Scalea

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Scalea
comune
Scalea – Stemma Scalea – Bandiera
Scalea – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Calabria.svg Calabria
ProvinciaProvincia di Cosenza-Stemma.png Cosenza
Amministrazione
SindacoGennaro Licursi
Territorio
Coordinate39°49′N 15°48′E / 39.816667°N 15.8°E39.816667; 15.8 (Scalea)Coordinate: 39°49′N 15°48′E / 39.816667°N 15.8°E39.816667; 15.8 (Scalea)
Altitudine10 m s.l.m.
Superficie22,56 km²
Abitanti11 022[1] (31-12-2017)
Densità488,56 ab./km²
Comuni confinantiOrsomarso, San Nicola Arcella, Santa Domenica Talao, Santa Maria del Cedro
Altre informazioni
Cod. postale87029
Prefisso0985
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT078138
Cod. catastaleI489
TargaCS
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)
Nome abitantiscaleoti
PatronoBeata Vergine Maria del Monte Carmelo
Giorno festivo16 luglio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Scalea
Scalea
Scalea – Mappa
Posizione del comune di Scalea all'interno della provincia di Cosenza
Sito istituzionale

Scalea (Scalìa in calabrese[2], Skalia in greco bizantino) è un comune italiano di 11.022 abitanti[1] della provincia di Cosenza in Calabria.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio comunale, di forma quadrangolare, con la base maggiore di circa 8 km adagiata sul mar Tirreno, ha una profondità verso l’interno di circa 3 km e un’estensione totale di circa 28 km². Esso confina a nord con San Nicola Arcella, ad est con Santa Domenica Talao, a sud-est con Orsomarso, a sud con Santa Maria del Cedro ed a ovest con il mar Tirreno.

La cittadina si dispone su un vasto promontorio, che delimita a sud il Golfo di Policastro.

La linea della costa si presenta in un primo tratto a sud sabbiosa e lineare, mentre assume a nord carattere frastagliato e roccioso con presenza di grotte, prodotte dall'erosione marina.

Per metà dell’estensione il terreno è pianeggiante (formato dal recente sedimento del fiume Lao che sfocia in mare dopo aver attraversato, per circa 3 km, la parte meridionale del territorio). L’altra metà è di natura collinare con altezza massima di 416 m sul livello del mare.

Scarso interesse hanno i corsi d’acqua, che sono a carattere torrentizio. Degni di nota sono solo il torrente Carpini, che definisce il confine settentrionale del territorio, ed il torrente Sant'Angelo, affluente del Lao.

Geologicamente il territorio è caratterizzato da affioramenti di depositi e formazione di età compresa tra il Triassico e l’Olocene, di natura ed ambiente diversi.

In relazione al parametro coerenza, sono stati distinti quattro tipi di rocce che pertanto, rappresentano gruppi litologici omogenei o per predominanza di un litotipo o per la presenza di un’associazione caratteristica di più litotipi.

La prima unità rappresenta depositi incoerenti superficiali o pseudocoerenti di origine alluvionale, lacustre o di accumulo detritico-residuale eluvio-colluviale. Le altre unità comprendono rocce sedimentarie con prevalenza di un tipo litologico coerente, semicoerente o pseudocoerente.

I rioni più antichi si dispongono arroccati a gradoni, posti ad una quota di 75 m sul livello del mare; la parte più moderna si sviluppa lungo la costa.

Le attività primarie di Scalea sono state storicamente l’agricoltura e la pesca, anche se oggi sono quasi del tutto scomparse. Fino agli anni 70, la zona parallela al mare era coltivata a cedri, poi lo sviluppo edilizio ha portato i proprietari a vendere i loro terreni ricavandone guadagni maggiori rispetto a quelli che avrebbero ottenuto dalla vendita dei prodotti agricoli.

La situazione socioeconomica del comune oggi è caratterizzata da un’economia di consumo sussidiata, nella quale gli afflussi netti di risorse finanziarie dall’esterno sopravanzano gli investimenti lordi e concorrono a finanziare largamente i consumi.

Tutto questo ha provocato una forte espansione dei consumi e dell’edilizia creando un processo di crescita disorganizzato e caotico definibile come una “modernizzazione senza sviluppo”.

L’agricoltura, oggi, si caratterizza solo per la scarsissima integrazione con le attività di trasformazione e commercializzazione; le colture irrigue, nonostante le potenzialità esistenti, stentano ad espandersi.

L’industria minore si è sviluppata solo in alcuni settori, tipo l’edilizia ed i settori connessi. L’economia è rivolta soprattutto al turismo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Scalea è uno dei paesi più importanti e più antichi dell’Alto Tirreno Calabrese. Nelle grotte di Torre Talao sono stati rinvenuti, nel corso di scavi archeologici, manufatti di pietre ed ossa dell’epoca paleolitica.

Durante la civiltà del bronzo, del ferro e nella fase protostorica (X-VII secolo a.C.)[3]gli uomini vivevano nelle valli del Lao in piccole comunità: prova di questo periodo è lo scoglio di Torre dell’isola, una delle prime stazioni dell’uomo nell’Italia meridionale. Durante gli scavi nelle grotte di Torre Talao sono state rinvenute prove della fase musteriana in Calabria, oltre i resti della fauna pleistocenica riferibili all’industria paleolitica media.

Successivamente la zona era stata dapprima terra degli Enotri fino a quando i Greci Sibariti, per facilitare le comunicazioni con la loro colonia di Posidonia (Paestum), nel 600 a.C. fondarono la città di Laos. Essa fu una città costiera posta sulle prime alture del fiume Lao.

Laos si può considerare antenata di Scalea, così come lo fu la colonia romana di Lavinium, come testimoniano i numerosi ruderi di ville romane di epoca imperiale sparse nella piana e nelle prime alture.

Il nucleo originale di Scalea sorse durante il periodo delle lotte tra Bizantini e Longobardi; verso la fine del VI secolo Scalea fu occupata dai Longobardi e rimase loro colonia finché alla fine dell'VIII secolo Carlo Magno sottomise tutti i ducati. I Longobardi costruirono una rocca; la città rimase per circa 3 secoli arroccata, cinta dalla muraglia delle sue case legate tutte insieme e aperta all'esterno con due porte: quella militare, in cima, presidiata dalla fortezza del Gastaldo e trasformato in castello dai Normanni e quella cittadina sullo spiazzo Cimalonga. Il borgo sorto ai piedi del castello divenne come una fortezza sul mare e fu denominato Scalea forse per il suo sviluppo sui gradoni del Colle simile ad una scala.

A Scalea nel VII secolo si erano nel frattempo insediati gli Anacoreti, monaci eremiti greci e bizantini che trascorrevano la loro vita ascetica in piccoli rifugi come le grotte della Scalicella. A questi nel secolo IX si aggiunsero i monaci che avevano lasciato la Sicilia per l’invasione degli Arabi.

Già in epoca normanna Scalea aveva avuto una grande attività mercantile e marinara. Agli inizi del secolo XIV Scalea divenne un importante scalo marittimo. In seguito alla sua ribellione agli Angioini divenne terra demaniale con il sensibile sgravio fiscale che agevolò notevolmente ogni attività produttiva e commerciale. Di tale opportunità si avvantaggiò la marineria di Scalea che divenne una delle più rinomate della Calabria. Le sue navi toccavano i più importanti porti del Mediterraneo.[4]

Durante il periodo angioino-aragonese la popolazione di Scalea salì ad oltre 5000 abitanti. Successivamente a causa delle guerre, delle incursioni saracene e delle epidemie si registrò un’inversione di tendenza, fino al dimezzamento della popolazione totale con un esodo nei casali di Scalea.

L’interno di Scalea è un intrico di scale, vicoli, larghi, supporti ed archi. Una delle caratteristiche del nucleo storico sono i “Suppuorti”, tratti coperti delle vie, nati dalla necessità di costruire, per motivi di difesa, le case una sull'altra.

Nel XVI secolo scoppiarono in varie parti della Calabria moti antifeudali ed anche Scalea vi prese parte attiva.

Il secolo XVII fu uno dei più duri, una serie di terremoti provocarono molti danni; a questi si aggiunsero con inclemenza pestilenze e carestie.

Nel settecento la città aveva solo una piccola frazione, San Nicola (oggi San Nicola Arcella), poiché nel secolo precedente Santa Domenica (oggi Santa Domenica Talao) si era emancipata. Buoni erano i commerci e le produzioni:

«Tiene un comodo e sicuro porto per le barche da carico e sul fianco sinistro evvi una torre edificata in una penisoletta ai tempi di Carlo V con tre pezzi di cannoni, alla cui custodia son alcuni soldati invalidi con il loro alfiere. Al lato destro di esso porto vi sono poi molti scogli che si estendono per più di tre miglia e sono vi delle grotte da passo in passo, e tra queste una è chiamata la grotta della pecora nella quale sono annidati molti colombi selvaggi. Il suo territorio confina verso oriente con quello di Papasidero, dal nord con quello di Aieta e da sud con quello di Abatemarco ed Ursomarzo. Al lato destro della città vi passa un ruscelletto che quasi lambisce la porta di mare. Tiene un lago detto il Pantano, di quasi un miglio di circuito e finalmente nei confini a distanza di tre miglia tiene un altro fiume chiamato della Scalea, che ha la sua origine da Laino, il quale raccoglie molte acque in tempo di pioggia, e sebbene ricorre molto profitto per la coltura di esso territorio, irrigandone dei cittadini i loro fondi, pure alle volte vi cagiona del danno colle sue inondazioni. Produce in abbondanza grano, grano d'india, legumi ed ogni sorta di frutti ed ottimi vini. I melloni di pane e di acqua vi riescono assai buoni ed anche le cipolle che è in gran capo di commercio con i paesi vicini. I fichi e le uve zibibi sono pure eccellenti che poi secche ne fanno un gran smaltimento con i Genovesi, Livornesi ed anche cogli inglesi, venendoli a caricare o nel porto di S. Nicola, territorio di essa città o sull'isola Dino di Aieta. Il suddetto Pantano e il fiume, detto di Scalea, danno delle anguille e dei cefali agli abitatori; ma il mare è quello che somministra loro gran quantità di pesci e frutti di mare che raccogliono dalla suddivisata scogliera. Non vi sono boschi, essendo stati resi tutti a coltura e soltanto vicino al fiume vi è una selva detta "I salici" che gli fa fronte, trattenendo le acque che non sboccassero nei territori in tempo di abbondanti piogge. Vi è caccia di lepri, volpi e lupi, specialmente in luogo che chiamano Vannefora, e non vi mancano gli uccelli soprattutto nel suddivisato lago in tempo d'inverno e per le campagne delle beccacce, starne, ecc… Vi è una regia dogana col suo cassiere, libro all'incontro, credenziere e vicesegretario. Tiene un casale detto San Nicola Arcella, la cui popolazione unita a quella della nostra Scalea ascende a tremila individui.»

(Lorenzo Giustiniani, Dizionario Geografico del Regno di Napoli, Napoli 1802.)

Durante la seconda guerra mondiale Scalea fu bombardata. Dagli anni '60 le poche case che costituiscono l'attuale centro storico vennero progressivamente abbandonate e gli abitanti iniziarono a costruire edifici nuovi occupando la zona a sud del nucleo originario; tale processo proseguì fino agli anni '90 quando Scalea assunse l'attuale fisionomia. A partire dal nuovo millennio venne costruito l'aeroporto (ancora poco utilizzato) e la piscina comunale che è entrata in funzione nel mese di settembre 2012. Attualmente è in progetto la realizzazione di un porto che dovrebbe sfruttare parte dello spazio antistante la Torre Talao.

Nel luglio 2013, a seguito dell'inchiesta "Plinius", viene disposto l'arresto di 38 persone in varie regioni, fra cui il sindaco di Scalea, cinque assessori comunali e alcuni funzionari comunali; tra i reati contestati ai componenti della giunta cittadina c'è quello di associazione di tipo mafioso.[5][6][7] Nei mesi successivi, venuto a mancare il numero minimo di consiglieri necessari alla normale attività amministrativa, il consiglio comunale viene sciolto e viene nominato un commissario prefettizio per la gestione provvisoria.[8]

Le quattro porte di Scalea[modifica | modifica wikitesto]

Lorenzo Giustiani, viaggiatore erudito del XVIII secolo, descrisse così la città vecchia:

«Questa città tiene 4 porte, una è detta porta di mare, la seconda è detta porta del ponte, da un antico ponte, in cui vi si vede un pezzo di artiglieria; la terza porta di Cimalonga, in cui vi è una torre che serve oggi da carcere e la quarta porta del forte. Nella sommità si vede il suo antico castello quasi diruto coi suoi baluardi e fossi e vi è un pezzo di artiglieria che i vecchi del paese si ricordano diesservene stati molti. Pochi passi lungi dalla porta di mare, verso settentrione, alla sommità di una deliziosa collina, si vede un'antichissima torre detta di Giuda, che dovea servire di specola al suddetto castello.»

(Lorenzo Giustiniani, Dizionario Geografico del Regno di Napoli, Napoli 1802)

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Monumenti e luoghi d’interesse principali di Scalea sono:

  • Palazzo dei Principi: il Palazzo situato nel Centro Antico è testimonianza dell'architettura medioevale del secolo XIII, di proprietà del comune, sede della Biblioteca Comunale e di immensi saloni che custodiscono pregevoli affreschi del Seicento.
  • Palazzetto Normanno detto l'Episcopio del XII secolo: il palazzetto durante la dominazione angioina divenne una vera e propria fortezza militare e vi nacque un importante e illustre personaggio, Ruggero di Lauria[9],grande ammiraglio della flotta angioina-aragonese.
  • Torre Talao del secolo XVI: la Torre fu costruita nel ‘500 sopra un isolotto ora arenato al cui interno sgorgava acqua sulfurea e divenuta, negli anni, prima presidio militare, poi cenacolo di artisti e intellettuali.
  • Ruderi del Castello Normanno: il castello, i cui ruderi dominano i centro storico di Scalea, divenne fortezza militare nel secolo XIII, quando la signoria feudale era della famiglia Loira[10], successivamente il castello fu confiscato e passò al regio demanio. Verso il 1499 il feudo ed il castello di Scalea furono acquistati dal duca Francesco di Sanseverino. Nel 1501 il castello fu comperato da Giovanni Caracciolo e, nel 1525 passò alla figlia Isabella che andò in sposa a Ferrante Spinelli duca di Castrovillari che divenne il nuovo proprietario del castello. Alla morte di Francesco Spinelli il castello rimase di proprietà della famiglia fino alla fine della feudalità[6]. Poi fu venduto dagli eredi agli attuali proprietari. Il castello fu abbandonato alla fine del XVIII secolo e presto andò in rovina. Tra i suoi ruderi nel 1908 fu costruito il serbatoio del primo acquedotto di Scalea. Una leggenda narra che il castello sia collegato con un passaggio sotterraneo all'antica Torre Talao che sorge su un imponente scoglio.
  • Palazzo Pallamolla: il palazzo fu abitato dai Pallamolla che si trasferirono a Scalea nel XIV secolo per sfruttare l’economia commerciale del tempo attraverso il traffico marino. In tempi più recenti fu sede della caserma dei Carabinieri, poi durante l’ultimo conflitto fu adibito a caserma per i soldati della difesa costiera.
  • Palazzo dei Principi (secolo XIII).
  • Torre Cimalonga: la Torre è di costruzione cilindrica di stile aragonese, un tempo carcere mandamentale e ora sede dell’antiquarium che custodisce reperti archeologici provenienti dagli scavi dell’antica città del Laos. La torre fu costruita nel XV secolo per migliorare il sistema difensivo del paese. È a pianta circolare ed era a guardia di una delle 4 porte d'entrata a Scalea. La torre ospitava le guardie e due cannoni per la difesa ed il controllo della porta Cimalonga.
  • Torre della Scalicella o “di Giuda”: Scalea da nord era protetta dalla torre di guardia del castello, conosciuta come Torre di Giuda. All'inizio del XVII secolo il guardiano della torre non avvertì il castello della presenza dei saraceni. I nemici attaccarono Scalea, che colta impreparata fu presa. Scalea, dopo aver subito il saccheggio riuscì a respingere i saraceni. Dopo la battaglia il guardiano traditore, cercato e preso, fu impiccato ad un albero. Da allora la torre di guardia del castello fu detta Torre di Giuda. Questa però è la versione popolare. Gli storici danno altre spiegazioni sul nome della Torre. Alcuni sostengono che la torre fu detta di Giuda perché era vicino al ghetto degli Ebrei. Le torri di guardia all'epoca, venivano erette per motivi di difesa. Dalla Torre dovevano essere facili gli avvistamenti e la comunicazione con il Castello: da essa si dominava la baia, mentre dal Castello si sentiva distintamente la voce di chi parlava vicino ad un muro della Torre e dalla Torre si sentiva la voce di chi parlava dalla torre d'angolo nord del Castello.
  • Ruderi di Chiese Basiliane del secolo IX con affreschi.
  • Sarcofago Ademaro Romano (sec. XIV).
  • Ruderi della Grancia e del Convento Francescano del secolo XIII.
  • Sculture lignee e marmoree, affreschi e tele nelle Chiese di Sànta Maria d'Episcopio e di San Nicola in Plateis.
  • Scogliera "Ajnella".
  • Le grotte marine "du trasi e jesci", della "pecora" e del "bacio".
  • Grotte del paleolitico medio (epoca musteriana).

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la costruzione di un convento francescano nel XIII secolo ad opera di Pietro Cathin, discepolo di Francesco d'Assisi, Scalea divenne un centro religioso e culturale.

Chiesa di Santa Maria d'Episcopio[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa, meglio conosciuta come "Madonna del Carmine", è ricca di monumenti e opere d'arte. La Madonna del Carmine è la patrona di Scalea e si festeggia il 15 e 16 luglio di ogni anno. La mattina del 16 luglio il sindaco, a nome della cittadinanza, offre un "cero" Votivo alla Madonna. Il giorno della festa la statua della Madonna è portata in processione per le vie principali del paese. Partecipano alla processione donne con le "cinte" portate sul capo. La cinta è formata da un telaio in legno, riccamente addobbata, predisposta per reggere i ceri votivi.

La Madonna del Carmine fu proclamata patrona e protettrice di Scalea il 7 marzo del 1875, dopo un'epidemia di colera. La confraternita carmelitana era stata fondata già nel 1806. L'anno dopo ebbe l'indulgenza del papa Paolo V con bolla del 1º aprile. In occasione del centenario della proclamazione il popolo di Scalea offrì alla Madonna una corona d'oro. L'oro offerto dalla popolazione fu fuso in piazza vecchia, all'aperto, presenti tutti i fedeli, con una particolare cerimonia.

Il primo nucleo della chiesa Madonna del Carmine risale all'VIII secolo. Periodo questo di maggiore attività dei monaci Basiliani nella zona, conosciuta con il nome di Mercurion. In questi anni la chiesa fu anche sede episcopale o almeno di corepiscopi, gli ausiliari dei vescovi. In questa epoca, la chiesa, già dedicata a Santa Maria Annunziata, prese il nome di Santa Maria d'Episcopio: inoltre vicino alla chiesa resta un edificio signorile, con pseudo loggiato normanno, che per tradizione è indicato come il "palazzo del Vescovo". In epoca normanna la chiesa fu notevolmente ingrandita e affidata ai Benedettini di Cava dei Tirreni. Questo perché con l'avvento dei normanni le chiese di rito bizantino dovettero latinizzarsi. Molti monasteri greci, pertanto, furono affidati ai monasteri latini. Il superbo finestrone absidale della chiesa è appunto una testimonianza di questo periodo.

La chiesa nel 1554 subì il saccheggio dei saraceni di Dragut. Anni dopo fu ampliata e abbellita. Altri rifacimenti sostanziali furono apportati alle strutture della chiesa nei secoli XVIII e XIX.

Nel 1971 un fulmine ha distrutto l'orologio del campanile installato nel 1921 in sostituzione di uno più antico. Nel 1976 sono iniziati nella chiesa lavori di restauro.

Chiesa di San Nicola in Plateis[modifica | modifica wikitesto]

La parte bassa del centro storico è sovrastata dall'imponente struttura della Chiesa “di sotto”, dedicata a San Nicola di Platea, attestata a partire dal VIII secolo e inizialmente gotica, attualmente frutto delle ricostruzioni post-belliche della seconda guerra mondiale.

Ruderi del Convento Francescano[modifica | modifica wikitesto]

Il Convento Francescano viene anche detto chiesetta dello “Spedale”, fu costruita dai monaci Basiliani nel IX secolo. È formata da due navate e tre absidi con annesso un dormitorio, una sala da pranzo e un soggiorno, all'epoca utilizzata per dare assistenza ai pellegrini durante le crociate.

Santuario della Madonna del Lauro[modifica | modifica wikitesto]

Il santuario fu costruita agli inizi del XVIII secolo dai pescatori del luogo e di Meta di Sorrento, per sciogliere un voto fatto alla Madonna in occasione di una tempesta.

La chiesa fu elevata a santuario il 7 settembre 1987 da vescovo Augusto Lauro.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[11]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Il comune è attraversato dalla strada statale 18 Tirrena Inferiore e dalla strada statale 504 di Mormanno ed è servito dalla stazione ferroviaria Scalea-Santa Domenica Talao posta sulla linea Battipaglia-Reggio di Calabria. Nel territorio comunale si trova l'Aviosuperficie di Scalea.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1996 2000 Francesco Pezzotti Lista civica Sindaco
2000 2010 Mario Russo Lista civica Sindaco
2010 2013 Pasquale Basile Lista civica Sindaco
2013 2014 Massimo Mariani Commissario prefettizio
2014 2016 Salvatore Caccamo, Roberto Esposito, Rosario Fusaro Commissario straordinario ex art. 143 TUEL comune sciolto per infiltrazioni della 'ndrangheta[12]
2016 in corso Gennaro Licursi Lista civica Sindaco

Sport[modifica | modifica wikitesto]

A Scalea ha sede la società calcistica U.S.D. Scalea 1912, fondata appunto nel 1912. Nel corso della sua storia, ha disputato esclusivamente campionati dilettantistici regionali, raggiungendo il punto più alto nella stagione 1999-2000, quando centrò la promozione nel Campionato di Eccellenza Calabrese, nel quale milita quasi ininterrottamente dalla stagione 2000-2001 (esclusa la stagione 2013-2014 disputata in Promozione Calabrese), disputando in più occasioni i playoff per la promozione in Serie D.

Lo Stadio Comunale "Domenico Longobucco" è stato costruito negli anni 1930. In terra battuta, dal 2010 è in erba sintetica.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2017.
  2. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 610.
  3. ^ Età Preistorica, su comune.scalea.cs.it.
  4. ^ SCALEA tra duchi e principi mercanti filosofi e santi, Giovanni Celico.
  5. ^ Scalea (Cosenza), arrestato un intero comune per mafia – Video Il Fatto Quotidiano TV
  6. ^ 'Ndrangheta: arrestati sindaco e 5 assessori Scalea - Cronaca - ANSA.it
  7. ^ 'Ndrangheta, arrestato sindaco di Scalea. TGcom24, 12 luglio 2013.
  8. ^ Gazzetta Ufficiale (6 novembre 2013). G. U. Serie generale n° 260. Decreto del Presidente della Repubblica 21 ottobre 2013.
  9. ^ SCALEA tra duchi e principi mercanti filosofi e santi, Giovanni Celico.
  10. ^ Castello di Scalea, su calabriaportal.com.
  11. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  12. ^ Il consiglio comunale è stato sciolto decisione del Consiglio dei Ministri del 25 febbraio 2014.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Attilio Pepe, "Scalea, visioni e racconti d'altri tempi", Tipografia D'Agostino, Napoli, anni 60
  • Carmine Manco, "Scalea Prima e Dopo", n.d., 1969
  • Antonio Cotrone, "Scalea per voi", Pegaso Editore, Milano, 1991
  • Umberto Didona "Fofò, storie di paese", Salviati, Milano, 2006
  • Antonio Cotrone, "Piccola grammatica Scaleota", Salviati, Milano, 2010
  • Antonio Cotrone, "Serenata 'ppa Scalìa", Salviati, Milano, 2010
  • Elena Stummo, "Il Dialetto,lingua della nostra vita", Salviati, Milano, 2011
  • Libretto di Sala della commedia in vernacolo " A Duminicadia" Salviati, Milano, 2011
  • Antonio V. Valente, "La chiesa di San Nicola in Plateis a Scalea", Milano, Salviati, 2003.
  • Don Vincenzo Barone, "Scalea. Riviera che racconta", Milano, Salviati, 2010.
  • Carmine Manco, "Opere", a cura di Alfonso Mirto, Milano, Salviati, 2007.
  • Efisio Deidda, "I Racconti di Efisio" di mare e di costa 1, Milano, Salviati, 2009
  • Efisio Deidda, "I Racconti di Efisio" di mare e di costa 2, Milano, Salviati, 2012
  • Amito Vacchiano, "Scalea Antica e Moderna", Milano, Salviati, 2006
  • Aldo Piro, "Scalea anni 30", storia di una famiglia, Milano, Salviati, 2010
  • Carmelina Stummo, "Scalea, il suo dialetto tra cultura e tradizioni", Milano, Salviati, 2004
  • Autori vari, "Un prete a Scalea, Don Peppino Rimoli 50 anni dopo", Milano, Salviati, 2002
  • A.Vacchiano, A.Valente, "San Nicola dei Greci a Scalea", Milano, Salviati, 2006
  • Autori Vari, "Scalea una leggenda del calcio" 1912-2012, Milano, Salviati, 2012
  • Giovanni Celico, "Famiglie Notabili di Scalea e Santa Domenica Talao nei sec. XVIII e XIX", Scalea, I libri del Diogene, 2006
  • Amato Campolongo - Giovanni Celico, "I Sanseverino Conti di Lauria signori di Laino e duchi di Scalea", Soveria Mannelli, Rubettino per Editur Calabria, 2001

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