Scalea

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Scalea
comune
Scalea – Stemma Scalea – Bandiera
Scalea – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Calabria.svg Calabria
ProvinciaProvincia di Cosenza-Stemma.png Cosenza
Amministrazione
SindacoGennaro Licursi
Territorio
Coordinate39°49′N 15°48′E / 39.816667°N 15.8°E39.816667; 15.8 (Scalea)Coordinate: 39°49′N 15°48′E / 39.816667°N 15.8°E39.816667; 15.8 (Scalea)
Altitudine10 m s.l.m.
Superficie22,56 km²
Abitanti10 977[1] (31-07-2017)
Densità486,57 ab./km²
Comuni confinantiOrsomarso, San Nicola Arcella, Santa Domenica Talao, Santa Maria del Cedro
Altre informazioni
Cod. postale87029
Prefisso0985
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT078138
Cod. catastaleI489
TargaCS
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)
Nome abitantiscaleoti
PatronoBeata Vergine Maria del Monte Carmelo
Giorno festivo16 luglio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Scalea
Scalea
Scalea – Mappa
Posizione del comune di Scalea all'interno della provincia di Cosenza
Sito istituzionale

Scalea (Scalìa in calabrese[2], Skalia in greco bizantino) è un comune italiano di 10.977 abitanti[1] della provincia di Cosenza in Calabria.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio comunale, di forma quadrangolare, con la base maggiore di circa 8 km adagiata sul mar Tirreno, ha una profondità verso l’interno di circa 3 km e un’estensione totale di circa 28 kmq. Esso confina a nord con San Nicola Arcella[3], ad est con Santa Domenica Talao[4], a sud-est con Orsomarso[5], a sud con Santa Maria del Cedro[6] ed a ovest con il mar Tirreno[7].

La cittadina si dispone su un vasto promontorio, che delimita a sud il Golfo di Policastro.

La linea della costa si presenta in un primo tratto a Sud sabbiosa e lineare, mentre assume a Nord carattere frastagliato e roccioso con presenza di grotte, prodotte dall’erosione marina.

Per metà dell’estensione il terreno è pianeggiante (formato dal recente sedimento del fiume Lao che sfocia in mare dopo aver attraversato, per circa 3 km, la parte meridionale del territorio). L’altra metà è di natura collinare con altezza massima di 416 m sul livello del mare.

Scarso interesse hanno i corsi d’acqua, che sono a carattere torrentizio. Degni di nota sono solo il torrente Carpini, che definisce il confine settentrionale del territorio, ed il torrente Sant’Angelo, affluente del Lao.

I rioni più antichi si dispongono arroccati a gradoni, posti ad una quota di 75 m sul livello del mare, la parte più moderna si sviluppa lungo la costa.

Geologicamente il territorio è caratterizzato da affioramenti di depositi e formazione di età compresa tra il Triassico e l’Olocene, di natura ed ambiente diversi.

In relazione al parametro coerenza, sono stati distinti quattro tipi di rocce che pertanto, rappresentano gruppi litologici omogenei o per predominanza di un litotipo[8] o per la presenza di un’associazione caratteristica di più litotipi.

La prima unità rappresenta depositi incoerenti superficiali o pseudocoerenti di origine alluvionale, lacustre o di accumulo detritico-residuale eluvio-colluviale. Le altre unità, comprendono rocce sedimentarie con prevalenza di un tipo litologico coerente, semicoerente o pseudocoerente.

Le attività primarie di Scalea sono state sempre l’agricoltura e la pesca, anche se oggi sono quasi del tutto scomparse, e l’economia era basata su queste due principali attività. Significativo è il fatto che fino agli anni 70, la zona parallela al mare era coltivata a cedri[9], poi lo sviluppo edilizio ha portato i proprietari a vendere i loro terreni ricavandone guadagni sicuramente maggiori rispetto a quelli che avrebbero ottenuto dalla vendita dei prodotti agricoli.

La situazione socioeconomica del comune oggi è caratterizzata da un’economia di consumo sussidiata, nella quale gli afflussi netti di risorse finanziarie dall’esterno, sopravanzano gli investimenti lordi e concorrono a finanziare largamente i consumi.

Tutto questo ha provocato una forte espansione dei consumi e dell’edilizia creando un processo di crescita disorganizzato e caotico definibile come una “modernizzazione senza sviluppo”.

L’agricoltura[10], oggi, si caratterizza solo per la scarsissima integrazione con le attività di trasformazione e commercializzazione; le colture irrigue, nonostante le potenzialità esistenti, stentano ad espandersi.

L’industria minore si è sviluppata solo in alcuni settori, tipo l’edilizia ed i settori connessi.

Attualmente l’economia è rivolta soprattutto al turismo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Scalea è uno dei paesi più importanti e più antichi dell’Alto Tirreno Calabrese. Nelle grotte di Torre Talao, sono stati rinvenuti, nel corso di scavi archeologici, manufatti di pietre ed ossa dell’epoca paleolitica[11].

Durante la civiltà del bronzo, del ferro e nella fase protostorica (X-VII secolo a.C.) gli uomini vivevano nelle valli del Lao in piccole comunità: prova di questo periodo è lo scoglio di Torre dell’isola, una delle prime stazioni dell’uomo nell’Italia meridionale. Durante gli scavi nelle grotte di Torre Talao sono state rinvenute prove della fase mousteriana [12] in Calabria, oltre i resti della fauna pleistocenica riferibili all’industria paleolitica media, periodo che va da 160.000 a 40.000 anni fa.

I predetti ritrovamenti confermano la presenza dell’uomo di Neanderthal.

Successivamente la zona era stata dapprima terra degli Enotri[13] fino a quando i Greci Sibariti, per raggiungere la loro colonia di Poseidonia (Paestum), nel 600 a.C. fondarono la città di Laos. Essa fu una città costiera posta sulle prime alture del fiume Lao[14].

Laos si può considerare antenata di Scalea, così come la romana Lavinium nel modo in cui testimoniano i numerosi ruderi di ville romane di epoca imperiale sparse nella piana e nelle prime alture.

A Scalea nel VII secolo vivevano gli Anacoreti, monaci eremiti greci e bizantini che trascorrevano la loro vita ascetica in piccoli rifugi come le grotte della Scalicella. A questi nel secolo IX si aggiunsero i monaci che avevano lasciato la Sicilia per l’invasione degli Arabi.

Il nucleo originale di Scalea sorse durante il periodo delle lotte tra Bizantini e Longobardi, i quali costruirono una Rocca che in seguito i Normanni ampliarono con un castello. Il borgo sorto ai piedi del castello divenne come una fortezza sul mare e fu denominato Scalea forse per il suo sviluppo sui gradoni del Colle simile ad una scala.

E’ proprio in epoca normanna che Scalea diventa centro importante soprattutto negli scambi commerciali potenziando così l’attività mercantile e marinara.

Agli inizi del secolo XIV Scalea fu un importante scalo marittimo, ed in seguito alla sua ribellione agli Angioini, divenne terra demaniale con il sensibile sgravio fiscale che agevolò notevolmente ogni attività produttiva e commerciale. Di tale opportunità si avvantaggiò la marineria di Scalea che divenne una delle più rinomate della Calabria. Le sue navi toccavano i più importanti porti del Mediterraneo.

Durante il periodo angioino-aragonese la popolazione di Scalea salì ad  oltre 5000 abitanti. Successivamente a causa delle guerre, delle incursioni saracene e delle epidemie si registrò un’inversione di tendenza che si risolse in un calo demografico che giunse a dimezzare la popolazione totale con un esodo nei casali di Scalea.

Nel XVI secolo scoppiarono in varie parti della Calabria moti antifeudali ed anche Scalea prese parte attiva contro il Regno di Napoli[15].

Il secolo XVII fu uno dei più duri, una serie di terremoti provocarono molti danni, a questi si aggiunsero con inclemenza pestilenze e carestie che si fecero sentire a  Scalea.

Il centro storico di Scalea è dominato dai ruderi del castello risalente all’ XI secolo, costruito dai Normanni. Scalea che era sotto il dominio dei Bizantini, verso la fine del VI secolo fu occupata dai Longobardi. Essa rimase per circa 3 secoli arroccata sulla cima della sua rocca, cinta dalla muruglia delle sue case legate tutte insieme e aperta all’esterno con due porte: quella militare, in cima, presidiata dalla fortezza del Gastaldo e trasformato in castello dai Normanni e quella cittadina sullo spiazzo Cimalonga.

Scalea rimase rocca longobarda finché alla fine dell’ VIII secolo, Carlo Magno[16] sottomise tutti i ducati.

Con il ritorno dei Bizantini, Scalea visse la sua vita di Kastellion, vide l’arrivo dei monaci basiliani ed incominciò a subire le incursioni saracene, dalle quali poté essere liberata nell’ XI secolo dai Normanni.

Il castello divenne fortezza militare nel secolo XIII, quando la signoria feudale era della famiglia Loira. In esso nel 1250 nacque Ruggero di Lauria[17], poi grande ammiraglio della flotta angioina-aragonese. Successivamente il castello fu confiscato e passò al regio demanio.

Verso il 1449 il feudo ed il castello di Scalea furono acquistati dal duca Francesco di Sanseverino. Nel 1501 fu acquistato da Giovanni Caracciolo e, nel 1525 passò alla figlia Isabella che andò in sposa a Ferrante Spinelli duca di Castrovillari che divenne il nuovo proprietario del castello. Alla morte di Francesco Spinelli[18] il castello rimase di proprietà della famiglia fino alla fine della feudalità.

Poi fu venduto dagli eredi agli attuali proprietari. Il castello fu abbandonato alla fine del XVIII secolo e presto andò in rovina. Tra i suoi ruderi nel 1908 fu costruito il serbatoio del primo acquedotto di Scalea.

Un antica leggenda narra che il castello sia collegato con un passaggio sotterraneo all’antica Torre Talao che sorge su un imponente scoglio e costruita nel XVI secolo per fare parte del sistema difensivo voluto da Carlo V[19] per fronteggiare le incursioni turche.

Oggi Torre Talao è di proprietà del Comune di Scalea.

L’interno di Scalea è un intrigo di scale, vicoli, larghi, supporti ed archi. Una delle caratteristiche del nucleo storico sono i “Suppuorti” tratti coperti delle vie, nata dalla necessità di costruire, per motivi di difesa, le case una sull’altra.

Nella zona delle “Case Basse” si denotano edifici di epoca bizantina(IX e X secolo) posti nel versante nord-est. Qui è posta anche la chiesetta dello Spedale, costruita dai monaci Basiliani e formata da due navate e tre absidi con annesso un dormitorio, una sala da pranzo e un soggiorno, ed utilizzata per dare assistenza ai pellegrini durante le crociate.

All’interno del nucleo storico si trova la chiesa di San Nicola di Platea, costruita nel XIV secolo ampliando una precedente cappella bizantina. Di stile romanico ha forma basilicale e nell’abside presenta resti di costruzione gotica, mentre nella parte inferiore ha la cripta dell’Addolorata il cui stile è disegnato dalle otto basse colonne con capitelli in tufo intagliato e dall’architettura bizantina delle volte a crociera con funzione di supporto al solaio del pavimento della chiesa.

Un’altra chiesa presente è quella di Santa Maria di Episcopio nota anche come chiesa della Madonna del Carmine che risale all’ VIII secolo. In epoca normanna la chiesa fu restaurata e data ai Benedettini di Cava dei Tirreni.

Le insenature dell’Ajnella e di Marina Grande, anticamente formavano un porto naturale. Il mare era la principale via di comunicazione e serviva le zone di Napoli, Messina e Palermo. Oggi il porto è completamente insabbiato.

La scogliera che con la sua natura calcarea non ha retto agli attacchi del mare diventando così aspra e tagliente, dai toni scuri che si differenziano nettamente dall’arenile. Le sue grotte assumono forme caratteristiche che ne hanno determinato il nome: così è per la grotta del bacio, quella della pecora, quella dei briganti alla quale sono legate molte leggende e quella del “tras’e jescia”.

Nel settecento la città aveva solo una piccola frazione, San Nicola (oggi San Nicola Arcella), poiché nel secolo precedente Santa Domenica (oggi Santa Domenica Talao) si era emancipata. Buoni erano i commerci e le produzioni:

« Tiene un comodo e sicuro porto per le barche da carico e sul fianco sinistro evvi una torre edificata in una penisoletta ai tempi di Carlo V con tre pezzi di cannoni, alla cui custodia son alcuni soldati invalidi con il loro alfiere. Al lato destro di esso porto vi sono poi molti scogli che si estendono per più di tre miglia e sono vi delle grotte da passo in passo, e tra queste una è chiamata la grotta della pecora nella quale sono annidati molti colombi selvaggi. Il suo territorio confina verso oriente con quello di Papasidero, dal nord con quello di Aieta e da sud con quello di Abatemarco ed Ursomarzo. Al lato destro della città vi passa un ruscelletto che quasi lambisce la porta di mare. Tiene un lago detto il Pantano, di quasi un miglio di circuito e finalmente nei confini a distanza di tre miglia tiene un altro fiume chiamato della Scalea, che ha la sua origine da Laino, il quale raccoglie molte acque in tempo di pioggia, e sebbene ricorre molto profitto per la coltura di esso territorio, irrigandone dei cittadini i loro fondi, pure alle volte vi cagiona del danno colle sue inondazioni. Produce in abbondanza grano, grano d'india, legumi ed ogni sorta di frutti ed ottimi vini. I melloni di pane e di acqua vi riescono assai buoni ed anche le cipolle che è in gran capo di commercio con i paesi vicini. I fichi e le uve zibibi sono pure eccellenti che poi secche ne fanno un gran smaltimento con i Genovesi, Livornesi ed anche cogli inglesi, venendoli a caricare o nel porto di S. Nicola, territorio di essa città o sull'isola Dino di Aieta. Il suddetto Pantano e il fiume, detto di Scalea, danno delle anguille e dei cefali agli abitatori; ma il mare è quello che somministra loro gran quantità di pesci e frutti di mare che raccogliono dalla suddivisata scogliera. Non vi sono boschi, essendo stati resi tutti a coltura e soltanto vicino al fiume vi è una selva detta "I salici" che gli fa fronte, trattenendo le acque che non sboccassero nei territori in tempo di abbondanti piogge. Vi è caccia di lepri, volpi e lupi, specialmente in luogo che chiamano Vannefora, e non vi mancano gli uccelli soprattutto nel suddivisato lago in tempo d'inverno e per le campagne delle beccacce, starne, ecc… Vi è una regia dogana col suo cassiere, libro all'incontro, credenziere e vicesegretario. Tiene un casale detto San Nicola Arcella, la cui popolazione unita a quella della nostra Scalea ascende a tremila individui. »

(Lorenzo Giustiniani, Dizionario Geografico del Regno di Napoli, Napoli 1802.)

Durante la seconda guerra mondiale fu bombardata. Dagli anni '60 le poche case che costituiscono l'attuale centro storico vennero progressivamente abbandonate e gli abitanti iniziarono a costruire edifici nuovi occupando la zona a sud del nucleo originario e tale processo proseguì fino agli anni '90 quando assunse l'attuale fisionomia. A partire dal nuovo millennio venne costruito l'aeroporto (ancora poco utilizzato) e la piscina comunale che è entrata in funzione nel mese di settembre 2012. Attualmente è in progetto la realizzazione di un porto che stando agli attuali progetti dovrebbe sfruttare parte dello spazio antistante la Torre Talao. L'economia attuale di Scalea è principalmente basata sul turismo estivo.

Nel luglio 2013, a seguito dell'inchiesta "Plinius", viene disposto l'arresto di 38 persone in varie regioni, fra cui il sindaco di Scalea, cinque assessori comunali e alcuni funzionari comunali; tra i reati contestati ai componenti della giunta cittadina c'è quello di associazione di tipo mafioso.[20][21][22] Nei mesi successivi, venuto a mancare il numero minimo di consiglieri necessari alla normale attività amministrativa, il consiglio comunale viene sciolto e viene nominato un commissario prefettizio per la gestione provvisoria.[23]

Le quattro porte di Scalea[modifica | modifica wikitesto]

Lorenzo Giustiani, viaggiatore erudito del XVIII secolo, descrisse così la città vecchia:

« Questa città tiene 4 porte, una è detta porta di mare, la seconda è detta porta del ponte, da un antico ponte, in cui vi si vede un pezzo di artiglieria; la terza porta di Cimalonga, in cui vi è una torre che serve oggi da carcere e la quarta porta del forte. Nella sommità si vede il suo antico castello quasi diruto coi suoi baluardi e fossi e vi è un pezzo di artiglieria che i vecchi del paese si ricordano diesservene stati molti. Pochi passi lungi dalla porta di mare, verso settentrione, alla sommità di una deliziosa collina, si vede un'antichissima torre detta di giuda, che dovea servire di specola al suddetto castello. »
(Lorenzo Giustiniani, Dizionario Geografico del Regno di Napoli, Napoli 1802.)

Verso la fine del VI secolo Scalea fu occupata dai Longobardi. Intorno alla rocca costruita da gli invasori sorsero le prime case, addossate l’una alle altre, protette da alte mura che consentivano l’accesso al borgo solo attraverso 2 porte: una militare che favoriva l’accesso al castello e l’altra cittadina, situata su largo Cimalonga. Con la venuta dei Normanni (XI secolo) il borgo e le sue mura si distesero verso il mare e altre due porte facilitarono l’ingresso della popolazione nel paese: una a nord e l’altra a sud-est situata sulla strada che porta a Cimalonga.

  • Porta marina e quella Cimalonga furono le più frequentate. Il largo adiacente porta della Marina è stato per secoli il punto di ritrovo per tutti coloro i quali erano collegati alla vita marinara.
  • Porta Cimalonga: era attraversata dai contadini per andare nelle campagne o dai mercanti che venivano nel borgo a vendere le loro merci. Vi si svolgevano il mercato, le fiere e molte feste del paese.
  • Porta del ponte: era riservata al passaggio dei feudatari e della gente di riguardo.
  • Porta militare: oltre alla sua funzione militare consentiva il passaggio del Principe, dei suoi familiari e delle persone a suo servizio.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Monumenti e opere d'arte principali di Scalea sono:

  • Nel Centro Antico le testimonianze dell'architettura medioevale e il Palazzo dei Principi, del secolo XIII di proprietà del comune, sede della Biblioteca Comunale e di immensi saloni che custodiscono pregevoli affreschi del Seicento utilizzati per varie manifestazioni culturali.
  • Palazzetto Normanno detto l'Episcopio: (XII secolo) che durante la dominazione angioina divenne una vera e propria fortezza militare e ove vi nacque un importante e illustre personaggio, Ruggero di Lauria[24].
  • Torre Talao del secolo XV.
  • Ruderi del Castello Normanno.
  • Palazzo Palamolla: nella quale abitarono i Pallamolla che si trasferirono a Scalea nel XIV secolo per sfruttare l’economia commerciale del tempo attraverso il traffico marino. In tempi più recenti fu sede della caserma dei Carabinieri, poi durante l’ultimo conflitto fu adibito a caserma per i soldati della difesa costiera
  • Palazzo dei Principi (sec. XIII).
  • La Torre Cimalonga del secolo XV: costruzione cilindrica di stile aragonese, un tempo carcere mandamentale e ora sede dell’antiquarium che custodisce reperti archeologici provenienti dagli scavi dell’antica città del Laos. La torre fu costruita nel XV secolo. Per migliorare il sistema difensivo del paese. È a pianta circolare ed era a guardia di una delle 4 porte d'entrata a Scalea. La torre ospitava le guardie e due cannoni per la difesa ed il controllo della porta Cimalonga. Negli ultimi anni ha ospitato le carceri mandamentali. All'interno di Scalea si passava anche per altre porte. La porta Marina, Ponte e Castello o del Forte. La porta Marina e quella di Cimalonga erano quelle più frequentate. La porta Ponte era riservata al passaggio del feudatario e della gente di riguardo. Dalla porta del castello passavano il Principe, i suoi familiari e le persone al suo servizio. All'interno di porta Marina, sul muro in alto, sono visibili ancora tracce di affreschi. Era il posto dove il nuovo feudatario faceva dipingere il suo stemma. E così quello del nuovo feudatario copriva il vecchio stemma del suo predecessore. L'abate Pacicchelli erudito giramondo e scrittore nella sua visita a Scalea annotò di aver visto, tra l'altro, la "taverna", e la chiusura a sera delle porte di accesso al paese. La "taverna" era un locale di vendita. In quegli anni a nessuno del posto o forestiero era permesso esercitare il commercio di generi alimentari senza il permesso del feudatario. La popolazione era costretta a comperare i generi di prima necessità presso il tavernaro. Questi era il gestore della taverna di proprietà del barone. Oggi delle caratteristiche delle 4 porte si conservano quelle di porta Marina e, parzialmente, delle porte del Castello e di Cimalonga. Nei muri di difesa vicino alle porte, inoltre, si notano le feritoie attraverso cui si sparava con i cannoni.
  • Torre della Scalicella o “di Giuda”: Scalea da Nord è guadata dalla torre di guardia del castello, conosciuta come Torre di Giuda. All'inizio del XVII secolo il guardiano della torre di guardia non avvertì il castello della presenza dei corsari. I corsari attaccarono Scalea, che colta impreparata fu presa. Scalea, dopo aver subito il saccheggio riuscì a respingere i saraceni. Dopo la battaglia il guardiano traditore, cercato e preso, fu impiccato ad un albero. Da allora la torre di guardia del castello fu detta Torre di Giuda. Questa però è la versione popolare. Gli storici danno altre spiegazioni sul nome della Torre. Alcuni sostengono che la torre fu detta di Giuda perché era vicino al ghetto degli Ebrei. Infatti nei secoli scorsi le poche case che sorgevano all'inizio della piana della Petrosa, poco più in alto della torre, furono adibite ad olivi. Poi alla fine del secolo scorso, furono distrutte per far posto alla costruzione dell'attuale Faro. Le torri di guardia all'epoca, venivano erette per motivi di difesa. Dalla Torre doveva essere, facile l'avvistamento e la comunicazione con il Castello. Anche la Torre di Giuda possedeva questi requisiti. Infatti dalla Torre si dominava la baia. Inoltre dal Castello si sentiva distintamente la voce di chi parlava vicino ad un muro della Torre. E dalla Torre si sentiva la voce di chi parlava dalla torre d'angolo nord del Castello
  • Ruderi di Chiese Basiliane del secolo IX con affreschi.
  • Sarcofago Ademaro Romano (sec. XIV).
  • Ruderi della Grancia e del Convento Francescano del secolo XIII.
  • Sculture lignee e marmoree, affreschi e tele nelle Chiese di Sànta Maria d'Episcopio e di San Nicola in Plateis.
  • Busto di Gregorio Caloprese, opera dello scultore Enrico Mossuti (1911)
  • Scogliera "Ajnella".
  • Le grotte marine "du trasi e jesci", della "pecora" e del "bacio".
  • Grotte del paleolitico medio (epoca mousteriana).

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la costruzione di un convento francescano nel XIII secolo ad opera di Pietro Cathin, discepolo di Francesco d'Assisi, Scalea divenne un centro religioso e culturale.

  • La Chiesa Santa Maria d'Episcopio: che gli scaleoti chiamano la “chiesa di sopra”. La chiesa, meglio conosciuta come "Madonna del Carmine", è ricca di monumenti e opere d'arte. La Madonna del Carmine è la patrona di Scalea e si festeggia il 15 e 16 luglio di ogni anno. La mattina del 16 luglio il sindaco, a nome della cittadinanza, offre un "cero" Votivo alla Madonna. Il giorno della festa. La statua della Madonna è portata in processione per le vie principali del paese. Partecipano alla processione donne con le "cinte" portate sul capo.  La cinta è formata da un telaio in legno, riccamente addobbata, predisposta per reggere i ceri votivi. La Madonna del Carmine fu proclamata patrona e protettrice di Scalea il 7 marzo del 1875, dopo un'epidemia di colera. La confraternita carmelitana era stata fondata già nel 1806. L'anno dopo ebbe l'indulgenza del papa Paolo V con bolla del 1° aprile. In occasione del centenario della proclamazione il popolo di Scalea offrì alla Madonna una corona d'oro. L'oro offerto dalla popolazione fu fuso in piazza vecchia, all'aperto, presenti tutti i fedeli, con una particolare cerimonia. Il primo nucleo della chiesa Madonna del Carmine risale all'VIII secolo. Periodo questo di maggiore attività dei monaci Basiliani nella zona, conosciuta con il nome di Mercurion. In questi anni la chiesa fu anche sede episcopale o almeno di corepiscopi, gli ausiliari dei vescovi. In questa epoca, la chiesa, già dedicata a Santa Maria Annunziata, prese il nome di Santa Maria d'Episcopio: Inoltre vicino alla chiesa resta un edificio signorile, con pseudo loggiato normanno, che per tradizione è indicato come il "palazzo del Vescovo". In epoca normanna la chiesa fu notevolmente ingrandita e affidata ai Benedettini di Cava dei Tirreni. Questo perché con l'avvento dei normanni le chiese di rito bizantino dovettero latinizzarsi. Molti monasteri greci, pertanto, furono affidati ai monasteri latini. Il superbo finestrone absidale della chiesa è appunto una testimonianza di questo periodo. La chiesa nel 1554 subì il saccheggio dei saraceni di Dragut. Anni dopo fu ampliata e abbellita. Altri rifacimenti sostanziali furono apportati alle strutture della chiesa nei secoli XVIII e XIX. Nel 1971 un fulmine ha distrutto l'orologio del campanile installato nel 1921 in sostituzione di uno più antico. Nel 1976 sono iniziati nella chiesa lavori di restauro.
  • La Chiesa di San Nicola in Plateis è invece definita la chiesa “di sotto”. La parte bassa del centro storico è sovrastata dall'imponente struttura della Chiesa di sotto, dedicata a San Nicola di Platea. Le prime strutture risalgono all'VIII secolo. La chiesa ha nell'abside resti di costruzione gotiche e nella parte inferiore la cripta dell'Addolorata, con volte a crociera rette da colonne. La cripta è dotata di statue e coro lignei del secolo XVII donati dal principe di Scalea. Inoltre all'entrata della cripta una lapide ricorda che lì riposano le ossa del filosofo Gregorio Caloprese[25] morto nel 1715 all'età di 61 anni. Il sotterraneo della chiesa per secoli è stato l'unico luogo di sepoltura per gli abitanti della parte bassa del paese. Solo in caso di epidemie la sepoltura avveniva altrove. Nella chiesa di San Nicola in una tomba monumentale è sepolto anche Ademaro Romano[26], grande ammiraglio della flotta angioina, nato a Scalea e morto nel 1344. Il sepolcro, opera della scuola di Tino da Camaino[27], si trova nella cappella di Santa Caterina. Nella stessa cappella si conserva una bifora di architettura medioevale, che faceva parte del cenotafio fatto erigere da Roberto "il saggio" in onore di Ruggiero di Lauria. Il monumento funerario andò distrutto durante il terremoto del 1683 che colpì la Calabria settentrionale. Verso la metà del XIV secolo si ebbe un ampliamento della chiesa come fa pensare un'indulgenza del 1345 di papa Clemente VI[28]. Le indulgenze, allora, erano concesse, a chi contribuiva alla costruzione o ampliamento di chiese. Verso la metà del XV secolo la chiesa fu ancora restaurata. Per questo motivo il vescovo Soare ottenne una particolare indulgenza dal papa Callisto III[29], con la bolla del 18 novembre 1455. Dopo gli ampliamenti e restauri la chiesa diventò uno dei più significativi monumenti quattrocenteschi. Nel 1510 la chiesa di San Nicola fu elevata ad arcipretura della diocesi di Cassano. Nella metà del XVI secolo la chiesa di San Nicola subì il saccheggio degli uomini del Saraceno Dragut. I saraceni aprirono il sarcofago, danneggiandolo, di Adimaro Romano e rubarono la spada del defunto. Portarono via inoltre una campana d'argento e dopo aver preso altri oggetti sacri di valore raggiunsero le altre imbarcazioni. L'imbarcazione su cui si trovava la campana d'argento rubata naufragò sugli scogli della "Giumenta", prima di superare Capo Scalea. La nave e la campana d'argento finirono così in fondo al mare. Una delicata tradizione vuole che il giorno di San Nicola, il 6 dicembre, la campana suoni dal fondo del mare. Però la possono sentire solamente i puri e gli innamorati. Nel XVIII secolo un incendio distrusse l'archivio parrocchiale di San Nicola di Platea, d'inestimabile valore storico. In seguito alle strutture della chiesa furono apportati sostanziali rifacimenti. Nel corso dell'ultima guerra, nell'agosto del 1943, una cannonata della flotta anglo-americana distrusse la parte alta dell'antico campanile costruito in tufo, e la secolare campana grande. A causa dello stesso bombardamento aereo-navale andarono distrutti l'antichissimo organo a canne e una fonte battesimale in marmo, pregevoli opere del XVII secolo. Verso il 1947 fu costruito il campanile e "intonacata" tutta la chiesa, che perse così l'antico aspetto originario.
  • I ruderi del Convento Francescano: nel centro storico, della chiesetta dello “Spedale”, costruzione basiliana del IX secolo, all’epoca ostello di pellegrini che andavano alle crociate.
  • I ruderi della chiesetta bizantina di San Cataldo: la vita, a Scalea, un tempo si svolgeva in questi luoghi, protetta dalle torri di guardia a difesa delle invasioni nemiche; ma col passar del tempo, il centro vitale della cittadina si è spostato sulla costa; la nuova Scalea ha tre chiese: il Santuario della Madonna del Lauro, la chiesa di San Giuseppe Lavoratore e la chiesa della Santissima Trinità, costruite man mano che il centro urbano si è allargato dando vita a nuovi quartieri.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[30]

Persone legate a Scalea[modifica | modifica wikitesto]

Centro storico

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Il comune è attraversato dalla strada statale 18 Tirrena Inferiore e dalla strada statale 504 di Mormanno ed è servito dalla stazione ferroviaria Scalea-Santa Domenica Talao posta sulla linea Battipaglia-Reggio di Calabria. Nel territorio comunale si trova l'Aviosuperficie di Scalea.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1996 2000 Francesco Pezzotti Lista civica Sindaco
2000 2010 Mario Russo Lista civica Sindaco
2010 2013 Pasquale Basile Lista civica Sindaco
2013 2014 Massimo Mariani Commissario prefettizio
2014 2016 Salvatore Caccamo, Roberto Esposito, Rosario Fusaro Commissario straordinario ex art. 143 TUEL comune sciolto per infiltrazioni della 'ndrangheta[31]
2016 in corso Gennaro Licursi Lista civica Sindaco

Sport[modifica | modifica wikitesto]

A Scalea ha sede la società calcistica U.S.D. Scalea 1912, fondata appunto nel 1912. Nel corso della sua storia, ha disputato esclusivamente campionati dilettantistici regionali, raggiungendo il punto più alto nella stagione 1999-2000, quando centrò la promozione nel Campionato di Eccellenza Calabrese, nel quale milita quasi ininterrottamente dalla stagione 2000-2001 (esclusa la stagione 2013-2014 disputata in Promozione Calabrese), disputando in più occasioni i playoff per la promozione in Serie D.

Lo Stadio Comunale "Domenico Longobucco" è stato costruito negli anni 1930. In terra battuta, dal 2010 è in erba sintetica.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 luglio 2017.
  2. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 610.
  3. ^ San Nicola Arcella, in Wikipedia, 25 agosto 2017. URL consultato il 04 gennaio 2018.
  4. ^ Santa Domenica Talao, in Wikipedia, 07 dicembre 2017. URL consultato il 04 gennaio 2018.
  5. ^ Orsomarso, in Wikipedia, 07 dicembre 2017. URL consultato il 04 gennaio 2018.
  6. ^ Santa Maria del Cedro, in Wikipedia, 15 dicembre 2017. URL consultato il 04 gennaio 2018.
  7. ^ Mar Tirreno, in Wikipedia, 13 ottobre 2017. URL consultato il 04 gennaio 2018.
  8. ^ Litotipo, in Wikipedia, 06 dicembre 2017. URL consultato il 04 gennaio 2018.
  9. ^ Citrus medica, in Wikipedia, 06 ottobre 2017. URL consultato il 04 gennaio 2018.
  10. ^ Agricoltura, in Wikipedia, 1° gennaio 2018. URL consultato il 04 gennaio 2018.
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  16. ^ Carlo Magno, in Wikipedia, 02 gennaio 2018. URL consultato il 04 gennaio 2018.
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  19. ^ Carlo V d'Asburgo, in Wikipedia, 24 dicembre 2017. URL consultato il 04 gennaio 2018.
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  21. ^ 'Ndrangheta: arrestati sindaco e 5 assessori Scalea - Cronaca - ANSA.it
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  23. ^ Gazzetta Ufficiale (6 novembre 2013). G. U. Serie generale n° 260. Decreto del Presidente della Repubblica 21 ottobre 2013.
  24. ^ Ruggiero di Lauria, in Wikipedia, 30 ottobre 2017. URL consultato il 04 gennaio 2018.
  25. ^ Gregorio Caloprese, in Wikipedia, 09 novembre 2016. URL consultato il 04 gennaio 2018.
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  28. ^ Papa Clemente VI, in Wikipedia, 08 ottobre 2017. URL consultato il 04 gennaio 2018.
  29. ^ Papa Callisto III, in Wikipedia, 21 novembre 2017. URL consultato il 04 gennaio 2018.
  30. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  31. ^ Il consiglio comunale è stato sciolto decisione del Consiglio dei Ministri del 25 febbraio 2014.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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  • Antonio Cotrone, "Scalea per voi", Pegaso Editore, Milano, 1991
  • Umberto Didona "Fofò, storie di paese", Salviati, Milano, 2006
  • Antonio Cotrone, "Piccola grammatica Scaleota", Salviati, Milano, 2010
  • Antonio Cotrone, "Serenata 'ppa Scalìa", Salviati, Milano, 2010
  • Elena Stummo, "Il Dialetto,lingua della nostra vita", Salviati, Milano, 2011
  • Libretto di Sala della commedia in vernacolo " A Duminicadia" Salviati, Milano, 2011
  • Antonio V. Valente, "La chiesa di San Nicola in Plateis a Scalea", Milano, Salviati, 2003.
  • Don Vincenzo Barone, "Scalea. Riviera che racconta", Milano, Salviati, 2010.
  • Carmine Manco, "Opere", a cura di Alfonso Mirto, Milano, Salviati, 2007.
  • Efisio Deidda, "I Racconti di Efisio" di mare e di costa 1, Milano, Salviati, 2009
  • Efisio Deidda, "I Racconti di Efisio" di mare e di costa 2, Milano, Salviati, 2012
  • Amito Vacchiano, "Scalea Antica e Moderna", Milano, Salviati, 2006
  • Aldo Piro, "Scalea anni 30", storia di una famiglia, Milano, Salviati, 2010
  • Carmelina Stummo, "Scalea, il suo dialetto tra cultura e tradizioni", Milano, Salviati, 2004
  • Autori vari, "Un prete a Scalea, Don Peppino Rimoli 50 anni dopo", Milano, Salviati, 2002
  • A.Vacchiano, A.Valente, "San Nicola dei Greci a Scalea", Milano, Salviati, 2006
  • Autori Vari, "Scalea una leggenda del calcio" 1912-2012, Milano, Salviati, 2012
  • Giovanni Celico, "Famiglie Notabili di Scalea e Santa Domenica Talao nei sec. XVIII e XIX", Scalea, I libri del Diogene, 2006
  • Amato Campolongo - Giovanni Celico, "I Sanseverino Conti di Lauria signori di Laino e duchi di Scalea", Soveria Mannelli, Rubettino per Editur Calabria, 2001

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