San Martino di Finita
| San Martino di Finita comune | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Amministrazione | |
| Sindaco | Paolo Calabrese (Uniti per un Futuro (lista civica)) dal 10 giugno 2018 (rieletto alle elezioni del 14–15 maggio 2023; secondo mandato dal 15 maggio 2023) |
| Territorio | |
| Coordinate | 39°29′N 16°06′E |
| Altitudine | 550 m s.l.m. |
| Superficie | 23,9 km² |
| Abitanti | 911[1] (31-5-2026) |
| Densità | 38,12 ab./km² |
| Frazioni | Santa Maria Le Grotte |
| Comuni confinanti | Cerzeto, Lattarico, Rota Greca, Torano Castello |
| Altre informazioni | |
| Lingue | italiano; arbëreshë |
| Cod. postale | 87010 |
| Prefisso | 0984 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Codice ISTAT | 078124 |
| Cod. catastale | H992 |
| Targa | CS |
| Cl. sismica | zona 1 (sismicità alta)[2] |
| Cl. climatica | zona D, 1 923 GG[3] |
| Nome abitanti | sammartinesi (in arbëreshë shëmërtinot) |
| Patrono | san Martino |
| Giorno festivo | 11 novembre |
| Cartografia | |
| Sito istituzionale | |
San Martino di Finita (Shën Mërtiri in arbëreshë[4]) è un comune italiano di 911 abitanti[1] della provincia di Cosenza, situato sul versante interno della Catena Costiera calabrese, a nord del capoluogo provinciale, Cosenza.
Fu fondato tra la fine del XV e l'inizio del XVI secolo da profughi albanesi, costretti ad abbandonare la propria terra a seguito dell'invasione turco-ottomana, i cui discendenti lo abitano ancora oggi. Da allora si sono mantenuti la lingua e i costumi tradizionali arbëreshë, ma non il rito bizantino greco: nel 1643 la comunità passò al rito latino, poiché i papàdes di rito greco dovevano recarsi in Grecia per ricevere un'adeguata istruzione e quasi tutti vi rimasero.[5]
Il comune fa parte delle isole linguistiche arbëreshë presenti nella provincia di Cosenza.[6]
Geografia fisica
[modifica | modifica wikitesto]San Martino di Finita è situato sulle pendici interne della Catena Costiera calabrese (Appennino Paolano), nella media valle del Crati, a un'altitudine di 550 m sul livello del mare. Circondato da castagneti secolari, è immerso in un rigoglioso ambiente naturale a ridosso della valle del fiume Finita, a nord, e di quella del torrente Coscinello, a sud.
La comunità è inserita, non solo geograficamente, nell'area delle comunità arbëreshë cosiddette della Valle Sinistra del Crati, insieme a Cavallerizzo, Cerzeto, Cervicati, Marri, Mongrassano, San Benedetto Ullano e San Giacomo.
Territorio
[modifica | modifica wikitesto]Il territorio è per la quasi totalità collinare e montuoso; l'altitudine varia tra 114 e 1328 m slm[7]. L'unica zona pianeggiante è quella della contrada Brugnano, a valle del paese, che copre un'area di circa 3 km². La copertura del suolo più estesa è rappresentata da castagneti e faggete.
È incluso negli elenchi ministeriali dei comuni ricompresi nelle zone a rischio sismico 1 e 2 (zona sismica 1).[8]
Clima
[modifica | modifica wikitesto]Il comune appartiene alla zona climatica D (1 923 gradi giorno).[9]
Il dissesto idrogeologico
[modifica | modifica wikitesto]San Martino di Finita, come molti altri paesi della Catena Costiera calabrese (per esempio Mongrassano, Rota Greca, San Fili), è soggetto al rischio di frane e smottamenti che potrebbero interessare direttamente gli edifici abitati. Dopo la frana del marzo 2005 che ha reso inabitabile Cavallerizzo (una piccola frazione del comune di Cerzeto), il tema della messa in sicurezza dell'abitato è tornato d'attualità e, negli anni successivi, la questione del dissesto idrogeologico si è fatta sempre più pressante. Movimenti franosi, seppur di minore entità e più localizzati, interessano anche la frazione Santa Maria.
Interventi di mitigazione del rischio frana nel territorio comunale figurano anche negli elenchi/programmazioni ReNDiS (rilevazione e monitoraggio degli interventi per il dissesto idrogeologico).[10] Nella documentazione CNR-IRPI su frane e alluvioni in provincia di Cosenza sono riportate segnalazioni riferite anche all'area di San Martino di Finita.[11]
Origini del nome
[modifica | modifica wikitesto]Il toponimo deriva dall'omonimo santo, cui era dedicata la chiesetta di San Martino, probabilmente ubicata nei pressi dell'attuale centro abitato, in una località indicata nel catasto comunale del 1825 come San Martino Vecchio e, nella tradizione popolare, come Qisheza (la chiesetta) o Qisheza e vjetër (la chiesetta vecchia). Nel sito si trovano alcune cripte e i ruderi di quella che fu la struttura sovrastante.
La seconda parte del toponimo è costituita dal nome del torrente Finita, che scorre nelle immediate vicinanze del paese; la denominazione deriva dal latino finitus (ossia «confinato») e richiama la funzione di confine che il corso d'acqua ebbe anticamente, dividendo il territorio di Regina (dove oggi sorge l'abitato di San Martino) e quello di San Marco. La specificazione «di Finita» fu aggiunta con il R.D. 22 gennaio 1863.[12] Il corso d'acqua nasce in corrispondenza del limite territoriale con il comune di Cerzeto e sfocia nel Crati all'altezza della località Torano Scalo.
Storia
[modifica | modifica wikitesto]San Martino fu fondato nella seconda metà del XV secolo da un gruppo di famiglie provenienti dall'Albania sud-occidentale, in particolare dalla Ciamuria, in seguito all'occupazione dei Balcani da parte dei turchi ottomani.
La prima notizia storica documentata risale al 1503, quando i percettori provinciali regi, con sede a Cosenza, eseguirono un censimento a fini fiscali dei villaggi albanesi della Calabria Citeriore: in quella occasione, a «Sancto Martino» furono attribuite 22 pagliare (o fuochi), per un totale di circa 80 abitanti. Un successivo censimento fiscale di cui si ha notizia, anch'esso circoscritto alle comunità arbëreshë della Calabria Citeriore, fu eseguito dagli Ufficiali Regi nel 1543. La popolazione di «Sancto Martino» risultò allora formata da 241 abitanti e suddivisa in 71 «fuochi», ossia nuclei familiari. I cognomi arbëreshë più diffusi erano: Basti, Bua, Calì, Camideca, Cartofiloca, Clavaro, Coppola (Kopullë), Dardes, Licursi (che i notai e lo Zangari trascrivono erroneamente come Di Li Cririssi, Li Curisti e Li Curissi), Drames, Ferraro, Gliossia, Golè, Greco, Malicchia, Migliano, Mosacchio, Namila, Pillora, Radi, Rotundo, Silves, Spata, Sulla, Tozio (fra i cognomi prevalgono Drames e Tozio, ovvero Toccio).[13]
All'epoca dell'arrivo degli Albanesi, avvenuto in una data successiva al 1468 (anno della morte di Giorgio Castriota Scanderbeg), il territorio di Sancto Martino rientrava nell'immenso Stato feudale dei Sanseverino, principi di Bisignano, e ricadeva nelle pertinenze del castello di Regina. Per l'amministrazione ecclesiastica, invece, San Martino apparteneva alla Diocesi di Bisignano.
Nel 1572 (ossia circa un secolo dopo la venuta degli Albanesi) risulta che il principe di Bisignano, Nicolò Bernardino Sanseverino, affittò e poi vendette definitivamente il castello di Regina, assieme alla giurisdizione criminale dei casali di San Benedetto Ullano e di San Martino. Da un parlamento del 1573 risulta che il barone di San Martino fosse Francesco Russo. Nel 1613 il feudo era in possesso di suo figlio Gio. Giacomo Rossi Alimena, che nominò governatore Pompeo Dattilo di Cosenza. Nel 1620 il feudo passò alla figlia Beatrice, che sposò Ottavio Rossi di Montalto. Il 21 maggio 1634 la loro figlia Camilla, andata in sposa a Fabio Alimena di Montalto, ottenne come beni dotali il beneficio e il feudo Di Felice (oggi Falerna), per un valore di 10.000 ducati. Il 9 dicembre 1661 Fabio Alimena, che morì l'anno successivo, fece stilare il proprio testamento e lasciò al primogenito Alfonso i feudi detti Poligrò, Yipso e Marri nel territorio di Cerenzia.
Nel 1663 morì anche il barone Ottavio Rossi e il feudo di San Martino passò alla figlia Camilla, che nominò procuratore il figlio Alfonso, il quale ne entrò in possesso alla morte della madre, avvenuta nel 1690. Con questo passaggio il feudo di San Martino entrò stabilmente nella casata degli Alimena, che lo possedette, anche con il titolo di marchese (privilegio del 20 marzo 1730 concesso a Pietro Paolo Alimena, primogenito di Alfonso), fino all'eversione della feudalità (1806)[14].
Brigantaggio e Risorgimento
[modifica | modifica wikitesto]Tra la fine del Settecento e i primi anni dell'età napoleonica, con la rivoluzione giacobina i paesi della Calabria insorsero e in tutti i paesi arbëreshë fu innalzato l'Albero della Libertà; in seguito all'occupazione francese, nella provincia vennero organizzate rivolte e azioni contro l'esercito occupante. Nelle Condanne della Commissione Francese del 24 ottobre e del 3 novembre 1806 compaiono condannati alla pena di morte mediante impiccagione individui di diverse comunità arbëreshë, ma nessuno di San Martino di Finita. Nel corso dell'Ottocento la Calabria e il Regno di Napoli furono interessati dal fenomeno del Brigantaggio.
In seguito alla Restaurazione e al ritorno al potere dei Borboni, il brigantaggio continuò a estendersi contro il regime restaurato e i nuovi governanti; il fenomeno interessò anche San Martino di Finita e i comuni limitrofi.
Nei processi per brigantaggio del 1843 compaiono i nomi di diversi sammartinesi, alcuni dei quali insieme a imputati di altre comunità[15]:
- Vincenzo Licursi, fu Filippo, anni 36, sarto di San Martino, fu imputato dell'omicidio premeditato di Gennaro Licursi e del mancato omicidio di Ludovico e Vincenzo Licursi. Fu condannato alla pena di morte, da eseguirsi «col laccio» sulle forche.
- Giuseppe Licursi, fu Filippo, di anni 32, fratello del suddetto Vincenzo, bracciante di San Martino, fu anch'egli condannato alla pena di morte.
- Matteo Zavatto, fu Matteo, di anni 27, massaro di San Martino, e suo fratello Francesco, bracciante ventisettenne (che già nel 1837 risulta latitante), furono entrambi condannati alla pena di morte[16][17].
Nel processo della Gran Corte Criminale di Calabria Citra del 1851 furono condannati: Andrea Musacchio alias Cancello, accusato di omicidio premeditato, a colpo d'arma da fuoco, in persona di D. Nicola Alimena, il 31 luglio 1851, e d'incesso per la campagna in comitiva armata, commettendo misfatti e delitti nell'agosto del 1851. Furono inoltre accusati, per complicità nell'omicidio e in altri delitti: Arcangiolo Donadio alias Mastronicola, Salvatore Pollera alias Arignano, Francescantonio Pinnola, Michele Tocci Ceraso, Giovan Battista Turco (di Guardia, domiciliato in San Martino), Giuseppe Ferraro Pistacchio, Antonio Marrello (di Ajello, domiciliato in San Martino), Gerardo Cittadino, Francesco Musacchio, Arcangelo e Dionigio Musacchio, Domenico Cistaro fu Ambrogio.[18] Andrea Musacchio e Michele Tocci morirono dopo qualche mese di tisi nel carcere di Ventotene[19].
In effetti i sammartinesi diedero un importante contributo al Risorgimento. Nei processi politici della Gran Corte Criminale eseguiti dal 1848 al 1854 furono condannati per associazione in banda armata, con l'obiettivo di distruggere e cambiare il governo, e per avervi esercitato impiego, funzione e comando (giugno 1848): Pasquale Cavallo, Luigi Musacchio, Domenico, Vincenzo e Francescantonio Pinnola, Agostino, Alessandro, Samuele e Angelo Tocci, Domenico Cistaro e Giuseppe Drammis.[20]
Nel 1860 è sindaco Samuele Tocci; la Forza Armata di San Martino è composta da 166 militi, un capo compagnia (Domenico Pinnola), 2 capi plotone (Pasquale Cavallo e Samuele Tocci), 4 capi sezione (Paolo Garrafa, Stefano Carci, Francesco Migliani, Arcangelo Pinnola), 9 capi brigata e 18 sotto capi brigata. Dalla Situazione della Forza Armata (Guardia Nazionale), redatta dal capo plotone Pasquale Cavallo il 15 dicembre 1860, risulta che il capo compagnia Domenico Pinnola, un capo sezione, due capi brigata, quattro sotto capi brigata e 38 militi partirono volontari al seguito del generale Giuseppe Garibaldi, trovandosi in Napoli e dintorni. In totale, 46 militari si unirono alle truppe garibaldine. Tra loro vi erano Domenico e Arcangelo Pinnola e Agostino e Francesco Tocci, che combatterono al campo di Agrifoglio, a Capua[21].
Dal 1º luglio al 31 dicembre 1866 Giuseppe Pinnola, figlio di Domenico, trovandosi in servizio di leva, combatté per sei mesi nella battaglia garibaldina contro gli Austriaci.[22] Nel 1872 furono processati per brigantaggio e diversi delitti Agostino, Francesco e Gervasio Tocci[23]; per la campagna del 1866 Giuseppe Pinnola ebbe la medaglia all'onore nel 1914.[22]
Età contemporanea
[modifica | modifica wikitesto]Il 2 maggio 2024 il comune ha ospitato la visita ufficiale del presidente della Repubblica d'Albania Bajram Begaj, nell'ambito di un tour istituzionale nelle comunità arbëreshë della Calabria.[24][25]
Simboli
[modifica | modifica wikitesto]Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 20 ottobre 1998.[26]
Il gonfalone è un drappo di colore giallo.
Monumenti e luoghi d'interesse
[modifica | modifica wikitesto]Architetture religiose
[modifica | modifica wikitesto]- Chiesa del Carmine
- Chiesa della Beata Vergine SS.ma Misericordia (detta Chiesa del Borgo), costruita da maestri fuscaldesi. All'esterno si trova un portale in pietra; all'interno sono presenti l'altare, il pulpito con motivi barocchi e un organo spagnolo a canne del XVII secolo.
- Chiesa di San Martino (detta Chiesa Madre), principale edificio sacro del centro abitato. La chiesa, a pianta rettangolare, è articolata in tre navate e presenta interni decorati con motivi barocchi. Danneggiata dal terremoto del 1905, fu ricostruita con interventi successivi, tra cui quelli degli anni Trenta, e in seguito interessata da ulteriori restauri. All’interno si conserva un crocifisso a grandezza naturale e una ricostruzione della Grotta di Massabielle, oltre alla statua dell’Immacolata e a due statue raffiguranti San Martino.[27]
- Chiesa di Sant'Antonio
- Chiesa di Santa Maria Assunta
- Chiesa di Santa Rita
- Santuario della Madonna della misericordia, situato in contrada S. Bartolo: sorge su una collinetta nei pressi del torrente Finita; edificio in pietra a navata unica, realizzato tra la fine del XVI secolo e ampliato in più fasi (sulla facciata principale compare la data 1828). Custodisce la statua della Madonna della Misericordia ed è amministrato dalla confraternita omonima. Vi si celebra una festa votiva il 12 febbraio, in memoria del terremoto del 1854, oltre alla festa principale dell’ultima domenica di settembre, con processione e trasferimento della statua dal santuario alla chiesa della Beata Vergine SS.ma Misericordia nel centro abitato; nel mese di agosto è inoltre meta di pellegrinaggi. Il 9 ottobre 1988 è stato eretto a santuario mariano interdiocesano.[28]
Architetture civili
[modifica | modifica wikitesto]- Palazzo Alimena
- Palazzo Carci
- Palazzo Garrafa: edificio storico nobiliare a tre piani, caratterizzato da balconate e apparati architettonici tradizionali del tessuto locale.[29]
- Palazzo Musacchio
- Palazzo Scavello
Società
[modifica | modifica wikitesto]Evoluzione demografica
[modifica | modifica wikitesto]Abitanti censiti[30]

Lingue e dialetti
[modifica | modifica wikitesto]La lingua prevalentemente parlata è l'Arbërisht, una variante antica del dialetto tosco dell'Albania meridionale conservata dagli avi in terra italiana.
Nel comune opera uno Sportello Linguistico Comunale (Sporteli Gjuhёsor i Bashkisё) per la valorizzazione della minoranza linguistica.[31] Nell'ambito dei progetti provinciali per gli sportelli linguistici (minoranza albanese), per l'annualità 2013 è indicata un'apertura di 10 ore settimanali e 420 ore annue.[32]
Tradizioni e folclore
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- 12 febbraio: festa religiosa in onore della Beata Vergine della Misericordia, in ricordo del terremoto del 12 febbraio 1854. La festa si celebra in una cappella situata in campagna, in località detta la Misericordia, con ampia partecipazione.
- Martedì di Pasqua: festa votiva all'Immacolata, in ringraziamento per grazia ricevuta. La peste infuriava nella località Vurge (il borgo) e, per evitare che oltrepassasse il torrente Giovanni, si invocò l'intercessione della Vergine con una processione, ripetuta annualmente fino al 2008. È consuetudine, la mattina di Pasqua (Pashkët), nel momento della gloria che annuncia la resurrezione di Cristo, andare di casa in casa portando gli auguri pasquali a parenti e amici e lasciando ramoscelli della pianta di erica benedetta lulezoi dera, ossia «la porta è fiorita».
- 15 agosto: festa in onore di Maria Assunta nella frazione di Santa Maria Le Grotte.
- Ultima domenica di settembre: festa religiosa in onore della Beata Vergine della Misericordia.
- 1º novembre: Sagra della castagna nella frazione di Santa Maria Le Grotte (iniziativa con degustazioni e intrattenimento).[33]
- 11 novembre: festa patronale in onore di san Martino. Nelle consuetudini locali è attestata, accanto alle celebrazioni religiose, una festa comunitaria legata al vino nuovo (Festa du vinu novu).[34]
Cultura
[modifica | modifica wikitesto]Istruzione
[modifica | modifica wikitesto]Biblioteche
[modifica | modifica wikitesto]Nel comune è attiva la Biblioteca comunale Donato De Seta, con un patrimonio librario di circa 6.000 volumi e una sezione dedicata a opere e materiali legati alla tradizione e alla lingua arbëreshë.[35]
Scuole
[modifica | modifica wikitesto]Nel centro abitato è presente la sede scolastica di via Carmine, che ospita scuola dell'infanzia e scuola primaria, afferente all'Istituto Comprensivo di Torano Castello.[36]
Musica
[modifica | modifica wikitesto]Tra i gruppi attivi nella trasmissione del repertorio tradizionale arbëreshë figura il gruppo etnico-musicale e di ricerca Ajri i Lumit, fondato a San Martino di Finita e impegnato nella partecipazione a festival e manifestazioni culturali, contribuendo alla diffusione della cultura locale.[37]
Arte
[modifica | modifica wikitesto]Tra gli interventi di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale locale figura il progetto Patrimonio culturale di San Martino di Finita. Tutela, valorizzazione, inserito nella programmazione del POC Cultura e Sviluppo 2014/2020.[38]
Geografia antropica
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Il centro abitato conta circa 350 abitanti; la restante popolazione è distribuita tra la frazione Santa Maria Le Grotte (circa 700 abitanti), abitata da italianofoni, e le contrade.
Il comune ha un'estensione territoriale di 23,90 km² e confina con i comuni di Rota Greca, Lattarico, Torano Castello e Cerzeto. Appartengono al territorio comunale anche la frazione Santa Maria Le Grotte, di lingua italo-romanza, e diverse piccole contrade, tra cui Veltri (un tempo popolata quasi esclusivamente da famiglie albanesi), San Bartolo e Brugnano.
Suddivisioni storiche
[modifica | modifica wikitesto]Il centro urbano è diviso in quartieri con toponimi albanesi: Rahj (Poggio), Nën Rahj (Sotto il Poggio), Kroi Naskut o Kroi Muzakut (Fontana di Carlo Musacchio), Qaca (Piazza), Kongat (Conche), Malikat o Malicchia, Kumba (Essiccatoio), Vurgu (Borgo), Krie Vurgut (Sopra il Borgo), Barrakët (Baracche, anche conosciuto come Sheshez, cioè Pianori).
Gjitonìa
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In qualsiasi approccio di studio socio-antropologico rivolto alla comunità di San Martino di Finita, non si può prescindere dalla sua struttura sociale e organizzativa, ossia la gjitonìa. Il termine indica la microstruttura in cui è organizzata la società arbëreshë.
Da un'analisi demografica storica, riguardante la composizione e la collocazione spaziale delle famiglie, e con il supporto della toponomastica, si nota che almeno fino alla prima metà dell'Ottocento le famiglie appartenenti a un unico casato occupavano interi quartieri e che, con la presenza di famiglie esterne (il più delle volte imparentate con loro), nel registro dell'anagrafe risultava ancora nell'Ottocento un numero rilevante di matrimoni tra persone con lo stesso cognome[39]. Così si avevano i quartieri dei Tocci (chiamato Rahji), dei Pinnola, dei Malicchia (nel XVII secolo La Malicchia e, già dal XIX secolo, per corruzione del nome, Malikàt, includendo anche il quartiere dei Pinnola), dei Musacchio e rioni in cui risiedevano i Drammis, i Perrotta e altri ancora.
I quartieri erano ulteriormente suddivisi in gjitoni: ciò rimanda al corrispettivo della struttura urbanistica e sociale dei Griki nel Salento, la ghetonia, come ampliamento dell'abitazione in seguito al matrimonio dei figli maschi. Con il tempo, attraverso i matrimoni e lo spopolamento del paese, le gjitoni hanno finito per perdere l'elemento strutturale verticale ed evolversi verso quello di tipo orizzontale[40]. Di conseguenza, il gjiton non è necessariamente un parente.
Sebbene la gjitonia si sia evoluta da struttura sociale di tipo verticale a struttura di tipo orizzontale, le relazioni tra i suoi appartenenti erano molto strette, analoghe a quelle parentali. Forse proprio per supplire al cambiamento intercorso, all'interno delle varie gjitoni erano favoriti i matrimoni, ma anche i legami di comparaggio. Un fenomeno importante per il rafforzamento dei legami era l'allattamento: non solo le puerpere più ricche di latte allattavano i figli di coloro che ne avevano meno, ma quando le giovani madri si allontanavano insieme per i lavori comunitari, una di loro restava in casa ad allattare e accudire, a rotazione, i neonati delle altre. Le donne da cui si era preso il latte erano chiamate mamau, variante del termine mëma (mamma).
Anche il rito di fratellanza e sorellanza vollamët e motërmat (varianti dei termini vulla e motër, rispettivamente «fratello» e «sorella»), consistente in un'agape eseguita all'esterno del centro abitato la domenica in Albis, tramite cui si rafforzavano ulteriormente i legami tra i partecipanti, un tempo era organizzato tra i vari gjitonë.
In seno a questa struttura si eseguivano i lavori comunitari e si attuava il mutuo soccorso. Tale ruolo era demandato soprattutto alle donne e alle adolescenti, che non rifiutavano di fare compagnia notturna alle anziane sole, di recarsi a prendere loro l'acqua alla fonte, di andar loro incontro e prendere il carico della legna prima che entrassero nel centro abitato, alleviandone la fatica. Le anziane ripagavano trasmettendo il proprio sapere, che si tramandava così da una generazione all'altra.
Nella gjitonia i giovani si formavano sui valori fondanti della comunità; vi apprendevano i modi comportamentali, gli usi, i costumi e i riti. Vi venivano narrate antiche fiabe e leggende e vi venivano insegnate preghiere e canti sacri, come anche canti profani. Vi venivano inoltre iniziati all'esecuzione dei canti tradizionali e alle danze.
Una comunità così rigidamente strutturata potrebbe far pensare a una società chiusa, e in parte lo era. D'altro canto, una breve indagine d'archivio mostra che già nel XVII secolo diversi sammartinesi si sposavano con persone di altre comunità limitrofe, come Rota, Mongrassano e Serra di Leo, e di aree geografiche diverse, ma della stessa origine etnica, come Santa Caterina, Spezzano Albanese e Falconara Albanese. Non mancano però matrimoni, sebbene numericamente inferiori, con persone di paesi latini come Torano e Guardia.
Le relazioni con altre comunità, per motivi commerciali (come l'acquisto del sale a Lungro, del miglio a Sartano e a Spezzano), la partecipazione alle fiere (come quella di Solferano a Bisignano) e i pellegrinaggi al santuario della Madonna del Pettoruto a San Sosti e al santuario di San Francesco di Paola nell'omonima città, hanno contaminato la sua cultura. Ciò è visibile anche nel vasto repertorio delle melodie dei vjeshë e degli ajër, alcuni dei quali presenti in altre comunità, nonché in canti in calabrese[41].
Frazioni e località simili
[modifica | modifica wikitesto]Santa Maria Le Grotte
[modifica | modifica wikitesto]La frazione Santa Maria Le Grotte dista dal capoluogo circa 6 km ed è situata più a valle, a 410 metri di altitudine, nei pressi del fiume Coscinello. Probabilmente esisteva già prima dell'arrivo degli Albanesi, quale piccola fortificazione chiamata Santa Maria di Lattaraco.[42] Accanto all'italiano si parla uno dei dialetti italo-romanzi calabresi.
Economia
[modifica | modifica wikitesto]Agricoltura
[modifica | modifica wikitesto]Le principali attività economiche sono l'agricoltura e la pastorizia, insieme allo sfruttamento del legname presente sui colli che circondano il centro abitato. Come per tutti i comuni limitrofi, mancano industrie e un settore dei servizi sviluppato, ad eccezione di piccole attività commerciali per lo più a conduzione familiare.
Artigianato
[modifica | modifica wikitesto]Per antica tradizione, in alcune famiglie vengono ancora prodotti arazzi e coperte lavorati con telai a mano, caratterizzati da disegni e temi ispirati alla storia albanese.[43][44][45]
Amministrazione
[modifica | modifica wikitesto]Il sindaco è Paolo Calabrese (in carica dal 10 giugno 2018 e riconfermato alle elezioni del 14–15 maggio 2023).[46][47]
Nel 2012, in seguito alle dimissioni contestuali della maggioranza dei consiglieri, il consiglio comunale è stato sciolto con D.P.R. 17 dicembre 2012 e il dott. Vito Turco è stato nominato commissario straordinario fino all'insediamento dei nuovi organi.[48][49]
| Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note | |
|---|---|---|---|---|---|
| 1988 | 1990 | Armando Tocci | Partito Comunista Italiano | Sindaco | |
| 1990 | 1995 | Geniale Paura | Partito Comunista Italiano | Sindaco | |
| 1995 | 2004 | Pasquale Filippo | Coalizione di sinistra | Sindaco | [50] |
| 2004 | 2012 | Teodoro Santoro | Lista civica | Sindaco | [50] |
| 2012 | 2013 | Vito Turco | Commissario straordinario | [49] | |
| 2013 | 2018 | Armando Tocci | Lista civica | Sindaco | [51] |
| 2018 | in carica | Paolo Calabrese | Lista civica | Sindaco | [46][47] |
Per un quadro completo delle consultazioni elettorali e per i dati ufficiali, si vedano l’Archivio storico delle elezioni (Eligendo) e l’Anagrafe degli amministratori locali e regionali del Ministero dell'interno – DAIT.[52][53]
Sport
[modifica | modifica wikitesto]Calcio
[modifica | modifica wikitesto]Nel comune ha operato la società calcistica dilettantistica S.S. La Sammartinese (nota anche come Sanmartinese), affiliata alla FIGC dall'8 settembre 2004.[54]
Il 27 gennaio 2007, al termine dell’incontro di Terza Categoria tra Cancellese e Sammartinese disputato a Luzzi, una rissa degenerò in tragedia e il dirigente sammartinese Ermanno Licursi morì poco dopo negli spogliatoi.[55] Nei mesi successivi la vicenda diede luogo a procedimenti di giustizia sportiva che coinvolsero società e tesserati;[56] nel gennaio 2008 la FIGC comunicò i provvedimenti disciplinari conseguenti, includendo sanzioni anche per la Sammartinese per responsabilità oggettiva.[57]
Nella stagione 2010-2011 la società figurava nell'organico del campionato di Terza Categoria del Comitato Regionale Calabria della LND.[58] All’avvio della stagione 2011-2012 la Sammartinese compare tra le società aventi titolo a richiedere l'iscrizione ai campionati dilettantistici regionali.[59] Nel 2020 la società risulta tra quelle dichiarate inattive e decadute dall’affiliazione alla FIGC.[60]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 Bilancio demografico mensile anno 2026 (dati provvisori), su demo.istat.it, ISTAT.
- ↑ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
- ↑ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
- ↑ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, Garzanti, 1996, p. 583, ISBN 88-11-30500-4.
- ↑ Chiesa di San Martino Vescovo (San Martino di Finita) – scheda (cambio di rito nel 1643), su Chiese Italiane (CEI). URL consultato l'8 gennaio 2026.
- ↑ Minoranze linguistiche (isole linguistiche) – Provincia di Cosenza, su Provincia di Cosenza. URL consultato l'8 gennaio 2026.
- ↑ Comune di San Martino di Finita (CS) – Dati del territorio, su Tuttitalia.it. URL consultato l'8 gennaio 2026.
- ↑ Elenco dei comuni compresi nelle zone a rischio sismico 1 e 2 (PDF), su Ministero dell'Interno – DAIT. URL consultato l'8 gennaio 2026.
- ↑ Tabella dei gradi/giorno dei comuni italiani (D.P.R. 26 agosto 1993, n. 412 – Allegato A), su Dipartimento delle Finanze. URL consultato l'8 gennaio 2026.
- ↑ Elenco progetti ReNDiS – Regione Calabria (PDF) (PDF), su Regione Calabria. URL consultato l'8 gennaio 2026.
- ↑ Frane e alluvioni in provincia di Cosenza tra il 1930 e il 1950 (CNR-IRPI) (PDF), su CNR-IRPI. URL consultato l'8 gennaio 2026.
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- ↑ Archivio Storico Comunale di San Martino di Finita, Stato Civile
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Nota bene: il dato del 2021 si riferisce al dato del censimento permanente al 31 dicembre di quell'anno.
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- ↑ Nel 1856 il solo centro contava 1 500 abitanti e la frazione Santa Maria 400, per un totale di 1 900 unità. V. Archivio Storico della Diocesi San Marco-Scalea, Relazione del vescovo Livio Parladore, anno 1856
- ↑ V. Vincenzo La Vena - Vincenzo Perrellis, Tradita Muzikore e Shën Mërtirit, I Vjershe e Ajër, LIM Editrice, Lucca, 2009
- ↑ Leopoldo Pagano, Il regno delle due Sicilie, Calabria Citeriore, Monografia di Bisignano, Napoli, 1857, n. 2 (Biblioteca Civica di Cosenza).
- ↑ Atlante cartografico dell'artigianato, vol. 3, Roma, A.C.I., 1985, p. 14.
- ↑ La tessitura in Calabria, su tessituralongobucco.it. URL consultato il 26 maggio 2016.
- ↑ La tradizione italo-albanese, su turiscalabria.it. URL consultato il 26 maggio 2016 (archiviato dall'url originale l'8 agosto 2016).
- 1 2 Paolo Calabrese – scheda del sindaco, su Comune di San Martino di Finita. URL consultato l'8 gennaio 2026.
- 1 2 Elezioni comunali 2023 a San Martino di Finita: risultati (fonte dati: Ministero dell'Interno), su Sky TG24. URL consultato l'8 gennaio 2026.
- ↑ D.P.R. 17 dicembre 2012 – Scioglimento del consiglio comunale di San Martino di Finita, art. 1, su Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana. URL consultato l'8 gennaio 2026.
- 1 2 D.P.R. 17 dicembre 2012 – Nomina del commissario straordinario, art. 2, su Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana. URL consultato l'8 gennaio 2026.
- 1 2 Storico elezioni comunali di San Martino di Finita, su Tuttitalia.it. URL consultato l'8 gennaio 2026.
- ↑ Elezioni comunali 2013 – San Martino di Finita (risultati), su la Repubblica. URL consultato l'8 gennaio 2026.
- ↑ Eligendo – Archivio storico elettorale, su Ministero dell'interno – DAIT. URL consultato il 17 febbraio 2026.
- ↑ Anagrafe degli amministratori locali e regionali, su Ministero dell'interno – DAIT. URL consultato il 17 febbraio 2026.
- ↑ FIGC – Comunicato ufficiale n. 243/A (30 giugno 2005), Domande di affiliazione accolte (S.S. La Sammartinese) (PDF), su FIGC. URL consultato il 10 gennaio 2026.
- ↑ Cosenza, partita finisce in tragedia: dirigente muore in scontri tra tifosi, su la Repubblica, 27 gennaio 2007. URL consultato il 10 gennaio 2026.
- ↑ Morte Licursi: 17 deferimenti tra società e tesserati, su FIGC, 17 aprile 2007. URL consultato il 10 gennaio 2026.
- ↑ Morte Licursi: tre tesserati della Cancellese squalificati per 5 anni, su FIGC, 6 gennaio 2008. URL consultato il 10 gennaio 2026.
- ↑ Comunicato Ufficiale n. 38 (15 ottobre 2010) – Organico Campionato Terza Categoria (PDF), su CR Calabria – LND. URL consultato il 10 gennaio 2026.
- ↑ Comunicato Ufficiale n. 2 – Attività ufficiale stagione sportiva 2011-2012 (PDF), su CR Calabria – LND. URL consultato il 10 gennaio 2026.
- ↑ Comunicato n. 62/L (3 novembre 2020) – Comunicato Ufficiale FIGC n. 111/A: decadenza dall’affiliazione (Allegato 1) (PDF), su Lega Pro. URL consultato il 10 gennaio 2026.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Jemi – Il portale per gli Arbëreshë, su jemi.it.
- I paesi sul fiume Finita, su ilfinita.it (archiviato dall'url originale il 25 dicembre 2012).
- Comitato Popolare San Martino di Finita (sito non più attivo), su comitatosanmartinodifinita.it (archiviato dall'url originale il 23 settembre 2008).
- Progetto A.M.A.Mi.R. (CNR) per il monitoraggio di San Martino di Finita (sito non più attivo), su amamir.cnr.it (archiviato dall'url originale il 22 febbraio 2017).
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