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Bisignano

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Bisignano
comune
Bisignano – Stemma Bisignano – Bandiera
Bisignano – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Calabria.svg Calabria
ProvinciaProvincia di Cosenza-Stemma.png Cosenza
Amministrazione
SindacoLo Giudice Francesco (Lista civica "Energia per il cambiamento") dall'11-06-2017
Territorio
Coordinate39°30′26.17″N 16°16′51.82″E / 39.50727°N 16.28106°E39.50727; 16.28106 (Bisignano)Coordinate: 39°30′26.17″N 16°16′51.82″E / 39.50727°N 16.28106°E39.50727; 16.28106 (Bisignano)
Altitudine350 m s.l.m.
Superficie86,2 km²
Abitanti10 182[1] (30-4-2017)
Densità118,12 ab./km²
Comuni confinantiAcri, Cerzeto, Lattarico, Luzzi, Mongrassano, San Marco Argentano, Santa Sofia d'Epiro, Tarsia, Torano Castello
Altre informazioni
Cod. postale87043
Prefisso0984
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT078017
Cod. catastaleA887
TargaCS
Cl. sismicazona 1 (sismicità alta)
Nome abitantibisignanesi
PatronoSant'Umile da Bisignano e CopatronoSan Francesco da Paola
Giorno festivo26 novembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Bisignano
Bisignano
Bisignano – Mappa
Posizione del comune di Bisignano all'interno della provincia di Cosenza
Sito istituzionale

Bisignano (Visignànu in dialetto locale[2]) è un comune italiano di 10.182 abitanti della provincia di Cosenza in Calabria.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

È posta a 350 metri sul livello del mare sulle ultime propaggini collinose della Sila greca, a dominio della valle del Crati. Sede vescovile dall'VIII secolo, vanta i ruderi di un castello bizantino-normanno e la cattedrale, risalente al XIII secolo ma quasi interamente rifatta.

Nicola Leoni, nel libro “Dalla Magna Grecia e delle Tre Calabrie” del 1845 descrive Bisignano così: "La città ha belli edifici, più parrocchie, un seminario, più monasteri, un monte di pietà. Educa un popolo di 4450 individui civili industriosi. È celebrata per le bellissime razze di cavalli. Si allontana da Cosenza a 20 miglia. La famiglia Sanseverino vi ebbe signoria. Ampio fertilissimo n'è il territorio che si distende in vallate, in aprici colli deliziosi, piantati di ulivi, di viti, di gelsi, e di tutta la numerosa famiglia dell'ubertose piante, irrigato da limpidissimi rivi. La Cattedrale col titolo dell'Assunta è di bell'architettura."

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Non si conoscono con esattezza quali furono gli albori della città; alcuni storici antichi, e tra questi il Barrio, raccontano che il fondatore fu un tale Bescio, il quale condusse Aschenez, pronipote di Noè, fino in Calabria, dandole il nome di Bescia, che i Greci e i Romani cambiarono in Besidia. Altri storici, invece, fanno risalire le origini agli Ausoni. Certamente nel IV secolo a.C. Bisignano era una delle principali città della Confederatio Bruttiorum (vedi Bruzi).

I numerosi ritrovamenti testimoniano comunque le antichissime e importanti origini della Città, in periodi storici che risalgono al XV e XIV secolo a.C. I siti archeologici di Bisignano nelle località di Mastro D'Alfio e di Comò custodiscono, sepolte, le vestigia della Bruzia Besidiae. In particolare, nella zona di Mastro D'Alfio, affiora, dal cumulo di terra che lo ricopre, un forno di età greca a due bocche e nella medesima zona furono ritrovate le grandi giare del IV secolo a.C. custodite nel Museo della Sibaritide. Notizie della città sono già note intorno al 205 a.C., quando alleata di Annibale, nella battaglia di Campovile, sconfisse i Romani.

Sede vescovile[modifica | modifica wikitesto]

Per carenza di documentazione sono altrettanto ignote sono le origini di Bisignano sede vescovile. Secondo l'Arcidiocesi Cosenza-Bisignano, è attendibile l'ipotesi che stabilisce che la Diocesi di Bisignano sia stata istituita a cavallo dei secoli VII e VIII, subentrando a quella di Thurii, di cui noi si hanno più notizie dal 680. Il primo Vescovo che risulta da un documento ufficiale del 743 è Auderamus, il quale partecipa al Sinodo convocato a Roma da Papa Zaccaria. Niceforo II Foca, imperatore bizantino, nel 963 riconquisto la Calabria scacciando i Longobardi dalla valle del Crati imponendo il rito Bizantino anche alla Diocesi di Bisignano. Ma già nel 983, Papa Benedetto VII la assegna alla Metropolia di Salerno, come risulta dalle bolle papali del 986 e del 1058. La posizione però è contraddittoria fino all'XI secolo in quanto per le fonti greche Bisignano dipende da Reggio Calabria, mentre per quelle latine da Salerno. Secondo l'Arcidiocesi di Cosenza-Bisignano, Bisignano era il confine tra il dominio longobardo e quello bizantino e quindi, molto probabilmente, non era soggetta a nessuna di esse. Dopo il concordato di Melfi, periodo normanno, la Diocesi di Bisignano è ricordata nel “Liber Censum” della Chiesa di Roma come “Domini Papae”, ovvero era soggetta direttamente alla Sede Apostolica. Notizie più precise circa i confini e i possedimenti della Diocesi si hanno dal momento in cui fu redatta, da parte del Vescovo Ruffino, la Platea, dalla lettura della quale emerge la presenza in Bisignano di monasteri Basiliani e latini, chiese parrocchiali, rurali e luoghi culturali, menzionati successivamente in numerosi documenti ecclesiastici i quali dimostrano un'intensa e continua vita religiosa. Nel 1806 furono espropriate le terre ecclesiastiche in Bisignano e nel 1809 furono soppressi i Monasteri dei Domenicani, dei Cappuccini, dei Conventuali, dei Paolotti, dei Riformati e il Terz'Ordine dei Santa Maria delle Grazie. Nel 1818 la Diocesi di Bisignano è stata unita a quella di San Marco Argentano e nel 1979 è stata definitivamente unita all'Arcidiocesi di Cosenza. (Tratto dal sito dell'Arcidiocesi di Cosenza-Bisignano)

Dominazione romana[modifica | modifica wikitesto]

Dominazione longobarda[modifica | modifica wikitesto]

Durante la dominazione longobarda (568774), venne nominato Anderamo vescovo di Bisignano.

Dominazione bizantina[modifica | modifica wikitesto]

Il cronista Colaniello Pacca annota che nel 1026 Bisignano fu assediata, presa, profanata e saccheggiata dai Saraceni che venivano dalla vicina Sicilia.[3][4]

Dominazione normanna[modifica | modifica wikitesto]

La città era Comune nel 1061 guidata "dai consigli" di Pietro De Turra (fatto prigioniero da Roberto Guiscardo per ottenere la resa della città[5]).

Nel 1056 Bisignano, Cosenza e quasi tutta la Calabria Citra furono costrette a pagare un tributo e prestare servigio ai Normanni grazie ad un'astuzia di Roberto D'Altavilla, detto, dopo questo episodio, il Guiscardo. Sotto le mura di Bisignano Roberto D'Altavilla chiama a colloquio Pietro Turra, ricchissimo signore di quella città, per risolvere alcune questioni sorte tra i Bisignanesi e i Normanni che vivevano nella vicina San Marco. Mentre i due signori discorrevano sotto gli occhi dei Bisignanesi da un lato e i Normanni dall'altro, Roberto, con un movimento repentino, afferra Pietro, di forme smisurate, a metà del corpo e se lo mette in spalla correndo verso i suoi uomini. I Bisignanesi, colti di sorpresa corrono verso Roberto D'Altavilla per liberare Pietro Turra arrivando ad azzuffarsi con i Normanni, e mentre questi si azzuffano, Pietro invano si sforza, con i piedi e con le mani, di divincolarsi. Roberto lo attanaglia sempre più, ora rotolandosi sul terreno, ora spingendolo alla meglio, ora trascinandolo, riesce a farlo prigioniero. Pietro Turra ottenne la libertà solo dopo aver pagato un riscatto di 20 mila scudi.[6][7]

Dal Medioevo al XX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Bisignano fu dominio dei Normanni e nel 1400 feudo dei Ruffo di Catanzaro.

Nel 1461 con Luca Sanseverino, figlio di Antonio Duca di San Marco, ha inizio la dinastia dei Principi di Bisignano e la città diviene capoluogo del principato fino ai primi del XIX secolo oltre che protagonista delle alterne vicende legate alla fortuna militare e politica del casato dei Sanseverino.

La città di Bisignano fu governata da una florida aristocrazia facente parte di un Seggio o Sedile chiuso, cioè del quale si poteva entrare a fa parte solo con il consenso unanime di tutti gli altri componenti del Seggio stesso. Tale Seggio era preesistente all'infeudamento alla Famiglia Sanseverino, poiché risalente al 4 gennaio 1339, con privilegio di Re Roberto d'Angiò confermato da Giovanna I e da Ladislao. Nell'atto di ricostituzione dei capitoli del Seggio del 2 aprile 1645 per Notaio Giovan Tommaso Oliverio (n. 215, Vol. 13, fol. 10, conservato presso l'Archivio di Stato di Cosenza) sono presenti i rappresentanti delle seguenti famiglie, alcune ancora esistenti: Acervo, Alitto, Aloise (o Loise), Caro Caruso, Catapani, Cosentini, Fasanella, Fede, Ferraro, Gaeta, Gioppa, Granata, Herrico, Laymo, Loe, Longo, Luzzi, Maldotto (o Maddotti), Pisa, Rende, Ripulo, Rodà, Rosa, Rossi, Russo, Solima, Trentacapilli, Valle, Ventre, Zazzo. Con atto del 27 aprile 1672 per Notar Muzio Verderame (n. 254, Vol. 8, fol. 7, presso l'Archivio di Stato di Cosenza), si aggiunsero le famiglie Rogliano e Boscarelli. Infine, con atto del 14 gennaio 1721 per Notar Marzio Castagnaro (n. 107, presso l'Archivio di stato di Cosenza) venne ammessa al Sedile di Nobiltà la famiglia Gallo. Il Governo da parte del Seggio dei Nobili cessò con la legge napoleonica di eversione della feudalità, il 2 agosto 1806.

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 aprile 2017.
  2. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 81.
  3. ^ Tratto dal libro “Dalla Magna Grecia e delle Tre Calabrie” di Nicola Leoni edito a Napoli presso la Tipografia di Vincenzo Priggiolba nel 1845
  4. ^ Tratto dal “Dizionario Geografico ragionato del Regno di Napoli di Lorenzo Giusitiniani edito a Napoli presso Vincenzo Manfredi nel 1797.
  5. ^ Bisignanoinrete.com Archiviato il 24 dicembre 2008 in Internet Archive.
  6. ^ Tratto dal libro "Storia della Compagnie di Ventura in Italia di Ercole Ricotti"
  7. ^ tratto dagli Annali delle Due Sicilie, dall'origine e fondazione della monarchia fino a tutto il regno dell'augusto sovrano Carlo III Borbone di Matteo Camera

I rovinosi terremoti ed in particolare quello del 1887 portarono alla distruzione di gran parte del cospicuo patrimonio monumentale della città. La diocesi di Bisignano vanta tradizioni storiche millenarie: fu eretta probabilmente tra il VII e l'VIII secolo. Nel X secolo apparteneva alla provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Reggio Calabria e adottava il rito bizantino. Nel XIII secolo la diocesi, ben definita nei suoi confini, vantava una numerosa presenza di chiese e conventi. Nel 1818 la diocesi fu unita a quella di San Marco Argentano, mentre dal 1979 è stata unita a quella di Cosenza. Il patrimonio artistico e culturale di Bisignano è particolarmente interessante ed è concentrato nel centro storico, tra i quartieri di: Piazza, Piano, Giudecca, San Simone, Santa Croce, San Zaccaria, San Pietro e Cittadella.

Invasione delle Locuste[1][modifica | modifica wikitesto]

A margine di un registro notarile, tenuto dal Notaio Pietro Paolo Mazzei, c'è scritto che il 12 luglio 1595 giunsero a Bisignano una gran quantità di locuste, le quali rovinarono, per diversi giorni, tutti gli orti e i campi coltivati, nonché i querceti, creando un notevole danno all'economia locale.

Il popolo, per risolvere il problema sopraggiunto si rovolse ai santi portando in processione per il paese, dapprima il Santissimo Sacramento, quindi la statua della Santissima Maria Addolorata. Dopo otto giorni dalle processioni, scrive il Notaio, le locuste scomparvero da Bisignano.

Alluvione[1][modifica | modifica wikitesto]

Lo stesso Notaio Pietro Paolo Mazzei, racconta, sullo stesso registro notarile, che da domenica 3 settembre 1595, fino al giorno successivo, su Bisignano si è abbattuta una pioggia intensa e ininterrotta che provocò frane e seri danni, oltre alla morte di una persona. Il Fiume Moccone straripò portando alberi e carcasse di animali dalla Sila.

Stemma[modifica | modifica wikitesto]

Gaetano Gallo, nel suo libro intitolato Bisignano, arte storia folklore dice che lo stemma di Bisignano rappresenta un cavallo bianco sfrenato che esce fuori da due monti, alzando le zampe anteriori in atto di saltare sopra un campo azzurro. Aggiunge inoltre che in un disegno pubblicato da "Ughellus Fernadus", nel 1644, non vi fosse l'albero che appare, per la prima volta nella stampa che il Pacichelli Giovanni Battista pubblicò nel suo libro Regno di Napoli in prospettiva.

Spiega, Gaetano Gallo, che il cavallo in esame, a prima vista, sembrerebbe alludere al pregiatissimo allevamento di tali animali durante l'epoca Aragonese, ma il carattere del cavallo, sfrenato, ovvero galoppante senza guida, allude a ben altro. Bisignano nel 1020, come Amalfi e Gaeta fu proclamata Città godendo così di una piena libertà civile, reggendosi a libero municipio con forma repubblicana, mentre intorno a lei la terra veniva contesa fra i longobardi e i normanni. Il significato di libertà è confermato dai due monti che il cavallo sforza e travolge impetuosamente. Il Gallo precisa che non bisogna tener conto dell'albero, in quanto è stato aggiunto successivamente. Riguardo ai colori: il verde nasconde due significati, il primo esprime speranza, promesse future, mentre il secondo completa il significato di libertà espresso dal cavallo che galoppa senza guida in una prateria. Il bianco del cavallo indica il comando; mentre l'azzurro esprime lustro, splendore e ragalità.[2]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Titolo di Città - nastrino per uniforme ordinaria Titolo di Città
«Decreto del Presidente della Repubblica»
— 24 marzo 1994

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Santuario di Sant'Umile[modifica | modifica wikitesto]

Il Santuario di Sant'Umile, conosciuto come “Convento la Riforma”, è stato fondato dal Beato Pietro Cathin, inviato da San Francesco d’Assisi. Nella metà del 1400 vi dimorarono i Minori Osservanti che lasciarono il posto, verso la fine del 1500, ai Minori Riformati (Ordine francescano). Il portale, che risale al XV secolo è sormontato dallo stemma dei Principi Sanseverino e dal monogramma cristologico di San Bernardino da Siena, conduce nella navata centrale la quale culmina nell'abside, su cui è posta la scultura lignea di Gesù Crocefisso, opera di Frate Umile da Petralia e risalente al 1637 (anno della morte di Sant'Umile). All'interno del convento si trova una scultura marmorea raffigurante la Madonna delle Grazie, attribuita alla scuola di Antonello Gagini (1537), e un dipinto su tela raffigurante il martirio di San Daniele Fasanella a Ceuta, opera di un ignoto pittore napoletano della scuola di Luca Giordano. Naturalmente è possibile visitare la cella di Sant'Umile da Bisignano, che oltre a custodire varie reliquie del Santo, conserva un dipinto del XVIII secolo, a lui dedicato. La cappella dedicata a Sant'Umile risale all'anno della sua beatificazione, 1882, anno cui è databile anche la prima statua lignea del Santo. Dalla Chiesa si accede al chiostro duecentesco. Su una colonnina vi è incisa la data di fondazione del Convento (1222).[3]

Duomo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Cattedrale di Bisignano.

La “Cattedrale” è intitolata a Santa Maria Assunta presenta forme architettoniche tipiche del periodo normanno. I molti terremoti hanno danneggiato la cattedrale che, prima dei rifacimenti, presentava una facciata con tre porte che immettevano nelle navate interne, sullo stesso stile della Cattedrale di Cosenza. L'interno è in tre navate terminanti con tre absidi. La navata centrale presenta decorazioni a tempera raffiguranti scene della vita della Madonna e di Cristo, eseguiti negli anni ‘30 dal pittore Emilio Iuso da Rose. Sull'abside centrale, originariamente affrescata con scene dell'Assunzione di Maria, è stato aggiunto, durante l'episcopato di Monsignor Rinaldi (1956 - 1977), un mosaico raffigurante l'Immacolata Concezione.[4]

La biblioteca[modifica | modifica wikitesto]

Fu costruita dal vescovo Bonaventura Sculco nel 1765, in cui fece confluire parte del patrimonio librario di famiglia, ammontante a circa 2.000 volumi. A ricordo della sua fondazione, fu posta una lapide realizzata da Giuseppe Galzerano di Catanzaro, attualmente posta all'ingresso dell'ex-seminario diocesano di Bisignano. Conserva tuttora alcune antiche pergamene in carta pecora e numerosissimi processetti matrimoniali risalenti all'epoca in cui Bisignano era Diocesi autonoma.[5]

Madonna dei Sette Veli[modifica | modifica wikitesto]

Luigi Falcone, nel libro La pietà popolare in Italia, racconta che a Bisignano la Vergine è venerata sotto i 2 titoli della Madonna dei Sette Veli e dell'Addolorata, il cui culto è stato importati da Foggia, dal Monsignor Vincenzo Ricotta, vescovo di Bisignano dal 1896 al 1909. Il primo titolo si spiega col fatto che, secondo la leggenda, dei veli avvolgevano il quadro quando fu ritrovato in un canneto, nello stesso luogo dove, poi, fu edificata Foggia. Questo quadro è la copia di quello che si conserva nella cattedrale di Foggia.

Santa Maria di Costantinopoli[modifica | modifica wikitesto]

L'antica chiesetta di S. Maria di Costantinopoli, detta anche “ ‘A Marunnella, si chiama così perché si riteneva che la primitiva immagine venisse da Costantinopoli. Nel documento redatto dal Vescovo Ruffino, la Platea, nel XIII secolo, risulta essere stata <<Posita intus civitatem Bisiniani, loco ubi dicitur li pignatari>>. Tale costruzione presenta nel registro inferiore della facciata il motivo della successione di tre arcate: quelle laterali sono cieche, mentre quella centrale è “sfondata” dall'apertura rettangolare del portone d'ingresso. Questo piano visuale principale è sormontato, nel registro superiore, dalla cornice dentellata, cui si sovrappone il timpano, sulla sommità, caratterizzato da una serie di nove arcatelle cieche, di altezza variabile digradante, che richiamano le tre arcate maggiori sottostanti. I due cantonali, ben rilevati e sagomati, trasmettono un'immagine di forza e delimitano i margini della visione frontale, nel suo complesso di estrema semplicità e linearità.[6] archeoclub

San Domenico[modifica | modifica wikitesto]

La Chiesa di S. Domenico risale al XV secolo, quando era parte integrante del Convento dei padri Domenicani, fondato nel 1475. Attualmente si possono osservare, nella parte retrostante l'attuale Chiesa, solo alcuni resti dell'antico convento, che restò attivo fino ai primi anni del 1800, periodo in cui i frati furono costretti dai Francesi ad abbandonare Bisignano. Tra questi ruderi si noti soprattutto la presenza di parte del campanile, lo stesso raffigurato nella stampa settecentesca del Pacichelli. Nella storia del convento ricordiamo la visita dell'imperatore Carlo V nel 1535 e la fondazione della Confraternita del SS. Rosario nel 1707, la cui intensa attività durò fino al 1958. La presenza dei Domenicani fu caratterizzata soprattutto dal loro ruolo di “uomini di sapere”, tanto da riscuotere ammirazione dai Principi Sanseverino. La Chiesa, nel corso dei secoli ha subito numerosi aggiustamenti strutturali per via dei terremoti che la danneggiarono, alterandone, così, l'originaria struttura. L'ultimo sisma che la distrusse quasi completamente fu quello del 1887. Nella precedente struttura si poteva osservare anche il rosone centrale della facciata, simile a quello della Chiesa di S. Domenico in Cosenza. Nei decenni successivi al sisma, i riti religiosi vennero tenuti nell'annessa Cappella della Confraternita del SS. Rosario, corrispondente all'attuale struttura che oggi ospita i saloni della Chiesa e la sacrestia. Non esistono fotografie di come era un tempo strutturata tale Cappella, ma siamo in grado, sulla base di alcuni racconti, di indicarne le caratteristiche. Vi si accedeva dall'attuale Chiesa, da una porta posizionata nel secondo arca di sinistra. Entrando, a lato sinistro vi era ricavato un angolo separato dal resto da un cancello, dove trovavano posto la Madonna Addolorata, S. Vincenzo e S. Domenico. Poco più avanti, una scala lignea conduceva su fino all'organo a canne. Nel resto della Chiesa si porta ricordo di due cripte usate nei secoli passati per la sepoltura dei defunti. L'Altare era invece posizionato nell'attuale sacrestia, sopra il quale era collocata la statua della vergine SS. del Rosario. I lavori di ricostruzione della Chiesa di S. Domenico, iniziati nel 1910, terminarono solo nel 1962. Attualmente la facciata è in stile romanico-gotico, ospitante quattro logge laterali e una bifora ad arco a sesto acuto. Nel campanile troviamo quattro campane, di cui la più grande risalente al 1839, mentre le altre vennero fuse rispettivamente nel 1906, 1979 e 1983.[6] archeoclub

Viale Roma[modifica | modifica wikitesto]

Viale Roma, detto "il Viale", è la piazza principale della Città, nonché centro della vita mondana degli abitanti, sia giovani che meno giovani.

San Francesco di Paola[modifica | modifica wikitesto]

Quella che attualmente è detta chiesa di San Francesco di Paola, un tempo era intitolata Santa Maria di Loreto. La chiesa e il convento sorsero nei pressi di un antico oratorio dedicato a Santa Maria di Coraca, di proprietà dei Sanseverino, Principi di Bisignano, fuori del borgo di Piano; il convento dei minimi fu perciò detto di Santa Maria di Coraca, la cui immagine, un affresco quattrocentesco, è posto e si venera attualmente sopra l’altare della terza cappella a sinistra entrando, già venerato nell’oratorio appartenuto ai Sanseverino, mentre la chiesa era intitolata a Santa Maria di Loreto, titolo molto caro ai seguaci di San Francesco e la cui raffigurazione non è più presente. La data di fondazione della chiesa e piuttosto controversa e gli storici locali sono discordanti nel fissarne con precisione l’anno. Probabilmente, però, allo stato attuale pare che debba essere considerato maggiormente degno di Fede il canonico pagano che fa risalire la fondazione del convento al 1515.

Attualmente la chiesa presenta al suo interno un impianto barocco, visibile soprattutto nelle lavorazioni a stucco con cui sono decorate le cappelle laterali, il pulpito, la cantoria e altre parti della chiesa.

L’edificio è a navata unica separata dall’area presbiterale a cui si accede attraverso il grande arco trionfale, anch’esso decorato da stucchi e culminante in prossimità della chiave di volta con uno stemma dell’Ordine dei Minimi con la scritta CHARITAS sorretto da due angeli. Il Presbiterio è dominato da un magnifico altare in marmo degli inizi del secolo alla base del quale è incisa la seguente iscrizione: A CURA DEL PRIORE SIG. GAETANO NOB. GALLO 1912; cosi pure sopra la nicchia di San Francesco, nella decorazione pittorica effettuata nello stesso periodo, è riportata la scritta RESTAURATA 1911. Alla base dell’altare in marmo è inserito un bassorilievo raffigurante l’agnello pasquale, adagiato sul libro dei vangeli. Dalla zona del presbiterio attraverso una porta a destra si accede nella sagrestia che conduce oltre verso le parti superstiti dell’antico convento oggi adibite a casa parrocchiale. Sicuramente i lavori di ricrostuzione, dopo i danni subiti dal terremoto del 3 Dicembre 1887, si protrassero nel ventennio successivo. Agli inizi del secolo fu posta nella nicchia sovrastante l’altare maggiore, un tempo occupata dall’affresco di Santa Maria di Coraca, la statua lignea di S.Francesco che nel XVIII secolo era collocata nel terzo altare a destra.

Agli ingressi della chiesa vi sono due pregevoli putti in pietra a bassorilievo che sostengono le due pile per l’acqua santa; a giudizio del Gallo (30) facevano parte di qualche sarcofago andato disperso nel terremoto del 1887.

Sugli altari laterali decorati a stucco sono collocate alcune pregevoli opere di recente restaurate.

Sul primo altare a destra entrando è collocata una tela raffigurante l’ IMMACOLATA, S.VITO e S:LUCIA; ritenuta dal Gallo (31) opera della scuola di Luca Giordano, pare più probabile che sia opera di Giovanni Pellicori. La tela sembrerebbe infatti offrire spunti di confronto stilistico con quella dipinta dal Pellicori nel 1786 per la stessa chiesa e che raffigura la Madonna della Neve, tanto da farne supporre un’identica paternita’.

Sul secondo altare a destra è posto il quadro ad olio su tela che rappresenta la MADONNA DELLA NEVE, S.FRANCESCO DI SALES e il BEATO NICOLA da LONGIOBARDI; dal recente restauro si è potuta leggere una firma e una data quella di Giovanni Pellicori e l’anno 1786.

La figura del Beato Nicola è stata dipinta in epoca successiva all’esecuzione dell’opera e sovrapposta ad una originaria figura che pare debba identificarsi con S.Carlo Borromeo, in coppia, nell’iconografia di quegli anni, con San Francesco di Sales.

Sul terzo altare a destra era custodita fin dagli inizi di questo secolo la statua di S. Francesco, oggi al di sopra di esso si venera invece una piccola statua in gesso dell’Immacolata Concezione; al di sotto di questo altare, nella decorazione in stucco policromo è riportata la data 1862 e il monogramma cristologico IHS.

Nel primo altare a sinistra entrando si può vedere una pittura raffigurante il Beato Gaspre De Bono, minimo spagnolo, che prega dinnanzi al Crocefisso; alla base del quadro vi è la firma di Raffaele Barone e la data 1862.

Il quadro del secondo altare a sinitra raffigurante S. Michele Arcangelo che shiaccia i demoni; è firmato e datato “Franc.us Bruno A.D. 1759”.

Sul terzo altare a sinistra è venerata l’immagine di Santa Maria di Coraca.

Al 1894 risale l’organo della chiesa, opera della ditta Mola di Torino. Al 1747 e al 1846 risalgono le due campane della chiesa, anche se quest’ultima, che ha incisa nel bronzo una bella immagine di San Francesco, è stata rifusa nel 1957 per devozione dei Bisignanesi emigrati negli Stati Uniti d’America.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[7]


Nel 1532 i suoi abitatori furono tassati per fuochi (=famiglie) 1085, nel 1545 per 1284, nel 1561 per 1447, nel 1595 per 1237, nel 1648 per 1000; e nel 1669 per 541.[8]

Bisignanesi nel mondo[modifica | modifica wikitesto]

Dopo l'unità d'italia, nel 1861, come nel resto delle città del sud Italia, anche Bisignano è stata caratterizzata da massicci flussi migratori che si sono succeduti nel corso degli anni. Per ogni epoca le mete preferite sono stati tutti quei paesi che avevano l'economia in forte crescita, laddove si sono create nel tempo vere e proprie comunità di Bisignanesi che mantengono tuttora vive le tradizioni e le usanze della natia Bisignano mescolandole a quelle delle terre che li hanno accolti. I flussi migratori agli inizi del novecento furono verso le nazioni in forte crescita dell'America, quali il Brasile, l'Argentina e in misura minore l'Uruguay per quanto riguarda la parte meridionale del continente, mentre gli Stati Uniti e il Canada per quanto riguarda la parte settentrionale. Nel secondo dopoguerra, i flussi migratori interessarono per lo più i paesi del Vecchio Continente, in particolar modo Germania, Francia, Belgio e, in misura minore, Svizzera e Gran Bretagna.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

Festa di Sant'Umile[modifica | modifica wikitesto]

I festeggiamenti civili e religiosi del Santo della cittadina della Valle del Crati, si svolgono nell'ultimo week end di Agosto.

Festa di San Francesco di Paola[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante la soppressione del convento dei Minimi, ad opera dei Francesi (1809), a Bisignano, il culto e la devozione a San Francesco di Paola si sono mantenuti vivi. Il santo è festeggiato non solo il 2 aprile, ma anche il 14 luglio, per ricordare la protezione accordata agli abitanti in occasione del terremoto del 1767. In caso di prolungata siccità o di poggia torrenziale, è invocato dai membri delle confraternite del Rosario e dell'Immacolata Concezione con la pia pratica del "trivulu" (lamento). Trattasi di una pratica penitenziale, analoga a quella dei flagellanti, che dura tre giorni.[9] Durante il "trivulu" la statua di San Francesco di Paola viene prelevata dalla Chiesa di appartenenza e portata presso la Cattedrale, dove viene tenuta in ostaggio finché non si ottiene la pioggia.

Mosignor Giuseppe Maria Perrimezzi nel suo libro La Vita di San Francesco di Paola fondatore dell'ordine de' minimi, scrive che San Francesco ad un cieco di Bisignano restituì la luce solamente col fargli il segno della croce su gli occhi. San Francesco guarì anche un altro uomo di Bisignano, storpio nelle mani e nei piedi, che gli fu condotto sopra un cavallo, con il solo toccarlo.

Palio del Principe[modifica | modifica wikitesto]

Si tiene l'ultima domenica di giugno.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Attività artigianali[modifica | modifica wikitesto]

Fra le attività artigianali che un tempo erano svolte nella città e che in qualche modo sono sopravvissute all'evoluzione tecnologica, sono degne di nota le arti della liuteria, le lavorazioni del ferro e quelle della ceramica e delle terrecotte.[10][11][12] Nel settore degli strumenti musicali merita una citazione particolare la <<chitarra battente>>, di origini antichissime, che è considerato lo strumento caratteristico calabrese.[13]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

In passato diverse società con alterne fortune hanno rappresentato la città nel panorama calcistico regionale, arrivando durante la stagione 2008/2009, attraverso la fusione fra la vecchia San Francesco Calcio di Bisignano e la S.S. Mongrassano, a disputare il campionato di Promozione sfiorando i play off per l'accesso all'Eccellenza, per poi non iscriversi al campionato successivo per problemi economici.

Nella stagione 2009/2010 è stata fondata l'FCD Bisignano, con una società totalmente nuova e una squadra formata da soli ragazzi di Bisignano. Nonostante le premesse erano quelle di disputare un campionato tranquillo, la squadra gioca bene e vince e al termine della stagione riesce a conquistare, tramite i play off, un'insperata promozione in Seconda Categoria. Dopo due stagioni di seconda categoria terminate con salvezze tranquille, nel 2012/2013 la squadra viene ripescata in Prima Categoria. Purtroppo, nonostante una buona rosa, la squadra non ingrana e retrocede dopo il Play out perso contro l'Orsomarso. Attualmente l'F.C.D. Bisignano milita nel girone A calabrese di Prima Categoria.

Calcio a 5 (Futsal)[modifica | modifica wikitesto]

Nella stagione 2013/2014 è stata fondata la ASD Città di Bisignano Futsal, società completamente nuova, formata anch'essa da soli ragazzi di Bisignano. Dopo 10 anni ritorna il calcio a 5 a Bisignano dopo i rosei trascorsi della Mediocrati Calcio a 5. La neonata società bisignanese del Presidente Bisignano Franco, guidata da mister Ferraro Angelo Franco nel primo anno disputa il campionato di serie D e raggiunge i Play-Off e riesce a trovare un'inaspettata promozione in serie C-2 regionale. Dopo due stagione di serie C-2 ha raggiunto i Play-Off di C1 perdendo la finale contro il Città di Paola.

Pallavolo[modifica | modifica wikitesto]

Attualmente in città esiste una sola società di pallavolo: la Volley Bisignano, fondata nel 1983 e che, con alterne fortune, si è anche cimentata nei campionati nazionali di Serie B1. In questa stagione, la squadra milita in Serie C calabrese.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b ASCS, sezione notai, Pietro Paolo Mazzei, indice degli atti, f. 158. Notizia tratta dal sito https://ladridipolvere.wordpress.com
  2. ^ Dal libro BISIGNANO ARTE STORIA FOLKLORE di Gaetano Gallo fu Carlo
  3. ^ Tratto dal sito: www.santumile.com
  4. ^ Tratto dal sito internet della Parrocchia Santa Maria Assunta di Bisignano.
  5. ^ Tratto da "Le chiese di Bisignano" a cura dell'Archeoclub d'Italia sede di Bisignano
  6. ^ a b tratto da “Le Chiese di Bisignano” a cura dell'Archeoclub d'Italia sede di Bisignano
  7. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  8. ^ Dal Dizionario Geografico ragionato del Regno di Napoli di Lorenzo Giusitiniani edito a Napoli presso Vincenzo Manfredi nel 1797.
  9. ^ Tratto dal libro La pietà popolare in Italia a cura di Giuseppe Maria Viscardi e Paule Lerou edito da Edizioni di Storia e Letteratura – Roma
  10. ^ Atlante cartografico dell'artigianato, vol. 3, Roma, A.C.I., 1985, p. 15.
  11. ^ Prodotti artigianali della Calabria, su guidaconsumatore.com. URL consultato il 26 maggio 2016.
  12. ^ ARTISTI ARTIGIANI - La Nobile Rappresentanza Calabrese, su portalecalabria.com. URL consultato il 26 maggio 2016.
  13. ^ L'artigianato calabrese, su calabriaturistica.it. URL consultato il 26 maggio 2016 (archiviato dall'url originale il 1º luglio 2016).
  14. ^ Gemellaggio, su bisignanoinrete.com.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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