi è il portale d'accesso alla chiesa in pietra tufacea a sesto acuto, ed un secondo di minori dimensioni con arco ribassato che immette nel chiostro dell'attiguo monastero.[19] L'interno è costituito da una navata centrale divisa sul fondo dal presbiterio attraverso un grande arco a sesto acuto; lungo l'intero lato destro di questa, ulteriori tre arcate a sesto acuto conducono in una piccola navatella laterale ripartita in due ambienti. Ventiquattro colonne di forma ottagonale in tufo sorreggono il chiostro, nel quale insistono tracce di affreschi in lunette realizzati fra il 1538 ed il 1738 e rappresentanti la vita di san Francesco d'Assisi.

L'edificio fu protagonista di una storia travagliata dovuta a numerosi atti di rimaneggiamento d'epoca barocca (1717) e all'abbandono nel 1811 a seguito dello scioglimento degli ordini monastici durante il periodo napoleonico. Destinato nel 1843 a seminario estivo, ospitò in seguito i locali delle scuole pubbliche, i cui interventi architettonici come la muratura del portico, lo compromisero gravemente. Alcuni locali furono adibiti a deposito di legname e nel 1898 un incendio distrusse buona parte dell'ala est, rimasta diruta fino ai primi anni 2000. Un grande intervento di restauro attuato negli anni cinquanta a cura del professor Gisberto Martelli ripristinò la chiesa ed il portico allo stato originario, mentre il monastero fu recuperato nei decenni successivi ed è oggi divenuto un complesso polifunzionale. Nell'antica sala del refettorio si tengono le sedute del Consiglio Comunale.

Il soffitto della navata centrale della chiesa è in legno lavorato a quadri carenato alla veneziana. Sotto l'arco dell'altar maggiore è posizionato un crocefisso del XV secolo ad opera di Ignoto meridionale dai connotati fortemente drammatico-realistici; ai piedi di questo era posizionato il già citato Polittico Sanseverino, ed in alto a sinistra, domina uno splendido pulpito con baldacchino del 1611 con decorazioni di gusto classicheggiante e raffigurazioni in bassorilievo di alcuni santi. Appartiene al corredo sacro un coro ligneo datato 1656 ed un leggio del 1538 posto nell'abside.

Chiesa di San Nicola di Bari[modifica | modifica wikitesto]

Situata nel cuore del centro storico alle pendici del colle dove sorge il borgo. L'ingresso, fra i vicoli del quartiere Giudea, si apre sulla piazzatta da cui prende il nome, nei pressi della più antica fontana moranese e sede dell'antico seggio cittadino dell'Universitas che di questa chiesa deteneva il patronato. La facciata è semplice, con un portale a sesto acuto con archivolto in muratura sul quale si trova rappresentato un affresco raffigurante San Nicola.

La chiesa si sviluppa su due piani sovrapposti, di cui uno è la cripta. Questa, dedicata a Santa Maria delle Grazie, risale all'epoca altomedievale, ed è considerata fra le costruzioni più antiche del borgo. Fra le opere custodite si annoverano: un giudizio universale in olio su tela di Angelo Galtieri (1737), alcune statue lignee e tele del Seicento e nella sagrestia, un Espositorio in argento fuso sbalzato e cesellato del XVIII secolo, corone di santi della seconda metà del secolo XVIII e del terzo decennio del XIX secolo, calici in argento fuso del XVII secolo, un reliquiario del XVI secolo, oltre ad una piccola scultura in alabastro dorato del secolo XVI raffigurante la Madonna del Buon Consiglio.

Il piano superiore, in navata unica, è stato edificato negli anni intorno al 1450, ma rimaneggiato invasivamente in epoca barocca. Oggi delle architetture quattrocentesche non rimane traccia se non nel portale d'ingresso, ma si ha ragione di credere che l'interno fosse simile a quello del monastero di San Bernardino, con soffitto in legno ed arco a sesto acuto che dominava l'altar maggiore, così come ritenuto dallo storico Salmena. Fra le opere, meritano particolare attenzione un dipinto di Pedro Torres del 1598 Madonna tra Santa Lucia e Santa Caterina d'Alessandria, un crocifisso ligneo di Ignoto del secolo XVI, uno splendido confessionale del Frunzi (1795), una Annunciazione del 1735 di Angelo Galtieri, altre pale d'altare coeve ed un coro di Agostino Fusco del 1779.

Convento dei Padri Cappuccini[modifica | modifica wikitesto]

Costruito fra il 1590 ed il 1606, il monastero dei Cappuccini è una struttura semplice, tipicamente francescana. La presenza dei frati minori si attesta già nel 1598: in questi anni infatti venne ceduto il fondo su cui sorge il complesso dal notabile Giovan Maria Rizzo per tramite del canonico moranese Don Ambrogio Cozza che, col sostegno dalla popolazione, si attivò per la sua edificazione, come atto votivo nei riguardi di San Francesco per una grazia ricevuta in sua intercessione[20]. Soppresso in epoca napoleonica il 7 agosto 1809, durante il c.d. decennio francese, fu concesso in enfiteusi dal governo di Murat al moranese Giuseppe Aronna, colonnello dell'esercito francese. La riapertura al culto avvenne solo dopo la restaurazione borbonica il 16 settembre 1855 su sollecitazione dei cittadini e per espresso interessamento del re Ferdinando II durante la sua visita per le Due Sicilie del 1852, occasione nella quale destinò ai lavori di restauro e rimaneggiamento la somma di mille ducati napoletani[21]. A seguito di una seconda soppressione attuata dal nuovo governo unitario, venne nuovamente abbandonato dal 7 luglio 1866, e quindi definitivamente riaperto ai religiosi dal 6 giugno 1877 sino ai giorni nostri.

La chiesa – dedicata a santa Maria degli Angeli – presenta una navata con cappelle sul fianco destro adornate da ricchi altari lignei intarsiati alla cappuccina e risalenti al secolo XVIII, da un crocefisso monumentale in ceramica del '600, dalla statua della Vergine dei sette dolori di Giacomo Colombo (1704), tele e pregevoli statue coeve. L'altar maggiore, anch'esso ligneo e finemente intagliato (con ricco ciborio in tarsie di madreperla e paliotto in scagliola policroma di scuola cappuccina), è sovrastato da una pala di gusto tardo-manierista di Ippolito Borghese e raffigurante S. Francesco d'Assisi, la Vergine in trono ed alcuni santi.

Il monastero si sviluppa intorno ad un ampio chiostro in pietra del seicento, contornato da un austero porticato e cisterna centrale; all'interno è fornito di un'antica biblioteca con più di settemila volumi, fra i quali si annoverano pregevoli manoscritti e stampe preziose.

Dal 1884 al 1889 e nuovamente a partire dal 1990, è Comunità di formazione per i novizi dei Frati Minori Cappuccini dell'Italia Sudpeninsulare[22] e di alcuni Paesi esteri che vi trascorrono l'anno canonico di formazione prima di emettere i voti temporanei.

Chiesa del Carmine[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa del Carmine

Posta nelle adiacenze della Collegiata della Maddalena, venne fondata per opera dell'ordine dei Padri Carmelitani nel 1568, i quali avevano allestito in quello che è l'attuale attiguo palazzo municipale un ospedale in soccorso dei viandanti in terrasanta.

La chiesa è allietata da preziose opere del secolo XVIII tra cui sono esposti all'interno due paliotti su cuoio con decorazioni floreali attribuiti al pittore Francesco Guardi (rispettivamente del S.S. Sacramento e di S. Felice), una tela raffigurante la Vergine del Carmelo fra i santi Lucia e Francesco di Paola di Pedro Torres (altar maggiore) ed una cimasa pittorica di Cristoforo Santanna, raffigurante l'assunzione di Maria. Un piccolo organo positivo del 700' di anonimo dipinto da Gennaro Cociniello adorna la cantoria.

Monastero di Colloreto[modifica | modifica wikitesto]

Sorge a qualche chilometro dal centro abitato, immerso nella boscaglia su di un altopiano che sovrasta la campagna circostante lo svincolo autostradale di Morano. Oggi le strutture sono dirute, ma nei secoli scorsi il monastero godette di grande prestigio, soprattutto a seguito delle munifiche elargizioni tributate dai fedeli e dalla nobiltà locale, fra i quali ricordiamo la principessa Erina Kastriota-Skanderbeg, moglie del feudatario Pietrantonio Sanseverino.

Il monastero di Colloreto, (la cui etimologia appare incerta, probabilmente da Colle Loreto in onore della Vergine di Loreto, o da colorìto, termine che ne designerebbe la ridente e pacifica posizione), fu fondato dal Beato Frate Agostiniano Bernardo da Rogliano nel 1546, il quale scelto il luogo, iniziò la sua esperienza religiosa in qualità di eremita. Successivamente, gli fecero seguito altri uomini pii che costruirono il monastero, grazie alla beneficenza di numerosi oblatori. L'edificio, così come ancora visibile, appare fortificato con un torrione, e fino ai primi dell'Ottocento anche i suoi interni dovevano apparire sontuosi e ricchi di opere artistiche, ora disseminate nelle chiese cittadine.

Il monastero, accrescendo il suo patrimonio e la sua influenza, subì numerosi attacchi alla sua sopravvivenza, soprattutto a causa delle ingenti proprietà fondiarie che andò cumulando nel corso degli anni. Una prima soppressione avvenne nel 1751 per volere di Carlo III di Borbone per il finanziamento del Real Albergo dei Poveri in Napoli; una seconda e definitiva avvenne nel 1809 con l'avvento francese.

Oggi è divenuto una meta di escursioni sulle falde del Pollino.

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

Il Castello Normanno-Svevo[modifica | modifica wikitesto]

Castello Normanno-Svevo
Castello Normanno-Svevo, prospettiva laterale

Appare in ruderi sulla sommità dell'abitato in posizione strategica e dominante tutta la valle dell'antico Sybaris. Le sue origini risalgono all'epoca romana quando vi fu eretto un fortilizio, o probabilmente un torrione di avvistamento, il cui basamento in opus incertum d'epoca verosimilmente romana, fece da fondamento per i rimaneggiamenti d'epoca normanno-sveva e successivi.

In epoca medievale, la sua posizione attirò l'attenzione della milizia sveva; fu quindi sede feudale a cominciare da Apollonio Morano, primo feudatario di cui si abbia notizia. Teatro di numerosi episodi d'arme, fra i tanti si ricorda, durante la fase della Guerra del Vespro, l'incursione dei mercenari Almogavari che, assoldati dagli Aragonesi, conquistarono Morano difensivamente impreparata e ne espugnarono il castello facendo prigioniera Benvenuta, detta la Signora di Morano, moglie del feudatario Tancredi Fasanella. Questa, nel seguente anno 1286, essendo Morano con Castrovillari e Taranto passata alla fedeltà di Carlo d'Angiò, da prigioniera divenne carceriera di Manfredi di Chiaromonte, suo congiunto di parte aragonese. Intorno a questo periodo è probabile che il castello, dalle sue forme più rudimentali venne elevato ed ampliato significativamente[23].

Determinante è però il rifacimento del primo quarantennio del Cinquecento (fra il 1514 e il 1545) per volere del feudatario Pietrantonio Sanseverino che, nel compiere i lavori volle ispirarsi al modello del Maschio Angioino di Napoli, richiamando per questa fabbrica le più abili maestranze. Il Castello fu dunque la residenza del feudatario a Morano in maniera più o meno continua fino ai primordi del '700 insieme al Palazzo dei Prìncipi che sorge all'ingresso del borgo accanto alla porta sita sull'accesso dell'antica via delle Calabrie.

Nel 1733 la struttura venne gravemente compromessa per ragioni non del tutto chiare, quindi il maniero fu bombardato dall'esercito francese durante il periodo napoleonico nel 1806; la sua sorte fu segnata inoltre da sequenziali spoliazioni, che durante il feudo della famiglia Spinelli di Scalea (seconda metà del XV secolo - XIX secolo) permisero l'asportazione di elementi murari e materiali lignei della struttura[24], condannandolo alla sua progressiva decadenza fino alle recenti ristrutturazioni degli anni 2000 che hanno permesso il recupero di alcuni locali, dei torrioni frontali, delle mura perimetrali e della spianata retrostante.

Le sue forme attuali suggeriscono ancora la conformazione che aveva nel primo decennio del XVIII secolo: in pianta quadrata, contornato da sei torrioni cilindrici (di cui sopravvivono integralmente solo quello centrale e quello sinistro del fronte), era inoltre circondato da rivellini e fossato, aveva baluardi trimura saettine e ponte levatoio; si elevava per tre piani d'altezza ed era composto da ampie stanze divise in più appartamenti e, nel complesso, si stima avesse la capacità di una guarnigione di mille uomini[25].

Aree naturali e siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

Villa Comunale[modifica | modifica wikitesto]

Villa Comunale

Giardino pubblico del Comune di Morano, l'ingresso principale si apre sul fronte del portico di San Bernardino e si situa in un'ansa di viale Gaetano Scorza, alle pendici del centro storico del quale rappresenta il naturale confine con il più recente centro urbano. Dai tre accessi, il parco si dipana in numerosi viottoli in piano e in pendenza cinti da basse siepi che convergono in una piazza centrale dominata da un'ampia peschiera con getto d'acqua. Raccoglie diversi esemplari arborei, alcuni secolari, perlopiù di pini, olmi e faggi, piante da giardino, roseti e qualche scultura in siepe[26].

Il luogo assolve alla medesima funzione di giardino pubblico da secoli, dapprima come "verziere" pertinente al fondo del monastero di San Bernardino, successivamente come parco civico riqualificato nell'attuale assetto a cominciare dagli anni settanta fino ai novanta. Citato nella Monomachia di Giovan Leonardo Tufarello del 1622, in quegli anni appariva già come "bellissimo giardino, adorno e cinto di verdi alberi, funebri cipressi, alti pini ed antiche querce ed altri alberi fruttiferi e belle pergole con freschissime acque che lo irrigano"[27][28].

Grotte di San Paolo[modifica | modifica wikitesto]

Sorgono a pochi chilometri dal centro abitato nella contrada omonima. Esplorate dall'ottobre 1980, la loro conformazione è assai articolata ed interessante sotto un profilo speleologico. Sono infatti ricche di concrezioni calcaree, stalattiti e da esili filamenti coralliformi. Si sviluppano per 245 metri con un dislivello di 41; sorgono sul versante meridionale del monte Cappellazzo a circa 682 m s.l.m. con tre ingressi, stratificati nei calcari mesozoici, i quali sboccano in un pozzo franoso dalla profondità di circa 20 m dai quali si accede ad una serie di caverne ed una grande sala centrale. Praticabili solo da esperti speleologi, non sono valicabili nella totalità della loro estensione per via di un torrente sotterraneo che le attraversa[29].

Monte Sassóne[modifica | modifica wikitesto]

Si trova a circa 4 km dal centro abitato sulla strada provinciale che conduce al borgo di San Basile.

Potrebbe trattarsi dell'antica Xiféo, o secondo quanto afferma lo storico romano Tito Livio, della antica cittadella di Lymphaeum, coinvolta durante alcune fasi delle guerre puniche. Sull'antico monte, più simile ad un piccolo altopiano che cade a strapiombo sulla gola sottostante, vi sono ancora le tracce di due muraglioni al suo ingresso, su un piccolo sentiero che si apre dalla strada per San Basile: questi, sono i resti di una porta che faceva breccia sull'antica cinta muraria. Essa si estendeva per circa 1.500 metri e con probabilità fu eretta dai Longobardi. Non si hanno molte notizie circa la scomparsa degli insediamenti di Sassone, talora ascritta al corso del XIV secolo.

Nel 1860 nella gola alle falde del monte è stata scoperta la cosiddetta grotta di Donna Marsilia, usata come necropoli durante il Neolitico fino all'età del bronzo. Sono state rinvenute numerose reliquie, frammenti litici ed uno scheletro: gran parte dei reperti sono custoditi al Museo Archeologico di Reggio Calabria.[30]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[31]

Dati statistici generali[32]

Secondo i dati dell'ultimo censimento nazionale dell'Istat, al 31 dicembre 2011 la popolazione del comune di Morano Calabro era composta da 4.623 abitanti di cui 2.299 maschi e 2.324 femmine; gli abitanti totali nel precedente censimento del 2001 erano 4.966, il che evidenzia un decremento totale pari al -7,1 %, il più drastico dal censimento del 1931 quando era calcolato al -12,1 %. Il numero massimo di abitanti residenti si riscontra invece nel terzo censimento generale, nel quale risultavano al 31 dicembre 1881 9.974 abitanti; al successivo del 1901, la popolazione subì il più drastico calo della sua storia mai riscontrato dall'inizio della serie statistica, esso era pari al -33,9 % per un totale di 6.596 abitanti, causato da una forte ondata migratoria.

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

In progressivo aumento la presenza di abitanti provenienti da paesi stranieri. Significativo è il dato sulla presenza di cittadini provenienti dalla Romania: 46 pari al 54,76 % dei residenti. Se a tutto il 2007 la popolazione straniera era inferiore alle 40 unità, al 1º gennaio 2011 era pari a circa 84, ovvero all'1,8 % della popolazione totale[33].

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Scuole[modifica | modifica wikitesto]

Nel comune di Morano Calabro si trovano una Scuola Materna dell'infanzia, una Scuola Elementare e una Scuola Media Statale.

Musei[modifica | modifica wikitesto]

  • Museo dell'agricoltura e pastorizia, si trova nel centro storico di Morano, nei locali di palazzo Salmena. Custodisce antichi oggetti agricoli con riferimento ai vari passaggi della storia contadina.
  • Museo e centro studi naturalistici "Il Nibbio", custodisce reperti sulla flora e sulla fauna del Parco del Pollino.

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

Festa del Carmine
  • Nel mese di maggio in occasione della festa patronale, viene annualmente svolta in più giorni la festa della bandiera, rievocazione storica della battaglia fra moranesi e saraceni con ricco corteo storico in costume rinascimentale, con sbandieratori e cavalieri.
  • Fra il 15 e il 16 luglio, viene celebrata la festività in onore della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo. Nota anche come "festa dell'emigrante", questa manifestazione religiosa è divenuta nel corso degli anni un simbolo del legame fra i moranesi residenti in Italia e all'estero. A questo proposito si svolge nel pomeriggio del 15 luglio una cerimonia con offerte votive recitate in molte lingue del mondo da parte degli emigranti.[senza fonte]

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Urbanistica storica[modifica | modifica wikitesto]

Portale di Palazzo Rocca in via Ferrante, centro storico

L'antico nucleo del centro urbano si trova arroccato su di un colle di forma conica alto 694 metri s.l.m. alla cui sommità si trovano i ruderi di un antico maniero di epoca Normanno-Sveva. L'abitato si sviluppa degradando dalla sommità alla base del colle e creando una suggestiva illusione prospettica per cui le abitazioni paiono essere attaccate le une alle altre. Tale assetto urbano si fa risalire prevalentemente all'epoca medievale: è tuttavia accertato che l'odierno castello, potrebbe ricalcare un più antico fortilizio difensivo di epoca romana, dal che non appare inverosimile ipotizzare un assetto urbanistico originario già caratterizzato in forma embrionale in tale periodo.

Nelle epoche successive, l'abitato si è esteso modellandosi sulla struttura del colle fino a sfociare verso i primi del Settecento, nel quartiere di via vigna della Signora, anticamente definito lo burgo, fuori dalla cinta muraria.

A seguito delle varie mutazioni socio-economiche del secolo scorso, nella seconda metà degli anni sessanta ebbe inizio una fase di ampliamento verso il pianoro prospiciente l'antico nucleo cittadino, dove oggi sorgono nuovi moderni edifici.

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Campotenese[modifica | modifica wikitesto]

Panorama di Campotenese

La frazione di Campotenese, è situata a 1015 m s.l.m. e a una distanza di 12 km dal nucleo abitativo centrale del comune.

Durante il XIX secolo vi fu eretto un forte (ora distrutto) da parte dell'esercito napoletano, nei pressi del quale avvenne nel 1806 la battaglia di Campotenese fra il generale borbonico Damas e il generale napoleonico Reynier, che vide vittorioso quest'ultimo.

Vi si trovano alcune aziende agricole per la produzione di latticini e carni ed un consorzio per la produzione di funghi. Rappresenta la porta naturale per il Parco nazionale del Pollino, grazie allo svincolo della A3 Sa-Rc.

Quartieri e Contrade[modifica | modifica wikitesto]

  • Centro Storico: suddiviso nei seguenti rioni[34]: San Pietro (o Castello); San Nicola (o Giudea); Maddalena (o Olmi).
  • Contrade e zone limitrofe: Matinàzza; Fiume; Stazione; Cerasali; Uliveto; Piana; Foce; Mazzicanìno; Don Stefano; Cutura; Pigne; Terra Rossa; Santa Margherita; San Paolo; Gonéa; Calcinaia; San Marco; San Rocco; San Giacomo; San Nicola; Sassone; Crocefisso; Campotenese; Pavone; Povelli; Campizzo; Rosole; Campolongo;

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Morano Calabro è raggiungibile grazie al proprio svincolo sull’Autostrada A2 del Mediterraneo al km 187, a quello di Campotenese al km 177, e dalla ex strada statale 19 delle Calabrie (ora S.P. 241) nel tratto Mormanno-Castrovillari.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Municipio
Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1994 2002 Francesco Di Leone centrosinistra sindaco
2002 2006 Pio Paternostro centrosinistra sindaco
2006 2008 Nicolò De Bartolo lista civica sindaco
2008 2009 Giuseppe Di Martino commissario prefettizio
2009 2014 Francesco Di Leone lista civica sindaco
2014 in carica Nicolò De Bartolo lista civica sindaco

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Porto Alegre, Brasile. Murale con panorama di Morano in ricordo del gemellaggio

Sport[modifica | modifica wikitesto]

La società U.S. Geppino Netti è la squadra di calcio della località. È stata fondata nel 2003 e disputa il campionato di prima categoria.

Nel 1980 la frazione di Campotenese è stata sede di arrivo della 11ª tappa del Giro d'Italia partita da Palinuro e vinta da Gianbattista Baronchelli.

Nell'ambito speleologico nel borgo ha sede il Gruppo Speleo del Pollino, fondato nel 1987. Riconosciuto a livello nazionale per le sue attività di ricerca orografica e di studio del sottosuolo, ed in particolare del circondario del Parco nazionale del Pollino, è iscritto dal 1997 fra le associazioni di volontariato e di protezione civile italiane.[35]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 agosto 2018.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Fonte: Comune di Morano Calabro; relazione tecnica Agro-Pedologica a cura di N. Filidoro, 2012 - pag. 36 (PDF), su regione.calabria.it. URL consultato il 16 maggio 2013 (archiviato dall'url originale il 24 settembre 2015).
  4. ^ Profilo del comune di Morano Calabro Parco nazionale del Pollino Archiviato l'11 ottobre 2008 in Internet Archive.
  5. ^ Fonte: Comune di Morano Calabro; relazione tecnica Agro-Pedologica a cura di N. Filidoro, 2012 - pag. 37 (PDF), su regione.calabria.it. URL consultato il 16 maggio 2013 (archiviato dall'url originale il 24 settembre 2015).
  6. ^ Profilo dal sito della Pro Loco di Morano Calabro Archiviato il 14 luglio 2013 in Internet Archive.
  7. ^ http://www.cmpollino.it/netwet/Glossario.pdf [Dati consultati dalla pagina della Comunità montana del Pollino
  8. ^ dati Parco Nazionale del Pollino, profilo di Morano Calabro Archiviato il 2 aprile 2015 in Internet Archive.
  9. ^ Fonte: Comune di Morano Calabro. Relazione Agro Pedologica (idem supra) pagg. 13-15. Valori calcolati per i giorni di pioggia basandosi sulle rilevazioni della stazione di Campotenese, per le temperature diagramma pag. 15 (PDF), su regione.calabria.it. URL consultato il 16 maggio 2013 (archiviato dall'url originale il 24 settembre 2015).
  10. ^ Michela Mele, in Morano Calabro, Passeggiate in luoghi d'arte pag. 29.
  11. ^ (citato in) Antonio Salmena, Morano Calabro e le sue case illustri, Raccolta Daugnon, Milano 1878; pag. 4
  12. ^ Biagio Cappelli, Profilo di Morano in Morano Calabro e la sua odonomastica pag. 21.
  13. ^ Cappelli, Biagio (1989); Profilo di Morano, Ed. Pro Loco Morano Calabro,
  14. ^ Morano Calabro, in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  15. ^ Dicitura tratta da Capitoli e Grazie "Datum in nostra terra Morani 1° mensis Augusti 1530, Ind. XIII"
  16. ^ Cappelli, Biagio (1989), "Lo stemma di Morano" in Morano Calabro e la sua odonomastica, pp. 27-32
  17. ^ Mainieri, Barbara (1995), "La gran donna di Maddalo; L'architettura" in Memorie riscoperte pp. 76-89
  18. ^ Mainieri, Francesco (1994), "San Bernardino a Morano; La chiesa e il monastero" in Contrade, pp. 14-21
  19. ^ Mainieri, Barbara (1994), "L'architettura e l'arte; l'identità architettonica" in Contrade, pp. 34-47
  20. ^ http://cifis.it/marano-calabro/ Il convento dei Frati Minori Francescani, in CIFIS Collaborazione Interprovinciale Formazione Italia Sudpeninsulare
  21. ^ Biagio Cappelli I conventi francescani in Morano Calabro, Castrovillari 1926, pp. 34 e ss.
  22. ^ HomePage, in Cifis.it. URL consultato il 13 novembre 2016.
  23. ^ Cappelli, Biagio (1988) op. cit. pp.43-44
  24. ^ Il Castello di Morano, Pro Loco di Morano Calabro, scheda Archiviato il 2 aprile 2015 in Internet Archive.
  25. ^ Castello di Morano, MIBAC - Atlante dei Beni Culturali della Calabria
  26. ^ Cappelli, Biagio (1989), Op. cit. pp. 65-66
  27. ^ Severini, Vincenzo (1901), Gio: Leonardo Tufarello e le antichità di Morano Calabro
  28. ^ Tufarello, Giovan Leonardo, Napoli (1622), La Monomachia, o Certame fra il Legista ed il Medico
  29. ^ Grotte di San Paolo - Commissione Grotte Eugenio Boegan
  30. ^ Le mura di Sassòne e la grotta di donna Marsilia
  31. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28 dicembre 2012.
  32. ^ Dati pubblicati sul sito Tuttitalia.it Comune di Morano Calabro (CS) - CAP e Informazioni utili
  33. ^ Dati pubblicati sul sito Tuttitalia.it Cittadini Stranieri 2011 - Morano Calabro (CS)
  34. ^ Le denominazioni dei quartieri in parentesi indicano i rispettivi rioni del centro storico comparse a partire dal 1996 a seguito della prima riedizione d'epoca contemporanea delle manifestazioni legate alla Festa della bandiera. Dette denominazioni si affiancano pertanto a quelle tradizionali di uso corrente non comprese in parentesi: queste ultime corrispondo ai quartieri storici, i quali ricalcano esattamente le rispettive suddivisioni territoriali competenti a ciascuna delle tre Parrocchie
  35. ^ Informazioni, Gruppo Speleo del Pollino, su gruppospeleodelpollino.it. URL consultato il 15 giugno 2009 (archiviato dall'url originale il 2 aprile 2015).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gaetano Scorza, Notizie storiche sulla città di Morano Calabro in Calabria Citra, Napoli, 1876.
  • Antonio Salmena, Morano Calabro e le sue case illustri, Milano, Raccolta Daugnon 1878.
  • Biagio Cappelli, I conventi francescani di Morano Calabro, Castrovillari 1926.
  • Biagio Cappelli, Morano Calabro e la sua odonomastica, edizioni Pro loco Morano Calabro, 1989.
  • Biagio Cappelli, Morano Calabro, ed. Amministrazione comunale di Morano Calabro, 1980.
  • Michela Mele, Morano Calabro (passeggiate in luoghi d'arte), ed. Amministrazione comunale di Morano Calabro, 1997.
  • AA. VV, Memorie riscoperte, Amministrazione comunale di Morano Calabro, Castrovillari, 1995.
  • AA. VV, Morano, la sua storia, la sua arte, la sua vita, Scuola media "G.Scorza" (a cura di), Castrovillari, 1989.
  • AA. VV, Contrade, Centro interdisciplinare di studi ed interventi sul territorio, Morano Calabro, 1994.
  • Francesco Mainieri, Agricoltura e pastorizia nella memoria di un paese del sud, Castrovillari, 1989.
  • Nuncia Santoro de Constantino, L'Italiano di Porto Alegre. Immigrati meridionali nella capitale del Rio Grande do Sul, presentazione di Vittorio Cappelli, traduzione di Antonio de Ruggiero, Cosenza, 2015.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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